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Geopolitica

Le bande degli stupratori pakistani e oltre. Intervista video al direttore di Renovatio 21

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Il direttore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco è stato intervistato sulla questione delle grooming gang dalla trasmissione YouTube «Spunti di Riflessione» condotta dal giornalista Paolo Arigotti.

 

Nell’intervista è stato spiegato il fenomeno delle ghenghe degli stupratori pedofili pakistani che tormentano l’Inghilterra e il Galles analizzandone storia e morfologia, discutendo se si tratti di un fenomeno organico e decentrato o, per pura ipotesi, di qualcosa che ha una regia altrove.

 

Nel video si discute inoltre la posizione del Pakistan, Stato islamico terzomondiale e potenza atomica, negli equilibri sociali britannici e pure in quelli geopolitici mondiali.

 

Inoltre si è parlato della natura degli atti di violenza sessuale, e il ruolo sociomilitare degli stupri nei conflitti contemporanei, con similiarità di elementi tra i fatti britannici ed episodi rivoltanti usciti dalle cronache di Gaza.

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«Lo stupro non è solo la sottomissione di un membro del gruppo avversario, ma è anche il danno che fai all’intero insieme: una volta che hai stuprato ripetutamente sei andato ad interrompere il tessuto sociale contro cui combatti (…) rimandi in società un elemento grandemente traumatizzato» dichiara il direttore.

 

«Ciò fa parte di una tendenza sempre più chiara, vista anche in politica, che è quella della disumanizzazione dell’avversario (…) l’effetto politico militare della disumanizzazione del nemico è quello di rendere sacrificabile l’intero suo gruppo sociale».

 

«Questo non riguarda più solo temi militari ed etnici (…) la disumanizzazione dell’avversario riguardano la nostra società: se io ritengo che l’altro non è un essere umano, io posso eliminarlo. Se io ritengo – l’espressione tedesca è lebensunwertes leben – che un bambino anche alle ultime settimane di gravidanza non è davvero vivo perché non ancora nato, lo posso uccidere, eliminare, prima che nasca. Un vecchio che non è in grado di vivere da solo, può essere eliminato» sostiene il Dal Bosco.

 

«È una cultura, questa, che chiamo Necrocultura (Giovanni Paolo II la chiamava Cultura della Morte) che si  è impadronita del mondo moderno, si è impadronita del mondo. Per cui la svalutazione della vita umana e della sua dignità è visibile in guerra ma soprattutto in pace».

 

«Questa trasformazione della società in senso di morte sta succedendo. E le sue manifestazioni sono di tutti i tipi: criminali, militari, geopolitiche, bioetiche, politiche in senso stretto, sociali. Ovunque è visibile che la barriera della dignità umana sta cadendo o è già caduta in alcuni del caso del tutto».

 

«Ciò rende possibile non solo uccidere la gente, ma ancora prima sfruttarla, stuprarla, farla lavorare senza pagarla nulla. Finché ti servono. Finché non arrivano i robot» conclude il direttore di Renovatio 21.

 

«È un grande disegno in cui è visibile la volontà di rendere l’uomo sacrificabile. Che significa, essenzialmente, tornare ai sacrifici umani. A ciò che precedeva la civiltà cristiana, dove invece l’uomo è ad immagine di Dio, e Dio si fa uomo».

 

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Immagine screenshot da YouTube 

 

 

 

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Geopolitica

Trump chiede un risarcimento all’Iran

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto un risarcimento all’Iran per gli americani e altre persone che, a suo dire, sono state uccise o ferite da Teheran e dai suoi alleati.   La richiesta arriva dopo che Teheran ha chiesto a Washington di risarcire i danni provocati durante la guerra israelo-americana avviata contro l’Iran il 28 febbraio. Le riparazioni rientrano tra le condizioni poste dall’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, insieme al ritiro delle truppe americane dalla regione, alla cancellazione delle sanzioni e del blocco navale, allo sblocco dei beni congelati e alla cessazione delle minacce militari.   Lunedì Trump ha risposto precisando che la questione del risarcimento non era stata affrontata in precedenza nei negoziati, ma che ora aveva istruito i rappresentanti statunitensi a inserirla in tutti i colloqui futuri.   «Chiedo inoltre un risarcimento all’Iran per tutte le persone che hanno ucciso e gravemente ferito con le loro bombe artigianali e nei numerosi conflitti», ha scritto su Truth Social.

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Trump ha dichiarato che i pagamenti dovrebbero riguardare i soldati statunitensi uccisi nei conflitti regionali, le famiglie dei manifestanti iraniani e le persone colpite dalle guerre in Libano, Siria, Yemen e Gaza.   Il presidente statunitense inoltre richiamato l’attentato del 2000 contro il cacciatorpediniere lanciamissili USS Cole in Yemen, in cui persero la vita 17 marinai americani. Sebbene Al-Qaeda avesse rivendicato la responsabilità dell’attacco, un tribunale federale statunitense ha stabilito nel 2015 che anche l’Iran ne era responsabile. Teheran ha smentito ogni coinvolgimento.   Gli Stati Uniti hanno perso 18 militari nel conflitto in corso, mentre circa 500 sono rimasti feriti. Si ritiene inoltre che le forze armate americane abbiano perso decine di velivoli, tra cui un caccia F-15, diversi elicotteri, droni e aerei cisterna.   L’Iran ha segnalato oltre 3.300 vittime nei raid aerei statunitensi e israeliani, quasi la metà delle quali civili. Tra i morti figurano più di 200 bambini, tra cui oltre 120 bambine uccise in un attacco a una scuola elementare a Minab. I raid americani hanno colpito anche infrastrutture civili, tra cui ponti e impianti idrici.   Decine di leader politici e militari iraniani sono stati uccisi in attacchi mirati, tra cui la Guida Suprema del Paese, Ali Khamenei, al potere da lungo tempo.   Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, in Iran sono stati danneggiati o distrutti oltre 125.000 edifici civili, tra cui circa 100.100 abitazioni e centinaia di scuole e strutture mediche.

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Geopolitica

Netanyahu contro il piano di pace di Trump per Gaza

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Israele ha rifiutato il piano di pace in 15 punti del presidente statunitense Donald Trump per Gaza e non ritirerà le proprie truppe dall’enclave palestinese finché Hamas non sarà completamente disarmato, ha dichiarato domenica il primo ministro israeliano Benjamino Netanyahu.

 

La tabella di marcia era stata resa pubblica il mese scorso nell’ambito delle iniziative del Board of Peace, guidato da Trump, per mettere fine al conflitto di Gaza. Essa prevede che Hamas abbandoni il controllo di Gaza e che le sue armi siano trasferite sotto l’autorità di un’amministrazione palestinese. Il processo sarebbe collegato a un ritiro progressivo di Israele e sottoposto a verifica indipendente prima dell’avvio di ogni nuova fase.

 

«Voglio essere chiaro: Israele respinge il documento in 15 punti», ha affermato Netanyahu durante una riunione con i membri del governo.

 

«Le Forze di Difesa Israeliane non si ritireranno in alcun modo finché Hamas non sarà disarmato… Stiamo parlando di un disarmo completo, non di un disarmo fittizio», ha dichiarato. Israele sta discutendo la questione con gli Stati Uniti e «si opporrà con fermezza» alle disposizioni che riterrà inaccettabili, ha aggiunto Netanyahu.

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Netanyahu ha inoltre ribadito che non consentirà la nascita di uno Stato palestinese, «né a Gaza né in Cisgiordania», che gli israeliani chiamano «Giudea e Samaria».

 

Trump aveva annunciato l’accordo il 30 luglio, definendolo un «accordo storico» sul disarmo di Hamas e sul ritiro delle forze israeliane dall’enclave. «Gaza sarà finalmente nelle mani di un nuovo governo palestinese che servirà il suo POPOLO», aveva scritto su Truth Social. Lo Stato Ebraico era tornato a colpire Gaza poco dopo.

 

Hamas ha dichiarato di aver raggiunto un’intesa di principio, ma ha insistito sul fatto che non si sarebbe disarmata finché le Forze di Difesa Israeliane non si fossero ritirate completamente dall’enclave.

 

La tabella di marcia in 15 punti intende portare avanti gli elementi ancora irrisolti del piano di pace originario di Trump, composto da 20 punti, che aveva portato al cessate il fuoco tra Israele e Hamas in ottobre, ma che successivamente si era arenato su questioni quali il disarmo del gruppo e ulteriori ritiri israeliani.

 

Il Consiglio per la Pace di Trump è stato istituito dopo l’annuncio del cessate il fuoco come organismo incaricato di sovrintendere alla ricostruzione di Gaza, di supervisionare il trasferimento del governo civile a un comitato tecnocratico palestinese e di coordinare il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione.

 

Tuttavia, secondo le autorità sanitarie locali, i continui attacchi israeliani hanno provocato la morte di almeno 1.258 persone a Gaza e il ferimento di oltre 4.100 da quando è stato annunciato il cessate il fuoco.

 

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 Immagine generata artificialmente

 

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Geopolitica

Elon Musk impedisce all’Ucraina di utilizzare Starlink per attacchi in profondità in Russia

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Elon Musk ha negato all’Ucraina l’autorizzazione a impiegare il proprio servizio satellitare Starlink per pilotare attacchi di droni in profondità nel territorio russo. Lo riporta The Atlantic, che fa riferimento a due strette fonti vicine all’ex ministro della Difesa ucraino Mikhail Fedorov, licenziato il mese scorso tra polemiche e sospetti.   La testata statunitense, di proprietà della vedova di Steve Jobs, riferisce che Fedorov, esperto di tecnologie e sostenitore della guerra basata sui droni, destituito dal suo incarico il mese scorso, starebbe tentando attraverso canali non ufficiali di persuadere Musk, senza però ottenere finora alcun via libera.   «Al momento non è stata presa alcuna decisione positiva», ha dichiarato un alleato di Fedorov. «Elon continua a ripetere che è ora di raggiungere un accordo», ha aggiunto la fonte.   In precedenza The Atlantic aveva già scritto che, durante la sua visita negli Stati Uniti il mese scorso, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva chiesto a Donald Trump di intervenire presso il suo stretto alleato Musk, ma Trump aveva evitato di impegnarsi.   Poco dopo l’inizio del conflitto con la Russia nel febbraio 2022, Musk aveva donato decine di migliaia di terminali Starlink all’Ucraina. Ben presto, però, era entrato in contrasto con le autorità di Kiev, invitandole a concentrarsi su un accordo di pace tra Mosca e l’Ucraina e mettendo ripetutamente in guardia sul rischio che lo scontro potesse degenerare nella «Terza Guerra Mondiale».

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Nel 2023 l’imprenditore aveva confermato le voci secondo cui aveva rifiutato la richiesta ucraina di utilizzare Starlink per colpire la Flotta russa del Mar Nero e le basi navali in Crimea. «Se avessi accettato la loro richiesta, SpaceX sarebbe stata esplicitamente complice di un grave atto di guerra e di escalation del conflitto», aveva dichiarato all’epoca.   La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato il mese scorso che Musk dovrebbe spegnere completamente Starlink in Ucraina se davvero intendesse «smettere di far morire la gente».   Secondo quanto riportato, la posizione di Musk costituisce un secondo serio contraccolpo per la diplomazia ucraina, dopo che Trump ha ritirato la precedente promessa di concedere a Kiev una licenza per produrre missili di difesa aerea Patriot e ha respinto la richiesta di ulteriori intercettori. Zelens’kyj e le forze armate ucraine hanno dichiarato questa settimana che il Paese fatica a contrastare gli attacchi russi su Kiev e altre città.   La decisione improvvisa di Zelens’kyj di destituire Fedorov ha provocato proteste di piazza in tutta l’Ucraina, con manifestanti e diversi attivisti di rilievo che ne chiedevano il reintegro. Zelens’kyj ha risposto all’indignazione pubblica licenziando il comandante in capo, il generale Aleksandr Syrsky, con il quale Fedorov avrebbe avuto divergenze su priorità e scelte tattiche.   Il sistema satellitare Starlink è stato protagonista della guerra ucraina sin dal principio.   Durante il conflitto Musk «spense» l’accesso a Starlink delle forze ucraine in vista di un attacco alla marina russa in Crimea che potrebbe aver scatenato, a suo dire, la Terza Guerra Mondiale. Kiev di contro lo apostrofò come «malvagio».   A marzo 2025 Musk ha dichiarato che l’esercito ucraino dipende completamente da Starlink e disattivarlo significherebbe il collasso di «tutta la linea del fronte», ha affermato Elon Musk, CEO di Tesla e SpaceX.   «Tutta la loro prima linea crollerebbe se la spegnessi», ha scritto, sostenendo che il conflitto tra Russia e Ucraina è diventato una situazione di stallo e che la pace deve essere raggiunta ora. «Quello che mi disgusta sono anni di massacri in una situazione di stallo che l’Ucraina perderà inevitabilmente. Chiunque ci tenga davvero, pensi davvero e capisca davvero vuole che il tritacarne si fermi».   Come riportato da Renovatio 21, sempre ad inizio 2025 la nuova amministrazione Trump appena insediata aveva minacciato Kiev di chiudere l’accesso a Starlink.  

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