Pensiero
Contrordine: Draghi riapre l’Italia. Solo per i vaccinati
«Nuovo decreto COVID, Draghi riapre l’Italia» titola La Stampa.
«Draghi riapre l’Italia» titola Il Piccolo.
Il momento sa di trionfo. È la fine della guerra. Vien voglia di chiamare i parenti: è finita! È finita! Coriandoli. Parate sulle strade. Marinai che baciano infermiere.
«Vogliamo un’Italia sempre più aperta, soprattutto per i nostri ragazzi» è il virgolettato gioioso che tutte le testate riprendono dal Consiglio dei Ministri.
Il momento sa di trionfo. È la fine della guerra. Vien voglia di chiamare i parenti: è finita! È finita! Coriandoli. Parate sulle strade. Marinai che baciano fanciulle
«I provvedimenti di oggi vanno nella direzione di una ancora maggiore riapertura del Paese» dice Draghi.
È il segnale della libertà. Stiamo facendo come tutti. Come la Danimarca. Come il Regno Unito. Come la Finlandia. Come la Svizzera. Come la Francia. Come gli USA. Come la Spagna. Come tutti.
Ci credete? No.
Vabbè, ci hanno provato. A leggere il Corriere di stamane sembrava fatta. «Draghi: l’Italia sarà più aperta» in prima pagina. Pagina due: «Il premier annuncia la svolta, pronti a superare i divieti». Segue fotina con profilo del premier che pare una statua romana, o di Arno Breker. Pagina 3: «Il contagio si spegne molto velocemente. CTS verso lo scioglimento, serviva pe l’emergenza».
Aguzzate la vista – la vostra vita, dai DCPM di Conte in giù, è diventata del resto una Settimana Enigmistica. SPOILER: la liberazione, nei fatti, riguarda i soli vaccinati.
Solo l’Huffington Post ha il coraggio di scriverlo nel titolo: «La pandemia sta finendo. Draghi riapre l’Italia ai vaccinati».
Avete capito: il Paese tornerà libero, ma solo per i sottomessi al triplice mRNA
Avete capito: il Paese tornerà libero, ma solo per i sottomessi al triplice mRNA.
«Nelle prossime settimane andremo avanti su questo percorso di riapertura. Sulla base dell’evidenza scientifica, e continuando a seguire l’andamento della curva epidemiologica, annunceremo un calendario di superamento delle restrizioni vigenti»: ecco l’altro virgolettato del Draghi piazzato ovunque.
Di grazia, di quale «evidenza scientifica» parla il premier? Quella per cui bastava il 70% dei vaccinati? Dell’immunità di gregge all’80%? Quella del vaccinato che non contagia? Quella del vaccinato (doppio-triplo-quadruplo) che non contagia? Quella del vaccinato liberato dal tampone? Quella della «pandemia dei non vaccinati? Quella che «i nostri problemi dipendono dai non vaccinati»? Quella che il non vaccinato dà la morte? Quella dei vaccinati completi che hanno il COVID «in forma lieve» e non finiscono in terapia intensiva?
Oppure, vogliamo – così, sottovoce, come tocca fare ai no vax – parlare delle evidenze scientifiche attorno alle persone che muoiono, come una stupenda ragazzina ligure, o un ragazzotto 26enne del Sud Dakota? Tanto per citare due casi sui quali comincia a saltar fuori qualche carta.
Ma no, l’«evidenza scientifica» è quella per cui gli anticorpi durano sei mesi (non una settimana di più, non una meno), l’idrossiclorochina, l’ivermectina, l’azitromicina vanno bene forse per gli animali. Forse.
Il tutto, bellissimo, tirando dentro prima i bambini. Come certi pubblicitari terra-terra, che per attirare l’attenzione sanno che nello spot ci va o la tettona, o il cagnolino, o il bambino con gli occhi dolci
Il tutto, bellissimo, tirando dentro prima i bambini. Come certi pubblicitari terra-terra, che per attirare l’attenzione sanno che nello spot ci va o la tettona, o il cagnolino, o il bambino con gli occhi dolci.
Eccerto, bisognava partire dalla DAD, le grandi ingiustizie nelle scuole dei bambini.
Sui bimbi è pronto il teatrino della politica. I ministri della Lega , non avrebbero partecipato al voto delle nuove norme COVID sulla Dad e quarantene scolastiche, perché «discriminano i bambini non vaccinati». Vorremmo ridergli in faccia, ma Salvini, teoricamente vaccinato, ora è in quarantena positivo al COVID, quindi non si può.
Avete capito? La discriminazione dei bambini. I genitori sono alla fame, i genitori li hanno ritirati da scuola – quanti casi ci sono di bambini in istituti privati che ora non frequentano più perché i genitori, sospesi senza stipendio, sono sul lastrico? Pensate agli asili pubblici, dove, grazie alla legge Lorenzin (grande esperimento politico prodromico del presente pandemico) la famiglia contraria ai vaccini già non poteva mandare i bambini, perché vigente l’obbligo di vaccinazione: l’unica possibilità era l’asilo privato, che è difficile permettersi se si è senza stipendio.
Quella della DAD, con i bambini nel cuore del premier che fu sovrano della torre BCE passando per Goldman Sachs e panfilo Britannia, è come abbiamo detto una strategia pubblicitaria, è fumo negli occhi.
Ma non solo: sanno che esistono dei genitori, che per un ragionamento francamente stupido, dicono «io accetto il rischio del vaccino, ma non per mio figlio». Quelle che accettano la roulette russa mRNA, ma «mai per i piccoli».
Una percentuale dice così al momento, poi magari pian piano vede erodersi il suo eroismo genitoriale e offre allo Stato pandemico anche il piccolo deltoide della prole. (Non dite loro che se la roulette russa butta male, gli amati figli si possono ritrovare con un genitore danneggiato al punto magari di non poter più far il genitore, oppure si risvegliano proprio orfani)
Un’altra porzione di genitori contrari alla siringa sui piccoli, invece, potrebbe rimanere dell’idea: e questo è un rischio che non si può correre, la trasformazione dei vaccinati in no vax non è accettabile per le logiche della pièce in scena.
Quindi: liberiamo i bambini, dimentichiamoci dei contagi tra i piccoli, del resto lo Stato vuole loro bene: e loro lo sanno, i ringraziano con tentati suicidi, suicidi realizzati, anoressie precoci, disturbi dell’apprendimento, malattie mentali, violenze pubbliche di ogni tipo.
Ma non è finita. Perché ad una certa hanno fatto parlare Roberto Speranza.
«La certificazione verde COVID-19 ha validità a far data dalla medesima somministrazione senza necessità di ulteriori dosi di richiamo». Tutti con i cappellini a cono e le trombette: chi ha il green pass, almeno loro, lo avranno indefinitamente? Yeeee…
Leggete bene le avvertenze prima dell’uso.
«Prolunghiamo la vigenza del green pass dopo il booster: oggi è di 6 mesi. La valutazione del governo è di non porre limiti al green pass per chi ha il booster, che oggi conta 34 milioni di italiani».
Avete letto. Rileggete, magari dal sito dell’ANSA.
«La bozza del decreto prevede dunque che, per chi ha completato il ciclo vaccinale e anche per chi si è contagiato e è guarito dopo essersi vaccinato, il pass ha validità “senza necessità di ulteriori dosi di richiamo”. Dunque, illimitata. Per chi, invece, si è contagiato dopo la prima dose, il certificato varrà 6 mesi». Corsivo nostro.
Se siete guariti, magari dopo aver preso il virus in questo tsunami ancora in corso, avrete il green pass senza scadenza solo se siete guariti dopo essere stati vaccinati
Quindi, chiariamoci subito: se siete guariti, magari dopo aver preso il virus in questo tsunami ancora in corso, avrete il green pass senza scadenza solo se siete guariti dopo essere stati vaccinati.
Cioè, se siete stati gabbati – vi siete vaccinati per non prendere la malattia, l’avete presa lo stesso, magari finendo in terapia intensiva – sarete premiati, è pronto per voi un ristoro che vi ridà qualche (qualche) libertà in più.
Se invece avete preso il COVID da non vaccinati, pare di capire, non avrete nulla: green pass a scadenza come i vostri anticorpi, anche se sono identici a quelli del vaccinato guarito.
Cioè, se siete stati gabbati – vi siete vaccinati per non prendere la malattia, l’avete presa lo stesso, magari finendo in terapia intensiva – sarete premiati, è pronto per voi un ristoro che vi ridà qualche (qualche) libertà in più
Sicuro: questa è un’evidenza scientifica. Il guarito vaccinato vale più del guarito non vaccinato. Non scherziamo: sappiamo che questo è (in modo strisciante, perché hanno paura di farlo davvero alla luce del sole) il cambio di paradigma a cui ci hanno preparato, e che è già subdolamente praticato da tanti Stati in tutto il mondo: l’immunità naturale non esiste, non conta – conta solo l’immunità vaccinale.
Il lettore di Renovatio 21 lo ricorda quando lo segnalammo un anno fa: in modo un po’ furtivo, qualcuno aveva cambiato la definizione di immunità di gregge sul sito dell’OMS. «L’immunità di gregge si ottiene proteggendo le persone da un virus, non esponendole ad esso» ora sta scritto nel sito dell’ONU della Sanità. «L’immunità di gregge esiste quando viene vaccinata un’alta percentuale della popolazione». È inutile dirvi che ciò contraddice decenni di immunologia, giusta o sbagliata che fosse.
In pratica, l’unico anticorpo che la Repubblica accetta, è quello Pfizer, Moderna, AZ, J&J.
Se invece avete preso il COVID da non vaccinati, pare di capire, non avrete nulla: green pass a scadenza come i vostri anticorpi, anche se sono identici a quelli del vaccinato guarito
È così ovunque: gli obblighi di vaccinazione semplicemente ignorano chi ha già avuto il COVID. Ti fai la sprizza mRNA, ebbasta: non ci importa se il tuo corpo è già protetto.
Ancora. Speranza va avanti, con sincerità encomiabile.
«Se una regione finisce in zona rossa, le limitazioni connesse non riguarderanno le persone vaccinate”». Traduciamo: lockdown per i non vaccinati.
Quindi: urrà, «l’Italia riapre. Ma con il green pass e con l’Apartheid biotica realizzata, in attesa magari dei lager, come in Australia e come parrebbe voglia indicare la legge austriaca.
In pratica, l’unico anticorpo che la Repubblica accetta, è quello Pfizer, Moderna, AZ, J&J.
Vi stupite che si finisca a parlare di repressione, confinamenti? Forse vi dimenticate che Speranza, passato indenne tra Conte e Draghi nonostante gli scandali internazionali (e nonostante abbia un partito che vale forse il 3%) è de facto un poliziotto più poliziotto dei poliziotti, al punto che il capo di questi gli aveva ricordato, quando voleva mandare le volanti a controllare le festicciole in casa a seguito delle delazioni dei vicini, che una cosa del genere non si può fare, forse nella Repubblica di Weimar…
A questo punto vi farete la solita domanda: perché?
A questo punto, vi diamo la solita risposta.
Dovrebbe esservi chiaro che siamo dinanzi alla fotocopia di quello che abbiamo visto in Francia, con il furbo premier Castex a dichiarare che avrebbe sì riaperto, ma tenendo per un po’ il pass sanitario.
Ricordate? Il presidente Macron aveva giurato di volere rendere la vita dei non vaccinati impossibile («immerdarli», secondo la traduzione che bisognerebbe dare). Preparano altre regole di clausura generale. Poi, quattro giorni dopo, ecco che premier e ministro della Salute di Francia tirano fuori un piano di liberazione graduale, tanto che riaprono le discoteche nel picco di Omicron.
Urrà, «l’Italia riapre. Ma con il green pass e con l’Apartheid biotica realizzata, in attesa magari dei lager, come in Australia e come parrebbe voglia indicare la legge austriaca
Solo una cosa, il pass francese resta. «Applicheremo il pass vaccinale per tutto il tempo necessario, ma non più del necessario». Insomma, il pass è più importante dei contagi.
In Italia è lo stesso. Anzi: in Italia è dove l’esperimento del fascismo elettronico verde (lo ha chiamato più o meno così un articolo del Wall Street Journal di recente) è andato più a fondo. Più a fondo perfino di Israele, che il green pass lo ha inventato, e ora invece vuole liberarsene.
No. Il green pass resta in piedi, in Italia. A quelli obbedienti, ai bovini vaccini, sarà esteso. Ma non sarà tolto.
Il lettore di Renovatio 21 sa perché.
Sul green pass correrà l’euro digitale. Cioè l’abolizione del contante. Cioè la certificazione economica ed informatica del vostro nuovo status di esseri umani: la schiavitù
Sul green pass correrà l’euro digitale. Cioè l’abolizione del contante. Cioè la certificazione economica ed informatica del vostro nuovo status di esseri umani: la schiavitù.
L’intenzione viene dritta dalla BCE, che lo ha annunciato tante volte, lo ha dichiarato «inevitabile» , ora sappiamo che sta studiando come il green pass servirà a giudicarci per come paghiamo le tasse – ed è la stessa BCE sulla cui torre prima si posavano Draghi.
Gli stessi Draghi che parteciparono attivamente alle «privatizzazioni» delle industrie pubbliche del Paese – cioè alla sua svendita.
Non credo che serva un disegnino. Per lo meno ai lettori di Renovatio 21.
È in atto la desovranizzazione definitiva del vostro Paese, ma non solo. L’attacco ora è arrivato fin dentro le vostre cellule, a livello biomolecolare: la vostra sovranità biologica è stata espugnata dal potere costituito
È in atto la desovranizzazione definitiva del vostro Paese, ma non solo.
L’attacco ora è arrivato fin dentro le vostre cellule, a livello biomolecolare: la vostra sovranità biologica è stata espugnata dal potere costituito.
Andranno oltre. Il controllo di estenderà su ogni ramo della vostra vita, con modalità alle quali nemmeno Pechino è arrivata.
Non stiamo dicendo per ischerzo.
Andranno oltre. Il controllo di estenderà su ogni ramo della vostra vita, con modalità alle quali nemmeno Pechino è arrivata
A breve, non ci sarà niente da ridere. Per i non vaccinati, per i vaccinati. Per tutti.
Non avete idea di quale contratto sia stato firmato con la vostra paura e la vostra indifferenza.
E ora lasciate che l’Italia riapra, ma solo per la schiavitù.
Roberto Dal Bosco
Cremazione
Lo Stato italiano contro i morti
Anche quest’anno festeggiamo lavorando l’inciviltà dello Stato moderno, nello specifico lo Stato italiano, che non permette di onorare i nostri defunti.
Pochi sono in grado di trovare una spiegazione al fatto che uno Stato – cioè un insieme di essere umani che, per ragioni ancestrali o anche solo di convenienza, si unisce – non debba permettere ai suoi cittadini un giorno di riposo per pensare ai cari estinti. Che sono nella quasi totalità, ricordiamolo bene, cittadini dello stesso Stato che hanno espletato, con la vita, tutte le funzioni (rispetto della legge, pagamento dei tributi, sopportazione dei soprusi) che lo stesso Stato ha loro demandato.
Si tratta, con evidenza, del disprezzo che lo Stato moderno ha per i suoi sudditi, e per gli esseri umani in generale. Quando diciamo che il sistema operativo dello Stato moderno è la Cultura della Morte, stiamo riferendoci all’atto di uccidere e basta: dal momento in cui l’umano, sempre eccedente e problematico, viene eliminato, la struttura se ne dimentica immediatamente, ed esige che i suoi infeudati facciano altrettanto.
È così: ogni anno, il 25 aprile (a danno di San Marco…) dobbiamo ricordarci della «Liberazione» (via saturation bombing angloamericani) dell’Italia, cioè del sacrificio del cinghialone col mascellone con tanto di pubblico ludibrio del corpo ignudo suo e dell’amante. Tuttavia un giorno di festa per pensare a chi è stato vicino a noi (chi ci ha conosciuto, chi ci ha procreato, chi ci ha allevato, chi ci ha amato, e perché no, chi ci ha odiato) no, lo Stato non può permettercelo.
Così: lo Stato che porta Halloween nelle scuole non lascia che i suoi cittadini vadano alla Messa dei defunti: perché, se non sei pensionato (quelli che ben presto finiranno nell’oblio dell’eutanasia pubblica, come quella varata poc’anzi dal Veneto apostata) è difficile che tu possa trovare il momento di andare in campo santo e pure in chiesa.
(Tra cattolici rimasti tali, sappiate, ci siamo comunque organizzati con celebrazioni, catafalchi, Dies Irae e teschi inclusi alle 18:30, per permettere a tutti i lavoratori, quelli a cui lo Stato sarebbe devoto sin dal primo articolo della Costituzione di partecipare. Ne daremo, magari, anche qualche immagini nei prossimi giorni – tanto per far capire davvero, nel momento delle città lasciate incendiare dai maranza, cosa significa oggi essere antisistema)
Bisogna capire che il 2 novembre non è mai stato un giorno di festa civile (ossia una festività nazionale riconosciuta dallo Stato con la conseguente chiusura di uffici, scuole e attività lavorative) in tutta la storia della Repubblica Italiana o del precedente Regno d’Italia, cioè del famoso Stato «laico».
A questo punto il lettore può iniziare ad intuire il perché: lo Stato dell’Italia unita è stato creato dai massoni, in senso totalmente contrario a quello della fede del popolo. L’Unità dell’Italia è stata voluta e programmata dalla Loggia, con tutti gli aiutini inglesi del caso, per spazzare via la superstizione cattolica da questa regione d’Europa, e trasformarla nel paradiso della religione del progresso che si merita.
I massoni odiano qualsiasi culto non sia quello esoterico della loro «scienza»: lo si vede ancora oggi in certi gruppetti di tizi dall’aspetto impiegatizio che passano il tempo a denigrare le credenze popolari (e ogni forma di religione, o di possibilità del paranormale); magari questi nemmeno sono massoni, ma ricordano certe parole di monsignor Delassus ne Il problema dell’ora presente, quando indica come i piani profondi della setta verde hanno bisogno di personaggi non accortissimi che stiano in superficie a fare pure pubblicità alla causa.
Ecco che quindi anche il culto dei morti – il più arcaico, il più umano – deve essere spazzato via. E quando diciamo spazzato via, è proprio letterale: i morti sono ridotti in cenere.
Sì, perché la massoneria ha avuto un ruolo fondamentale e determinante nell’introdurre, promuovere e legalizzare la cremazione moderna in Italia e in Europa nell’Ottocento. La pratica di incenerire i morti è stata vietata per secoli dal Cristianesimo, che imponeva l’inumazione (la sepoltura sotto terra) nel rispetto del dogma cattolico della risurrezione dei corpi. La rinascita della cremazione in epoca contemporanea fu una battaglia esplicitamente guidata in prima fila dalle Logge massoniche nel nome dello Stato «laico», cioè della sottomissione dell’umanità al Nulla grembiulista.
Subito dopo l’Unità d’Italia, medici, scienziati e intellettuali (molti dei quali appartenenti alla Massoneria e alla Sinistra risorgimentale) iniziarono a promuovere la cremazione per ragioni igienico-sanitarie, di progresso scientifico e per sottrarre il monopolio dei funerali alla Chiesa Cattolica. A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, sorsero in tutta Italia le prime Società per la Cremazione ( SOCREM). Queste associazioni, nate per finanziare i primi templi crematori, furono fondate, dirette e sostenute economicamente quasi interamente da massoni.
Il primo forno crematorio d’Italia (e del mondo moderno) fu inaugurato a Milano nel 1876 per cremare la salma di Alberto Keller, un importante industriale filantropo di origini svizzere e noto massone, che lasciò i fondi necessari proprio per questa causa. Il forno fu progettato sfruttando anche gli studi scientifici del medico massone Malachia De Cristoforis. La legalizzazione si ebbe con la Legge Crispi (1888): La pratica divenne ufficialmente legale e regolamentata a livello nazionale grazie all’art. 59 della legge sulla sanità pubblica del 1888 promossa dall’allora Presidente del Consiglio Francesco Crispi, anch’egli tra i più celebri esponenti della Massoneria italiana dell’epoca, ancora oggi mattatore della toponomastica delle nostre città.
Proprio a causa dell’autoevidente attivismo massonico dietro questo movimento, la Chiesa Cattolica visse la diffusione della cremazione come un attacco diretto alla fede cristiana e ai propri rituali. Nel 1886, il Sant’Uffizio emanò una severissima condanna decretando la scomunica per chiunque scegliesse di farsi cremare o facesse propaganda per le società cremazioniste, escludendo i fautori della cremazione dai funerali religiosi e dalla sepoltura in terra consacrata.
Poi arrivò il 1963, anno in cui il Concilio Vaticano II e Papa Paolo VI rimossero il divieto canonico cattolico sulla cremazione, a patto che la scelta non fosse dettata da sentimenti esplicitamente anticristiani o di negazione dei dogmi della fede, una condizione che ricorda un po’ le scomuniche ai fedeli della Messa della Fraternità San Pio X, che arrivano solo se uno aderisce ad alcune posizioni (cattoliche).
Fu una delle prime cose che Paolo VI, l’amico del padre costituente Aldo Moro, fece una volta divenuto papa. Montini, quello che il 4 ottobre 1965 si rivolse a quelli dell’ONU dicendo «Quando voi uscite da questa aula il mondo guarda a voi come agli architetti». Alcuni dicono che con lo sdoganamento religioso dei forni crematori stesse ricambiando un favore di conclave. Vai a capire.
Ad ogni modo, quello che è la cremazione – annichilimento della tradizione, del passato, del presente, del futuro – lo abbiamo sentito dire bene, inaspettatamente, da Tucker Carlson, che en passant, in un suo recente monologo, ha parlato di come oggi l’idea di vivere e morire nella stessa cittadina dove sono sepolti i propri genitori è condannata dal potere neoliberale come un «privilegio» di cui vergognarsi, perché per il mondo moderno il mercato (cioè lo sradicamento dell’essere umano) vale più del rispetto di chi siamo e di ciò che trasmettiamo.
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La cremazione, ha detto Carlson, serve a questo: a disintegrare i nostri cari e a far finta che non sono mai esistiti.
Proprio così: ci vogliono schiavi in un eterno presente fatto di obbedienza e di consumo. Esattamente come nei social (che sono, una volta di più, prodromi della società del futuro prossimo): provate a cercare quello che avete sentito, o detto, qualche settimana fa.
Ecco perché oggi non ci consentono di stare a casa, e pensare ai nostri padri, o a continuare il lutto per chi ci stava vicino, e non c’è più. Non ci è consentita una pausa per meditare il mistero della morte: perché lo Stato massonico odia il Mistero, e ancora più significativamente lo teme.
Perché il Mistero risolve, guarisce, libera. Il Mistero è la Verità, la Via, e la Vita. Sì, il Mistero della Morte è il Mistero della Vita, e potete immaginare come un popolo che lo realizzi non sia più comandabile a piacimento, sia un popolo fatto, letteralmente, di anime libere.
Ecco spiegato, cari lettori, perché oggi state lavorando. Vi stanno facendo pensare ad altro.
Potete fare, ad ogni modo, un bell’atto di disobbedienza anche ora: chiudete gli occhi, e con la mente (è ancora permesso, ma non per molto), recitate: Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis. Requiescant in pace.
Amen.
Roberto Dal Bosco
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Immagine: Cimitero Monumentale di Milano: Tomba Sommaruga-Faini, opera di Giannino Castiglioni, 1935.
Immagine di Santilio via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 Internationa
Pensiero
L’antico incidente dietro la Tesla volante
Turns out the future does have flying cars pic.twitter.com/6fexPp6SXI
— Elon Musk (@elonmusk) October 16, 2026
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E chissenefrega di Porsche, e Ferrari, e chiunque altro, dinanzi ad una macchina volante? È, di fatto, una magia. Nel senso in cui lo scrittore Arthur C. Clarke (quello di 2001 Odissea nello spazio, figuro non esattamente raccomandabile) la definiva come indistinguibile dalla tecnologia arrivata ad un certo livello. Musk ha pure raccontato di come, negli anni in cui viveva a Los Angeles tra divi del cinema e personaggi vari, sentisse spesso parlare di magia, di potere di «manifestare» la realtà secondo la volontà – come da pensiero di Aleister Crowley –, ma di non aver mai trovato nessuno che gli rispondesse quando chiedeva come la magia potesse portare le persone su Marte. (Va ricordato, brevemente, che Los Angeles è la città del satanista crowleyano e padre della missilistica NASA Jack Parsons, ma questa è un’altra storia) Il segmento di mercato dovrebbe essere quello, le auto sportive. La forma della Tesla Roadster sembra attinta dal design che Marcello Gandini esprimeva nelle Lamborghini degli anni Settanta e Ottanta. Ma è davvero importante? No, la cosa che conta è che quello che si è visto è qualcosa che neanche nei film di Hollywood – pre e post effetti speciali digitali – si era mai realizzato. La macchina si attacca ai muri perché ha un sistema di ventole che schiaccia verso la superficie – come accade per certe auto giocattolo recenti, anche economiche, che compri dai cinesi. Era saltato fuori pochi giorni fa che Tesla aveva depositato il brevetto, cosa rara perché Musk ha sempre dichiarato la sua avversione per i patent, dicendo che un brevetto è un biglietto della lotteria per il tribunale. Tutti avevano immaginato che la suzione dell’aria servisse per rendere più aderente il veicolo in velocità, magari in curva: invece eccoti che la macchina si attacca al muro, sale su una grande pista a C, sfida apertamente la gravità. Inverosimile. La mossa tuttavia non è la più memorabile della serata: è quando questa atterra da grandi altezze usando dei razzi stabilizzanti, che eiettano il contenuto di due cisterne da 600 litri di aria compressa (nessuna sostanza speciale: anche qui si fa tutto l’energia elettrica, cioè il sole, e l’aria) e permettono all’auto di arrivare al suolo perfetta dopo salti spaventosi. Chi si chiede quando mai possa servire, può pensare al Ponte Morandi. O a qualsiasi situazione in cui si viene buttati fuori da una strada di montagna, un viadotto, un’altezza percorsa in auto, e ce ne sono. Esageriamo a pensare a quante vite può salvare un sistema di sicurezza del genere?Mission S.
Authentic. Consistent. Timeless. A glimpse into the future – shaped by our heritage. Mid-engine architecture. A focus on the driver and the driving experience. Call it a love letter. https://t.co/R2BKMUzcyA — Porsche (@Porsche) October 15, 2026
Highlights of all four stunts Tesla showed off with the new Roadster today. pic.twitter.com/chP6QEuVMk
— Oli (@CARN0N) October 16, 2026
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Pensiero
La lettera di Charles Dickens contro le esecuzioni pubbliche
Si riaccende il dibattito sulla pena di morte, e più specificamente sulle sue modalità, nel momento in cui in America si ricomincia a parlare di esecuzioni pubbliche, con il segretario della guerra Pete Hegseth che dichiara di voler trasmettere in streaming l’esecuzione di un ex psichiatra dell’esercito americano maggiore Nidal Malik Hasan, ex maggiore dell’esercito condannato a morte per la sparatoria del 2009 in una base militare in Texas costata , sostenendo che gli americani debbano vedere le conseguenze di crimini di questo tipo. Lo Hasan, islamista, sarà giustiziato con plotone di esecuzione nella stessa base alla stessa ora della strage da lui perpetrata.
Quasi due secoli fa lo scrittore britannico Charles Dickens inviò al giornale londinese The Times in cui riportava il suo resoconto di un’esecuzione pubblica e auspica che la pratica di giustiziare i prigionieri avvenga a porte chiuse. Dickens assistette all’impiccagione pubblica di Frederick e Marie Manning (i coniugi condannati per il «delitto di Bermondsey», dove era stato assassinato e derubato l’amante della donna) fuori dal carcere di Horsemonger Lane a Londra, un evento a cui assistettero oltre 30.000 persone.
Renovatio 21 pubblica di seguito la traduzione della lettera che l’autore di Oliviero Twist scrisse al Times il 14 novembre 1849. Il Dickens è sconvolto non tanto dalla morte in sé, ma dal comportamento volgare, festoso e brutale della folla: risate, schiamazzi e bisticci. Dickens non affronta in modo astratto il concetto filosofico della pena capitale, ma chiede con forza che le esecuzioni fossero rimosse dalla vista del pubblico e svolte in forma privata all’interno delle mura del carcere, per evitare il degrado morale della società. Le sue denunce hanno contribuito al dibattito che portò, nel 1868, all’abolizione definitiva delle esecuzioni pubbliche nel Regno Unito.
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Al direttore del Times
Egregio signore,
Sono stato testimone dell’esecuzione a Horsemonger lane questa mattina. Mi sono recato qui con l’intenzione di osservare la folla radunatasi per assistere all’esecuzione, e ho avuto ottime opportunità di farlo, a intervalli per tutta la notte e ininterrottamente dall’alba fino a dopo la fine dello spettacolo.
Non mi rivolgo a voi con l’intenzione di discutere la questione astratta della pena capitale, né le argomentazioni dei suoi oppositori o sostenitori.
Desidero semplicemente trarre un vantaggio per il bene comune da questa terribile esperienza, ricorrendo al mezzo più immediato e pubblico per richiamare un’indicazione data da Sir G. Grey nell’ultima sessione del Parlamento, affinché il Governo fosse indotto a sostenere una misura che rendesse l’esecuzione della pena capitale una cerimonia privata all’interno delle mura carcerarie (con garanzie che l’ultima sentenza della legge venga eseguita in modo inesorabile e certo, tali da essere soddisfacenti per l’opinione pubblica), e supplicando con la massima insistenza Sir G. Grey, come solenne dovere verso la società e responsabilità che non può mai sottrarsi, di promuovere personalmente tale modifica legislativa.
Credo che uno spettacolo così inconcepibilmente orribile come la malvagità e la leggerezza dell’immensa folla radunatasi per l’esecuzione di questa mattina non possa essere immaginato da nessun uomo, né potrebbe essere presentato in nessun Paese pagano sotto il sole. Gli orrori del patibolo e del crimine che aveva condotto quei miserabili assassini su di esso, svanirono nella mia mente di fronte all’atroce comportamento, agli sguardi e al linguaggio degli spettatori riuniti.
Quando giunsi sulla scena a mezzanotte, l’acuto grido e gli ululati che si levavano di tanto in tanto, segno che provenivano da un gruppo di ragazzi e ragazze già radunati nei posti migliori, mi fecero gelare il sangue. Con il passare della notte, strilli, risate e urla in coro di parodie di melodie nere, con la sostituzione di «Mrs. Manning» a «Susannah» e simili, si aggiunsero a questi.
All’alba, ladri, prostitute di basso livello, teppisti e vagabondi di ogni genere si riversarono sul posto, dando vita a ogni sorta di comportamento offensivo e volgare. Risse, svenimenti, fischi, imitazioni di Punch, battute brutali, tumultuose dimostrazioni di indecente piacere quando donne svenevoli venivano trascinate fuori dalla folla dalla polizia con gli abiti in disordine, diedero nuovo slancio allo spettacolo generale.
Quando il sole sorse splendente – come accadde – indorava migliaia e migliaia di volti rivolti verso l’alto, così inesprimibilmente odiosi nella loro brutale allegria o insensibilità, che un uomo aveva smesso di vergognarsi del proprio aspetto e di ritrarsi da se stesso, come se fosse stato plasmato a immagine del Diavolo.
Quando le due miserabili creature che attiravano tutta quella vista orribile intorno a loro furono scagliate tremanti in aria, non c’era più emozione, non c’era più pietà, non c’era più il pensiero che le due anime immortali fossero andate al giudizio, non c’era più moderazione in nessuna delle precedenti oscenità, come se il nome di Cristo non fosse mai stato udito in questo mondo e non ci fosse tra gli uomini altra convinzione che perissero come bestie.
Ho visto, abitualmente, alcune delle peggiori fonti di contaminazione e corruzione in questo Paese, e credo che non ci siano molti aspetti della vita londinese che possano sorprendermi. Sono solennemente convinto che nulla di ciò che l’ingegno potrebbe escogitare in questa città, nello stesso arco di tempo, potrebbe causare una rovina simile a un’esecuzione pubblica, e rimango sbalordito e inorridito dalla malvagità che essa manifesta.
Non credo che una comunità possa prosperare laddove una scena di orrore e demoralizzazione come quella che si è consumata stamattina fuori dal carcere di Horsemonger lane si presenta proprio alle porte dei buoni cittadini, e passa inosservata, sconosciuta o dimenticata. E mentre, nelle nostre preghiere e nei nostri ringraziamenti per questo periodo, esprimiamo umilmente davanti a Dio il nostro desiderio di eliminare i mali morali del Paese, vorrei chiedere ai vostri lettori di considerare se non sia giunto il momento di pensare a questo e di estirparlo.
Sono, signore, il vostro fedele servitore,
Charles Dickens
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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