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L’India marchia le mani delle persone in quarantena

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L’India ha iniziato a marchiare le mani delle persone sospettate di aver contratto il Coronavirus – e varie persone sono state arrestate per non aver rispettato la quarantena. Lo riporta, tra gli altri, il New York Post.

 

«IN QUARANTENA DOMICILIARE» è scritto sulla mano, oltre alla data d’inizio da cui contare i 14 giorni, è quanto si vede in un’immagine tratta dal quotidiano Indian Express.

 

L’India ha iniziato a marchiare le mani delle persone sospettate di aver contratto il Coronavirus

La scritta dice anche «Orgoglioso di proteggere i Mumbaikars», riferito ai cittadini della capitale, Mumbai, fino a pochi anni fa chiamata Bombay; il nome di origine portoghese («Buona baia», significava in origine è stato cambiato in un discutibile restyling in salsa anticoloniale della toponomastica di tante città indiane, alcune delle quali nemmeno possedevano una propria esistenza prima della fase coloniale europea. L’attuale Bombay è una megalopoli popolata da 18 milioni di persone. La sua brulicante realtà demografica, sempre più insostenibile, è da decenni al centro di un dibattito, come spiega il fortunato libro Maximum City.

 

L’operazione di marchiatura dei quarantenati è stata decisa dal governo di Maharashtra, lo stato in cui si trova Bombay e pesantemente colpito con un crescente numero di casi di COVID-19.

 

«Chi si mette in auto-quarantena ma non vuole stare né in ospedale né in hotel e preferisce stare a casa, deve avere senso di responsabilità», afferma il ministro Uddhav Thackeray all’Indian Express. «Non possono girare liberamente. Devono rispettare la quarantena seriamente». Il marchio è eseguito con l’inchiostro indelebile utilizzato in sede elettorale.

 

Il non plus ultra dei divi di Bollywood, Amitabh Bachchan

Tra i marchiati per la quarantena ci sarebbe anche (notizia circolata ma non del tutto confermata) il celeberrimo attore di Bollywood Amitabh Bachchan, considerato in patria una divinità, al punto che vi sono sul serio templi a lui dedicati.

 

La drastica misura è stata adottata perché gli esperti temono che una nazione di 1,3 miliardi di abitanti possa diventare il prossimo focolaio del virus potenzialmente letale. Le condizioni igieniche del Paese, la vita che si sviluppa per lo più in strada, ed alcune abitudini sanitarie decisamente non ottimali (non è raro, in alcune zone dell’India, vedere gente defecare in strada, anche se vaste campagne governative degli ultimi anni sono state programmate per impedirlo) potrebbe contribuire ad una strage, tenendo presente che il subcontinente conta un vasto numero di medici competenti ma ospedali pubblici non sempre dotati delle strumentazioni degli omologhi occidentali, i quali già stanno dimostrando, in Italia come negli USA, di non poter reggere all’urto del COVID sottoforma di necessità di quantità di posti letto nelle terapie intensive.

 

La delazione tra cittadini indotta dal Coronavirus è una triste realtà transnazionale

Alcuni indiani di ritorno dalla Spagna indossano le mascherine. La delazione tra cittadini indotta dal Coronavirus è una triste realtà transnazionale: quattro persone sono state arrestate perché viaggiavano su un treno violando la quarantena – alcuni passeggeri avevano allertato la polizia dopo aver notato i marchi sulle mani, riporta il quotidiano. Avevano ricevuto il marchio all’aeroporto internazionale di Mumbai dopo il rientro dalla Germania, e dovevano essere isolati perché erano stati in Europa, focolaio del COVID-19. Portati in un ospedale governativo, sono stati sottoposti a controlli che hanno dato esito negativo; hanno quindi potuto lasciare l’ospedale ma è stata loro imposta la quarantena, secondo India TV.

 

L’idea della pelle marchiata numericamente riporta alla mente, in Occidente, pensieri inaccettabili. L’India tuttavia non ha la medesima percezione dei traumi della Seconda Guerra mondiale.

 

L’India marchia i suoi cittadini con un timbro; in Italia si sta portando avanti una politica molto più pericolosa, quella del controllo elettronico del cittadino

L’India possiede una sua storia precisa in fatto di imposizioni sanitarie. Si rammentano, tra le altre cose, campagne anche recenti di sterilizzazione di massa, talvolta senza il consenso delle donne interessate. Renovatio 21 ha trattato la questione su queste colonne, ma la pratica risale almeno ai tempi di Indira Gandhi.

 

Indiani, ricordiamo en passant, sono anche gli studiosi della possibilità di sviluppare vaccini sterilizzanti.

 

Tornando al Coronavirus, è chiaro che alcuni Paesi stanno facendo prima di altri il passo verso il totalitarismo sanitario. L’India marchia i suoi cittadini con un timbro; in Italia si sta portando avanti una politica molto più pericolosa, quella del controllo elettronico del cittadino. Un’importazione diretta dagli apparati di sicurezza di Pechino (che spiavano i cittadini con algoritmi e Big Data anche prima del C-19) da parte di un governo italiano che pare più filocinese che mai.

 

 

 

 

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Facebook, Twitter, Google: Trump annuncia una class action contro Big Tech sulla censura

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Il presidente Trump ha annunciato di aver intentato una class action contro Google, Facebook e Twitter e i loro amministratori delegati.

 

«In America, riconosciamo la libertà di dire ed esprimere la verità… non ci è concessa dal governo, ci è data da Dio e nessuno dovrebbe avere il potere di togliercela», ha detto Trump alla folla a Bedminster, nel New Jersey.

 

«In America, riconosciamo la libertà di dire ed esprimere la verità… non ci è concessa dal governo, ci è data da Dio e nessuno dovrebbe avere il potere di togliercela»

«Sto presentando un’importante azione legale collettiva contro i colossi della Big Tech tra cui Facebook, Google e Twitter, nonché i loro amministratori delegati quali Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e Jack Dorsey».

 

«Chiediamo la fine dello shadow banning, lo stop al silenzio e lo stop al blacklisting, ai ban e alle cancellazioni che tutti conoscete bene».

 

Lo shadow banning è la riduzione nella distribuzione di un contenuto imposta segretamente su un utente dei social: la polemica, prima del COVID, riguardava questa censura algoritmica applicata alle visioni più conservatrici. Con la pandemia e la lotta per le controverse elezioni presidenziali USA 2020, non solo lo shadow banning e il blacklisting (esisterebbero vere e proprie liste di proscrizione di account da cesurare) ma la censura vera e propria sono diventata il pane quotidiano di centinaia di milioni di persone del pianeta: basta non essere allineati con il pensiero unico progressista globale, il bacio della pantofola senile di Biden e soprattutto il confiteor indiscutibile sulla bontà di vaccini e lockdown.

 

Come noto, Trump stesso – un miliardario che è stato eletto pure presidente del più potente Paese della Terra – è ora bandito per sempre dai social. La qualcosa, in tempi normali, avrebbe dell’incredibile.

 

«Sto presentando un’importante azione legale collettiva contro i colossi della Big Tech tra cui Facebook, Google e Twitter, nonché i loro amministratori delegati quali Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e Jack Dorsey»

«Stiamo chiedendo alla corte distrettuale degli Stati Uniti, per il distretto meridionale della Florida, di ordinare un arresto immediato alla vergognosa censura illegale del popolo americano da parte delle società di social media» ha rilanciato con determinazione l’ex presidente, aggiungendo che ha chiesto alla corte di imporre danni punitivi.

 

«Sarà una battaglia fondamentale per la difesa del Primo Emendamento. E alla fine, sono fiducioso che otterremo una vittoria storica per la libertà americana e, allo stesso tempo, per la libertà di parola», ha continuato Trump, aggiungendo che sarà «un punto di svolta molto importante per il nostro Paese».

 

Dobbiamo ricordare che Twitter, Facebook e YouTube hanno bandito permanentemente Trump dalle rispettive piattaforme dopo la protesta del Campidoglio del 6 gennaio, sostenendo che il presidente avrebbe «incitato alla violenza», anche se poi i fatti sembrano andare in una direzione diversa da quella della vulgata corrente – compreso un intollerabile oscuramento del dibattito scientifico.

 

Il presidente Trump non è nuovo a queste esternazioni esplicite contro i social media in particolare contro il fondatore di Facebook, come riportato da Renovatio 21.

Oramai i social non sono solo enti di parte, ma veri e propri agenti di una separazione ideologica e biologica nella popolazione, che hanno bene in mente che un segmento della loro utenza potrebbe andare sacrificato per far regnare l’armonia bovina di un Nuovo Ordine Mondiale fatto di popoli mansueti e narcotizzati – e di un oligarcato quindi privo di ogni freno nel controllo del pianeta

 

L’uomo di Nuova York aveva altresì invitato le nazioni della Terra a vietare Facebook e Twitter: «Tutte le voci dovrebbero essere ascoltate». Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas, già noto per i suoi trascorsi non amichevoli con Joe Biden trenta anni fa, ha poi dichiarato che Facebook e Twitter potrebbero essere regolamentati come enti pubblici.

 

Come abbiamo scritto, oramai i social non sono solo enti di parte, ma veri e propri agenti di una separazione ideologica e biologica nella popolazione, che hanno bene in mente che un segmento della loro utenza potrebbe andare sacrificato per far regnare nei loro siti e nei sistemi dei loro padroni – come riportato da Renovatio 21, Facebook ha origini militari… – l’armonia bovina di un Nuovo Ordine Mondiale fatto di popoli mansueti e narcotizzati – e di un oligarcato quindi privo di ogni freno nel controllo del pianeta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ci risiamo: Facebook ha bloccato Renovatio 21 un’altra volta. Ecco la guerra contro il Logos

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Ieri notte, abbiamo avuto notizia del fatto che Facebook ha bloccato per l’ennesima volta Renovatio 21.

 

La pagina in questo momento non può essere aggiornata, e ci è stato comunicato pure che già presentava «una distribuzione ridotta» nonché, a causa delle «continue violazioni degli standard della community» le erano state inflitte «altre restrizioni».

 

Ieri notte, abbiamo avuto notizia del fatto che Facebook ha bloccato per l’ennesima volta Renovatio 21.

 

Che ci fosse uno shadow ban (che qui chiamano con eufemismo orwelliano «distribuzione ridotta») ce ne eravamo accorti da un pezzo: il traffico sul sito da Facebook negli ultimi mesi è crollato del 90%

 

Che ci fosse uno shadow ban (che qui chiamano con eufemismo orwelliano «distribuzione ridotta») ce ne eravamo accorti da un pezzo: il traffico sul sito da Facebook negli ultimi mesi è crollato del 90%, e vi basta vedere quanti like e condivisioni abbiamo agli articoli che rinviano a renovatio21.com.

 

Troviamo davvero spassosa la dicitura «altre restrizioni»: in pratica, ci è comminata una condanna che neppure ci viene ben specificata.

 

Siamo ben oltre il kafkiano: non solo non sappiamo bene di cosa siamo stati accusati, non solo non possiamo difenderci: ora pure non sappiamo nemmeno esattamente quale sia la nostra condanna.

 

Siamo ben oltre il kafkiano: non solo non sappiamo bene di cosa siamo stati accusati, non solo non possiamo difenderci: ora pure non sappiamo nemmeno esattamente quale sia la nostra condanna.

In questo, dobbiamo dire, Facebook rappresenta già l’esperimento dei tribunali del futuro, dove la violazione del Pensiero Unico sarà punibile per direttissima, senza giusto processo (uno stupido retaggio di millenni di civiltà giuridica occidentale) con estrema umiliazione del reo – il tutto gestito quasi interamente dalle macchine.

 

Infatti, iersera Facebook ci ha tenuto a ricordare che i sistemi di controllo a cui sono sottoposti i post sono solo in parte umani, e che le nostre proteste (in pratica, schiacci un tasto e che dice «non sono d’accordo») potrebbero non essere visionate, causa COVID-19 dal loro team di Intelligenze Artificiali e di umani.

 

Ad ogni modo, ci è stato comunque accennato, in uno dei messaggi in cui era comunicata la messa al bando, l’ultima violazione (le altre, stranamente, no) era citata: si tratta dell’articolo in cui davamo notizia del fatto che Robert Redfield, l’ex direttore del Centro per il controllo epidemiologico americano (il mitico, onnipotente CDC) accreditava l’idea per cui il virus sarebbe fuggito dal famoso Istituto di virologia di Wuhan.

 

L’ultima violazione citata: l’articolo in cui davamo notizia del fatto che Robert Redfield, l’ex direttore del CDC accreditava l’idea per cui il virus sarebbe fuggito dal famoso Istituto di virologia di Wuhan

Di fatto noi non abbiamo fatto altro che riportare la notizia della CNN

 

Avrete visto l’articolo: abbiamo messo a corredo del pezzo la foto di Redfield che pare ricevere un’occhiataccia da Fauci – abbiamo trovato perfetta questa immagine, anche se datata.

 

Il fatto che si tratti di una notizia riportata da molte altre testate di tutto il pianeta non importa nulla. Di fatto noi non abbiamo fatto altro che riportare la notizia della CNN, il canale che per il mondialismo rappresenta la verità incarnata: «Former CDC director believes virus came from lab in China». «L’ex direttore del CDC ritiene che il virus provenga da un laboratorio in Cina».

 

C’è il video, pure.

 

 

Su certi argomenti, il silenzio deve essere totale. Per esempio, sulle responsabilità della Cina

L’ex capo di una delle più grandi istituzioni virologiche mondiali accredita una teoria considerata di frangia (e Renovatio 21 già è stata punita per averne parlato più di un anno fa). Si tratta quindi di una notizia nel vero senso della parola: come si insegna, la notizia non è mai «cane morde uomo», ma «uomo morde cane».

 

Invece, neppure riportare la CNN è ora consentito. Su certi argomenti, il silenzio deve essere totale. Per esempio, sulle responsabilità della Cina: e capiamo, lo Zuckerberg si è sposato una cinese, per poi imparare il mandarino (sospettiamo che non serva molto in famiglia: i sino-americani parlano per lo più il cantonese) per sfoggiarlo ad eventi nella Cina Comunista e farsi trovare la biografia del presidente cinese Xi Jinping sulla scrivania quando la delegazione diplomatica di Pechino andò a farsi il giretto nella sede californiana di Facebook.

 

Lo Zuckerberg si è sposato una cinese, per poi imparare il mandarino da sfoggiare ad eventi nella Cina Comunista e infine farsi trovare la biografia di Xi Jinping sulla scrivania dalla delegazione diplomatica di Pechino

Ah, se non lo sapete, Facebook in Cina è proibito, anche se esistono in zona Shenzhen uffici-showroom nei quali le industrie cinesi possono interagire con la piattaforma per comprare pubblicità per i profilatissimi mercati occidentali e mondiali in mano al social media.

 

E allora: via la notizia, censura totale non solo sul pezzo in sé, ma su tutto il resto che hai detto e potrai dire: tutta la pagina è bloccata, oscurata. Vedete, anche qui siamo in un sistema giudiziario non-europeo, il sistema giudiziario del futuro: non viene colpito il crimine, ma la persona. L’ideale è la riforma del pensiero, quello che, esattamente, succedeva nella Cina di Mao.

 

Chi dirige Renovatio 21 ha il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti da 16 anni secchi. Si tratta, voi capite, anche di un’offesa professionale non di poco conto.

 

Uno già dovrebbe sbigottito e offeso da tutto questo. Poi però si scopre (scusate, ci si ricorda: non è la prima volta) che mica finisce lì: ecco che Facebook comunica che l’utente stesso per tre giorni non può commentare né postare né mettere like (!) in nessun contenuto di Facebook. Né nelle bacheche dei suoi amici, né nelle foto dei suoi nipotini, né alle comunicazioni (nel caso vi fossero) dei suoi rappresentati, né a commenti di persone che poniamo li stiano diffamando, e neppure cancellare commenti di altri con il rischio che questo comporta.

Siamo in un sistema giudiziario non-europeo, il sistema giudiziario del futuro: non viene colpito il crimine, ma la persona. L’ideale è la riforma del pensiero, quello che, esattamente, succedeva nella Cina di Mao

 

Facebook rappresenta già l’esperimento dei tribunali del futuro, dove la violazione del Pensiero Unico sarà punibile per direttissima, senza giusto processo (uno stupido retaggio di millenni di civiltà giuridica occidentale) con estrema umiliazione del reo – il tutto gestito quasi interamente dalle macchine

 

Se l’utente colpito gestisse un eCommerce, o avesse un’attività di social media management (cioè, tiene per lavoro pagine di aziende), immaginate a quale danno andiamo incontro.

 

Si tratta di una condanna al silenzio che definiamo pericolosa non solo idealmente, ma soprattutto materialmente.

 

Si tratta di un’ingiustizia indegna del consorzio umano in generale. Anche se sono in «casa tua» (come sostengono i «debunker» più o meno pidioti che fanno il tifo per la censura elettronica), non mi puoi mettere il bavaglio, o chiudermi in una stanza per non farmi parlare con gli altri invitati. E, attenzione, la metafora della casa e degli invitati è profondamente sbagliata: noi tutti paghiamo per stare su Facebook, paghiamo con il petrolio del XXI secolo, i nostri dati. Accettando di entrare in Facebook, noi di fatto paghiamo con le informazioni sulla nostra esistenza, che vengono impacchettate e vendute come pubblicità a qualcuno – ricordate sempre il dogma del consumatore nella nuova economia, «se è gratis il prodotto sei tu».

 

Gli ebeti che dicono «ma Facebook è privato, siete liberi di scegliere un altro social network» ricordiamo la storia di Parler, il social conservatore che, una volta capito che minacciava davvero Twitter e pure Facebook attraendo l’esodo degli utenti esasperati dai soprusi dei grandi social,  è stato depiattaformato dal cartello di Big Tech: tolto dall’Apple Store e dall’Android Store (che significa: eliminato da tutti i telefonini della terra) e poi addirittura cancellato dai server dove il sito girava – server che erano di un altro monopolista mondiale del settore, Amazon.

 

Ci riserviamo di reagire in qualche modo, perché, ribadiamo, la cosa danneggia noi e tutti: bloccare la circolazione delle notizie non solo lede i diritti costituzionali, ma pure libertà ancora più fondamentali di cui dovrebbe godere la società. Abbiamo pubblicato già diversi articoli di Children Health Defense, di cui siamo autorizzati a distribuire le traduzioni, dando conto della querela a Facebook che sta portando avanti Robert Kennedy jr., al quale hanno chiuso pure la pagina di Instagram (per chi non lo sapesse: come Whatsapp, un’altra proprietà di Facebook) senza preavviso pochi giorni fa.

 

Nel frattempo, vi chiediamo di seguirci sul nostro canale Telegram.

Nel frattempo, vi chiediamo di seguirci sul nostro canale Telegram.

 

https://t.me/Renovatio21

 

A breve sarà approntata anche la newsletter di Renovatio 21, e il sito subirà un restyling: ci stiamo mettendo tanto non solo per il costo, ma anche perché in un altro segno eccezionale dei nostri tempi, ben due webmaster hanno negato la loro collaborazione (retribuita, ovviamente) per «incompatibilità con i valori aziendali» delle loro partite IVA con i contenuti nel sito. Abbiamo pensato che se si fosse trattato di un sito con video pornografici, probabilmente non avremo avuto problemi.

Questa censura, come tutte le altre (vogliamo ricordare che anche il presidente Trump è bandito dai social ad vitam?) sono già indice di una strategia terrificante. In queste azioni non esiste, infatti, nemmeno l’ombra di un’idea di compromesso

 

Per cui, stiamo facendo tutto da soli. Dateci tempo, non riceviamo danaro da questo sforzo immenso che è diventato Renovatio 21, una testata che pubblica articoli (che riteniamo fondamentali) ogni giorno che manda in terra e che ha in archivio qualcosa come 2.000 pezzi, per lo più scritti in questo ultimo anno di follia, dove i media tradizionali, e il loro corollario di partiti falsamente anti-sistema con i loro onorevoli influencer su social e TV, hanno perso ogni credibilità residua.

 

Abbiate pazienza, restate con noi, magari evitando il social di Zuckerberg: fate la fatica di controllare i nuovi contenuti sul nostro sito ogni giorno, perché avete capito che Facebook quei contenuti non ve li distribuirà più, o se lo farà ve li filtrerà, di modo che vediate solo quella parte del mondo che interessa a loro – cioè, al sistema unico che si sta impadronendo della mente del mondo.

 

Non crediate che saranno tempi facili: questa censura, come tutte le altre (vogliamo ricordare che anche il presidente Trump è bandito dai social ad vitam?) sono già indice di una strategia terrificante. In queste azioni non esiste, infatti, nemmeno l’ombra di un’idea di compromesso.

 

Un tempo si facevano prodotti mass-market: doveva andare bene a tutti, si sceglieva una via di mezzo nelle cose, le aziende (e i partiti…) non ci tenevano a insultare o molestare chi non comprava il loro prodotto, anzi, questi andavano blanditi, sedotti, strappati alla concorrenza… convertiti, è la parola giusta, oramai desueta anche per la religione della conversione per eccellenza, il Cattolicesimo romano, con i suoi millenni perduti di missionari e martiri.

Qui si va in cerca dell’annientamento dell’altro: perché fanno il calcolo, e hanno tutti i dati per farlo  e capiscono che possono andare avanti anche senza la minoranza di facinorosi che mettono in dubbio la narrazione principale

 

No, qui si va in cerca dell’annientamento dell’altro. Il perché è semplice: fanno il calcolo, e hanno tutti i dati per farlo (hanno, grazie ai Big Data e agli algoritmi, la profilazione psico-sociale ed economica perfetta di ognuno di voi) e capiscono che possono andare avanti anche senza la minoranza di facinorosi che mettono in dubbio la narrazione principale.

 

Il pericolo esistenziale di persone che pongono questioni val bene la loro segregazione e la perdita dei loro danari – accettano che non diventino clienti, possono tranquillamente, grazie al calcolo, rinunciare ai loro soldi. Perché possono continuare, e bene, con tutti gli altri utenti soddisfatti: quelli che si bevono le storie della TV, dei giornaloni e degli algoritmi, quelli che fanno la fila per vaccinarsi, quelli che non mettono in discussione le mascherine anche in casa, quelli a cui magari la pandemia ha slatentizzato la cattiveria. Sono gli stessi, spesso, la cui narcotica tranquillità è stata aiutata dal fatto che in questo anno mostruoso loro, a differenza di molti comuni mortali, lo stipendio lo hanno portato a casa. Con i loro soldi, e con il loro consenso, i social, i media, le aziende, i partiti, i governi, possono andare avanti indefinitamente.

 

L’altra fetta della popolazione – la nostra – è divenuta sacrificabile

Ragionateci: l’altra fetta della popolazione, quindi, è divenuta sacrificabile.

 

Questa, signori, è la ricetta per una guerra civile, legale, economica, cognitiva. Che, di fatto, è già in atto.

 

Da cristiani, lo sapevamo già: se sopprimi il Logos, cosa pensi di ottenere?

Da cristiani, lo sapevamo già: se sopprimi il Logos, cosa pensi di ottenere? Se strozzi la parola, la razionalità umana, come puoi pensare che non ne uscirà un’irrazionalità bestiale?

 

Se strozzi la parola, la razionalità umana, come puoi pensare che non ne uscirà un’irrazionalità bestiale?

 

Che sia quello che in realtà vogliono veramente?

 

 

 

 

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5G, tatuaggi a distanza. Quando i vaccini?

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Come parte di una trovata di marketing per le telecomunicazioni T-Mobile Netherlands, la bella conduttrice televisiva olandese Stijn Fransen si è fatta tatuare in modo speciale:  il tatuatore operava a distanza attraverso l’uso di un robot abilitato dal 5G.

 

Il tatuatore Wes Thomas ha tatuato la Fransen da remoto attraverso l’uso di un braccio robotico che ha utilizzava il machine learning per apprendere la posizione del braccio della Fransen e mappare la posizione sul suo corpo.

 

Il tatuatore Wes Thomas ha tatuato la Fransen da remoto attraverso l’uso di un braccio robotico che ha utilizzava il machine learning

Il robot è stato costruito e programmato dal tecnologo londinese Noel Drew per diverse settimane.

 

«Ogni parte della costruzione è stata presa in considerazione e appositamente acquistata o progettata, sviluppata e fabbricata internamente da zero», ha detto Drew alla rivista PCMag.

 

«Molte zucche sono state danneggiate nel ciclo di prova prima che fossero raffinate e pronte per la realtà», ha detto Drew, sottintendendo di aver testato l’hardware su verdure prima di provarlo sulla signora neerlandese.

 

Non possiamo non pensare alla commistione «5G+aghi» sottointesa dall’ora ministro Colao in una video-intervista

«Era così incredibilmente calma su tutta la faccenda», ha detto l’ingegnere a proposito della Fransen. Fortunatamente, secondo il tecnologo, c’erano sistemi di sicurezza «in tutto il progetto». Un potenziometro ha monitorato la superficie del braccio di Fransen, ad esempio, per assicurarsi che l’ago non entrasse troppo in profondità.

 

Nessuno si è fatto male durante l’esperienza, tuttavia non possiamo non pensare alla commistione «5G+aghi» sottointesa dall’ora ministro Colao in una video-intervista all’Università, in cui asseriva chiaramente il ruolo del 5G per la distribuzione di medicine a distanza.

 

L’ex CEO di Vodafone ora in forze al governo Draghi parlava di ««sistemi medici [per] avere in tempo reale le condizioni di una persona e iniettare o magari rilasciare una sostanza medica che è necessaria per le condizioni della salute… cioè si potrà fare tutto in remoto quasi istantaneamente»

 

 

Con un sistema robotico simile, abilitato dalla banda e dalla velocità del 5G, potrebbe, per esempio, non esserci più bisogni di personale vaccinatore: un chiosco con braccio robotico e via

Con un sistema robotico simile, abilitato dalla banda e dalla velocità del 5G, potrebbe, per esempio, non esserci più bisogni di personale vaccinatore: un chiosco con braccio robotico e via.

 

Oppure ancora più a fondo: in qualsiasi abitazione, anche sul cucuzzolo di una montagna non raggiunto dai cavi in fibra, ecco che ognuno potrà disporre di un dispositivo domestico pronto a dispensare farmaci – come quelli visti in The Giver-Il mondo di Jonas – o, perché no, richiami vaccinali.

 

L’idea alla base di Theranos, la startup poi rivelatasi la truffa più cocente della storia della Silicon Valley, era di fatto la medesima: un apparecchio domestico in grado di fornire assistenza medica domestica continua attraverso la lettura delle analisi del sangue.

 

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da Youtube

 

 

 

 

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