Pensiero
Il ritorno della diplomazia vaticana. A papa morto
Renovatio 21 ha spesso sottolineato che una delle tragedie del papato bergogliano è stata senza dubbio la perdita del prestigio diplomatico.
Quello che una vola era un canale di comunicazione saldissimo ed affidabile tra nazioni terrestri – al punto che il Giappone nei primi mesi del 1945 cercò di attivare la Santa Sede per trattare la pace con gli americani, procedimento che per qualche ragione si arenò cagionando la distruzione atomica di Hiroshima e Nagasaki – era ridotto ad una pantomima superficiale, vuota, sbagliata, come nello stile dell’argentino.
La fine del rispetto internazionale per il Vaticano come paciere mondiale è stata incontrovertibile. Lo abbiamo visto negli insulti del romano pontefice ad alcune etnie russe (si è dovuto poi, molto ineditamente per un papa, scusare), agli elogi agli stessi russi (per i quali Kiev e baltici), nelle conferenze stampa aeree dove è sembrato che Bergoglio millantasse iniziative di pace improbabili, nei viaggi a vuoto del cardinale Zuppi (ahimè, ora tra i papabili) a Kiev, dove il governo ha perennemente ignorato e schernito il Sacro Palazzo, persino quando vi è stato ospite. Per non parlare dei disastri con la Cina dove il Partito Comunista Cinese, valutato il peso internazionale del vaticano bergogliano, vìola impunemente gli accordi nominandosi da sé i vescovi, senza ovviamente incorrere in scomunica, e continua senza requie nella persecuzione dei veri vescovi, chiamati per qualche ragione «sotterranei»..
Eppure, sabato mattina una scena di potenza immane si è materializzata ai margini dei funerali papali: Trump ha incontrato Zelens’kyj tra i marmi della Basilica, sedendosi sulle due seggiole messe lì per loro. L’immagine, subito ripubblicata dai canali del presidente statunitense, ha fatto il giro del mondo.
President Trump sat down to meet privately with Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy in St. Peter’s Basilica in Vatican City this morning. pic.twitter.com/QChPiZRKzM
— The White House (@WhiteHouse) April 26, 2025
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Alcuni ora stanno scrivendo che nel vertice di pace estemporaneo è stato snobbato Macron, che ronzava da quelle parti interessato. Così come Starmer, che pure era lì – e, ovviamente, Giorgia Meloni. La quale, ci sovviene, è romana.
Non è chiaro cosa uscirà dalla scena. Alcuni nella stampa mainstream scrivono che Trump, notoriamente avverso all’ucraino, si sarebbe rabbonito. Lo Zelens’kyj, dicono, avrebbe chiesto ancora armi. Tanto per cambiare. A San Pietro, poi – non una cosa che scandalizza il lettore di Renovatio 21, che ricorderà quando Parolin parlò del diritto agli armamenti poco prima che Bergoglio fece quel suo bizzarro rito fatimoide – quello che su queste colonne abbiamo descritto come «consacrazione a mano armata». Il segretario di Stato, il lettore lo sa, ora è nelle prime corsie per lo sprint verso il Soglio petrino.
Tuttavia, nessuno dei retroscena è in realtà importante.
Perché è innegabile la bellezza, la giustizia di questa immagine. Questi pretini, monsignori, belli e sorridenti che portano le sedie. E quei due, qualsiasi cosa si possa pensare di loro, che si mettono a parlare, nel pieno centro della cristianità. Hanno parlato, per forza di cose, di pace. Ciò è bellissimo, ciò è giusto.
Behind Scenes, Vatican City—President Trump sat down to meet privately with Volodymyr Zelenskyy of Ukraine this morning in St. Peter’s Basilica… pic.twitter.com/zzC78AgbNh
— Dan Scavino (@Scavino47) April 26, 2025
Qualcuno dirà: la solita trovata, perfetta, di Trump. Optics. Look. PR – è comunicazione visuale, lui è un maestro, a partire dall’insistenza diacronica per il ciuffo sintetico, inconfondibile, immediato. Non saprei dire: l’ultima volta che aveva saputo ingenerare un’immagine di tale potenza forse Dio stesso gli aveva dato una mano: quando gli spararono e lui alzò il pugno al cielo col volto rigato di sangue e la bandiera USA che garriva sopra di lui.
Il Vaticano quindi pare essere tornato, brevemente, estemporaneamente, involontariamente, il vero luogo della diplomazia, e della pace globale. Dio, la tradizione cattolica – quella per cui questa micrologica monarchia teocratica, per quanto acciaccata, è ancora nella mente e nel cuore di tutta l’umanità e dei suoi leader – lo hanno permesso.
Una preghiera acciocché torni quel tempo dove il centro del mondo coincideva con il centro del suo spirito. Solo da lì si può ricostruire l’equilibro.
Solo ricostruendo la Chiesa si potrà avere la vera pace.
Make Vatican Great Again. Ma sul serio.
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
«Profanatore della Pasqua» che porta il mondo verso l’uso di armi atomiche: Tucker Carlson contro Trump
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Pensiero
La guerra in Iran è un progetto politico della Torah
Renovatio 21 ripubblica un articolo dello scrittore francese Matthieu Buge apparso su Russia Today. Buge è un analista politico e geopolitico che ha studiato all’Università della Sorbona e all’Istituto di Studi Politici di Parigi. È l’autore del libro Le Cauchemar Russe («L’incubo russo»), un pamphlet sui cliché e le fantasie occidentali riguardanti il mondo russo e le sue culture. Originario di Parigi, si è trasferito in Russia nel 2012 e ha ottenuto la cittadinanza russa.
L’attuale conflitto tra Iran e Israele non è una guerra classica motivata da stretti interessi geopolitici. Certo, la rivalità tra i due Paesi è ben nota e tutti si concentrano sullo Stretto di Hormuz e sulle drammatiche conseguenze economiche della sua interruzione. Naturalmente, molti hanno giustamente osservato la tempistica: questa improvvisa svolta degli eventi è stata perfetta per seppellire lo scandalo Epstein sotto le macerie palestinesi, libanesi e iraniane (e persino israeliane). Ma queste considerazioni non sono forse puramente temporanee?
Il conflitto iniziato da Israele (e nel quale ha trascinato gli Stati Uniti, come ha spiegato Joe Kent rassegnando le dimissioni da direttore dell’antiterrorismo statunitense) può essere visto come un’avventura religiosa ed escatologica del tutto irrazionale, guidata dalla mitologia ebraica. Proviamo ad analizzare tre dei suoi pilastri principali.
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Amalek
Nel Libro dell’Esodo, Amalek è il nome del fondatore di una nazione omonima, che attacca i figli d’Israele dopo la loro uscita dall’Egitto, apparentemente senza una ragione specifica. Di conseguenza, gli Amaleciti sono considerati i nemici più acerrimi e persistenti di Israele, e Geova diede un ordine preciso.
Deuteronomio 25:17-19: «Non dimenticate ciò che Amalek vi ha fatto lungo il cammino dopo la vostra uscita dall’Egitto: come vi ha attaccato quando eravate stanchi, a malapena in grado di muovere un passo, come ha stroncato senza pietà i vostri ritardatari e non ha avuto alcun riguardo per Dio. Quando il Dio, il vostro Dio, vi darà riposo da tutti i nemici che vi circondano nella terra che il Dio, il vostro Dio, vi dà in possesso, allora cancellerete il nome di Amalek dalla terra. Non dimenticatelo!»
Samuele 15:3: «Ora va’, attacca gli Amaleciti e distruggi completamente tutto ciò che appartiene loro. Non risparmiarli; metti a morte uomini e donne, bambini e lattanti, bovini e ovini, cammelli e asini».
A questo punto, si va persino oltre il genocidio. Si potrebbe dire che si tratta solo di mitologia biblica. Ma nell’ottobre del 2023 il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha invocato la storia di Amalek quando le Forze di Difesa Israeliane sono entrate a Gaza, e ancora una volta nel marzo del 2026 riguardo all’Iran: «Nella porzione della Torah di questa settimana leggiamo: “Ricordate ciò che Amalek vi ha fatto”. Noi ricordiamo e agiamo». Nulla potrebbe essere più chiaro.
Ester
Dobbiamo quindi passare al Libro di Ester.
Il fatto è che gli Israeliti sterminarono gli Amaleciti, tranne uno. E il suo discendente, Haman, divenne gran visir alla corte dell’Impero persiano (situato sull’altopiano iranico). Ester è un’orfana ebrea adottata da suo cugino Mardocheo, che ricopre anch’egli una carica a corte. Diventa la nuova regina del re. Ed ecco che ricomincia la storia: Haman (cioè Amalek) vuole sbarazzarsi degli ebrei. Sterminarli tutti. Senza altra ragione apparente se non perché Mardocheo si è rifiutato di inchinarsi a lui. Mardocheo esorta Ester a convincere il re a sventare il complotto di Haman. Il re si infuria con Haman, e alla fine il corso degli eventi si ribalta e la popolazione ebraica riesce a sterminare i suoi nemici nell’Impero persiano. Questo è ciò che gli ebrei celebrano ogni anno durante la festa di Purim.
Non si può fare a meno di riflettere sul livello di infiltrazione dei servizi segreti israeliani nell’Iran contemporaneo. Altrimenti, Israele non sarebbe stato in grado di agire con tanta efficacia contro Teheran.
Gog e Magog
Poi, il Libro di Ezechiele.
Il profeta Ezechiele ebbe alcune visioni. Una di queste riguardava l’attacco di Gog e Magog al ricostruito Stato di Israele, da parte di quest’ultimo, che alla fine sarebbe stato distrutto da Geova. Di conseguenza, come sappiamo, sarebbe stato costruito un nuovo tempio, sarebbe apparso il Messia e Israele avrebbe regnato sovrano. Quanto a cosa fossero esattamente Gog e Magog, le interpretazioni sono praticamente infinite. Ma secondo il Libro dell’Apocalisse, si tratterebbe di una coalizione di nazioni pagane ostili contro gli Israeliti.
Ora, se guardiamo al conflitto attuale, abbiamo da una parte Israele, sostenuto dai sionisti cristiani, e dall’altra l’Iran, appoggiato principalmente, seppur silenziosamente, da Russia e Cina. La Russia è uno stato multiconfessionale in cui il cristianesimo ortodosso è la maggioranza. In Cina, il sistema di credenze predominante è il buddismo. L’Iran è una repubblica islamica, certo, ma essendo una delle culle più antiche della civiltà, ha conservato elementi della sua antica religione, lo zoroastrismo. Ad esempio, Nowruz, il Capodanno iraniano, è una tradizione zoroastriana, e lo Stretto di Hormuz prende il nome da Hormuz, il dio zoroastriano della saggezza, della luce e dell’ordine cosmico.
Qui si delinea lo schema biblico: una coalizione di Paesi con credenze diverse in una lotta esistenziale contro Israele. Si tratta, ovviamente, di una concezione estremamente semplicistica: una battaglia finale tra Gog e Magog (ovvero Iran, Cina e Russia) e l’Israele biblico (ovvero israeliani sionisti e americani). Tuttavia, i cinesi sono molto pragmatici e molti ebrei russi vivono in Israele, quindi Pechino e Mosca non agiranno direttamente contro Israele.
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Ma gli israeliani e i sionisti americani sembrano essere convinti da questa interpretazione mitologica. Basti pensare a Pete Hegseth, l’attuale Segretario alla Guerra americano, che ha definito ogni fase della creazione dello Stato di Israele un «miracolo». O si pensi a Mike Huckabee, ambasciatore statunitense in Israele, che in un’intervista con Tucker Carlson, a proposito degli israeliani e del Medio Oriente, ha affermato: «andrebbe bene se si prendessero tutto».
I principali media occidentali definiscono costantemente l’Iran una «teocrazia» e Israele «l’unica democrazia in Medio Oriente». Ma, come dimostrano gli attuali eventi geopolitici che rispecchiano le storie bibliche, la posizione di Stati Uniti e Israele è guidata da una visione religiosa con tre obiettivi: la fondazione del Grande Israele (dal Nilo all’Eufrate), la ricostruzione del Tempio e la venuta del Messia.
Perché, anche se una parte consistente della Torah (per non parlare del Talmud) sembra più un progetto politico che un testo religioso, Israele è di fatto una teocrazia mascherata. Pertanto, anche se l’Iran dovesse prevalere nell’attuale conflitto, gli israeliani continueranno a considerare le nazioni che non li sostengono pienamente come Gog e Magog.
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Immagine di Chajm Guski via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Pensiero
Pizzaballa incontra il privilegio israeliano. Aspettando il Golem e l’Anticristo
I have instructed the relevant authorities that Cardinal Pierbattista Pizzaballa, the Latin Patriarch, be granted full and immediate access to the Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem.
Over the past several days, Iran has repeatedly targeted the holy sites of all three… — Benjamin Netanyahu – בנימין נתניהו (@netanyahu) March 29, 2026
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A livello più microscopico, abbiamo registrato alcune reazioni inaspettate, come quella di Erik Prince, miliardario ex Navy Seal fondatore del gruppo mercenario Blackwater, convertitosi al cattolicesimo ancora decenni fa. «Per la prima volta in secoli, dai tempi del dominio ottomano, ai cristiani è negata la messa nella Chiesa del Santo Sepolcro. Un evento davvero senza precedenti (…) Non esiste una ragione legittima per vietare alle persone di partecipare alla messa… un orribile affronto al cristianesimo. Ogni cattolico, evangelico, ogni ortodosso in America dovrebbe essere indignato». Il Prince, che immaginiamo nel corso della sua carriera possa aver avuto rapporti diretti con la sicurezza israeliana, pare avere avuto alienata ogni simpatia filo-israeliana, pure lui.My statement re Prohibiting the Latin Patriarch of entering Church of Holy Sepulcher on Palm Sunday: While all Holy sites in the Old City are closed due to safety concerns for mass gatherings including the Western Wall, Church of the Holy Sepulcher and Al Aqsa Mosque, the action…
— Ambassador Mike Huckabee (@GovMikeHuckabee) March 29, 2026
PRINCE: This is a really bad look. Israeli police blocking Cardinal Pizzaballa from entering the Church of the Holy Sepulcher for Palm Sunday mass only adds to the anger of Muslims over access to Al Aqsa Mosque. A completely unforced, stupid error by Israeli security forces. pic.twitter.com/0E7MH7DnjB
— Bannon’s WarRoom (@Bannons_WarRoom) March 29, 2026
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🇮🇱 Israeli soldiers point rifles at CNN journalists… then choke one on camera
All while documenting an illegal settler outpost in the West Bank, where a 75-year-old man was reportedly beaten inside his home. Source: CNN https://t.co/C9BxBBrd9e pic.twitter.com/sXBtgW05j0 — Mario Nawfal (@MarioNawfal) March 28, 2026
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Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich è un “terrorista ebreo che non è in prigione”, mentre il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir è “il seguace di un gruppo terroristico ebreo”, sostenitore dell’omicidio del primo ministro israeliano Ytzak Rabin, avvenuto il… pic.twitter.com/3sLTIVytGC
— giorgio bianchi (@Giorgioaki) March 28, 2026
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OH. MY. GOD. There it is… from his mouth
🚨 Netanyahu Funded Hamas $35M a Month via Qatar, using U.S. Tax Dollars, and tells Investigators: “This is confidential and can’t be leaked, okay? We have neighbors here, sworn enemies. I’m constantly passing them messages. I confuse… https://t.co/pROxaO7aWY pic.twitter.com/sMK8xMZmvd — MJTruthUltra (@MJTruthUltra) March 28, 2026
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