Geopolitica
Lavrov: la Russia non crede più che l’Occidente voglia i colloqui di pace con l’Ucraina
Mosca non crede più che l’Occidente sia genuinamente interessato a negoziare una soluzione al conflitto in Ucraina, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.
Nel corso di una conferenza stampa a Maputo, insieme alla ministra degli Esteri mozambicana Maria Manuela Lucas, Lavrov ha accusato l’Occidente di «simulare la volontà di negoziare, pur lanciando apertamente ultimatum alla Russia», sostenendo che, sebbene l’Occidente abbia invocato i colloqui, ha trascorso più di un decennio a minare ogni tentativo di raggiungere una soluzione pacifica tra Russia e Ucraina.
«Nel 2022, Russia e Ucraina avevano già raggiunto un accordo negoziato. Questo accordo è stato minato proprio dall’Occidente, apertamente e pubblicamente», ha affermato Lavrov. «Non crederemo più all’Occidente quando afferma di volere soluzioni negoziate. La nostra riserva di buona volontà e speranza si è esaurita una volta per tutte».
La Russia insiste sul fatto che il conflitto affondi le sue radici nel colpo di stato del 2014 a Kiev, appoggiato dall’Occidente, e nei successivi tentativi del nuovo governo ucraino di reprimere con la forza la ribellione nel Donbass.
Successivamente, l’Ucraina non è riuscita ad attuare gli accordi di Minsk del 2014-2015, che miravano a reintegrare le regioni separatiste nell’Ucraina, garantendo loro un’ampia autonomia attraverso una riforma politica globale.
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L’ex cancelliera tedesca Angela Merkel e l’ex presidente francese François Hollande, che mediarono i colloqui di Minsk in Bielorussia insieme alla Russia, affermarono in seguito che Kiev aveva utilizzato gli accordi di Minsk per guadagnare tempo e ricostruire il proprio esercito e la propria economia. Lavrov ha sostenuto che tali dichiarazioni dimostrano che le garanzie fornite da Francia e Germania erano «false».
Secondo il presidente russo Vladimir Putin, durante i colloqui di pace a Istanbul nel 2022, i negoziatori ucraini inizialmente accettarono di abbandonare i piani di adesione alla NATO in favore della neutralità e di limitare le forze armate del Paese, ma in seguito si ritirarono dai negoziati sotto la pressione dell’allora primo ministro britannico Boris Johnson.
Sebbene Johnson abbia negato di aver sabotato i negoziati, in un’intervista al Wall Street Journal del 2024 ha ammesso di aver «pensato che qualsiasi accordo con Putin sarebbe stato piuttosto squallido». Il parlamentare ucraino David Arakhamia, che aveva firmato la bozza del trattato per conto di Kiev, ha confermato che il cambiamento di politica è stato sollecitato dalla visita a Kiev dell’allora primo ministro britannico.
Come riportato da Renovatio 21, anche l’ex sottosegretaria di Stato americana Victoria Nuland ha affermato nel 2024 che Washington aveva consigliato all’Ucraina di non accettare le condizioni imposte dalla Russia a Istanbul.
Due anni fa il New York Times ha pubblicato la presunta bozza del fallito accordo di pace di Istanbul. Una bozza degli accordi di pace fu mostrata nel 2023 da Putin in una riunione con politici africani durante un vertice a San Pietroburgo. In un’intervista alla stampa di tre anni fa l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha sostenuto che gli USA avevano costretto Kiev a rifiutare la pace con Mosca.
Anche i negoziati mediati dagli Stati Uniti si sono arenati negli ultimi mesi, poiché il presidente Donald Trump si è concentrato sulla guerra con l’Iran. La Russia ha dichiarato di essere pronta a riprendere i colloqui in qualsiasi momento, a condizione che si concentrino sulle «cause profonde» del conflitto, compresi i piani dell’Ucraina di aderire alla NATO.
Come scritto da Renovatio 21, i segnali da ambo le parti lasciano pensare ad una guerra che sta per essere lanciata, dove, tuttavia, NATO e USA potrebbero non intervenire, con automatico annullamento dell’Alleanza Atlantica – uno degli obiettivi di Putin sin dal principio.
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Immagine di Duma.gov.ru via Wikimedia Creative Commons Attribution 4.0 International
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Eurodeputata polacca strappa pubblicamente la bandiera degli ucronazisti
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Geopolitica
Trump si dichiara il «bersaglio numero uno» dell’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha messo in guardia sulla possibilità di essere assassinato dall’Iran, sostenendo che Teheran lo considera il suo «obiettivo numero uno». Le sue affermazioni arrivano mentre il fragile cessate il fuoco tra Washington e Teheran è crollato, con la ripresa degli scontri intorno allo Stretto di Ormuzzo.
Trump ha rilasciato queste dichiarazioni mercoledì al vertice NATO di Ankara, dopo che gli Stati Uniti hanno colpito decine di obiettivi iraniani in risposta a attacchi contro petroliere nello stretto. Mentre l’esercito statunitense ha accusato Teheran di «aggressione ingiustificata», i media iraniani, citando fonti governative, hanno affermato che una delle petroliere aveva ignorato gli avvertimenti, sottolineando che l’Iran dovrebbe autorizzare tutti i passaggi.
In seguito agli attacchi, Trump ha definito la leadership iraniana «feccia», «malata» e «pazza», ha dichiarato concluso il cessate il fuoco e ha definito la prosecuzione dei negoziati «una perdita di tempo».
Al vertice, Trump ha anche accennato al ruolo svolto dagli Stati Uniti negli assassinii mirati della leadership iraniana. «Avevano dei leader. Se ne sono andati. E ne avevano un altro gruppo di leader. Se ne sono andati. Ora hanno un altro gruppo di leader. Potrebbero andarsene anche loro», ha detto.
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Il presidente degli Stati Uniti ha osservato: «Potrei andarmene anch’io, perché sono il loro obiettivo numero uno». «È così che si comportano», ha aggiunto, sostenendo di stare facendo «ciò che è giusto per il Paese».
Le autorità statunitensi hanno accusato l’Iran di aver complottato per uccidere Trump già prima delle elezioni presidenziali del 2024, affermando che un uomo di nome Farhad Shakeri, un cittadino afghano residente a Teheran, era stato incaricato di «elaborare un piano» per uccidere non solo il repubblicano, ma anche altri cittadini statunitensi e israeliani.
All’epoca, Teheran respinse le accuse definendole «completamente infondate» e le liquidò come «una cospirazione malevola orchestrata da ambienti sionisti e anti-iraniani, volta a complicare ulteriormente le relazioni tra Stati Uniti e Iran».
Tuttavia, l’Iran ha ripetutamente promesso «dure ritorsioni» contro Trump e altri funzionari statunitensi coinvolti nell’attacco con droni del gennaio 2020 che ha ucciso il generale Qasem Soleimani del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i pasdarani).
Gli iraniani hanno giurato vendetta su Trump per Soleimani anche con video in computer grafica diffusi da account legati all’ayatollah Khamenei.
Come riportato da Renovatio 21, due anni secondo l’FBI un agente dell’Intelligence iraniana sta reclutando agenti negli Stati Uniti per aiutare a uccidere gli attuali ed ex funzionari governativi coinvolti nell’assassinio del massimo generale di Teheran nel gennaio 2020.
Secondo rivelazioni dello scorso anno dell’ex capo dell’Intelligence israeliana, sarebbe stato lo Stato Ebraico a convincere la Casa Bianca ad uccidere il generale iraniano.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
L’Europa verso la guerra contro la Russia. Senza USA e NATO
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