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Essere genitori

Aumento del 364% di bambini dal logopedista a causa della mascherina

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La logopedista Jaclyn Theek  ha al canale americano WPBF News  che la mascherina indossata nel periodo della pandemia ha causato un aumento del 364% di pazienti neonati e bambini piccoli in trattamento logopedico.

 

La dottoressa Theek sostiene che prima della pandemia, solo il 5% dei pazienti erano neonati e bambini piccoli, ma la cifra è incredibilmente salita al 20%.

 

I genitori descrivono i problemi di linguaggio dei loro figli come «ritardo da COVID »; alcuni ritengono che la mascherine siano la causa principale delle capacità di parlare dei loro figli seriamente compromesse.

 

La dottoressa Theek sostiene che prima della pandemia, solo il 5% dei pazienti erano neonati e bambini piccoli, ma la cifra è incredibilmente salita al 20%

«A soli 8 mesi, i bambini iniziano a imparare a parlare leggendo le labbra, un compito ingrato se genitori e tutori si soffocano con le mascherine per rispettare i mandati» scrive Summit News.

 

«È molto importante che i bambini vedano la tua faccia per imparare, quindi guardano la tua bocca», dice la dottoressa Theek.

 

 

I genitori descrivono i problemi di linguaggio dei loro figli come «ritardo da COVID »; alcuni ritengono che la mascherine siano la causa principale delle capacità di parlare dei loro figli seriamente compromesse

Il notiziario americano presentava una di queste madri, Briana Gay, che sta allevando cinque figli ma ha problemi di linguaggio con il più piccolo.

 

«Fa sicuramente la differenza quando nel mondo in cui stai crescendo non puoi interagire con le persone e il loro viso, questo è molto importante per i bambini» dice la donna.

 

Secondo Theek, la pandemia ha anche aggravato i sintomi dell’autismo.

 

«È molto importante che i bambini vedano la tua faccia per imparare, quindi guardano la tua bocca»

«Non stanno facendo alcun tentativo di parola e non comunicano affatto con la loro famiglia», ha detto la dottoressa riguardo ai bambini nello spettro autistico.

 

Come riportato da Renovatio 21, parrebbe esserci stato un calo del quoziente intellettivo dei bambini nei bambini nati durante il lockdown.

 

Altri effetti psico-sociali sono, per quanto non se ne parli sui media, sotto gli occhi di tutto: i ragazzini si riuniscono di bande dedite ad atti di violenza, i disturbi alimentari sono alle stelle (con abbassamento dell’età di partenza dell’anoressia dai 12 agli 8 anni), i tentativi di suicidio infantile sono oramai a livello incontrollabile.

 

Come ha detto il professore di medicina di Stanford Jay Bhattacharya, gli storici guarderanno ai lockdown di questi anni come «l’evento più catastrofico di tutta la storia umana».

 

 

 

 

Essere genitori

Bambini con gravi problemi di salute mentale, aumento del 39% in Inghilterra

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I dati mostrano che più di un milione di bambini ha bisogno di cure per gravi problemi di salute mentale, compresi i disturbi alimentari, da quando sono stati imposti i blocchi in Inghilterra.

 

Dati del NHS – il Servizio Sanitario nazionale britannico – analizzati dall’agenzia stampa PA mostrano un aumento del 39% in un anno di visite prescritte per il trattamento della salute mentale del NHS per i minori di 18 anni, arrivati a 1.169.515 nel 2021-2022, riporta Epoch Times.

 

Nell’anno precedente dal 2020 al 2021, la cifra era stata di 839.570. Dal 2019 al 2020 ci sono stati 850.741 visite prescritte.

 

I dati a livello inglese includono bambini con tendenze suicide, autolesionisti, che soffrono di grave depressione o ansia e quelli con disturbi alimentari.

 

Anche i ricoveri ospedalieri per disturbi alimentari sono in aumento tra i minori di 18 anni.

 

Ci sono stati 7.719 ricoveri nel 2021/22, rispetto ai 6.079 dell’anno precedente e 4.232 nel 2019/20, con un aumento dell’82% in due anni.

 

«Quando i lockdown e la pandemia hanno colpito, ciò ha avuto davvero un effetto così negativo su molti bambini», ha dichiarato Elaine Lockhart, presidente della facoltà di psichiatria infantile e adolescenziale del Royal College of Psychiatrists, parlando di una «intera gamma» di malattie tra cui psicosi, pensieri suicidi e grave disturbo d’ansia.

«Coloro che stavano bene sono diventati vulnerabili e quelli che erano vulnerabili si sono ammalati (…) E parte di ciò riguardava i bambini stessi che si sentivano molto svincolati dalla vita quotidiana che li sostiene, ma vedevano anche i propri genitori avere difficoltà, e poi quell’accresciuto senso collettivo di ansia e perdita di controllo che tutti noi avevamo davvero colpito i bambini».

 

I dati mostrano che l’anoressia è il disturbo alimentare più comune che porta al ricovero in ospedale tra tutte le età, con 10.808 ricoveri nel 2021/22.

 

La bulimia è la seconda più comune, con 5.563, mentre altri disturbi alimentari hanno rappresentato 12.893 ricoveri.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi anche alcuni dati italiani sembrano confermare il fenomeno, a partire dal forte aumento del consumo pediatrico di psicofarmaci durante la pandemia.

 

L’Italia è stata teatro  di multipli casi di suicidio riusciti, lo stesso giorno, e senza correlazione tra le persone, con un +75% di casi di tentato suicidio di bambini rilevati dall’ospedale Bambin Gesù.

 

Per quanto riguarda l’anoressia, essa non solo è aumentata in lockdown, ma pare addirittura essere scesa di anni: ora i primi segni del disturbo comparirebbero nelle bambine di 8 anni.

 

Come scritto da Renovatio 21, ancora due anni fa, è indiscutibile che le restrizioni pandemiche abbiano trasformato i nostri figli in senso negativo, rendendoli più malati (è l’ipotesi recente dell’inspiegabile apparizione delle epatiti infantili), ma anche più violenti (con il grande incremento di atrocità, sempre più belluine e spudorate, commesse anche da adolescenti anche fuori dalle baby gang) e infine suicidi, come testimoniato del resto in tutto il mondo – nel Regno Unito è stato calcolato nel 2020 che, stando ai numeri, un bambino ha 10 volte più probabilità di morire per suicidio che non per COVID. Un anno fa emerse che forse 25 erano morti di COVID, centinaia erano morti invece per suicidio e traumi.

 

Anche nel lontano Vietnam, si è registrato un inaspettato aumento di suicidi nelle scuole riaperte dopo le chiusure pandemiche. Suicidi giovanili in aumento perfino in un Paese specializzato sul tema, il Giappone.

 

Il Nevada nel 2020 fu il primo Stato a porsi seriamente il problema di riaprire le scuole il prima possibile dopo che si verificò un’ondata di suicidi tra i ragazzini, che di fatto raddoppiò il tasso usuale.

 

Secondo la Royal Society Open Science, in Gran Bretagna i lockdown hanno portato alla depressione almeno 60 mila bambini.

 

Non mancano gli studi per cui la pandemia abbia prodotto bambini con turbe psichichequoziente intellettivo inferiore e con ritardi dello sviluppo psicologico, in ispecie riguardo l’apprendimento della lingua e il riconoscimento dei volti umani – qualcosa per il quale secondo gli esperti dobbiamo ringraziare l’uso della mascherina.

 

 

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Essere genitori

«Bambini adulti» sostengono il 25% del mercato dei giocattoli

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Gli adulti che acquistano giocattoli per se stessi sono ora responsabili di un enorme quarto delle vendite di giocattoli negli Stati Uniti. Lo riporta Summit News.

 

«Innumerevoli adulti, per lo più uomini, che collezionano cose come set Lego, bambole d’azione di Star Wars e Funko Pops, stanno quasi da soli mantenendo a galla l’industria dei giocattoli mentre i bambini veri diventano più fissati sui videogiochi» scrive il sito britannico.

 

È stato notato che ora le aziende produttrici di giocattoli ora stanno introducendo prodotti pensati per questa categoria umana identificata come «kidults», cioè «bambini adulti», uomini ventenni, trentenni e quarantenni fermi alle gratificazioni che danno pupazzi e action-figure.

 

«Questi bambini nel cuore sono responsabili di un quarto di tutte le vendite di giocattoli all’anno, per un valore di circa 9 miliardi di dollari, e sono il principale motore di crescita in tutto il settore», riferisce CNBC.

 

«La definizione di età adulta si è decisamente evoluta», ha affermato Jeremy Padawer, chief brand officer presso l’azienda di giocattoli Jazwares. «Ciò che significava, essere un adulto, era essere un membro molto onesto e serio della società. E per farlo dovevi dimostrarlo intellettualmente, emotivamente, in ogni altro singolo modo».

 

«Ora ci sentiamo molto più liberi di esprimere il nostro fandom come parte della nostra età adulta», ha aggiunto.

 

«In altre parole, i “kidults” apparentemente non possono più sopportare la pressione di comportarsi come adulti e hanno scelto invece di regredire a uno stato giovanile di nostalgia consumistica» sintetizza Summit News., ricordando che «il bombardamento chimico dal nostro ambiente, principalmente attraverso la plastica e altri inquinanti che colpiscono il testosterone, sta anche femminilizzando gli uomini e tenendoli intrappolati in una mentalità mentalmente pre-pubescente ed evirata».

 

Tornano alla mente il pensiero e l’opera del poeta e filosofo statunitense Robert Bly, scomparso un anno fa. Il Bly vedeva il maschio moderno cresciuto a metà a causa dell’assenza del padre – che è lontano perché separato, o indaffarato, o disinteressato, o alcolizzato – e quindi incastrato in un meccanismo di perpetuazione di un modello di esistenza incompleta.

 

La crisi del maschio contemporaneo, e più estesamente forse di tutto il mondo moderno, è causata, secondo il poeta americano, dal fatto che gli adolescenti oggi sono «non guidati» verso l’età adulta proprio per l’assenza delle funzioni paterne. Questo tema fu dettagliatamente sviluppato nel libro La società degli eterni adolescenti, che affrontava la catastrofe individuale e collettiva di una società fatta di persone incapaci di raggiungere la piena maturità.

 

La droga, la depressione, la delinquenza, l’omosessualità, il suicidio, le turbe maschili tutti deriverebbero dallo spegnimento della tradizione di padre in figlio e dall’instaurarsi di una società orizzontale che Bly chiama «società fraterna». La scomparsa della figura paterna crea la parallela scomparsa del rito di passaggio: il ragazzo non sa esattamente quando diventa adulto, né probabilmente lo vuole diventare. Interrotta l’iniziazione paterna, gli individui restano invischiati in un limbo che porta necessariamente al caos.

 

Questi mezzi adulti, sosteneva Bly, avranno quindi difficoltà nel lavoro e nella vita famigliare – perché non sono formati alla responsabilità, intrappolati come sono tra l’infanzia e l’età matura.

 

 

 

 

 

 

Immagine di Chris Favero via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

 

 

 

 

 

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Epidemie

Gli omicidi di bambini sono aumentanti durante il primo anno pandemico

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Il numero di bambini assassinati negli USA è aumentato di molto durante il primo anno della pandemia, il 2020. La conclusione arriva da due nuovi studi pubblicati da JAMA Pediatrics riportati da New York Times.

 

«Con la diffusione della pandemia negli Stati Uniti nel 2020, il numero di bambini uccisi è aumentato vertiginosamente», scrive il giornale di Nuova York, notando che vi sarebbe una maggioranza di bambini uccisi di origine afroamericana.

 

Il tasso di omicidi di bambini negli Stati Uniti è aumentato di circa il 28% nel 2020, dal 2,2 per 100.000 nel 2019 al 2,8 per 100.000 nel 2020, hanno scoperto i ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention.

 

«L’aumento degli omicidi di bambini fa parte di una tendenza decennale. I tassi sono aumentati lentamente ma costantemente dal 2013 dopo essere diminuiti dal 2007 al 2013. Nel 2020, il primo anno della pandemia, il numero è aumentato e 2.058 bambini di età pari o inferiore a 17 anni sono stati vittime di omicidio, rispetto ai 1.611 del 2019» scrive il NYT.

 

Circa la metà dei decessi infantili sono causati da armi da fuoco. Ma i bambini più piccoli hanno maggiori probabilità di essere uccisi da aggressioni fisiche che da armi da fuoco, inclusi percosse o attacchi con oggetti appuntiti o strumenti contundenti.

 

Il dato riguardante i bambini piccoli aggrediti in casa potrebbe riflettere gli squilibri mentali provocati dai lockdown, con la convivenza prolungata forzata in uno stesso spazio, la cosiddetta «cabin fever». In molti fanno difficoltà ora a negare che vi sia stato un vero aumento di aggressività nella società, peraltro non ancora riassorbitosi

 

Il dato riguardante invece i bambini più grandi morti per arma da fuoco ci fanno pensare che questo possa riflettersi nel processo di tribalizzazione di adolescenti e paradolescenti di cui Renovatio 21 ha parlato, un fenomeno visto con i nostri occhi in pandemia con episodi di cronaca violentissimi e risse di massa organizzate spudoratamente da ragazzini.

 

Per non parlare dei casi di suicidio, in un mondo che sembra alienare sempre più i ragazzi dalle loro famiglie.

 

I danni della dittatura pandemica, che non ancora è finita, si dimostrano sempre più incalcolabili.

 

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