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Tribunale tedesco condanna giornalista per meme
Un tribunale distrettuale tedesco ha condannato David Bendels, caporedattore della rivista conservatrice Deutschland-Kurier, a una detenzione di sette mesi con sospensione della pena per aver diffamato il ministro federale degli Interni Nancy Faeser attraverso un meme satirico.
Il controverso meme, pubblicato sull’account X di Deutschland-Kurier nel febbraio 2024, mostrava Faeser con in mano un cartello modificato per riportare la scritta: «Odio la libertà di espressione». La foto originale conteneva la frase «Noi ricordiamo», parte di una campagna di commemorazione dell’Olocausto. Il team legale di Faeser ha presentato una denuncia penale, che ha portato a una multa e alla condanna di lunedì da parte del tribunale distrettuale di Bamberg nell’Alta Franconia, Baviera.
La corte ha ritenuto Bendels colpevole ai sensi dell’articolo 188 del codice penale tedesco, una disposizione raramente invocata e talvolta definita legge sulla «lesa maestà» o sulla «maestà lesa», che punisce la diffamazione dei funzionari pubblici, ha riportato il Deutschland-Kurier.
— Deutschland Kurier (@Deu_Kurier) April 8, 2025
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In Italia il codice privilegia i politici – ed espressamente il presidente della Repubblica – inasprendo teoricamente la pena per diffamazione verso una figura pubblica rispetto alla diffamazione di un quivis de populo. La Corte Europea, invece, non ha questo dislivello sostenendo il diritto di critica del potere, e considera sempre le somme da pagare in caso di condanna in maniera proporzionale allo stipendio, cosa che non avviene nel nostro Paese.
Notando che Bendels non aveva precedenti penali, la corte ha sospeso la sentenza e lo mise in libertà vigilata per due anni. Secondo quanto riportato, gli ha ordinato anche di inviare delle scuse scritte a Faeser.
Bendels e il suo team legale hanno giurato di appellarsi al verdetto, sostenendo che il meme era protetto dai diritti alla libertà di espressione e di stampa. Affermano che il caso costituisce un precedente preoccupante per la libertà giornalistica in Germania.
«Non accetteremo questo verdetto e lo contesteremo con tutti i mezzi legali», ha detto Bendels. «Deutschland-Kurier e io continueremo personalmente la lotta per la libertà di stampa e di espressione, con fermezza, coerenza e con tutte le conseguenze necessarie per la continuazione della democrazia in Germania».
All’inizio di quest’anno, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha criticato quelle che ha definito leggi tedesche «orwelliane» sulla libertà di parola, riferendosi a un’intervista con tre procuratori statali tedeschi che hanno spiegato che insultare qualcuno in pubblico o online è un reato punibile.
L’intervista, trasmessa dalla CBS, è stata registrata durante un’ondata di raid coordinati della polizia in tutta la Germania che hanno preso di mira più di 50 individui accusati di diffondere discorsi d’odio online.
In un’altro servizio della TV americana ha mostrato come in Germania squadre di polizia facciano raid nelle case di chi ha scritto post sui social ritenuti non accettabili da squadre governative di controllori del pensiero.
Come riportato da Renovatio 21, il caso più avanzato di repressione di libertà di parole pare essere la Gran Bretagna, dove almeno 12 mila persone all’anno sono messe in galere per frasi sui social. In Albione si è arrivati a condannare persino chi prega con la mente.
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Immagine di Belgian Presidency of the Council of the EU 2024 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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L’UE emana una maxi-multa a Google: rimpinguato il bilancio pro-Ucraina
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Il fondatore di Telegram: l’UE si sta trasformando in una «repubblica delle banane»
Secondo il co-fondatore di Telegram Pavel Durov, l’Unione Europea si è abbassata a utilizzare dubbie scappatoie procedurali, solitamente impiegate dai regimi dei Paesi in via di sviluppo, per approvare leggi controverse.
Il Durov si riferiva alla controversa normativa che consente alle aziende tecnologiche di scansionare i messaggi dei propri utenti, apparentemente per individuare materiale pedopornografico.
In un post pubblicato venerdì su X, l’imprenditore ha scritto: «Un tempo tipici delle repubbliche delle banane, questi stratagemmi vengono ora utilizzati dall’UE per far passare leggi sulla sorveglianza».
Il commento di Durov è arrivato poco dopo che il Parlamento europeo ha votato giovedì per riproporre quella che i critici hanno soprannominato la legislazione sul «controllo delle chat». Le linee guida temporanee che autorizzavano lo spionaggio erano scadute ad aprile, dopo che i deputati non erano riusciti a trovare un punto d’incontro a fronte delle proteste per le preoccupazioni relative alla privacy.
Tuttavia, la presidente del Parlamento europeo, la maltese Roberta Metsola, ha chiesto ai leader dell’UE di riavviare i negoziati sul regolamento, e il Consiglio europeo ha accolto la sua richiesta, il che significa che la proposta è stata nuovamente sottoposta al voto plenario del parlamento europeo.
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Anche le forze dell’ordine, tra cui la direttrice esecutiva di Europol Catherine De Bolle, hanno espresso il loro sostegno al controverso quadro normativo, definendolo uno strumento fondamentale «per la protezione dei minori».
Secondo quanto riportato da Euractiv, anche quattro commissari europei avrebbero esercitato pressioni sui legislatori affinché approvassero la legge.
Il Partito Popolare Europeo (PPE), di centro-destra, di cui Metsola è membro, ha fatto in modo che la votazione fosse soggetta a una procedura legislativa raramente invocata, che richiede la maggioranza assoluta di almeno 361 eurodeputati per abrogare o emendare una proposta. La votazione si è tenuta il giorno prima della pausa estiva, quando la piena partecipazione era altamente improbabile. Di conseguenza, il provvedimento è stato approvato nonostante l’opposizione della maggior parte dei parlamentari presenti.
Nel frattempo, secondo alcune indiscrezioni, si starebbe preparando un quadro normativo più ampio, denominato «Chat Control 2.0», che obbligherebbe le aziende tecnologiche a monitorare le comunicazioni crittografate end-to-end, attualmente esenti da controlli.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa l’UE aveva ritirato il voto sulla legge su app di chat e abusi sessuali sui minori. Nel frattempo l’Europol ha pubblicizzato sue potenti retate contro reti pedofili, di cui ha smantellato piattaforme informatiche.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa anche Apple aveva affermato l’intenzione di scansionare le foto degli utenti in cerca di materiale pedopornografico da segnalare. Secondo quanto riportato, anche Google – e i telefoni Android – lo starebbe già facendo, con casi di errore agghiaccianti: il sistema (fatto da algoritmi, o da persone, o da un combinato dei due, vallo a sapere) avrebbe segnalato alla polizia e cancellato gli account di genitori che avevano immagini dei figli nudi, magari anche dettagli delle parti intime richieste dai pediatri come forma di telemedicina durante i lockdown.
Nel frattempo, il colosso Meta (che gestisce Facebook, Instagram, Whatsapp) avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. Ne aveva scritto in dettaglio nei giorni scorsi il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no,
Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social. Lo Stato del Nuovo Messico ha fatto causa a Meta allo Zuckerberg per aver facilitato il traffico sessuale minorile.
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Fuori dai social, non è diverso: nel maggio 2023 il presidente francese Emmanuel Macron aveva destato scalpore condannando il vandalismo di un’opera d’arte esposta a Parigi che era accusata di promuovere la pedofilia. Il fatto avveniva sull’onda dello scandalo che travolse la casa di Alta Moda Balcenciaga, nelle cui pubblicità ad alcuni sono sembrati celati significati pro-pedofiliaci.
Quindi, ricapitoliamo: pedofili che si connettono in rete senza problemi, ed immagini di tendenza pedopornografica tranquillamente esposte nella pubblicità e nei musei, a costo di essere difese dal vertice di una potenza nucleare. Invece, sorveglianza totale per i vostri telefonini.
Non ci vuole molto a capire a che cosa serve, davvero, questo disegno di legge. E chi ne non sarà mai toccato. Costoro pur persevereranno nelle loro attività. E nella continua apertura della Finestra di Overton sulla pedofilia inflitta alla società.
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Immagine screenshot da YouTube
Intelligenza Artificiale
Instagram rende i post pubblici disponibili a Meta AI per impostazione predefinita
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