Geopolitica
«Il papa strumento della propaganda di Mosca »: la reazione di Kiev a Bergoglio che loda la tradizione russa
Tempesta ucraina su Bergoglio per le sue parole sulla storia e la tradizione russa: il papa è ora accusato dai vertici di Kiev di essere «strumento della propaganda russa».
«Siete eredi della grande Russia: la grande Russia dei santi, dei governanti, la grande Russia di Pietro il Grande, di Caterina la Grande, di quel grande impero illuminato, di grande cultura e di grande umanità. Non rinunciate mai a questa eredità» aveva detto il romano pontefice, in italiano, durante un discorso video a circa 400 giovani cattolici russi a San Pietroburgo venerdì scorso.
I commenti facevano parte di un periodo di domande e risposte e quindi non sono stati inclusi nella trascrizione ufficiale del Vaticano delle sue osservazioni preparate. Un video della risposta del Papa, con sottotitoli in russo, è arrivato sui social media durante il fine settimana – ed è stato accolto con condanne da Ucraina, Polonia e Paesi Baltici.
Pope Francis tells young Russians to be proud of their history and uphold the legacy of the great Russian Empire. pic.twitter.com/iJZ42lZa8E
— Russian American Daily (@RussiaUSA) August 28, 2023
«È davvero un peccato che le idee russe del grande Stato, che sono la causa dell’aggressione cronica della Russia, escano consapevolmente o inconsapevolmente dalla bocca del Papa», ha detto su Facebook il portavoce del ministero degli Esteri ucraino Oleg Nikolenko.
Le parole del Papa hanno causato «grande dolore» tra il clero e «grande delusione» nella società civile ucraina, ha detto al Wall Street Journal il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina.
Nei post sui social media, l’ex presidente estone Toomas Hendrik Ilves ha definito le osservazioni del Papa «veramente rivoltanti» e ha soprannominato la sede della Chiesa cattolica romana «il Vatnikan», usando un insulto ucraino per i russi.
La testata polacca Nexta ha sottolineato che «i cattolici di Polonia, Lituania e Bielorussia hanno sollevato tre volte insurrezioni contro questo “impero illuminato”».
La reazione più dura arriva, tuttavia dal vertice del regime di Kiev. Mikhailo Podolyak, alto consigliere del presidente Zelens’kyj, ha dichiarato al Corriere della Sera che il papa «si è fatto strumento della propaganda russa», impegnandosi in un «discorso distruttivo per l’umanesimo contemporaneo».
Secondo il Podoliak, Mosca usa l’esempio di personaggi storici come Pietro I (1672-1725) e Caterina la Grande (1729-1796) per motivare i suoi soldati a combattere in Ucraina. «Il Papa li esalta e Putin li usa per eliminare la nostra identità. Ancora non mi capacito come la Santa Sede non abbia compreso la dannata futilità e il nulla della prospettiva storica insita nell’essenza genocida della moderna Mosca» dice al Corsera il Podolyak, già noto per aver parlato di un programma di «massima uccisione dei russi».
«C’è solo un piano: l’avanzata più brutale con la massima uccisione di russi su questa rotta» aveva ha detto Podolyak in TV, osservando che Kiev «non può semplicemente fermarsi da qualche parte e dire “va bene, pensiamo e parliamo di qualcosa ora”».
Ora il consigliere in cima alla banda di Kiev è offeso con il papa, e le sue parole – pubblicate a chiare lettere sul maggiore quotidiano italiano – sono tremende.
«Se valutiamo con mente aperta le frasi del Papa, vediamo che sono un incoraggiamento incondizionato all’imperialismo aggressivo, un plauso all’idea sanguinaria del “mondo russo”, che implica la brutale distruzione delle libertà e degli stili di vita altrui» dice.
«Francesco incoraggia l’ideologia misantropica di Putin, le sue manie genocide» continua, per infine mettere in discussione la Chiesa cattolica tutta e il cristianesimo stesso.
«C’è da chiedersi cosa sia la Chiesa cattolica, cosa il cristianesimo, cosa sia l’Ucraina insanguinata di vittime innocenti».
Come riportato da Renovatio 21, il regime di Kiev sta perseguitando la Chiesa Ortodossa Ucraina canonica (UOC), arrestando e condannando i suoi preti e vescovi, privandoli della cittadinanza, proibendo le preghiore in russo, assediando con i militari i luoghi di culto facendoli sgombrare dall’antico monastero della Lavra. Bergoglio aveva in passato fatto un timido appello per i monaci di Kiev, a quanto pare inascoltato, o sommerso dalle velleità diplomatiche della nuova Santa Sede, che pure in assenza dell’antico prestigio e potere diplomatico, vorrebbe portare Mosca e Kiev ad un negoziato, ricevendo plateali porte in faccia pure quando ospita Zelens’kyj presso il Sacro Palazzo.
Va notato anche come un sacerdote greco-cattolico ucraino, quindi in comunione con Roma e Bergoglio, sia stato attaccato e costretto a scusarsi per essersi permesso una preghiera Dio per la pace durante un’omelia. Al momento, per questa grave violazione della libertà religiosa di un sacerdote cattolico, non una parola è stata detta dal Vaticano.
Lunedì l’ambasciata papale a Kiev ha reagito alle critiche spiegando cosa intendeva realmente il pontefice.
«Secondo alcune interpretazioni, Papa Francesco avrebbe incoraggiato i giovani cattolici russi a prendere esempio da alcuni personaggi storici russi, conosciuti per le idee ed azioni imperialiste ed espansioniste, realizzate a detrimento dei popoli vicini, compreso quello ucraino.», ha affermato la nunziatura vaticana di Kiev in una nota.
«Questa Rappresentanza Pontificia rifiuta fermamente le suddette interpretazioni, in quanto Papa Francesco non ha mai incoraggiato idee imperialiste. Al contrario, egli è un convinto oppositore e critico di qualsiasi forma di imperialismo o colonialismo, in tutti i popoli e situazioni. In questa stessa chiave vanno interpretate anche le parole del Romano Pontefice, pronunciate il 25 agosto scorso».
L’Ucraina moderna considera il capo cosacco Ivan Mazepa un eroe nazionale, e l’imperatore russo Pietro il Grande – che Mazepa tradì a Poltava nel 1708 – un occupante straniero. Allo stesso modo insultano Caterina II la Grande, sotto il cui regno la Crimea divenne russa e fu fondata Odessa, città da sempre russofona ma per qualche ragione non ancora inglobata nell’area dell’operazione militare speciale russa.
Come riportato da Renovatio 21, l’Ucraina odierna ha proposto di tirare giù la statua di Caterina la Grande e sostituirla con l’effigie di un attore omosessuale inglese.
La figura di Caterina II potrebbe essere rilevante per capire meglio le radici profonde del quadro: Bergoglio è un membro dell’ordine dei gesuiti, che onora l’imperatrice Caterina per aver dato loro rifugio durante la persecuzione da parte del papato alla fine del 1700.
Può sembrare ad alcuni pure che Bergoglio volesse recuperare dopo il grave incidente diplomatico di quando, l’anno scorso, insultò alcune etnie russe, attirandosi la giusta condanna da parte del ministero degli Esteri russo.
Ad ogni modo, sottomissione della Santa Sede nei confronti di Kiev, nuovo Agnello degno del culto delle genti di tutto il mondo, è sempre più oscena ed intollerabile.
Oltre alle persecuzioni religiose contro la Chiesa Ortodossa, è noto che nell’Ucraina attuale vi sia un rifiorire del paganesimo, in ispecie in truppe come il Battaglione Azov, dove si torna ad onorare, anche con monumenti e riti di sangue, gli antichi dei degli Slavi in revival della religione precristiana (e anticristiana) chiamata Rodnovery che già sta mostrando segni di mostruosa crudeltà.
Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
Hamas accetta di disarmarsi
Il gruppo militante palestinese Hamas ha accettato di cedere le proprie armi in cambio del permesso per i suoi leader di lasciare liberamente Gaza e della transizione verso un ruolo esclusivamente politico, secondo quanto riportato da Sky News Arabia.
Citando una fonte palestinese rimasta anonima, l’agenzia di stampa ha dichiarato giovedì che Hamas aveva già consegnato agli Stati Uniti alcune armi e mappe della sua rete di tunnel sotterranei, attraverso «un meccanismo che non è stato ancora rivelato».
In cambio, gli Stati Uniti avrebbero fornito garanzie che ad Hamas sarà consentito di mantenere un coinvolgimento nella politica di Gaza e che alcuni suoi funzionari amministrativi e ufficiali di polizia potranno lavorare per una nuova amministrazione, a condizione che superino un «controllo di sicurezza israelo-americano».
Secondo la fonte, ai vertici di Hamas sarà concesso di abbandonare Gaza, mentre Washington ha assicurato loro che Israele non li perseguirà all’estero in futuro.
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Né Hamas né gli Stati Uniti hanno rilasciato commenti sul rapporto. Anche Israele non ha risposto ufficialmente, ma la fonte ha precisato che «Israele nutre significative riserve su alcune di queste intese», in particolare riguardo alla possibilità che Hamas resti attivo politicamente a Gaza. Nel corso dei due anni di guerra israeliana contro l’enclave, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha più volte ribadito l’intenzione di «distruggere completamente» Hamas.
La notizia è emersa poche ore prima che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump firmasse l’atto costitutivo del suo «Board of Peace». Inizialmente concepito come un ristretto gruppo di tecnocrati – in prevalenza provenienti dai Paesi arabi del Golfo – incaricato di supervisionare la ricostruzione e la governance di Gaza, il Board si è trasformato in una vasta organizzazione internazionale presieduta dal «Presidente Trump», come indicato nello statuto dell’ente.
Sono state offerte adesioni triennali a 60 paesi, con Trump che ha proposto un’adesione permanente al costo di 1 miliardo di dollari per ciascun paese. Il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto l’invito e ha annunciato l’intenzione di donare 1 miliardo di dollari prelevati dai beni russi congelati negli Stati Uniti, indipendentemente da un’eventuale adesione al consiglio. Ad oggi, circa 22 paesi hanno aderito all’organismo.
La parola «Gaza» non compare nemmeno una volta nello statuto del Board, e i critici hanno accusato il presidente statunitense di voler creare un’entità concorrente alle Nazioni Unite.
La scorsa settimana, Trump ha annunciato l’avvio della Fase Due del suo piano in 20 punti per risolvere il conflitto a Gaza. Questa fase prevede il disarmo di Hamas e il trasferimento del controllo dell’enclave al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG), composto da 15 tecnocrati palestinesi. Il NCAG ha tenuto la sua prima riunione al Cairo giovedì scorso.
Sebbene Israele e Hamas avessero concordato un cessate il fuoco a ottobre, entrambe le parti si sono accusate reciprocamente di violazioni della tregua nei mesi successivi. Dall’entrata in vigore dell’accordo, sono stati uccisi più di 450 palestinesi e tre soldati israeliani.
Del disarmo di Hamas ha parlato espressamente Trump nel suo memorabile discorso di Davos. Hamas non era presente tre mesi fa alla storica firma dell’accordo di pace organizzata dal presidente americano in Egitto.
Come riportato da Renovatio 21, Hamas quattro mesi fa aveva negato di aver accettato l’allora proposta di disarmo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Lavrov parla della crisi tra Russia e Italia
💬 Sergey Lavrov:
❗Ma aspettarsi la proibizione delle arti e della cultura da parte dell’Italia… io questo non lo avrei mai immaginato. 🔗Il testo integrale: https://t.co/OTRjqMqTD2 pic.twitter.com/T2lqOnjsTM — Russian Embassy in Italy (@rusembitaly) January 21, 2026
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Nonostante i bastardi russofobi impestati d’odio verso la #Russia che non ci ha fatto nulla, loro continuano a comportarsi nobilmente nei nostri confronti. Ecco le parole di #Lavrov 🇷🇺
“Non siamo noi quelli che hanno interrotto le relazioni” con l’#UE. “Nell’UE ci sono amici di… pic.twitter.com/zKDDVeXgI3 — Sabrina F. (@itsmeback_) January 20, 2026
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Geopolitica
«Non pagherò nulla»: Trump dice che il piano per la Groenlandia e sul tavolo della NATO
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’accordo sulla Groenlandia, attualmente in fase di definizione tra la sua amministrazione e la NATO, garantirebbe alle forze armate americane «accesso totale» al territorio senza alcun esborso economico per Washington.
All’inizio del mese Trump aveva promesso di strappare la Groenlandia alla Danimarca «nel modo più facile» o «nel modo più difficile». Nel discorso pronunciato mercoledì al World Economic Forum di Davos, ha definito l’isola «nostra» e ha esortato Copenaghen ad avviare «negoziati immediati» per cederla agli Stati Uniti.
La Danimarca ha respinto la richiesta. Successivamente Trump ha attenuato i toni dopo un incontro serale con il segretario generale della NATO Mark Rutte: ha annunciato che non verranno più imposti dazi alle nazioni europee contrarie ai suoi piani di acquisizione e ha affermato che lui e Rutte avevano raggiunto un’intesa di cui «tutti sono molto soddisfatti».
«Le trattative sono in corso proprio in questo momento», ha dichiarato giovedì a Fox News.
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«Penso che sarà qualcosa di straordinario», ha aggiunto. «Non dovrò pagare nulla. Avremo tutto l’accesso militare che desideriamo. Potremo portare in Groenlandia tutto ciò di cui abbiamo bisogno».
Trump ha sottolineato che la Groenlandia è indispensabile per il suo sistema di difesa missilistica «Golden Dome», un progetto che, secondo stime del Congressional Budget Office, costerà agli Stati Uniti 831 miliardi di dollari. Giovedì ha precisato che il sistema – che dovrebbe avvalersi di intercettori spaziali – sarà «probabilmente 100 volte più costoso di quello israeliano».
Né Rutte né Trump hanno chiarito se l’accordo intacchi la sovranità danese sull’isola. Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha confermato di aver parlato con Rutte, ma si è rifiutato di rivelare i contenuti della conversazione.
La Groenlandia ospita già circa 150 militari statunitensi presso la base spaziale di Pituffik (ex base aerea di Thule). In virtù dell’Accordo di difesa del 1951, le forze americane possono operare liberamente in tutto il territorio senza limiti numerici prestabiliti.
Trump ha ribadito che solo la proprietà statunitense può garantire la protezione della Groenlandia da Russia e Cina, sostenendo che entrambe le potenze la rivendicherebbero se Washington non agisse per prima. La Danimarca, dal canto suo, ha affermato che «al momento» non esiste alcuna minaccia esterna concreta per l’isola. Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Groenlandia non rappresenta una preoccupazione per Mosca e che Stati Uniti e Danimarca «risolveranno la questione tra loro».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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