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Sorveglianza

La «Psicosi di formazione di massa» utilizzata dai governi come strumento di controllo della popolazione

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Le affermazioni del dottor Robert Malone sulla «formazione di psicosi di massa» («mass formation psychosys») nel contesto della pandemia di COVID-19 sono state forse ciò che più ha colpito l’audience internazionale del lungo podcast (circa 3 ore) che Malone ha tenuto con Joe Rogan.

 

Il termine è ripreso da uno studio dello psicologo belga Matthias Desmet, il quale ha fatto sapere a Malone di preferire omettere la parola «psicosi», magari sostituendola con «ipnosi». Il significato non cambia.

 

I giornali, i fact-checker delle agenzie di stampa, serque di professori di seconda o terza fila si sono spinti a scrivere – incredibile davvero – che non ci sono segni di questo fenomeno nella società, che il termine è improprio. Che siamo arrivati a smentire perfino le analisi storico-psicologiche la dice lunga in che razza di mondo ci sta toccando di vivere.

 

Tuttavia, vi sono prove concrete che tale analisi possa essere pienamente corretta

 

Paul Joseph Watson di Summit News sottolinea il fatto che le autorità del Regno Unito hanno ammesso di aver utilizzato metodi «totalitari» di «controllo mentale» per instillare paura nella popolazione.

 

In Canada, i militari hanno anche ammesso di aver lanciato una campagna di operazioni psicologiche contro la propria gente al fine di manipolarla per renderla conforme alle restrizioni e agli obblighi di COVID-19.

 

Durante il suo podcast con Joe Rogan, che seguiva di un giorno il suo definitivo ban da Twitter, Malone ha spiegato come la popolazione globale fosse manipolata per farla rimanere in uno stato costante di ansia isterica attraverso la formazione di psicosi di massa.

 

Il paragone va, ovviamente, ai passati esempi di società che hanno abbracciato il totalitarismo.

 

«Cosa diavolo è successo alla Germania negli anni ’20 e ’30? Popolazione molto intelligente e altamente istruita, e sono diventati pazzi che abbaiavano. E come è successo? La risposta è la formazione di psicosi di massa»

«Cosa diavolo è successo alla Germania negli anni ’20 e ’30? Popolazione molto intelligente e altamente istruita, e sono diventati pazzi che abbaiavano. E come è successo?» aveva chiesto Malone durante il programma di Joe Rogan.

 

«La risposta è la formazione di psicosi di massa». Il dottor Robert Malone suggerisce  quindi che stiamo vivendo una sorta di impazzimento collettibo. Una pazzia che, però, ha del metodo.

 

«Quando hai una società dove gli individui sono disaccoppiati gli uni dagli antri e hai un’ansia fluttuante, nel senso che le cose non hanno senso (…) e quindi l’attenzione delle persone viene focalizzata da un leader o da una serie di eventi su un piccolo punto, proprio come l’ipnosi, vengono letteralmente ipnotizzati e possono essere condotti ovunque», ha spiegato l’inventore della tecnologia vaccinale mRNA.

 

«E uno degli aspetti di quel fenomeno è che le persone che identificano come i loro leader, quelle che in genere entrano e dicono che hai questo dolore e io posso risolverlo per te. Io e solo io», ha ulteriormente spiegato Malone. «Allora seguiranno quella persona. Non importa se gli hanno mentito o altro. I dati sono irrilevanti».

 

«L’attenzione delle persone viene focalizzata da un leader o da una serie di eventi su un piccolo punto, proprio come l’ipnosi, vengono letteralmente ipnotizzati e possono essere condotti ovunque»

«Avevamo tutte quelle condizioni. Se ricordi che prima del 2019 tutti si lamentavano, il mondo non ha senso e siamo tutti isolati l’uno dall’altro».

 

«Poi è successa questa cosa e tutti si sono concentrati su di essa», ha affermato Malone, osservando: «È così che accade la psicosi di massa ed è quello che è successo qui».

 

Il riassunto di Malone su come le autorità sanitarie hanno colto la minaccia unificante della pandemia di COVID-19 e ne hanno esagerato il filo per creare un’isteria di massa è supportato da dettagli trapelati su come il governo del Regno Unito ha manipolato la sua popolazione durante i primi giorni della pandemia.

 

Come rivelato per la prima volta dall’autrice e giornalista Laura Dodsworth, gli scienziati nel Regno Unito che lavorano come consulenti per il governo hanno ammesso di aver utilizzato quelli che ora ammettono essere metodi «non etici» e «totalitari» per instillare paura nella popolazione al fine di controllare il comportamento durante la pandemia.

 

 

«L’uso della paura per controllare il comportamento nella pandemia di COVID è stato “totalitario”, ammettono gli scienziati».

«L’uso della paura per controllare il comportamento nella pandemia di COVID è stato “totalitario”, ammettono gli scienziati».

 

Il London Telegraph ha riportato i commenti fatti dai membri del Scientific Pandemic Influenza Group on Behavior (SPI-B), un sottocomitato del Scientific Advisory Group for Emergencies (SAGE), il principale gruppo consultivo scientifico del governo.

 

Il rapporto cita un briefing del marzo 2020, quando è stato decretato il primo lockdown, in cui si affermava che il governo dovrebbe aumentare drasticamente «il livello percepito di minaccia personale» rappresentato dal virus perché «un numero considerevole di persone non si sente ancora sufficientemente minacciato personalmente».

 

Uno scienziato della SPI-B ammette che «a marzo [2020] il governo era molto preoccupato per la conformità e pensava che le persone non avrebbero voluto essere messe in lockdown. Ci sono state discussioni sulla necessità della paura per incoraggiare la conformità e sono state prese decisioni su come aumentare la paura».

 

«Il modo in cui abbiamo usato la paura è distopico»

Lo scienziato senza nome aggiunge che «il modo in cui abbiamo usato la paura è distopico».

 

Lo scienziato ha inoltre confessato che «l’uso della paura è stato decisamente eticamente discutibile. È stato come uno strano esperimento. Alla fine, si è ritorto contro perché le persone sono diventate troppo spaventate».

 

Un altro scienziato separato della sottocommissione ha affermato: «potresti chiamare la psicologia ‘controllo mentale’. Questo è quello che facciamo… chiaramente cerchiamo di farlo in modo positivo, ma in passato è stato usato in modo nefasto”.

 

Un altro scienziato ha avvertito che «dobbiamo stare molto attenti all’autoritarismo che si sta insinuando», aggiungendo che «le persone usano la pandemia per prendere il potere e superare cose che non accadrebbero altrimenti».

 

«Chiaramente, usare la paura come mezzo di controllo non è etico. Usare la paura sa di totalitarismo. Non è una posizione etica per nessun governo moderno»

«Chiaramente, usare la paura come mezzo di controllo non è etico. Usare la paura sa di totalitarismo. Non è una posizione etica per nessun governo moderno» ha detto un membro del SPI-B

 

Secondo l’articolo, un altro ricercatore del gruppo ha riconosciuto che «senza un vaccino, la psicologia è la tua arma principale», aggiungendo che «la psicologia ha avuto un’epidemia davvero buona, in realtà».

 

Un altro scienziato del sottocomitato ha affermato di essere stato «sbalordito dall’armamento della psicologia comportamentale» nell’ultimo anno e ha avvertito che «gli psicologi non sono sembrati accorgersi quando ha smesso di essere altruista ed è diventato manipolativa».

 

«Hanno troppo potere e li inebria», ha ulteriormente avvertito lo scienziato.

 

«Gli psicologi non sono sembrati accorgersi quando la psicologia comportamentale ha smesso di essere altruista ed è diventato manipolativa»

Oltre alla risposta del governo del Regno Unito, è stato anche rivelato che l’esercito canadese ha lanciato un programma di operazioni psicologiche contro i propri cittadini nei primi giorni della pandemia, con l’ordine di amplificare i messaggi del governo e “scacciare la disobbedienza civile”.

 

 

«I leader militari canadesi hanno visto la pandemia come un’opportunità unica per testare le tecniche di propaganda su un pubblico ignaro», ha riferito il giornale Ottawa Citizen.

«I leader militari canadesi hanno visto la pandemia come un’opportunità unica per testare le tecniche di propaganda su un pubblico ignaro», ha riferito il giornale Ottawa Citizen.

 

Nel frattempo, dopo i primi tentativi di seppellire del tutto il termine, Google sta ora truccando disperatamente i suoi risultati di ricerca per restituire solo articoli negativi sulla «psicosi di massa» e sul dottor Malone.

 

Questo screenshot di Google presenta una scritta che non si era  mai vista prima: «Sembra che questi risultati cambino rapidamente».

 

 

 

Anche nel nostro Paese non sono mancati gli episodi in cui la manipolazione massiva è stata rivendicata

Nessuno prima d’ora, aveva mai visto questa dicitura sul motore di ricerca, che puntualizza in modo ancora più inedito «se si stratta di un argomento nuovo, a volte può essere necessario del tempi prima che i risultati vengano aggiunti da fonti affidabili». Cosa? E noi che pensavamo che Google presentasse semplicemente dei risultati, lasciando il giudizio sull’affidabilità agli utenti.

 

Il primo risultato dato per la ricerca da Google è comunque un articolo della rivista Forbes contro il dottor Malone. Il livello di manipolazione – di censura, di psicopolizia – raggiunge qui vette mai viste prima.

 

E l’Italia?

 

Anche nel nostro Paese non sono mancati gli episodi in cui la manipolazione massiva è stata rivendicata, come quando, durante il lockdown dell’aprile 2020, il sottosegretario alla presidenza dell’Emilia Romagna, disse pubblicamente: «abbiamo detto quindi no l’attività motoria in generale non perché rappresenti il primo fattore di contagio, ma perché volevamo dare il senso che il regime delle restrizioni dentro cui eravamo in particolare all’inizio del mese di marzo doveva essere molto severo e molto stringente per tutti».

 

Siamo dentro ad un grande esperimento: di farmaceutica genica e anche di ingegneria sociale

In pratica, la realtà epidemica (il «fattore di contagio») nella scelta politica contava meno della necessità di modificazione comportamentale del popolo, a cui bisogna istillare un «senso» del «regime delle restrizioni» che deve «essere severo e molto stringente». Non virus: psicologia di massa.

 

 

Siamo dentro ad un grande esperimento: di farmaceutica genica e anche di ingegneria sociale.

 

Un esperimento condotto crudelmente sulla psiche di milioni, miliardi di individui, l’esperimento Milgram elevato all’ennesima potenza.

 

 

 

Sorveglianza

La Corea testa la tecnologia di riconoscimento facciale per le persone persone positive al COVID

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Utilizzando oltre 10.000 telecamere di sorveglianza, i funzionari di una città coreana vogliono provare la tecnologia di riconoscimento facciale per spiare le persone positive al COVID-19, monitorando i loro movimenti e assicurandosi che indossino mascherine.

 

Il programma pilota, lanciato nella città di Bucheon (non lontano dalla capitale Seoul), prevede una forma di tracciamento altamente invasiva.

 

 Il programma prevede l’uso di Intelligenza Artificiale in grado di analizzare i dati visuali da parte dell’immenso numero di telecamere

 Il programma prevede l’uso di Intelligenza Artificiale in grado di analizzare i dati visuali da parte dell’immenso numero di telecamere.

 

Il New York Times riferisce che i «dettagli del sistema in fase di test in Corea del Sud sono stati delineati in una proposta della città di Bucheon che è stata approvata a febbraio dal Ministero federale della scienza e della tecnologia dell’informazione e delle comunicazioni».

 

Il massiccio schema di sorveglianza integrerà quello che Reuters ha definito «un aggressivo sistema di tracciamento dei contatti ad alta tecnologia» già in atto in Corea del Sud, che «raccoglie i registri delle carte di credito, i dati sulla posizione dei cellulari e i filmati delle telecamere a circuito chiuso, tra le altre informazioni personali».

 

«Anche se non acconsentono, il sistema può comunque rintracciarli usando la loro silhouette e i loro vestiti»

Per attuare il programma di face recognition, i funzionari utilizzeranno un ampio catalogo di fotografie personali per identificare i residenti e tenteranno di modificare la programmazione tecnologica per superare la difficoltà di identificare correttamente le persone i cui volti sono parzialmente coperti da mascherine.

 

L’esistenza e l’uso di un ampio database di fotografie personali accessibile dal governo ha sollevato evidenti problemi di privacy. I funzionari di Bucheon hanno affermato in una proposta che le persone devono acconsentire a inviare le proprie foto e informazioni prima che i dati possano essere utilizzati. 

 

Tuttavia, Reuters ha riferito che, secondo un funzionario, «anche se non acconsentono, il sistema può comunque rintracciarli usando la loro silhouette e i loro vestiti».

 

Nel frattempo, non è chiaro quali incentivi o pressioni i funzionari utilizzeranno per incoraggiare il consenso a utilizzare il software di riconoscimento facciale completo.

 

L’uso da parte della Corea del Sud di sistemi di sorveglianza ad alta tecnologia per rintracciare le persone, apparentemente per rallentare la diffusione del COVID-19, è stato denunciato come una discesa nel totalitarismo simile al 1984. Un parlamentare del partito di opposizione in Corea del Sud ha detto a Reuters che il programma è «assolutamente sbagliato».

 

L’uso di software antropometrici connessi a maxi-sistemi di sorveglianza visiva è, come noto, parte cospicua del sistema di sorveglianza (e repressione) messo in atto dalla Cina, che pure esporta ad altri governi queste tecnologie – e queste politiche.

«Il piano del governo di diventare un Grande Fratello con il pretesto del COVID è un’idea neo-totalitaria», ha affermato Park Dae-chul, un legislatore del partito coreano Potere dei Nazionali.

 

«È assolutamente sbagliato monitorare e controllare il pubblico tramite telecamere a circuito chiuso utilizzando i soldi dei contribuenti e senza il consenso del pubblico».

 

Come riportato da Renovatio 21, sistemi avanzati di face recognition sono stati promossi in tutto il mondo.

 

L’uso di software antropometrici connessi a maxi-sistemi di sorveglianza visiva è, come noto, parte cospicua del sistema di sorveglianza (e repressione) messo in atto dalla Cina, che pure esporta ad altri governi queste tecnologie – e queste politiche.

 

Un programma di riconoscimento facciale basato su un sistema di telecamere pubbliche è stato implementato ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti.

 

Non è chiaro quale uso ne stia facendo l’Italia. Parrebbe che algoritmi di face recognition siano stati utilizzati in casi recenti. Lo status legale, ed etico, di tali sistemi (che sono sempre più veloci, efficaci ed economici, come mostra il caso del controverso software ClearviewAI) non pare essere ancora stato pienamente discusso dal Paese

In Argentina, il riconoscimento facciale in tempo reale è stato utilizzato per dare la caccia a bambini sospettati di essere criminali, portando a numerosi arresti errati.

 

In Gran Bretagna è stata proposto l’uso di sistemi di face recognition per permettere l’ingresso nei pub solo alle persone vaccinate.

 

I dubbi etici sull’uso di questa tecnologia hanno fatto sì che, già prima della pandemia, alcune grandi aziende informatiche americane riconsiderassero il suo uso.

 

Non è chiaro quale uso ne stia facendo l’Italia. Parrebbe che algoritmi di face recognition siano stati utilizzati in casi recenti. Lo status legale, ed etico, di tali sistemi (che sono sempre più veloci, efficaci ed economici, come mostra il caso del controverso software ClearviewAI) non pare essere ancora stato pienamente discusso dal Paese.

 

 

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Oligarcato

Tutti i Paesi stanno riaprendo, tranne l’Italia. Perché?

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Lo avrete letto, anche qui da noi. Perfino l’Irlanda, perfino la Repubblica Ceca, annunciano, di botto, che le restrizioni pandemiche spariranno, che gli obblighi vaccinali verranno sospesi, etc.

 

La Spagna, un po’ sottotono, si era lanciata ancora giorni fa dicendo di voler trattare il COVID come un’endemia, cioè una malattia ciclicamente inevitabile, come l’influenza.

 

Poi è arrivata la Gran Bretagna, il Paese che più di ogni altro ha sofferto la follia del lockdown, con metà del 2021 passato dai sudditi di sua Maestà ai domiciliari. Avevamo registrato su Renovatio 21 la voglia di sbaraccare già dalla storia dei test PCR, che ora si devono evitare per ordine del governo.

 

Poi è arrivato Boris Johnson a dire che green pass, mascherine, telelavoro sono finiti, perfino è in dubbio l’obbligo vaccinale per i lavoratori sanitari. Tutto cadrà il 24 marzo, a poche ore dal solstizio di primavera. Non è la prima volta che Johnson fa un’inversione a U, ricorderete che due anni fa partì con lo spirito tragico e antico del «preparatevi a perdere i vostri cari»: lo intubarono, sia fisicamente, sia con le previsioni catastrofiche dell’Imperial College, lautamente pagato da Bill Gates, che adesso frequenta stabilmente BoJo.

 

Ora Johnson è nel mezzo di uno scandalo di cospicue dimensioni: sono uscite nel foto del party a Downing Street mentre il resto del Paese era in lockdown totale. Vero: ha chiesto scusa in Parlamento. Tuttavia, c’è pure la questione della figlia neonata, 6 settimane, risultata positiva. Un paio di mesi fa sarebbe stato un dramma internazionale, la prova provata che bisognava richiudere tutto e vaccinare forzatamente chiunque sino alla millesima dose. Invece Johnson procede dritto: apre tutto.

 

Il caso ancora più enigmatico è quello della Francia:  il presidente Macron non più di qualche giorno fa aveva detto di voler «emmerder» (che si traduce «rompere i coglioni», ma che semanticamente contiene l’idea del «riempire di feci») i non vaccinati. Giovedì scorso il primo ministro Castex, che fino a ieri si perdeva nei labirinti dei green pass ferroviari, dichiara urbi et orbi che le restrizioni nelle prossime settimane spariranno.

 

È pacchia: entro la metà di febbraio, quando il governo francese ha dichiarato di aspettarsi il picco dell’ondata Omicron, i locali notturni potranno riaprire e le persone potranno nuovamente mangiare e bere in ambienti come cinema e stadi.

 

Abbiamo capito bene, le discoteche? Eravamo rimasti alla pazzia, riportata da Renovatio 21, per cui le discoteche in Francia venivano chiuse, mentre i club per scambisti no: a dichiarare questa misura in conferenza stampa erano stati lo stesso premier Castex e il suo ministro della Salute Olivier Véran, lo Speranza francese. Anche questo paradosso è un ricordo, che svanisce per sempre. Puff! 

 

Forse è un ordine della Centrale delle Centrali, del manovratore in persona: «basta così, abbiamo già ciò che ci serve»

Addirittura, i ministri francesi giovedì hanno presentato una timeline di riapertura, anche se – nota bene – lasciano non detta la data della fine di divieto di ingresso nei luoghi pubblici per non vaccinati, che parte questo lunedì.

 

«Applicheremo il pass vaccinale per tutto il tempo necessario, ma non più del necessario», ha dichiarato in conferenza stampa il ministro della Salute Véran. Furbetti. Sul perché, più sotto ci arriviamo.

 

Aggiungiamo alla lista, sia pure con modalità differenti, gli USA. Gli obblighi vaccinali federali di Biden sono stati rigettati (con l’eccezione, codarda, dell’obbligo per i sanitari) dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. L’arzillo Biden non sembra voler farci sopra una guerra – la guerra, a dire il vero, ora vuole farla alla Russia, magari con le atomiche. L’obbligo riguardava le grandi aziende, che avrebbero dovuto costringere i dipendenti alla siringa sperimentale mRNA. Ebbene, oggi Starbucks, non certo un avamposto della destra trumpiana, ha rinunciato ad obbligare i dipendenti al siero genico. Ha 350 mila dipendenti.

 

Il castello di carte sta crollando, un po’ ovunque. È una demolizione controllata? Parrebbe di sì. Qualcosa è cambiato. Forse una presa di coscienza collettiva da parte di politici e amministratori: la situazione è sfuggita di mano, se continuiamo così casca tutto.

 

O forse è un ordine della Centrale delle Centrali, del manovratore in persona: «basta così, abbiamo già ciò che ci serve».

 

«Abbiamo iniettato sostanze nel corpo di miliardi di persone. Abbiamo capito che con l’emergenza possiamo prenderci tutti i loro diritti, ridurli in schiavitù – e la situazione rimarrà così. Abbiamo ucciso un numero congruo di anziani inutili, abbiamo spaventato a morte gli adulti, abbiamo compromesso per sempre la psiche di un’intera generazione di bambini, abbiamo sottomesso biologicamente e elettronicamente tutta la popolazione».

 

«Abbiamo compreso», dice sempre il padrone del vapore, «che dell’umanità possiamo fare quello che vogliamo, ora infatti la resetteremo, la sfoltiremo, la riprogetteremo. Quindi, adesso, per favore, riaprite un attimo le gabbie. E fateli respirare! Insomma, a tutto c’è un limite, pòre bestie»

«Abbiamo compreso», dice sempre il padrone del vapore, «che dell’umanità possiamo fare quello che vogliamo, ora infatti la resetteremo, la sfoltiremo, la riprogetteremo. Quindi, adesso, per favore, riaprite un attimo le gabbie. E fateli respirare! Insomma, a tutto c’è un limite, pòre bestie».

 

Sì, potrebbe essersi trattato di un attacco di pietà animalista nei nostri confronti da parte del Padrone del Mondo.

 

Fosse così, non si spiegherebbe comunque quello che sta succedendo in Italia. Perché, se è vero che tutto il mondo sta riaprendo, l’Italia va in direzione contraria. Ma perché?

 

Per rispondere, vogliamo ricordarci del 2008. Quando scoppiò la bolla dei subprime, crollarono una quantità di banche europee – in special modo, la catastrofe raggiunse le banche del Land tedeschi, quelle piccole e un po’ oscure, non dissimili dalle nostre vecchie popolari: ebbene, il disastro fece sì che lo Stato germanico tirasse fuori miliardate per salvare i suoi preziosi banchi locali, che, come in Italia, immaginiamo fossero una grande mangiatoia di voti con cui non scherzare.

 

Tutto il sistema bancario tedesco fu salvato con danaro del contribuente. Tanto, tanto danaro. «Hypo Real Estate, Commerzbank e altre grandi banche sono state salvate con massicci iniezione di capitale pubblico. Si calcola che lo Stato ha versato nelle casse degli istituti tedeschi circa 500 miliardi di euro», scriveva nel 2013 Il Sole 24 ore.

 

500 miliardi. Mezzo trilione.

 

Le stesse banche tedesche, e francesi, finirono invischiate nel collasso finanziario della Grecia, dove avevano investito senza tener conto della situazione.

 

È bene a questo punto ricordare che l’Italia, a differenza non solo della Germania, ma anche di tanti altri Paesi dell’Eurozona, non dovette intervenire con denaro pubblico per salvare le banche – al massimo, c’era il circo masso-piddino che ogni tanto buttava lì qualche miliardo per il Monte dei Paschi, ma sono storie diverse, e poi a quelle ci siamo abituati.

 

Il significato di tutto questo: le banche italiane, tutto sommato, sono solide. Gli italiani hanno ancora tanti risparmi messi via – e questo nonostante l’obliterazione delle popolari, peraltro anche quella, sussurra a denti stretti qualcuno, è una storia di subalternità italiana con un ordine partito da Francoforte.

 

Nel 2021 ha visto l’esplosione di un altro crack bancario tedesco. «Ora 50 città temono il collasso… timori su 500 milioni di euro di clienti istituzionali, principalmente Comuni, che potrebbero dover dire ai cittadini di aver perso i loro soldi».

 

Sempre di recente, la disintegrazione della società tecnologico-finanziaria Wirecard, che bloccò carte di credito anche in Italia. I parlamentari di opposizione al Bundestag accusarono l’allora ministro delle finanze, ora cancelliere, Olaf Scholz, che non per niente, vista la quantità di scandali finanziari in cui è incappato nella sua carriera (uscendone sempre miracolosamente indenne), viene chiamato «Scholzomat».

 

Del resto Germania, che fa la morale a tutti, nello scorso secolo ha fatto default tre volte…

 

E poi c’è la storia, più esoterica, dell’oro tedesco di Fort Knox, che dicevano potesse essere sparito: la FED si era rifiutata di mostrarlo ai tedeschi… La situazione negli anni forse si è risolta, Tuttavia ci preme dire che questi problemi l’Italia non li ha avuti, e rimane il terzo Paese al mondo per riserve auree: 2.451,8 tonnellate.

 

Insomma, avete capito dove vogliamo andare a parare.

 

L’Italia, indebolita, divisa, è un tesoro a cielo aperto senza più nessuno che faccia da guardia – né partiti, né sistemi industriali, né militari, nemmeno gruppi criminali seri e motivati, niente

L’Italia, indebolita, divisa, è un tesoro a cielo aperto senza più nessuno che faccia da guardia – né partiti, né sistemi industriali, né militari, nemmeno gruppi criminali seri e motivati, niente.

 

Da papparsi ci sono certo le banche. Ma non solo quelle. Tempo fa si è detto che Bill Gates voleva comprarsi l’hotel più antico di Venezia, il Danieli ma sembra che l’accordo sia sfumato. Tuttavia il pattern è quello: palazzi, pezzi di costa, intere città, potrebbero essere vendute a prezzo di saldo. Lo Stivale come grande outlet.

 

E poi ancora: pensiamo a gioielli industriali come Leonardo-Finmeccanica, che produce tecnologia, anche militare, di altissimo livello, quasi 14 miliardi di fatturato, utile nel 2020 a 243 milioni, 50 mila dipendenti, una produzione pazzesca di elicotteri, cannoni, aerei, satelliti, radar, un portafoglio clienti in 150 Paesi. Il maggior azionista è il MEF: il ministero dell’Economia e delle Finanze. Chi, nel mondo, non vorrebbe mettere le mani sopra ad un simile ben di Dio? Soprattutto, a prezzi di liquidazione – perché questo Paese, lo stata vedendo in real time, si sta liquefacendo.

 

C’è anche Fincantieri. 5 miliardi di fatturato, la produzione di transatlantici, traghetti, yacht, navi mercantili, petroliere, portacontainer,  navi da crociera, piattaforme petrolifere, e poi, soprattutto, navi militari, portaerei, sommergibili. È controllata 71,6% dalla Cassa Depositi e Prestiti.

 

Avete compreso: due aziende di valore immenso, finanziario e strategico. E non sono le uniche. Non ci soffermeremo a parlare di ENI, ENEL, SNAM. Una parte di esse è ancora dello Stato italiano.

 

Abbiamo, in Italia tesori immensi. A partire dal risparmio privato, per il quale anni e anni di tecnocrati hanno cercato di colpevolizzare le famiglie lavoratrici: avete risparmiato perché lo Stato intanto si indebitava… siete voi la causa del debito pubblico… siete colpevoli delle disgrazie del presente, piccoli risparmiatori!

Abbiamo, in Italia tesori immensi. A partire dal risparmio privato, per il quale anni e anni di tecnocrati hanno cercato di colpevolizzare le famiglie lavoratrici e risparmiatrici: avete risparmiato perché lo Stato intanto si indebitava… siete voi la causa del debito pubblico… siete colpevoli delle disgrazie del presente, piccoli risparmiatori! Sarete schiacciate, formichine italiane! Ce lo hanno detto in coro tanti ministri, economisti, tutti magari con un piedino a Bruxelles, a Londra, a Francoforte, a Nuova York. Cioè, da dove partono gli squali.

 

Ora, potremmo essere davanti esattamente a questo fenomeno.

 

Del resto, i personaggi sono gli stessi dell’ultima grande svendita italiana, quando il Paese era, come adesso, sprotetto, dopo che la politica era stata spazzata via dalle inchieste giudiziarie milanesi.

 

Un personaggio, in particolare. Mario Draghi. Quello che, senza voti, senza partito, è premier – con tutti i politici ai suoi piedi. Quello che diventerà forse Presidente della Repubblica. O forse no. È comunque indifferente: il lavoro lo porterà a compimento comunque.

 

Conoscerete la storia del Britannia, lo yacht della Regina Elisabetta, che arrivò il 2 giugno 1992 a Civitavecchia. Un gruppo di grandi player della finanza londinese erano a bordo: l’Italia aveva appena lanciato una serie di privatizzazioni per fare cassa in un momento disperato (erano i giorni, oltre che di Tangentopoli, della strage di Capaci e soprattutto della firma del Trattato di Maastricht).

 

A bordo del panfilo, a presentare la grande occasione dell’Italia in svendita c’era Mario Draghi.

 

«Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità. Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico» Mario Draghi sul panfilo Britannia, 1992

«Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità. Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico» esordì il futuro presidente BCE e premier. I British Invisibles erano un gruppo di investitori inglesi, con un nome francamente fichissimo.

 

«Lasciatemi sottolineare ancora che non dobbiamo fare prima le principali riforme e poi le privatizzazioni. Dovremmo realizzarle insieme. Di certo, non possiamo avere le privatizzazioni senza una politica fiscale credibile, che – ne siamo certi – sarà parte di ogni futuro programma di governo, perché l’aderenza al Trattato di Maastricht sarà parte di ogni programma di governo» disse il Draghi sul Britannia, concatenando la questione delle privatizzazioni, cioè delle svendite, con la cieca fede nell’Unione Europea, di cui anni dopo diverrà arconte finanziario nella Torre di Francoforte.

 

Nel 1992 il decreto 333 trasformò in Società per azioni le aziende di Stato IRI, ENI, INA ed ENEL.

 

Il 12 agosto dello stesso anno diventa una Spa anche Ferrovie dello Stato.

 

Nel 1993 venne quindi privatizzato il gruppo SME (che aveva in pancia aziende come Autogrill, Cirio, Supermercati GS e marchi come Pavesi, Motta, Alemagna).

 

Sempre nel 1993, Carlo Azeglio Ciampi (il mentore di Draghi) però la dismissione della quota del Tesoro nei colossi nazionali Banca Commerciale Italiana, Credito italiano, IMI, STET, ENEL, AGIP, INA.

 

E quindi, si tratta di questo? Privatizzazioni? Svendite? Banche? Le grandi aziende semi-statali sopravvissute? Non ci molleranno fino a che qualche squalo – Paese, gruppo d’affari o singolo speculatore che sia – si papperà il boccone? Si tratta solo della solita rapina internazionale al contribuente italiano? Forse no

Nel 2000 l’ENI vendette i suoi immobili al fondo americano Whitehall per una cifra di 3000 miliardi di lire. Whitehall Street International, altro non era che il fondo immobiliare di Goldman Sachs, la grande banca di investimento di Nuova York che il giornalista Matt Taibbi definì con precisione come «un grande calamaro vampiro che avvolge il volto dell’umanità, incastrando incessantemente il suo becco di sangue in tutto ciò che odora di denaro».

 

È proprio in Goldman Sachs che il 28 gennaio 2002 il Draghi è nominato Vice Chairman e Managing Director. Non è il solo euro-burocrate finito poi a Palazzo Chigi a passare per gli uffici della discussa Banca d’affari USA: tra il 2005 e il 2011 ha lavorato per Goldman anche Mario Monti, la cui ascesa governativa del 2011 è sembrata a molti una prova generale di quello che stiamo vivendo nel 2021.

 

E quindi, si tratta di questo? Privatizzazioni? Svendite? Banche? Le grandi aziende semi-statali sopravvissute? Non ci molleranno fino a che qualche squalo – Paese, gruppo d’affari o singolo speculatore che sia – si papperà il boccone? Si tratta solo della solita rapina internazionale al contribuente italiano (stile Soros 1992: al Tesoro c’era sempre l’Obi-wan Kenobi di Draghi, Carlo Azeglio Ciampi)?

 

Forse no. Forse c’è molto di più.

 

L’Italia è il Paese in cui il nuovo sistema biopolitico ha fatto il passo più lungo: quel sistema dove i diritti sono subordinati all’obbedienza dell’individuo, dove il suo movimento è tracciabile, dove la Costituzione è stata quasi dichiarata pubblicamente superata, dove la democrazia si è rovesciata in schiavitù: stiamo parlando del green pass

L’Italia è il Paese in cui il nuovo sistema biopolitico ha fatto il passo più lungo: quel sistema dove i diritti sono subordinati all’obbedienza dell’individuo, dove il suo movimento è tracciabile, dove la Costituzione è stata quasi dichiarata pubblicamente superata, dove la democrazia si è rovesciata in schiavitù: stiamo parlando del green pass.

 

Come abbiamo ripetuto qui diverse volte, il green pass resterà ben oltre la pandemia, tanto che è stato preparato da ben prima di essa: sulla piattaforma del green pass correrà l’euro digitale.

 

Il green pass servirà a controllare che obbediate anche alle prossime emergenze. L’emergenza climatica. L’emergenza fiscale. L’emergenza informatica. L’emergenza inflattiva. L’emergenza energetica. La vostra libertà sarà contenuta nella piattaforma elettronica di cui il vostro telefonino è il terminale: cioè, di cui voi stessi siete i terminali.

 

Non è possibile buttare via una simile ricchezza: la popolazione si è sottomessa a questo censo digitale che limita i suoi diritti costituzionali (e oltre: quelli prepolitici, umani, biologici), la popolazione è schedata – tutta. La popolazione è pronta, sicuramente, ad accettare che nella stessa applicazione vi corra l’euro elettronico – cioè la propria schiavitù economica ed esistenziale più intima.

 

Con esso lo Stato neototalitarista – il Moloch biosecuritario digitale, la nuova realtà di sorveglianza elettronica continua, onnipervadente – sarà completo. Con esso il consorzio umano può essere resettato e riprogrammato a piacere: già lo è. Il Grande Reset è qui, da molti mesi.

 

Non è possibile buttare via una simile ricchezza: la popolazione si è sottomessa a questo censo digitale che limita i suoi diritti costituzionali (e oltre: quelli prepolitici, umani, biologici), la popolazione è schedata – tutta. La popolazione è pronta, sicuramente, ad accettare che nella stessa applicazione vi corra l’euro elettronico – cioè la propria schiavitù economica ed esistenziale più intima

Se vi lamentate per il nuovo DCPM in cui sarebbero inseriti i controlli a tampone su coloro che senza green pass potrebbero andare al supermercato a comperare «beni non essenziali», non avete capito cosa si potrà fare con l’euro digitale: semplicemente, non ve lo faranno acquistare.

 

Il non vaccinato non potrà comprare il quaderno per suo figlio. E non è detto che la birra, o il salmone, siano «beni essenziali». Non lo decidete voi, cosa è essenziale: e vi sarà specificato alla cassa, dove il vostro soldo, per quel prodotto, non funzionerà.

 

Domani, con il denaro digitale – il denaro «programmabile» il diabetico e l’obeso non potranno comperare la Nutella. Il numero di sigarette potrebbe essere contingentato attraverso un limite personale di spesa. L’alcol, pure. Potrebbero decidere che per emergenza – magari per il clima, non più per il virus – non potete più spostarvi, un altro lockdown.

 

Se riuscirete a trovare modo di andare in un’altra città, qui il vostro danaro non funzionerà, perché sarà geolocalizzato.

 

Le multe vi verranno prelevate direttamente dal conto – nel rovesciamento dello Stato di diritto, prima sei condannato, e poi, magari, se hai tempo e danaro, nel caso farai ricorso.

 

E, gran finale, ci sarà il momento in cui, magari su ordine di un algoritmo, il tuo danaro verrà «spento» e basta: perché hai trasgredito (in Cina, con il sistema del credito sociale, basta un commento critico del governo che ti scappa in rete…), perché hai fatto qualcosa che non va (per la salute, per l’ambiente, per il fisco, per la tolleranza verso le minoranze riconosciute ufficialmente), per qualsiasi motivo si inventeranno.

 

Quindi: l’esperimento Italia non può essere buttato così.

 

Possono riaprire tutto, anche lasciare che le persone si infettino (ricorderete le proposte toscane di non sospendere il green pass ai vaccinati positivi…), ma non possono mollare il green pass, che è l’elemento centrale della società del futuro che l’oligarcato sta costruendo: controllo e sottomissione

Possono riaprire tutto, anche lasciare che le persone si infettino (ricorderete le proposte toscane di non sospendere il green pass ai vaccinati positivi…), ma non possono mollare il green pass, che è l’elemento centrale della società del futuro che l’oligarcato sta costruendo: controllo e sottomissione. Costanti, onnipresenti.

 

È per questo motivo che fanno sorridere le parole dei ministri francesi che riportavamo sopra: dicono che riaprono tutto, perfino le discoteche, e proprio nel momento del picco. Ma il pass deve restare.

 

Finché l’Italia non si ribellerà al green pass, nessuna restrizione verrà veramente levata. Del resto, nessuno di voi in questo momento è libero. Né il vaccinato, né il bivaccinato, il trivaccinato, il guarito, l’esentato (rara avis). Nessuno lo è, perché la vostra libertà, che si traduce tristemente in un documento elettronico da film distopico, è a tempo determinato.

 

Riapriremo quando avremmo resettato – noi – il sistema

Immaginate di dovervi sposare con qualcuno che vi dice: «ti sposo, ma a giugno ci lasciamo, a meno che non ti sottometti, e fai quello che dico io, magari un’altra sprizza di mRNA nel deltoide, magari qualcos’altro che ti chiederò, e tu dovrai obbedire». La maggior parte delle persone ha accettato questo matrimonio. Lo Stato non è solo vostro sposo, è vostro padre, è vostra madre, è soprattutto, concretamente, vostro socio. Siete entrati in questa relazione tossica, da sottoni disperati, e state continuando, senza vergogna.

 

Del resto vi chiedono una cosa semplice: obbedire. E voi continuate ad obbedire, nella speranza di dimenticarvi di tutto, come un alcolizzato attaccato alla bottiglia. Dimenticate dove siete finiti. Dimenticate che siete diventati degli schiavi, che si è installato un nuovo totalitarismo.

 

«Nessuno è uscito dal totalitarismo continuando ad obbedire» dice Kennedy.

 

Vi diciamo di più. Vi diciamo che dovete mettervela via: bisognerà combattere, e soffrire tantissimo.

 

Riapriremo quando avremmo resettato – noi – il sistema.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

 

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Sorveglianza

Geolocalizzazione COVID, a Ravenna è realtà. E dopo, cosa verrà?

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La notizia ha destato scandalo, la situazione è in

 

La Polizia locale di Ravenna, era emerso la settimana scorsa, aveva cominciato a fare controlli telefonici alle persone in quarantena chiedendo di inviare la propria posizione GPS ad un numero dettato durante la telefonata.

 

«Se la persona non vuole o non può mandarlo, sul posto si reca la pattuglia per il controllo “tradizionale”» riportava l’ANSA il 15 gennaio.

 

«Se la persona non vuole o non può mandarlo, sul posto si reca la pattuglia per il controllo “tradizionale”»

L’agenzia riportava anche le dichiarazioni del giovane sindaco ravennate Michele De Pascale, PD, rieletto al primo turno nell’ottobre 2021 con i voti della sinistra e del M5S. De Pascale è peraltro Presidente dell’Unione delle province d’Italia in carica.

 

«L’invio consenziente della propria posizione tramite lo smartphone offre al cittadino un’alternativa molto meno invasiva rispetto al controllo a domicilio» dice il primo cittadino del capoluogo romagnolo.

 

Si apprende che «l’isolamento domiciliare è una misura prevista dalla legge per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, si legge nella nota del Comune, e le disposizioni su sanzioni e controlli (art.4 decreto legge n.19 del 25 marzo 2020) prevedono che le misure siano eseguite anche dalla polizia municipale, in quanto agente di pubblica sicurezza, che possono recarsi al domicilio oppure optare per “ogni altra operazione tecnica».

 

«Dunque, sottolinea il sindaco, gli agenti contattano l’interessato sull’utenza contenuta negli elenchi che, quotidianamente, sono diramati dal Dipartimento di sanità pubblica agli enti preposti al controllo. Poi il colloquio telefonico consente di concordare la modalità più gradita di controllo. Alla persona viene data la possibilità di dimostrare la propria presenza al domicilio con l’invio del dato di posizione geografica del cellulare. Un dato “istantaneo”, che “non si protrae oltre il tempo dell’accertamento e non è soggetto a conservazione”. Insomma non c’è alcun “tracciamento generalizzato”».

 

Non abbiamo dubbi che si siano avuti molti casi, come dice il sindaco, di «invii consenzienti della propria posizione», specie di elettori del PD e dei grillini – ma non solo. Abbiamo visto come la popolazione, nell’incredibile stato di emergenza che stiamo vivendo ancora dopo due anni (ricordate? «due settimane per appiattire la curva…»), abbia risposto con grande docilità a qualunque cosa gli venisse chiesta.

 

Tuttavia, questa volta è successo qualcosa: il Garante della Privacy ha aperto un’istruttoria sul caso.

 

«Il Garante per la privacy ha aperto un’istruttoria ed ha inviato al Comune una richiesta di informazioni»

«Il Garante per la privacy ha aperto un’istruttoria ed ha inviato al Comune una richiesta di informazioni» ha scritto l’autorità romana, riportata da Il Resto del Carlino.

 

«Il Comune dovrà far pervenire all’Autorità ogni elemento utile alla valutazione del trattamento di dati personali effettuato, con particolare riferimento alle modalità del trattamento, descrivendo gli strumenti del sistema realizzato, incluse specifiche app per dispositivi mobili utilizzate; le finalità perseguite mediante la geolocalizzazione e i periodi di tempo e le modalità di conservazione dei dati raccolti, nonché il rispetto dei principi di proporzionalità e minimizzazione del trattamento».

 

«L’ente locale dovrà inoltre indicare le misure tecniche ed organizzative adottate per garantire un livello di sicurezza adeguato dei dati trattati e gli eventuali soggetti terzi destinatari dei dati acquisiti attraverso le funzioni di geolocalizzazione».

 

Anche l’opposizione si è fatta sentire. Il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale Renato Esposito ha dichiarato che «la misura adottata riveste profili di illegittimità giuridica oltre che una palese inopportunità politica (…) Tale inaccettabile pratica infatti, ricorda più i metodi stalinisti del KGB che quelli attuati in un regime di libera democrazia», riporta Ravenna Today.

 

I lettori di Renovatio 21 sanno che quella della geolocalizzazione degli quarantenati COVID non è una novità, ed è in uso nel Paese-guida della repressione pandemica: l’Australia.

 

I cittadini australiani sono infatti obbligati a fornire selfie geo-tracciabili alla polizia per dimostrare che stanno a casa in quarantena aderendo al protocollo pandemico

I cittadini australiani sono infatti obbligati a fornire selfie geo-tracciabili alla polizia per dimostrare che stanno a casa in quarantena aderendo al protocollo pandemico.

 

Nel protocollo dello Stato australiano del Victoria, «se i cittadini non rispondono al controllo come ordinato, ufficiali sanitari vengono inviati al loro indirizzo per infliggere punizioni» scriveva Renovatio 21 tre mesi or sono.

 

Ora, come inevitabile, come ripetuto da questo sito mille volte, il «modello» australiano non può che tracimare, essere esportato in tutto il mondo.

 

Il motivo è da ricercarsi in questione tecniche di politica profonda: l’Australia, non ha una carta dei diritti. Ciò ha permesso a Canberra di effettuare, ad esempio, un blocco totale nello spostamento delle persone, cittadini australiani o meno che fossero, in entrata e in uscita dal Paese.

 

Ora, anche sulla scorta del pensiero di Robert Kennedy jr., pare sempre più palese che la pandemia si configuri come un immane attacco alle democrazie costituzionali, cioè ad una delle basi dello Stato moderno, ossia l’impianto dei diritti del cittadino. Un semplice rovesciamento dei fondamenti filosofico-politici della società: non più lo Stato per il cittadino (garantito dai diritti), ma il cittadino per lo Stato (che ha potere pressoché assoluto, non più vincolato ai diritti del cittadino, nemmeno quelli fondamentali).

 

Pare sempre più palese che la pandemia si configuri come un immane attacco alle democrazie costituzionali, cioè ad una delle basi dello Stato moderno, ossia l’impianto dei diritti del cittadino. Un semplice rovesciamento dei fondamenti filosofico-politici della società: non più lo Stato per il cittadino (garantito dai diritti), ma il cittadino per lo Stato (che ha potere pressoché assoluto, non più vincolato ai diritti del cittadino, nemmeno quelli fondamentali)

Ai cittadini, ovunque, vengono ora negati diritti scritti chiaramente nelle Costituzioni. In USA, il diritto alla libera espressione, il diritto al giusto processo tramite una giuria di pari, diritti connessi alla sfera religiosa contenuti nel Bill of Rights (la «Carta dei diritti che contiene gli emendamenti alla Costituzione) sono stati sacrificati, ripete Kennedy, che parla di una «decostruzione della Costituzione» ad opera di Big Pharma.

 

Pensiamo anche alla Germania, che all’articolo uno (detto della «Protezione della dignità umana») recita: «(1) La dignità dell’uomo è intangibile. È dovere di ogni potere statale rispettarla e proteggerla. (2) Il popolo tedesco riconosce gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo». Come abbiamo visto, la Germania ora ha poliziotti che dicono ai manifestanti che questi non sono più esseri umani, e il relatore speciale ONU sulla tortura che si interessa dei casi delle violenze delle forze dell’ordine alle manifestazioni tedesche.

 

Oppure pensiamo all’Italia, dove – oltre alla libertà di cura sancita dall’articolo 32, ora al centro della discussione tra TAR e Consiglio di Stato, alla libertà di movimento dell’art. 16, alla libertà religiosa garantita dall’art. 19, etc.  – è calpestato in questo stesso momento l’articolo 1 della Carta, e da tutte le istituzioni, quello che fa basare (un po’ sovieticamente…) l’intera Repubblica sul lavoro, valore primario e fondante dello Stato italiano.

 

È chiaro che siamo in una situazione, non solo in Italia, dove il concetto stesso di «diritto» è stato abolito in favore di una sorta di giurisprudenza atomizzata, arbitraria e sentimentale dove chiunque decide quel che gli pare, purché sia nella direzione della segregazione pandemica: è il caso degli ospedali che, contra legem, rifiutano le persone non vaccinate, o addirittura non trivaccinate, contro i regolamenti e contro la Costituzione.

 

Ora, non c’è da stupirsi più di tanto se un sindaco – ricordandoci che i Ttattamenti sanitari obbligatori sono fenomeni rari che necessitano appunto la firma dei primi cittadini – attui una misura di controllo del genere.

 

Chi segue Renovatio 21 sa che, non solo in Cina, a Singapore, o negli Emirati, sono già in opera sistemi di sorveglianza molto più avanzati – e impressionanti, come la face recognition, il riconoscimento facciale attuato tramite la diffusione massiva di telecamere. La face recognition era stata proposta anche per permettere agli inglese di andare al pub.

 

Più avanti ancora abbiamo l’uso di droni di sorveglianza, e non si tratta di fantascienza, ma di realtà. La città di Londra sta proponendo l’uso di droni di controllo con la giustificazione della violenza sulle donne.

 

Vi è poi il capitolo su droni in grado di controllare la temperatura delle persone, capaci quindi di individuare i possibili infetti COVID. È successo in Malesia, mentre in Belgio, la polizia ha usato droni dotati di altoparlanti per impartire ordini alle persone di restare a casa. In Spagna droni di sorveglianza – quando non elicotteri – sono stati impiegati per assicurarsi che le persone che visitano le spiagge rispettino le norme pandemiche. In Australia fu diffusa la notizia che «droni ad alta potenza verranno utilizzati per trovare persone che non indossano maschere e macchine troppo lontane da casa» durante i lockdown.

 

Stupirsi che la tecnologia informatica ubiqua, che consente a ciascuno di noi di essere trovato via GPS, non venga usata dal potere per scopi di controllo (la cibernetica, per etimo, è scienza del controllo)?

Nemmeno questa è science fiction, anzi, è qualcosa di molto vicino: l’utilizzo di droni per la questione sanitaria è stato proposto anche in Lazio, dove la Regione lo scorso settembre stava approntando droni in grado di controllare la temperatura di chi è in spiaggia.

 

Quindi: stupirsi degli SMS geolocalizzati?

 

Stupirsi che la tecnologia informatica ubiqua, che consente a ciascuno di noi di essere trovato via GPS, non venga usata dal potere per scopi di controllo (la cibernetica, per etimo, è scienza del controllo)?

 

Da dove bisogna iniziare, per cominciare a riparare tutto questo?

 

 

 

 

 

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