Spirito
Prima piccola lista di cardinali papabili
Il sito pro-life nordamericano LifeSiteNews ha pubblicato una breve lista di cardinali che, secondo analisi, potrebbero aspirare a salire al Soglio di Pietro.
Ne sono stati individuati otto in tutto. Alcuni nomi sono ben conosciuti ai nostri lettori e ai fedeli italiani in generale, mentre altri potrebbero risultare a molti come nomi nuovi e mai prima sentiti.
Di seguito il breve elenco con una breve sintesi delle posizioni dottrinali di ciascuno.
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Cardinale Jean-Marc Aveline. Immagine screenshot da YouTube
1. Cardinale Jean-Marc Aveline – Arcivescovo di Marsiglia, Francia
Il cardinale Aveline è stato descritto come il più «bergogliano» dei vescovi francesi e si è pure detto che sia lui l’uomo che Francesco desidera come suo successore.
Monsignor Aveline ha firmato una dichiarazione positiva della Conferenza Episcopale Francese (CEF) sulla Fiducia Supplicans. Questa lettera affermava che le «benedizioni dovrebbero essere impartite in segno di “accoglienza incondizionata e misericordiosa”». Inoltre, affermava che «la Fiducia Supplicans ci ricorda che coloro che non sono in grado di impegnarsi con il sacramento del matrimonio non sono esclusi dall’amore di Dio o dalla sua Chiesa». E specificava che «è in particolare attraverso preghiere di benedizione, impartite in forma spontanea, “non ritualizzata” (n. 36), senza alcun segno assimilabile alla celebrazione del matrimonio, che i ministri della Chiesa potranno manifestare questa accoglienza ampia e incondizionata».
Il cardinale Aveline ha sostenuto il processo di «sinodalità»; ha fatto parte del comitato di redazione della relazione finale del «Sinodo per la sinodalità» e ha chiesto un «Sinodo Mediterraneo». Il porporato ha opinioni eterodosse sul tema delle altre religioni e del dialogo interreligioso. «In sostanza, le religioni sono modi in cui uomini e donne cercano risposte alle grandi e semplici domande della vita. È meglio avere una religione che ti aiuti, che non ti dia risposte a domande che non ti poni, ma che ti aiuti a vivere veramente la vita: questa è la cosa più importante» ha dichiarato, ad esempio.
«La Chiesa cattolica riconosce innanzitutto la possibilità di un ruolo positivo per le altre religioni, in quanto realtà socio-culturali, nell’economia generale della salvezza. Ciò esclude una posizione esclusivista che, sulla base di un ristretto ecclesiocentrismo, negherebbe alle religioni non cristiane qualsiasi valore salvifico o rivelatorio, basandosi su un’interpretazione indurita, e quindi distorta, dell’antico adagio patristico: “Fuori dalla Chiesa, nessuna salvezza”».

Cardinale Stephen Brislin. Immagine di Agenzia Fides via Wikimedia CC BY-SA 4.0
2. Cardinale Stephen Brislin – Arcivescovo di Johannesburg, Sud Africa
Il cardinale Brislin ha accolto con favore Amoris Laetitia e ha adottato l’approccio secondo cui Fiducia Supplicans è conciliabile con l’insegnamento della Chiesa. In precedenza, aveva elogiato il cardinale «Tucho» Fernandez, la cui congregazione ha prodotto Fiducia Supplicans e che è una delle figure in prima linea nell’agenda di Francesco, definendolo «una persona dalla visione molto ampia».
In passato monsignor Brislin ha rilasciato dichiarazioni ortodosse su questioni morali; ha condannato l’aborto e l’eutanasia. Come molti altri cardinali, sembra aver manifestato tendenze più progressiste sotto Francesco. Nel 2019 ha permesso al gruppo dissidente «We Are Church» di riunirsi nelle proprietà della chiesa, revocando un divieto da lui introdotto nel 2012. Ha espresso pubblicamente il suo sostegno al Sinodo sulla sinodalità, definendolo «una meravigliosa opportunità per la Chiesa». Il cammino sinodale, ha affermato, è «qualcosa che possiamo sviluppare più localmente, per diventare quella Chiesa che ascolta, quella Chiesa che discerne, e aprirci veramente allo Spirito Santo di Dio».

Cardinale Kurt Koch. Immagine di Andreas Faessler via Wikimedia CC BY-SA 4.0
3. Cardinale Kurt Koch – Prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani
Il cardinale Koch pare opporsi alle dottrine fondamentali della Chiesa. Il suo dicastero ha prodotto un progetto radicale per la distruzione della Chiesa cattolica e la sua sostituzione con una nuova «Chiesa sinodale». L’ecumenismo è un interesse di lunga data per Koch e, se questo progetto fosse attuato, la «Chiesa sinodale» diventerebbe una chiesa globale priva di vera autorità o unità dottrinale.
Monsignor Koch sostiene anche la posizione eretica secondo cui non vi è alcuna necessità di una missione per il popolo ebraico, poiché esso può essere salvato sotto l’Antica Alleanza.
Il suo dicastero ha prodotto documenti che contengono eresia, sia per quanto riguarda la natura della Chiesa che per quanto riguarda l’evangelizzazione degli ebrei. Egli difende il suo rifiuto dell’insegnamento della Chiesa cattolica appellandosi al Concilio Vaticano II.

Cardinale Marc Ouellet. Immagine di Giansa 25 via Wikimedia CC BY-SA 3.0
4. Cardinale Marc Ouellet – Arcivescovo emerito di Québec
Il cardinale Ouellet era un tempo considerato conservatore, ma è diventato un convinto sostenitore del programma radicale di Francesco. Sostiene Amoris Laetitia e ha pubblicamente criticato i cardinali dei dubia.
Nel 2024 Ouellet ha pubblicato un libro intitolato Parola, Sacramento, Carisma: Rischi e opportunità di una Chiesa sinodale, un testo che esprime la sua adesione al programma radicale della «sinodalità». Alla presentazione del libro, ha elogiato il «grande movimento sinodale che si sta diffondendo in tutta la Chiesa».
Ouellet ha permesso che la sua chiesa titolare a Roma, Santa Maria in Traspontina, fosse utilizzata per i riti pagani in onore della Pachamama, un idolo amazzonico. Il 4 ottobre Francesco ha accolto l’idolo della Pachamama nei Giardini Vaticani; durante la cerimonia, alcuni chierici si prostrarono davanti all’idolo. Ouellet aveva detto che di questo atto apostata e idolatra «non mi ha dato fastidio».
Il cardinale Ouellet è stato identificato come uno dei cardinali più responsabili del Traditionis Custodes. Un ordine di suore nella sua arcidiocesi, che dal 1969 usava esclusivamente il rito tradizionale, è stato costretto a introdurre il rito del novus ordo.
L’Ouellet fu dichiarato colpevole da un tribunale francese di aver ingiustamente espulso una suora dalla comunità, dopo che si era opposta al suo tentativo di sovvertire l’ordine. Il tribunale descrisse la sua espulsione come «infame e vessatoria» e affermò che era stata eseguita senza che lei avesse commesso «la minima offesa».

Cardinale Piero Parolin. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
5. Cardinale Piero Parolin – Segretario di Stato
Il cardinale Parolin, proveniente dal comune vicentino di Schiavon, è uno dei più determinati sostenitori dell’agenda radicale di Francesco, e fervente fiancheggiatore della sinodalità, che considera la continuazione del Concilio Vaticano II. Sostiene Amoris Laetitia e respinge la dottrina cattolica sulla pena di morte.
Il Parolin ha elogiato la dichiarazione di Abu Dhabi e ha una visione naturalistica della religione, sollevando la possibilità che debba essere considerato un apostata pubblico. Il cardinale ha minato la dottrina cattolica sulla contraccezione. Parolin era, con Ouellet e Versaldi, tra coloro che spingevano per la Traditionis Custodes.
Dopo Francesco, è il principale responsabile dell’accordo sino-vaticano che ha legittimato l’«Associazione Patriottica Cattolica Cinese», una setta scismatica controllata dal regime comunista cinese. Il cardinale Joseph Zen, ex arcivescovo di Hong Kong, ha accusato Parolin di «resa spudorata» al comunismo e di «aver prodotto» una «Chiesa scismatica unita» in Cina.
«Non credo che abbia fede. È solo un bravo diplomatico, in un senso molto laico e mondano» ha detto il cardinale Zen. Già nel 2013 Zen aveva avvertito che Parolin «ha una mente avvelenata» e che «crede nella diplomazia, non nella nostra fede».

Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
6. Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle – Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione
Il cardinale Tagle ha una lunga storia di forte allineamento con Francesco su temi «progressisti», promuovendo una «Chiesa sinodale», approvando la Laudato Si’ contro «un antropocentrismo fuorviante», e negando che esista una «formula per tutti» quando si tratta di sostenere il divieto della Santa Comunione per i divorziati «risposati».
Il cardinale ha citato Bergoglio per aver adottato un approccio simile alla contraccezione, affermando: «i casi particolari devono essere affrontati individualmente e devono essere portati ai confessori, e i confessori devono portare con sé cuori compassionevoli e comprensivi nel valutare situazioni e casi particolari. In questo è stato in grado di unire fedeltà all’insegnamento e, allo stesso tempo, di comprendere come i singoli casi siano unici».
Monsignor Tagle ha partecipato al rituale della Pachamama nei Giardini Vaticani nel 2019. Ha anche difeso l’accordo tra Vaticano e Cina. Tagle considera Francesco la continuazione del Concilio Vaticano II. È stato definito il «papa Francesco filippino».
Del Tagle, tuttavia, si tende spesso a dimenticare un dato assai importante: la madre è filippino-cinese.

Cardinale José Tolentino de Mendonça. Immagine di ANTÓNIO0196 via Wikimedia CC BY-SA 4.0
7. Cardinale José Tolentino de Mendonça – Prefetto del Dicastero della Cultura e dell’Istruzione
Il cardinale Tolentino è un convinto progressista e ha sostenuto molti aspetti del programma di Francesco, tra cui Amoris Laetitia. Tolentino ritiene che la «sinodalità» sia «molto importante» e «segnerà la Chiesa del futuro».
Nel 2010 Tolentino affermava: «la Chiesa non è un luogo di pienezza, è un luogo di ricerca. La nostra condizione è sete e desiderio. Non è qui e ora che realizziamo i nostri sogni. La Chiesa è questa strada comune, non esente da imperfezioni, aperta a una sorta di progressività».
Il cardinale aggiunto che la Chiesa deve avere un senso «incondizionato» di «accoglienza e ospitalità». Ha anche contraddetto il comandamento della Chiesa sulla castità per le persone con inclinazioni omosessuali, affermando che «è una proposta che non può essere imposta, ma che viene fatta. Ogni persona che si avvicina alla Chiesa porta con sé una storia sacra e deve essere accolta».
Nel 2013, Tolentino de Mendonca scrisse la prefazione per un libro della «femminista» suor Maria Teresa Forcades y Vila, che in passato si è opposta alle leggi contro l’aborto, è stata a favore dell’omosessualità e ha promosso l’«ordinazione» femminile.
Il Rapporto dei Cardinali suggerisce che egli potrebbe sostenere «una discussione e un discernimento continui riguardo al ruolo delle donne nel ministero della Chiesa e ad altre questioni come il celibato e l’inclusione delle persone nelle relazioni omosessuali».

Cardinale Matteo Zuppi. Immagine di Francesco Pierantoni via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
8. Cardinale Matteo Zuppi – Arcivescovo di Bologna, Italia
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, proveniente per via direttissima dalla Comunità Sant’Egidio apprezzata da Bergoglio nei suoi messaggi indifferentisti, ha una lunga storia di sostegno a posizioni in contraddizione con gli insegnamenti e le pratiche perenni della Chiesa cattolica.
Tra questi, il sostegno di Zuppi alla Santa Comunione per i divorziati risposati, la benedizione delle coppie omosessuali, la sua apertura a rendere facoltativo il celibato clericale, l’ insinuazione di una sua disponibilità a revocare il divieto immutabile della Chiesa sulla contraccezione e la sua promozione della preghiera interreligiosa con i musulmani. È un convinto sostenitore della sinodalità .
Zuppi ha approvato un pellegrinaggio LGBT a Roma per il giubileo del 2025. La prima benedizione di una «coppia» omosessuale in Italia sotto la Fiducia Supplicans ha avuto luogo nella diocesi di Zuppi, con la sua conoscenza.
Come riportato da Renovatio 21, ha fatto scalpore quando ad un festival di cinema giovanile della scorsa estate ha dichiarato che credere in Dio non è necessario e che la defunta scrittrice Michela Murgia gli ha insegnato il concetto di queer educendolo pure sulle dinamiche delle famiglie «alternative».
L’arcivescovo Carlo Mario Viganò ebbe a scrivergli quindi una lettera aperta, a cui non è dato sapere se lo Zuppi abbia risposto.
Zuppi, ricordiamo, è quello che ha disintegrato secoli di tradizione felsinea facendo preparare tortellini privi di maiale, così da non turbare gli «ospiti» immigrati islamici. Il «tortellino dell’accoglienza» al pollo, per la gioia di generazioni di bolognesi che, se non piangono, si rivoltano nella tomba.
Rammentiamo pure, en passant, anche l’entusiasmo nei confronti della possibile ascesa al Soglio espressa da un massone dichiarato, Gioele Magaldi, ex Gran Maestro del Grande Oriente Democratico e dominus di tale movimento Roosevelt, che durante un’intervista ad Adnkronos disse: «conosco però il mondo Vaticano e tra i cardinali quello che stimo di più è Matteo Zuppi, che tra l’altro mi ha sposato. Sarebbe un ottimo papa».
Al di là dei massoni sposati, la «papabilità» pubblica di Zuppi procede nonostante il curriculum non perfetto, fatto, di recente di le inchieste giornalistiche sui soldi dell’8 per mille alle ONG immigrazioniste, del fallimento del suo viaggio di pace a Kiev (con siluro ulteriore lanciatogli contro dall’Università Cattolica di Leopoli), del crollo nel terrorismo jihadista più sanguinario del Mozambico (con martiri cattolici inclusi), la cui pacificazione negli anni Ottanta era stata il vanto della Comunità di Sant’Egidio, l’alveo movimentista da cui il cardinale proviene.
Due anni fa si registrò un «siluro» inviato dall’Università Cattolica di Leopoli, Ucraina, contro l’operato del Vaticano «pacifista» di Zuppi.
Come riportato da Renovatio 21, è stato detto che il compianto cardinale Pell amava scherzare dicendo «attenti, perché se Zuppi sarà eletto in conclave, il vero papa sarà Andrea Riccardi», ossia il fondatore della Sant’Egidio, già ministro del governo tecnocratico di Mario Monti.
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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Mons. Viganò: il vero orrore non è Halloween ma la liturgia postconciliare
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Mons. Eleganti: l’«inclusività» sinodale lascia fuori i cattolici tradizionalisti
Renovatio 21 pubblica qyesto scritto di monsignor Marian Eleganti, vescovo titolare della diocesi soppressa di Lamdia e già vescovo ausiliare della diocesi di Coira apparsa su LifeSite. Il prelato elvetico si è schierato spesse volte, in questi anni con quanti criticano lo stato in cui versa la Chiesa di Roma e l’opera devastante del Concilio Vaticano II. Negli scorsi mesi ha attaccato la Fraternità Sacerdotale San Pio X – nella quale il vescovo che lo ha ordinato, il vescovo di Coira Vitus Huonder, ha scelto di passare gli ultimi anni della sua vita, decidendo di venir sepolto proprio a Econe, sede del seminario della FSSPX – per la consacrazione dei quattro nuovi vescovi dello scorso 1 luglio.
Il divieto di accesso alla Basilica di San Pietro il 24 ottobre 2026 per i pellegrini del Ad Petri Sedem, legati alla tradizione , rasenta l’ostilità verso i cattolici leali al Papa e ortodossi nella loro fede, e non ha nulla a che vedere con la preoccupazione per l’unità della Chiesa o con difficoltà operative nell’organizzazione delle celebrazioni liturgiche nella Basilica di San Pietro.
I riti esistenti all’interno della Chiesa cattolica dimostrano, attraverso la loro pacifica coesistenza con il Novus Ordo, che ciò è effettivamente possibile. Le Chiese orientali in piena comunione sono addirittura Chiese particolari sui iuris (autonome) all’interno della Chiesa cattolica universale. Nessuno le considera una minaccia all’unità della Chiesa. Nessuno negherebbe loro un altare o impedirebbe loro di entrare in una chiesa cattolica. Nessuno tranne il Vaticano, che nega l’accesso ai cattolici conservatori – i quali, per inciso, sono fedeli al papa. L’ipocrisia sinodale (l’inclusività) è stata così smascherata agli occhi di tutti. I pellegrini di Ad Petri Sedem non sono la Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Ma lo sappiamo da tempo: certe persone sono inclusive solo finché ciò serve ai loro scopi. Escludono spietatamente e a sangue freddo modi di pensare alternativi e approcci diversi alla cura pastorale e alla spiritualità. Questa è stata la mia esperienza costante. Riconosciamo lo stesso schema anche in politica.
Ebbene, la cosiddetta sinodalità ha così mostrato il suo vero volto. Essa seleziona chi o cosa includere. «Todos, todos, todos» non significa tutti, ma solo certe persone.
Conosciamo gli sforzi e i postulati del cosiddetto «cattolicesimo riformato» sin dagli anni Settanta. I suoi protagonisti si sono succeduti a ondate, cambiando spesso veste, senza mai abbandonare i loro obiettivi, rimasti immutati. Il risultato è la sinodalità odierna, che non è la sinodalità di ieri, ovvero quella della tradizione. Sta diventando evidente che, in fin dei conti, si tratta di una tardiva riforma strutturale di stampo protestante e dell’abrogazione di Familiaris Consortio (1981) e Veritatis Splendor (1993). Un fenomeno facilmente riconoscibile per i convertiti provenienti dalla Chiesa anglicana.
L’apprendimento e l’ascolto interculturale – sono un missionario benedettino – sono concetti chiave che conosco fin dai primi anni ’90, concetti che hanno paralizzato il nostro dinamismo missionario per decenni. La dichiarazione Dominus Iesus della Congregazione per la Dottrina della Fede del 6 agosto 2000 era già una risposta a questo problema, ma non è stata ascoltata, ed è per questo che ora ci troviamo di fronte a questo eccesso sinodale di parole e procedure.
Eppure la verità è così semplice: DOMINUS JESUS! Così, più di 25 anni fa, lo SPIRITO SANTO ci ha chiamati a presentare (ancora una volta) CRISTO alle nazioni come verità esclusiva e assoluta, come unica porta per il PADRE, come maestro universale e sempre valido, e come unico salvatore del mondo. Invece, stiamo seduti in cerchio e su delle sedie, in attesa di sentire.
Da chi? Ma non arriva nulla. Voglio dire: nulla di nuovo, se non la graduale attuazione delle richieste del cattolicesimo riformato di ieri (democrazia e processi decisionali partecipativi; controlli sul potere; laici in posizioni di leadership; donne negli uffici ecclesiastici; revisione della morale sessuale; normalizzazione del divorzio e del «nuovo matrimonio»; riconoscimento degli stili di vita e delle unioni omosessuali; transessualismo; cura del creato e del clima; universalismo di ispirazione socialista: migrazione senza restrizioni e fratellanza universale; coesistenza interreligiosa invece della missione). Il problema evidente ma spesso ignorato – la correlazione tra abusi e omosessualità tra il clero cattolico (Dariusz Oko; Paul Sullin) – continua a essere trascurato.
Le tavole rotonde sono prestabilite. Le commissioni producono proposte eterodosse. Roma non offre risposte valide ai problemi della Chiesa innescati dal progressismo liberale. Manca una valutazione onesta e obiettiva del rinnovamento liturgico, senza voler tornare all’era pre-1965. La deriva dei giovani verso atteggiamenti conservatori, anche all’interno della Chiesa, non viene considerata obiettivamente come un segno dei tempi.
Nel frattempo, nelle strade delle città europee, vediamo all’opera forze islamo-di sinistra, migranti e caotiche, che illustrano sintomaticamente cosa accade quando l’ordine cristiano tradizionale si disintegra e lo Stato laico, neutrale dal punto di vista dei valori, fallisce. I suoi principali esponenti politici non possiedono né credibilità, né valori o virtù; in un’era post-cristiana, semplicemente non hanno nulla da offrire.
È incomprensibile che fino a poco tempo fa un papa abbia incitato i giovani a fomentare il caos. Il caos non è mai stato una categoria dello Spirito, bensì di forze demoniache e rivoluzionarie. Come è noto, è stato lo Spirito a portare ordine nel caos in principio. Dove regna il caos, regna il diavolo.
I segni di decadenza nella società e nella Chiesa nella nostra parte del mondo sono impossibili da ignorare. A mio parere, la prima (la società) non ha alcuna possibilità di sopravvivere senza il cristianesimo; la seconda (la Chiesa), pur essendo sostenuta da Dio, non riesce a proclamare l’esclusività (in entrambi i sensi del termine!) di Gesù Cristo (la Via, la Verità e la Vita).
Ora serve semplicemente da trampolino di lancio per l’umanità, un concetto spesso descritto come «apertura». La categoria del peccato viene sostituita da quella della fragilità. L’attenzione si concentra principalmente sulla vicinanza. Eresia ed errore non vengono nominati. Al contrario, fiorisce il dialogo.
Per anni, la Chiesa è sembrata un’infinita officina di discussioni in cerchio e tavole rotonde senza produrre alcun risultato duraturo, se non quelli che minano la sua dottrina, la sua proclamazione e la sua struttura gerarchico-sacramentale nei fatti e nella verità, ma anche a livello semantico.
Infine, la buona notizia:
Ci stiamo avvicinando al 2033. Dopo 2000 anni, sarà un anno speciale. Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi. Egli rimane la risposta del Padre a tutti i nostri problemi e l’espiazione per i nostri peccati. Quest’ultimo aspetto, soprattutto, va ricordato.
Ovunque Egli entri in un cuore, tutto diventa nuovo! Egli è la perla che la Chiesa ha da offrire alle nazioni. Chi ne ha riconosciuto il valore non desidera altro. Né una tale persona può mettere Gesù Cristo sullo stesso piano degli altri. La gioia di averlo trovato eclissa ogni altra cosa.
Il Dio che si è fatto uomo è, in fondo, una singolarità! Per tutti!
+ Marian Eleganti
vescovo
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Lourdes 2026: «Scoraggiarsi è fuori discussione»
Lettura del messaggio del Superiore generale
Permettetemi, prima dell’omelia, di leggervi un messaggio che il Superiore generale rivolge a tutti noi. Avrebbe desiderato essere in mezzo a noi oggi per sostenerci e incoraggiarci, ma è attualmente in viaggio in Asia e non ha quindi potuto fare questo spostamento. «Carissimi pellegrini, Degli impegni fuori dall’Europa mi impediscono oggi di essere in mezzo a voi a Lourdes per ringraziare la Santissima Vergine della grazia delle consacrazioni episcopali. Infatti, è proprio lei che ha guidato la Fraternità durante la preparazione e lo svolgimento di questa cerimonia storica, è lei che ha preparato le anime. Per questa ragione, quest’anno in modo del tutto particolare, avrei tanto voluto partecipare al pellegrinaggio ed essere dei vostri. L’accesso al santuario vi è stato vietato quest’anno. C’era da aspettarselo, ne conoscete le ragioni. Non lasciatevi scoraggiare, siate ben consapevoli che, con la vostra fedeltà, vi preparate a entrare in un altro santuario, molto più bello: il santuario eterno, il regno di verità e di pace. Là regna l’unico vero Dio, là esiste una sola Chiesa, là una sola Regina esercita la sua sovranità sugli angeli e sulle anime: Nostra Signora, seduta accanto a Nostro Signore come corredentrice del genere umano. Nostro Signore ci dice che la porta di questo santuario è stretta e che solo i violenti vi entrano, cioè coloro che sono pronti a lottare contro se stessi e contro il mondo, nemico della Croce. Per entrare in questo santuario, bisogna conservare la veste bianca del nostro battesimo. Bisogna conservare la fede cattolica e la grazia, a ogni costo. Questi due beni ci vengono da Dio per le mani di Nostra Signora. Chiediamole di darceli e di aiutarci a conservarli fedelmente nella nostra anima fino al giorno del giudizio. Chiedete questo per tutta la Fraternità, mi associo di tutto cuore alla vostra preghiera. Chiedete in particolare a Nostra Signora di tenere sotto la sua protezione la Fraternità San Pio X e di schierarla, oggi più che mai, in ordine di battaglia. Lottare per Nostra Signora e sotto i suoi ordini è la cosa più bella e, al tempo stesso, la più facile che possiamo fare, la sola che ci garantisca la vittoria e la perseveranza finale. Dio vi benedica».Omelia di don Gonzague Peignot
Quest’anno festeggiamo i 50 anni del nostro distretto e, nella sua delicatezza, la Provvidenza ha voluto riattualizzare le condizioni di 50 anni fa, come una strizzatina d’occhio. Perché? Per indicarci che tutto questo sviluppo è stato frutto di preghiere e di sacrifici. Se vogliamo che continui, se vogliamo conoscere uno sviluppo così bello come quello degli anni precedenti, dobbiamo anche noi passare per queste prove, per questa preghiera intensificata nella prova e per questi sacrifici. Le sanzioni dei primi anni sono state rinnovate, subiamo di nuovo condanne ingiuste, siamo qualificati come scismatici, come scomunicati. Di nuovo, le porte del santuario di Nostra Signora di Lourdes ci sono chiuse, così come quelle di molti altri santuari. Per alcuni di voi, delle dispute familiari hanno forse potuto rinascere, delle ferite si sono riaperte là dove, negli ultimi pontificati, la situazione si era, in un certo modo, rasserenata.«Rifiutiamo che Nostro Signore Gesù Cristo sia privato della sua corona»
Bisogna ben comprendere il motivo di queste condanne, che non è senza legame con la festa che celebriamo oggi, questa festa di Cristo Re. È perché rifiutiamo che Nostro Signore Gesù Cristo sia privato della sua corona che subiamo oggi queste condanne, è perché rifiutiamo che la religione cattolica sia abbassata allo stesso livello di tutte le false religioni che siamo condannati oggi. In questo stesso momento, ad Assisi, Nostro Signore Gesù Cristo subisce l’ingiuria più violenta che ci sia. Il capo della Chiesa cattolica abbassa l’unica vera religione al livello di tutte le altre religioni, più di 300 rappresentanti religiosi sono invitati ad Assisi in questo stesso momento, ed è perché condanniamo ciò che siamo condannati. Mentre dovrebbero spalancarci le porte, oggi tutti questi responsabili ce le chiudono. Ci respingono perché vogliamo restare fedeli, restare fedeli al Credo nella sua integralità. Ci respingono perché crediamo che la Santissima Vergine Maria è la Madre di Dio e che, di conseguenza, ciò che Dio ci ha insegnato non può cambiare. Perché la Santissima Vergine Maria è immacolata nella sua concezione, perché è mediatrice di tutte le grazie, perché è corredentrice, perché proclamiamo questo, siamo condannati. Ci respingono perché predichiamo la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, perché predichiamo la regalità di Nostra Signora. Allora, come reagire di fronte a tutto questo? La Provvidenza ci guida, permette queste prove ma ci assicura che non ci abbandonerà mai e che le permette per il nostro più grande bene. La Rivelazione ci ha insegnato che il buon Dio permetteva le prove per la santificazione del popolo fedele e di coloro stessi che ci condannano. Ciò che subiamo, lo offriamo per tutti coloro che ci condannano. Condividiamo le sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo e ci uniamo più intimamente a esse, certi che il buon Dio ci accorderà le grazie di cui abbiamo bisogno per accettare queste prove, per trionfarne e per superare questi ostacoli. Non se ne parla dunque di scoraggiarsi, non è perché siamo sotto una tenda, in condizioni un po’ più tristi, che dobbiamo perdere coraggio. No, bisogna rinnovare questa piena fiducia in Dio, come il santo uomo Giobbe ha fatto quando ha subìto tutte le sue prove: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. È accaduto ciò che è piaciuto al Signore. Sia fatta la volontà del Signore. Sia benedetto il nome del Signore». Ecco quale deve essere il nostro atteggiamento oggi.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
«Come non vedere la mano della Provvidenza?»
Siamo inoltre sostenuti da tutto ciò che è accaduto negli anni precedenti. Se gettiamo uno sguardo su questi ultimi 50 anni, non è necessario essere grandi osservatori per constatare che tutte queste prove hanno permesso uno sviluppo, un’irradiazione assolutamente straordinaria in tutte le opere della Fraternità San Pio X, e in particolare nel distretto di Francia. Oggi, decine di migliaia di fedeli in Francia vivono di questa vita sacramentale che apre le porte del Cielo, attraverso i nostri quasi 200 luoghi di culto e, in modo particolare, attraverso le nostre case di ritiri spirituali. Non posso che incoraggiarvi a seguire di nuovo un ritiro spirituale, se ne avete già fatto uno, o a seguirne uno se non l’avete ancora fatto. È un mezzo privilegiato per rispondere a questa santità che il buon Dio attende da noi, per passare da una vita più mediocre, certo cristiana, ma un po’ mediocre, a una vita fervente alla quale il buon Dio ci chiama. In Francia, sono anche quasi 5000 gli alunni che beneficiano dell’insegnamento cattolico, dell’insegnamento cristiano, in una cinquantina di istituti scolastici. Che crescita! Nel 1976, niente di tutto questo esisteva. Alcuni sacerdoti coraggiosi, persino eroici, avevano resistito e mantenuto la messa in qualche villaggio, ma è tutto. Nel 1976, mons. Lefebvre riceveva la sua prima condanna, nel 1976 la legge Veil entrava in vigore in Francia, era stata votata un anno prima. È dunque impossibile perdere la speranza oggi, mancare di speranza di fronte a questi magnifici frutti ottenuti in così poco tempo, con così pochi mezzi. Come non vedere la mano della Provvidenza in tutte queste opere meravigliose? Dobbiamo ricordarcele. Come non vedere un legame tra queste prove accettate e questa sproporzione tra i frutti ottenuti e i mezzi così limitati, tanto umani quanto finanziari?Sostieni Renovatio 21
«La famiglia è la più grande speranza della Chiesa»
C’è anche un indizio che non inganna, un indizio che meraviglia persino le persone meno avvertite, i nuovi fedeli che frequentano le nostre cappelle, sempre più numerosi. C’è qualcosa che li stupisce ogni volta e che costituisce una prova di questa irradiazione. Questo indizio sono le nostre famiglie, le nostre famiglie cattoliche, le nostre famiglie molto spesso numerose, quando il buon Dio lo permette, e che sono la garanzia assoluta di un’irradiazione ancora più grande negli anni a venire. È veramente la certezza che lo sviluppo delle nostre opere proseguirà nei prossimi anni. Queste famiglie cattoliche, 50 anni di persecuzione civile, attraverso leggi assolutamente inique, hanno voluto distruggerle, annientarle persino! Questo annientamento programmato della famiglia, constatiamo che in definitiva, in questo piccolo ramo, non si realizza. Siete voi a rappresentarlo, siete i degni rappresentanti di queste famiglie cattoliche che sono il futuro della Chiesa. Dobbiamo rendere grazie a Dio per queste magnifiche famiglie, perché la famiglia è la più grande speranza della Chiesa, è veramente la certezza, per la Chiesa, di mantenersi e di svilupparsi. Perché la famiglia è questo santuario dove la fede non è qualcosa di teorico, dove non è una semplice idea, ma dove la fede è un respiro, dove la vita divina è un respiro. In seno al focolare cristiano, il Vangelo non è soltanto una storia che si ascolta, è vissuto, è incarnato. I genitori si inginocchiano e i figli li accompagnano. Davanti al Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo, si impara a perdonare invece di restare nel risentimento, ecco che cos’è una famiglia cristiana. La fedeltà prevale sulla facilità, sul tradimento, sulla leggerezza, e si impara soprattutto che amare consiste meno nel servirsi che nel servire, nel donarsi. Il vero amore è donarsi per le persone che ci circondano. In questo modo, la famiglia diventa il terreno fertile favorevole al sorgere delle vocazioni di cui la Chiesa ha terribilmente bisogno oggi. La famiglia cattolica, in definitiva, è un tesoro, un tesoro magnifico, un tesoro meraviglioso, un tesoro che si coltiva. È veramente la nostra priorità, queste famiglie cattoliche devono essere la nostra priorità. Questo dev’essere il dovere, l’ambizione degli sposi: lavorare, in tempo opportuno e inopportuno, per fare della loro famiglia una famiglia pienamente cattolica, sul modello della Sacra Famiglia, sul modello di Nostra Signora, di san Giuseppe e di Nostro Signore Gesù Cristo. Ecco ciò che deve guidare un padre e una madre di famiglia oggi.Iscriviti al canale Telegram ![]()
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