Spirito
Prima piccola lista di cardinali papabili
Il sito pro-life nordamericano LifeSiteNews ha pubblicato una breve lista di cardinali che, secondo analisi, potrebbero aspirare a salire al Soglio di Pietro.
Ne sono stati individuati otto in tutto. Alcuni nomi sono ben conosciuti ai nostri lettori e ai fedeli italiani in generale, mentre altri potrebbero risultare a molti come nomi nuovi e mai prima sentiti.
Di seguito il breve elenco con una breve sintesi delle posizioni dottrinali di ciascuno.
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Cardinale Jean-Marc Aveline. Immagine screenshot da YouTube
1. Cardinale Jean-Marc Aveline – Arcivescovo di Marsiglia, Francia
Il cardinale Aveline è stato descritto come il più «bergogliano» dei vescovi francesi e si è pure detto che sia lui l’uomo che Francesco desidera come suo successore.
Monsignor Aveline ha firmato una dichiarazione positiva della Conferenza Episcopale Francese (CEF) sulla Fiducia Supplicans. Questa lettera affermava che le «benedizioni dovrebbero essere impartite in segno di “accoglienza incondizionata e misericordiosa”». Inoltre, affermava che «la Fiducia Supplicans ci ricorda che coloro che non sono in grado di impegnarsi con il sacramento del matrimonio non sono esclusi dall’amore di Dio o dalla sua Chiesa». E specificava che «è in particolare attraverso preghiere di benedizione, impartite in forma spontanea, “non ritualizzata” (n. 36), senza alcun segno assimilabile alla celebrazione del matrimonio, che i ministri della Chiesa potranno manifestare questa accoglienza ampia e incondizionata».
Il cardinale Aveline ha sostenuto il processo di «sinodalità»; ha fatto parte del comitato di redazione della relazione finale del «Sinodo per la sinodalità» e ha chiesto un «Sinodo Mediterraneo». Il porporato ha opinioni eterodosse sul tema delle altre religioni e del dialogo interreligioso. «In sostanza, le religioni sono modi in cui uomini e donne cercano risposte alle grandi e semplici domande della vita. È meglio avere una religione che ti aiuti, che non ti dia risposte a domande che non ti poni, ma che ti aiuti a vivere veramente la vita: questa è la cosa più importante» ha dichiarato, ad esempio.
«La Chiesa cattolica riconosce innanzitutto la possibilità di un ruolo positivo per le altre religioni, in quanto realtà socio-culturali, nell’economia generale della salvezza. Ciò esclude una posizione esclusivista che, sulla base di un ristretto ecclesiocentrismo, negherebbe alle religioni non cristiane qualsiasi valore salvifico o rivelatorio, basandosi su un’interpretazione indurita, e quindi distorta, dell’antico adagio patristico: “Fuori dalla Chiesa, nessuna salvezza”».

Cardinale Stephen Brislin. Immagine di Agenzia Fides via Wikimedia CC BY-SA 4.0
2. Cardinale Stephen Brislin – Arcivescovo di Johannesburg, Sud Africa
Il cardinale Brislin ha accolto con favore Amoris Laetitia e ha adottato l’approccio secondo cui Fiducia Supplicans è conciliabile con l’insegnamento della Chiesa. In precedenza, aveva elogiato il cardinale «Tucho» Fernandez, la cui congregazione ha prodotto Fiducia Supplicans e che è una delle figure in prima linea nell’agenda di Francesco, definendolo «una persona dalla visione molto ampia».
In passato monsignor Brislin ha rilasciato dichiarazioni ortodosse su questioni morali; ha condannato l’aborto e l’eutanasia. Come molti altri cardinali, sembra aver manifestato tendenze più progressiste sotto Francesco. Nel 2019 ha permesso al gruppo dissidente «We Are Church» di riunirsi nelle proprietà della chiesa, revocando un divieto da lui introdotto nel 2012. Ha espresso pubblicamente il suo sostegno al Sinodo sulla sinodalità, definendolo «una meravigliosa opportunità per la Chiesa». Il cammino sinodale, ha affermato, è «qualcosa che possiamo sviluppare più localmente, per diventare quella Chiesa che ascolta, quella Chiesa che discerne, e aprirci veramente allo Spirito Santo di Dio».

Cardinale Kurt Koch. Immagine di Andreas Faessler via Wikimedia CC BY-SA 4.0
3. Cardinale Kurt Koch – Prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani
Il cardinale Koch pare opporsi alle dottrine fondamentali della Chiesa. Il suo dicastero ha prodotto un progetto radicale per la distruzione della Chiesa cattolica e la sua sostituzione con una nuova «Chiesa sinodale». L’ecumenismo è un interesse di lunga data per Koch e, se questo progetto fosse attuato, la «Chiesa sinodale» diventerebbe una chiesa globale priva di vera autorità o unità dottrinale.
Monsignor Koch sostiene anche la posizione eretica secondo cui non vi è alcuna necessità di una missione per il popolo ebraico, poiché esso può essere salvato sotto l’Antica Alleanza.
Il suo dicastero ha prodotto documenti che contengono eresia, sia per quanto riguarda la natura della Chiesa che per quanto riguarda l’evangelizzazione degli ebrei. Egli difende il suo rifiuto dell’insegnamento della Chiesa cattolica appellandosi al Concilio Vaticano II.

Cardinale Marc Ouellet. Immagine di Giansa 25 via Wikimedia CC BY-SA 3.0
4. Cardinale Marc Ouellet – Arcivescovo emerito di Québec
Il cardinale Ouellet era un tempo considerato conservatore, ma è diventato un convinto sostenitore del programma radicale di Francesco. Sostiene Amoris Laetitia e ha pubblicamente criticato i cardinali dei dubia.
Nel 2024 Ouellet ha pubblicato un libro intitolato Parola, Sacramento, Carisma: Rischi e opportunità di una Chiesa sinodale, un testo che esprime la sua adesione al programma radicale della «sinodalità». Alla presentazione del libro, ha elogiato il «grande movimento sinodale che si sta diffondendo in tutta la Chiesa».
Ouellet ha permesso che la sua chiesa titolare a Roma, Santa Maria in Traspontina, fosse utilizzata per i riti pagani in onore della Pachamama, un idolo amazzonico. Il 4 ottobre Francesco ha accolto l’idolo della Pachamama nei Giardini Vaticani; durante la cerimonia, alcuni chierici si prostrarono davanti all’idolo. Ouellet aveva detto che di questo atto apostata e idolatra «non mi ha dato fastidio».
Il cardinale Ouellet è stato identificato come uno dei cardinali più responsabili del Traditionis Custodes. Un ordine di suore nella sua arcidiocesi, che dal 1969 usava esclusivamente il rito tradizionale, è stato costretto a introdurre il rito del novus ordo.
L’Ouellet fu dichiarato colpevole da un tribunale francese di aver ingiustamente espulso una suora dalla comunità, dopo che si era opposta al suo tentativo di sovvertire l’ordine. Il tribunale descrisse la sua espulsione come «infame e vessatoria» e affermò che era stata eseguita senza che lei avesse commesso «la minima offesa».

Cardinale Piero Parolin. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
5. Cardinale Piero Parolin – Segretario di Stato
Il cardinale Parolin, proveniente dal comune vicentino di Schiavon, è uno dei più determinati sostenitori dell’agenda radicale di Francesco, e fervente fiancheggiatore della sinodalità, che considera la continuazione del Concilio Vaticano II. Sostiene Amoris Laetitia e respinge la dottrina cattolica sulla pena di morte.
Il Parolin ha elogiato la dichiarazione di Abu Dhabi e ha una visione naturalistica della religione, sollevando la possibilità che debba essere considerato un apostata pubblico. Il cardinale ha minato la dottrina cattolica sulla contraccezione. Parolin era, con Ouellet e Versaldi, tra coloro che spingevano per la Traditionis Custodes.
Dopo Francesco, è il principale responsabile dell’accordo sino-vaticano che ha legittimato l’«Associazione Patriottica Cattolica Cinese», una setta scismatica controllata dal regime comunista cinese. Il cardinale Joseph Zen, ex arcivescovo di Hong Kong, ha accusato Parolin di «resa spudorata» al comunismo e di «aver prodotto» una «Chiesa scismatica unita» in Cina.
«Non credo che abbia fede. È solo un bravo diplomatico, in un senso molto laico e mondano» ha detto il cardinale Zen. Già nel 2013 Zen aveva avvertito che Parolin «ha una mente avvelenata» e che «crede nella diplomazia, non nella nostra fede».

Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
6. Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle – Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione
Il cardinale Tagle ha una lunga storia di forte allineamento con Francesco su temi «progressisti», promuovendo una «Chiesa sinodale», approvando la Laudato Si’ contro «un antropocentrismo fuorviante», e negando che esista una «formula per tutti» quando si tratta di sostenere il divieto della Santa Comunione per i divorziati «risposati».
Il cardinale ha citato Bergoglio per aver adottato un approccio simile alla contraccezione, affermando: «i casi particolari devono essere affrontati individualmente e devono essere portati ai confessori, e i confessori devono portare con sé cuori compassionevoli e comprensivi nel valutare situazioni e casi particolari. In questo è stato in grado di unire fedeltà all’insegnamento e, allo stesso tempo, di comprendere come i singoli casi siano unici».
Monsignor Tagle ha partecipato al rituale della Pachamama nei Giardini Vaticani nel 2019. Ha anche difeso l’accordo tra Vaticano e Cina. Tagle considera Francesco la continuazione del Concilio Vaticano II. È stato definito il «papa Francesco filippino».
Del Tagle, tuttavia, si tende spesso a dimenticare un dato assai importante: la madre è filippino-cinese.

Cardinale José Tolentino de Mendonça. Immagine di ANTÓNIO0196 via Wikimedia CC BY-SA 4.0
7. Cardinale José Tolentino de Mendonça – Prefetto del Dicastero della Cultura e dell’Istruzione
Il cardinale Tolentino è un convinto progressista e ha sostenuto molti aspetti del programma di Francesco, tra cui Amoris Laetitia. Tolentino ritiene che la «sinodalità» sia «molto importante» e «segnerà la Chiesa del futuro».
Nel 2010 Tolentino affermava: «la Chiesa non è un luogo di pienezza, è un luogo di ricerca. La nostra condizione è sete e desiderio. Non è qui e ora che realizziamo i nostri sogni. La Chiesa è questa strada comune, non esente da imperfezioni, aperta a una sorta di progressività».
Il cardinale aggiunto che la Chiesa deve avere un senso «incondizionato» di «accoglienza e ospitalità». Ha anche contraddetto il comandamento della Chiesa sulla castità per le persone con inclinazioni omosessuali, affermando che «è una proposta che non può essere imposta, ma che viene fatta. Ogni persona che si avvicina alla Chiesa porta con sé una storia sacra e deve essere accolta».
Nel 2013, Tolentino de Mendonca scrisse la prefazione per un libro della «femminista» suor Maria Teresa Forcades y Vila, che in passato si è opposta alle leggi contro l’aborto, è stata a favore dell’omosessualità e ha promosso l’«ordinazione» femminile.
Il Rapporto dei Cardinali suggerisce che egli potrebbe sostenere «una discussione e un discernimento continui riguardo al ruolo delle donne nel ministero della Chiesa e ad altre questioni come il celibato e l’inclusione delle persone nelle relazioni omosessuali».

Cardinale Matteo Zuppi. Immagine di Francesco Pierantoni via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
8. Cardinale Matteo Zuppi – Arcivescovo di Bologna, Italia
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, proveniente per via direttissima dalla Comunità Sant’Egidio apprezzata da Bergoglio nei suoi messaggi indifferentisti, ha una lunga storia di sostegno a posizioni in contraddizione con gli insegnamenti e le pratiche perenni della Chiesa cattolica.
Tra questi, il sostegno di Zuppi alla Santa Comunione per i divorziati risposati, la benedizione delle coppie omosessuali, la sua apertura a rendere facoltativo il celibato clericale, l’ insinuazione di una sua disponibilità a revocare il divieto immutabile della Chiesa sulla contraccezione e la sua promozione della preghiera interreligiosa con i musulmani. È un convinto sostenitore della sinodalità .
Zuppi ha approvato un pellegrinaggio LGBT a Roma per il giubileo del 2025. La prima benedizione di una «coppia» omosessuale in Italia sotto la Fiducia Supplicans ha avuto luogo nella diocesi di Zuppi, con la sua conoscenza.
Come riportato da Renovatio 21, ha fatto scalpore quando ad un festival di cinema giovanile della scorsa estate ha dichiarato che credere in Dio non è necessario e che la defunta scrittrice Michela Murgia gli ha insegnato il concetto di queer educendolo pure sulle dinamiche delle famiglie «alternative».
L’arcivescovo Carlo Mario Viganò ebbe a scrivergli quindi una lettera aperta, a cui non è dato sapere se lo Zuppi abbia risposto.
Zuppi, ricordiamo, è quello che ha disintegrato secoli di tradizione felsinea facendo preparare tortellini privi di maiale, così da non turbare gli «ospiti» immigrati islamici. Il «tortellino dell’accoglienza» al pollo, per la gioia di generazioni di bolognesi che, se non piangono, si rivoltano nella tomba.
Rammentiamo pure, en passant, anche l’entusiasmo nei confronti della possibile ascesa al Soglio espressa da un massone dichiarato, Gioele Magaldi, ex Gran Maestro del Grande Oriente Democratico e dominus di tale movimento Roosevelt, che durante un’intervista ad Adnkronos disse: «conosco però il mondo Vaticano e tra i cardinali quello che stimo di più è Matteo Zuppi, che tra l’altro mi ha sposato. Sarebbe un ottimo papa».
Al di là dei massoni sposati, la «papabilità» pubblica di Zuppi procede nonostante il curriculum non perfetto, fatto, di recente di le inchieste giornalistiche sui soldi dell’8 per mille alle ONG immigrazioniste, del fallimento del suo viaggio di pace a Kiev (con siluro ulteriore lanciatogli contro dall’Università Cattolica di Leopoli), del crollo nel terrorismo jihadista più sanguinario del Mozambico (con martiri cattolici inclusi), la cui pacificazione negli anni Ottanta era stata il vanto della Comunità di Sant’Egidio, l’alveo movimentista da cui il cardinale proviene.
Due anni fa si registrò un «siluro» inviato dall’Università Cattolica di Leopoli, Ucraina, contro l’operato del Vaticano «pacifista» di Zuppi.
Come riportato da Renovatio 21, è stato detto che il compianto cardinale Pell amava scherzare dicendo «attenti, perché se Zuppi sarà eletto in conclave, il vero papa sarà Andrea Riccardi», ossia il fondatore della Sant’Egidio, già ministro del governo tecnocratico di Mario Monti.
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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I gesuiti accusati di aver trasformato la Bolivia in una «discarica per pedofili»
Un istituto indipendente nominato dal Parlamento catalano in Spagna ha avviato all’inizio di questo mese un’indagine sulla provincia catalana della Compagnia di Gesù (Gesuiti) per aver presumibilmente inviato in Bolivia sacerdoti colpevoli di abusi sessuali, dove avrebbero continuato a perpetrare tali abusi. lo riporta LifeSite.
L’inchiesta è stata avviata in seguito a una richiesta della Comunità boliviana dei sopravvissuti, che ha accusato i gesuiti catalani di aver inviato in Bolivia numerosi sacerdoti noti per aver commesso abusi, trasformando il Paese sudamericano in una «discarica per pedofili», secondo quanto riportato da Crux Now. L’inchiesta si aggiungerà a un’indagine sulle accuse di abusi denunciate da ex studenti della scuola Casp-Sagrat Cor de Jesús di Barcellona, avviata nel 2023.
Edwin Alvarado, portavoce della Comunità dei sopravvissuti boliviani, ha espresso la speranza che le accuse vengano finalmente oggetto di indagine.
«Siamo ottimisti perché comprendiamo che l’indagine del difensore civico e del parlamento catalano contribuirà a consolidare la verità storica che stiamo costruendo in Bolivia riguardo agli abusi sessuali nel clero, ponendo le basi per proseguire nel perseguimento di una giustizia completa», ha affermato.
Alvarado ha inoltre sottolineato che considerano questa indagine con vergogna. «Perché in Bolivia non siamo stati in grado di istituire una commissione parlamentare per la verità, bicamerale e multipartitica, autonoma, finanziata e indipendente», ha affermato.
I sopravvissuti hanno accusato i gesuiti di aver trasferito in Bolivia diversi sacerdoti che avevano abusato di persone in Catalogna, dove avrebbero continuato a commettere gravissimi abusi.
In un caso, padre Francesc Peris, i cui presunti abusi risalenti agli anni Sessanta erano stati denunciati dagli studenti della scuola Casp-Sagrat Cor de Jesús, fu trasferito nel 1983 al Colegio Juan XXIII di Cochabamba, in Bolivia, dove avrebbe abusato di ragazze nel loro dormitorio durante la notte. Sebbene Peris prendesse di mira principalmente ragazze giovani, almeno un ragazzo ha denunciato di essere stato abusato da lui alla comunità dei sopravvissuti.
Un altro sacerdote, padre Lluís Tó González, aveva lavorato per anni in un’altra scuola gesuita in Catalogna e nel 1992 fu condannato per aver abusato sessualmente di una bambina di otto anni. Dopo aver scontato una breve pena detentiva di due anni, i gesuiti catalani lo mandarono in Bolivia, dove avrebbe continuato ad abusare di giovani ragazze vulnerabili, ma poco dopo fu nuovamente trasferito in Bolivia dalla provincia catalana.
Alcune lettere degli anni Novanta scambiate tra i gesuiti in Catalogna e la provincia boliviana, e scoperte dal quotidiano spagnolo El Periódico, dimostrano che l’ordine era a conoscenza delle accuse contro il sacerdote. Nel 2024, i gesuiti catalani hanno rivelato che dal 1948 erano state presentate ben 145 denunce di abusi sessuali contro membri della provincia, di cui 25 contro padre Tó, deceduto nel 2017 senza essere mai stato processato per i presunti abusi.
In effetti, diversi gesuiti sono stati accusati di abusi sessuali nel corso dei decenni. Uno dei casi più noti è quello di padre Marko Rupnik, accusato di aver abusato sessualmente, spiritualmente, psicologicamente e fisicamente di suore, nonché di vittime di sesso maschile.
Nel 2023, papa Francesco delegò il caso alla Congregazione per la Dottrina della Fede (ora Dicastero). Nell’ottobre del 2025, la DDF annunciò di aver nominato un collegio di cinque giudici per decidere il processo canonico di Rupnik.
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Spirito
Mons Strickland risponde alle osservazioni di papa Leone sulle «benedizioni» omosessuali
I ask again, are we thinking with the mind of Christ…or with the mind of the world?
In response to recent remarks concerning moral priorities and the blessing of those in irregular unions, I offer this clarification for the good of the faithful. The Church, entrusted with the… pic.twitter.com/dXsgllTmjm — Bishop Joseph Strickland @ Pillars of Faith (@BishStrick) April 24, 2026
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