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Vaccini da feti abortiti: ancora una considerazione

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Il dibattito sui vaccini è divenuto, come volasi dimostrare, un muro contro muro che nulla ha di buono.

 

La storia insegna infatti che laddove si è passati all’obbligo si è ottenuto l’effetto opposto, e questo rischia di essere il risultato finale del c.d. Decreto Lorenzin.

 

Tutto di un fiato si è voluta proporre una legge coercitiva, senza nemmeno lasciare lo spazio ai genitori per rendersi conto di cosa si trattasse; senza insomma organizzare un vero dibattito, men che meno un confronto scientifico.
Nonostante la circolare del Ministero della Salute parlasse di dimostrazioni scientifiche et simila, ciò non è affatto avvenuto dimostrandolo, con le diverse radiazioni avvenute all’interno dell’ordine dei medici a danno di quei dottori i quali, pur anche pacatamente, cercavano di alimentare un dibattito che portasse a riflettere sui rischi della vaccinazioni indistinta e di massa, e dunque non dell’efficacia del vaccino in sé.

 

Tuttavia non è l’argomento scientifico che a noi interessa. Questo non perché la scienza non sia fondamentale, anzi, ma perché non è la sede e nemmeno chi scrive ha le competenze per poterne trattare.

 

Va analizzata piuttosto la dimensione etica e morale della cosa, cercando di comprendere se di interesse della salute collettiva si tratta – interesse che viene dichiarato dal Ministero – o altro.
Da credenti, da persone che ritengono la Vita qualcosa di inviolabile, da difendere con “il coltello fra i denti” insieme al nucleo della famiglia, naturale perché riflesso di un disegno sovrannaturale, ci siamo mai domandati se il sistema sanitario vuole veramente o coerentemente il nostro bene?

 

Per rispondere a questo quesito non si può d’altronde fare finta che il suddetto sistema non sia lo stesso a favorire, divulgare ed incentivare pratiche aberranti quali l’aborto, la fecondazione in vitro, l’eutanasia, la riproduzione genetica e via di scorrendo… La distinzione, o se vogliamo separazione, da ciò che bene da ciò che è male risulta molto pericolosa, poiché impedisce di farci intendere il vizio di forma con cui partono le intenzioni: un sistema sanitario che propone l’aborto come vanto scientifico e sociale, è viziato fin dalle prime radici. Da tale evidenza possiamo perciò evincere la velenosità con cui tutte le altre intenzioni proposte, nessuna esclusa, partano sin dal primo loro lancio.

 

Al fine di comprendere il problema è necessario anzitutto capire quali siano tre delle linee cellulari contenute nei vaccini ad oggi conosciute: il primo è della linea WI-38 (Istituto di Winstar 38), contenente fibroblasti diploidi di polmone umano, provenienti da un feto femmina che è stato abortito perché “la famiglia aveva troppi bambini” (G. al di et di Sven., 1969). Fu preparato e sviluppato da Leonard Hayflick nel 1964 (L. Hayflick, 1965; G. al di et di Sven., 1969). WI-38 è usato per la preparazione del vaccino storico RA 27/3 contro la rosolia (S.A. Al di et di Plotkin 1965).

 

La seconda linea di cellula umana è MRC-5 (Consiglio di Ricerca Medico 5) umano, polmone, embrionale), con fibroblasti di polmone umano che provengono da un feto maschio di 14 settimane abortito per “ragioni psichiatriche” da una donna di 27 anni nel Regno Unito. MRC-5 è stato preparato e sviluppato da J.P. Jacobs nel 1966 (J.P. Al di et di Jacobs 1970).

 

La terza linea, molto più recente, si chiama WALVAX 2 ed è derivata dal tessuto polmonare di un feto di sesso femminile, di età gestazionale di circa tre mesi scelto tra 9 campioni di feti abortiti. Secondo uno dei primi studi pubblicati nel 2008 circa, gli scienziati hanno notato che le cellule WALVAX 2 si replicano più rapidamente rispetto alle linee cellulari già esistenti.
Gli stessi autori dello studio hanno effettivamente interrotto la gravidanza in nove donne cinesi, facendo peraltro una ricerca accurata dei genitori fino a quando non hanno trovato quello giusto. Le donne sono state costrette effettuare un parto abbondantemente prematuro, con la tecnica chiamata“water bagging” (versione rapida del parto in acqua) che rende certa la nascita di feti vivi, i cui organi intatti sono stati immediatamente inviati ai laboratori per prelevarne le cellule.

 

Negli studi resi noti da CDC, (Centers for Disease Control) e da NCBI il National Center for Biotechnology Information(Centro Nazionale per le Informazioni Biotecnologiche degli Stati Uniti), si parla tranquillamente di queste linee cellulari e dei metodi utilizzati per ottenere particolarmente WALVAX 2, ovvero la più recente e la più produttiva:

 

Abbiamo sviluppato un nuovo ceppo di cellule diploidi umane, Walvax-2, che abbiamo derivato dal tessuto polmonare di un feto di 3 mesi (…) Abbiamo ottenuto 9 feti attraverso uno screening rigoroso basato su criteri di inclusione accuratamente specificati (vedi sezione Metodi). Il ceppo di Walvax-2 ha soddisfatto tutti questi criteri e si è rivelata la migliore linea cellulare dopo un’attenta valutazione. Quindi è stato usato per creare un ceppo di cellule diploidi umane. Walvax-2 è stato derivato da un tessuto polmonare fetale, simile a WI-38 e MRC-5, ed è stato ottenuto da un feto femminile di 3 mesi”.

 

“che molti vaccini siano stati prodotti e vengano ancora oggi prodotti con linee cellulari ricavate da feti morti per procurato aborto, è nozione comune nonostante qualcuno, abilmente, tenti di smarcarsi o far finta che questa malefica cooperazione non esista”

 

Insomma, che molti vaccini siano stati prodotti e vengano ancora oggi prodotti con linee cellulari ricavate da feti morti per procurato aborto, è nozione comune nonostante qualcuno, abilmente, tenti di smarcarsi o far finta che questa malefica cooperazione non esista. Così come certamente esisterà in diversi altri farmaci.

 

I ricercatori Montanari e Gatti, di recente, rilasciando un’intervista  hanno reso noti alcuni dati interessanti. Vediamo qualche stralcio di dichiarazione rilasciata da uno dei due scienziati: «Per alcuni vaccini si usano tessuti di feti abortiti volontariamente. (…) Questo – dice Montanari – perché i vaccini hanno bisogno di un terreno particolare per essere prodotti e alcuni vengono benissimo se si tratta di tessuti fetali umani». Non solo questo ci ricorda il Professore, ma anche che «il feto deve forzatamente essere in ottime condizioni». E ancora: “I feti sono abortiti volontariamente a scopo di vendita. Esistono le fatture di acquisto recentissime di questi feti divisi in parti anatomiche e i documenti sono nelle mani di FBI e Congresso USA».

 

Oltre a queste importanti informazioni, non forniteci da un chicchessia qualunque, possiamo far fronte ad un’altra riflessione essenzialmente collegata allo scandalo della Planned Parenthood, già ampiamente trattata su queste pagine. Questa fabbrica di aborti – che ne produce circa 330.000 all’anno  – si è vista travolta dalle notizie trapelate dall’interno che con tanto di video documentavano le diaboliche operazioni premeditate davanti a gustosi calici di vino. Pensando all’uso “scientifico” o sperimentale dei tessuti fetali abortiti, a volte cercando di farli nascere a cuor battente per conservare meglio gli organi, poi suddivisi e rivenduti a 325 dollari l’uno ( più le spese di trasporto con speciali congelatori ), non possiamo fare a meno di unire i puntini che del resto mostrano già lo squallido disegno a monte: oltre agli esperimenti, le molte aziende coinvolte in questo smercio collaborano attivamente con le case farmaceutiche. Le case farmaceutiche, a loro volta, producono vaccini. E nei vaccini, guarda caso, sono presenti linee cellulari di feti abortiti.

 

 

La domanda si pone per ogni persona credente, e tutto sommato anche per ebrei e musulmani, visto che all’interno di molti vaccini sono  presenti cellule di maiale. Così come per i vegani o i vegetariani – oltre a quelle di maiali sono presenti anche cellule di pollo e scimmia.

Per un cristiano, è dunque lecito far vaccinare il proprio figlio tenuto conto dei fatti or ora elencati?

Queste situazioni, laddove si decide di prendere una posizione che vada a collaborare con un atto malvagio, viene definita in teologia morale come “cooperazione al male”. A parlare di questo fatto fu anche la Pontificia Accademia per la Vita in un documento emesso nel 2005. Questa cooperazione al male si distingue fondamentalmente fra “cooperazione al male formale” e “cooperazione al male materiale”. Per scendere nei dettagli teologici bisognerebbe disporre di spazio e tempo che ora non abbiamo. Ad ogni modo, poi, la questione nella coscienza di un credente deve risolversi con brevi ma importanti considerazioni. Nel caso dei vaccini, lo ripetiamo, è lecita o no questa evidente cooperazione al male?
Il documento della PAV parlava di un’unica possibilità in cui questa cooperazione sarebbe stata tollerabile:

«Per quanto riguarda le malattie contro le quali non ci sono ancora vaccini alternativi, disponibili, eticamente accettabili, è doveroso astenersi dall’usare questi vaccini solo se ciò può essere fatto senza far correre dei rischi di salute significativi ai bambini e, indirettamente, alla popolazione in generale.

Ma se questi fossero esposti a pericoli di salute notevoli, possono essere usati provvisoriamente anche i vaccini con problemi morali. La ragione morale è che il dovere di evitare la cooperazione materiale passiva non obbliga se c’è grave incomodo. In più, ci troviamo, in tale caso, una ragione proporzionata per accettare l’uso di questi vaccini in presenza del pericolo di favorire la diffusione dell’agente patologico, a causa dell’assenza di vaccinazione dei bambini».

Abbiamo la certezza che oggi esistano vaccini non fabbricati con queste linee cellulari ricavate da tessuti di bambini uccisi volontariamente e magari con il premeditato ed indegno utilitarismo di qualche medico o scienziato (come probabilmente accaduto con la recente linea WALVAX 2, in Cina, dove l’aborto è un dovere obbligatorio) che persuadeva la donna ad abortire un feto sano per ricavarne esperimenti su esperimenti da offirire come sacrificio umano alle potenze farmaceutiche? No, questa certezza non l’abbiamo e probabilmente non la avremo mai.

Invece, nonostante ci abbiano abituati ad un insano terrorismo mediatico che non porta a nulla di buono, se non ad uno scontro fra le due parti, sappiamo che ad oggi non vi è nessuna epidemia in grado di allarme o mettere in pericolo il singolo o la collettività.

Fatte queste doverose considerazioni, la domanda risuona più forte che mai: chi di noi ha il coraggio di essere cooperatore? Chi di noi può dormire tranquillo o non farsi scrupoli sapendo che al proprio figlio sarà inoculato un vaccino avente al suo interno parti di un bambino che non ha mai visto la luce del sole?

Sono semplici domande, che penso meritino quantomeno un accurato approfondimento e un discernimento non sminuito ai minimi termini.
Perché la morale torni a trionfare, è necessario che alla morale si pensi con giudizio etico e razionale.

 

Cristiano Lugli

 

Fonte: Notizie ProVita

 


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Medico dell’esercito USA ammette: 28 soldati morti per i vaccini COVID

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Un medico dell’esercito statunitense avrebbe testimoniato di essere a conoscenza di 28 decessi occorsi tra militari americani e riconducibili ai vaccini contro il COVID-19. Lo riporta Politico, citando una deposizione resa in sede giudiziaria. La stessa funzionaria ha inoltre dichiarato che il governo statunitense sta attualmente indagando su 2.544 decessi segnalati successivamente alla somministrazione dei vaccini.

 

Secondo quanto riportato, a rendere questa testimonianza sarebbe stata Theresa Long, che ricopre anche il ruolo di consulente del segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., nel corso di una deposizione datata 14 agosto, resa nell’ambito di un procedimento davanti a un tribunale federale della Virginia. Fino a questo momento non erano stati resi pubblici né i contenuti della sua testimonianza né il suo incarico presso il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS).

 

Sempre secondo quanto riferito, la Long avrebbe precisato che i 2.544 decessi non ancora verificati sarebbero stati segnalati al sistema di segnalazione degli eventi avversi da vaccino (VAERS) del dipartimento.

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L’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva disposto l’obbligo vaccinale per l’intero personale militare statunitense, prevedendo il congedo per chi non si fosse adeguato: una misura che portò a oltre 9.000 congedi. Una volta tornato alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha invece incaricato il Pentagono di offrire il reintegro a quanti erano stati congedati per essersi rifiutati di vaccinarsi.

 

I vaccini anti-COVID-19 realizzati su larga scala tramite la tecnologia a mRNA sono stati immessi sul mercato in tempi estremamente rapidi tramite una controversa manovra voluta da Trump chiamata Operation Warp Speed. In precedenza nessun siero mRNA era stato approvato, anche per vari test che avevano ucciso le cavie animali. La stessa farmaceutica Moderna (il cui nome significata di fatto «Modo RNA») non aveva mai venduto un singolo prodotto in tutti gli anni della sua esistenza.

 

Pfizer e Moderna, che da questi prodotti hanno tratto profitti miliardari, hanno successivamente riconosciuto che, in casi rari, i rispettivi vaccini potevano essere associati a un aumento del rischio di infiammazione del muscolo cardiaco.

 

Aumenti di casi di miocardite sono stati registrati su persone particolarmente sane – come gli atleti professionisti – i giovani, e pure nei bambini. Vari studi emersi in questi anni hanno dimostrato una correlazione tra danni al cuore e vaccini COVID, ma al contempo è saltato fuori che gli enti di controllo avrebbero nascosto i dati sulla miocardite.

 

La Long ha reso la propria testimonianza a sostegno della difesa in una causa attualmente all’esame del giudice distrettuale Michael Nachmanoff, riguardante il licenziamento di Terry Adirim dall’incarico di direttrice del Centro per i servizi sanitari globali della CIA. Adirim sostiene di essere stata allontanata dall’agenzia di Intelligence per ragioni di natura politica, riconducibili in particolare al proprio sostegno alla campagna vaccinale contro il COVID -19.

 

Durante il periodo della pandemia, Adirim aveva ricoperto l’incarico di assistente segretario ad interim per gli affari sanitari presso il dipartimento della Difesa. Il suo licenziamento da parte della CIA, avvenuto nell’aprile 2025, fu all’epoca rilanciato da diversi commentatori politici di area conservatrice, tra cui Ivan Raiklin, oggi imputato nella causa in questione. La decisione arrivò circa un mese prima che Adirim maturasse il diritto alla pensione federale piena.

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Nel maggio 2025 il giudice Nachmanoff aveva già manifestato dubbi sulle reali possibilità di successo dell’azione legale intentata da Adirim, negando la richiesta di un’ingiunzione volta ad annullare il licenziamento. Da parte sua, la CIA ha sempre sostenuto che si tratti di una comune controversia di natura contrattuale.

 

Kennedy, dal canto suo, ha più volte affermato che alcuni vaccini non sarebbero stati sottoposti a studi sufficientemente approfonditi e potrebbero comportare effetti collaterali di rilievo. Posizioni che gli sono valse le critiche di chi lo accusa di alimentare tesi antivacciniste, ritenendolo per questo inadeguato a ricoprire la carica di ministro della Salute.

 

Come riportato da Renovatio 21, appena tornato alla Casa Bianca Trump aveva reintegrato nei ranghi dell’esercito tutti i militari espulsi da Biden per aver rifiutato la puntura genica sperimentale.

 

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Vaccini

Vaccinazioni dei bambini Amish, i dati dello studio sull’autismo nel 2010 non sono mai stati resi pubblici

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Uno studio presentato da alcuni ricercatori nel 2010 ha rilevato un tasso di autismo tra i bambini Amish pari a circa 1 su 271, molto inferiore alla media nazionale. I ricercatori hanno raccolto i dati sulle vaccinazioni dei bambini studiati, ma non li hanno resi pubblici, rendendo impossibile sapere se i bambini Amish che hanno sviluppato l’autismo fossero vaccinati o meno. Gli esperti suggeriscono che sarebbe utile rendere pubblici questi dati.   È scoppiata una polemica attorno a uno studio del 2010 sui tassi di autismo tra gli Amish, dopo che lunedì il presidente Donald Trump ha pubblicato un grafico che citava tale studio.   Nel suo post su Truth Social, Trump affermava: «nessun caso pubblicato ha documentato esplicitamente un bambino Amish non vaccinato affetto da autismo».   Il post sui social media citava uno studio condotto nel 2008 e nel 2009 da ricercatori che avevano sottoposto a screening 1.899 bambini Amish in Indiana e Ohio per l’autismo. I ricercatori avevano confermato sette casi di autismo tra i bambini.

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Lo studio ha concluso che tra i bambini Amish esaminati, il tasso di autismo era di circa 1 su 271, un dato di gran lunga inferiore al tasso nazionale, che all’epoca era stimato dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) a 1 su 91.   Secondo quanto riportato nel post di Trump, gli autori dello studio hanno raccolto le storie vaccinali dei bambini, ma «non hanno segnalato alcun caso confermato» di autismo in soggetti «completamente non vaccinati».   Secondo la giornalista specializzata in salute Sayer Ji, il post ha suscitato reazioni contrastanti, tra apprezzamenti verifiche dei fatti.   Ji ha definito il post di Trump «fattualmente imperfetto» ma «genuinamente importante».   Il post conteneva inesattezze fattuali: ad esempio, affermava che gli Amish esistono da 330 anni. Tuttavia, sebbene gli Amish si siano separati dai Mennoniti 333 anni fa, nel 1693, gli insediamenti Amish negli Stati Uniti non iniziarono prima del 1720.   Il post di Trump ha inoltre richiamato l’attenzione sul fatto verificabile che gli Amish tendono ad avere tassi di vaccinazione e di autismo più bassi rispetto alla popolazione generale.   Ji ha elogiato il presidente per aver messo in evidenza lo studio del 2010. «Qualunque cosa si pensi di quest’uomo, lui [Trump] ha indicato quello studio», ha scritto Ji.   Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense (CHD), ha dichiarato a The Defender di essere lieta che Trump abbia sottolineato la relativa assenza di autismo tra gli Amish, che in genere presentano tassi di vaccinazione inferiori rispetto alle comunità non afroamericane.   «È ora di iniziare a fare i conti con la realtà: l’attuale programma di vaccinazione causa danni cerebrali noti come autismo. Cerchiamo di essere abbastanza umili da imparare dagli Amish», ha affermato Holland.

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Cosa ha rivelato lo studio sull’autismo condotto nella comunità Amish nel 2010?

Secondo un abstract di una conferenza relativa allo studio, il post di Trump cita uno studio del 2010 condotto da ricercatori di genomica umana dell’Università di Miami e della Vanderbilt University.   Tuttavia, contrariamente a quanto affermato nel post di Trump, lo studio non è mai stato pubblicato su una rivista scientifica con revisione paritaria.   L’abstract dello studio, datato 22 maggio 2010, è apparso sul sito web dell’International Meeting for Autism Research, un convegno di ricerca organizzato dalla International Society of Autism Research.   Sembra che gli autori dello studio abbiano presentato la ricerca al convegno di maggio 2010. Non esiste alcuna versione completa dello studio disponibile online.   Nella sezione relativa ai metodi dell’abstract si afferma che i ricercatori hanno raccolto i dati sulle vaccinazioni dei bambini. Tuttavia, la sezione dei risultati non specifica se i sette bambini Amish inclusi nello studio, a cui è stato diagnosticato l’autismo, fossero vaccinati o meno.   Il riassunto afferma: «i dati preliminari hanno evidenziato la presenza di disturbi dello spettro autistico (ASD) nella comunità Amish con una frequenza di circa 1 bambino su 271, utilizzando strumenti standard di screening e diagnosi per l’ASD, sebbene alcune modifiche possano essere opportune».   Gli autori hanno scritto che «sono in corso ulteriori studi» per affrontare le norme e le consuetudini culturali che possono influenzare il modo in cui i genitori parlano del comportamento dei loro figli quando vengono intervistati dai ricercatori.   Non è chiaro se gli autori dello studio abbiano verificato se i sette bambini con autismo fossero stati vaccinati.   L’autore principale dello studio, identificato come JL Robinson, non ha risposto alla richiesta del quotidiano The Defender di chiarire se i ricercatori avessero mai condotto un’analisi stratificata per vaccinazione sui sette casi confermati di autismo e perché non avessero mai pubblicato lo studio.   Il giornale The Defender ha posto le stesse domande a Margaret Pericak-Vance, Ph.D., direttrice del John P. Hussman Institute for Human Genomics presso l’Università di Miami e una delle autrici dello studio. Tuttavia, la richiesta è stata indirizzata al responsabile delle pubbliche relazioni dell’università, che non ha risposto entro la scadenza.   Ji ha effettuato una ricerca online nei registri pubblici per verificare se gli autori dello studio avessero mai parlato nuovamente pubblicamente della ricerca o l’avessero sottoposta a pubblicazione su una rivista scientifica con revisione paritaria, ma non ha trovato nulla.   «È un fatto significativo», ha dichiarato Ji a The Defender. «Ho cercato, senza successo, alcuna dichiarazione pubblica da parte di nessuno dei sei autori, in sedici anni, sul perché l’articolo non sia mai stato pubblicato o che fine abbiano fatto i dati. Questa assenza è la vera scoperta».   Ji ha affermato di non accusare gli autori dello studio di aver intenzionalmente occultato i dati relativi alla storia vaccinale dei bambini Amish. «Non sto sostenendo che nessuno dei sei abbia distrutto dati o agito in malafede: non ho prove di ciò».   Ma i loro dati furono di fatto «sepolti», nel senso che non vennero mai pubblicati e non comparvero in alcuno studio successivo.   Ji ha riconosciuto che, anche se lo studio avesse esplicitamente collegato tutti e sette i casi di autismo alla mancata vaccinazione, non avrebbe comunque dimostrato che i bambini non vaccinati non sviluppano l’autismo, perché sette è un numero troppo piccolo per poter stilare un modello statistico significativo.   Ma i dati sarebbero comunque utili perché «colmerebbero una lacuna nella documentazione e ci direbbero se l’infrastruttura di screening può essere ricostruita su larga scala», ha affermato. «Uno statistico potrebbe farlo in poche settimane se i file esistessero».   Gli autori dello studio non hanno risposto quando The Defender ha chiesto se fossero ancora in possesso dei file di ricerca originali dello studio.   Visto che, stando all’abstract, lo studio sembrava aver utilizzato fondi di ricerca federali, il pubblico ha il diritto di sapere che fine hanno fatto i documenti, ha affermato Ji.

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Trump si è concentrato sulla scoperta di un legame tra autismo e vaccino

Il post di Trump che fa riferimento allo studio del 2010 arriva nel bel mezzo di un acceso dibattito sui vaccini e l’autismo. A maggio, Trump aveva sollecitato il segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr. a fare di più per indagare su un possibile legame tra vaccini e autismo, secondo un articolo del Wall Street Journal del 27 luglio.   Il mese scorso, Trump ha firmato un ordine esecutivo che prevede cambiamenti radicali alla politica vaccinale statunitense, tra cui la riduzione da 18 a 11 del numero di malattie per le quali i bambini ricevono i vaccini di routine.     Durante una conferenza stampa del 22 settembre 2025 , Trump ha dichiarato: «Ci sono certi gruppi di persone che non si vaccinano e non assumono pillole e che non sono autistiche. … Gli Amish, ad esempio, non sono praticamente affetti da autismo».   Secondo Ji, lo studio sugli Amish del 2010 non dimostra che i vaccini causino l’autismo.   Tuttavia, la vicenda dello studio del 2010 rivela che, quando vengono raccolti dati che potrebbero potenzialmente contribuire a rispondere alla domanda se i vaccini causino l’autismo, tali dati «non vengono resi disponibili», ha affermato Ji.   Secondo Ji, gli studi sui tassi di autismo tra gli Amish dovrebbero esaminare molti fattori, tra cui lo stato vaccinale, l’esposizione al glifosato, al paracetamolo, agli ultrasuoni, la dieta, l’endogamia e l’accesso all’assistenza sanitaria.   I risultati completi dovrebbero essere resi pubblici, a prescindere da ciò che emerge dagli studi. «Questo non è essere contro i vaccini. È scienza».   Il legame tra i bassi tassi di vaccinazione e l’autismo tra gli Amish è stato un argomento che il giornalista investigativo Dan Olmsted ha documentato per anni.   Olmsted, fondatore di Age of Autism, è stato autore nel 2011 di Age of Autism: Mercury, Medicine, and a Man-Made Epidemic («L’era dell’autismo: mercurio, medicina e un’epidemia causata dall’uomo.») e nel 2017 Denial: How Refusing to Face the Facts about Our Autism Epidemic Hurts Children, Families, and Our Future («Negazione: come il rifiuto di affrontare la realtà dell’epidemia di autismo danneggia i bambini, le famiglie e il nostro futuro») prima della sua scomparsa all’inizio del 2017.

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Da dove ha preso Trump l’immagine che ha pubblicato?

Gli Amish continuano a essere al centro del dibattito nazionale sui vaccini. A New York, gli Amish minacciano di lasciare lo stato a causa dell’obbligo vaccinale scolastico imposto dallo stato, secondo un articolo del New York Post del 26 agosto.   La Pennsylvania, che ospita la più grande comunità Amish degli Stati Uniti, è balzata agli onori della cronaca per l’attuale epidemia di morbillo e per le indagini in corso sui decessi correlati alla malattia.   Steve Kirsch ha creato la grafica che Trump ha pubblicato sui social media. Il 14 agosto, Kirsch ha pubblicato la grafica su X con la seguente didascalia: «Sconcertante, vero? L’autismo si riscontra solo nei bambini Amish vaccinati. Chissà perché?».   Kirsch ha dichiarato a The Defender di aver creato la grafica utilizzando ChatGPT. Ha incaricato ChatGPT di creare un grafico basato sullo studio del 2010 e sulla sua convinzione che non vi siano prove che a un bambino Amish non vaccinato sia mai stato diagnosticato l’autismo.   «Nessuno ha mai sentito parlare di un bambino Amish non vaccinato affetto da autismo», ha dichiarato Kirsch a The Defender.   Kirsch ha affermato di aver definito lo studio «pubblicato» nella grafica perché la Società Internazionale per la Ricerca sull’Autismo aveva pubblicato online l’abstract della conferenza. Ha ammesso, tuttavia, che lo studio in sé non è mai stato pubblicato.   La Casa Bianca non ha risposto alla nostra richiesta di commento entro la scadenza. Suzanne Burdick Ph.D.   © 2 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Scienziati chiedono la ritrattazione dello studio danese che afferma che l’alluminio nei vaccini è «sicuro»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Il controverso studio danese del 2025 sosteneva di non aver trovato alcun legame tra l’alluminio presente nei vaccini infantili e 50 esiti negativi per la salute, tra cui autismo, asma e malattie autoimmuni. Tuttavia, un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria da scienziati di Children’s Health Defense illustra come i dati dello stesso studio danese contraddicano le conclusioni degli autori.

 

Secondo un nuovo articolo sottoposto a revisione paritaria e scritto da Brian Hooker, responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), e da Karl Jablonowski, ricercatore senior, il controverso studio danese del 2025 sull’alluminio nei vaccini dovrebbe essere immediatamente ritirato, poiché i dati dello studio stesso contraddicono le conclusioni degli autori.

 

L’articolo di Hooker e Jablonowski è stato pubblicato questa settimana sulla rivista Integrative Medicine: A Clinician’s Journal.

 

Jablonowski ha dichiarato a The Defender che lo studio danese, pubblicato il 15 luglio 2025 negli Annals of Internal Medicine, è «un buon esempio di come la cattiva scienza possa diffondersi».

 

Lo studio sosteneva di non aver trovato alcun legame tra l’alluminio presente nei vaccini infantili e 50 esiti negativi per la salute, tra cui autismo, asma e malattie autoimmuni.

 

Da allora, lo studio danese è stato citato 36 volte in pubblicazioni scientifiche come prova della sicurezza degli adiuvanti a base di alluminio nei vaccini, ha affermato Jablonowski.

 

Lo studio ha ricevuto così tanta attenzione da parte dei media e del mondo accademico da classificarsi nel 5% delle migliori pubblicazioni scientifiche, secondo Altmetric, una società specializzata nell’analisi dell’influenza dei dati.

 

Ma questa attenzione non significa che le conclusioni degli autori danesi fossero corrette, ha affermato Jablonowski. Nella loro critica, lui e Hooker hanno presentato un’analisi dettagliata che mostrava una discrepanza tra i dati dello studio danese e le conclusioni degli autori.

 

«Lo studio che ha convinto il mondo che l’alluminio nei vaccini non causa l’autismo era una facciataÐ, ha affermato Jablonowski. Quella facciata è crollata sotto esame, ha aggiunto.

 

«Ci siamo ritrovati con una montagna di domande senza risposta e prove che l’alluminio nei vaccini è positivamente correlato ai disturbi dello sviluppo neurologico».

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Gli autori danesi affermano che i risultati dimostrano che l’alluminio nei vaccini è sicuro

Gli autori dello studio danese, ampiamente riportato dai principali media, hanno affermato di non aver trovato alcun legame tra l’ alluminio contenuto nei vaccini e l’autismo.

 

Anders Hviid, professore e capo del dipartimento di epidemiologia presso lo Statens Serum Institut e uno degli autori dello studio, ha dichiarato a MedPage Today che i risultati «forniscono solide prove a sostegno della sicurezza dei vaccini infantili».

 

«Questa è la prova che genitori, medici e funzionari della sanità pubblica devono fare le scelte migliori per la salute dei nostri figli», ha affermato Hviid.

 

In un comunicato stampa, Hviid ha definito i risultati «rassicuranti» e ha affermato che studi di grandi dimensioni come il suo sono importanti in «un’epoca caratterizzata da una diffusa disinformazione sui vaccini».

 

Tuttavia, secondo Hooker e Jablonowski, che hanno esaminato lo studio e i dati corretti, i dati corretti aggiunti dopo la data di pubblicazione originale dello studio dimostrano che gli autori si sbagliavano.

 

Hanno concluso che i dati dello studio condotto su 1,2 milioni di bambini indicano chiaramente un legame tra l’alluminio presente nei vaccini e l’autismo.

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Dati corretti mostrano un legame tra vaccini e autismo

Il 17 luglio 2025, gli Annals of Internal Medicine hanno aggiunto una nota di esclusione di responsabilità allo studio danese, affermando che «al momento della pubblicazione iniziale, includeva una versione errata del materiale supplementare».

 

Il materiale aggiornato è disponibile al link dello studio «Correction: Aluminum-Adsorbed Vaccines and Chronic Diseases in Childhood» [«Correzione : Vaccini adsorbiti su alluminio e malattie croniche nell’infanzia»].

 

In una precedente intervista, Jablonowski aveva affermato: «secondo i dati corretti, quasi 10 (9,7) bambini su 10.000 vaccinati con una dose più elevata di alluminio (rispetto a una dose moderata) hanno sviluppato un disturbo dello sviluppo neurologico, principalmente autismo, tra i 2 e i 5 anni di età».

 

Il giorno prima della pubblicazione dello studio e tre giorni prima che la rivista emettesse una rettifica, Hviid ha dichiarato a numerosi media che lo studio dimostrava che l’alluminio nei vaccini non causa l’autismo.

 

Hooker ha ipotizzato che gli autori danesi potrebbero essere stati più propensi a produrre risultati favorevoli alla vaccinazione, dato che lavorano presso lo Statens Serum Institut, un istituto di ricerca con una lunga esperienza nella produzione di vaccini.

 

Ad esempio, Hooker ha affermato: «l’analisi dello studio non prevedeva un gruppo di controllo con “esposizione zero”. Al contrario, come la maggior parte degli studi ‘comprati’ dall’industria, ha confrontato l’esposizione a ‘una certa’ quantità di sali di alluminio con l’esposizione a una quantità ‘un po’ maggiore’ di sali di alluminio».

 

Hviid ha dichiarato di aver ricevuto finanziamenti dalla Fondazione Novo Nordisk, legata al colosso farmaceutico Novo Nordisk.

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RFK Jr: I ricercatori danesi hanno minimizzato “qualsiasi segnale di danno”

L’analisi di Jablonowski e Hooker è l’ultima di una lunga serie di critiche feroci al controverso studio sull’alluminio.

 

Il 1° agosto 2025, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr. ha pubblicato un editoriale su TrialSite News in cui ha elencato una miriade di difetti dello studio danese. Ha scritto:

 

«I media mainstream, servili e finanziati dalle case farmaceutiche, sempre pronti a difendere le ortodossie del settore, hanno salutato trionfalmente questo studio come prova della sicurezza dell’alluminio, senza nemmeno un esame superficiale delle sue fatali lacune o dei conflitti di interesse finanziari dei suoi autori».

 

Lo studio ha escluso i bambini ad alto rischio, ha affermato Kennedy. I ricercatori danesi hanno inoltre escluso un gruppo di controllo non esposto al rischio.

 

«Invece di valutare separatamente questo gruppo di bambini non vaccinati e di trattarli come gruppo di controllo, li hanno raggruppati nella coorte meno esposta, diluendo qualsiasi segnale di danno», ha scritto.

 

Kennedy ha concluso che, per quanto riguarda la ricerca sull’alluminio nei vaccini, «ciò che serve non è un maggior numero di modelli statistici volti a nascondere i segnali di danno, bensì una ricerca indipendente fondata sulla piena trasparenza, sull’integrità metodologica e sul coraggio di affrontare verità scomode».

 

Hooker e Jablonowski erano d’accordo. Erano coautori di un rapporto sottoposto a revisione paritaria che spiegava come e perché lo studio danese non fosse riuscito a stabilire la sicurezza dell’alluminio nei vaccini.

 

Nel dicembre 2025, il Journal of Trace Elements in Medicine and Biology ha pubblicato il rapporto. Oltre a Hooker e Jablonowski, tra gli autori figuravano 10 scienziati e opinion leader di spicco nel campo della tossicologia dell’alluminio e dei danni da vaccino.

 

Hooker ha affermato che la sua nuova pubblicazione, realizzata insieme a Jablonowski, fornisce «un’analisi più dettagliata dei difetti fatali» dello studio danese.

 

Suzanne Burdick

Ph.D.

 

© 26 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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