Connettiti con Renovato 21

Animali

Le orche di Gibilterra affondano una barca dopo averne attaccate altre tre: tra quanto cominceranno ad uccidere?

Pubblicato

il

Al largo della costa nordoccidentale spagnola, due giorni fa un gruppo di orche ha causato l’affondamento di una barca a vela dopo aver aggredito altre tre imbarcazioni nella stessa area. Lo riporta la testata di notizie spagnole Sur in English.

 

Le due persone presenti sulla barca da diporto Idem sono state tratte in salvo dopo che il timone si è rotto e lo scafo ha iniziato a imbarcare acqua. L’episodio, l’ultimo di una serie legata alle orche assassine, è avvenuto il giorno precedente verso le cinque del pomeriggio, a poco più di un miglio da Estaca de Bares, punto più a nord della penisola iberica, nella provincia galiziana della Coruña.

 

Il primo cittadino della zona, Alfredo Dovale, ha raccontato che un’altra imbarcazione privata è intervenuta per aiutare i naviganti e ha provato a trainare lo yacht verso la costa prima che iniziasse a inabissarsi.

 

Una unità della Guardia Costiera spagnola ha poi condotto i due naufraghi nella vicina Carino, mentre un elicottero ispezionava dall’alto l’area dell’attacco per controllare eventuali tracce di inquinamento. I due occupanti dello yacht non hanno riportato ferite.

 


Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’affondamento è avvenuto nello stesso giorno in cui altre tre barche a vela hanno avuto incontri ravvicinati con questi grandi mammiferi marini, sempre nella medesima zona. Anche in questi casi i timoni sono stati colpiti, ma i danni non hanno impedito a due barche di rientrare in porto autonomamente, mentre la terza ha subito danni più seri.

 

Nel corso della notte, la Guardia Costiera spagnola ha comunicato: «Uno yacht è affondato a 1,3 miglia da Estaca de Bares a causa di un’infiltrazione d’acqua in seguito a un incontro con delle orche. I due membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo da un motoscafo nelle vicinanze. Successivamente, la nave di soccorso Shaula, inviata dalla CCS Finisterre, li ha trasportati a Carino. L’elicottero Helimer 401 sta sorvolando la zona per verificare la presenza di eventuali segni di inquinamento».

 

In una comunicazione successiva hanno aggiunto: «Questo è il quarto incontro con un’orca avvenuto ieri nella zona. Mentre prestavamo assistenza all’imbarcazione Idem, è emerso che anche un’altra imbarcazione a vela aveva avuto un incontro con questi mammiferi marini, ma i danni al timone erano minimi e l’imbarcazione ha continuato la navigazione verso Viveiro. Ieri a mezzogiorno, la barca a vela Glatisant è stato lasciato alla deriva nell’estuario del Viveiro con il timone fuori uso».

 

Il pattugliatore Alioth della Guardia Costiera ha raggiunto la barca in difficoltà e l’ha scortata fino al porto. In modo simile, un altro veliero, il Kador — con a bordo un solo membro dell’equipaggio e tre gatti — si è imbattuto nelle orche nel primo pomeriggio dello stesso giorno: pur essendo stata inviata la nave Shaula, non è stato necessario alcun intervento diretto e l’imbarcazione ha raggiunto Viveiro senza assistenza. Il coordinamento di tutte le operazioni è stato gestito dal Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Finisterre.

 

Sostieni Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, ad ottobre l’aeronautica militare portoghese era già dovuta intervenire per soccorrere una famiglia di cinque persone, tra cui tre minori, sopravvissuta all’affondamento della propria barca dopo un attacco di orche. Un elicottero militare aveva recuperato i naufraghi da un peschereccio che li aveva soccorsi dopo che l’imbarcazione, speronata da un gruppo di questi mammiferi, aveva cominciato ad affondare. Pur illesi, sono stati trasferiti in ospedale via elicottero.

 

Va ricordato che a bordo della barca di 11 metri, battente bandiera francese e conosciuto localmente come Ti’fare, viaggiavano tre bambini di otto, dieci e dodici anni insieme ai genitori, che sono riusciti a lanciare un segnale SOS e a mettersi in salvo su un gommone di emergenza prima che l’imbarcazione, con lo scafo squarciato dagli urti cagionati dai malvagi cetacei, affondasse. A rispondere all’allarme era stato un peschereccio mentre veniva allertato anche l’esercito.

 

Il settembre precedente, un altro branco di orche aveva affondato una barca con cinque persone a bordo, tra cui un cittadino britannico, nei pressi della spiaggia di Fonte da Telha, poco a Sud di Lisbona. Le immagini mostrano un’orca colpire più volte la barca a vela Oceanview, del Nautic Squad Club, per poi immergersi prima che fosse possibile recuperare l’imbarcazione dopo il salvataggio dell’equipaggio.

Iscriviti al canale Telegram

Lo stesso giorno e lo stesso gruppo di orche avevano attaccato anche un’altra barca vicina: i marinai norvegesi a bordo raccontarono poi di essere riusciti, dopo essere stati speronati, a montare un timone di emergenza e a forzarlo quanto bastava per rientrare a Cascais, dieci miglia nautiche più a nord.

 

Chi conosce Renovatio 21 conosce quanto ci siamo dedicati alla teppa delle orche assassine di Gibilterra – e da anni. Gli attacchi sono arrivati ad essere calcolati nella quantità di almeno uno al giorno, ma crediamo che la cifra spaventosa a questo punto sia possibilmente superata.

 

Il lettore ha potuto vedere come questo mese fossero grottescamente emerse, nel giro dell’accademia e dei giornalisti, nuove teorie giustificazioniste della oscena violenza orcina: dapprima si era parlato di una capobanda, chiamata «White Gladis» che sarebbe stata traumatizzata dagli esseri umani (maccerto), ora dicono invece che il comportamento devastatore è causato dal fatto di essere cresciute orfane, a causa delle pesca, e pazienza se nel ragionamento antiumano c’è qualche non sequitur.

 

Di solito in calce all’articolo piazziamo una call to action, magari mitigata dalla possibilità, scoperta dal nostro corrispondente in Giappone, di mangiare l’orca al ristorante di Yokohama.

 

Poi di solito, poniamo la domandina: perché i cetacei – nonostante ripetute prove della loro pericolosità e delle loro sadiche perversioni cannibalichedrogastichevestimentariescatologiche e sessuali – godono di questo status di razza protetta? In India c’è la vacca sacra, perché nell’Occidente terminale deve esserci il delfino sacro?

 

Questa volta, però, vorremmo esprimere la gravità della situazione ipotizzando che l’assassinio seriale degli esseri umani da parte delle belve bianconere potrebbe essere dietro l’angolo.

 

Secondo l’attuale consenso scientifico, le orche in natura non attaccano l’uomo perché non ci considerano una preda, seguono rigide diete tramandate di generazione in generazione e non traggono un vantaggio energetico nel cacciarci.

 

Tuttavia, tale idea è totalmente superata dal fatto che, con evidenza, il comportamento delle orche non è qui in nessun modo legato a questioni alimentari, è un comportamento «ludico», secondo i benpensanti, o più precisamente sadico e criminale. E quindi, non c’entrano le calorie, ma l’atto stesso dell’uccidere. Gli anglofoni chiamano, overkill, o surplus killing: ammazza altre creature e poi le lasciano là, sbrana non più per fame, ma per altre pulsioni ferali (qualcuno dice, «per sport»). È possibile vedere il fenomeno negli attacchi agli allevamenti: i lupi uccidono più pecore di quante ne riescono a mangiare.

Sostieni Renovatio 21

Ora, a proposito dei lupi, ricordiamo la scala di Geist: è lo strumento etologico che descrive le sette fasi progressive attraverso cui i grandi predatori selvatici perdono il timore dell’uomo. Sebbene sia stata originariamente sviluppata per monitorare il comportamento dei lupi, viene applicata per analogia anche ad altri grandi mammiferi come gli orsi, e, crediamo, a breve delle orche assassine.

 

La scala di Geist dimostra che l’avvicinamento agli umani segue un percorso graduale e prevedibile. Nelle prime fasi, gli animali frequentano le aree antropizzate ed esplorano gli spazi umani esclusivamente di notte. Con il passare del tempo e l’abitudine alla presenza umana, i predatori estendono le loro incursioni alle ore diurne, iniziano ad avvicinarsi direttamente alle persone e a mostrare atteggiamenti di sfida o finti attacchi. La fase finale della scala culmina nell’aggressione deliberata e nella predazione attiva nei confronti dell’uomo, identificato ormai come una potenziale fonte di cibo o come un elemento non minaccioso.

 

E quindi: a Gibilterra stiamo vedendo un cambiamento etologico spaventoso, che potrebbe presto portare alla predazione degli esseri umani su larga scala da parte delle orche assassine, come nemmeno nei peggiori film su squali e compagnia bella.

 

Sì, anche per le orche potrebbe esservi una finestra di Overton. Del resto, gli attacchi alle barche prima erano impensabili, ora di fatto sono «legalizzati», visto che lo Stato moderno non fa nulla per fermare il fenomeno. Lo stesso spostamento di opinione non è, invece, percepibile negli umani: continuiamo ad avere dei bestioni bicolori l’immagine idilliaca di Free Willy e di tutte le altre stronzate disneiche, nemmeno scalfita dalla quantità di istruttrici dei parchi acquatici assassinate dalle orche.

 

Eccoci tornati a chiederci: cosa serve perché qualcuno faccia qualcosa?

 

Difficile, per chi segue Renovatio 21, non finire a pensare che tutto questo sia tollerato, o programmato. POSIWID. The purpose of a system is what it does, il fine di un sistema è quello che fa: come per l’immigrazione criminale e selvaggia, il cittadino deve divenire vittima di mostri ferali, che uccidono per gioco. L’uomo va sacrificato – per il ritorno del sacrificio umano.

 

Perché nell’antichità vi erano i sacrifici in cui gli esseri umani venivano offerti agli animali, come nel caso degli aztechi: per essi gli animali feroci non erano semplici bestie, ma incarnazioni di divinità come Tezcatlipoca (il dio giaguaro). I sacerdoti aztechi sacrificavano gli esseri umani sulle piramidi estraendo il cuore. Mentre gli arti venivano consumati ritualmente dai guerrieri, il tronco, il torace e i cuori delle vittime venivano gettati ai giaguari, ai puma e ai serpenti custoditi nel serraglio reale. Questo atto serviva a nutrire direttamente le forze divine ferine che sostenevano l’impero.

 

Anche alcuni rilievi e testimonianze archeologiche Maya suggeriscono che durante rituali sciamanici d’élite, prigionieri di guerra d’alto rango venivano offerti a giaguari tenuti in cattività. Il sangue della vittima alimentava direttamente il potere dell’animale totemico, legando la forza della comunità a quella del predatore.

Aiuta Renovatio 21

In alcune regioni dell’Egitto, in particolare nel Fayyum nell’antica città egiziana di Crocodilopoli, il coccodrillo era venerato come la manifestazione vivente del dio Sobek. Storici romani e greci riportano che in periodi di estrema crisi o come punizione rituale per i sacrileghi, i condannati venivano gettati nelle vasche dei coccodrilli sacri. L’atto del coccodrillo che divorava la vittima era visto come l’accettazione dell’offerta e del giudizio da parte della divinità.

 

Roma aveva invece la pena capitale giuridica della damnatio ad bestias: l’esecuzione dei condannati (e successivamente dei cristiani) nell’arena assumeva per i Romani una forte valenza sacrale, catartica e di intrattenimento rituale. I condannati venivano legati a pali o lasciati indifesi nell’arena per essere sbranati vivi da leoni, tigri, leopardi e orsi. Il sangue versato e la distruzione del corpo per mezzo delle fiere servivano a placare i Manes (gli spiriti dei defunti) e a ristabilire l’ordine cosmico e politico violato dal crimine del condannato.

 

Ma possiamo andare oltre, e vedere come la nostra mitologia offra l’immagine degli esseri umani sacrificati ai mostri marini. È il mito di Andromeda e del mostro Cetus. L’oracolo di Ammone decreta che l’unico modo per placare la bestia (un’enorme balena o drago acquatico) è sacrificare Andromeda, la figlia vergine del re cefeo. La principessa viene spogliata e incatenata a una roccia sulla scogliera a picco sul mare.

 

La scena era stata resa perfettamente da un vecchia pellicola in stop-motion di Ray Harryhausen, Scontro tra titani (1981).

 

 

Siamo esattamente in questo film, in questa fase del processo: siamo sacrificati ai mostri marini.

 

La mitologia, a differenza del mondo moderno guidato dalla Necrocultura, aveva un lieto fine: l’eroe Perseo, di ritorno dall’uccisione di Medusa, vede la fanciulla, affronta il mostro marino e lo uccide, salvando Andromeda.

 

E noi, siamo davvero senza più alcun eroe, senza più nessuno che voglia affrontare il flagello delle bestie, e risolverlo?

 

Torniamo alla domanda, fatta a tutti i cittadini rimasti umani: cosa vogliamo fare?

 

Roberto Dal Bosco

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Foundation da Twitter

Animali

Lontra aggredisce brutalmente donna che nuotava nel lago

Pubblicato

il

Da

Una normale nuotata mattutina nel lago Tahoe si è trasformata in un’esperienza traumatica per una donna a Reno, in Nevada, dopo l’attacco proditorio di una lontra ai danni dell’umana.   Domenica 30 agosto la signora Lynnette Bellin è stata assalita sott’acqua da una lontra mentre nuotava vicino a Hidden Beach a Incline Village. Il malvagio animale le ha improvvisamente afferrato una gamba e l’ha trascinata sott’acqua, ha raccontato al Reno Gazette Journal.   Di conseguenza Bellin ha riportato tagli su viso, braccia e gambe, che hanno richiesto 22 punti di sutura e una vaccinazione antirabbica.   «All’inizio ho pensato che fosse qualcuno che mi tirava, perché la stretta era fortissima», ha dichiarato Bellin al Gazette Journal. «Non avevo visto nessun altro nuotare là fuori, quindi non ero sicura», ha detto la vittima della violenza mustelide. «E poi ho sentito i denti e gli artigli, ed è stato implacabile».   La signora è poi voltata e ha visto la perfida lontra, che la stavascelleratamente  mordendo e graffiando. Mentre l’attacco proseguiva, la Bellin ha cercato di raggiungere un gruppo di rocce lì vicino e è arrivata persino a scaraventare via l’orrenda bestia.  

Sostieni Renovatio 21

Nonostante avesse gridato aiuto, nessuno rispose. Ciononostante, è riuscita a uscire dall’acqua aggrappandosi a un gruppo di rocce. Una volta tornata in spiaggia, la Bellin ha visto la lontra che girava intorno alla zona e si è recata autonomamente all’ospedale.   Le foto delle ferite di Bellin scattate dopo la brutale aggressione mostrano il sangue che le colava sul viso, sul braccio e sulla mano sinistra. Nuotava in quella zona da luglio ed è un’istruttrice di nuoto professionista, purtuttavia dice di non aver mai veduto nulla di simile a quanto accaduto nel lago Tahoe.   La polizia brancola nel buio. L’ufficio dello sceriffo della contea di Washoe, intervenuto sul luogo dell’incidente, ha cercato l’animale il 30 agosto, ma non è riuscito a trovarlo, ha riferito il Dipartimento della fauna selvatica del Nevada al Gazette Journal. Il mustelide natante è quindi latitante. Un mostro acquatico in libertà è quello che i cittadini vogliono sentirsi dire tutte le mattine.   In zona e più estesamente negli USA sono stati segnalati ulteriori attacchi. Secondo quanto riportato da South Tahoe Now, il signor Bob Daly stava nuotando a Pope Beach il 9 agosto quando è stato attaccato da una lontra, che gli ha provocato otto morsi e graffi sanguinanti.   Il mese scorso  si è verificato un attacco di lontra ad Anchorage, in Alaska, come riportato dall’emittente KTU .   Gli attacchi delle lontre possono essere pericolosi, ma nella maggior parte dei casi sono rari. Secondo l’ Otter Specialist Group («Gruppo specialisti di lontre»), che ha condotto un’indagine sugli attacchi delle lontre nel 2011, dal 1875 sono stati documentati solo 39 casi.   Le lontre nordamericane erano le più frequentemente coinvolte negli attacchi. Il maggior numero di attacchi è stato documentato in Florida.   Attacchi di lontre sono stati segnalati anche in Columbia Britannica, California, Georgia, Iowa, Massachusetts, Montana, New Hampshire, New York, Oregon, Vermont, Virginia, Washington e Wisconsin.   I lettori di Renovatio 21 conoscono il caso efferato della lontra ladra di surf che incrocia nella zonda di  Santa Cruz, California.  L’animale acquatico agisce con una pervicacia e sfacciataggine al limite del tollerabile avvicinando i surfisti per rubare loro le tavole.  

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, la nequizia lontresca è proseguita anche di recente, con la belva criminale a far scrivere i giornali anche a fine 2025, quando ha morso vilmente il piede di un surfista per poi sottrargli la tavola, che ha tenuto con sé per 20 minuti, per poi desistere all’arrivo dei soccorsi.   A questo punto non ci resta vorremmo, come l’altra volta, condividere un video YouTube che tratta della preparazione di piatti a base di carne di lontra, il cui sapore, dicono, non è dissimile da quello del maiale arrosto.  Non lo facciamo ed  avvertiamo i lettori che lo facciamo solo a scopo educativo, e di satira: la lontra (Lutra lutra) è una specie rigorosamente protetta in Italia da leggi nazionali e internazionali. La legge italiana 157 del 1992 inserisce la lontra tra le specie particolarmente protette. La Direttiva europea Habitat 92/43/CEE tutela la specie imponendo una protezione rigorosa e la creazione di zone speciali di conservazione.   In pratica, picchia e ruba ma è protetta dallo Stato italiano e dal Superstato europeo. Chi ci ricorda?    

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine AI screenshot da YouTube  
Continua a leggere

Animali

I migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito

Pubblicato

il

Da

Dalla Ceuta invasa dai nordafricani arrivano immagini in grado di stimolare il raccapriccio persino tra goscisti ed immigrazionisti. Un tabù enorme è stato toccato, anzi forse due: la violenza contro i cetacei e pure quella contro i cuccioli di animale.

 

Le immagini hanno fatto il giro del mondo in un battibaleno: un gruppo di migranti è stato accusato di aver estratto dal mare un cucciolo di delfino per poi ucciderlo a bastonate

 

Come riportato dal quotidiano locale El Faro de Ceuta, mercoledì un piccolo di tursiope era stato notato mentre nuotava in prossimità della riva, sulla spiaggia di El Trampolin, prima che alcuni uomini lo tirassero fuori dall’acqua; uno di loro avrebbe colpito l’animale alla testa con un bastone, provocandone la morte.

 

Un addetto alla sorveglianza della spiaggia sarebbe intervenuto per fermare il gruppo, intimando di non toccare il delfino e di avvisare i servizi preposti alla tutela della fauna selvatica. Gli uomini avrebbero quindi provato a rimettere l’animale in mare, ma a quel punto sembrava già privo di vita.

 

Il blogger di Ceuta Juan Ruiz ha ripreso con la videocamera alcuni membri del gruppo mentre si avvicinavano sollevando il delfino come se fosse un trofeo. «Non potete prenderlo, è un delfino, non si mangia!», ha gridato Ruiz, chiedendo poi con insistenza chi fosse stato a ucciderlo.

 

Sostieni Renovatio 21

Di fronte all’affermazione di alcuni presenti secondo cui l’animale sarebbe morto già in acqua, Ruiz ha replicato con tono sarcastico: «Certo, è morto in acqua da solo, no?».

 

L’associazione ambientalista locale DAUBMA ha sporto denuncia presso le forze dell’ordine spagnole, sollecitando le autorità ad aprire un’indagine sull’accaduto e a individuare i responsabili.

 

La diffusione del video ha scatenato una vasta ondata di sdegno sui social media del mondo intero, con numerosi utenti spagnoli che invocavano procedimenti penali nei confronti dei responsabili e la loro espulsione dal territorio nazionale. Questa reazione si è inserita in un clima già segnato da un più ampio sentimento anti-immigrazione a Ceuta, città in cui i residenti avevano già manifestato pubblicamente chiedendo espulsioni e scandendo cori come «Fuori gli invasori».

 

Le immagini sono davvero difficili da guardare: il povero cucciolo di delfino privo di vita mentre viene portato da un gruppo di nordafricani sghignazzanti. Dobbiamo dire che Renovatio 21 aveva già veduto immagini simili: in un lago belga, alcuni ragazzini immigrati avevano catturato un grosso pesce, e tra risate e cachinni lo avevano portato in giro a mo’ di trofeo e gettato per uno scivolo acquatico, non si sa sé ancora vivo o già morto. Il video su YouTube o X non si trova più, perché – pensate un po’ – violave le linee guida di entrambe le piattaforme contro la diffusione e la promozione di contenuti legati al maltrattamento degli animali. Tuttavia se volete dare un’occhiata una testa fiamminga ancora lo mostra.

 

Il cortocircuito della mente progressista, davanti all’immagine di abuso del cetaceo, vacilla. Quindi, la storia degli abusi sugli animali perpetrati dagli immigrati – come diceva durante la campagna elettorale 2024 Donaldo TrumpThey’re eating the dogs / They’re eating the cats / They’re eating the pets») raccogliendo le testimonianze in Ohia e in altre varie aree USA, e come sanno tanti italiani che osservano parchi e zone di verde della loro città – è vera, e a questo punto incontrovertibile.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La metafisica piddina va in cortocircuito: è possibile tenere insieme l’agenda ecologica (con le sue vacche sacre, pardon, cetacei sacri) con quella immigrazionista? Il marocchino che se la ride mentre espone il cadavere del cucciolo di tursiope lo nega per sempre.

 

Il cittadino sincero-democratico e progressista precipita nel vuoto, se si mette a pensare alla probabile dinamica dell’accaduto: il piccolo di delfino si allontana dalla sua mamma perché, birbante, voleva giocare con gli uomini che vedeva sguazzare poco più in là nella spiaggia… essi magari lo hanno pure attirato. Per poi massacrarlo senza nessuna pietà, con una violenza contro i cuccioli che non possiamo dire sia naturale – tutti prima o poi lo abbiamo pensato: le forme «carine», occhi grandi, musetti tondi, che hanno i piccoli di ogni specie servono proprio a depotenziare l’aggressività delle belve adulte.

 

Si tratta del Kindchenschema formulato per la prima volta dall’etologo premio Nobel Konrad Lorenz nel 1943, che descriveva un insieme di caratteristiche fisiche tipiche dei cuccioli — sia umani che animali — che attivano una risposta biologica automatica negli adulti che comprende la stimolazione immediata dell’istinto di cura parentale e protezione. Chi ha mai visto un gattino piccolo sa di cosa parliamo. Pure guardando queste immagini del cucciolo di delfino morto tale reazione senz’altro si attiva. Da qui il cortocircuito ancora più poderoso.

 

A questo punto ammettiamo pure che anche Renovatio 21 ha qualche difficoltà. Chi ci segue conosce la nostra indomita battaglia contro la specie cetacea, i suoi comportamenti osceni, e i suoi privilegi: delfini e orche sono armi totemiche dell’ecofascismo antiumanista, quello per cui l’uomo può pure morire sacrificato all’idolatria del mammifero pisciforme, come insegna il caso della teppa orcina che incrocia al largo di Gibilterra, che non è tanto lontana da Ceuta, in effetti.

 

Al contempo, riteniamo, con ancora più evidenza sulla nostra vita quotidiana, che anche l’immigrato sia un’arma, sparata con milioni di cartucce umane, contro l’Europa e la Civiltà, cioè contro di noi. Un ordigno sociogeopolitico (la definisce così l’accademico statunitense Kelly M. Greenhill nel suo libro Armi di migrazione di massa) , concetto storico-politico ben noto agli studiosi del fenomeno e ai suoi praticanti – un tempo, Muhammar Gheddafi (che negoziò con la fine della tratta umana mediterranea la fine dell’embargo antilibico, per poi essere tradito e travolto sino ad essere impalato), poi Receps Erdogan (che ottenne, sempre dalla UE, 5 miliardi per tenersi gli immigrati della grande ondata del 2015, quella del bambino curdo Aylan fotografato morto sulla spiaggia) ora con probabilità il Regno del Marocco con i suoi probabili fiancheggiatori israeloamericani.

Iscriviti al canale Telegram

Gli immigrati, abbiamo ripetuto su questo sito tante volte, sono lo strumento di un piano per distruggere non solo il vostro benessere e la vostra incolumità biologica, ma lo stesso sistema morale cristiano, come perfettamente enunciato dal conte Coudenohove-Kalergi. Essi servono ad attivare nelle nostre città quello che chiamiamo anarco-tirannia, un sistema dove il cittadino è oppresso non solo dalla violenza barbarica randomatica dell’immigrato, ma pure dallo Stato divenuto impossibilmente esoso e incredibilmente repressivo, totalitario davvero, verso il contribuente autoctono – il green pass serva da esempio, e aspettate di vedere cosa vi farà l’euro digitale, o anche solo con l’ID digitale UE – mentre l’immigrato è lasciato libero di gozzovigliare tranquillo e sanguinario in quella che le rivolte inglesi di questi anni hanno chiamato «two tier society», società a due livelli. Privilegio e tolleranza per il migrante, repressione totale poliziesca e giudiziaria per l’autoctono.

 

Ora, il gioco della torre immigrati contro cetacei davvero non ce l’aspettavamo, per cui non fateci decidere. Si tratta di due maschere della Necrocultura, due idoli osceni del mondo moderno, due progetti pensati per distruggere le vostre vite.

 

Poi, va bene, il solito disgustoso paradosso persiste: alcuni protestano per il delfinino morto, ma per le ragazzine sistematicamente stuprate dagli immigrati (come a Ceuta…) non una parola. Come niente da dire per i milioni di bambini abortiti, cui si aggiungono, in questi giorni, i bimbi strangolati dalle loro madri, che le femministe americane vogliono libere.

 

Le torme a sostegno della figlicida Lindsay Clancy sotto processo (e delle sue emulatrici, già all’opera) sono le stesse majorette dell’immigrazione di massa, e che dicono che la «grande sostituzione» non esiste, è solo un mito inventato dalla destra xenofoba e razzista e pure antiabortista.

 

Dispiace doverlo comunicare alle femministe ed ai femministi: grazie al vostro impegno perverso, sarete sostituiti, pure voi, da eserciti di abusatori di delfini.

 

E ci rendiamo conto che – rileggiamola – quest’ultima frase pare pure surrealismo, fantascienza, teatro dell’assurdo.

 

Invece è l’amara realtà. Per noi tutti, per voi e i vostri amici pinnati.

 

Roberto Dal Bosco

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Immagine screenshot da Twitter

 

Continua a leggere

Animali

Turista trascinata fuori dalla tenda e sbranata a morte dagli orsi: la Russia avvia programma di abbattimento

Pubblicato

il

Da

Le autorità della Repubblica dell’Altai, situata nella Siberia meridionale, hanno avviato un’operazione di abbattimento degli orsi dopo che una turista di 29 anni è stata trascinata fuori dalla tenda e uccisa. Lo riporta la stampa russa.   L’episodio si inserisce in una serie di violenti attacchi di orsi che hanno interessato il Paese durante l’estate.   Mercoledì una turista proveniente dalla regione di Novosibirsk dormiva in tenda insieme al fidanzato nei pressi del villaggio di Artybash quando un orso ha irrotto nella tenda e l’ha trascinata nella foresta. Il fidanzato e alcuni abitanti del luogo hanno tentato di scacciare l’animale, ma questo li ha attaccati più volte. La donna è deceduta prima di poter ricevere soccorso.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’episodio rappresenta l’ultimo di una serie di gravi attacchi di orsi registrati in Russia negli ultimi mesi. A luglio un uomo di 62 anni è stato sbranato a morte alla periferia del villaggio di Ola, nella regione di Magadan, nell’Estremo Oriente russo. Un mese prima un pescatore era stato ucciso da un orso in Kamchatka, sulla costa pacifica della Russia. Le autorità hanno abbattuto l’animale dopo averlo trovato accanto al corpo della vittima.   Diverse altre persone sono scampate per poco a recenti incontri con i violenti plantigradi. Il 19 agosto un pescatore nella regione di Kemerovo, in Siberia sudoccidentale, è riuscito a respingere un’orsa che lo aveva morso a una gamba, mentre un raccoglitore di funghi nella regione di Novgorod, nella Russia nordoccidentale, ha riportato diverse ferite in un attacco il 13 agosto, ma è sopravvissuto.   Secondo un’analisi di resoconti regionali, dall’inizio dell’estate si sono verificati almeno una dozzina di attacchi di orsi in tutta la Russia. Un altro conteggio dei media indica un totale di almeno 17 attacchi dall’inizio del 2026, di cui sei mortali.   Dopo l’attacco nell’Altai le autorità regionali hanno avviato un’operazione di controllo della popolazione di orsi e rilasciato ulteriori permessi di caccia per tutelare residenti e turisti.   Dodici orsi sono stati uccisi vicino al luogo dell’attacco e, secondo le autorità, uno di questi potrebbe essere l’animale responsabile della morte della turista. Vengono inoltre impiegati droni per monitorare i predatori, mentre l’abbattimento selettivo prosegue.   Il distretto è stato posto in stato di massima allerta, con restrizioni alla circolazione tra le 20:00 e le 10:00 e divieto di campeggio in tenda nelle zone interessate. Polizia e cacciatori hanno organizzato pattuglie, mentre l’accesso ad alcuni siti turistici è stato limitato.   La popolazione di orsi bruni in Russia è cresciuta notevolmente negli ultimi decenni. I dati del ministero delle Risorse Naturali russo, citati questa settimana, indicano una popolazione di circa 308.000 esemplari, più del doppio rispetto al 1990, con le maggiori concentrazioni in Siberia e nell’Estremo Oriente. Si stima che circa 4.700 esemplari vivano nella Repubblica dell’Altai.   Le autorità hanno invitato le persone che incontrano orsi a non correre e a non avvicinarsi ai cuccioli. Consigliano di indietreggiare lentamente, evitare il contatto visivo prolungato e fare rumore se l’animale continua ad avvicinarsi. Se un attacco non può essere evitato, le autoritù russe raccomandano di proteggere la testa e il collo e, se l’orso continua ad attaccare, di difendersi con qualsiasi mezzo a disposizione.   Anche solo quest’ultimo consiglio pare completamente incompatibile con l’anarcotirannide animale italiana, dove gli orsi – ripiazzati nei nostri boschi da programmi statali scellerati e spiegabili solo con la segreta agenda di sacrificio totemico dei cittadini – quando sbranano una persona che magari solo cammina sul ciglio della strada vengono immediatamente difesi da orde di animalisti isterici, dai giornalisit tronfi e peracottari e dalle istituzioni stesse.

Iscriviti al canale Telegram

Altri Paesi non completamente degenerati nella Necrocultura di Stato continuano a vederla secondo la legge naturale: se l’orso fa male all’uomo, va abbattuto.   Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato soldati della Forza di Autodifesa Terrestre giapponese (nome dell’esercito nipponico, che secondo la Costituzione «pacifista» del Paese scritta dagli americani nel dopoguerra, in teoria non dovrebbe esistere…) sono stati inviati nella regione per collaborare con i cacciatori locali e tenere sotto controllo la situazione ursina, che aveva messo in difficoltà le autorità di prefetture del Nord con un’ondata di attacchi ad esseri umani senza precedenti.   Il terrore scatenato del Sol Levante dai malvagi tardigradi era stato già descritto da Renovatio 21 due anni fa. Aveva fatto notizia anche l’impiego dell’Intelligenza Artificiale per arginare il fenomeno, ma a quanto pare l’opzione migliore è mandare l’esercito, o meglio, il suo surrogato nipponico (per Costituzione, il Paese è pacifista e privo di forze armate ufficiali).   Resta da capire, a questo punto, cosa un giapponese un russo, che assiste nel suo Paese a centinaia di attacchi ursini e se ne difende, possa pensare dell’Italia che gli orsi li importa dall’Estero – per poi vedere i suoi cittadini danneggiatiimpauritiaggrediti e perfino sbranati a morte.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
   
Continua a leggere

Più popolari