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Pensiero

Appello per ogni centimetro della vostra vita

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In Ogni Maledetta Domenica, film del 1999 diretto da Oliver Stone, il protagonista Tony D’Amato, interpretato da Al Pacino, è un coach che riesce nella titanica impresa di ricostruire una squadra di football partendo letteralmente da zero, combattendo contro l’egoismo, l’individualismo e la mancanza di autostima dei suoi ragazzi.

 

Alla fine del film, prima della partita decisiva – la più importante della loro vita – Al Pacino pronuncia alla squadra un discorso motivazionale rimasto nella storia del cinema, e non solo. 

 

 

Non so cosa dirvi davvero (…), tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale, tutto si decide oggi. Ora noi, o risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta uno schema dopo l’altro fino alla disfatta!

 

Siamo all’inferno adesso signori miei, credetemi, e possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi
oppure aprirci la strada lottando verso la luce; possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta; io però non posso farlo per voi, sono troppo vecchio (…).

 

Sapete col tempo, con l’età, tante cose ci vengono tolte, ma questo fa parte della vita; però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri!


E così è il football! Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine d’errore è ridottissimo!

 

Capitelo!


Mezzo passo fatto un po’ in anticipo o un po’ in ritardo e voi non ce la fate! Mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa!


Ma i centimetri che ci servono sono dappertutto!

 

Sono intorno a noi!

 

Ce ne sono in ogni break della partita!

 

Ad ogni minuto!

 

Ad ogni secondo!

 

In questa squadra si combatte per un centimetro! In questa squadra massacriamo di fatica noi stessi
e tutti quelli intorno a noi per un centimetro!

 

Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro! Perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire!

 

E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro, è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro!

 

E io so che se potrò avere un’esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro! La nostra vita è tutta li! In questo consiste! (…).

 

Ma io non posso obbligarvi a lottare! Dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi! Io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi! Che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra!

 

Consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui!

 

Questo è essere una squadra signori miei!

 

Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo o saremo annientati individualmente!

 

È il football ragazzi, è tutto qui; allora, che cosa volete fare?”

 

 

Si tratta decisamente di una sequenza emozionante, di un discorso che lascia il segno.

 

Ogni singolo centimetro perso oggi, diventerà il pretesto per toglierci il centimetro successivo

Questo per dirvi, cari amici, di non mollare mai, di rimanere saldi e perseveranti, di non indietreggiare di fronte all’offensiva di questi criminali; ogni singolo centimetro perso oggi, diventerà il pretesto per toglierci il centimetro successivo.

 

Centimetro dopo centimetro di concessioni e di cedimenti diventeranno in brevissimo tempo chilometri da scalare per riconquistare libertà perdute.

 

Abbiamo accettato di perdere i centimetri della socialità e della comunità e ci hanno tolto i centimetri dei nostri volti offuscandoli con luridi bavagli, rendendoci ombre anonime di ciò che eravamo.

 

Abbiamo accettato di cedere centimetri della nostra umanità, persino nelle nostre famiglie –  loro in cambio ci hanno messo un codice a barre per esercitare le più inviolabili e intoccabili libertà personali.

 

Abbiamo accettato di cedere centimetri della nostra umanità, persino nelle nostre famiglie –  loro in cambio ci hanno messo un codice a barre per esercitare le più inviolabili e intoccabili libertà personali

Altri centimetri perduti: abbiamo accettato silenziosamente nel 2017 di offrire i nostri figli alla religione del vaccino, accendendo la miccia della bomba che ci sta esplodendo tra le mani in questi tempi duri.

 

Abbiamo accettato, come cattolici «annacquati», di voltarci dall’altra parte, facendo finta che la filiera di morte che coinvolge nella sua totalità l’industria farmaceutica, soprattutto nella produzione di vaccini, non ci riguardasse se non «remotamente», scendendo vigliaccamente a patti con il principe di questo mondo che ci ha resi sale insipido che non dà più sapore a nulla.

 

Vi prego, cari amici, non cedete alla paura, perché è il fondamento su cui si basa il loro castello di carte!

 

Vi prego, cari amici, non cedete alla paura, perché è il  fondamento su cui si basa il loro castello di carte!

Non cedete il centimetro della difesa del corpo sano, del vostro corpo sano!

 

Un loro pallino, sin dal principio di questa falsa pandemia, è stata l’eliminazione del concetto di sanità, con l’invenzione dei cosiddetti asintomatici (falso concetto che ci ha resi di fatto tutti potenziali untori, demolendo così la naturalezza delle nostre relazioni e iniettando, anche tra i nostri affetti più cari, il germe del sospetto, della paranoia e dell’ipocondria).

 

Siamo arrivati al punto che per esercitare diritti inalienabili sanciti per natura, come quello al lavoro, alla propria realizzazione personale e sociale, alla salute, lo Stato, giunto ad essere nostro nemico, ci richiede continuamente di dimostrare il nostro stato di salute (per lo Stato, quindi, saremmo tutti malati fino a prova contraria).

 

Per questo vi chiedo di stare alla larga dal green pass.

 

Non usatelo anche se ne avreste diritto!

 

Non entrate nel tunnel dei tamponi! Sono gli strumenti con cui ci fanno cedere preziosi centimetri, che anzi, dovremmo invece riguadagnare

Non entrate nel tunnel dei tamponi! Sono gli strumenti con cui ci fanno cedere preziosi centimetri, che anzi, dovremmo invece riguadagnare. Concedendoci al sistema dei tamponi non faremmo altro che acconsentire alla logica della mercificazione di diritti inalienabili. Non diamogli assolutamente questa soddisfazione. Deve essere la nostra linea Maginot! 

 

Nessuno si deve mai permettere di porre alcuna condizione perché si esercitino le libertà fondamentali, necessarie alla propria esistenza e alla propria realizzazione personale.

 

Le nostre vite, le nostre famiglie, i nostri figli, il nostro lavoro, la nostra dignità non sono e non saranno mai in vendita!

Le nostre vite, le nostre famiglie, i nostri figli, il nostro lavoro, la nostra dignità non sono e non saranno mai in vendita! Nemmeno a prezzi calmierati!

 

Sarà facile resistere? Certo che no. Come ci insegna il coach D’Amato, invece che cedere centimetri, per comodità, per paura, per opportunismo, ma anche per un’umana necessità, dovremo faticosamente cercare di avanzare trovando centimetri dove mai forse avremmo pensato di trovarli.

 

Per sopravvivere come individui e come famiglie dovremo d’ora in poi ragionare proprio come una squadra: i centimetri che ci servono sono dappertutto.

 

Toccherà a noi, con grandi sacrifici ma con altrettanta forza e creatività far sì che quei centimetri diventino chilometri!

 

Lo dobbiamo prima di tutto ai nostri figli. Restiamo in piedi per loro!

 

 

Alessandro Corsini

 

Pensiero

O combattiamo il Marchio Verde, o tutto sarà stato inutile

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Le nuove misure di restrizione già iniziate con il 20 gennaio  – che troveranno più vasta applicazione dal 1º febbraio prossimo – sono l’ennesimo tentativo di stringere un cappio ancor più stretto intorno al collo di chi rifiuta la somministrazione di uno pseudo-farmaco tutt’altro che sicuro e — basta volgere lo sguardo al numero dei cosiddetti «positivi» dell’ultimo periodo — meno che mai efficace. 

 

Questa volta però c’è un passaggio che va oltre e va compreso una volte per tutte: di fatto il marchio di certificazione verde viene esteso per poter accedere a qualsiasi tipo di attività, eccetto quelle in cui vengono venduti i famigerati «beni di prima necessità», restando quindi esclusi dall’obbligo di possedere almeno il green pass base i centri in cui vengono venduti generi alimentari e le farmacie.

 

Tuttavia anche qui, come ormai noto dopo la bozza del DPCM che circola da giorni, vi è una novità: in queste attività potrebbero comunque essere effettuati controlli a campione per verificare se eventuali acquirenti non in possesso del marchio verde abbiano acquistato davvero solo «beni di prima necessità». 

 

Capite, no, cosa vuol dire? Che se voi, sprovvisti di marchio verde, andate il supermercato in cui all’interno di una corsia o di un piccolo negozio a parte sono presenti dei pantaloni o delle pantofole e le comprate, qualcuno potrebbe  aprirvi la busta della spesa e scoprire che voi, criminali, state acquistando qualcosa che non potete acquistare perché non è, secondo lo Stato, un «bene di prima necessità».

 

Mettetevelo bene in testa: non siete più voi cittadini, acquirenti, che decidete cosa è per voi necessario acquistare, ma è lo Stato che decide per voi cosa potete o non potete comprare senza il marchio

Perché, mettetevelo bene in testa, non siete più voi cittadini, acquirenti, che decidete cosa è per voi necessario acquistare, ma è lo Stato che decide per voi cosa potete o non potete comprare senza il marchio. 

 

Ora, con il sorriso interiore che ci permette di tollerare il grado di follia a cui siamo giunti, dobbiamo però anche renderci conto di quanto grave sia la situazione. Non dobbiamo, tutto sommato, smettere di stupirci. Dobbiamo invece mantenere quel senso di disgusto, di disagio, di sconvolgimento dinanzi a questo panorama di pazzia in crescendo. 

 

Epperò con la schiena dritta e mai piegati alla paura. Perché è quella la loro unica arma: la paura, il costrutto di tutta questa pomposa scenografia. 

 

Quella la loro unica arma: la paura, il costrutto di tutta questa pomposa scenografia

Davanti a questo folle scenario dobbiamo quindi trovare gli strumenti per reagire. Vale a dire, anzi, lo strumento: ovvero il rifiuto totale di sottometterci alla logica del «green pass», in tutte le sue funzioni e modalità.

 

Senza voler giudicare i singoli casi o le scelte di ciascuno, in linea generale dobbiamo però arrivare a capire da quale parte vogliamo stare. Se da quella dei finti resistenti, o da quella di chi resiste davvero e vuole scandagliare il sistema rovesciandolo in tutto e per tutto. 

 

Dico questo perché nell’ultimo periodo ho visto troppe persone, troppi amici, arrivare a gioire, a saltare come pazzi per aver ricevuto la notizia di essere positivi al tampone così da ottenere poi, di conseguenza, il green pass da guarigione, scaricandolo ed usufruendone per poter lavorare e per poter tornare ad una «vita normale». 

 

Non vi rendete conto che è proprio accettando quel marchio di cui un giorno si dovrà rendere conto che firmate la vostra condanna ad essere segnati come schiavi

Potete farlo, cari amici, potete gioire e addirittura definirla una «Grazia del Cielo» (ho sentito dire anche questo) ma non abbiate poi il coraggio di dirmi che voi avete resistito, che voi avete combattuto per liberarvi dalle catene di questa realtà distopica che stiamo vivendo qui e ora. 

 

Se pensate davvero che resistere alla vaccinazione vi basti per sapervi liberi per il presente e per il futuro vostro e dei vostri figli, non vi rendete conto che il boccone avvelenato che pensate di aver evitato è persino meno peggio del grande boccone che vi rallegrate di aver ottenuto per proseguire la vostra quotidianità, per essere economicamente tranquilli ancora per un po’.

 

E, invece, non vi rendete conto che è proprio accettando quel marchio di cui un giorno si dovrà rendere conto che firmate la vostra condanna ad essere segnati come schiavi. 

 

Questo sforzo, adesso, questa scelta, questo sacrificio, saranno ciò che germoglierà domani. Dobbiamo essere il «buon seme» che resiste, che non si piega alle logiche e alle pene che stanno comminando contro di noi

Quello, è il nostro vero nemico. Quel QR code è il mezzo per il quale ci controlleranno oggi per dominarci domani, e per regnare su di noi per sempre. 

 

Scaricare soddisfatti green pass da tamponi, perfino gioire per aver contratto il virus è qualcosa di sciocco e puerile per qualcuno che dice di voler resistere al sistema.

 

Riconosciamo il vero avversario e combattiamolo non sottomettendoci al diktat dell’’infamia, anche se costa sacrificio, anche se costa paura. È comprensibile averne, è comprensibile che ora qualcuno mi stia dicendo, leggendomi, «e ma tu la fai facile».

 

In realtà no, non la faccio affatto facile perché questa battaglia l’ho fatta, la sto facendo e non senza pagarne conseguenze di ogni tipo, specie sul piano psico-fisico. Nulla è facile, e meno che mai può sembrarlo ora.

 

Saremo noi, se vorremo, con la nostra solida volontà e con l’aiuto del Cielo, a veder presto rovesciati i potenti dai loro troni mentre Dio innalzerà nuovamente gli umili

Tuttavia questo sforzo, adesso, questa scelta, questo sacrificio, saranno ciò che germoglierà domani. Dobbiamo essere il «buon seme» che resiste, che non si piega alle logiche e alle pene che stanno comminando contro di noi.

 

Con quella paura che comprensibilmente ci attornia adesso, ma con quella fermezza, con quella rettitudine e con quel coraggio che compete ai veri uomini liberi, saremo noi a far tremare chi ci avversa. 

 

Saremo noi, se vorremo, con la nostra solida volontà e con l’aiuto del Cielo, a veder presto rovesciati i potenti dai loro troni mentre Dio innalzerà nuovamente gli umili.  

 

Cristiano Lugli 

 

 

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Famiglia

La pandemia come distruzione della legge naturale

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Riceviamo una lettera da un lettore, che ci racconta l’esperienza sua e della sua famiglia con il COVID.

 

«Mia mamma ha cominciato a star male poco oltre la metà dicembre. Ho comperato i test domestici, di diversa marca. Negativi. Al terzo giorno, vedendo che la situazione peggiorava e che l’andamento della malattia non assomigliava all’influenza, l’ho portata a fare il tampone. Positiva».

 

Il lettore, ci fa sapere, non vive con la madre. Sta in un altro comune con moglie e figli piccoli.

Vogliamo andare più a fondo, e dire quello che rappresenta quindi la pandemia: essa è il più potente attacco mai visto alla legge naturale

 

«Pur sapendo come stanno le cose, abbiamo fatto le cose come credevamo andassero fatte per avere meno problemi possibili. Abbiamo chiamato il medico».

 

Non è stata una decisione priva di conseguenze.

 

«Il medico della mutua non ci ha praticamente mai visti, anche se da mesi ha preso il posto di quello che avevamo prima. Mia mamma lo ha visto una volta mesi fa, ovviamente la prima domanda era se fosse vaccinata, perché se non lo era avrebbe dovuto correre a casa a prenotare immediatamente la dose».

 

Questo dottore, ci dice, non concepiva nemmeno l’idea che le scelte mediche potessero essere discutibili. La cosa, tuttavia, si è estesa ben oltre la questione della salute.

 

«Mi resi conto che fino a quel momento non avevo mai capito veramente cosa significasse l’espressione “tirannia sanitaria”. Vuol dire che i medici hanno il potere. Hanno un potere autocratico, dispotico, che, come la tirannide, come ogni sistema non-democratico, non ammette repliche, non ammette partecipazione, o anche solo interlocuzione»

«Mia madre stava molto male. Stava a letto, incapace di alzarsi, incapace di parlare, perfino di aprire gli occhi. Sembrava gonfia, disperata. Il medico si fece dire al telefono – perché mai gli è saltato in mente di venire a visitare a domicilio – temperatura e ossigenazione. Non prescrisse nulla, subito. Però ad un certo punto chiese a mia madre chi c’era in stanza con lei. Lei, raccogliendo le forze, rispose con sincerità: c’è mio figlio che mi aiuta».

 

«Bene – disse il medico – da questo momento è in quarantena anche lui. Deve isolarsi. Non dovete vedervi per nessuna ragione. Se lui le prepara da mangiare, deve lasciarle il cibo fuori dalla porta della camera, lo stesso con i farmaci. Dovete vivere in stanze differenti. Non dovete avere contatti. Non dovete vedervi».

 

Il dottore si era fatto dare il nome e il cognome del lettore, presumibilmente segnandolo poi segnandolo poi su un database.

 

«La prima sensazione, messa giù la telefonata, è stata di rabbia: ma come è possibile? Non mi ha nemmeno parlato. Cosa ne sapeva lui se, pur in casa con lei, ero stato in contatto con mia madre? Come poteva prendere una simile decisione senza sapere chi ero, cosa facevo? Come poteva cancellare con un click giorni e giorni di lavoro che avevo davanti? Come poteva mettermi, di fatto, agli arresti domiciliari? Come poteva privarmi della libertà? Con quali poteri? Con quale diritto? E i miei diritti?»

 

«Poi arrivò l’amarezza. Dieci giorni di quarantena significavano la cancellazione delle feste. Non avrei fatto il Natale come i miei figli. Non sarei stato con loro nemmeno a Santo Stefano, forse nemmeno a capodanno. Nel cuore cominciai a sentire un peso tremendo. Avrei passato il periodo più santo e più intimo dell’anno lontano dalla mia famiglia, per la decisione di un medico».

 

«Quando sono tornato a casa, ho trovato la cosa tremenda che mi aspettavo: i miei figli erano cresciuti. Nel mese in cui sono stato consegnato agli arresti domiciliari pandemici erano ovviamente diventati più grandi, con il ritmo con cui lo fanno i bambini piccoli: vertiginoso. Ho provato ancora rabbia, e vergogna. Come è possibile che ci si possa infliggere una cosa così?»

«Poi ancora, subentrò la razionalità: pensai, questo medico, che non mi ha mai visto, che non mi ha mai parlato, mi ha chiuso in casa con una persona positiva. Dal suo punto di vista, potrebbe avermi condannato a prendere il virus. Anche se ha deciso perfino in quale stanza della casa devo stare, la sua decisione, presa con automatica leggerezza, potrebbe aver sortito l’effetto opposto di quello desiderato: il contagio. Forse mi sbaglio, ma non perché egli desiderasse che mi contagiassi: sbaglio perché immagino che gli importi qualcosa di me, che possa dare la precedenza al suo paziente invece che alle “linee guida” emanate dal ministero».

 

Di fatto, ci racconta il lettore, il virus ha colpito anche lui. I giorni senza famiglia sono diventati praticamente 20. È «uscito» con tampone negativo dopo la Befana: un’altra festa fatta senza i figli.

 

«Quando sono tornato a casa, ho trovato la cosa tremenda che mi aspettavo: i miei figli erano cresciuti. Nel mese in cui sono stato consegnato agli arresti domiciliari pandemici erano ovviamente diventati più grandi, con il ritmo con cui lo fanno i bambini piccoli: vertiginoso. Ho provato ancora rabbia, e vergogna. Come è possibile che ci si possa infliggere una cosa così?»

 

La madre, ci racconta, fortunatamente, grazie alle cure giuste, è uscita prima di lui dalla malattia.

 

«Il giorno del suo tampone negativo chiamai  il medico della mutua per dirle che era guarita. Se voleva, dissi, gliela avrei passato. Lui urlò: no! Dovete stare in stanze separate! Io non capivo, mia madre era guarita, aveva quindi gli anticorpi, certamente dello stesso virus che avevo, in forma sempre più calante, io. Eppure, dava ancora ordini, ancora aveva il potere di dirci come vivere, addirittura in quale stanza stare. È pazzesco».

 

«Mi resi conto che fino a quel momento non avevo mai capito veramente cosa significasse l’espressione “tirannia sanitaria”. Vuol dire che i medici hanno il potere. Hanno un potere autocratico, dispotico, che, come la tirannide, come ogni sistema non-democratico, non ammette repliche, non ammette partecipazione, o anche solo interlocuzione: il medico ci chiamava sempre da un «numero sconosciuto», così che non avessimo modo di telefonargli. Ci aveva detto che se proprio volevano parlargli, dovevamo chiamare negli orari dell’ambulatorio, che sono qualche mattina e qualche pomeriggio della settimana, no festivi e no prefestivi».

 

«No, l’espressione “dittatura sanitaria” la usano un po’ tutti, un po’ ovunque, ma non so quanti l’abbiano capita: in questo momento un medico può davvero privarti la libertà, senza processo, senza guardarti in faccia, senza che tu abbia nemmeno il diritto di replicare»

«No, l’espressione “dittatura sanitaria” la usano un po’ tutti, un po’ ovunque, ma non so quanti l’abbiano capita: in questo momento un medico può davvero privarti la libertà, senza processo, senza guardarti in faccia, senza che tu abbia nemmeno il diritto di replicare. La tirannia medica è qualcosa di reale, che investe le nostre vite nel concreto. Qualcosa che ha distrutto il mio Natale. Qualcosa che ha fatto crescere i miei figli lontano da me».

 

«Tuttavia, ora che stiamo tutti meglio, mi pongo questa domanda, che mi ha spinto a scrivervi: se non avessi curato io mia madre, con il mio corpo e la mia presenza, disobbedendo ovviamente al protocollo tachipirina e vigile attesa, chi lo avrebbe fatto? Quando non riusciva ad alzarsi, chi l’avrebbe portata in bagno? Quando non riusciva nemmeno a respirare, chi avrebbe  fatto da mangiare? Quando non riusciva nemmeno a parlare, chi l’avrebbe imboccata? Quando non riusciva nemmeno a rimanere sveglia, le avrebbe fatto le punture di eparina? Quando non sapeva nemmeno tenere in mano la cornetta del telefono, chi avrebbe organizzato le cure? Chi le avrebbe misurato la febbre? Chi le avrebbe infilato sul dito il saturimetro?  Chi le sarebbe stato vicino in quello che potenzialmente era il momento più fatale della sua vita?»

 

«La risposta è: suo figlio. Il parente più stretto che le è rimasto, carne della sua carne. Io non ho nemmeno dovuto pensarci, ed è stato tremendo capire che per molte persone non è così: mia mamma ha il coronavirus, io sto con lei a curarla fino alla fine, ma scherziamo, quali alternative ho? Per questo penso ogni giorno agli ordini del medico ministeriale: come poteva ordinarmi di stare lontano da mia madre? Come poteva impedirmi di curarla? Come poteva impedire l’amore filiale?».

Nel diritto positivo pandemico, e nei suoi servi sentimentali, noterete come non ci via più uno straccio di umanità. La trattoria appende un cartello che sa di nazismo. I chirurghi lasciano i malati senza cure. Il reparto cure palliative non consente a chi muore di farlo stringendo la mano alla prole

 

La lunga lettera di questo lettore apre una questione immensa.

 

Di fatto, le domande che si pone se le stanno facendo a tutte le latitudini, L’altro giorno la giornalista della testata americana The Hill, la bella Kim Iversen, ha confessato in diretta che era in quarantena a curare un parente. Si è sentita come tantissimi: abbandonata. Nemmeno in USA ci sono linee guida su farmaci e terapie, e anche laggiù la raccomandazione – anche per chi ha già avuto il COVID – è di stare lontani dai contagiati, quindi i famigliari devono stare in stanze diverse. La Iversen schiuma di rabbia, e comincia a parlare di «crimine contro l’umanità» di Fauci e compagni.

 

Il termine «crimine contro l’umanità» è piuttosto adatto: perché quello che vediamo trasformata qui è l’umanità stessa delle persone, l’essenza dell’essere umani. È disumano che un figlio non possa, a costo della sua salute, curare la madre. È disumana la separazione introdotta da persone – madri e figli, padri e figli, mariti e mogli, fratelli e sorelle – che esistono per servirsi a vicenda, per sacrificarsi l’uno per l’altro.

 

L’umanità, la maternità, la paternità, l’essere figli, è deformata, è divenuta irriconoscibile – per legge.

E invece, come scritto in un articolo di qualche giorno fa, abbiamo madri che, per paura del contagio, richiudono i figli nel capanno degli attrezzi o nel bagagliaio dell’auto: stanno seguendo anche loro, come i medici, le «linee guida». E non è uno scherzo: la signora texana che aveva chiuso il figlio positivo nel vano posteriore è stata infatti prosciolta dal giudice.

 

L’umanità, la maternità, la paternità, l’essere figli, è deformata, è divenuta irriconoscibile – per legge.

 

Vogliamo andare più a fondo, e dire quello che rappresenta quindi la pandemia: essa è il più potente attacco mai visto alla legge naturale.

 

L’idea per cui nella natura, e nel cuore degli uomini, siano scritte le leggi morali dell’universo è stata devastata dal potere pandemico. Ciò che è giusto non è più ciò che sembra sensato, ciò che ci è stato tramandato come giusto, naturalmente giusto: ciò che giusto è ciò che decide il CTS

L’idea per cui nella natura, e nel cuore degli uomini, siano scritte le leggi morali dell’universo è stata devastata dal potere pandemico. Ciò che è giusto non è più ciò che sembra sensato, ciò che ci è stato tramandato come giusto, naturalmente giusto: ciò che giusto è ciò che decide il CTS.

 

Il diritto naturale viene spazzato via dal diritto positivo pandemico, che è una sorta di «diritto sentimentale»: facciamo così perché è giusto fare così, perché la pandemia è così, ci sentiamo di fare così, e non ci importa delle leggi.

 

Così, senza badare a Costituzioni e leggi – nemmeno quelle illiberali ed anticostituzionali sfornate ogni settimana dal governo pandemico, ognuno agisce secondo il «sentimento pandemico»: il ristorante piazza fuori il cartello «Ingresso riservato ai soli vaccinati», l’ospedale rifiuta di operare i non vaccinati, l’hospice pretende che chi vuole andare a dire addio al genitore morente debba essere tassativamente vaccinato con tre dosi.

 

Nel diritto positivo pandemico, e nei suoi servi sentimentali, noterete come non ci via più uno straccio di umanità. La trattoria appende un cartello che sa di nazismo. I chirurghi lasciano i malati senza cure. Il reparto cure palliative non consente a chi muore di farlo stringendo la mano alla prole.

 

È crudele, è spietato, è incredibile. È immotivato, viene da dire. È impensabile. Come si può essere arrivati a tanta violenza? Antigone è morta e sepolta. Creonte, con la FFP2, regna incontrastato – su pile di cadaveri e masse di emarginati sempre più disperati.

 

Distruggere la famiglia è sempre stato il desiderio delle forze oscure. Perché senza famiglia  c’è perdizione, e disperazione – quante persone sole lo sanno. Senza famiglia, soprattutto, non c’è riproduzione umana – non c’è continuazione sulla terra dell’Imago Dei.

La legge naturale è infranta. E quindi, non stupiamoci se viene meno la famiglia, uno dei veri obbiettivi di questa guerra.

 

La famiglia è così connessa alla legge naturale che la principale religione mondiale – e con essa tantissime altre religioni minori – basa la divinità su di essa. Da una famiglia procede il sacro. Millenni di tentativi, ma nessuno, nonostante tutto, era riuscito a scalfire la forma primaria di associazione umana.

 

Il potere pandemico, invece, ci è riuscito. L’integrità famigliare è stata disintegrata: dalle leggi australiane per togliere i bambini ai genitori che non seguono le linee guida sanitarie del governo ai recenti  sondaggi USA dove «il 29% degli elettori democratici sosterrebbe la rimozione temporanea della custodia dei figli da parte dei genitori se i genitori si rifiutano di fare il vaccino contro il COVID-19», è chiarissimo che tra il COVID e la famiglia, per lo Stato, e per lo strato di volonterosi carnefici che lo sostengono, il COVID vincerà sempre.

 

Distruggere la famiglia è sempre stato il desiderio delle forze oscure. Perché senza famiglia  c’è perdizione, e disperazione – quante persone sole lo sanno. Senza famiglia, soprattutto, non c’è riproduzione umana – non c’è continuazione sulla terra dell’Imago Dei.

 

Senza famiglia, i (pochi) bambini sono in balia di qualsiasi cosa: senza un padre, senza una madre a proteggerli, possono essere vittima di qualsiasi predatore.

 

La famiglia è stata abolita dal virus e dalle sue leggi. Non è un’iperbole: è la realtà delle storie che ci raccontano ogni giorno, delle storie che stanno avvenendo in tutto il mondo in questo stesso momento

Senza famiglia, ciascuno diventa manipolabile: perché alla famiglia si sostituisce, come volevano fare Sparta e l’Unione Sovietica (entrambe, fallendo) un’altra istituzione, il Partito, l’Esercito, l’azienda, la squadra di calcio, la marca del telefonino, qualsiasi cosa pur di dare all’uomo un senso di appartenenza.

 

Senza famiglia, la civiltà collassa. Alla catastrofe di Roma antica, degradata da decadenza libertina e invasa dai barbari, sopravvisse solo quella società di uomini che onoravano il senso della famiglia: i cristiani.

 

Quindi, se siete di quelli che pensavano che il matrimonio gay fosse il definitivo attacco al concetto di famiglia, se pensavate che il gender e l’aborto fossero bombe atomiche in grado di provocare una mutazione antropologica disperante, ripetendo il mantra «ma-dove-andremo-a-finire» strappandovi i capelli cattolici rimastivi, beh, non avevate visto niente, avevate capito ancora meno.

 

La famiglia è stata abolita dal virus e dalle sue leggi. Non è un’iperbole: è la realtà delle storie che ci raccontano ogni giorno, delle storie che stanno avvenendo in tutto il mondo in questo stesso momento.

 

Madri separate dai figli. Quante sono morte perché i figli hanno obbedito al tiranno, e le hanno chiuse in stanza, o lasciate in un’altra casa?

 

Quanti anziani hanno visto la loro malattia accelerata fino alla morte, oltre che da questo virus che aderisce così bene alle cellule umane, anche dal crepacuore?

 

La legge naturale è stata distrutta dal COVID: e sappiamo bene cosa stanno mettendo al suo posto – la Cultura della Morte. Cioè la legge della degradazione dell’essere umano, dell’annichilimento della sua dignità

Quante famiglie sono ferite, spazzate via? Il pensiero non può che andare a Bergamo 2020, dove, ci è stato detto, tanti morti sono stati cremati per direttissima. Persone che vengono bruciate, disintegrate, rese cenere, senza che i loro famigliari possano dire qualcosa. Senza, soprattutto, che abbiano potuto stringere quelle mani prima che si spegnessero – e venissero date alle fiamme.

 

La legge naturale è, secondo il pensiero giusnaturalista, quella che ci è stata consegnata da Dio stesso. È ovvio che chi odia Dio, odia il creato – e odia la famiglia, che vuole mettere al rogo.

 

La legge naturale è stata distrutta dal COVID: e sappiamo bene cosa stanno mettendo al suo posto – la Cultura della Morte. Cioè la legge della degradazione dell’essere umano, dell’annichilimento della sua dignità.

 

La legge per cui l’uomo va umiliato e ucciso, preferibilmente in grandi numeri, la legge per cui l’uomo va privato della sua umanità.

 

Questa è la battaglia primaria da fare: quella contro la Necrocultura. Perché, se perderemo, dovremo dire addio non solo alla libertà. Dovremo dire addio ai nostri figli. Dovremo dire addio ai nostri genitori. Dovremo dire addio all’amore e al sacrificio, al collante fondamentale delle comunità umane.

Questa è la battaglia primaria da fare: quella contro la Necrocultura.

 

Perché, se perderemo, dovremo dire addio non solo alla libertà. Dovremo dire addio ai nostri figli. Dovremo dire addio ai nostri genitori. Dovremo dire addio all’amore e al sacrificio, al collante fondamentale delle comunità umane.

 

Dovremo dire addio all’umanità.

 

Perché la pandemia questo è: la distruzione delle cose umane, la disumanizzazione dell’universo.

 

La distruzione della legge naturale.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pensiero

FSSPX e vaccini: non schierandosi ci hanno detto (finalmente!) da che parte sta il vertice

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Recentemente — precisamente l’11 dicembre scorso — don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, è intervenuto all’Angelus Press Conference for Catholic Tradition, tenutosi a Kansas City, nello Stato del Missouri.

 

Il titolo dell’intervento del superiore della FFSPX, dedicato al tema della vaccinazione COVID-19,era «La Missione della Fraternità San Pio X».

 

Il primo estratto di questo intervento fatto notare in Italia dal sito di Gloria.tv., riportava però solo quattro minuti del discorso di don Pagliarani. 

 

La versione integrale dell’intervento, invece, è stata pubblicata dal canale YouTube in  inglese della San Pio X lo scorso 5 gennaio. 

 

 

 

Possiamo dunque dire, a rigor di logica, che non vi siano più dubbi: attraverso questo intervento, il Superiore della FSSPX pare esprimersi ufficialmente a nome di tutta la Fraternità stessa, e non più attraverso singoli sacerdoti o distretti quali, pur avendo già parlato di questo tema ricoprendo cariche importanti, potevano lasciare il velato dubbio che non rappresentassero il pensiero ufficiale e generale della Fraternità. 

 

Renovatio 21, avendo risposto a quasi tutti i passati pronunciamenti dei singoli sacerdoti e distretti della San Pio X, ad onor del vero anche con voci discordanti provenienti da sacerdoti della Fraternità stessa, sulla scorta di tutto quello che è già stato detto, chiarito e criticato nel commento ai singoli passaggi degli anzidetti pronunciamenti, non può fare a meno di soffermarsi un’ultima volta su quello che, finalmente, potremmo definire il pronunciamento finale. 

 

In realtà, basterebbe andarsi a leggere i commenti che i fedeli anglofoni (e non solo) hanno lasciato sotto al video di don Davide pubblicato, appunto, dal distretto inglese: in essi si respira tutto lo sgomento e lo scandalo arrecato ai fedeli, increduli dinanzi ad un discorso che pci appare privo di ogni dimensione verticale, privo di ogni considerazione morale la quale, per un cattolico — e a maggior ragione per un sacerdote che dovrebbe tutelare della salute delle anime —, dovrebbe valere come argomentazione primaria per orientare le proprie azioni verso un cammino di perfezione che porti a quella santità che ci viene chiesta da Dio stesso: «Sancti estote, quia ego sanctus sum Dominus Deus vester» (Lv. 19, 2).

 

«Padre Pagliarani — recita una dei tantissimi commenti al video — è una questione morale! Non solo una questione medico/politica!! La FSSPX dovrebbe dare risposte morali/etiche alla fede cattolica e opporsi a ciò che va contro la legge di Dio»

«Padre Pagliarani — recita una dei tantissimi commenti al video — è una questione morale! Non solo una questione medico/politica!! La FSSPX dovrebbe dare risposte morali/etiche alla fede cattolica e opporsi a ciò che va contro la legge di Dio».

 

La commentatrice si riferisce, ovviamente, alla questione morale legata alla produzione dei vaccini COVID-19 testati e sperimentati ricorrendo all’utilizzo di linee cellulari di feti abortiti, precisamente a HEK-293 (Human Embryonic Kidney, linea embrionale risalente al 1973 e dove «293» sta a «293» esperimento utile al raggiungimento della linea cellulare funzionale e completa, raggiungimento per il quale, è fuori da ogni dubbio, sono sicuramente stati utilizzate moltitudini di feti abortiti e squartati volontariamente).

 

La cosa che stupisce particolarmente, è che questo argomento morale, avente a che fare con il crimine dell’aborto, non viene giammai trattato dal Superiore italiano durante il suo discorso, ma esce solo quando, al termine di esso, nella parte dedicata alle domande, viene lui posto il quesito specifico. Quesito al quale — chiunque potrà poi udire con le proprie orecchie — non viene data una vera e propria risposta, se non un sommario invito alla prudenza nel giudizio, facendo di fatto riferimento ai singoli casi — ma da quando la morale cattolica può essere riferita esclusivamente al singolo caso senza avere una traccia che indichi la liceità o meno di una determinata azione o, in questo specifico caso, cooperazione? 

 

Don Pagliarani poi, a proposito della questione legata ai vaccini testati attraverso l’utilizzo di linee cellulari di feti abortiti che viene spolverata giusto nel finale, offre alcuni esempi che ci lasciano ancor più spiazzanti.

 

Uno di essi si riferisce alla possibilità di ricevere un trapianto di cornea proveniente da un uomo che è stato ucciso. È lecito o non è lecito? Don Pagliarani risponde che sì, è lecito.

 

A nostro avviso, invece, no: non è lecito, poiché ciò che è stato contaminato dall’omicidio non può lasciarci tranquilli moralmente ed eticamente, nemmeno se ciò non rappresentasse una cooperazione diretta con quella cattiva azione — oltre al fatto che trapiantare qualcosa facente parte del corpo di qualcun altro potrebbe non essere essere cosa gradita a Dio, che ordina tutto per un preciso motivo.

 

Il secondo esempio si riferisce ad uno Stato che, con i soldi altresì provenienti dalle tasse di un cattolico, costruisce successivamente una moschea. In questo caso, addirittura, il riferimento è ad una azione che: 1. non abbiamo la certezza che avvenga nello specifico con i nostri soldi; 2. è comunque un’azione che viene dopo, successiva, e per la quale non può esistere alcun grado di responsabilità poiché la precisa azione cattiva dello Stato non era dato conoscerla.

 

Il terzo esempio si riferisce alla possibilità o meno di mangiare carne di un animale che è stato offerto in sacrificio agli dèi pagani. Anche in questo caso, il reverendo risponde che sì, è lecito mangiarla. A nostro parere invece, oltre al fatto che risulta essere una possibilità e quindi un esempio quantomeno anacronistico se riferito ai giorni nostri, anche in questo caso, diciamo fermamente che no: se la cosa è risaputa, non è lecito mangiare di quella carne, che potrà peraltro essere facilmente sostituita da altra carne non sacrificata agli dèi o da altri alimenti non contaminati da un’azione cattiva. 

 

Tutto questo senza dimenticare che fino a quando qualcosa non è imposto con la forza, privandoci dunque della nostra libertà e della nostra responsabilità, nulla è obbligatorio e per tutto vi è una scelta, anche se essa, a maggior gloria di Dio, dovesse costarci la vita — e la vita dell’umile contadino austriaco Franz Jägerstätter, primo obiettore della storia militare, potrebbe fungere da esempio per tutti noi e per tanti sacerdoti del tempo presente. 

 

Non partire dal presupposto morale che alimenta e nutre la barbarie di questo vero e proprio cannibalismo biologico, o trattarlo con sufficienza, basterebbe già come elemento necessario per capire che qualsiasi discorso risulta inutile

Non partire dal presupposto morale che alimenta e nutre la barbarie di questo vero e proprio cannibalismo biologico, o trattarlo con sufficienza, basterebbe già come elemento necessario per capire che qualsiasi discorso risulta inutile, specie se la suddetta superficialità proviene dagli ambiti teoricamente più fedeli alla tradizione e, quindi — sempre teoricamente — alla morale cattolica. 

 

«Mons. Lefebvre si è espresso contro i mali minori ma lei non sta predicando contro i mali più gravi!» scrive ancora una fedele nella parte dedicata ai commenti del video della conferenza di don Pagliarani.

 

Tornando proprio alla conferenza del Superiore Generale della Fraternità San Pio X, e tralasciando la parte dedicata alle domande nella quale come già detto è stata solo sfiorato il tema morale della questione, si può facilmente intuire come di fatto il Superiore FSSPX incentri il discorso tutto sulla volontà di non prendere una precisa posizione su questo dibattito legato ai vaccini e a ciò che fa da contorno ad essi.

 

Tutti più o meno — a favore o contrari al vaccino — vengono messi sullo stesso piano motivando che tutte e due le controparti alla fine lottano per due obiettivi finali diversi, ma attraverso gli stessi presupposti e modalità che portano ai differenti scopi: la libertà individuale, i diritti umani in senso moderno  e l’autodeterminazione. 

 

Ciò che anche qui rimane inspiegabile, è come la FSSPX non riesca a capire che chi sta lottando contro questo sistema è invece totalmente disposto a rinunciare ad ogni tipo di libertà sociale e personale come intesa oggi, a costo di mantenere la propria dignità.

 

Padri e madri di famiglia, nonni e nonne, universitari, docenti, sanitari, lavoratori, gente comune e sicuramente di eterogenea estrazione (ma d’altronde, come si potrebbe mai pretendere o stupirsi che una cosa di portata mondiale non coinvolga l’eterogeneità dei diversi soggetti coinvolti? Come non rammentare di quando la Fraternità Sacerdotale San Pio X marciava contro l’aborto alla Marcia per la Vita di Roma insieme a mussulmani, buddisti, ebrei e cattolici delle più varie estrazioni moderniste?) che si sta opponendo all’imposizione di un marchio — quello del vaccino ma ancor più quello del green pass — privandosi di ogni finta «libertà» sociale individuale per difendere la vera Libertà, ovvero quella che appartiene ai figli di Dio e che viene dalla Verità. 

 

Ciò che anche qui rimane inspiegabile, è come la FSSPX non riesca a capire che chi sta lottando contro questo sistema è invece totalmente disposto a rinunciare ad ogni tipo di libertà sociale e personale come intesa oggi, a costo di mantenere la propria dignità

E come si può supporre che la Verità non sia dalla parte di coloro che si sporcano le mani resistendo a ciò che ci è inflitto nell’ora presente?

 

Ebbene, ai sacerdoti della Fraternità e a tutti coloro i quali pensano che la propria missione sia quella di non schierarsi né da una parte né dall’altra, basterebbe guardare ad un fatto teologico tanto evidente quanto semplice da capire: da circa un anno e mezzo siamo davanti ad uno dei più grandi peccati di idolatria che la storia recente abbia mai conosciuto.

 

Dio, il concetto di Salvezza e di salute sia in senso corporale che in senso spirituale, sono stati cancellati ovunque per lasciare spazio alla «nuova religione sanitaria» a cui tutti devono essere sottomessi per adorare il novello «salvatore»: il dio Vaccino che, non a caso, fu presentato in Italia proprio, osannato e paragonato anche in tante chiese al Bambino Gesù che viene a salvare il mondo. 

 

Dio, il concetto di Salvezza e di salute sia in senso corporale che in senso spirituale, sono stati cancellati ovunque per lasciare spazio alla «nuova religione sanitaria» a cui tutti devono essere sottomessi per adorare il novello «salvatore»: il dio Vaccino che, non a caso, fu presentato in Italia proprio, osannato e paragonato anche in tante chiese al Bambino Gesù che viene a salvare il mondo

Bene fa don Davide Pagliarani, durante il suo discorso in Missouri, a dire che da due anni non si parla di altro se non di COVID-19 e di vaccini, ma proprio a motivo di questo risulta inspiegabile come non riesca a vedere in questo il peccato di idolatria che getta grave scandalo sulle genti, sempre più dimentiche delle cose di Dio.

 

Chi poi, schierandosi contro tutto questo, ne parla e continua a parlarne, bisogna tenere presente che è costretto a trattarne a motivo di ciò che la sua resistenza gli costa a livello sociale, umano, professionale, economico e financo familiare. 

 

Deve difendersi da tutto questo, e quindi deve per forza parlarne organizzando la sua resistenza, anche a favore della collettività da una parte oppressa e da una parte totalmente obnubilata. Costui non può però essere paragonato a chi, in nome di — quelle sì — false libertà, con già tre dosi di vaccino in corpo e tutti i marchi verdi di questo mondo, continua a schiumare dalla bocca rabbia, odio, paure, follia. 

 

Il peccato di idolatria è fra i peccati più gravi insieme a quello dello scandalo che si arreca ai piccoli laddove un prodotto ed un’azione collegata al tremendo crimine dell’aborto diventa, appunto, di coinvolgimento pubblico mondiale. 

 

Ma a nessuno a quanto pare sembrerebbe importare nulla. 

 

Così come quasi nessuno, all’interno della Fraternità San Pio X — fatta eccezione di non pochi sacerdoti che si rendono conto, capiscono, ci danno ragione ma dovrebbero oramai schierarsi al di là di ciò che dicono le loro gerarchie — sembra aver capito che non è il vaccino che è nato per far fronte al COVID, quanto piuttosto il COVID che è nato per idolatrare mondialmente il vaccino — il «dio Vaccino».

 

Non prendere posizione in questo preciso momento storico equivale, invece, a prenderla

In conclusione: non prendere posizione in questo preciso momento storico equivale, invece, a prenderla.

 

Cercare di stare sopra le righe, facendo quelli superiori che stanno fra i «terzi» senza sporcarsi le mani come fanno i puristi, è ciò che di più sbagliato si possa compiere oggi, mentre i piccoli resistono soffrendo e pagando le sofferenze di un sistema ingiusto ed evidentemente contrario ad ogni Legge di Dio. 

 

«Scrivo con le mani legate, ma preferisco questa condizione al sapere incatenata la mia volontà. Non sono il carcere, le catene e nemmeno una condanna che possono far perdere la fede a qualcuno o privarlo della libertà. Perché Dio avrebbe dato a ciascuno di noi la ragione ed il libero arbitrio se bastava soltanto ubbidire ciecamente? O, ancora, se ciò che dicono alcuni è vero, e cioè che non tocca a Pietro e Paolo affermare se la guerra è giusta o ingiusta, che importa saper distinguere tra il bene ed il male?».

 

Queste parole sono state scritte da Franz Jägerstätter nel 1943, durante la sua prigionia che poi si trasformò in martirio. 

 

Nei suoi Esercizi spirituali, Sant’Ignazio di Loyola offre una delle meditazioni più importanti: quella detta dei «Due stendardi», che riassume la lotta nella storia fra Cristo e Satana, fra il Bene ed il Male, richiamando l’uomo all’ineludibile combattimento spirituale ed alla scelta fra lo stendardo di Cristo, «sommo capitano e Signore Nostro», e quello di Lucifero, «mortale nemico della natura umana», uno contro l’altro in un enorme campo di battaglia. 

 

Oggi più che mai è necessario schierarsi, capire da quale parte stare senza fingere di non sapere da quale parte debbono stare i figli di Dio, e da quale parte rischiano di incanalarsi tutti coloro i quali, idolatrando tutto ciò che vuole sostituirsi a Dio, finiscono per rendersi schiavi delle élite globaliste, dei voleri della massoneria e di tutti i poteri anticristiani aventi come unico e finale obiettivo la distruzione dell’essere umano in ogni sua forma — sociale, umana, etica, biologica e, soprattutto, spirituale in qualità di essere creato ad immagine e somiglianza di Dio stesso. 

 

Franz Jägerstätter decise da quale parte stare dall’inizio alla fine della sua obiezione di coscienza, pagata con il sacrificio della vita in odio alla sua Fede. Decise di non cooperare in alcun modo — né diretto né remotamente indiretto — con il Terzo Reich, che l’umile terziario francescano austriaco riteneva un male assoluto in quanto ingiusto, anticristiano e pagano. 

 

Tutti — a parte la sua amata moglie e il suo parroco, ma solo alla fine — sacerdoti e vescovi compresi, gli dissero che sarebbe bastata una sua adesione esterna ad arruolarsi anche senza combattere, solamente indossando la divisa e senza andare al fronte, continuando a rifiutare e a condannare comunque l’origine, la natura e la missione della Germania nazionalsocialista. 

 

«D’altronde è soltanto un “sì” esterno, caro Franz, che potrebbe salvare la tua vita risparmiando sofferenze e indigenze alla tua famiglia. Non è una cooperazione diretta a questo male» gli dicevano. 

 

Il contadino austriaco, conscio della salita alla santità alla quale tutti, nessuno escluso, siamo chiamati, mirò a quella perfezione che piace e che vuole Dio da noi. 

 

«Poiché nessuno può garantirmi che nell’esercito non metterei in pericolo la mia anima, non posso cambiare la mia decisione, che Lei già conosce…», scrisse al suo parroco uno degli ultimi giorni della sua vita terrena. 

 

A noi la scelta: se vivere come farisei che ogni volta si chiedono cosa sia lecito o meno fare quando si ha a che fare con qualcosa che si è servito di un Male per giungere all’obiettivo finale o se, come Franz, seguendo la retta coscienza volta a Dio, decidere di rimanere fermi e intransigenti quando non esserlo vorrebbe dire ledere Verità, Giustizia e Carità. 

 

 

Cristiano Lugli 

 

 

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