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Due pesi e due misure in medicina: perché l’idrossiclorochina è censurata e politicizzata?

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

 

Nel 2003, la sindrome respiratoria acuta grave (SARS) ha seminato il panico nel mondo – una prova generale, come si è rivelata, per il COVID-19 del 2020. Anche se i morti per SARS si sono esauriti in breve tempo (con 774 decessi totali nel mondo), le preoccupazioni per una potenziale diffusione globale del Coronavirus SARS (SARS-CoV) ha spinto i medici a cercare farmaci efficaci per la cura e la prevenzione. In breve, i ricercatori europei (2003 e 2004) e la Divisione Patogeni Speciali del CDC (2005) hanno pubblicato modelli teoretici e scoperte in vitro dettagliate su un farmaco che ha effetti preventivi e terapeutici: la clorochina.

Un documento del 2006 pubblicato su The Lancet Infectious Diseases ha riportato l’attenzione sulla clorochina come «valida opzione terapeutica in caso di nuova emergenza del virus SARS»

 

Seguendo i promettenti studi sulle colture cellulari (citati centinaia di volte nella letteratura scientifica), i ricercatori di tutto il mondo hanno continuato a esplorare le proprietà antivirali della clorochina e dell’analogo più benigno, l’idrossiclorochina.

 

Un documento del 2006 pubblicato su The Lancet Infectious Diseases ha riportato l’attenzione sulla clorochina come «valida opzione terapeutica in caso di nuova emergenza del virus SARS». Nel 2014, in seguito alla diffusione della sindrome respiratoria mediorientale (MERS-CoV), i ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) diretto dal Dr. Anthony Fauci hanno identificato 27 composti «efficaci contro MERS-CoV e SARS-CoV», compresi clorochina e idrossiclorochina. Notando che la «verifica dei medicinali già approvati per individuare terapie adatte per il riposizionamento dei farmaci è un approccio valido», i ricercatori del NIAID hanno evidenziato, nel paragrafo conclusivo, che la clorochina e un altro farmaco hanno notevoli capacità di «riconfigurare» le due infezioni da coronavirus in «infezioni subcliniche meno virulente» riducendo gli esiti negativi della malattia.

 

Questo corpus di ricerche ancora in corso è stato certamente al centro dei pensieri dei medici quando il SARS-CoV-2 ha fatto la sua comparsa quest’anno.

 

A inizio aprile, un sondaggio tra i medici americani ha mostrato che i due terzi (65%) avrebbero prescritto clorochina o idrossiclorochina «per curare o prevenire l’infezione da COVID-19 nelle loro famiglie», e quasi la stessa percentuale (67%) l’avrebbe assunta personalmente. (La compagnia che ha condotto il sondaggio ha spiegato che «il modo migliore per avere una sincera prospettiva su una cura da parte di un medico è chiedere se la somministrerebbe a un famigliare).

Nel 2014, in seguito alla diffusione della sindrome respiratoria mediorientale (MERS-CoV), i ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) diretto dal Dr. Anthony Fauci hanno identificato 27 composti «efficaci contro MERS-CoV e SARS-CoV», compresi clorochina e idrossiclorochina

 

Un altro sondaggio di inizio aprile su oltre 6.000 medici di 30 paesi ha mostrato che il 37% dei partecipanti che avevano già curato pazienti con COVID-19 hanno valutato l’idrossiclorochina come la cura più efficace. Apparentemente, i medici consulenti dei capi di stato mondiali sono ben disposti verso l’idrossiclorochina.

 

A maggio, il medico della Casa Bianca ha confermato l’eccellente rapporto rischi/benefici dell’idrossiclorochina, e il presidente di El Salvador ha ammesso non solo di utilizzarla come profilassi per il COVID-19, ma ha anche affermato che «molti leader mondiali», tra cui il Presidente Trump, fanno lo stesso.

 

Comunque, in quella che si è poi rivelata una grossolana sottovalutazione, il leader di El Salvador ha anche ammesso che «a volte, quello che viene raccomandato al popolo è diverso da quello che viene consigliato ai leader».

 

 

Il leader di El Salvador ha anche ammesso che «a volte, quello che viene raccomandato al popolo è diverso da quello che viene consigliato ai leader»

«Fattori extra-scientifici»

In marzo, gli Stati Uniti hanno prontamente accettato milioni di tavolette di idrossiclorochina donate dai giganti farmaceutici Bayer e Sandoz per lo U. S. Strategic National Stockpile e la FDA ha anche garantito l’autorizzazione all’uso in caso di emergenza dell’idrossiclorochina per la cura del COVID-19, anche se quello che era stato suggerito agli americani fino ad allora non era certo l’idrossiclorochina.

 

Infatti, ignorando oltre cinque dozzine di studi (e oltre) che hanno dimostrato l’efficacia della clorochina e dell’idrossiclorochina contro il COVID-19 in determinate condizioni, la FDA ha revocato l’autorizzazione del farmaco per la cura del COVID in giugno. Nel frattempo, la principale organizzazione ospedaliera della nazione, la Mayo Clinic, afferma sul suo sito che non esistono farmaci o cure contro il COVID-19.

 

A questo punto, mentre i paesi che permettono l’uso dell’idrossiclorochina mostrano tassi di mortalità da COVID-19 «dieci volte inferiori rispetto ai paesi in cui l’uso di questo farmaco viene ostacolato, come gli Stati Uniti», è difficile negare l’aggressione nazionale e internazionale contro l’idrossiclorochina.

Ignorando oltre cinque dozzine di studi (e oltre) che hanno dimostrato l’efficacia della clorochina e dell’idrossiclorochina contro il COVID-19 in determinate condizioni, la FDA ha revocato l’autorizzazione del farmaco per la cura del COVID in giugno

 

Il laureato in medicina alla Columbia University Dr. James Todaro ha recentemente dichiarato: «Se sembra che sia in corso un attacco pianificato contro l’idrossiclorochina, è perché le cose stanno proprio così». Per le compagnie biofarmaceutiche pronte a trarre profitto dai nuovi farmaci e dai vaccini contro il COVID-19 – tra cui il pericoloso vaccino di Moderna realizzato in collaborazione con NIAID – non è appetibile promuovere l’utilizzo di vecchi farmaci il cui brevetto è scaduto da anni. In un’intervista condotta da Rachel Maddow, il Dr. Ian Lipkin della Columbia University ha ammesso, con un sogghigno, che formulazioni «nuove, accattivanti e pronte da brevettare» sono più appetibili per ricercatori e investitori rispetto ai «classici metodi di riposizionamento dei farmaci e strategie che hanno già dimostrato la loro efficacia».

 

Come risultato degli attacchi contro l’idrossiclorochina – resi possibili dall’industria farmaceutica, da Fauci e da altri ufficiali sanitari, dai colossi dei social media e dai media, dai regolatori e dai giornali scientifici corrotti – decine di migliaia di malati COVID «stanno morendo inutilmente» per «ragioni che non hanno nulla a che fare con la corretta comprensione della scienza».

 

L’esperto che ha pronunciato questo terribile giudizio, il professore di epidemiologia di Yale e medico Dr. Harvey Risch, crede che in futuro «questo episodio riguardante l’idrossiclorochina verrà studiato dai sociologi della medicina come un classico esempio di come fattori extra-scientifici prevalgano sull’evidenza medica».

 

 

Da farmaco essenziale a patata bollente politica

Fino a quest’anno, clorochina e idrossiclorochina hanno avuto una carriera senza intoppi. La tedesca Bayer sviluppò la clorochina come antimalarico nel 1934, e l’idrossiclorochina fece la sua comparsa circa dieci anni dopo. Nel 1955, la FDA approvò l’idrossiclorochina per l’uso negli Stati Uniti, dove divenne un caposaldo per il controllo di condizioni autoimmuni e infiammatorie.

A questo punto, mentre i paesi che permettono l’uso dell’idrossiclorochina mostrano tassi di mortalità da COVID-19 «dieci volte inferiori rispetto ai paesi in cui l’uso di questo farmaco viene ostacolato, come gli Stati Uniti», è difficile negare l’aggressione nazionale e internazionale contro l’idrossiclorochina.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) include clorochina e idrossiclorochina nella lista dei farmaci essenziali ed entrambi hanno la reputazione di essere sicuri nei dosaggi corretti. I problemi maggiori sono stati riscontrati con un ceppo di malaria resistente ai farmaci, con l’assunzione prolungata e con dosaggi superiori al dovuto, che hanno causato retinopatia.

 

Il 13 marzo 2020, il Dr. Todaro e un coautore hanno pubblicato un documento online che citava la ricerca del 2005 sulla clorochina condotta dal CDC e hanno messo in evidenza l’immediato e positivo effetto della clorochina sui pazienti COVID in Corea del Sud e Cina. Notando i risultati promettenti e il fatto che la Cina avesse utilizzato esclusivamente la clorochina «dopo svariati test su migliaia di altri farmaci», i due hanno chiesto che ai medici americani fosse immediatamente permesso di prescrivere clorochina e idrossiclorochina ai loro pazienti affetti da COVID-19. Invece, i due medici hanno visto il loro lavoro rimosso da Google.

 

Nello stesso periodo, la Francia ha riportato risultati positivi per l’uso dell’idrossiclorochina in combinazione con l’antibiotico azitromicina. Il medico francese autore di questi risultati, Dr. Didier Raoult, ha scritto per anni sulla possibilità di «riciclare» clorochina e idrossiclorochina per le infezioni virali e non solo del XXI secolo.

 

Più di recente, uno studio condotto in Michigan sui pazienti ricoverati in ospedale per cause legate al COVID e trattati precocemente ha confermato che l’idrossiclorochina da sola o in combinazione con azitromicina può significativamente ridurre la mortalità legata al COVID-19. Altri studi hanno messo in luce i successi della tripla combinazione di idrossiclorochina, azitromicina e zinco, noto antivirale.

 

A luglio, un totale di 65 studi in tutto il mondo indicavano che il 100% degli studi che approvavano l’idrossiclorochina come profilassi pre-esposizione (PrEP), profilassi post-esposizione (PEP) o uso precoce nella terapia del COVID-19 hanno mostrato «alta efficacia», come il 61% degli studi che hanno esaminato l’uso dell’idrossiclorochina nella fase avanzata dell’infezione.

Clorochina e idrossiclorochina aumentano rapidamente i livelli di zinco intracellulare – dato importante poiché gli individui con più probabilità di contrarre il COVID-19 (anziani e pazienti con condizioni croniche di comorbidità) tendono ad avere carenza di zinco.

 

A luglio, un totale di 65 studi in tutto il mondo indicavano che il 100% degli studi che approvavano l’idrossiclorochina come profilassi pre-esposizione (PrEP), profilassi post-esposizione (PEP) o uso precoce nella terapia del COVID-19 hanno mostrato «alta efficacia», come il 61% degli studi che hanno esaminato l’uso dell’idrossiclorochina nella fase avanzata dell’infezione.

 

Descrivendo un «esperimento naturale» in Svizzera, il Dr. Risch ha notato che:

«Il 27 maggio il governo nazionale svizzero ha vietato l’uso ambulatoriale dell’idrossiclorochina nel trattamento del COVID-19. Intorno al 10 giugno le morti dovute a COVID-19 sono quadruplicate e sono rimaste elevate. L’11 giugno il governo svizzero ha revocato il divieto e il 23 giugno il tasso di mortalità è tornato ai livelli precedenti».

 

Anche con i risultati sull’uso in fase di infezione avanzata, alcuni medici hanno descritto «le risposte cliniche nettamente e chiaramente positive» in individui curati «quando già avevano difficoltà respiratorie e in peggioramento».

 

In sei pazienti:

«sono stati rilevati miglioramenti significativi nella respirazione dopo quattro ore dalla somministrazione della prima dose, e la completa guarigione clinica dopo tre giorni in media. […] La rapidità con cui la dispnea si è evoluta in questi individui suggerisce che l’arresto respiratorio causato dalla sindrome acuta da distress respiratorio del COVID-19 era imminente».

 

 

Un’agenda nefasta

Gli evidenti travisamenti dei media sulla scienza dell’idrossiclorochina sono già abbastanza negativi, ma la volontà dei principali giornali di deviare la scienza in direzione anti-idrossiclorochina è ancora più scioccante.

A inizio giugno, le analisi di dozzine di scienziati indipendenti hanno spinto Lancet a ritrattare uno studio pubblicato solo 13 giorni prima – uno «studio basato sul nulla» – che aveva utilizzato dati costruiti ad hoc per denigrare le terapie con clorochina e idrossiclorochina

 

A inizio giugno, le analisi di dozzine di scienziati indipendenti hanno spinto Lancet a ritrattare uno studio pubblicato solo 13 giorni prima – uno «studio basato sul nulla» – che aveva utilizzato dati costruiti ad hoc per denigrare le terapie con clorochina e idrossiclorochina.

 

Questa figuraccia è stata ribattezzata come #LancerGate. (Lo stesso giorno della ritrattazione del Lancet, il New England Journal of Medicine ha ritrattato un altro studio sul COVID-19 basato su dati non verificabili ottenuti dalla stessa compagnia che aveva fornito quelli del Lancet.)

 

Il Ministro della Sanità francese aveva utilizzato i dati di Lancet per giustificare il divieto di utilizzare l’idrossiclorochina nonostante l’ampio interesse e supporto del pubblico per il farmaco.

 

A conferma del fatto che la campagna anti-idrossiclorochina è di portata internazionale, molte sperimentazioni cliniche su larga scala (la «Solidarity» dell’ONU, l’inglese «Recovery» e lo studio REMAP) che dovevano mettere a tacere ogni questione sulla sicurezza e l’efficacia dell’idrossiclorochina, hanno somministrato dosi non terapeutiche, tossiche e potenzialmente letali di idrossiclorochina (quattro volte più alte delle dosi standard) a migliaia di partecipanti.

 

Molte sperimentazioni cliniche su larga scala (la «Solidarity» dell’ONU, l’inglese «Recovery» e lo studio REMAP) che dovevano mettere a tacere ogni questione sulla sicurezza e l’efficacia dell’idrossiclorochina, hanno somministrato dosi non terapeutiche, tossiche e potenzialmente letali di idrossiclorochina (quattro volte più alte delle dosi standard) a migliaia di partecipanti

Le sperimentazioni hanno selezionato pazienti clinicamente inadatti che avevano gravi malattie in stadio avanzato (Solidarity e Recovery) o erano prossimi al decesso quindi incapaci di fornire il consenso in alcuni casi (REMAP). Le agenzie hanno quindi utilizzato i dati falsati per screditare l’idrossiclorochina e si sono apertamente schierate con il contraffatto studio del Lancet (prima della ritrattazione) per sostenere le conclusioni negative.

 

Quando il medico internista e specialista di guerra biologica Meryl Nass ha condotto una dettagliata analisi sui protocolli di studio, ha concluso che «l’OMS, le agenzie e le organizzazioni sanitarie nazionali hanno progettato enormi sperimentazioni cliniche per assicurare che l’idrossiclorochina fallisse nel dimostrare i suoi benefici» e, così facendo, hanno cospirato per «aumentare il numero dei decessi nei test» e «impedire a milioni di persone di beneficiare di un farmaco sicuro ed economico nel pieno di una pandemia globale».

 

 

Terapeutico, non politico

Negli Stati Uniti, il medico e avvocato di Stanford Dr.ssa Simone Gold ha affermato nel corso di un’intervista sulla politicizzazione dell’idrossiclorochina a metà giugno che «non ci sono mai state controversie sull’idrossiclorochina fino al 20 marzo 2020» – giorno in cui il Presidente Trump ha definito l’idrossiclorochina un «elemento rivoluzionario» (minuto 3:42).

 

La Dr.ssa Gold e un gruppo di medici degli Stati Uniti hanno portato la loro frustrazione per i divieti di utilizzare l’idrossiclorochina sui gradini della Corte Suprema.

 

Nel video, i medici hanno ribadito l’efficacia di idrossiclorochina, azitromicina e zinco per la profilassi e la cura precoce del COVID-19 e hanno affermato che «nessuno deve morire». Il video ha ottenuto 17 milioni di visualizzazioni su Facebook e 80.000 su YouTube, prima che i colossi tech (più Twitter) lo eliminassero. I media mainstream hanno cercato di minare la credibilità dei dottori e, ironicamente, bollarli come troppo politicizzati.

Il medico e avvocato di Stanford Dr.ssa Simone Gold ha affermato nel corso di un’intervista sulla politicizzazione dell’idrossiclorochina a metà giugno che «non ci sono mai state controversie sull’idrossiclorochina fino al 20 marzo 2020» – giorno in cui il Presidente Trump ha definito l’idrossiclorochina un «elemento rivoluzionario»

 

Invece di promuovere l’uso di idrossiclorochina + azitromicina + zinco o altre terapie poco costose che hanno portato a risultati tangibili, Fauci (il «dottore d’America») continua a denigrare l’idrossiclorochina dipingendo un cupo scenario in cui «non si vede la luce» al quale chiusure e distanziamenti sociali ingiustificati sono l’unica risposta. Negli ultimi discorsi di Fauci, non si trovano accenni a terapie, tranne al pericoloso e costoso farmaco contro l’ebola Remdesivir prodotto dagli omologhi farmaceutici di Fauci. Testato in sperimentazioni finanziate dal NIAID, il Remdesivir non ha fornito risultati significativi nei pazienti affetti da COVID-19.

 

Fauci, l’uomo che ha il posto fisso al National Institute of Health dal 1968, ha minimizzato la sorprendente e insana perdita di milioni di posti di lavoro – quasi 50 milioni di americani hanno richiesto per la prima volta la disoccupazione fino a oggi – come un semplice «inconveniente».

 

In un discorso a fine luglio agli oncologi, l’unica ammissione di Fauci per tutto il caos provocato dal suo suggerimento di chiusura totale è stata che potrebbero verificarsi altre 10.000 morti per cancro per le visite a cui gli americani stanno forzatamente rinunciando. Il messaggio che dovrebbe essere altrettanto irritante per il pubblico americano è che la guerra di propaganda contro un farmaco potenzialmente salvavita è stata ingaggiata «per scopi politici e non si basa su “fatti medici”».

 

 

Il messaggio che dovrebbe essere altrettanto irritante per il pubblico è che la guerra di propaganda contro un farmaco potenzialmente salvavita è stata ingaggiata «per scopi politici e non si basa su “fatti medici”»

Il team di Children’s Health Defense

 

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

 

© 30 luglio 2020, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

 

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Epidemie

La Omicron «potrebbe essere il segnale della fine del COVID»

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L’amministratore delegato della più grande rete sanitaria privata del Sudafrica afferma che la variante di Omicron è «così mite» che «potrebbe segnalare la fine del COVID-19». Lo riportano diverse testate sudafricane e australiane.

 

Secondo Richard Friedland, amministratore delegato di Netcare, questi primi giorni della variante suggeriscono che non c’è assolutamente bisogno di farsi prendere dal panico e che,anzi, potrebbe trattarsi dell’uscita dal tunnel.

 

«Se nella seconda e terza ondata avessimo visto questi livelli di positività ai test condotti, avremmo visto aumenti molto significativi dei ricoveri ospedalieri e non lo stiamo vedendo. Nelle nostre cliniche di cure primarie si tratta principalmente di persone di età inferiore ai 30 anni», ha affermato il CEO del gruppo sanitario.

 

«Penso che in realtà ci sia un lato positivo qui e questo potrebbe segnalare la fine di COVID-19, attenuandosi a tal punto da essere altamente contagioso, ma non causare malattie gravi. È quello che è successo con l’influenza spagnola»

«Quindi penso che in realtà ci sia un lato positivo qui e questo potrebbe segnalare la fine di COVID-19, attenuandosi a tal punto da essere altamente contagioso, ma non causare malattie gravi. È quello che è successo con l’influenza spagnola».

 

«Stiamo assistendo a infezioni di persone che sono state vaccinate, ma le infezioni che stiamo vedendo sono da lievi a moderate». ha continuato.

 

«Penso che tutta questa faccenda sia stata comunicata così male e che si sia generato così tanto panico».

 

Le parole del manager si sovrappongono a quella di diversi ufficiali medici sudafricani che hanno definito la variante Omicron «estremamente mite».

 

La dottoressa Coetzee, che per prima ha individuato quella che si è rivelata la nuova variante.

 

 

«Non abbiamo ricoverato nessuno in ospedale con la nuova variante», ha detto Coetzee. «Ho parlato con altri miei colleghi, la stessa cosa».

 

Alla domanda della BBC se le autorità di tutto il mondo fossero in preda al panico inutilmente, Coetzee ha detto «sì, in questa fase direi sicuramente. Tra due settimane forse diremo qualcosa di diverso»

 

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Epidemie

Cosplayer accusato di essere untore della variante Omicron

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Secondo alcune testate americane, un uomo del Minnesota completamente vaccinato che si è recato a New York City  per partecipare ad una convention di fan degli anime – gli inevitabili cartoni giapponesi –  è ora la seconda persona ad aver ottenuto questo nuovo ceppo di COVID.

 

 

Tuttavia il Dipartimento della Salute del Minnesota ha affermato che i sintomi dell’uomo non identificato erano «lievi» e si sono «risolti». L’uomo era risultato positivo il 24 novembre, e ora pare essere guarito completamente.

 

Anime NYC, questo il nome dell’evento, ammetteva partecipanti che avessero ricevuto almeno una dose di siero anti-COVID. Si è svolto tra il 19 e il 21 novembre; il paziente omicron ha cominciato ad avvertire sintomi (lievi, come si racconta dei casi della nuova variante) il 22.

 

L’opinione pubblica e l’amministrazione ha fatto presto ad accusare l’evento di patiti di animazione giapponese, ma potrebbe non essere andata così

Il governatore dello Stato di Nuova York, Kathy Hochul, ha fatto un video su TikTok chiedendo a tutti partecipanti dell’evento anime di sottoporsi al test COVID.

 


 

L’opinione pubblica e l’amministrazione ha fatto presto ad accusare l’evento di patiti di animazione giapponese, ma potrebbe non essere andata così.

 

«Non abbiamo trovato prove di una trasmissione diffusa alla convention», ha dichiarato al New York Times portavoce del programma di tracciamento dei contatti di New York City, Test and Trace Corps.

 

Gli organizzatori della convention hanno sottolineato che non è chiaro dove l’uomo abbia contratto il virus.

 

«Era solo una persona che era al nostro evento», ha il presidente dell’azienda organizzatricedell’evento. «Non sono stati segnalati altri casi di massa dal nostro evento, e siamo ormai passate le due settimane» dalla fine della convention.

 

Il pubblico alla convention pare abbia raggiunto la cifra di 53 mila partecipanti.

 

Anime NYC è uno di quegli eventi in cui spesso i partecipanti sono cosplayer: persone che si travestono per divenire simili ai loro personaggi preferiti.

 

Essendo molto vistosi, e in teoria fanciullescamente spensierati, non stupisce che con il presente clima da caccia all’untore possano essere finiti nel mirino di chi vuole a tutti i costi capri espiatori da massacrare

Essendo molto vistosi, e in teoria fanciullescamente spensierati, non stupisce che con il presente clima da caccia all’untore possano essere finiti nel mirino di chi vuole a tutti i costi capri espiatori da massacrare.

 

Oramai molto diffuso anche in Italia, dove spunta in una quantità di eventi su tutto il territorio nazionale, il cosplay rimane una pratica controversa, che per alcuni andrebbe proibita a norma di legge, per lo meno sopra una certa età.*

 

 

*Scherziamo, ma fino ad un certo punto. Se riguardiamo la foto però la tentazione potrebbe salire.

 

 

 

 

 

Immagine di Richie.S via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons 

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Epidemie

La Svizzera non pubblica nemmeno i dati completi sui contagi

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C’era una volta il mito della precisione Svizzera. Nella grande lotta ai contagi, domenica 28 novembre la Confederazione Elvetica ha votato per mantenere e ampliare le restrizioni anti-COVID.

 

Piacerebbe sapere su quale base statistica i cittadini elvetici abbiano scelto che cosa votare, visto che i dati sui contagi per stato vaccinale non sono consultabili.

 

Più volte su Renovatio 21 abbiamo commentato i dati dei singoli governi per verificare l’efficacia dei vaccini.

 

Piacerebbe sapere su quale base statistica i cittadini elvetici abbiano scelto che cosa votare, visto che i dati sui contagi per stato vaccinale non sono consultabili

Abbiamo visto che in Italia i dati raccolti contengono vizi logici (bias) poiché non dichiarano quanti tamponi vengono fatti rispettivamente dai diversi gruppi (vaccinati e non vaccinati).

 

In tal modo è possibile raccontare che i vaccinati si contagiano  genericamente «molto meno». Quante volte in TV sentiamo ripetere a vanvera la frase “«i vaccinati si contagiano molto meno»?

 

Abbiamo poi visto i dati inglesi, che non riportano direttamente le percentuali dei diversi gruppi nelle tabelle. Ma, quando andiamo ad inserire le percentuali, vediamo che i vaccinati si contagiano il doppio dei non vaccinati – il 200%!

 

Ce ne sarebbe quanto basta per dimostrare che il green pass (in versione super, normale o 2G) non solo non serve a nulla, ma è addirittura peggiorativo in vista del contenimento dei contagi: dato che la popolazione vaccinata viene considerata «immune», quando invece non lo è nemmeno lontanamente.

 

Il green pass (in versione super, normale o 2G) non solo non serve a nulla, ma è addirittura peggiorativo in vista del contenimento dei contagi: dato che la popolazione vaccinata viene considerata «immune», quando invece non lo è nemmeno lontanamente

Se aggiungiamo che, comunque, anche un anziano vaccinato rimane protetto dai sintomi gravi soltanto del 50%, si spiega come mai questa pandemia sembri infinita.

 

Stanno svuotando il mare con un colapasta.

 

Ebbene, per adesso, il campione nella raccolta dati sul contagio pare essere la Svizzera: non pubblica nemmeno i dati sui contagi divisi per stato vaccinale tra «vaccinati» e «non-vaccinati».

 

Nel report ufficiale si trova un’inutile classificazione tra vaccinati con 2 dosi e vaccinati con 1 dose. Mica male per il mito della precisione svizzera. Dopo il segreto bancario, abbiamo il segreto del contagio.

 

Dopo il segreto bancario, abbiamo il segreto del contagio

Infatti nei report periodici elvetici di questo dato non c’è traccia. Evidentemente i dati sui contagi divisi tra vaccinati e non vaccinati in Svizzera sono considerati poco importanti per capire l’andamento della situazione pandemica e l’efficacia dei «vaccini».

 

Molto più interessante dividere i contagi tra “maschi” e “femmine”. L’emergenza in Svizzera, insomma, sembra essere  più una lotta tra scapoli e ammogliati.

 

Si spiega così l’idea demenziale contenuta nelle nuove misure annunciate il 3 dicembre dalla Confederazione Elvetica: l’introduzione di un sistema 2G (solo vaccinati e guariti) facoltativo. Una specie di ultra-green pass creativo. Scrive 20 minuti.

 

«Per tutte le strutture pubbliche soggette all’obbligo del certificato e tutte le manifestazioni al chiuso e all’aperto è inoltre prevista la possibilità di limitare l’accesso alle persone vaccinate e guarite (il cosiddetto dispositivo 2G, dal tedesco geimpft e genesen) e di rinunciare all’obbligo della mascherina. Questa misura è stata pensata anche per le discoteche, dove è difficile immaginabile di consumare restando seduti a un tavolo». 

 

In Svizzera una struttura pubblica potrà a sua discrezione ammettere solo persone vaccinate o guarite (sistema 2G), e permettere loro di non portare la mascherina

Avete letto bene. In Svizzera una struttura pubblica potrà a sua discrezione ammettere solo persone vaccinate o guarite (sistema 2G), e permettere loro di non portare la mascherina. La misura – dicono – è stata pensata tra l’altro proprio per dare una mano alle discoteche.

 

Ora, immaginate un trentenne svizzero vaccinato che vada in discoteca senza mascherina e poi si rechi a trovare la nonna.

 

Noi sappiamo, ad esempio, dai dati inglesi che un ottantenne vaccinato rimane al 15 % vulnerabile alla morte se contrae il COVID: 1 su 6 muore comunque. Dai dati italiani – forse più attendibili su questo punto – risulta essere realisticamente 1 su 30.

 

In ogni caso, i nonni svizzeri (seppur vaccinati) avranno un lungo inverno davanti a loro. I nipoti devono ballare in discoteca.
E per fare ballare gli svizzeri è chiaro che devono continuare a ballare anche le statistiche.

 

«Gli svizzeri sono un popolo che si alza presto, ma si sveglia tardi»

Si sa che gli svizzeri sono un popolo abituato ad informarsi costantemente per i numerosi referendum; se solo avessero davanti delle tabelle ben fatte, sarebbero probabilmente uno dei pochi popoli che si accorgerebbe di essere gabbato con misure sanitarie inutili.

 

Quindi – ecco spiegato – le tabelle sui contagi è meglio non fargliele leggere proprio. Così non se ne accorgono.


Viene in mente la battuta del politico svizzero Willi Ritschard:  «gli svizzeri sono un popolo che si alza presto, ma si sveglia tardi».

 

 

Gian Battista Airaghi

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