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Riemerge un libro del cardinale Fernandez sull’orgasmo

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Un libro definito come sessualmente esplicito scritto nel 1998 dal cardinale Victor Manuel «Tucho» Fernandez è riemerso causando polemiche e vero proprio shock nel mondo cattolico conservatore e non solo quello. Il testo, scrive al capitolo 9, parla della «possibilità di raggiungere una sorta di orgasmo appagante nella nostra relazione con Dio», ma descrive fisicamente e metafisicamente l’orgasmo sessuale dell’uomo e donna con grande puntiglio.

 

«Dio può essere presente a quel livello della nostra esistenza, può essere presente anche quando due esseri umani si amano e raggiungono l’orgasmo; e quell’orgasmo, vissuto alla presenza di Dio, può essere anche un sublime atto di adorazione a Dio» è scritto.

 

Nel volume, l’attuale capo del Dicastero per la Dottrina della Fede confronta come «le particolarità degli uomini e delle donne nell’orgasmo si verificano in qualche modo anche nella relazione mistica con Dio». Secondo quanto riportato da LifeSite, che sostiene di aver ricevuto una copia del testo da una fonte attendibile, l’opera – scritta più di un quarto di secolo fa – minimizzerebbe anche la natura immorale dell’omosessualità.

 

Intitolata La Pasión mistica: espiritualidad y sensualidad («Passione mistica: spiritualità e sensualità»), l’opera del porporato argentino – edita in lingua spagnola dall’editore Dabar ed elencata fra le sue opere pubblicate – si basa sui temi contenuti nella sua ulteriore scandalosa opera Guariscimi con la tua bocca: l’arte di baciare, un libro che il religioso connazionale di Bergoglio aveva dedicato al bacio.

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Secondo quanto riportato, in particolare i capitoli 7, 8 e 9 del libro riemerso conterrebbero contenenti materiale offensivo e sono intitolati rispettivamente: «Orgasmi maschili e femminili», «La strada verso l’orgasmo» e «Dio nell’orgasmo di coppia».

 

Il Fernandez, collegando la pienezza della spiritualità con l’esercizio del rapporto sessuale e dell’orgasmo, ha esaminato la questione «se questa esperienza mistica, in cui tutto l’essere è preso da Dio, se questa specie di “orgasmo mistico” viene vissuta da ciascuno secondo la sua sessualità».

 

Scrivendo in un linguaggio dettaglioso e sessualmente esplicito sull’atto e sul completamento del rapporto sessuale, il Fernandez ha applicato questo concetto alla relazione con Dio: «chiediamoci ora se queste particolarità dell’uomo e della donna nell’orgasmo ricorrono in qualche modo anche nel rapporto mistico con Dio. Potremmo dire che la donna, poiché è più ricettiva, è anche più disposta a lasciarsi prendere da Dio. È più aperta all’esperienza religiosa. Questo potrebbe essere il motivo per cui le donne predominano nelle chiese» scrive il monsignore, già strizzando l’occhio alla questione femminile nella chiesa (dove le donne-prete, dopo le benedizioni gay, potrebbero essere finalmente tra le riforme dietro l’angolo).

 

Nel capitolo 7, intitolato «Orgasmo masculino y femenino» dichiara, secondo la traduzione pubblicata dal sito Messa in Latino, che «a lei piacciono di più le carezze e i baci, e ha bisogno che l’uomo giochi un po’ prima di penetrarla. Ma lui, insomma, è più interessato alla vagina che al clitoride», mentre «al momento dell’orgasmo, lui di solito emette dei grugniti aggressivi; lei, invece, fa dei balbettii o dei sospiri infantili», assicura il consacrato. «Chiediamoci ora se queste particolarità dell’uomo e della donna nell’orgasmo si verificano in qualche modo anche nel rapporto mistico con Dio».

 

C’è una spiegazione scientifica a tutto questo: «non dimentichiamo che le donne hanno un ricco plesso venoso intorno alla vagina, che mantiene un buon flusso sanguigno dopo l’orgasmo. Ecco perché di solito è insaziabile». La parola «insaziabile», scritta in relazione con il sesso, mai l’avremo vista arrivare in un testo religioso, tanto più se scritto da un futuro capo della Propaganda Fidei.

 

Utilizzando il linguaggio del «dominio» e della «ricettività», il Fernandez scrive che «nell’esperienza mistica Dio tocca il centro più intimo dell’amore e del piacere, un centro dove non importa molto se siamo maschi o femmine». Un «centro» così sensuale, scrive il teologo, è quello in cui «siamo tutti ricettivi e viviamo un’esperienza in cui non siamo pienamente padroni di noi stessi», suggerendo che l’unione spirituale con Dio non può essere raggiunta mentre si è in pieno possesso delle proprie personali facoltà mentali.

 

L’argentino continua paragonando il «piacere sensuale» del completamento del rapporto sessuale all’unione spirituale che l’uomo ha con Dio, affermando inoltre che la contemplazione di Dio può essere trovata attraverso tutti i piaceri del mondo: «tutte le attrazioni di questo mondo dovrebbero elevarci, d’ora in poi, all’incontro con la fonte divina, per abbeverarsi a quella fonte inesauribile di bene e di bellezza».

 

Fernandez sembrava anche minimizzare il potere della grazia di Dio insieme alla necessità di conversione personale e castità. In un passaggio che chiude il capitolo 8, «La strada verso l’orgasmo», il monsignore discetta sull’incapacità della grazia divina di aiutare una persona a cessare gli atti di omosessualità: «ma questo non significa necessariamente che questa gioiosa esperienza dell’amore divino, se la realizzo, mi libererà da tutte le mie debolezze psicologiche. Ciò non significa, ad esempio, che un omosessuale smetterà necessariamente di essere omosessuale».

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«Non dimentichiamo che a livello ormonale e psicologico non esistono maschi e femmine puri» scrive Fernandez sul tema, ancora al capitolo 7, aggiungendo una considerazione aneddotica: «Carlo Carretto, un uomo dalle caratteristiche marcatamente maschili, racconta che nel suo incontro più bello con Dio si è sentito come una bambina fiduciosa».

 

La de-genderizzazione come elemento mistico viene quindi spiegata metafisicamente: «nell’esperienza mistica Dio tocca il centro più intimo dell’amore e del piacere, un centro in cui non ha molta importanza se siamo maschi o femmine. E in quel centro siamo tutti ricettivi e viviamo un’esperienza in cui non siamo pienamente padroni di noi stessi. Per questo motivo, gli scienziati sono soliti affermare che le differenze tra uomini e donne si sperimentano nella fase che precede l’orgasmo, ma non tanto nell’orgasmo stesso, dove le differenze tra femminile e maschile non sono più così chiare e sembrano scomparire».

 

Quindi, «nell’esperienza mistica colui che è eminentemente attivo è Dio. La creatura, sia essa maschio o femmina, si diletta a dipendere completamente dal Dio amante, a “lasciarsi amare”».

 

«Ricordiamo che la grazia di Dio può coesistere con le debolezze e anche con i peccati, quando c’è un condizionamento molto forte. In questi casi, la persona può fare cose oggettivamente peccaminose, senza essere colpevole e senza perdere la grazia di Dio o l’esperienza del suo amore».

 

Tale argomento, aggiunge il teologo sudamericano, rientra nei casi in cui esiste «la possibilità di raggiungere una sorta di orgasmo appagante nella nostra relazione con Dio, che non implica tanto alterazioni fisiche, ma semplicemente che Dio riesca a toccare l’anima nel centro corporeo del piacere, affinché si possa sperimentare una soddisfazione che abbraccia tutta la persona».

 

Seguono osservazioni su santità e sensualità: «alcuni santi hanno cominciato ad avere esperienze inebrianti di Dio poco dopo la loro conversione, o alla stessa conversione; altri, come Santa Teresa d’Avila, hanno raggiunto queste esperienze dopo molti anni di aridità spirituale. Santa Teresa di Lisieux, pur sentendosi teneramente amata da Dio, non ha mai avuto esperienze molto “sensuali” del suo amore, e sembra che abbia raggiunto una gioia traboccante e appassionata solo al momento della sua morte». Parrebbe che siamo arrivati dalle parti del noto tropo caro alla psicanalisi e alla letteratura decadente novecentesca dell’«orgasmo come piccola morte».

 

La questione è ribadita pure in quella che sembrerebbe una sorta di esortazione a pregustare durante la propria esistenza tale «piccola morte».

 

«Tutte le attrattive di questo mondo dovrebbero elevarci, d’ora in poi, all’incontro con la fonte divina, per abbeverarci a quella sorgente inesauribile di bene e di bellezza. Fare diversamente sarebbe come passare ottant’anni a sentire l’aroma di un cibo delizioso invece di sedersi a tavola e gustarlo felicemente. Ma, inoltre, aspettare la morte per fare l’esperienza di Dio va contro la logica dell’amore».

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Proseguendo, è scritto o che una relazione stile orgasmo con Dio «ci porta ad un’altra conseguenza importante: ci invita a scoprire che, se Dio può essere presente a quel livello della nostra esistenza, può essere presente anche quando due esseri umani si amano altro e raggiungere l’orgasmo; e quell’orgasmo, sperimentato alla presenza di Dio, può anche essere un sublime atto di adorazione a Dio».

 

«Dio ama la felicità dell’uomo; quindi, è anche un atto di culto a Dio vivere un momento di felicità», ha scritto Fernandez, senza chiarire se tale «felicità» debba essere lecita o naturale.

 

In un palese travisamento della Scrittura, Fernandez si è espresso in difesa dell’attività sessuale senza chiarimenti o specificazioni, affermando: «possiamo quindi dire che stiamo piacendo a Dio e lo adoriamo quando siamo in grado di godere dei piccoli e legittimi piaceri della vita. Quindi, non dobbiamo fuggire o nasconderci da Dio quando godiamo, perché è lui che “ha creato tutte le cose affinché potessimo goderne”» (1 Tim 6:17)

 

«Tutto questo si può dire anche del piacere sessuale, che è stato creato da Dio per la felicità dell’uomo (…) il piacere sessuale ha una particolare nobiltà al di sopra degli altri piaceri del corpo, perché il piacere sessuale è vissuto in due, è condiviso».

 

Come nota LifeSite, l’intero passaggio scritturale presenta in realtà un significato del tutto contraddittorio rispetto a quello suggerito dal cardinale, avvertendo di «non confidare nell’incertezza delle ricchezze» o nei piaceri della terra.

 

«Vediamo quindi che il piacere è anche qualcosa di religioso, perché “è un dono di Dio”. Pertanto, chi è in grado di godere della presenza di Dio, può più facilmente essere consapevole dell’amore di Dio e quindi aprirsi ad amare gli altri. Chi non riesce a godere dei piaceri della vita, perché non ama e non accetta se stesso, difficilmente potrà amare generosamente gli altri» continua il capitolo 9, «Dios en el orgasmo de la pareja» («Dio nell’orgasmo di coppia»).

 

Si tratta di una sorta di edonismo anche corporale che non pensavamo attinente alla religione cristiana, ma forse più ad un certo sensismo riscontrabile, ad esempio, in certe interpretazioni dell’islam, per esempio con la questione delle 72 vergini urì che attendono il martire in paradiso. Di fatto, ad un certo punto, una sorprendente citazione islamica compare anche nel libro di Monsignor Fernandez, quando scrive che «un venerabile teologo egiziano del XV secolo ha fatto la seguente lode a Dio: “Lode ad Allah, che stabilisce peni duri e dritti come lance per fare guerra alle vagine (Al Sonuouti)».

 

Equiparando il «piacere dell’orgasmo» alla perfezione spirituale e alla beatitudine, Fernandez ha scritto che «il piacere dell’orgasmo diventa un’anteprima della meravigliosa festa dell’amore che è il paradiso. Perché non c’è niente che anticipi il paradiso meglio di un atto di carità». Il paradiso, pare di capire, è quindi una dimensione orgasmica.

 

Secondo quanto riportato, l’autore del libro spiritual-erotico evita ogni menzione delle chiare linee guida della Chiesa sulla castità per quanto riguarda l’uso delle proprie funzioni sessuali, minimizzando la natura peccaminosa della masturbazione. Fernández ha invece affermato che la masturbazione è una forma di sesso sottratta al «suo scopo più prezioso», ma non ha fatto menzione della sua natura immorale.

 

Il quotidiano milanese La Verità ha riportato un passo con un’invocazione a Gesù che non ci sentiamo di ripubblicare, per non urtare la sensibilità dei lettori e non offendere ancora la nostra.

 

Damian Thompson, giornalista della testata inglese The Spectator, ha suggerito che questo scandalo segni «la crisi finale di questo pontificato». Thompson dice che a questo punto le dimissioni di Fernandez siano inevitabili. Ciò, immaginiamo tutti, non avverrà: perché la vergogna, in questo papato, è stata soppressa programmaticamente.

 

Certo, sapevamo che il Vaticano era arrivato al definitivo status di farsa. Ma che fosse una farsa a luci rosse, questo non era chiaro a tutti.

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«Scomunicati senza processo». Mons. Viganò ai fedeli Summorum Pontificum respinti dalla Basilica di San Pietro

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Renovatio 21 pubblica questo messaggio dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Come riportato da Renovatio 21, al pellegrinaggio annuale del Summorum Pontificum, con fedeli provenienti da tutto il mondo, per la prima volta, è stato impedito di entrare a San Pietro. L’autorità vaticana ha quindi lasciato i pellegrini tradizionisti in istrada. 
 

AI FEDELI, AI CHIERICI E AI SACERDOTI DELLA XV PEREGRINATIO AD PETRI SEDEM

 
Mi rivolgo a voi da «scomunicato», poiché tale mi considerate. Ritengo che la condizione che mi è stata attribuita possa illuminare quella in cui voi stessi di fatto oggi vi trovate.
 
Voi non siete stati scomunicati, e fate di tutto per non esserlo, come chi vuole sfuggire a un castigo. Eppure siete trattati come degli scomunicati. Va detto, non senza ironia, che dopo avervi negato la Basilica Vaticana per il Pontificale, ora vi si vieta persino l’ingresso per la professione di Fede e per la devozione alla Sede del Beatissimo Pietro.
 
E mentre il vostro accesso nella Basilica Vaticana vi è stato impedito con transenne e a Santa Maria Maggiore vi è stata concessa solo una Messa bassa al posto del solenne pontificale, pochi mesi fa si accoglievano gruppi LGBTQ+, con le loro bandiere arcobaleno e i loro slogan blasfemi, e un’abortista omoeretica travestita da arcivescovessa.
 
Come comunità ex Ecclesia Dei, come sacerdoti e vescovi ratzingeriani cultori del Summorum Pontificum, la Messa di sempre vi è concessa come un’eccezione da giustificare. Vi si esclude sempre più dalle parrocchie; vi si impone l’autorizzazione del Vescovo per celebrare ciò che i nostri padri celebravano senza permesso. I vostri Istituti sono sottoposti a visite e a verifiche, i vostri seminaristi sono guardati con sospetto, e il vostro rito è tollerato finché non disturba. Che cos’è questo, se non una scomunica senza processo, o peggio ancora la volontà, da parte delle Autorità romane, di piegare la vostra coscienza? Un’esclusione che non osa dire il proprio nome. Per evitare la sentenza, la subite nei fatti. Per non apparire «fuori dalla Chiesa», vivete ai suoi margini, con contorsioni e incoerenze che sono ormai sotto gli occhi di tutti.
 
Osate dire che non vi è alcuno stato di necessità, biasimate aspramente la Fraternità San Pio X, considerate me come un paria… Ne consegue che il vostro silenzio non vi preserva dal castigo: vi toglie soltanto il diritto di chiamarlo ingiusto.
 
Va riconosciuto, per amore di verità, che Leone e l’élite modernista-sinodalista che occupa il Vaticano agisce con coerenza. Leone crede fermamente nel Concilio Vaticano II ed è promotore entusiasta della sua versione sinodale: egli non può coerentemente sostenere il Rito di sempre, che ne è la smentita vivente.
 
Summorum Pontificum è sempre stato una chimera: lo smembramento dell’unico venerabile Rito in due forme antitetiche, un permesso che dipende da chi lo concede e che si ritira quando non serve più. Non vi si può dunque rimproverare la fiducia, ma la pretesa di voler fondare ciò che vi spetta per diritto divino sulla compresenza di due riti inconciliabili e su un indulto con cui vi si dichiara a stento tollerati.
 
Né vi giova appellarvi alla libertà religiosa o di culto, o all’inclusività sinodale, per assicurarvi uno strapuntino nel Pantheon: chi chiede, alla pari di tutti, il diritto di praticare il proprio culto ha già ammesso che la Messa Apostolica è un’esperienza religiosa tra le altre, e la Verità una opinione tra le opinioni. Queste false libertà non proteggono la Tradizione: sono lo strumento con cui la Verità – l’unica Religione – viene estromessa non solo dalla vita pubblica, ma finanche dal Sacro Recinto.
 
Non basta respingere il Concilio in ciò che contraddice il Magistero, come siete soliti ripetere. Il Vaticano II è stato un evento rivoluzionario ed è una rivoluzione permanente: va ripudiato come tale, non emendato con una lista di correzioni, perché nessuno rimedia con un’esegesi benevola a ciò che nacque come deliberata rottura.
 
Al Cardinale Burke e a Mons. Schneider mi permetto di dire, che la loro autorità è ormai tutta di facciata: sono la caricatura di loro stessi, con le loro mitrie preziose e le cappe magne, la difesa del Concilio e le concelebrazioni.
 
Roma non tace soltanto; non si limita a «tollerarvi» confinandovi in riserve indiane sempre più anguste: vi vuole rieducare e ve lo dice, pretendendo da voi – che godete di un significativo seguito nell’ambiente conservatore – che diventiate «opposizione di Sua Maestà», fungendo da gatekeeper – come si usa dire oggi – e contenendo così l’emorragia di Cattolici sempre più disorientati dalla vostra acquiescenza dinanzi ai più scandalosi spropositi vaticani. Ed è ormai evidente che un’opposizione controllata, lungi dall’ottenere alcun successo per la causa del Cattolicesimo Romano, si rende invece complice della distruzione della Chiesa.

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Ecco allora la dichiarazione pacificatrice del Card. Burke: «Certamente la situazione attuale non costituisce uno stato di necessità». Ma se non vige lo stato di necessità oggi, dopo quale ennesimo scandalo e dopo quale inaudita eresia troverete il coraggio di insorgere? Quanti rospi siete ancora disposti a far ingoiare a quanti guardano a voi come ad un riferimento morale e dottrinale?
 
Dopo Amoris Lætitia, la Pachamama, la Dichiarazione di Abu Dhabi, Traditionis Custodes, Fiducia Supplicans, Mater populi fidelis… e dopo che vi è stato impedito di professare la vostra Fede sulla tomba del Principe degli Apostoli?
 
Come ho scritto in Scisma capitale: «Finché una parte dei cattolici (i cosiddetti conservatori) si ostinerà a non voler riconoscere il bipolarismo del “papato conciliare e sinodale”, essa si troverà nella terribile situazione di prestare un assenso deliberato all’errore; nella tremenda posizione di coloro che, con quel compiacimento cortigiano in un’obbedienza servile, creano le premesse della “desertio”, dell’abbandono di Dio, del ritiro della Grazia. È proprio quel riconoscimento dell’errore che lo istituzionalizza, che lo rende irreversibile, che disarma ogni resistenza e che, in ultima analisi, criminalizza chi eroicamente resiste.»
 
Con il vostro garbato consenso e tacendo per non perdere ciò che vi è stato concesso di fatto vi prestate all’operazione dell’inganno (2 Tess 2,11).
 

Vi benedico e prego per tutti voi.

 

In Christo Rege,

  + Carlo Maria Viganò Arcivescovo   Viterbo, 24 Ottobre MMXXVI S. Raphaëlis Archangeli  

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Spirito

Sacerdote milanese eroe fa il dito medio ai manifestanti saccheggiatori

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Un prete italiano ha reagito a un gruppo di manifestanti di sinistra violenti e distruttivi a Milano, salendo sui gradini della sua chiesa e salutandoli con il dito medio. Lo riporta LifeSite.

 

«I saccheggiatori provocano un parroco chiedendogli una benedizione», ha osservato Radio Genoa. «Lui gliela dà. Immediatamente. Un eroe»

 

Padre Giannicola Maria Simone si trovava sulla soglia della chiesa di Sant’Alessandro di Zebedia, vicino alla storica Piazza Sant’Alessandro, mentre esprimeva il suo disappunto nei confronti della folla.

 

Don Simone ha confessato l’infausto gesto, assicurando agli inquirenti che il video in cui faceva il popolare gesto mediodigitale non era una creazione dell’Intelligenza Artificiale.

 

«È reale, anche se adesso stanno facendo delle versioni false», ha dichiarato Simone al Corriere della Sera. «È andata così: mentre questi giovani passavano, qualcuno mi ha fatto il dito medio. Sono ragazzi, quindi non mi sorprendo. Io gli ho risposto a mia volta con il dito medio, ma senza intenzioni né violente né con il rischio di scatenare ulteriore rabbia», ha detto il sacerdote.

 

Don Simone ha detto di non ritenere necessario pentirsi del suo gesto. «no, non credo che si debba parlare di pentimento. Avessi dato un cazzotto allora sì, ma le mani non le ho mai alzate con nessuno neanche nei momenti più difficili. Io ho 65 anni e lavoro con i ragazzi da una vita e ogni tanto bisogna anche dirgli “Stai attento a quello che fai”. Di certo fuori dal contesto degli scontri non avrei mai fatto una cosa del genere».

 

La Chiesa di Sant’Alessandro si trova a poca distanza da piazza Duomo, oscenamente sfigurata da proteste violente, con la polizia inerme, che hanno persino mostrato delle fiamme dinanzi al plurisecolare edificio gotico, creando un‘iconica immagine di declino terminale della città di Ambrogio.

 

Sant’Alessandro si trova altresì a poca distanza da via Torino, dove sono avvenuti vari saccheggi ai danni di negozi e supermercati.

 

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Immagine di Melancholia~itwiki via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

 

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Gender

Gesuita suggerisce che i santi siano «spesso» gay

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Padre James Keenan, SJ, durante il discorso di apertura della conferenza annuale di sensibilizzazione di quest’anno, ha citato blasfemamente un «teologo queer» per suggerire che i santi sono «spesso» omosessuali. Lo riporta LifeSiteNews.   Nel suo discorso di apertura alla Conferenza di sensibilizzazione del 2026 presso l’Università di Georgetown, il gesuita ha citato il lavoro di Flora Tang per affermare che i santi sono «spesso essi stessi istruttivi in ​​quanto santi queer».   Padre Keenan, che ha insegnato teologia al Boston College, un’istituzione nominalmente cattolica, per oltre 20 anni, ha anche paragonato i «teologi queer» agli attivisti per i diritti civili e alle cosiddette «femministe cattoliche».   «Flora Tang chiarisce in What Queer Theory Taught Me About the Saints che i santi stessi, in quanto santi queer, sono spesso fonte di insegnamento», ha affermato Keenan durante il suo intervento. «Eppure ci spinge ad andare oltre l’attaccamento alle narrazioni di certezza queer e ad aprirci a narrazioni frammentate che non si limitano a dare voce al lutto e alle speranze deluse di una chiesa queer e decolonizzata». L’articolo della Tang del 2022 per Political Theology Network insinuava blasfemamente che diversi santi fossero omosessuali, tra cui San Sergio e San Bacco, soldati romani del IV secolo martirizzati insieme per essersi rifiutati di offrire sacrifici agli dei romani, e le sante Perpetua e Felicita, martiri compagne del III secolo, entrambe con figli.   Le accuse sembrano derivare dalla sessualizzazione di storie riguardanti alcuni grandi santi che avevano amicizie cristiane del tutto platoniche.   Keenan ha proseguito nel suo intervento: «permettetemi di aggiungere che non credo che la prudenza dei teologi queer sia molto diversa dalla prudenza degli attivisti per i diritti civili, né degli attivisti cattolici per la pace, né delle femministe cattoliche».   Il sacerdote ha volutamente omesso qualsiasi riferimento all’insegnamento perenne della Chiesa cattolica sul «matrimonio» tra persone dello stesso sesso. Mentre Keenan paragona in termini entusiastici i «teologi queer» alle «femministe cattoliche», ignora l’insegnamento della Chiesa che condanna chiaramente questa ideologia.   Padre Keenan, come il suo confratello gesuita padre James Martin , fondatore di Outreach, ha una lunga storia di esplicita opposizione all’insegnamento della Chiesa sul “matrimonio” tra persone dello stesso sesso.   A differenza di padre Martin, padre Keenan possiede tre titoli teologici, tra cui una Licenza in Teologia Sacra e un Dottorato in Teologia Sacrapresso la Pontificia Università Gregoriana, e ha lavorato come professore di teologia per quasi 40 anni in diverse università nominalmente cattoliche.   In particolare, nel 2003 Keenan testimoniò contro la H.3190, una proposta di emendamento costituzionale in Massachusetts che avrebbe definito il matrimonio come un’unione stabile tra un uomo e una donna, sulla base dell’erronea motivazione che fosse «contraria all’insegnamento cattolico sulla giustizia sociale».   «In quanto sacerdote e teologo morale, non riesco a capire come qualcuno possa usare la tradizione cattolica romana per sostenere la proposta di legge H. 3190», affermò falsamente il sacerdote all’epoca.

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Preoccupanti affermazioni non dissimili da quelle del gesuita Keenan furono fatte dal frate cappuccino italiano Roberto Pasolini, nominato nel 2024 predicatore della Casa Pontificia da papa Francesco. In una conferenza, padre Pasolini si era concentrato sulle cosiddette «coppie omosessuali», che egli disse di aver individuato nell’Antico Testamento. «Ad esempio, Pasolini afferma una relazione omosessuale tra Gionata e Davide [nell’Antico Testamento], e nel Nuovo Testamento fantastica su una relazione omosessuale tra il centurione romano e il suo servo malato aveva scritto Giuseppe Nardi. «Così, molto semplicemente. Pasolini dice apertamente: “Abbiamo ancora il diritto di fantasticare un po’. Il fatto che il cappuccino debba violare il testo biblico non sembra rappresentare per lui un problema”».
  «Informazione Cattolica parla di “affermazioni preoccupanti” e scrive: scorrendo le sue omelie registrate su Internet, sentiamo purtroppo alcune dichiarazioni pubbliche sull’omosessualità che risultano dolorose e preoccupanti» continua il sito Katholisches. «Il 2 febbraio 2024 ha tenuto un lungo discorso presso il convento dei Cappuccini di Varese sul tema “Omosessualità e vita cristiana”».  
L’Università di Georgetown, tra le più antiche della storia USA, fondata dai gesuiti e considerata come uno dei fuclri che prepara l’élite statale americana (sopratutto Dipartimento di Stato, CIA, FBI), è da molti anni al centro di polemiche per la sua eterodossia: prima i corsi di Yoga (grande passione dei nuovi gesuiti), poi l’inclusione di accademici pro-aborto.  

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Immagine: Università di Georgetown, Washington Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
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