Sport e Marzialistica
Il disonore nella sconfitta: il comportamento indegno ed infantile dell’Argentina dopo la finale persa
Sapevamo che era favorita dal presidente USA, e soprattutto dai vertici di un altro Stato con la bandiere biancoceleste, lo Stato di Israele – per una serie di ragioni che avevamo descritto.
Era noto pure come in moltissimi hanno accusato – tra il commento da bar e la teoria della cospirazione – la FIFA e i suoi capi, in particolare Gianni Infantino, di aver facilitato l’avanzata dell’Argentina al Mondiale.
La squadra che arrivava a questa Coppa da campione del mondo, aveva certo un gioco affatto sgradevole, ma quanto a fair play le lamentele, e non solo degli inglesi – canzonati alla fine persino con la storia delle Falkland – erano state moltissime.
Sostieni Renovatio 21
Ora in rete rimbalzano impietose le immagini del campo della finale subito dopo il fischio che ha decretato la vittoria della Spagna. Si tratta di un comportamento a tal punto disonorevole che molti chiedono per tutta la squadra argentina una lunga squalifica: forse il momento più antisportivo mai veduto, dove con evidenza la squadra perdente vuole rovinare la festa a quella vincente – dinanzi agli occhi di tutta la popolazione terrestre.
Al triplice fischio che ha decretato , è scoppiata una violenta rissa in campo scatenata dal centrocampista argentino Leandro Paredes, che (forse per una provocazione, dice qualcuno) ha aggredito con rabbia Eric Garcia colpendolo e afferrandolo per il collo.
Argentina not only lost the final.
First time ever I see a team ruining the winners celebration.
Shame on Argentina pic.twitter.com/z33oSAA8V3
— Tancredi Palmeri (@tancredipalmeri) July 19, 2026
Argentina should hang their heads in shame.
Insufferable in victory against England and pathetic in defeat against Spain.
Billions are watching and you chose to start a fight and disgrace your nation. Do better. #ArgentinaVsEspaña #ESPARG pic.twitter.com/VDAPixw5cv
— Lewis Mackenzie (@Lewismac101) July 19, 2026
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Non basta: quando il centrocampista Gavi è intervenuto per difendere il compagno di squadra, Paredes si è scagliato anche contro di lui, spingendolo violentemente a terra. I commentatori in rete notano come il campionissimo Lionello Messi ha assistito alla scena indegna senza alzare un dito. Il capitano, ancora sul prato del MetLife Stadium, ha poi pianto ad abundantiam.
Paredes estava simplesmente DESCONTROLADO após Espanha 1×0 Argentina.
🎥 @MickyJnr__ pic.twitter.com/7CYLXaQPhF
— Planeta do Futebol 🌎 (@futebol_info) July 20, 2026
Bang Messi di ujung belakang, “bocah udah kalah ngapain ribut ribut kocak” 😹 pic.twitter.com/YmIEiLpQ1d
— Extra Time Indonesia (@idextratime) July 20, 2026
🚨GRAVE – Jogador da Argentina deu um soco do estômago do jogador da Espanha após o final da partida, sem motivo nenhum pic.twitter.com/lM6kBY4y68
— SPACE LIBERDADE (@NewsLiberdade) July 20, 2026
Messi is CRYING after losing the world for the second time.
Cry more 😂 pic.twitter.com/Um1YUCGibv
— Born Madridista (@bornmadridista0) July 19, 2026
La rissa è quindi dilagata, coinvolgendo in pochi secondi le panchine e i membri dello staff. Per placare la furia di Paredes è stato necessario il contenimento fisico da parte del suo stesso compagno Thiago Almada. Una volta ristabilita la calma, l’arbitro ha mostrato a Paredes un cartellino rosso diretto a partita ormai finita
🚨🚨 Argentina’s captain and their leader the ‘humble’ Lionel Messi stands and watches on as his disgraceful teammates attack Spain players for losing the final.
If Ronaldo did something like this we would never hear the end of it.pic.twitter.com/iYPH31ul6A
— The CR7 Timeline. (@TimelineCR7) July 20, 2026
This angle of the Argentina-Spain fight after the game 😳 pic.twitter.com/EQZHSwwuMU
— BrickCenter (@BrickCenter_) July 20, 2026
Leandro Paredes, a pathetic thug & just an encapsulation of why the world has come to despise Argentina & their footballing arrogance & entitlement.
This is nothing less than the behaviour of losers. Deserves a lengthy ban, won’t get one though. pic.twitter.com/QvTN21mj8f
— Adam (@AdamJoseph) July 19, 2026
Il clima teso è proseguito anche durante le cerimonie, con la squadra argentina che ha inizialmente ignorato il pasillo d’honor (la passerella d’onore tributata dagli spagnoli) e ha successivamente disertato la conferenza stampa ufficiale, lasciando parlare solo il commissario tecnico Lionel Scaloni, che epperò si è messo a piangere a dirotto ed è andato via.
🚨ARGENTINA PLAYERS DISGRACED THE WORLD CUP CELEBRATIONS
DURING SPAIN’S TROPHY CEREMONY ALL THR PLAYERS OF ARGENTINA TURNED THEIR BACK TO THE THE SPANISH FLAG AND THEIR CELEBRATION
ARGENTINA REALLY ARE SOREST LOSERS OF ALL TIME 😤 pic.twitter.com/ED1GaZdPLp
— Preeti (@MadridPreeti) July 20, 2026
Sostieni Renovatio 21
Non sono solo gli spagnoli ad essere stati oggetto della maleducazione argentina. Le testimonianze sono molteplici.
Un video mostra un tifoso messicano, allo stadio per tifare Spagna, reagire simpaticamente con un cartellino rosso agli attacchi verbali di supporter in maglia albiceleste.
Argentina fans were insulting a Mexican fan for supporting Spain in the 2026 World Cup final.
He responded by showing them a red card and dancing in front of them. 😂👋🏼 pic.twitter.com/Nw9ehB6hQl
— All Fútbol MX 🇲🇽 (@AllFutbolMX) July 20, 2026
Circolano inoltre immagini della premiazione che sembrano suggerire che i giocatori argentini abbiano ignorato Claudia Sheinbaum, il presidente del Messico, che era Paese co-organizzatore.
ARGENTINA PERDIÓ LA FINAL Y LAS FORMAS.
Una cosa es la frustración por perder y otra muy distinta es mostrar desdén hacia una jefa de Estado como nuestra presidenta @Claudiashein Representar una selección exige honrar a tu país… pic.twitter.com/v3lp2xVBUL
— José Ramón Fernández (@joserra_espn) July 20, 2026
Giornalisti hanno testimoniato la scontrosità pure manesca dei tifosi sudamericani.
Apoyé desde siempre a argentina y quería que salgan campeones de vuelta, pero por favor sepan perder. Yo solo hago mi trabajo y no hacia falta la violencia pic.twitter.com/GvouFhhnk7
— nath (@nathmaldonado_) July 19, 2026
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immancabili scontri tra polizia e tifosi pure a Buenos Aires, sotto l’obelisco.
🚨 #ALERTA | La policía dispersa a las personas en medio de disturbios en el Obelisco de Buenos Aires, Argentina. Hay 12 detenidos. pic.twitter.com/3eCjSziLae
— Mundo en Conflicto 🌎 (@MundoEConflicto) July 20, 2026
Argentina fans clashed with police in Buenos Aires after the team’s World Cup final loss to Spain, leading to road closures pic.twitter.com/Ato5UDEmpv
— Reuters (@Reuters) July 20, 2026
La polizia reprime i tifosi argentini pure a Copacabana, Rio de Janeiro, in Brasile.
🇧🇷🇦🇷 La policía de Rio De Janeiro le tiró gas pimienta y le pegó a los hinchas Argentinos que estaban en Copacabana.
Esto ocurrió después del partido. pic.twitter.com/AdeIZMLUUN
— 🥊𝕳 BARRAS DEL MUNDO ⚽🍺 (@Barras_LATAM) July 20, 2026
Aiuta Renovatio 21
Nel frattempo, girano tante immagini di falli clamorosi argentini rimasti impuniti: il cartellino rosso, abbiamo visto, arriva incredibilmente solo a partita finita.
no card https://t.co/UAyjeO4QGF pic.twitter.com/VDfv0vviNB
— amadí (@amadoit__) July 19, 2026
That Enzo red card was probably the most satisfying way the match could’ve ended yesterday 😭pic.twitter.com/pe18hhBuOi https://t.co/1JabLLbxPA
— AB⚕ (@AbsoluteBruno) July 20, 2026
mais um lance normal pic.twitter.com/84LkqdKtGz
— luscas (@luscas) July 19, 2026
a audácia doido pra levar uma cotovelada no meio da cara #ESPxARG pic.twitter.com/K9MyJPpkZB
— Central Reality (@centralreality) July 19, 2026
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Come per la partita con l’Inghilterra, è stata confezionata una compilation delle scorrettezze argentine lasciate correre, anche qui, per qualche ragione, con una colonna sonora klezmer, la musica dell’ebraismo yiddish.
They made a 13 min short movie on Argentina’s failed robbery attempt vs Spain
😭😭😭😭😭😭 pic.twitter.com/rqh427sNoa
— fan (@NoodleHairCR7) July 20, 2026
Vi è pure il filmato in cui il giocatore argentino Otamendi, furioso, se ne esce per rimproverare gli spagnuoli Rodri e Laporte per aver «pianto» prima della partita a proposito dell’arbitraggio. A piangere vere lagrime, di rabbia, di amarezza e di capriccio, come abbiamo visto, non sono stati i sudditi del Regno dei Borbone.
🇦🇷👉🏻Otamendi, totalmente ardido, salió a reclamarle a Rodri y a Laporte por “llorar” antes del partido hablando del arbitraje.
¿Pues qué esperaba? Desde Qatar, millones de aficionados alrededor del mundo consideran que Argentina ha sido favorecida por decisiones arbitrales. Era… pic.twitter.com/KEXuyMQRUQ
— Arturo Villegas (@ArturoVill7) July 20, 2026
A proposito di pianti, il dulcis in fundo è la conferenza stampa, disertata dai giocatori argentini. Ci mandano Lionel Scaloni, l’allenatore, che scoppia a piangere come un pupo e se ne va singhiozzando assai.
Following their World Cup final defeat to Spain, Argentina manager Lionel Scaloni walked out of his post-match press conference after becoming too emotional to carry on. pic.twitter.com/c7NQjN2MG8
— BBC Sport (@BBCSport) July 20, 2026
Sostieni Renovatio 21
Il tutto – la rabbia, le lagrime – contribuisce a dipingere un quadro di immaturità, di infantilismo vero e proprio, che si stende su tutta la squadra: ci mancava solo che qualcuno prima della fine della partita bucasse il pallone e andasse via. Diciamo pure che questo senso di puerilità meschina era quello che talvolta emanava da Diego Armando Maradona, il quale però poi era capace di compensare con un genio calcistico assoluto (come durante la partita con l’Inghilterra nel 1986, prima segna di mano, poi scarta mezza nazionale inglese per segnare il più bel gol di sempre).
Non abbiamo intenzione di estendere dal calcio al Paese stesso – gravato da un secolo di malgoverno, magari con qualche bella ditatona massonica, che da potenza emergente lo ha reso una catastrofe inflattiva e sociale – questa immagine negativa. Renovatio 21 ribadisce che con probabilità uno dei più grandi drammi di questi ultimi secoli, per l’Argentina e per l’Italia, sia stato il mancato uso della lingua di Dante nel Paese sudamericano.
Ad ogni modo, segnaliamo l’ultimo figurone del Milei, il cocco di Trump e Netanyahu, i cui social media manager sembrano aver dimenticato di cancellare la programmazione di un post di celebrazione della vittoria.
FESTEJO MUNDIAL
Dada la inquietud sobre los festejos por el logro alcanzado por la Selección Argentina, comunico a la población que, en función de lo que decidan los Jugadores y el Cuerpo Técnico respecto al día para celebrar, el mismo será declararado feriado nacional.— Javier Milei (@JMilei) July 20, 2026
«CELEBRAZIONE MONDIALE Considerata la preoccupazione per le celebrazioni del traguardo raggiunto dalla Nazionale argentina, informo la popolazione che, a seconda di ciò che i giocatori e lo staff tecnico decideranno in merito al giorno da festeggiare, questo verrà dichiarato festa nazionale» scrive il post presidenziale. Grande, grandissimo Saverione, anarcocapitalista clonatore spiritista dei suoi cani, maestro di sesso tantrico con tanta passione per l’ebraismo e lo Stato Ebraico.
Avanti così: approssimazione e infantilismo. Per una terra, un popolo, che merita molto, molto di più.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Twitter
Gender
Lottatrice liceale chiede alla Giustizia di poter evitare di competere con ragazzi transgenderri
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sport e Marzialistica
Origini del codice del Bushido
Il Bushido, il codice etico e l’insieme di ideali di vita dei samurai, è stato nei secoli elevato a modello educativo e culturale per l’intero popolo giapponese, al punto che è opinione comune che il Giappone sia diventato una nazione forte proprio grazie a questi principi. In origine riservato esclusivamente alla casta guerriera, il Bushido influenzò solo in un secondo momento anche la vita quotidiana della gente comune. Va notato che i samurai poterono portare liberamente le spade in pubblico solo fino all’editto Meiji del 1872, che pose fine a questa consuetudine e segnò l’inizio di un nuovo sistema educativo.
Pur presentando numerosi punti in comune, spesso dibattuti dagli storici, con la cavalleria europea del Medioevo, il Bushido conserva caratteri distintivi. Uno dei più significativi riguarda la considerazione sociale riservata al guerriero: mentre nell’antica Cina il combattente non occupava una posizione di vertice nella scala sociale (un rispetto che i guerrieri cinesi conquistarono solo più tardi, attraverso guerre continue), nel Giappone feudale i bushi, futura casta dei samurai, erano tra i pochi considerati degni di essere presi a modello dalla gioventù, un’influenza che è arrivata fino ai giorni nostri. Anche la poesia ebbe un ruolo importante nella trasmissione dello spirito del Bushido, poiché l’amore per la bellezza espresso attraverso i versi costituiva parte integrante del codice cavalleresco giapponese.
Un altro pilastro era l’addestramento mentale alla quiete interiore, ritenuto tanto vitale quanto l’abilità fisica nel maneggiare la spada in combattimento — un concetto affine allo stato di «vuoto della mente» ( 無心, mushin, letteralmente «senza mente») elaborato dai maestri zen, capace di donare ai grandi spadaccini l’istantaneità dell’azione. Si racconta che il samuraio, per mantenere questa disposizione mentale anche sotto tensione, allenasse la propria capacità di attesa fredda e determinata, per poi portare l’attacco per primo quando la pressione diventava insostenibile per l’avversario.
Sostieni Renovatio 21
I valori fondamentali insegnati ai giovani destinati a diventare difensori del clan e, più tardi, del Paese, erano la frugalità e la cavalleria. I samurai erano descritti come uomini d’azione, rigorosi e austeri, che agivano secondo ciò che ritenevano giusto senza sentire il bisogno di fornire spiegazioni, ed erano attenti ai dettagli pur restando sempre pronti al momento dell’azione. Il codice imponeva inoltre di non versare il sangue di un avversario più debole o di rango inferiore, a meno che ciò non fosse necessario per il proprio signore o per i propri doveri.
Nonostante l’austerità, i samurai non erano indifferenti alla vita: la amavano con passione, erano inclini a riconoscere ciò che era onesto e buono e nutrivano un forte desiderio di apprendimento, ponendo l’onore della parola data al di sopra di ogni altra cosa. La povertà, frequente nelle loro case, non era motivo di vergogna. Il Bushido condannava inoltre qualsiasi azione ripetuta senza la volontà di correggerla e migliorarla: i samurai erano tenuti a cercare costantemente occasioni di perfezionamento, agendo senza rimandare.
Da un punto di vista storico e sociale, i samurai si formarono come nuova casta all’interno del gruppo che aveva servito l’aristocrazia durante i periodi di pace di Nara (710-794 d.C.) ed Heian (794–1185), l’ultima grande epoca della storia classica giapponese, celebre per la fioritura artistica, la letteratura e la raffinata vita di corte. Fu a Kamakura, a partire dalla prima metà del periodo feudale (dal XII secolo in poi), che questa casta cominciò ad affermarsi, tanto che questa città è considerata il luogo di nascita del movimento samuraijo. I samurai provenivano dalla classe rurale e ascesero la scala sociale servendo l’aristocrazia sia come burocrati sia come ufficiali di polizia o amministrativi al servizio del governo centrale; non appartennero mai, invece, alla classe mercantile.
Il significato del termine Bushido è stato, nel corso dei secoli, oggetto di interpretazioni divergenti e talvolta strumentalizzate. Il codice, va ricordato, non esisteva come corpus scritto e unitario prima del periodo Edo: fu solo con opere come lo Hagakure di Yamamoto Tsunetomo (inizio XVIII secolo) e, più tardi, con il celebre saggio Bushido. L’anima del giappone uscito nel 1900 e scritto in inglese per un pubblico occidentale, che si tentò di sistematizzare in forma organica valori che per secoli erano rimasti pratiche orali, consuetudini di clan e insegnamenti trasmessi da maestro ad allievo.
Questo spiega perché, storicamente, sia difficile parlare di «il» Bushido come se fosse un codice unico e immutabile: più correttamente, si dovrebbe parlare di un insieme di ideali condivisi, declinati diversamente da clan a clan e da epoca a epoca.
Il paragone con la cavalleria europea, per quanto suggestivo, va maneggiato con cautela proprio per le differenze strutturali che il testo evidenzia: mentre il cavaliere medievale europeo agiva all’interno di un sistema in cui il rapporto vassallatico era spesso mediato da un giuramento religioso cristiano e da un ordine feudale relativamente più fluido socialmente, il rapporto samuraio-signore in Giappone si radicava in un concetto di lealtà quasi assoluta (il chu, in kanki 忠), che sopravvive nella cultura giapponese ben oltre la fine del sistema feudale — se ne trovano tracce persino nella cultura aziendale giapponese del Novecento.
Il tema della «quiete interiore» — che nel testo originale inglese del Nitobe compariva come «patience» apre una finestra importante sul legame profondo tra arti marziali e buddhismo zen in Giappone. Non è un caso che molti dei più celebri maestri di spada, da Bokuden Tsukahara (1489-1571) a Musashi Miyamoto (1584-1645), abbiano intrecciato la pratica del combattimento con una ricerca spirituale che andava ben oltre la tecnica: il concetto di mushin, la «mente senza mente» o «vuoto mentale», teorizzato dai maestri zen, descrive uno stato in cui l’azione scaturisce senza la mediazione del pensiero cosciente, permettendo una reattività istantanea — un’idea che, non a caso, ha affascinato anche pensatori e artisti marziali occidentali nel secondo Novecento, contribuendo non poco alla diffusione internazionale di queste discipline.
Anche l’osservazione sulla provenienza sociale dei samurai merita un approfondimento: il fatto che non provenissero mai dalla classe mercantile riflette una gerarchia sociale confuciana (importata anch’essa, in parte, dalla Cina) che poneva i mercanti all’ultimo gradino della scala sociale, nonostante la loro spesso notevole ricchezza — un paradosso che caratterizzerà tutto il periodo Edo, con mercanti economicamente potenti ma socialmente subordinati a samurai talvolta impoveriti ma formalmente superiori per rango.
Un punto che meriterebbe attenzione in un articolo divulgativo è la distinzione tra il Bushido come è stato effettivamente vissuto nei secoli feudali e il Bushido come è stato reinterpretato, e in parte reinventato, nell’epoca moderna. Dopo la Restaurazione Meiji (1868) e la conseguente abolizione della classe samuraia come ceto giuridicamente riconosciuto, il Giappone attraversò un periodo di intensa ricerca di un’identità nazionale che potesse competere, anche simbolicamente, con le potenze occidentali.
Aiuta Renovatio 21
In questo clima, intellettuali come Nitobe Inazo presentarono il Bushido come l’equivalente giapponese del codice cavalleresco europeo, un «codice d’onore nazionale» che avrebbe caratterizzato l’intero popolo giapponese e non solo l’antica casta guerriera. È un’operazione culturale che ha avuto un impatto enorme sulla percezione, anche occidentale, del Giappone, ma che gli storici contemporanei tendono a guardare con maggiore cautela, distinguendo tra il Bushido storico — frammentato, plurale, spesso pragmatico — e il Bushido come mito nazionale costruito a posteriori.
Un secondo filone di approfondimento riguarda il rapporto tra Bushido e istituzioni religiose. Oltre al legame con il buddhismo zen, già toccato in precedenza, è significativo il ruolo dello shintoismo, la religione autoctona giapponese legata al culto degli antenati e delle divinità della natura: molte scuole di spada, come si è visto, nacquero in prossimità di santuari dedicati a divinità guerriere (Kashima e Katori, ad esempio), e l’idea stessa della spada come oggetto sacro — non semplice strumento di offesa, ma quasi un’estensione spirituale del suo possessore — affonda le radici proprio in questa tradizione religiosa sincretica, che mescola elementi shinto, buddhisti e, più tardi, anche confuciani.
Proprio l’influsso confuciano merita un cenno a parte: il confucianesimo, importato dalla Cina insieme a gran parte dell’apparato burocratico e culturale giapponese, fornì ai teorici del Bushido un vocabolario etico fondamentale — concetti come la lealtà (chu), la pietà filiale, il rispetto della gerarchia e il valore della rettitudine morale (義, gi) sono tutti mutuati, almeno in parte, dal pensiero confuciano, e vennero integrati nel codice guerriero soprattutto a partire dal periodo Edo (1603-1868), quando il governo dello shogunato Tokugawa promosse attivamente lo studio dei classici confuciani come strumento di stabilità sociale e politica.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine: Kusakabe Kimbei (1841–) Samurai in armatura (circa 1860), stampa all’albumina colorata a mano di Kusakabe Kimbei. Impero del Giappone. La figura a sinistra impugna uno yumi (arco giapponese), quella al centro una katana e quella a destra uno yari (lancia a punta dritta).
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Sport e Marzialistica
Concluso il torneo autunnale di Sumo
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Occulto2 settimane faConsiglio comunale si apre con la preghiera «Ave Satana»
-



Essere genitori2 settimane faOssitocina contro il divorzio, una proposta
-



Necrocultura1 settimana faLa guerra occulta oltre l’aborto
-



Immigrazione4 giorni faIl sacco di Milano della barbarie anarco-tirannica. Invochiamo il flagello di Ambrogio
-



Predazione degli organi7 giorni faTrapianto di organi, prima la persuasione e poi l’obbligo?
-



Spirito2 settimane faMons. Viganò: la fallacia del Concilio «letto alla luce della Tradizione»
-



Pensiero2 settimane faPapa Leone «medical dimension»
-



Pensiero5 giorni faL’antico incidente dietro la Tesla volante








