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Prima piccola lista di cardinali papabili

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Il sito pro-life nordamericano LifeSiteNews ha pubblicato una breve lista di cardinali che, secondo analisi, potrebbero aspirare a salire al Soglio di Pietro.

 

Ne sono stati individuati otto in tutto. Alcuni nomi sono ben conosciuti ai nostri lettori e ai fedeli italiani in generale, mentre altri potrebbero risultare a molti come nomi nuovi e mai prima sentiti.

 

Di seguito il breve elenco con una breve sintesi delle posizioni dottrinali di ciascuno.

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Cardinale Jean-Marc Aveline. Immagine screenshot da YouTube

1. Cardinale Jean-Marc Aveline – Arcivescovo di Marsiglia, Francia

Il cardinale Aveline è stato descritto come il più «bergogliano» dei vescovi francesi e si è pure detto che sia lui l’uomo che Francesco desidera come suo successore.

 

Monsignor Aveline ha firmato una dichiarazione positiva della Conferenza Episcopale Francese (CEF) sulla Fiducia Supplicans. Questa lettera affermava che le «benedizioni dovrebbero essere impartite in segno di “accoglienza incondizionata e misericordiosa”». Inoltre, affermava che «la Fiducia Supplicans ci ricorda che coloro che non sono in grado di impegnarsi con il sacramento del matrimonio non sono esclusi dall’amore di Dio o dalla sua Chiesa». E specificava che «è in particolare attraverso preghiere di benedizione, impartite in forma spontanea, “non ritualizzata” (n. 36), senza alcun segno assimilabile alla celebrazione del matrimonio, che i ministri della Chiesa potranno manifestare questa accoglienza ampia e incondizionata».

 

Il cardinale Aveline ha sostenuto il processo di «sinodalità»; ha fatto parte del comitato di redazione della relazione finale del «Sinodo per la sinodalità» e ha chiesto un «Sinodo Mediterraneo». Il porporato ha opinioni eterodosse sul tema delle altre religioni e del dialogo interreligioso. «In sostanza, le religioni sono modi in cui uomini e donne cercano risposte alle grandi e semplici domande della vita. È meglio avere una religione che ti aiuti, che non ti dia risposte a domande che non ti poni, ma che ti aiuti a vivere veramente la vita: questa è la cosa più importante» ha dichiarato, ad esempio.

 

«La Chiesa cattolica riconosce innanzitutto la possibilità di un ruolo positivo per le altre religioni, in quanto realtà socio-culturali, nell’economia generale della salvezza. Ciò esclude una posizione esclusivista che, sulla base di un ristretto ecclesiocentrismo, negherebbe alle religioni non cristiane qualsiasi valore salvifico o rivelatorio, basandosi su un’interpretazione indurita, e quindi distorta, dell’antico adagio patristico: “Fuori dalla Chiesa, nessuna salvezza”».

 

 

 

Cardinale Stephen Brislin. Immagine di Agenzia Fides via Wikimedia CC BY-SA 4.0

2. Cardinale Stephen Brislin – Arcivescovo di Johannesburg, Sud Africa

Il cardinale Brislin ha accolto con favore Amoris Laetitia e ha adottato l’approccio secondo cui Fiducia Supplicans è conciliabile con l’insegnamento della Chiesa. In precedenza, aveva elogiato il cardinale «Tucho» Fernandez, la cui congregazione ha prodotto Fiducia Supplicans e che è una delle figure in prima linea nell’agenda di Francesco, definendolo «una persona dalla visione molto ampia».

 

In passato monsignor Brislin ha rilasciato dichiarazioni ortodosse su questioni morali; ha condannato l’aborto e l’eutanasia. Come molti altri cardinali, sembra aver manifestato tendenze più progressiste sotto Francesco. Nel 2019 ha permesso al gruppo dissidente «We Are Church» di riunirsi nelle proprietà della chiesa, revocando un divieto da lui introdotto nel 2012. Ha espresso pubblicamente il suo sostegno al Sinodo sulla sinodalità, definendolo «una meravigliosa opportunità per la Chiesa». Il cammino sinodale, ha affermato, è «qualcosa che possiamo sviluppare più localmente, per diventare quella Chiesa che ascolta, quella Chiesa che discerne, e aprirci veramente allo Spirito Santo di Dio».

Cardinale Kurt Koch. Immagine di Andreas Faessler via Wikimedia CC BY-SA 4.0

 

3. Cardinale Kurt Koch – Prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani

Il cardinale Koch pare opporsi alle dottrine fondamentali della Chiesa. Il suo dicastero ha prodotto un progetto radicale per la distruzione della Chiesa cattolica e la sua sostituzione con una nuova «Chiesa sinodale». L’ecumenismo è un interesse di lunga data per Koch e, se questo progetto fosse attuato, la «Chiesa sinodale» diventerebbe una chiesa globale priva di vera autorità o unità dottrinale.

 

Monsignor Koch sostiene anche la posizione eretica secondo cui non vi è alcuna necessità di una missione per il popolo ebraico, poiché esso può essere salvato sotto l’Antica Alleanza.

 

Il suo dicastero ha prodotto documenti che contengono eresia, sia per quanto riguarda la natura della Chiesa che per quanto riguarda l’evangelizzazione degli ebrei. Egli difende il suo rifiuto dell’insegnamento della Chiesa cattolica appellandosi al Concilio Vaticano II.

 

 

Cardinale Marc Ouellet. Immagine di Giansa 25 via Wikimedia CC BY-SA 3.0

4. Cardinale Marc Ouellet – Arcivescovo emerito di Québec

Il cardinale Ouellet era un tempo considerato conservatore, ma è diventato un convinto sostenitore del programma radicale di Francesco. Sostiene Amoris Laetitia e ha pubblicamente criticato i cardinali dei dubia.

 

Nel 2024 Ouellet ha pubblicato un libro intitolato Parola, Sacramento, Carisma: Rischi e opportunità di una Chiesa sinodale, un testo che esprime la sua adesione al programma radicale della «sinodalità». Alla presentazione del libro, ha elogiato il «grande movimento sinodale che si sta diffondendo in tutta la Chiesa».

 

Ouellet ha permesso che la sua chiesa titolare a Roma, Santa Maria in Traspontina, fosse utilizzata per i riti pagani in onore della Pachamama, un idolo amazzonico. Il 4 ottobre Francesco ha accolto l’idolo della Pachamama nei Giardini Vaticani; durante la cerimonia, alcuni chierici si prostrarono davanti all’idolo. Ouellet aveva detto che di questo atto apostata e idolatra «non mi ha dato fastidio».

 

Il cardinale Ouellet è stato identificato come uno dei cardinali più responsabili del Traditionis Custodes. Un ordine di suore nella sua arcidiocesi, che dal 1969 usava esclusivamente il rito tradizionale, è stato costretto a introdurre il rito del novus ordo.

 

L’Ouellet fu dichiarato colpevole da un tribunale francese di aver ingiustamente espulso una suora dalla comunità, dopo che si era opposta al suo tentativo di sovvertire l’ordine. Il tribunale descrisse la sua espulsione come «infame e vessatoria» e affermò che era stata eseguita senza che lei avesse commesso «la minima offesa».

Cardinale Piero Parolin. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

5. Cardinale Piero Parolin – Segretario di Stato

Il cardinale Parolin, proveniente dal comune vicentino di Schiavon, è uno dei più determinati sostenitori dell’agenda radicale di Francesco, e fervente fiancheggiatore della sinodalità, che considera la continuazione del Concilio Vaticano II. Sostiene Amoris Laetitia e respinge la dottrina cattolica sulla pena di morte.

 

Il Parolin ha elogiato la dichiarazione di Abu Dhabi e ha una visione naturalistica della religione, sollevando la possibilità che debba essere considerato un apostata pubblico. Il cardinale ha minato la dottrina cattolica sulla contraccezione. Parolin era, con Ouellet e Versaldi, tra coloro che spingevano per la Traditionis Custodes.

 

Dopo Francesco, è il principale responsabile dell’accordo sino-vaticano che ha legittimato l’«Associazione Patriottica Cattolica Cinese», una setta scismatica controllata dal regime comunista cinese. Il cardinale Joseph Zen, ex arcivescovo di Hong Kong, ha accusato Parolin di «resa spudorata» al comunismo e di «aver prodotto» una «Chiesa scismatica unita» in Cina.

 

«Non credo che abbia fede. È solo un bravo diplomatico, in un senso molto laico e mondano» ha detto il cardinale Zen. Già nel 2013 Zen aveva avvertito che Parolin «ha una mente avvelenata» e che «crede nella diplomazia, non nella nostra fede».

 

Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

6. Cardinale Luis Antonio Gokim Tagle – Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione

Il cardinale Tagle ha una lunga storia di forte allineamento con Francesco su temi «progressisti», promuovendo una «Chiesa sinodale», approvando la Laudato Si’ contro «un antropocentrismo fuorviante», e negando che esista una «formula per tutti» quando si tratta di sostenere il divieto della Santa Comunione per i divorziati «risposati».

 

Il cardinale ha citato Bergoglio per aver adottato un approccio simile alla contraccezione, affermando: «i casi particolari devono essere affrontati individualmente e devono essere portati ai confessori, e i confessori devono portare con sé cuori compassionevoli e comprensivi nel valutare situazioni e casi particolari. In questo è stato in grado di unire fedeltà all’insegnamento e, allo stesso tempo, di comprendere come i singoli casi siano unici».

 

Monsignor Tagle ha partecipato al rituale della Pachamama nei Giardini Vaticani nel 2019. Ha anche difeso l’accordo tra Vaticano e Cina. Tagle considera Francesco la continuazione del Concilio Vaticano II. È stato definito il «papa Francesco filippino».

Del Tagle, tuttavia, si tende spesso a dimenticare un dato assai importante: la madre è filippino-cinese.

Cardinale José Tolentino de Mendonça. Immagine di ANTÓNIO0196 via Wikimedia CC BY-SA 4.0

7. Cardinale José Tolentino de Mendonça – Prefetto del Dicastero della Cultura e dell’Istruzione

Il cardinale Tolentino è un convinto progressista e ha sostenuto molti aspetti del programma di Francesco, tra cui Amoris Laetitia. Tolentino ritiene che la «sinodalità» sia «molto importante» e «segnerà la Chiesa del futuro».

 

Nel 2010 Tolentino affermava: «la Chiesa non è un luogo di pienezza, è un luogo di ricerca. La nostra condizione è sete e desiderio. Non è qui e ora che realizziamo i nostri sogni. La Chiesa è questa strada comune, non esente da imperfezioni, aperta a una sorta di progressività».

 

Il cardinale aggiunto che la Chiesa deve avere un senso «incondizionato» di «accoglienza e ospitalità». Ha anche contraddetto il comandamento della Chiesa sulla castità per le persone con inclinazioni omosessuali, affermando che «è una proposta che non può essere imposta, ma che viene fatta. Ogni persona che si avvicina alla Chiesa porta con sé una storia sacra e deve essere accolta».

 

Nel 2013, Tolentino de Mendonca scrisse la prefazione per un libro della «femminista» suor Maria Teresa Forcades y Vila, che in passato si è opposta alle leggi contro l’aborto, è stata a favore dell’omosessualità e ha promosso l’«ordinazione» femminile.

 

Il Rapporto dei Cardinali suggerisce che egli potrebbe sostenere «una discussione e un discernimento continui riguardo al ruolo delle donne nel ministero della Chiesa e ad altre questioni come il celibato e l’inclusione delle persone nelle relazioni omosessuali».

 

Cardinale Matteo Zuppi. Immagine di Francesco Pierantoni via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0

 

8. Cardinale Matteo Zuppi – Arcivescovo di Bologna, Italia

Il cardinale Matteo Maria Zuppi, proveniente per via direttissima dalla Comunità Sant’Egidio apprezzata da Bergoglio nei suoi messaggi indifferentisti, ha una lunga storia di sostegno a posizioni in contraddizione con gli insegnamenti e le pratiche perenni della Chiesa cattolica.

 

Tra questi, il sostegno di Zuppi alla Santa Comunione per i divorziati risposati, la benedizione delle coppie omosessuali, la sua apertura a rendere facoltativo il celibato clericale, l’ insinuazione di una sua disponibilità a revocare il divieto immutabile della Chiesa sulla contraccezione e la sua promozione della preghiera interreligiosa con i musulmani. È un convinto sostenitore della sinodalità .

 

Zuppi ha approvato un pellegrinaggio LGBT a Roma per il giubileo del 2025. La prima benedizione di una «coppia» omosessuale in Italia sotto la Fiducia Supplicans ha avuto luogo nella diocesi di Zuppi, con la sua conoscenza.

 

Come riportato da Renovatio 21, ha fatto scalpore quando ad un festival di cinema giovanile della scorsa estate ha dichiarato che credere in Dio non è necessario e che la defunta scrittrice Michela Murgia gli ha insegnato il concetto di queer educendolo pure sulle dinamiche delle famiglie «alternative».

 

L’arcivescovo Carlo Mario Viganò ebbe a scrivergli quindi una lettera aperta, a cui non è dato sapere se lo Zuppi abbia risposto.

 

Zuppi, ricordiamo, è quello che ha disintegrato secoli di tradizione felsinea facendo preparare tortellini privi di maiale, così da non turbare gli «ospiti» immigrati islamici. Il «tortellino dell’accoglienza» al pollo, per la gioia di generazioni di bolognesi che, se non piangono, si rivoltano nella tomba.

 

Rammentiamo pure, en passant, anche l’entusiasmo nei confronti della possibile ascesa al Soglio espressa da un massone dichiarato, Gioele Magaldi, ex Gran Maestro del Grande Oriente Democratico e dominus di tale movimento Roosevelt, che durante un’intervista ad Adnkronos disse: «conosco però il mondo Vaticano e tra i cardinali quello che stimo di più è Matteo Zuppi, che tra l’altro mi ha sposato. Sarebbe un ottimo papa».

 

Al di là dei massoni sposati, la «papabilità» pubblica di Zuppi procede nonostante il curriculum non perfetto, fatto, di recente di le inchieste giornalistiche sui soldi dell’8 per mille alle ONG immigrazioniste, del fallimento del suo viaggio di pace a Kiev (con siluro ulteriore lanciatogli contro dall’Università Cattolica di Leopoli), del crollo nel terrorismo jihadista più sanguinario del Mozambico (con martiri cattolici inclusi), la cui pacificazione negli anni Ottanta era stata il vanto della Comunità di Sant’Egidio, l’alveo movimentista da cui il cardinale proviene.

 

Due anni fa si registrò un «siluro» inviato dall’Università Cattolica di Leopoli, Ucraina, contro l’operato del Vaticano «pacifista» di Zuppi.

 

Come riportato da Renovatio 21, è stato detto che il compianto cardinale Pell amava scherzare dicendo «attenti, perché se Zuppi sarà eletto in conclave, il vero papa sarà Andrea Riccardi», ossia il fondatore della Sant’Egidio, già ministro del governo tecnocratico di Mario Monti.

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic

 

 

 

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Un esorcista racconta: l’anticristo si presenterà come la soluzione ai problemi dell’umanità

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L’esorcista padre Chad Ripperger ha dichiarato all’ex Navy SEAL statunitense Shawn Ryan che l’Anticristo «si presenterà come la soluzione ai problemi degli esseri umani».   Nel corso di un’intervista di quasi tre ore, pubblicata giovedì, Ryan ha chiesto a don Ripperger come si presenta la «battaglia finale».   Il sacerdote esorcista ha richiamato gli indicatori della fine dei tempi descritti nelle Sacre Scritture, tra cui il deterioramento della morale umana e «guerre e voci di guerre». Ripperger aveva già spiegato a Ryan che il mondo ha conosciuto un’«implosione» della moralità almeno dagli anni Cinquanta e che, di fatto, si è assistito a una diffusa ribellione alle leggi di Dio e alla legge naturale.   «A quel punto l’Anticristo si manifesta e si presenta come la soluzione ai problemi dell’umanità, ottenendo così un controllo significativo sulla popolazione», ha affermato don Chad.   In precedenza aveva anche indicato a Ryan che una delle condizioni per il regno dell’Anticristo è «l’unificazione dell’economia mondiale», poiché è proprio attraverso l’economia che l’Anticristo eserciterà il proprio controllo sulle persone, anche se «avrà il controllo anche dei governi».

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Nella sua più recente conversazione con Ryan, Ripperger ha spiegato che questo periodo, in cui l’Anticristo farà la sua comparsa, sarà articolato in «fasi». Tra queste figurano la presenza di Enoch ed Elia e lo scontro tra l’arcangelo Michele e l’Anticristo.   «Alla fine è Cristo che si manifesta e mette a morte l’Anticristo», ha dichiarato Ripperger. Questo è quanto affermato in nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi (2, 8): «Allora l’iniquo si manifesterà, e il Signore Gesù lo distruggerà col fiato della sua bocca e lo annichilirà con lo splendore di sua venuta».   Riguardo al Marchio della Bestia, don Rippergerro aveva detto a Ryan in un’ulteriore intervista uscita a marzo che «ci siamo quasi».   «Potrebbero letteralmente decidere che, a meno che tu non accetti determinate condizioni, non avrai accesso alla valuta digitale che [loro] intendono introdurre a livello globale», ha affermato l’esorcista. «Credo che questo sia uno dei modi in cui intende controllare le persone, attraverso le valute digitali», ha proseguito, evidenziando che queste valute possono essere utilizzate per precludere alle persone l’accesso a beni e servizi.   «Ed è così che, in pratica, faranno morire di fame le persone che non sono disposte ad accettare il regno dell’Anticristo», ha detto Ripperger, confermando a Ryan che ciò potrebbe essere realizzato come un sistema di punteggio di credito sociale.   Il Ryan ha quindi chiesto a Ripperger cosa dovrebbero fare le persone una volta che il Marchio della Bestia fosse stato impresso. «Cosa dovremmo fare se non potessimo mangiare, prenderci cura di noi stessi, provvedere alle nostre famiglie?»   Il sacerdote ha evidenziato la natura del marchio, che a suo giudizio sarà «qualcosa impiantato nei nostri corpi che ci darà accesso» ai beni, come un chip RFID scansionabile oppure un dispositivo simile a Neuralink.   «I Padri della Chiesa affermano che non sarà possibile ottenere quel chip senza una qualche forma di rinuncia a Cristo», ha detto Ripperger. Ciò implica che le persone dovranno accettare qualcosa che «sanno essere contrario alla volontà di Dio e alla volontà di Cristo». In ultima analisi, per rifiutare il marchio è necessario essere disposti a sacrificare il bene minore in favore del bene maggiore.   Tuttavia, ha sottolineato che Dio può sostenere le persone anche senza il segno. «Dio molto spesso provvede alle persone. Se è sua volontà che le persone sopravvivano a quel periodo di tempo, Lui lo renderà possibile», ha detto il sacerdote.   L’esorcista ha consigliato alle persone di «essere intelligenti, di imparare le tecniche di sopravvivenza di base e di sapersela cavare da sole», aggiungendo che «sarà straordinariamente difficile anche solo riuscire a eludere il rilevamento», considerato l’attuale livello tecnologico.   Sulla questione del segno della Bestia, e ancora prima del «filtro» dell’Anticristo di cui parla l’Apocalisse, Renovatio 21 aveva rilevato la riflessione di un sacerdote tradizionista ancora anni fa, tra green pass e obbligo di vaccino genico («È il Nuovo Ordine dell’Anticristo. E il vaccino è il suo filtro magico»).  

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Immagine: Luca Signorelli (1450–1523), Sermone e opere dell’Anticristo (tra il 1499 e il 1502), dettaglio, Cappella di San Brizio, Orvieto. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Le riforme liturgiche post-Vaticano II hanno trasformato le messe in una «parodia»: parla il cardinale Rouco Varela

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Il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid, ha dichiarato questa settimana in un’intervista che i dilaganti abusi liturgici successivi al Concilio Vaticano II hanno trasformato il Santo Sacrificio della Messa in una «parodia». Lo riporta LifeSite.

 

Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnuolo El Debate e pubblicata il 21 luglio, in cui discuteva della sacra liturgia e del suo recente appello per il ripristino del Summorum Pontificum, il prelato ottantanovenne ha sottolineato come l’attuazione delle «riforme liturgiche» del Concilio abbia portato a diffusi abusi.

 

Il cardinale Rouco Varela ha inoltre evidenziato che la «parodia» ha raggiunto un «livello così profondo» da ledere «la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità».

 

«Con il Concilio Vaticano II è stata attuata una riforma liturgica che, in molti e diffusi casi, si è trasformata in una parodia della liturgia», ha dichiarato al giornale.

 

«E, naturalmente, quando la parodia raggiunge un livello così profondo da intaccare la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità – di fronte all’indisciplina quasi anarchica della liturgia in molti casi e in molte parti della Chiesa durante gli anni Settanta – ha indotto gruppi di fedeli a tornare ancora una volta alla tradizione che precedeva la riforma del Concilio Vaticano II», ha aggiunto.

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Il porporato iberico ha espresso la convinzione che gli abusi liturgici seminino divisione tra i fedeli, e che alcuni reagiscano passando all’«altro estremo» ed «esagerando» la soluzione al problema, forse riferendosi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e ai sedevacantisti.

 

Il prelato ha poi ricordato diversi esempi di abusi della Messa e della Santa Eucaristia avvenuti negli anni Settanta dopo le riforme post-conciliari, sottolineando come tali abusi abbiano ridotto il Santo Sacrificio della Messa a un «gioco tra amici».

 

«Si assisteva a ogni sorta di comportamento, e, quel che era peggio, nelle case di formazione – per religiosi e religiose, nei seminari… Celebrare l’Eucaristia in salotto a un tavolino basso», ha detto Rouco Varela. «Seduti o accovacciati, prendendo il vino dal frigorifero, pane di chissà cosa, e poi ognuno diceva quello che gli veniva in mente… Quasi l’unica cosa che poteva essere ricondotta a una verità teologica erano le parole della consacrazione».

 

«In altre parole, siamo passati dalla celebrazione dell’Eucaristia istituita dal Signore – il sacramento della sua presenza sacrificale e sacrificata sulla croce che nutre le nostre anime; la sua carne e il suo sangue; la presenza del Divino in mezzo alla nostra vita e alla nostra storia – a una sorta di gioco tra amici, niente di più. C’è un abisso tra le due cose», ha aggiunto.

 

Non è chiaro come il cardinale, comprendendo l’estrema gravità della situazione con il sacrilegio eretto a rito, possa definire «estreme» le posizioni di coloro che non vi si sottomettono.

 

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Immagine di Barcex via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

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Roma condanna canonicamente, ma rimane in silenzio dottrinalmente

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Il 2 luglio 2026, il giorno dopo le consacrazioni episcopali a Écône, il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha firmato un «decreto di scomunica latae sententiae» che colpiva automaticamente i vescovi consacranti e consacrati, minacciando la stessa sanzione a sacerdoti e fedeli che avessero aderito a questo «atto scismatico».   Alla singola cerimonia del 1° luglio erano presenti oltre 16.500 fedeli, 589 sacerdoti, frati e seminaristi e 397 suore, in rappresentanza di 68 nazionalità.   La Roma moderna scomunica molti. Ma tace sulla Dichiarazione di Fede della Fraternità Sacerdotale San Pio X del 14 maggio (Nouvelles de Chrétienté n. 219, maggio-giugno 2026, pp. 3-5) e sulla Lettera Aperta al Papa e ai Cardinali e sulla Professione di Fede Cattolica del 24 giugno (DICI n. 470, luglio 2026, pp. 8-11, e questo numero di Nouvelles de Chrétienté, pp. 13-22). Questa dichiarazione e questa professione sono forse eterodosse? Non rivelano forse le vere ragioni dottrinali della lotta per la fede? Roma tace.   E Leone XIV non ha ricevuto padre Davide Pagliarani, nonostante le ripetute richieste, nel 2025 e nel 2026.

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Roma preferisce applicare la legge automaticamente, senza considerazioni dottrinali. La sanzione si applica da sola, o, meglio ancora, secondo alcuni commentatori, i vescovi si sono scomunicati da soli… «Dura lex, sed lex; la legge è dura, ma è la legge», è la scusa offerta sottovoce , perché questo legalismo preconciliare si concilia a fatica con l’accoglienza fraterna ed ecumenica riservata all’«arcivescova» anglicana Sarah Mullally, che ha benedetto i cardinali romani il 4 maggio. Meglio che la “scomunica” sia automatica, senza che le autorità debbano intervenire. Per contraddirsi.   E che dire del benessere delle anime legittimamente offese da questo ecumenismo aberrante? A chi importa a Roma? Il 2 febbraio, dopo l’annuncio delle consacrazioni, padre Davide Pagliarani ha ricordato che «l’assioma “suprema lex, salus animarum” è una massima classica della tradizione canonica, esplicitamente ribadita, inoltre, dal canone finale del Codice del 1983; nell’attuale stato di necessità, è su questo principio superiore che si fonda in ultima analisi tutta la legittimità del nostro apostolato e della nostra missione verso le anime che si rivolgono a noi. Per noi è un ruolo di sostituzione, in nome di questa stessa carità».   Ma la Roma odierna preferisce un «arcivescovo» anglicano a un prete cattolico. L’ecumenismo è una conquista conciliare «irreversibile», dicono. Non ci sarà alcun ritorno alle scomuniche e agli anatemi tridentini, eccetto per coloro che difendono la Messa tridentina. Per loro, saranno schierati i cannoni automatici.   C’è un altro adagio su cui vale la pena riflettere oggigiorno: «summum jus, summa injuria; la giustizia portata all’estremo diventa estrema ingiustizia. La legge senza fede non è altro che la rovina della giustizia.   Padre Alain Lorans   Articolo previamente apparso su FSSPX.News.  

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