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Eutanasia

Noa e le marocchinate olandesi

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«Odio mia figlia. La ucciderò». Secondo le intercettazioni raccolte dai giornali, questo sarebbe quello che la madre di una bambina disabile avrebbe detto al marito.

 

La storia è finita nelle cronache come un ulteriore pugno nello stomaco: oramai i casi di violenza su bambini piccoli, talvolta su neonati, sbucano ciclicamente ogni mese.

 

I genitori  in questione sono due egiziani di 29 anni, arrestati lo scorso venerdì mentre con gli altri 4 figli (età uno-8 anni) erano su un autobus partito da Milano Centrale e diretto a Malpensa, dove stavano imbarcarsi per l’Egitto. I due,  in Italia dal 2010, vivono in un alloggio abusivo nella periferia della metropoli lombarda. Il padre è muratore, la madre sta a casa.

 

«Odio mia figlia, ho un rifiuto per lei. Mi conosci, annegherò lei e la picchierò di continuo. Faccio finta di darle da mangiare, ma la pizzico».

L’uomo dice alla moglie  come chiudere la questione: «portala in bagno ora e strangola subito… chiudi il suo naso così non respirerà più e falla finita»

 

Le intercettazioni della polizia locale di Milano, che indaga sui due egiziani sospettando che abbia picchiato e maltrattato la loro bimba di 3 anni e mezzo, fanno emergere un disprezzo della bambina che ha una disabilità cognitiva.

 

«Sono stanca e ho picchiato X e Y [altri due dei 5 figli, ndr] per colpa sua», dice la moglie. «Allora la uccido», risponde subito il marito.

 

«Si, posso anche io, metto il veleno nel suo mangiare. Ho fatto cose bruttissime che non puoi immaginare alla scimmia [il soprannome con cui chiamavano la bambina, ndr]. Le ho pure rotto il braccio e tu lo sapevi» replica la donna.

 

Durante il ricovero della bimba all’ospedale Fatebenefratelli, dove era stata per il braccio rotto, l’uomo dice alla moglie  come chiudere la questione: «portala in bagno ora e strangola subito… chiudi il suo naso così non respirerà più e falla finita».

 

Questo quadretto è agghiacciante, vero.  A sentire questa storia, molte persone stanno male. C’è chi dice «ma dove andremo a finire», c’è chi parla di «coppia diabolica» (con 5 figli…?). C’è chi si lascia andare a riflessioni sulla Civiltà diversa dei «marocchini», parola con cui l’italiano medio in genere indica volgarmente tutti i maghrebini, i nordafricani, finanche gli arabi in generale.

Niente più di una «marocchinata»?

Spaventa il fatto che oggi è la Civiltà Occidentale, cioè la Civiltà ex-cristiana,  a uccidere bambini senza pietà

 

Chissà, può darsi. L’islam medievale conosceva un fenomeno chiamato ghayla: una donna che non avesse portato a termine l’allattamento per un periodo di due anni, avrebbe sicuramente, se rimasta incinta nuovamente in questo periodo, privato il lattante delle giuste sostanze nutritive – da qui la soluzione del «piccolo assassinio» dell’infante. Cioè, un vero e proprio «aborto post-natale».

 

A dire la verità, più che remote regole dell’Islam sunnita, spaventa il fatto che oggi è la Civiltà Occidentale, cioè la Civiltà ex-cristiana,  a uccidere bambini senza pietà. Non ci riferiamo all’aborto, né alla fecondazione in provetta (che ne uccide 20 volte tanti l’aborto, ma chissà perché è taciuta ed accettata da tutti, preti in testa).

 

Ci riferiamo a macrofenomeni emersi con evidenza negli ultimi anni, o negli ultimi giorni. In USA si parla apertamente della possibilità di uccidere il bambino appena nato, dopo un colloquio tra medico e madre – una cosa che aveva annunciato Hillary Clinton in campagna elettorale.

In Belgio è dal 2014 che è possibile uccidere un bambino malato, «purché consenziente»

 

In Belgio è dal 2014 che è possibile uccidere un bambino malato, «purché consenziente». Il bambino, cioè, può essere elimianto se ci mette la firma, dopo che i genitori ovviamente ce l’hanno messa. Potete immaginare la situazione: il bambino odia andare a scuola, ma siccome mamma e papà glielo chiedono, ci va. Il bambino odia il pianoforte, ma siccome mamma e papà glielo chiedono, suona un’ora al giorno. Il bambino odia i broccoli, ma siccome mamma e papà glielo chiedono, li mangia. Il bambino non vuole la punturina, ma siccome mamma e papà glielo chiedono, se la fa fare.

 

Arriviamo quindi all’ultimo capolavoro targato Benelux: lo Stato Olandese che uccide una bambina (17 anni, nemmeno maggiorenne) perché depressa. Noa Pothoven, soggetta a sindrome post-traumatica per uno stupro – che è nominato subito ma sul quale non sono dati dettagli; l’importante per i giornali, come Repubblica, è mettere nel titolo la parola «stupro» quasi a cercare giustificazione del suicidio ospedaliero –, anche anoressica, la ragazza ha lasciato, oltre che un libro biografico (!?) anche vari messaggi sui social pieni di emoji. Come avrebbe fatto una ragazzina della sua età, con tutta la maturità del caso.

La bambina chiesto allo Stato di morire, lo Stato l’ha accontentata,

 

Non è l’unica mostruosità possibile nei Paesi Bassi: nel 2015, parrebbe siano stati uccisi tramite la cosiddetta eutanasia quasi 500 persone contro la loro volontà – ripetiamo, contro la loro volontà. Persone, in stato di demenza o di grave indigenza, che non avevano lasciato disposizioni in materia: decide il medico, forse anche senza sentire la famiglia.

 

Nel 2016, il governo dell’Aia garantì il suicidio assistito per coloro che sento di avere avuto «una vita completa».Ora apprendiamo che nei Paesi Bassi ha diritto di suicidarsi a spese del contribuente anche chi ha avuto una vita incompleta, come una diciassettenne

Nel 2016, il governo dell’Aia garantì il suicidio assistito per coloro che sento di avere avuto «una vita completa».

 

Ora apprendiamo che nei Paesi Bassi ha diritto di suicidarsi a spese del contribuente anche chi ha avuto una vita incompleta, come una diciassettenne, che non ha l’età per votare o comprarsi una bottiglia di alcolico, ma per il farmaco della morte sì.

 

Una vita incompleta non solo per l’età: una vita incompleta perché è la depressione che la rende tale, e solo virtualmente. La depressione, che è una grande generatrice di menzogne, continua a ripetere al cervello: è finita, basta, non hai nulla davanti, solo sofferenza. Chiunque, a meno che non sia nella morsa del Cane Nero (come chiamava la depressione Winston Churchill), sa che questo mai e poi mai è vero.

 

Quante persone, nonostante traumi immani nell’infanzia e dopo e la depressione magari di livello clinico (cioè, perennemente a letto, magari in sanatorio), sono riusciti ad andare avanti e sono grati di non aver mollato mai?

Di quante persone di questo tipo dobbiamo essere grati noi? Quante persone dobbiamo ringraziare per non aver creduto alle menzogne della depressione ed esserne sopravvissuti, rinunciando alla sirena della Morte?

Quante persone dobbiamo ringraziare per non aver creduto alle menzogne della depressione ed esserne sopravvissuti, rinunciando alla sirena della Morte?

 

Vi facciamo un piccolo elenco: Buzz Aldrin, astronauta, soffriva di depressione. Isaac Newton, il fisico della mela che gli cade in testa. Hans Christian Andersen, lo scrittore delle favole.  Jon Hamm, l’attore protagonista di Mad Man. Francis Scott Fitzgerald, lo scrittore de Il Grande Gatsby. Alec Baldwin, attore. Thom Yorke, il cantante dei Radiohead. Beyoncé. Antoine de Saint-Exupéry, l’autore del Piccolo Principe. Leonard Cohen. Brad Pitt. Francisco Goya. Stephen King. Edgar Degas. Uma Thurman. John Lennon. Charles Baudelaire. Akira Kurosawa. Agata Christie. Abramo Lincoln. Jim Morrison. Marlon Brando. Michael Phelps. Truman Capote.  Michelangelo. Jim Carrey. Leone Tolstoy. Emily Dickinson. Frank Sinatra. Helena Bonham-Carter. Robert Smith. William Faulkner. Bruce Springsteen. Sheryl Crow. Alanis Morissette. Joseph Conrad. Vladimir Mayakovsky. Chris Cornell. Billy Corgan. Gwyneth Paltrow. Søren Kierkegaard. Ray Charles. Kristen Dunst. Vincent van Gogh. Peter Gabriel.

 

Tutti costoro, è ammesso pubblicamente, hanno sofferto di depressione.

A molti di costoro, forse, se a 17 anni qualcuno avesse offerto la possibilità di morire, si sarebbero uccisi. Quanto avrebbe perso il mondo, quindi? Quanto sarebbe mancato all’umanità?

 

Quello che abbiamo perso con la morte di Noa non lo sapremo mai.

Non sapremo mai se avrebbe vissuto e, magari, se si sarebbe messa alla spalle la depressione: magari mettendo su una famiglia, e trovando l’amore incondizionato dei suoi figli e i suo marito. Rifiorita, come capita a molte.

 

Non sapremo mai se avrebbe vissuto e, magari, si sarebbe vendicata dei suoi stupratori, facenogliela pagare tutta. Oppure, se sarebbe mai arrivata al punto incredibile, qualora ne fossero degni, di perdonarli.

Tra la coppia egiziana di Milano che progetta un infanticidio e lo Stato Olandese, di differenza ne vediamo davvero poca.

 

Non sapremo nulla della vita Noa, perché il diluvio della Cultura della Morte l’ha annegata prima ancora che prendesse la patente.

 

Ora, tra la coppia egiziana di Milano che progetta un infanticidio e lo Stato Olandese, di differenza ne vediamo davvero poca.

 

Ma non è nemmeno questo crollo visibile della Civiltà europea che ci spaventa.

Quello che ci intimorisce, è il fatto che ci vorrà poco, pochissimo, prima che vadano a bussare alle porte delle famiglie con bambini handicappati, down, autistici.

Quanto ci metteranno gli impiegati dello Stato della Morte a bussare in casa di chi ha un bambino danneggiato da vaccino?

Quanto ci metteranno gli impiegati dello Stato della Morte a bussare in casa di chi ha un bambino danneggiato da vaccino?

 

Toc-toc. Vi chiederanno se volete uccidere vostro figlio, per il suo bene chiaramente: perché la sua qualità della vita è scarsa, e continuare a respirare, come per Alfie, non è nel suo best interest.

All’inizio cercheranno di pervertire le famiglie così. In molti casi, ci riusciranno: perché senza un fondamento morale di alcun tipo, la vita moderna riesce a farti accettare anche il sacrificio umano di un bambino.

 

Lo abbiamo detto, lo ripetiamo. Lo scopo è quello di accelerare il ritorno del sacrificio umano. Rendere la vita spendibile, sacrificabile, cancellabile con uno schiocco di dita.

Poi passeranno a parlare di costi per la collettività, di egoismo dei genitori che vogliono tenere in vita un bambino che soffre.

La  scienza dirà la sua, gli stati legifereranno secondo la pressione degli interessi in campo. Puf, ci ritroveremo con l’assassinio obbligatorio dei bimbi ritenuti non-adatti. Perché malati, perché manchevoli, o forse, in un giorno non lontano, perché troppi.

 

Lo abbiamo detto, lo ripetiamo. Lo scopo è quello di accelerare il ritorno del sacrificio umano. Rendere la vita spendibile, sacrificabile, cancellabile con uno schiocco di dita. Se non ci credete aprite gli occhi. E abbracciate i vostri figli, finché vi permettono di lasciarli vivere.

 

Roberto Dal Bosco

 

 

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Eutanasia

Medici canadesi spingono l’eutanasia sui neonati

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Il Canada potrebbe avvicinarsi ulteriormente alla possibilità di autorizzare l’eutanasia, nota come «Assistenza medica al suicidio» (MAiD), anche per i neonati, qualora una facoltà di medicina provinciale ottenesse il proprio consenso in tal senso.

 

L’Ordine dei medici del Quebec ha dichiarato pubblicamente che «l’assistenza medica al suicidio potrebbe essere un trattamento appropriato per i neonati che soffrono di dolori estremi».

 

Il collegio medico ha aggiunto che «i genitori dovrebbero avere la possibilità di ottenere questa assistenza per il loro bambino».

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L’idea di consentire l’eutanasia per i neonati non è nuova in Canada. Nel 2022, Louis Roy, membro del Quebec College of Physicians, aveva affermato dinanzi a una Commissione congiunta speciale sull’assistenza medica al suicidio che la procedura potrebbe essere permessa per «i neonati dalla nascita a un anno di età» affetti da gravi malformazioni o disabilità.

 

All’epoca, persino l’allora ministra liberale per le disabilità, Carla Qualtrough, nota per le sue posizioni di sinistra radicale, aveva dichiarato che «non esiste un mondo in cui accetterei una cosa del genere».

 

L’anno scorso Health Canada aveva finanziato un progetto di ricerca universitario sulle «opinioni dei giovani» riguardo all’eutanasia, nel quale era inclusa una breve discussione sulla possibilità che bambini con autismo grave potessero un giorno essere ammessi alla morte tramite eutanasia, aveva riportato LifeSiteNews.

 

Il suicidio assistito è stato legalizzato dal governo liberale dell’ex primo ministro Giustino Trudeau nel 2016. Secondo la normativa vigente, il suicidio assistito è vietato ai minori e alle persone affette da disturbi mentali. Tuttavia, gli attivisti hanno esercitato pressioni per ampliare la legge, ottenendo risultati parziali.

 

Nel 2021, il governo Trudeau ha esteso l’eutanasia, passando dall’applicazione esclusiva ai pazienti «terminali» a quella per i malati cronici, grazie all’approvazione del disegno di legge C-7. Da allora, l’esecutivo ha tentato di includere anche chi soffre esclusivamente di patologie mentali.

 

Nel febbraio 2024, a seguito delle opposizioni da parte di gruppi pro-life, medici, operatori della salute mentale e della maggior parte delle province canadesi, il governo federale ha rinviato l’estensione della misura alle malattie mentali al 2027.

 

L’estensione dell’eutanasia alle persone con disturbi mentali dovrebbe entrare in vigore nel 2027, in seguito all’approvazione del disegno di legge C-7.

 

Il deputato conservatore Garnett Genuis ha presentato il disegno di legge C-260, intitolato «Legge per modificare il Codice penale (assistenza medica al suicidio – protezione contro la coercizione)», che, se approvato, impedirebbe a qualsiasi membro del governo o altra autorità di proporre a qualcuno di prendere in considerazione l’eutanasia qualora la persona non l’abbia richiesta.

 

I vescovi cattolici canadesi hanno espresso il proprio «sostegno» a un disegno di legge conservatore presentato in Parlamento, volto a impedire l’estensione dell’eutanasia statale alle persone affette da malattie mentali. Il disegno di legge C-218 ovvero «Legge per modificare il Codice penale (assistenza medica al suicidio [vale a dire, eutanasia])», è stato presentato dalla deputata del Partito conservatore Tamara Jansen e ha superato la prima lettura il 20 giugno 2025.

 

Il disegno di legge C-218, sottolineando che la sua promotrice, la deputata del PCC Jansen, ha dichiarato che consentire «l’assistenza medica al suicidio» per chi soffre di malattie mentali «non è assistenza sanitaria, non è compassione, è abbandono».

 

L’eutanasia rappresenta la sesta causa di morte in Canada, sebbene non sia stata inclusa tra le prime dieci cause di morte registrate da Statistics Canada dal 2019 al 2022.

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Come riportato da Renovatio 21, in Canada è partita la promozione per offrire la MAiD – il programma eutanatico massivo attivato dal governo di Ottawa – anche per bambini e adolescenti. Non manca nel Paese il dibattito per l’eutanasia dei bambini autistici.

 

Di fatto, un canadese ogni 25 viene oggi ucciso dall’eutanasia. L’aumento negli ultimi anni è stato semplicemente vertiginoso. E la classe medica, oramai totalmente traditrice di Ippocrate e venduta all’utilitarismo più sadico e tetro, insiste che va tutto bene.

 

Come riportato da Renovatio 21, qualche mese fa un’altra veterana dell’esercito, divenuta disabile, ha riportato che alcuni funzionari statali avevano risposto alla sua richiesta di avere in casa una rampa per la sedie a rotelle offrendole invece la possibilità di accedere al MAiD – cioè di ucciderla.

 

Ma non è il caso più folle del degrado assassino raggiunto dallo Stato canadese: ecco l’ecologista che chiede di essere ucciso per la sua ansia cronica riguardo al Cambiamento Climatico, ecco i pazienti che chiedono di essere terminati perché stanchi di lockdown, ecco le proposte di uccisione dei malati di mente consenzienti, e magari pure dei neonati. Il tutto, ovviamente, con il corollario industriale, della predazione degli organi, di cui il Paese ora detiene il record mondiale.

Il Canada del governo Trudeau e del suo successore Carney – dove il World Economic Forum regna, come rivendicato boriosamente da Klaus Schwab – è il Paese dell’avanguardia della Necrocultura. Se lo Stato può ucciderti, ferirti, degradarti, lo fa subito, e legalmente. Magari pure con spot mistico propalato da grandi società private in linea con il dettato di morte. In Canada l’eutanasia viene servita anche alle pompe funebri.

 

A febbraio l’eutanasia è stata offerta anche ad una signora riconosciuta come danneggiata da vaccino COVID.

 

Secondo alcuni, l’eutanasia in Canada – che si muove verso i bambini – sta divenendo come una sorta di principio «sacro» dello Stato moderno.

 

Come abbiamo ripetuto tante volte: lo Stato moderno è fondato sulla Cultura della Morte. La Necrocultura è, incontrovertibilmente, il suo unico sistema operativo. Aborto ed eutanasia (e fecondazione in vitro, e vaccinazioni, anche e soprattutto geniche) sono quindi sue primarie linee di comando.

 

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Eutanasia

Ecco il trapianto di volto da donatore sottoposto a eutanasia

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L’Ospedale Universitario Vall d’Hebron di Barcellona ha annunciato quello che viene presentato come un risultato storico: il primo trapianto di faccia al mondo proveniente da un donatore sottoposto a eutanasia. La notizia è stata accolta con entusiasmo dagli ambienti medici e rilanciata come una nuova vittoria della chirurgia ricostruttiva, un traguardo che confermerebbe l’eccellenza del centro catalano nel campo dei trapianti complessi.   Il paziente ricevente, colpito da una grave necrosi del volto a seguito di un’infezione, aveva perso funzioni fondamentali come la respirazione, l’alimentazione e la parola. L’intervento ha consentito una parziale ricostruzione facciale e l’avvio di un percorso di recupero funzionale, migliorando sensibilmente la sua qualità di vita.   Ciò che merita attenzione, tuttavia, non è la complessità dell’operazione, ma il contesto antropologico e morale che l’ha resa possibile. La donatrice non è morta a seguito di una patologia improvvisa o di un evento naturale, ma in virtù di una procedura deliberata di eutanasia. La sua morte è stata programmata e medicalmente assistita, permettendo al team chirurgico di pianificare con precisione il prelievo dei tessuti facciali.   Del resto, la pratica eutanasica e quella trapiantologica sono strettamente correlate: in esse la persona cessa di essere tale nel momento in cui perde determinate funzioni. L’introduzione del rivoluzionario criterio della morte cerebrale, sulla base di cui la persona viene fatta coincidere con le sue funzioni cerebrali, non è servita solamente a rendere possibile l’espianto di organi vitali, ma anche il distacco dei supporti vitali nei pazienti considerati senza speranza; e ciò per stessa ammissione della famigerata Commissione di Harvard, che venne istituita proprio allo scopo di trovare una soluzione operativa a tali problemi.

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In altri termini, si è trattato di un cambiamento epocale destinato a influenzare in maniera radicale il modo in cui si sarebbe gestita, da lì in avanti, la questione del fine vita, e non solo. Infatti, tutte le pratiche contro la vita (dall’espianto di organi all’aborto, dalla manipolazione embrionale all’eutanasia) hanno come minimo comune denominatore proprio la riduzione dell’essere umano ad aggregato biologico, privo di valore intrinseco se non manifesta determinate prestazioni funzionali.   Il corpo, in questa visione, non è più la dimensione costitutiva dell’identità personale, ma una struttura modulare che può essere oggetto di intervento tecnico. Il trapianto facciale, per sua natura, non è un’operazione salvavita in senso stretto, ma è teso al recupero di funzioni e identità relazionali. Proprio per questo assume un valore simbolico particolarmente forte: il volto, emblema del riconoscimento personale e dell’identità, viene trasferito da un corpo eliminato a un altro corpo da riparare.   E quando il corpo è ridotto a un insieme di parti sostituibili e la morte pianificata per massimizzare l’efficienza del prelievo, il passaggio dalla medicina ippocratica a una medicina tecnocratica è consequenziale. Il linguaggio istituzionale parla di protocolli etici rigorosi, di consenso informato, di generosità del donatore, ma ciò che rimane sullo sfondo è l’integrazione sistemica tra eutanasia e trapiantologia. Una convergenza che non è accidentale appunto, ma che si fonda su una medesima antropologia, nella quale la vita vale finché serve e il corpo acquista valore quando diventa utile ad altri.   I reparti di rianimazione e le unità trapiantologiche degli ospedali, rappresentano i luoghi «sacri» della nuova religione funzionalista, dove la persona, con la sua dignità ontologica, cede il passo all’organismo. In questo scenario, le pressioni sociali affinché le persone si decidano a farsi da parte quando la loro vita perde di significato sono sempre più forti. L’alternativa alla mancanza di senso viene individuata nella possibilità di rendersi utili alla collettività cedendo parti del proprio corpo a qualcuno che ne ha bisogno.   A tal proposito, è particolarmente significativo un cortometraggio intitolato Briciole al cielo che costituisce il manifesto della campagna a favore della donazione di organi. Un film, «per far capire cosa si prova a stare dalla parte di chi aspetta. Perché sono troppi quei sette milioni di italiani che non vogliono concedere una speranza di vita a chi ha bisogno di un trapianto». Il cortometraggio è girato in chiave poetica ma il messaggio è chiarissimo: far sentire moralmente responsabili coloro che non accettano di mettere il loro corpo a disposizione del sistema.   In definitiva, ciò che viene celebrato come progresso medico è in realtà il sintomo avanzato di una mutazione antropologica già in atto.   Quando la morte viene programmata per ottimizzare un prelievo e il volto stesso può essere trasferito come una componente funzionale, siamo di fronte a una medicina che non considera l’eutanasia una tragica eccezione ma come un ingranaggio perfettamente integrato nel sistema dei trapianti; e il trapianto, a sua volta, non è più un atto straordinario di cura, ma una modalità ordinaria di riciclo biologico.    Alfredo De Matteo

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Eutanasia

Canadese paralizzato sceglie l’eutanasia a causa della solitudine

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Un uomo sulla sessantina ha scelto di ricorrere all’eutanasia in Canada, indicando come motivo principale la profonda solitudine.

 

Secondo il rapporto 2025 del Comitato di revisione dei decessi (OMDRC) per l’assistenza medica al suicidio (MAID) dell’Ontario, l’uomo – identificato solo come il signor B – era affetto da paralisi cerebrale e si spostava in sedia a rotelle.

 

Nonostante ciò, era in grado di utilizzare autonomamente il bagno e di muoversi da solo, ma viveva da anni in una struttura di assistenza a lungo termine.

 

Nei documenti si legge che il signor B lamentava una «profonda sofferenza psicosociale e solitudine», dovuta alla difficoltà di relazionarsi con gli altri, una condizione che, a suo dire, lo accompagnava da molto tempo.

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Circa due mesi prima di presentare la richiesta di eutanasia, aveva smesso di alimentarsi e si sosteneva solo con bevande supplementari.

 

Il medico curante gli ha proposto allora la possibilità di accedere all’eutanasia; dopo alcuni colloqui, gli fu indicato che la procedura poteva essere approvata in quanto soffriva di una «condizione grave e irreversibile».

 

Gli sono stati offerti farmaci per il cattivo umore e gli fu spiegato che avrebbe potuto procedere secondo le regole del Track 2. Il Track 2 consente l’eutanasia quando la morte naturale non è considerata «ragionevolmente prevedibile», diversamente dal Track 1, in cui tale previsione esiste. Successivamente, però, il medico incaricato della procedura ha ritenuto che il signor B potesse qualificarsi per il Track 1, poiché affetto da una «malattia incurabile», aggravata dal rifiuto di alimentarsi e idratarsi adeguatamente.

 

Debole e in evidente dimagrimento, all’uomo fu concessa l’eutanasia in base al Track 1, nonostante alcuni membri dell’OMDRC esprimessero preoccupazione sul fatto che la scelta di non nutrirsi potesse configurarsi come un elemento di natura suicidaria.

 

In Canada i casi di eutanasia sono in forte aumento. Vi è la recente vicenda di un’anziana donna, indicata come Mrs. B, che è stata sottoposta a eutanasia poche ore dopo aver cambiato idea.

 

Da quando è stata legalizzata nel 2016, la legge sull’eutanasia è stata ampliata per ben 13 volte sotto il governo liberale guidato dal primo ministro Mark Carney. Il Canada detiene oggi il primato mondiale per la crescita più rapida del programma di suicidio assistito. Nel frattempo, Health Canada ha diffuso una serie di rapporti sulle richieste di accesso al MAID.

 

Il segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) degli Stati Uniti, Jim O’Neil, ha dichiarato che il sistema MAID canadese ha superato un ulteriore confine etico, configurandosi come una pratica ormai priva di limiti morali.

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Come riportato da Renovatio 21, in Canada è partita la promozione per offrire la MAiD – il programma eutanatico massivo attivato dal governo di Ottawa – anche per bambini e adolescenti. Non manca nel Paese il dibattito per l’eutanasia dei bambini autistici.

 

Di fatto, un canadese ogni 25 viene oggi ucciso dall’eutanasia. L’aumento negli ultimi anni è stato semplicemente vertiginoso. E la classe medica, oramai totalmente traditrice di Ippocrate e venduta all’utilitarismo più sadico e tetro, insiste che va tutto bene.

 

Come riportato da Renovatio 21, qualche mese fa un’altra veterana dell’esercito, divenuta disabile, ha riportato che alcuni funzionari statali avevano risposto alla sua richiesta di avere in casa una rampa per la sedie a rotelle offrendole invece la possibilità di accedere al MAiD – cioè di ucciderla.

 

Ma non è il caso più folle del degrado assassino raggiunto dallo Stato canadese: ecco l’ecologista che chiede di essere ucciso per la sua ansia cronica riguardo al Cambiamento Climatico, ecco i pazienti che chiedono di essere terminati perché stanchi di lockdown, ecco le proposte di uccisione dei malati di mente consenzienti, e magari pure dei neonati. Il tutto, ovviamente, con il corollario industriale, della predazione degli organi, di cui il Paese ora detiene il record mondiale.

Il Canada del governo Trudeau e del suo successore Carney – dove il World Economic Forum regna, come rivendicato boriosamente da Klaus Schwab – è il Paese dell’avanguardia della Necrocultura. Se lo Stato può ucciderti, ferirti, degradarti, lo fa subito, e legalmente. Magari pure con spot mistico propalato da grandi società private in linea con il dettato di morte. In Canada l’eutanasia viene servita anche alle pompe funebri.

 

A febbraio l’eutanasia è stata offerta anche ad una signora riconosciuta come danneggiata da vaccino COVID.

 

Secondo alcuni, l’eutanasia in Canada – che si muove verso i bambini – sta divenendo come una sorta di principio «sacro» dello Stato moderno.

 

Come abbiamo ripetuto tante volte: lo Stato moderno è fondato sulla Cultura della Morte. La Necrocultura è, incontrovertibilmente, il suo unico sistema operativo. Aborto ed eutanasia (e fecondazione in vitro, e vaccinazioni, anche e soprattutto geniche) sono quindi sue primarie linee di comando.

 

Secondo alcuni grazie al suo fondamentalismo eutanasico il Canada sta trasformando il suo regime di suicidio assistito in una catena di fornitura per la predazione e il trapianto di organi.

 

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