Droni
La NATO lancia una task force per droni nell’Artico
La NATO ha lanciato una nuova unità sperimentale per testare diversi sistemi senza pilota nell’Artico, mentre il blocco guidato dagli Stati Uniti continua ad aumentare la sua presenza militare nella regione.
Il blocco militare atlantico ha costantemente citato una presunta minaccia russa per giustificare il suo rafforzamento militare nell’Artico. Mosca ha respinto tali affermazioni, sostenendo che la militarizzazione della regione è stata determinata dalle azioni della NATO stessa e promettendo di rispondere di conseguenza a qualsiasi attività nell’Artico, dove la Russia controlla più della metà della costa.
Lo scorso fine settimana è stata presentata l’ultima iniziativa della NATO, con la partenza dallaa Spezia della nave da ricerca Alliance, che ha dato il via alla Task Force X-Arctic (TFX-Arctic). L’unità sperimentale opererà fino al 2026 e all’anno prossimo, con l’obiettivo dichiarato di dimostrare come i sistemi senza equipaggio possano fornire una consapevolezza situazionale multidominio costante nell’Atlantico settentrionale, nell’Artico e nell’estremo Nord. Il dispiegamento si basa sull’esperienza acquisita con una task force simile lanciata nel Mar Baltico lo scorso anno.
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«La Task Force X-Arctic ha lo scopo di testare e integrare nuove tecnologie in uno degli ambienti operativi più impegnativi del pianeta. Aiuterà gli Alleati a definire gli standard del futuro e a mantenere il vantaggio competitivo necessario per operare, adattarsi e prevalere nell’estremo Nord», ha affermato l’ammiraglio Pierre Vandier.
L’annuncio giunge nel contesto delle principali esercitazioni NATO BALTOPS 26 attualmente in corso nei Paesi baltici. La presunta necessità di «scoraggiare le minacce russe» è stata apertamente indicata tra gli obiettivi della 55ª edizione dell’esercitazione, che coinvolge circa 6.000 militari provenienti da 15 nazioni NATO. Quest’anno, per la prima volta, l’esercitazione è guidata da una struttura di comando e controllo interna, l’Allied Joint Force Command Brunssum, con sede nei Paesi Bassi, anziché dagli Stati Uniti.
I funzionari russi, incluso il presidente Vladimir Putin, hanno ripetutamente lanciato l’allarme sul rafforzamento della NATO nell’Artico e oltre, affermando che il blocco militare considera l’Artico una «testa di ponte per possibili conflitti» e avvertendo che Mosca risponderà di conseguenza.
Come riportato da Renovatio 21, durante l’estate 2025 Nikolaj Patrushev, consigliere di punta di Vladimir Putin e presidente del Consiglio Marittimo della Russia, aveva lanciato un avvertimento contro il tentativo dell’Occidente di bloccare la Russia militarizzando le acque del Baltico, dell’Artico e del Pacifico settentrionale
La scorsa settimana, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha suggerito che i «miti folli sulla minaccia russa» nell’Artico e altrove siano stati alimentati dai leader dei Paesi membri della NATO per spiegare alle loro popolazioni «perché devono spendere ancora di più per la militarizzazione e stanziare fondi aggiuntivi per affrontare problemi immaginari piuttosto che sfide e minacce reali legate alla risoluzione di problemi economici e sociali».
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Come riportato da Renovatio 21, la guerra marittima NATO nel Baltico e nell’Artico contro la Russia è discussa da mesi a Mosca.
La questione dell’Artico scalda gli Stati dell’emisfero boreale. Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa il primo ministro canadese Mark Carney ha reso noto un piano da diversi miliardi di dollari finalizzato a rafforzare in modo significativo la presenza militare del Canada nell’Artico.
Lo scorso febbraio era emerco che la NATO stava preparando un incremento della propria presenza militare nell’Artico, con particolare attenzione all’area circostante la Groenlandia. Negli stessi giorni la Francia aveva chiesto esercitazioni NATO in Groenlandia per far fronte delle pretese espansionistiche di Washington sull’isola polare.
Come riportato fa Renovatio 21, nel 2025 l’Artico fu teatro di sperimentazioni di missili ipersonici con capacità nucleare russi all’interno delle esercitazioni militari, condotte con la Bielorussia, Zapad-2025.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Droni
Drone inonda d’acqua cagnone ignaro. Sai che puzza poi
A tech company based in Linyi, Shandong Province, China, showcased the capabilities of its newly developed solar panel cleaning drone by using it to wash a dog on the street. pic.twitter.com/t8gIX2x4D6
— Massimo (@Rainmaker1973) September 16, 2026
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Droni
Il Pentagono invia droni Reaper in Colombia ed Ecuador, aprendo la strada ad attacchi terrestri
Il Pentagono sta trasferendo droni MQ-9 Reaper in Sud America, soprattutto dal Comando Africa degli Stati Uniti, con Colombia ed Ecuador come primi destinatari. Lo riporta il Latin Times. il dispiegamento offre a Washington capacità di sorveglianza e, in determinate condizioni, la possibilità di condurre attacchi di precisione contro obiettivi di narcotraffico a terra. Si andrebbe così ben oltre gli attacchi alle imbarcazioni in mare che hanno caratterizzato la prima fase della campagna.
La Colombia riceverà tre MQ-9 in prestito, con l’opzione di acquistarne un quarto. Il numero di droni destinati all’Ecuador non è stato comunicato. La Costituzione ecuadoriana vieta le basi militari straniere, divieto ribadito dagli elettori con un margine del 60% in un referendum del novembre 2025; eppure i droni risultano già operativi nel Paese.
La rivista ecuadoriana Vistazo ha riferito che i trasferimenti potrebbero estendersi ad altri partner sudamericani.
Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno usato droni in America Latina soprattutto per sorveglianza e lotta al narcotraffico, più che per attacchi armati. Velivoli senza pilota come i Reaper e altri sistemi di ricognizione operano dalla Colombia, dai Caraibi e dal Pacifico orientale, spesso con il supporto delle forze locali, per individuare lanci di coca, piste clandestine e imbarcazioni sospette e passare le coordinate a guardia costiera e marine militari.
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In Colombia la cooperazione militare è storica, dal Plan Colombia in poi, e comprende intelligence aerea e addestramento. Accordi analoghi esistono con Ecuador, Perù e alcuni Stati centroamericani e caraibici.
Nel 2025 l’amministrazione Trump ha ampliato lo schieramento navale e aereo nei Caraibi, con raid contro presunte imbarcazioni di narcotrafficanti al largo del Venezuela che hanno provocato diecine di morti. Il governo li ha definiti operazioni antidroga, mentre molti giuristi e vari governi li hanno contestati come esecuzioni extragiudiziali.
Negli ultimi anni diverse elezioni sudamericane hanno spostato a destra la regione, con governi più vicini a Washington. Il caso simbolo è l’Argentina, dove nel 2023 Javier Milei ha vinto con un programma libertario e si è presentato come alleato di Trump, ricevendo poi anche un sostegno finanziario statunitense.
In Ecuador, Daniel Noboa è stato rieletto nel 2025 puntando sulla linea dura contro le bande criminali, e ha aperto alla cooperazione militare con gli Stati Uniti.
In Bolivia, nel 2025, la fine dell’egemonia del MAS (Movimiento al Socialismo – Instrumento Político por la Soberanía de los Pueblos) ha portato al potere Rodrigo Paz, di centrodestra, favorevole a un riavvicinamento con Washington.
In Cile e in altri Paesi la sicurezza e l’immigrazione hanno spinto l’elettorato verso candidati conservatori.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Droni
Il Pentagono recluta gli operatori di droni
Are you an FPV pilot? We want to hear from you!
The Drone Dominance Program is recruiting service members with FPV experience who would like to be considered as pilots for future Gauntlets and related efforts. Interested? Visit https://t.co/dlfuzlu2c0 to learn more: https://t.co/AyOAxjw9jt — Department of War Innovation Unit (@DIU_x) October 2, 2026
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