Pensiero
Macron e il coca-gate, le fake news e le smentite (cioè: notizie date due volte)
Chiariamo subito che crediamo che quella non era cocaina, ma un semplice fazzoletto, probabilmente pieno di muco presidenziale: Macron non nasconde una bustina di polvere bianca, ma il frutto cartaceo di un raffreddore che ha colpito il suo naso, peraltro importante.
Stesso dicasi per il presunto «cucchiaino» di Merz, che ci sembra persona lontana anni luce dal vizio di narice; anzi, visto l’entusiasmo che irradia (primo cancelliere subito trombato al Bundestaggo!) ci sarebbe da sperare che usasse eccitanti di sorta.
È un fake – uno shallow-fake, direbbero (cioè un fake audivisivo senza la tecnologia machine learning dei deep fake), o forse neanche quello. Qualcuno ha dato un’interpretazione, che in rete ha attecchito. Poi è passato Alex Jones. Boom. Ecco il coca-gate.
DEVELOPING SCANDAL: Macron, Starmer, and Merz caught on video on their return from Kiev. A bag of white powder on the table. Macron quickly pockets it, Merz hides the spoon. No explanation given. Zelensky, known cocaine enthusiast, had just hosted them. All three of the “leaders”… pic.twitter.com/M2h5Fhzo5h
— Alex Jones (@RealAlexJones) May 11, 2025
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Non è possibile che il gruppetto sia stato colto di sorpresa in questo modo. Rifletteteci: quell’inquadratura quante volte l’avete vista? È praticamente un set fisso della guerra ucraina: il treno dove i leader europei si trovano, con spirito da Interrail post maturità, per andare a Kiev. (ecco, forse là invece…)
Avete visto, su quel treno, Draghi e Scholz, e tutti quanti, è il vagone-teatrino della farsa euro-NATO-ucraina. Nulla, su quel trenino, è lasciato al caso. Quindi no, non crediamo alle pippate ferroviarie transnazionali del presidente francese.
E non importa se impazzano le video compilation del Macron che porta la mano al naso.
Élysée Palace:
“France’s enemies are spreading dangerous misinformation about President Macron’s alleged cocaine use.”Emmanuel Macron: pic.twitter.com/X7XTKyTehl
— Dr. Simon Goddek (@goddeketal) May 12, 2025
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Si tratta di sussurri della rete complottista che in genere spariscono dans l’espace d’un matin. O almeno, pensavamo andasse così, fino a quando, molto drammaticamente, è arrivata la smentita ufficiale dell’Eliseo.
«Quando l’unità europea dà fastidio, la disinformazione arriva fino al punto da far passare un semplice fazzoletto per della droga, false informazioni diffuse dai nemici della Francia, siate vigili contro le manipolazioni» dice la nota diramata dal vertice francese.
Ora, c’è un vecchio detto nel mondo delle pubbliche relazioni: una smentita è una notizia data due volte. E ciò non va bene, soprattutto se la notizia è falsa. E si vuole far sapere che è falsa.
La verità è che non è la prima smentita che parte dal presidente Macron, un personaggio che, di anno in anno, rivela un lato sempre più bizzarro, oscuro.
Su Renovatio 21 siamo tra i pochi a ricordarsi quanto accadde alle elezioni presidenziali 2017.
Nel 2017, a pochi giorni dal ballottaggio presidenziale tra Macron e Marine Le Pen, la campagna di Macron avrebbe subito un attacco da parte di hacker – subito definiti «russi» – che portò alla luce anche dettagli scabrosi.
Tra le 20 mila email dei cosiddetti MacronLeaks, sarebbe contenuto un episodio che «coinvolgerebbe un deputato francese che avrebbe dato indicazioni al suo assistente di comprare della droga in bitcoin» scrisse all’epoca l’agenzia AGI. «La transazione e la consegna sembra siano poi avvenute, ma potrebbe essere una goccia del mare di manipolazioni che quei documenti potrebbero contenere». Secondo quanto trapelato, il deputato si sarebbe fatto arrivare la droga al suo ufficio parlamentare. La veridicità del documento è stata messa in discussione.
All’epoca, tuttavia, assistemmo ad uno spettacolo impressionante: il sistema aveva di fatto recepito quanto accaduto l’anno prima, durante la campagna presidenziale americana 2016 (Trump vs. Hillary), con i leak che devastarono il Partito Democratico USA e la campagna Clinton: ecco che i giornali di tutto il mondo praticamente tacitarono lo scandalo e additarono subito le email come propaganda russa: insomma, ma quale droga, hastatoPutin.
Ancora oggi, il lettore può verificare da sé, è difficile trovare in rete materiale sull’argomento, anche se i giornali all’epoca ne parlarono molto, ma per poco tempo, e soprattutto senza voler approfondire nulla, perché tanto la spiegazione era: «hacker russi».
La storia non riemerse nel mainstream nemmeno quando nel 2023 un senatore di area macroniana del partito Horizons fu arrestato con l’accusa di aver drogato una deputata. Non era nemmeno primo deputato macronista salito agli altari della cronaca per questioni di droga. Nel gennaio 2023, il sito francese Mediapart aveva rivelato che il deputato del partito di Macron Renaissance (ex En Marche) Emmanuel Pellerin avrebbe fatto uso di cocaina prima e dopo la sua elezione all’Assemblea nazionale. Il Pellerin si era giustificato parlando di «difficoltà personali e familiari». Il partito di Macron disse di voler proporre l’immediata esclusione del deputato, che si ritirò dal suo gruppo parlamentare e dal partito, per poi tornare nel luglio 2023, dopo l’archiviazione del suo caso.
All’epoca del mancato scandalo, nel 2017, circolavano comunque sui giornali le storie sulla presunta omosessualità del presidente, con alcuni che mormoravano riguardo ad un gruppetto di amici dediti a certo tipico débauche. Erano sparate, accuse, illazioni. O forse no: era materia di Stato, e forse non solo per Parigi.
Chi scrive ricorda a ridosso di quei fatti un corso di aggiornamento dell’Ordine dei giornalisti (obbligatorio se si vuole mantenere il tesserino professionale) di deontologia, tema: fake news. Qui veniva direttamente trattato, come esempio di bufala malevola, la storia della droga che sarebbe arrivata all’Eliseo. Dobbiamo confessare che il debunking, cioè la dimostrazione della falsità della storia, non deve averci convinto, perché non ricordiamo nessun argomento, forse nemmeno è stato fatto.
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Veniva detto semplicemente: guardate, questa è una fake news. Non è che il corso (che era online) si limitava a predicarlo in video: grande fu lo stupore quando, dinanzi al test finale a risposta multipla per capire se si era stati attenti, veniva posta la domanda: quale fake news ha riguardato il presidente francese? La risposta esatta era, andiamo a memoria, quella per cui sarebbe stato a capo di una banda di omosessuali.
Cioè: se credevi alla storia di Macron gay con i suoi amichetti, non eri un giornalista. La smentita diviene dogma mediatico, oltre che statale.
Il problema è che dopo pochi mesi scoppiò lo scandalo Benalla. Forse il lettore non ricorderà: nel 2018, i giornali francesi parlarono di un signore di origini maghrebine che si intrufolava tra le file della Gendarmeria nelle manifestazioni pubbliche e aggrediva le persone che protestavano. Si scoprì che Alexandre Benalla, giovane forte e prestante, era «collaboratore» della sicurezza dell’Eliseo, e molto vicino alla coppia presidenziale, al punto che, dissero, aveva accesso ad appartamenti «presidenziali».
Nel frattempo si moltiplicavano storie su vari passaporti diplomatici, rapporti diretti con leader africani, se non con oligarchi russi… tuttavia l’attenzione del grande pubblico era concentrata sullo spuntare qua e là delle immagini del moro virgulto in giro assieme al presidente sorridente. Eccoli insieme in strada, nei palazzi del potere, in bici. Dissero che partecipava, unico membro del gabinetto, a esclusive giornate sugli sci del presidente.
E quindi, cosa fa Macron? Parlando ai deputati della maggioranza riuniti alla Maison de l’Amérique Latine e dice: «Alexandre Benalla non è il mio amante e non ha i codici nucleari».
Eccola lì: un’altra bella smentita. Cioè, una notizia data due volte. Una notizia che, secondo il corso di deontologia giornalistica, era da ritenersi come quintessenza della fake news.
C’è tuttavia una smentita che Macron non ha ancora dato, o almeno, non del tutto: quello sulla storia, allucinante e anche questa non esattamente credibile, secondo cui la première dame Brigitte Macron sarebbe nata uomo. L’8 marzo 2024, festa della donna, Macron parla ad un evento a favore dell’aborto in Place Vendome: «il peggio sono le false informazioni e gli scenari montati ad arte, con gente che finisce per crederci e ti attacca, incluso, nella tua intimità».
«Contro questo machismo bisogna ricorrere al diritto, alla giustizia», ha tuonato nella piazza abortista il presidente francese, chiedendo l’istituzione dell’«ordine pubblico sul web». «Un formidabile luogo di espressione dei più pazzi», ha aggiunto Macron, assicurando che purtroppo la rete è ancora «senza regole».
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Nell’aria aleggiava la storia scioccante, portata avanti da qualche soggetto (un giornalista, qualche blogger, etc.), secondo cui la moglie del presidente in realtà sarebbe un transessuale. Erano partite delle denunce da parte dell’interessata, stufa di questa accusa pazzesca, tale da aprire abissi sul potere francese tutto. Alcuni, tuttavia, ricordavano che il racconto della loro storia d’amore, lui studente di liceo di 15 anni (ma l’età cambia a seconda di chi ne parla) e lei professoressa più vecchia di un quarto di secolo, era già di per sé inquietante.
Poi arriva Candace Owens, e le cose si complicano. La podcaster afroamericana, recentemente convertitasi al cattolicesimo tradizionalista (come il marito, il lord britannico George Farmer), dedica al caso una puntata del suo show, quando ancora era parte del network del Daily Wire dell’opinionista ebreo sionista Ben Shapiro. A seguito della posizione della Owens su Israele e Gaza, la Owens viene licenziata, e la puntata su Brigitte Macron tolta.
Fattasi la sua trasmissione indipendente su YouTube, la Owens torna sul tema, vuole fare uno speciale ulteriore sul caso Macron, e lo annuncia. A quel punto, prima che l’episodio andasse in onda, riceve una lettera dei legali della coppia presidenziale francese: così racconta Candace, che dice di essere rimasta sorpresa, e di aver trovato la motivazione per fare non un episodio, ma una serie intera. Il suo sito – cioè il luogo di prima distribuzione dei video – nel frattempo è stato oggetto di attacchi DDoS massivi, ha detto.
La serie Becoming Brigitte è andata in onda comunque: personaggi di estrema rilevanza mediata mondiale come il podcaster Joe Rogan e il giornalista Tucker Carlson dicono di averla vista e di essere convinti degli argomenti addotti dalla Owens. Carlson dice che pensava fosse una follia nella quale non poteva seguire Candace, per quanto le volesse bene. E invece…
Lei fa il giro delle trasmissioni su internet, e spiega i retroscena: dice di aver ringraziato per la lettera, così, attraverso i legali, ora ha un canale di comunicazione sicuro con i Macron. Ha quindi preparato alcune domande semplici e fattuali sulla questione, come se è vero o falso che sarebbe nata con quest’altro nome, «Brigitte Macron ha dato alla luce 3 figli?», etc.
BREAKING NEWS: Emmanuel and Brigitte Macron has sent me ANOTHER strongly worded legal letter.
Truly, if I did not recognize the name of the law firm they have employed, I would be convinced I was being trolled.
The letter is much shorter than the first— just a page and a half… pic.twitter.com/lg0tiwv3q5
— Candace Owens (@RealCandaceO) February 4, 2025
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Lì la smentita alla Owens ci sarebbe stata tutta. Non c’è però stata, o almeno non alle domande diretta della giornalista nera. Sarebbe arrivata, invece, un’altra lettera dei legali. Nessuna risposta, e in più viene ignorata la proposta di Candace di andare in Francia ad intervistare direttamente la première dame.
E quindi: no, non crediamo a nessuna di queste storie pazzesche: coca sul treno per Kiev, omosessuali intorno al presidente droga all’Eliseo, un transessuale sul trono di Francia (neanche fosse il sogno realizzato dei templari adoratori del Bafometto androgino, quelli massacrati dal re tanti anni fa… ma divaghiamo).
Non crediamo a nulla. È nostro diritto. Ci sa però che ci obbligheranno a credere, a breve, alle smentite di Stato.
Nel frattempo, c’è una cosa che possiamo fare per convincerci che in Francia tout va bien. Riguardarci, in loop, la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi 2024.
Da lì è chiaro tutto. Costituzionalizzazione dell’aborto, lancio della corsa della Francia verso l’eutanasia, proposta di truppe NATO in Ucraina, e solo negli ultimi mesi. Ciò che Macron fa è perfettamente normale. No?
Roberto Dal Bosco
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Immagine screenshot da YouTube
Pensiero
La scomunica dei bambini
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Il permesso, quasi in extremis, è tornato: ed ecco che si è avuta una celebrazione oceanica con almeno 60 cresimandi e centinaia e centinaia di persone stipate in tutta la chiesa fino a debordare ad abundatiam nella piazza antistante.
Mentre risuonava potente il canto gregoriano, ho veduto in fila per diventare soldati di Cristo, con lo schiaffetto del vescovo Bernard Fellay, tanti bambini, tanti adulti, anche da fuori regione. Il sole pomeridiano dava a quel sabato riflessi dorati che rimbalzavano sui veli e suoi sorrisi delle bambine. Vi erano, ovunque, famiglie devote – e felici. Famiglie unite. E la mia prole maturata sino al sacramento della confermazione, come mi ero prefissato.
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Ora, sappiamo che una scomunica stricto sensu si può abbattere su tutto questo. Le consacrazioni episcopali indette dalla FSSPX per il prossimo luglio permetteranno a quelli dei sacramenti scomunicati di tuonare: sarà, abbiamo detto su queste colonne, una scomunica comunicata, una «scomunicazione». Non basta la latae sententiae: vi sarà proprio un comunicato terrificante del cardinal Fernandez (che, messi da parte i libri su bacio e orgasmo, avrebbe già scritto tutto), o del papa stesso, contro la Fraternità.
Con i cinesi non va così, lo sapete: il Partito Comunista Cinese, in barba agli accordi sino-vaticani probabilmente trattati da McCarrick e altri religiosi ricattabili su Grindr, si sceglie i vescovi che vuole, li ordina e nemmeno lo dice a Roma; il Sacro Palazzo non dice nulla, poi magari pure ratifica.
Con la FSSPX sarà diverso, perché la FSSPX è la vera Chiesa, è ciò che era, è, e sempre sarà la Sposa di Cristo, tramandata nel secoli. La FSSPX è ciò che dimostra l’esistenza stessa dell’infiltrazione maligna che ha reso il cattolicesimo irriconoscibile e perdente.
E quindi, qualcuno sussurra, non si limiterà a scomunicare i vescovi ordinanti e ordinati: scomunicherà tutti. Cioè, tutti i fedeli della FSSPX. La cosa è canonicamente implausibile, tuttavia di cose allucinanti nei documenti romani ne abbiamo viste non poche in questi anni: mentre leggete il vostro parroco potrebbe star impartendo una benedizione ad una coppia omofila, per esempio.
Tutti scomunicati. Anche i bambini? Ma certo. Scomunicheranno anche i nostri figli: non lato sensu, ma latae sententiae. L’esercito di soldati di Cristo che vedete nella foto, quindi, sarà composto da scomunicati. Il cortocircuito dovrebbe mandare per aria il vostro sistema morale: quello che in effetti molti preti, vescovi, cardinali non hanno più.
Certo, il Santo Padre è ancora in tempo. Può ratificare le nomine, ed evitare questo trauma globale che può riguardare mezzo milione, forse un milione di fedeli. Noi preghiamo perché Leone lo faccia. Sarebbe la cosa buona da fare, perfino inclusiva. Sappiamo tuttavia che la cintura di modernisti che sta dietro alle scelte del papa non interessa nulla, neanche dei luoghi comuni della sua stessa propaganda. I modernisti non vogliono far prigionieri, vogliono distruggere la tradizione cattolica, la Chiesa «troppo orientata» verso Dio.
E sia. Questo non toglie che nessuna delle persone che erano con me sabato sparirà dalle cappelle del rito antico o sposterà i suoi figli altrove. Anzi. Diverranno persino più assidui. I numeri, come in questi anni, continueranno a crescere.
Questo non toglie nemmeno che quello è stato uno dei giorni più belli che ricordo, anche per il finale imbarazzante: dopo le foto di rito in piazza in paramento liturgico e centinaia di persone intorno, monsignor Fellay esce in abito piano quando oramai tutti sono sgommati alle loro cene e in piazza siamo rimasti pochissimi.
Mi avvicino con mio figlio per baciare l’anello: è la prima volta che lo fa, lo preparo, ginocchi sinistro, anello… Poi ho in mente di fare una foto di lui e il monsignore, e già penso cosa potrà valere tra 20 o 30 anni (massì, sto pensando a quelli che se la tirano perché ci hanno la foto con monsignor Lefebvre da piccoli…).
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A questo cerco di dire una parola. «Monseigneur, on prie pour vous». Monsignore, preghiamo per voi. Ho la voce che mi trema, il pensiero pure – sarà che sono impressionato, sarà che il momento è storico per la Chiesa e per la mia famiglia. «Et nous on prie pour qui prie pour nous!» risponde aumentando il sorriso. E noi preghiamo per quelli che pregano per noi…
Cerco di rispondere, ma ho davvero finito le cose da dire – situazione per me inimmaginabile: «on est heureux» mi esce malamente, mentre lui sia allontana. «Siamo felici». È la cosa più idiota che potessi dire in quel momento, sì. Tuttavia è, anche fuori dal contesto, la verità.
Siamo felici di rimanere cattolici. Nonostante quello che minacciano di fare. A noi bastano i nostri figli e i sacramenti.
Non c’è scomunica che possa fermarci.
Roberto Dal Bosco
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Intelligenza Artificiale
Avere paura dell’IA. E dello Stato moderno
La settimana scorsa ho incontrato un’amica dei miei anni milanesi. Per qualche strana ragione del destino, non solo è venuta a vivere nella mia città ma ha pure messo suo figlio nella stessa scuola dei miei. Era all’ingresso ad aspettare, seduta sui gradini della cappella dell’antica scuola cattolica, cappella che tuttavia ora è data in gestione agli ortodossi moldavi.
Ciao, come va. Lei era una grafica eccezionale, impaginava giornali e qualsiasi cosa, il suo talento, all’epoca, era indiscusso, e pari solo alla sua joie de vivre notturna. Stava imprecando al telefono, un lavoro di un cliente che, mi dice, non capisce nulla di nulla, e quelli sono i più difficili, perché non sanno cosa vogliono, ti tocca spiegarti, e rifare tutto, tante volte.
Mi esce fuori, ex abrupto, una domanda che non volevo fare, ma che con evidenza mi sta strisciando in testa anche per il mio lavoro.
«Credi che questi lavori ci saranno ancora a breve?»
Lei mi guarda fisso negli occhi e mi risponde pure a bruciapelo: «No».
Non c’è nemmeno bisogno di esplicitarlo: sottointeso c’è l’avvento dell’Intelligenza Artificiale.
«In realtà, il mio lavoro era già stato prosciugato da cose come Canva» mi dice, citando il celebre sito che ti permette di fare grafiche in quattro e quattro otto. «Ora sarà ancora peggio. Dovremo tornare a zappare la terra».
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L’amica va oltre. Siccome è stata in Australia tanto e per qualche ragione ha una padronanza e una pronunzia dell’inglese che pare ottima, si era messa, in questi anni, a insegnare la lingua di Shakespeare, specie in ambienti aziendali – quelli che pagano bene, meglio dei corsi comunali.
«Hai mai visto questa applicazione?» Mi fa guardare il suo telefonino e mi racconta che ora c’è l’IA per imparare l’idioma: ti parla, ti spiega, conversa con te, quando vuoi. In pratica, sospira «è la fine dei corsi di lingua». Non può che essere così: invece che prendersi una o due ore della giornata, andare con la cartellina e i libri di testo in un luogo a sentire qualcuno che spiega, fai tutto nei tempi che desideri (cinque minuti? Un’ora?) in qualsiasi interstizio del giorno e della notte. Puoi interrompere l’insegnante quante volte vuoi, e farti spiegare passo passo la frase.
Su due lavori che aveva, non gliene rimarrà nemmeno uno. Pur avendolo realizzato con estrema chiarezza, non sembrava nemmeno così preoccupata. Aveva meditato a lungo questa trasformazione. E il fatto di essere madre, in qualche modo, aiuta ad attutire il colpo esistenziale: se invece della famiglia hai fatto il lavoro il centro della tua vita la rovina sarà inevitabile.
Altro esempio: amico programmatore di macchine industriali, quasi trenta anni nel settore. Lui è un fan di Claude, l’AI di Anthropic, che preferisce a ChatGPT. Mi dice che il suo lavoro è cambiato totalmente: la macchina scrive il codice da sé. Non solo, sembra capire davvero quello di cui hai bisogno. Il correlato è che aziende che hanno bisogno di 10, 100, 1000, 10.000 programmatori ora possono tranquillamente licenziarli.
Altro amico ancora. Apprezzato illustratore fantasy, non lo sento da anni e anni. Dopo aver visto Midjourney, l’AI di produzione delle immagini, mi chiedo come possa ancora lavorare. Da decenni colleziono copie di Spectrum, una serie di libri illustrati che raccoglievano il meglio della Fantastic Art contemporanea: copertine di libri, locandine di film, pubblicità, opere a sé realizzate dai maggiori artisti del settore del pianeta. Ogni numero era una festa per gli occhi, un’immersione concreta nell’immaginazione realizzata con talento e fatica (cioè, più o meno, arte). Ora basta un prompt a caso su Midjourney, e si viene sommersi da quantità infinite di immagini di quella qualità, e sicuramente crediamo che il machine learning sia stato fatto addentando proprio queste pubblicazioni e forse pure tutto il social artistico Deviantart.
È drammatico anche per i testi. Il commercialista mi manda un’analisi di un contratto fatta con l’IA. Lettere e post sui social passano tutti che gli algoritmi, che generano il testo con una facilità impressionante. Colpisce anche la perfezione del tono: sanno adeguarsi al contesto, essere formali o sentimentali, non sbagliano mai. Ho pensato che, in pochi anni, siamo arrivati a rovesciare completamente la distopia del film Her (2013), dove il protagonista si innamorava di un chatbot IA. Di lavoro, l’uomo scriveva lettere d’amore per conto terzi: un’attività che, siamo sicuri, ora viene lasciata totalmente al robot.
E, parlando di film, è oramai chiaro che il modello attuale, quello di Hollywood e Cinecittà, ha i minuti contati, e non sappiamo bene cosa verrà dopo, perché le capacità dell’IA sono tali che potrebbe uscire un nuovo tipo di intrattenimento, diverso dal film e dalla serie TV e dai videogame. Di fatto, tutta quell’industria è finita, è arrivata al punto in cui può solo venire riprogrammata dall’Intelligenza Artificiale: se avete presente cosa gira oggi su YouTube o su X sapete di cosa sto parlando.
Dalle macchine industriali alle lettere d’amore, dalle grafiche ai documenti giuridici, nulla – nulla – rimane intatto. E prima che preoccuparsi della questione spirituale e preternaturale (nessuno ha la sicurezza che l’IA ci voglia bene, anche perché potrebbe essere stata programmata da persone che odiano la vita e l’essere umano), è il caso di chiederci cosa ne sarà del nostro lavoro.
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Non è più una vaga riflessione che riguarda il futuro: è il nostro presente. Nell’indifferenza dei sindacati paleolitici, masse immani di persone finiranno disoccupate. Lo sapevamo da tempo, ora stiamo per vederlo.
Si dirà: i sindacati sono dedicati soprattutto ai lavori materiali, che non sono così minacciati da ChatGPT. Già, come no. I robot antropomorfi sono dietro l’angolo, con aziende che già prospettano di affittare un androide domestico, che fa i piatti, pulisce il pavimento, spolvera e piega il bucato, per 600 dollari al mese. L’impatto che il robot antropomorfo avrà sull’industria pesante non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello che ebbe negli anni Settanta e Ottanta la prima automazione in catena di montaggio.
Pensate che imbianchini, idraulici, elettricisti non diverranno sostituibili? No, il lavoro manuale non è in nessun modo un riparo all’apocalisse robotica in arrivo.
Fermi, rimangono i lavori più emotivi, «umani»… l’insegnante di yoga… lo psicanalista… la prostituta. Ecché, robotizzeranno anche il lavoro più vecchio del mondo, quello che ha bisogno della persona e della carne? Sappiamo già tutti che sarà così: robot sessuali personali per tutti, diligente evoluzione dell’onanismo pornografico di massa.
Le sex doll, gradino ulteriore rispetto alla bambola gonfiabile, customizzabili in colori e misure, sono già una realtà, e le sperimentazioni per introdurvi le AI sono già iniziate. Il tempo di mettervi dentro un endoscheletro robotico, e poi addio all’amore umano: se uno può stare a casa con la donna (o l’uomo…) dei suoi sogni, perché mai uscire, flirtare, frequentare, sposare, figliare? «Ci scoperanno fino all’estinzione» diceva dei robot sessuali in uno spettacolo di qualche anno fa il comico Bill Burr. La trappola antiumana definitiva, dove pornografia espleta definitivamente il suo ruolo anticoncezionale.
E quindi, cosa succederà? Ci sembrano lontane le prospettive dell’UBI (Universal Basic Income), il reddito universale di cui hanno cianciato, con la stupidità che li contraddistingue, anche partiti nostrani. Così come distante più di Marte ci sembra la riformulazione di quello che i robot li sta costruendo, Elon Musk, che parla di UHI, Universal High Income, reddito per tutti quanti, ma alto, come dividendo dell’età dell’abbondanza che a suo dire porterà l’IA e la robotica avanzata.
Ci sembra sempre più evidente che ciò che potrebbe essere in programma per noi è lo sterminio. Quando il filosofo israeliano del WEF Yuval Harari scandalizzò tutti dicendo che non sapeva cosa si sarebbe fatto con la massa in eccedenza di essere umani finiti disoccupati – droghe e videogiochi, ipotizzava simpaticamente – noi di fatto non gli credevamo.
È più probabile che quello che l’élite abbia in programma per noi, ora che non ha più bisogno né del nostro lavoro, né dei nostri soldi, né del nostro voto, è uno sterminio puro e semplice.
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È così: la Rivoluzione Industriale, l’automazione del Novecento, erano immersi in una cultura diversa, quella per cui l’essere umano non si può eliminare in massa. Quello che abbiamo ora invece è una Necrocultura: una cultura votata alla morte, alla distruzione della vita umana e della sua dignità. Per cui, ad occhio, non si faranno tanti problemi. Anzi.
Nel 2018 l’influente professore e scrittore Douglas Rushkoff scrisse di un gruppo di ricchissimi degli hedge fund che lo pagò profumatamente per una serata di consulenza. Essi stavano pianificando la sopravvivenza ad un evento di collasso della Civiltà, e sapevano che mantenere la propria sicurezza dalla plebe inferocita avrebbe costituito un problema fondamentale. «Sapevano che sarebbero state necessarie guardie armate per proteggere i loro complessi dalla folla inferocita. Ma come avrebbero pagato le guardie una volta che i soldi non avevano più valore?»
«Cosa avrebbe impedito alle guardie di scegliere il proprio capo?» scrive il Rushkoff. «I miliardari presero in considerazione l’uso di speciali serrature a combinazione sulla fornitura di cibo che solo loro conoscevano. O costringere le guardie a indossare collari disciplinari di qualche tipo in cambio della loro sopravvivenza. O forse costruire robot che servano da guardie e lavoratori, se quella tecnologia potesse essere sviluppata in tempo».
Quel tempo è arrivato: i robot capaci di violenza, come sa il lettore di Renovatio 21, non sono più solo nella fantascienza di film come Elysium (2013). I miliardari se ne doteranno in maniera forsennata, e siamo noi quelli che sottolineano come Elon Musk abbia definito la prima produzione dei suoi automi come la sua Legione, riecheggiando la sapienza di Crasso, che diceva che «non sei davvero ricco sino a che non puoi permetterti una legione».
Qui sta l’inghippo: con la «democrazia» abbiamo permesso l’ascesa ai vertici dello Stato moderno di persone che odiano il popolo, e odiano la vita – agenti della Necrocultura che hanno promosso forme prodromiche di sterminio dell’umanità come aborto, eutanasia, provetta, predazione degli organi. Il risultato è che la democrazia, il governo del popolo, si rivela essere l’operazione della sua estinzione.
Uno Stato che non abbia alla base la morale cristiana non può che finire per distruggere l’essere umano, perché giocoforza finisce – esattamente come Skynet, l’AI genocida di Terminator – a considerare la sua stessa struttura come più importante degli umani che serve, e questi ultimi come pericolo possibile alla sua persistenza. Lo Stato-Terminator è già nei nostri ospedali, ma non possiamo chiedere a tutti di rendersene conto.
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Il problema, quindi, non è nella fine del lavoro, e forse nemmeno nell’IA stessa: il problema è la forma di potere scelta o subita dalla popolazione – è lo Stato Moderno. Ogni ora passata a non progettare uno Stato Cristiano che lo sostituisca è un’ora lasciata al nemico dell’uomo. Il pericolo, potete capire, non è politico, ma biologico. È esiziale, è definitivo, è apocalittico.
Nel frattempo, possiamo immaginare cosa accadrà alla nostra società. Vi sarà una catastrofe morbida, milioni di professionisti si ritroveranno a spasso, impoveriti ed abbrutiti, senza che i media e la politica – che si occupano di metalmeccanici, insegnanti e rider – lo registrino veramente.
Chi ha un lavoro statale sopravviverà più appena lungo. Lo Stato non toccherà i suoi fino a che la Cultura della Morte non sarà slatentizzata in maniera ancora più oscena, e l’eutanasia immediata sarà magari offerta in cabine telefoniche come in Futurama.
A quel punto resteranno solo pochi ricchi con i loro eserciti di robot-soldati, robot-schiavi e robot-puttana. O forse non resteranno nemmeno loro.
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
Difesa di Nicole Minetti
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