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Riemerge un libro del cardinale Fernandez sull’orgasmo

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Un libro definito come sessualmente esplicito scritto nel 1998 dal cardinale Victor Manuel «Tucho» Fernandez è riemerso causando polemiche e vero proprio shock nel mondo cattolico conservatore e non solo quello. Il testo, scrive al capitolo 9, parla della «possibilità di raggiungere una sorta di orgasmo appagante nella nostra relazione con Dio», ma descrive fisicamente e metafisicamente l’orgasmo sessuale dell’uomo e donna con grande puntiglio.

 

«Dio può essere presente a quel livello della nostra esistenza, può essere presente anche quando due esseri umani si amano e raggiungono l’orgasmo; e quell’orgasmo, vissuto alla presenza di Dio, può essere anche un sublime atto di adorazione a Dio» è scritto.

 

Nel volume, l’attuale capo del Dicastero per la Dottrina della Fede confronta come «le particolarità degli uomini e delle donne nell’orgasmo si verificano in qualche modo anche nella relazione mistica con Dio». Secondo quanto riportato da LifeSite, che sostiene di aver ricevuto una copia del testo da una fonte attendibile, l’opera – scritta più di un quarto di secolo fa – minimizzerebbe anche la natura immorale dell’omosessualità.

 

Intitolata La Pasión mistica: espiritualidad y sensualidadPassione mistica: spiritualità e sensualità»), l’opera del porporato argentino – edita in lingua spagnola dall’editore Dabar ed elencata fra le sue opere pubblicate – si basa sui temi contenuti nella sua ulteriore scandalosa opera Guariscimi con la tua bocca: l’arte di baciare, un libro che il religioso connazionale di Bergoglio aveva dedicato al bacio.

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Secondo quanto riportato, in particolare i capitoli 7, 8 e 9 del libro riemerso conterrebbero contenenti materiale offensivo e sono intitolati rispettivamente: «Orgasmi maschili e femminili», «La strada verso l’orgasmo» e «Dio nell’orgasmo di coppia».

 

Il Fernandez, collegando la pienezza della spiritualità con l’esercizio del rapporto sessuale e dell’orgasmo, ha esaminato la questione «se questa esperienza mistica, in cui tutto l’essere è preso da Dio, se questa specie di “orgasmo mistico” viene vissuta da ciascuno secondo la sua sessualità».

 

Scrivendo in un linguaggio dettaglioso e sessualmente esplicito sull’atto e sul completamento del rapporto sessuale, il Fernandez ha applicato questo concetto alla relazione con Dio: «chiediamoci ora se queste particolarità dell’uomo e della donna nell’orgasmo ricorrono in qualche modo anche nel rapporto mistico con Dio. Potremmo dire che la donna, poiché è più ricettiva, è anche più disposta a lasciarsi prendere da Dio. È più aperta all’esperienza religiosa. Questo potrebbe essere il motivo per cui le donne predominano nelle chiese» scrive il monsignore, già strizzando l’occhio alla questione femminile nella chiesa (dove le donne-prete, dopo le benedizioni gay, potrebbero essere finalmente tra le riforme dietro l’angolo).

 

Nel capitolo 7, intitolato «Orgasmo masculino y femenino» dichiara, secondo la traduzione pubblicata dal sito Messa in Latino, che «a lei piacciono di più le carezze e i baci, e ha bisogno che l’uomo giochi un po’ prima di penetrarla. Ma lui, insomma, è più interessato alla vagina che al clitoride», mentre «al momento dell’orgasmo, lui di solito emette dei grugniti aggressivi; lei, invece, fa dei balbettii o dei sospiri infantili», assicura il consacrato. «Chiediamoci ora se queste particolarità dell’uomo e della donna nell’orgasmo si verificano in qualche modo anche nel rapporto mistico con Dio».

 

C’è una spiegazione scientifica a tutto questo: «non dimentichiamo che le donne hanno un ricco plesso venoso intorno alla vagina, che mantiene un buon flusso sanguigno dopo l’orgasmo. Ecco perché di solito è insaziabile». La parola «insaziabile», scritta in relazione con il sesso, mai l’avremo vista arrivare in un testo religioso, tanto più se scritto da un futuro capo della Propaganda Fidei.

 

Utilizzando il linguaggio del «dominio» e della «ricettività», il Fernandez scrive che «nell’esperienza mistica Dio tocca il centro più intimo dell’amore e del piacere, un centro dove non importa molto se siamo maschi o femmine». Un «centro» così sensuale, scrive il teologo, è quello in cui «siamo tutti ricettivi e viviamo un’esperienza in cui non siamo pienamente padroni di noi stessi», suggerendo che l’unione spirituale con Dio non può essere raggiunta mentre si è in pieno possesso delle proprie personali facoltà mentali.

 

L’argentino continua paragonando il «piacere sensuale» del completamento del rapporto sessuale all’unione spirituale che l’uomo ha con Dio, affermando inoltre che la contemplazione di Dio può essere trovata attraverso tutti i piaceri del mondo: «tutte le attrazioni di questo mondo dovrebbero elevarci, d’ora in poi, all’incontro con la fonte divina, per abbeverarsi a quella fonte inesauribile di bene e di bellezza».

 

Fernandez sembrava anche minimizzare il potere della grazia di Dio insieme alla necessità di conversione personale e castità. In un passaggio che chiude il capitolo 8, «La strada verso l’orgasmo», il monsignore discetta sull’incapacità della grazia divina di aiutare una persona a cessare gli atti di omosessualità: «ma questo non significa necessariamente che questa gioiosa esperienza dell’amore divino, se la realizzo, mi libererà da tutte le mie debolezze psicologiche. Ciò non significa, ad esempio, che un omosessuale smetterà necessariamente di essere omosessuale».

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«Non dimentichiamo che a livello ormonale e psicologico non esistono maschi e femmine puri» scrive Fernandez sul tema, ancora al capitolo 7, aggiungendo una considerazione aneddotica: «Carlo Carretto, un uomo dalle caratteristiche marcatamente maschili, racconta che nel suo incontro più bello con Dio si è sentito come una bambina fiduciosa».

 

La de-genderizzazione come elemento mistico viene quindi spiegata metafisicamente: «nell’esperienza mistica Dio tocca il centro più intimo dell’amore e del piacere, un centro in cui non ha molta importanza se siamo maschi o femmine. E in quel centro siamo tutti ricettivi e viviamo un’esperienza in cui non siamo pienamente padroni di noi stessi. Per questo motivo, gli scienziati sono soliti affermare che le differenze tra uomini e donne si sperimentano nella fase che precede l’orgasmo, ma non tanto nell’orgasmo stesso, dove le differenze tra femminile e maschile non sono più così chiare e sembrano scomparire».

 

Quindi, «nell’esperienza mistica colui che è eminentemente attivo è Dio. La creatura, sia essa maschio o femmina, si diletta a dipendere completamente dal Dio amante, a “lasciarsi amare”».

 

«Ricordiamo che la grazia di Dio può coesistere con le debolezze e anche con i peccati, quando c’è un condizionamento molto forte. In questi casi, la persona può fare cose oggettivamente peccaminose, senza essere colpevole e senza perdere la grazia di Dio o l’esperienza del suo amore».

 

Tale argomento, aggiunge il teologo sudamericano, rientra nei casi in cui esiste «la possibilità di raggiungere una sorta di orgasmo appagante nella nostra relazione con Dio, che non implica tanto alterazioni fisiche, ma semplicemente che Dio riesca a toccare l’anima nel centro corporeo del piacere, affinché si possa sperimentare una soddisfazione che abbraccia tutta la persona».

 

Seguono osservazioni su santità e sensualità: «alcuni santi hanno cominciato ad avere esperienze inebrianti di Dio poco dopo la loro conversione, o alla stessa conversione; altri, come Santa Teresa d’Avila, hanno raggiunto queste esperienze dopo molti anni di aridità spirituale. Santa Teresa di Lisieux, pur sentendosi teneramente amata da Dio, non ha mai avuto esperienze molto “sensuali” del suo amore, e sembra che abbia raggiunto una gioia traboccante e appassionata solo al momento della sua morte». Parrebbe che siamo arrivati dalle parti del noto tropo caro alla psicanalisi e alla letteratura decadente novecentesca dell’«orgasmo come piccola morte».

 

La questione è ribadita pure in quella che sembrerebbe una sorta di esortazione a pregustare durante la propria esistenza tale «piccola morte».

 

«Tutte le attrattive di questo mondo dovrebbero elevarci, d’ora in poi, all’incontro con la fonte divina, per abbeverarci a quella sorgente inesauribile di bene e di bellezza. Fare diversamente sarebbe come passare ottant’anni a sentire l’aroma di un cibo delizioso invece di sedersi a tavola e gustarlo felicemente. Ma, inoltre, aspettare la morte per fare l’esperienza di Dio va contro la logica dell’amore».

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Proseguendo, è scritto o che una relazione stile orgasmo con Dio «ci porta ad un’altra conseguenza importante: ci invita a scoprire che, se Dio può essere presente a quel livello della nostra esistenza, può essere presente anche quando due esseri umani si amano altro e raggiungere l’orgasmo; e quell’orgasmo, sperimentato alla presenza di Dio, può anche essere un sublime atto di adorazione a Dio».

 

«Dio ama la felicità dell’uomo; quindi, è anche un atto di culto a Dio vivere un momento di felicità», ha scritto Fernandez, senza chiarire se tale «felicità» debba essere lecita o naturale.

 

In un palese travisamento della Scrittura, Fernandez si è espresso in difesa dell’attività sessuale senza chiarimenti o specificazioni, affermando: «possiamo quindi dire che stiamo piacendo a Dio e lo adoriamo quando siamo in grado di godere dei piccoli e legittimi piaceri della vita. Quindi, non dobbiamo fuggire o nasconderci da Dio quando godiamo, perché è lui che “ha creato tutte le cose affinché potessimo goderne”» (1 Tim 6:17)

 

«Tutto questo si può dire anche del piacere sessuale, che è stato creato da Dio per la felicità dell’uomo (…) il piacere sessuale ha una particolare nobiltà al di sopra degli altri piaceri del corpo, perché il piacere sessuale è vissuto in due, è condiviso».

 

Come nota LifeSite, l’intero passaggio scritturale presenta in realtà un significato del tutto contraddittorio rispetto a quello suggerito dal cardinale, avvertendo di «non confidare nell’incertezza delle ricchezze» o nei piaceri della terra.

 

«Vediamo quindi che il piacere è anche qualcosa di religioso, perché “è un dono di Dio”. Pertanto, chi è in grado di godere della presenza di Dio, può più facilmente essere consapevole dell’amore di Dio e quindi aprirsi ad amare gli altri. Chi non riesce a godere dei piaceri della vita, perché non ama e non accetta se stesso, difficilmente potrà amare generosamente gli altri» continua il capitolo 9, «Dios en el orgasmo de la pareja» («Dio nell’orgasmo di coppia»).

 

Si tratta di una sorta di edonismo anche corporale che non pensavamo attinente alla religione cristiana, ma forse più ad un certo sensismo riscontrabile, ad esempio, in certe interpretazioni dell’islam, per esempio con la questione delle 72 vergini urì che attendono il martire in paradiso. Di fatto, ad un certo punto, una sorprendente citazione islamica compare anche nel libro di Monsignor Fernandez, quando scrive che «un venerabile teologo egiziano del XV secolo ha fatto la seguente lode a Dio: “Lode ad Allah, che stabilisce peni duri e dritti come lance per fare guerra alle vagine (Al Sonuouti)».

 

Equiparando il «piacere dell’orgasmo» alla perfezione spirituale e alla beatitudine, Fernandez ha scritto che «il piacere dell’orgasmo diventa un’anteprima della meravigliosa festa dell’amore che è il paradiso. Perché non c’è niente che anticipi il paradiso meglio di un atto di carità». Il paradiso, pare di capire, è quindi una dimensione orgasmica.

 

Secondo quanto riportato, l’autore del libro spiritual-erotico evita ogni menzione delle chiare linee guida della Chiesa sulla castità per quanto riguarda l’uso delle proprie funzioni sessuali, minimizzando la natura peccaminosa della masturbazione. Fernández ha invece affermato che la masturbazione è una forma di sesso sottratta al «suo scopo più prezioso», ma non ha fatto menzione della sua natura immorale.

 

Il quotidiano milanese La Verità ha riportato un passo con un’invocazione a Gesù che non ci sentiamo di ripubblicare, per non urtare la sensibilità dei lettori e non offendere ancora la nostra.

 

Damian Thompson, giornalista della testata inglese The Spectator, ha suggerito che questo scandalo segni «la crisi finale di questo pontificato». Thompson dice che a questo punto le dimissioni di Fernandez siano inevitabili. Ciò, immaginiamo tutti, non avverrà: perché la vergogna, in questo papato, è stata soppressa programmaticamente.

 

Certo, sapevamo che il Vaticano era arrivato al definitivo status di farsa. Ma che fosse una farsa a luci rosse, questo non era chiaro a tutti.

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«Parodia gnostica della fede»: mons. Viganò condanna la chiesa «panenteista»

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha condannato quanto scritto in un nuovo documento vaticano che sembra elogiare il panenteismo, un’eresia che, come nelle religioni orientali, offusca la distinzione essenziale tra Creatore e creazione.   Il documento dall’ovvia matrice ecologica che infetta gli ultimi due papati si chiama «“Prendersi cura della nostra Casa comune”: Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario». Uscito ad agosto, su Renovatio 21 ne avevamo scritto per i suoi accenti ecofascisti, arrivando persino a parlare di «antropocentrismo predatorio».   Il testo, al punto 52, critica la «comprensione immanentistica del cosmo» per poi esaltare l’alternativa escogitata dal Vaticano conciliare: «altri orientamenti filosofici e una parte della teologia contemporanea propendono piuttosto per il panenteismo» scrive il documento redatto dalla Commissione Teologica Internazionale.

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«Secondo questa prospettiva, il mondo esiste in Dio, mentre Dio, nello stesso tempo, lo trascende. A differenza del teismo classico, che spesso enfatizza la distinzione tra Dio e la creazione, e del panteismo, che identifica Dio con il mondo, il panenteismo coniuga l’immanenza e la trascendenza divine. Questa prospettiva offre un quadro interpretativo per comprendere come Dio possa essere intimamente presente in ogni aspetto della realtà senza determinarlo in modo coercitivo».   «Dio, nella sua misericordia gratuita, apre uno spazio a una creazione che è genuinamente distinta da Lui, al tempo stesso che continua a esserne il fondamento che la sostiene» cerca di spiegare il documento del Sacro Palazzo.   È da qui che parte monsignor Viganò nel suo commento di condanna.   «La legittimazione del panenteismo da parte della Santa Sede non rappresenta un innocuo aggiornamento pastorale, bensì il culmine coerente di quella deriva modernista secolare che mira a dissolvere la Redenzione nel panteismo gnostico e la Grazia nell’autosufficienza pelagiana» ha scritto Sua Eccellenza su X.   «Se il cosmo viene dichiarato intrinsecamente divino e l’umanità si redime attraverso il divenire di un’evoluzione collettiva, la Croce perde la sua tragica necessità e la Chiesa si riduce a cortigiana della storia, un’inutile agenzia di servizi sociali al servizio degli interessi del mondo».   «Contro questa sottile parodia gnostica della fede, che deifica la materia solo per celare la ferita del peccato originale e sminuire la Maestà divina, i cattolici sono chiamati oggi più che mai al dovere della resistenza» aggiunge il già nunzio apostolico negli USA.   «È necessario istruirsi e riaffermare con fermezza l’assoluta trascendenza del Creatore, la drammatica realtà della Caduta e la perfetta adeguatezza del Sacrificio di Cristo. In questo modo ogni fedele può contribuire a superare la grave crisi dell’autorità petrina che la Chiesa sta vivendo oggi, con l’incrollabile certezza che, nonostante i temporanei tradimenti delle sue gerarchie, le porte dell’inferno non prevarranno»  

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Il panenteismo è una posizione teologica secondo cui Dio compenetra ogni parte dell’universo e ne estende la propria esistenza nel tempo e nello spazio, ma allo stesso tempo trascende l’universo stesso, non identificandosi completamente con esso. È una via di mezzo tra il teismo classico, per cui Dio è separato e distinto dal mondo, pur avendolo creato e governandolo, e iil panteismo, per cui Dio è l’universo stesso, senza alcuna trascendenza (cioè, divinità e cosmo coincidono).   Nel panenteismo (letteralmente «tutto-in-Dio»), il mondo esiste «in» Dio, come una sorta di sua manifestazione o dimensione, ma Dio è “di più” e non si esaurisce nel mondo. È una visione associata soprattutto alla cosiddetta process theology – un movimento teologico nato nell’alveo luterano che vede Dio non come un essere statico e immutabile, ma come un’entità dinamica che partecipa al divenire del mondo e ne viene influenzata – e a correnti della teologia protestante liberale, oltre che ad alcune tradizioni indù e buddiste e a filosofi come lo Hegel.   Molti teologi e filosofi considerano il pensiero del teologo Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955) come tendente al panenteismo, anche se lui stesso non si definì mai esplicitamente tale e la sua opera ha ricevuto interpretazioni diverse. La sua visione cosmica descrive un universo in evoluzione verso il «Punto Omega», identificato con Cristo cosmico, verso cui converge tutta la creazione.   Per il Teilhardo, Dio non è solo il creatore trascendente all’inizio del processo, ma è anche la meta immanente che attrae e compenetra l’evoluzione dall’interno. Parla di una «cristogenesi» in cui la materia stessa è intrisa di una dimensione spirituale («dentro» delle cose), e l’intero cosmo è in qualche modo “divinizzato” attraverso il processo evolutivo. Il concetto di «milieu divin» (il titolo di una sua opera celebre, tradotto in Italia come L’Ambiente divino, 1927) suggerisce che Dio permea l’intera realtà, dando l’idea di un’immanenza molto forte, più di quanto la teologia cattolica classica sia disposta ad accettare.   Il Sant’Uffizio emise un monitum (avvertimento, non una condanna formale di eresia) nel 1962, segnalando ambiguità dottrinali e imprecisioni nelle sue opere, invitando alla cautela nell’uso dei suoi scritti nei seminari e nelle scuole cattoliche. Non fu mai dichiarato eretico, e negli anni successivi diversi papi conciliari – Paolo VI, Giovanni Paolo II e soprattutto Francesco, che lo ha citato positivamente nell’enciclica Laudato si’ – ne hanno riconosciuto il valore spirituale e intellettuale, pur senza sciogliere del tutto le ambiguità teologiche legate al suo linguaggio su Dio, materia ed evoluzione.   Il Teilhard è citato, in nota, anche nel documento della Commissione teologica. «In questa prospettiva va accolto il contributo di P. Teilhard de Chardin» scrive la nota 184, che si riferisce al concetto espresso al punto 107 di «Illuminazione Eucaristica»: «Questa funzione dell’essere umano tra le altre creature e il compimento del disegno di Dio trova la sua ispirazione più profonda nella celebrazione dell’Eucarestia: l’essere umano offre in Cristo la creazione a Dio e, in cambio, implora la benedizione di Dio in Cristo per tutte le cose. Cristo è in questo modo l’asse della maturazione del mondo».

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Va notato che non esiste una condanna formale e specifica del panenteismo come tale, cioè non è mai stato nominato ed espressamente anatemizzato con questo termine in un documento magisteriale ufficiale (concilio, enciclica dogmatica).   Posizioni panenteiste, quando implicano una compromissione della trascendenza divina o una confusione tra la sostanza di Dio e quella del mondo, sono generalmente considerate incompatibili con la dottrina cattolica classica, che insiste sulla distinzione ontologica tra Creatore e creatura (Dio crea ex nihilo, non «emana» se stesso nel mondo). In passato teologi cattolici hanno guardato con cautela o criticato alcune forme di teologia processuale proprio per le loro implicazioni panenteiste.ù   Non è sempre chiaro al lettore la linea di divisione tra il panenteismo e il panteismo, e anzi si può pensare che il primo sia una solo una transizione verso il secondo, come la droga leggera come accesso per la droga pesante: è la Finestra di Overton per la decristianizzazione, la decattolicizzazione del cattolicesimo.   Il panteismo è stato condannato esplicitamente, ad esempio dal Concilio Vaticano I (1870), che ribadisce la distinzione sostanziale tra Dio creatore e il creato.   Il fondatore di Renovatio 21 ha trattato il tema del panteismo e dei suoi aspetti oscuri più di una decade fa nel libro Contro il Buddismo (2012) nel capitolo «Aspetti e maschere del nulla buddista», magari con linguaggio sinestetico che ora riformulerebbe.   Riguardo alla religione orientale e al tema di Creatore e creazione, l’autore scriveva: «In pratica, la domanda fondamentale che tanto tormenta l’umano pensiero – «da dove vengo?» – viene accuratamente lasciata senza risposta. Le conclusioni che ne tira uno, è che quindi l’universo sia tutto un grande sistema dove tra creatore e creatura, tra madre e figlio, tra questo e quello, non c’è questa grande differenza. Il termine tecnico è “emanazionismo”: tutto è “emanazione” di qualcosa, un prodotto aleatorio non interamente distinguibile dal suo originatore. Un po’ come l’odore, che, appunto, emanano certe cose – l’odore altro non è che uno sciamo di atomi che lasciano la materia per vagolare nell’aria».   «Il buddismo se ne infischia del creatore, e, quel che è davvero pericoloso, nulla gli importa nemmeno della creatura, che alla fine non è che un vago e microscopico accidente cosmico. E come tale vale poco, anzi vale come tutto il resto dell’universo, cioè nulla. “I destini degli esseri sono simili ad un sogno […] comprendiamo, fratelli miei, che tutto è vuoto, come lo spazio”».   «Possiamo capire quali sono le conseguenze di tutto questo. Innanzitutto, la spersonalizzazione. Nel cosmo di Budda, noi non siamo persone, e forse nemmeno individui, ma inspiegabili combinazioni transitorie di questo Uno impersonale: espressioni momentanee e transeunte dell’Essere, che in realtà è un divenire, o neanche quello perché tutto è Illusione, il peto del nulla dentro un’automobile lanciata verso il niente…» scriveva il Dal Bosco.   «Per la sensibilità europea, e non solo per quella, le cose stanno diversamente. La persona, con la sua responsabilità e dignità, è forse il fondamento primo della civiltà. I popoli del primo mondo attorno alla persona ci hanno costruito tutto: la famiglia, la democrazia, il pensiero, il diritto. La persone è il cardo attraverso cui scorre la vita sociale dell’occidente. Che si crederebbe ricco, saggio e libero, se si rifiutasse di credere alla persona».

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«Comprendiamo bene come invece la sua cancellazione sia diretto effetto dell’emanazionismo. L’emanazionismo, che come un ubriaco in fase terminale fatica a discriminare tra soggetto e oggetto, non può accordare autonomia ad un essere umano: egli altro non è che la risultante di un milioni di concause diverse, l’anello di congiunzione passeggero e insignificante delle infinite catene che girano attorno all’inarrestabile ruota dell’universo».   «Di più: nell’emanazionismo (che beninteso non è prerogativa del buddismo, ma al quale quest’ultimo aggiunge il suo efferato afflato nichilista) manca quella cosa senza la quale qualsiasi famiglia non va avanti: l’amore. L’amore del padre per il figlio, e del figlio per il padre. Il creazionismo vede le parti legate da un rapporto preciso: la creatura esiste perché è stata voluta dal creatore. E il creatore è spesso oggetto della gratitudine della creatura…»   Il risultato del panteismo è quindi la fine del Dio padre, e dell’uomo come suo figlio, come Imago Dei. Per il pensiero panteista, « davvero Dio è morto, l’uomo è morto, tutto è morto. Come nelle ossessioni dei malati depressi, tutta la realtà è considerata come un inutile miraggio mortifero».   La Chiesa conciliare, depressa e suicida, ci sta con evidenza portando lì: vuole dissolvere Dio nell’universo come nell’acido, vuole uccidere Dio, sacrificarlo una volta per tutte, senza significato, senza resurrezione, senza perdono.   Messa così, è difficile non vedere chi possa esservi dietro anche questa mutazione teologica. La chiesa diverrà ancella del Regno sociale di Satana? Sembrerebbe, ma, alla fine, mai sarà davvero così: portae inferi non praevalebunt adversus eam.  

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Cardinale Burke: L’immoralità sessuale odierna assomiglia a Sodoma e Gomorra

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In una recente intervista, il cardinale Raymond Burke ha paragonato la peccaminosità dell’epoca attuale ai tempi biblici di Sodoma e Gomorra.

 

Parlando con Shawn Ryan al programma The Shawn Ryan Show, il cardinale Burke ha avvertito che esistono nette somiglianze tra la perversione sessuale odierna e quella dell’epoca di Abramo.

 

«Lì la gente cominciò a vivere in modo empio e soprattutto si diffuse l’omosessualità», ha affermato il cardinale. «C’era un’attrazione innaturale anche verso persone dello stesso sesso, e abusavano persino di chi passava di lì offrendo ospitalità con l’intento di abusare sessualmente di loro, di avere rapporti innaturali con loro».

 

Il cardinale Burke ha spiegato che Dio disse ad Abramo di lasciare Sodoma e Gomorra con Lot e così fuggirono a Ur dei Caldei, dove Dio promise ad Abramo un figlio e da quel figlio sarebbero nati molti più discendenti di quanti chiunque potesse immaginare.

 

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«Le Scritture ci dicono che Dio guardò l’uomo e il suo modo di vivere, e vide che faceva tutto tranne ciò che Dio voleva», ha affermato il cardinale americano. «Le Scritture dicono che Dio si pentì di aver creato l’uomo. Poiché l’uomo ha il libero arbitrio, può allontanarsi da Dio. A quel tempo, chiaramente, le persone compivano azioni molto immorali. Beh, non dovremmo essere così sorpresi, perché nel nostro mondo accadono molte cose terribili».

 

Una di queste è il matrimonio tra due persone dello stesso sesso, che il cardinale Burke ha definito un’eresia «non solo contro la fede, ma contro la ragione stessa».

 

«È molto chiaro a me e ad altri che questa ribellione che si è instaurata nella società – in realtà secoli fa, ma ancora attuale – è rappresentata dall’idea che io sia l’autore del mio stesso essere, che io abbia il diritto di decidere se vivere o meno, e che io abbia il diritto di cambiare l’identità che mi è stata data alla nascita, e poi in tutti i modi in cui il male viene esaltato come bene», ha affermato.

 

«Le azioni malvagie degli uomini sono state esaltate come buone, in spregio alla legge di Dio. Un buon esempio è il materialismo ateo o il comunismo: negare la legge di Dio assoggettando le persone a un’ideologia contraria alla fede cristiana. Ma lo vediamo anche nell’agenda omosessuale».

 

Le violazioni della natura umana includono i peccati di autoerotismo e di mutilazione del corpo umano, ma all’epoca di Sodoma e Gomorra «non avevano la capacità di eseguire tutti questi terribili interventi chirurgici per mutilare qualcuno, per cercare di trasformare un uomo in una donna», ha continuato il cardinale Burke.

 

«In parole semplici, si tratta di relazioni innaturali o di relazioni che violano l’unità e l’indissolubilità del vincolo matrimoniale, o semplicemente di attività sessuali al di fuori del matrimonio, perché l’unione sessuale è un’espressione del vincolo esclusivo del matrimonio».

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa il porporato americano disse che probabilmente stiamo vivendo nei «tempi ultimi».

 

«Sono questi gli ultimi tempi? Non lo so. Nostro Signore stesso ha detto che spetta al Padre prendere queste decisioni. Ma sembra proprio così, e quindi abbiamo bisogno di un forte intervento da parte di Nostro Signore», ha scritto Burke in un post X giovedì, mentre invitava le persone a unirsi a una novena di 9 mesi alla Beata Madre.

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Come riportato da Renovatio 21, Burke è stato attaccato varie volte da Bergoglio, sia perché critico del Sinodo che per la scelta di non vaccinarsi, per la quale il gesuita argentino sembra averlo preso pure in giro malvagiamente dopo l’ospedalizzazione dello statunitense. Francesco ha inoltre manovrato per togliere stipendio ed appartamento al cardinale.

 

Il cardinale Burke fu tra i protagonisti del convegno organizzato a Roma da Renovatio 21 nel marzo 2019 «Fede, Scienza e Coscienza», dove si trattò – prima della pandemia – del tema dei vaccini prodotti con feti abortiti.

 

Il video della conferenza è stato recentemente rimosso da YouTube, che ha quindi assegnato uno strike (più di cinque anni dopo…) al canale di Renovatio 21.

 

Renovatio 21 ha ricaricato il filmato integrale sulla piattaforma Rumble e su X.

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Spirito

Il peccato non diventa mai un bene

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Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in diverse parti. Questa dodicesima parte ci ricorda che il bene e il male sono determinati dalla legge di Dio e non cambiano in base alle circostanze, alle intenzioni o ai mutamenti sociali. La vera misericordia non può quindi mai giustificare il peccato: essa chiama alla conversione e conduce le anime ai rimedi della grazia.  

XI. Ordine morale e legge di Dio

88. Io affermo che esiste un ordine morale fondato sulla sapienza eterna di Dio. Le azioni umane sono buone o cattive a seconda della loro conformità o opposizione alla legge divina, che è santa e immutabile. Opinioni individuali, consenso sociale, intenzioni soggettive e circostanze storiche non possono alterare il valore inviolabile di questi principi della morale cristiana.   89. Dall’immensa bontà con cui Dio ha elevato l’uomo all’ordine soprannaturale, consegue che l’uomo ha un solo fine ultimo, soprannaturale, al quale rimane ordinato secondo il piano di Dio, anche dopo il peccato. Questo fine soprannaturale assume, eleva e perfeziona il fine dell’ordine naturale dell’uomo.   90. La legge naturale, iscritta da Dio nella natura umana, rimane conoscibile attraverso la retta ragione e vincola tutti gli uomini. La legge positiva rivelata, di ordine soprannaturale, la conferma, la eleva e la chiarisce, trascendendola. Pertanto, non vi è alcuna opposizione tra la legge del Vangelo e la legge naturale; anzi, la stessa grazia dà all’umanità la forza di essere soprannaturalmente fedele ai propri precetti, e di godere così di quella libertà dei figli di Dio grazie alla quale, liberati dal potere del peccato, possiamo tendere al nostro fine ultimo.

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91. Rifiuto pertanto la moralità situazionale, secondo la quale circostanze concrete potrebbero rendere buone azioni intrinsecamente malvagie. In particolare, sostengo che nessuna circostanza possa mai legittimare il ricorso alla contraccezione, all’aborto o all’eutanasia. Rifiuto qualsiasi dottrina che affermi che una condotta oggettivamente contraria ai comandamenti di Dio possa costituire, per alcuni, la generosa risposta attualmente richiesta da Dio. Dio non comanda mai il peccato o ciò che è impossibile; non benedice mai il disordine morale e non giustifica mai ciò che contraddice la sua stessa legge; ma a coloro che fanno del loro meglio, non nega mai la sua grazia per osservare i suoi comandamenti.   92. Affermo che le unioni adulterine, le unioni contro natura e tutte le situazioni pubbliche contrarie alla legge divina non possono essere presentate come beni imperfetti, doni di Dio, passi positivi o realtà degne di benedizione in quanto tali. Una simile presentazione ingannevole mina gravemente i principi della morale cristiana e danneggia la sacra istituzione del matrimonio e il benessere delle famiglie.   93. Respinggo pertanto, in quanto contraria alla costante fede e disciplina della Chiesa, la pretesa di ammettere ai sacramenti, e in particolare alla ricezione della Santissima Eucaristia, coloro che persistono pubblicamente in tali stati senza rinunciare al loro disordine. La vera misericordia chiama il peccatore alla conversione; non ratifica il peccato con il pretesto della cura pastorale o del discernimento delle situazioni particolari.   94. Rifiuto altresì la moderna separazione tra dottrina e cura pastorale. Una cura pastorale che contraddice la dottrina non è cura pastorale; svia le anime. La carità non consiste nel nascondere la verità per evitare la sofferenza, ma nel dire la verità con gentilezza per condurre alla salvezza. La medicina della Chiesa può guarire solo nominando il male, invitando al pentimento e offrendo i rimedi della grazia.   95.Infine, affermo che Dio non è solo l’autore e il fine dell’ordine morale, ma anche il suo custode, il suo giudice e l’arbitro supremo del bene e del male. Dimenticare il giudizio divino genera una misericordia falsa, sentimentale e impotente che non salva nessuno perché non converte nessuno.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine di Pudelek (Marcin Szala) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International  
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