Sorveglianza
Cipro ed Etiopia lanciano l’identificazione digitale
Martedì il governo di Cipro ha approvato l’implementazione di un sistema di identificazione digitale, mentre giovedì l’Etiopia ha intensificato l’implementazione sui cittadini in un sistema di identificazione digitale con il lancio di una «campagna di registrazione».
«Il governo cipriota ha approvato l’emissione di 100.000 ID digitali, di cui 30.000 saranno forniti gratuitamente a chi li richiederà per primo. I restanti 70.000 ID digitali saranno emessi a una tariffa sovvenzionata dal governo di 15 euro», ha affermato giovedì il sito Biometric Update. «L’ID digitale sarà utilizzato per diversi scopi, tra cui la verifica dell’identità, l’autenticazione e la firma digitale dei documenti, tra gli altri. Garantirà un accesso facile e sicuro ai servizi offerti dal governo e da enti privati».
Mentre l’iscrizione all’ID digitale ista iniziando a Cipro, l’Etiopia ha già iniziato la fase di iscrizione del suo sistema. Ora si sta preparando con una «campagna di iscrizione» Addis Abeba.
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«Una campagna di registrazione dell’ID digitale della durata di un mese è in corso nella capitale etiope, Addis Abeba», ha affermato giovedì Biometric Update. «La campagna di registrazione fa parte di una partnership che l’Agenzia per i servizi di registrazione civile e residenza di Addis Abeba ha stipulato con l’Ethiopia National ID Program (NIDP)»
Per ottenere la propria identità digitale a Cipro, chi si trova a Cipro deve già avere una carta d’identità nazionale biometrica emessa dall’autorità cipriota. I dati biometrici vengono raccolti anche per l’identità digitale etiope.
A partire da ottobre 2024, 32 Paesi consentono una forma di identificazione digitale: Estonia, Germania, India, Giappone, Belgio, Finlandia, Spagna, Austria, Portogallo, Svezia, Danimarca, Lituania, Lettonia, Singapore, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Messico, Brasile, Francia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Ungheria, Lussemburgo, Malta e Grecia. Anche l’Italia è della partita.
Come riportato da Renovatio 21, un tentativo di istituire un ID digitale fu fatto due anni fa dall’unione delle banche del Canada, che, dicevano senza pudore, agivano in armonia con il governo di Ottawa. Il video mandato online dall’associazione bancaria canadese citava direttamente il World Economic Forum. Si trattava proprio del periodo in cui il governo Trudeau congelava i conti correnti dei camionisti che protestavano contro l’obbligo vaccinale.
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Sistemi di identificazione digitale direttamente collegati ai conti bancari, tali e quali a quello ordinato nei discorsi del World Economic Forum, sono ora portati avanti tutti i Paesi, dal Canada alla Francia alla Gran Bretagna – all’Italia. L’ONU stessa ha discusso del tema.
Alla costruzione di un programma di identificazione digitale globale la Bill & Melinda Gates Foundation ha donato negli scorsi mesi 200 milioni di dollari.
In Sri Lanka, l’ID digitale è stato implementato nel razionamento della benzina imposto al Paese.
Come riportato da Renovatio 21, per l’appalto del suo ID digitale della UE ha scelto un’azienda associata a sistema di tracciamento COVID.
Un ID digitale era stato varato a East Palestine, in Ohio, pochi mesi prima del disastro ambientale che ha colpito la cittadina.
In passato il Fondo Monetario Internazionale aveva perfino ipotizzato di collegare il credito personale alla cronologia di Internet del cittadino: vai su certi siti, non accedi al danaro.
Come riportato da Renovatio 21, il CEO di OpenAI, la società che ha creato l’Intelligenza Artificiale ChatGPT, ha investito in Worldcoin, un progetto che assegna una criptovaluta a utenti che accettano di farsi scansionare la retina per creare un ID digitale globale.
Secondo il deputato olandese al Parlamento europeo Rob Roos, l’ID digitale europeo sarà usato per metterci dentro l’euro digitale. Appelli per documenti digitali come il passaporto vaccinale elettronico sono stati lanciati dalla presidente della Commission Europea Ursula Von der Leyen.
Come raccontato più volte da Renovatio 21, l’uso dei Big Data nella determinazione della vita dell’individuo è già cosa reale, da anni, in Cina, con il programma di sorveglianza digitale totale chiamato «Punteggio di credito sociale». Il governo del Partito Comunista Cinese ha già combinato i dati del «credito sociale» con i sistemi di tracciamento COVID. I due elementi, sembravano già allora inseparabili.
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Sorveglianza
Washington proibisce i robot aspirapolvere stranieri: potrebbe spiare gli americani
Mentre le imprese del settore robotico si trovano ad affrontare il recente divieto varato dall’amministrazione Trump sui robot umanoidi di origine cinese, Tanche un prodotto di largo consumo0 rientrerà nel nuovo bando tecnologico anti-Pechino: gli aspirapolvere robot. Lo riporta la testa di tecnologia statunitense The Verge.
La FCC (Federal Communications Commission, l’agenzia governativa indipendente degli Stati Uniti che regola le telecomunicazioni) ha confermato che gli aspirapolvere robot come i Roomba, realizzati con componenti di origine estera, rientrerebbero nel nuovo divieto di importazione negli Stati Uniti.
Il provvedimento interessa tutti i robot umanoidi provenienti dalla Cina, definiti dalla FCC «rischi inaccettabili» per la sicurezza nazionale americana. Non riguarda i dispositivi già in mano ai consumatori, né vieta ai rivenditori di commercializzare i modelli che hanno già ottenuto l’autorizzazione della FCC.
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«I dispositivi robotici avanzati raccolgono dati che potrebbero essere sfruttati da soggetti malintenzionati per sorvegliare i cittadini americani, potenziare le capacità dei servizi segreti stranieri o per controllare i robot a distanza», ha dichiarato la FCC. L’agenzia elenca diversi ambiti di impiego dei robot: la tutela dei data center e di altre «infrastrutture critiche», la produzione industriale e il «dominio militare statunitense», elementi che a suo avviso evidenziano la necessità di una «catena di approvvigionamento nazionale sicura per la robotica avanzata».
Il testo del documento della FCC non cita esplicitamente la Cina, ma rimanda a articoli di stampa incentrati sulla tecnologia cinese. «Le capacità di rete dei sistemi robotici avanzati creano ampie vulnerabilità e vettori di attacco in grado di manipolare i dati e il funzionamento fisico del sistema robotico avanzato», sostiene la FCC.
La definizione di ciò che cade sotto il divieto — robot di peso superiore a 2 kg e «capaci di locomozione, evitamento degli ostacoli, navigazione o movimento sul terreno» — potrebbe estendersi anche ad altre tipologie di robotica oltre agli umanoidi e ai quadrupedi, come i cani robot, compresi i (molesto) robot per le consegne sui marciapiedi e i robot tagliaerba.
Numerosi marchi leader di aspirapolvere robot, tra cui Roborock ed Ecovac, hanno sede in Cina o si approvvigionano di componenti da Paesi esteri, compreso il Roomba di iRobot. Tra le altre funzioni, questi apparecchi sono spesso in grado di mappare l’abitazione e si sono già verificati episodi di violazioni della sicurezza che ne evidenziano la vulnerabilità.
L’amministrazione Trump ha comunque proseguito nella sua linea di allontanamento dei prodotti cinesi e di altre provenienze estere dal territorio e dalle catene di approvvigionamento americane. All’inizio di quest’anno la FCC ha proibito l’importazione di nuovi router di fabbricazione cinese e ha avviato iniziative per limitare i modelli di intelligenza artificiale di origine cinese.
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Gli apparentemente innocui apirapolvere automatici hanno in realtà giù suscitato timori negli anni passati.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 i proprietari di robot aspirapolvere in diverse città degli Stati Uniti hanno denunciato che i loro dispositivi erano stati hackerati, tanto che gli elettrodomestici hanno iniziato a gridare oscenità ed epiteti razzisti.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa emerse il caso di una roomba che scattò una foto ad una donna seduta sul water di casa, foto che poi finì in rete.
La più grande azienda del settore, Roomba, è stata acquistata nei primi anni Venti dal colosso Amazon, tra commenti di critici che sostenevano che l’operazione servissero a spirare ancor di più le abitazioni degli utenti.
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