Connettiti con Renovato 21

Oligarcato

Oligarcato e potere spaziale. Perché Mattarella ha attaccato Elon Musk?

Pubblicato

il

Il presidente Mattarella ha spiazzato chi credeva che nel suo penultimo discorso dell’anno volesse dire la sua sulla posizione politica italiana, che ribolle pazzamente dalla bocciatura del MES. La mancata ratifica del fondo salva-Stati, cioè salva-banche, potrebbe costituire un punto di catastrofe per la storia dell’eurofilismo italiana, nella quale il partito da cui proviene il presidente, così come praticamente tutto l’apparato dello Stato (lo Stato-partito), è per qualche ragione immerso.

 

E invece il presidente l’ha lanciata altissima, nell’iperuranio della storia della civiltà, parlando di «una rivoluzione enormemente più profonda, più veloce e globale di quella industriale» di due secoli fa, e denunciando la minaccia di un «contropotere» si espande nel pianeta mettendo a rischio la nostra libertà.

 

Messa così, parrebbe musica per le orecchie dei complottisti. No? Il presidente che parla di deriva tecnologica dell’umanità e di libertà negate come può non piacerci? Certo, bisogna dimenticare un paio di cose, come il fatto che si tratta del presidente degli anni dell’Italia in lockdown – cioè quando la vostra libertà è stata negata con mezzi biotecnologici (tamponi, green-pass).

 

Ma ascoltiamo il presidente: «il modello culturale dell’Occidente è sotto sfida» dice Mattarella, che, porta improvvisamente l’attenzione su Intelligenza artificiale e le multinazionali dei social network: «bisogna evitare che pochi gruppi possano condizionare la democrazia».

 

Parole durissime, che tuttavia non avevamo sentito quando nel maggio 2022 Mark Zuckerberg calò in Italia venendo ricevuto a Palazzo Chigi dal premier Mario Draghi (che era presente all’ultimo discorso di Mattarella) e dal ministro della Transizione Digitale Vittorio Colao.

 

Tuttavia qui l’obbiettivo non era Zuckerberg, con la sua piattaforma che cancella chissà quanti italiani e la loro libera espressioni teoricamente prevista dalla Costituzione. Nel suo discorso, secondo l’ANSA, il presidente avrebbe lanciato l’allarme «su quello che viene chiamato “il modello Musk”».

Sostieni Renovatio 21

Elon però mai è citato nello speech presidenziale, ma i tratti che descrivono tale modello non possono ricondurre che all’imprenditore sudafricano naturalizzato americano.

 

Mattarella parla di un potente «modello di condizionamento», di proporzioni gigantesche che impediscono la regolamentazione: pare, pensiamo noi, quasi delineare la questione di un monopolio, come quello dei Rockefeller, divenuti così potenti, a cavallo tra Ottocento e Novecento, da potersi fagocitare l’intera economia degli USA, che si salvarono grazie alla creazione di leggi antitrust.

 

Leggi di questo tipo sono state invocate di recente contro Facebook, contro Amazon (la principale carica dell’antitrust americana, la presidenza della Federal Trade Commission è finita alla giovane giurista Lina Khan autrice di tesi articolate sul monopolio Jeff Bezos), tuttavia mai avevamo sentito questi rilievi nei confronti di Musk.

 

Anzi, ricordiamo come Elon abbia ribadito, nella sua già leggendaria comparsata all’evento del New York Times in cui ha mandato a farsi fottere la Disney e gli altri investitori che stanno boicottando Twitter, che le sue aziende operano praticamente senza brevetti: non cercano di squalificare la concorrenza in nessun modo, ci sono altre aziende che fanno satelliti, auto elettriche, social media – tuttavia nessuna ha implementato un’execution come quella delle imprese di Musk, ha rivendicato lui stesso.

 

Dalle parole del presidente, invece, potrebbe trasparire la visione di un Musk monopolista, di un Musk «oligarca» – un’immagine diametralmente opposta da quella che invece ha costruito specie in questi anni, in cui tra streaming delle sue partite a Diablo, meme ripostati e incontri con i ragazzotti della rete (più che con giornalisti e habitués di Davos), Elon ha creato un’immagine antitetica rispetto a quella classica del satrapo ultracapitalista, genericamente incapace di comunicare (o disinteressato) e racchiuso in un involucro opaco.

 

La parola «oligarca» ad un certo punto arriva, letterale: «oligarchi di diversa estrazione si sfidano nell’esplorazione sottomarina, in nuove missioni spaziali, nella messa a punto di costosissimi sistemi satellitari (con implicazioni militari) e nel controllo di piattaforme di comunicazione social, agendo, sempre più spesso, come veri e propri contropoteri» dice Mattarella.

 

Qui vi è il riferimento più preciso che mai a Musk: i «costosissimi sistemi satellitari con implicazioni militari» sono quelli di Starlink, che Musk si è messo da solo in orbita grazie alla tecnologia dei razzi riutilizzabili con cui ha sfidato, e vinto, l’intera storia dell’ingegneria astronautica.

 

E il riferimento bellico è certo allo scandalo di qualche mese fa, montato sui giornali americani e tracimato nel resto dei Paesi NATO, per il quale Musk si sarebbe permesso di «spegnere» i collegamenti satellitari che aveva regalato agli ucraini quando aveva capito che stavano pianificando, basandosi sulle connessioni spaziali, un attacco in grande stile alla Crimea, un evento che, nel suo pensiero, avrebbe potuto scatenare la Terza Guerra Mondiale e di conseguenza un «civisational risk», un «rischio per la civiltà», concetto sul quale torna in continuazione, sia che si parla di guerra atomica che di AI o perfino di «woke mind virus» e della cultura dell’establishment globalista come «death cult» – il suo modo, immaginiamo, di definire la Cultura della Morte.

 

Ebbene, questo potere dal cielo che Elon Musk detiene fa decisamente impressione – e lo abbiamo detto, al punto che Renovatio 21 si è spinta a chiedersi se non sia lui l’anticristo di cui parlano le Scritture: perché, ricordarselo sempre, l’anticristo piacerà a tantissima gente. Con i suoi satelliti, Musk si è inserito nel gioco geopolitico totale come attore di rilievo. George Soros, è stato detto, è l’unica persona al mondo con una sua politica estera. Elon Musk è l’unica persona al mondo con una sua geopolitica spaziale, cioè una geopolitica planetaria ed esoplanetaria – e i mezzi materiali per attuarla.

 

Non sappiamo leggere del tutto il riferimento così preciso del presidente: voleva manifestare scorno per il mancato supporto satellitare all’attacco alla Crimea? Oppure è qualcosa di diverso? È bizzarro: sta davvero attaccando l’uomo che fornisce i lanciatori per mettere in orbita la gran parte del programma spaziale europeo? Senza SpaceX, esattamente cosa farebbe l’ESA nei prossimi anni? Si tratta di un rilievo di questo tipo? Dobbiamo pensare ad un risentimento delle istituzioni continentali verso l’uomo che ha aperto lo spazio come esse – che rappresentano mezzo miliardo di cittadini della parte più avanzata (in teoria) del pianeta – non sono riuscite a fare?

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

A chi ha scritto il discorso presidenziale, il complottista non dilettante può ricordare, en passant, anche altro: il potere di Musk non deriva dal nulla.

 

Ci sono stati, pubblicamente, i miliardi statali che Obama diede a Tesla (un investimento pubblico che poi, a differenza del caso degli Agnelli, tornarono indietro). C’è questo viaggio che Musk ha fatto in Russia nei primi anni Duemila, quando prese i soldi per la vendita di PayPal, in cerca di tecnologia spaziale sovietica: con lui, si dice, c’era anche una figura dell’apparato americano.

 

C’è il fatto che SpaceX, un appaltatore tenuto in piedi dalle commesse dello Stato americano (che senza i lanci a basso costo muskiani non potrebbe operare ora e tantomeno pensare di partecipare alla nuova corsa allo spazio), ha dietro anche Peter Thiel, già socio di Musk, geniale miliardario rabdomante i cui rapporti con i servizi americani sono sempre chiacchierati, e meno noti sono tuttavia i suoi interessi per i satelliti.

 

Mattarella prosegue nel discorso ammonendo che questi nuovi personaggi – cioè, Elon – avrebbero «la presunzione di divenire loro i protagonisti che dettano le regole, anziché essere destinatari di regolamentazione».

 

È buffo, perché, come abbiamo tante volte registrato su questo sito, Musk è capofila mondiale di chi chiede proprio regolamentazioni per l’Intelligenza Artificiale, creando startup (OpenAi fu fondata da lui come ente no-profit; ora ci sta riprovando con l’AI di Twitter chiamata Grok) partecipando a grandi meeting pubblico-privati (come quello recente a Londra con Sunak, dove era presente pure la Meloni) e soprattutto firmando in testa a centinaia di altri esperti per la moratoria sull’AI.

 

La stessa moratoria che fu snobbata e attaccata da Bill Gates, un vero oligarca monopolista (secondo la vecchia Unione Europea, che lo multò salatamente) che però non sembra aver mai suscitato gli strali presidenziali, nonostante la sua opera consistente di intromissione nelle nostre vite via vaccini e regolamentazioni sanitarie che è in grado di infliggere al mondo grazie al suo dominio sull’OMS, di cui è primo finanziatore. Alle iniziative vaccinali dell’oligarca miliardario Gates, anzi, lo Stato italiano promette, come nel caso del governo Conte bis, 287,5 milioni di euro.

 

Chi ha seguito minimamente le recenti uscite di Musk – nel senso, oltre a quella di Atreju – lo ha sentito varie volte ribadire che di fatto egli non è contro le regolamentazioni, anzi: si trova in disaccordo con esse «once in a blue moon», una volta ogni morti di papa, disse in un’intervista a Tucker Carlson, quando spiegò che facendo missili e automobili le regolamentazioni che le sue aziende debbono rispettare sono milioni, al punto che solo le carte riempiono intere stanze.

 

Il concetto è stato ribadito chiaramente anche durante l’incontro del New York Times, quando ha spiegato la difficoltà di seguire tutto senza mai piegare veramente il sistema – già, perché non sappiamo quanti lobbysti abbia Musk, né quante leggi a suo favore siano state effettivamente fatte. Lo stesso non possiamo dire, in USA e in Italia, per tante aziende notissime, i cui megadirettori magari sono incontrati cerimonialmente dai vertici del nostro Stato.

 

Mattarella però non ha finito, e scende in trincea contro il pericolo totalitario del XXI secolo: «Immaginiamo solo per un momento, applicando lo scenario descritto nel libro 1984, cosa avrebbe potuto significare una distorsione nell’uso di queste tecnologie al servizio di una dittatura del Novecento. Sono in gioco i presupposti della sovranità dei cittadini». Ecco, dal complottismo, il presidente passa al sovranismo. Sergio è ora one of the boys, e stiamo per regalargli un abbonamento gratuito a Renovatio 21.

 

La realtà è che queste parole, che fanno pensare alle polemiche su Twitter, sono arrivate nello stesso momento in cui l’Unione Europea, risaputo covo di hater del Twitter muskiano sin da subito, ha avviato una «procedura formale di infrazione» contro X, che potrebbe portare persino alla sua chiusura in territorio UE. L’accusa è quella di non riuscire a contrastare i contenuti illeciti e la disinformazione, di mancanza di trasparenza sulla pubblicità e di pratiche di progettazione «ingannevoli». Bruxelles ha quindi materialmente promesso di chiuderla definitivamente se la piattaforma non vieterà immediatamente i media alternativi.

 

«Le prove che abbiamo attualmente sono sufficienti per aprire formalmente un procedimento contro X», ha detto in una nota Margrethe Vestager, vicepresidente esecutivo che supervisiona la politica digitale. «La Commissione indagherà attentamente sulla conformità di X con il [Digital Services Act] DSA, per garantire che i cittadini europei siano tutelati online».

 

Nel frattempo, Thierry Breton, il Commissario Europeo responsabile dell’applicazione della legge, ha scritto in un post su Twitter che «Oggi apriamo una procedura formale di infrazione contro X».

 

Aiuta Renovatio 21

Si tratta, dice il Commissario Europeo alla concorrenza, risposta a una «sospetta violazione degli obblighi, contrasto i contenuti illegali e la disinformazione; sospetta violazione degli obblighi di trasparenza».

 

In pratica, stanno dando seguito al bavaglio universale promesso con il DSA: le voci dissonanti, come quella del sito che state leggendo, potranno essere annientate, nel tentativo di far tornare la popolazione a «informarsi» solo sui giornaloni mendaci pagati da Stati e interessi oligarchici.

 

Inizieranno con Twitter, e la cosa, nel momento in cui in America, pure a livello istituzionale, si discute di pedofili che scorrazzano liberi sulle piattaforme di Zuckerberg, farebbe anche ridere, se non fosse impudicizia che diviene orrore puro.

 

Ma che importa? Il presidente degli italiani lockdownati mette l’elmetto: «contrastare quello che può insidiare le nostre libertà è l’impegno prioritario che si pone davanti a noi». Il capo dello Stato contro gli oligarchi: ci avevate mai pensato?

 

A dire il vero, riguardo ad oligarchi monopolisti, non esattamente amanti della libertà e dell’umanità in generale, ci sovviene un’altra memoria con al centro il presidente.

 

Nel 2016, la riunione plenaria della Commissione Trilaterale si fece a Roma, nientemeno che al Palazzo del Quirinale. Il presidente della Repubblica Mattarella accolse i membri dell’esclusivo club di potenti e magnati con un intervento in cui non mancò di citare elogiativamente il vero fondatore del gruppo: David Rockefeller.

 

«Sono davvero lieto di ricevere al Palazzo del Quirinale i partecipanti alla riunione Plenaria della Commissione Trilaterale» disse la Prima carica dello Stato italiano. «Quando, oltre quaranta anni fa, David Rockfeller ebbe l’intuizione di dar vita alla Commissione, si mosse nell’intento di capitalizzare le risorse e le energie degli ambienti imprenditoriali, culturali e sociali in America, Europa e Giappone, per superare le rigidità che sovente accompagnano le relazioni ufficiali tra Governi, così da fornire interpretazioni non formali ma originali di fenomeni complessi e dalle ampie ramificazioni».

 

Sostieni Renovatio 21

I Rockefeller sapete chi sono: la famiglia di oligarchi par excellence, contro cui, come dicevamo sopra, gli USA di inizio Novecento crearono con successo le leggi antitrust: perché, si diceva, si sarebbero espansi sino a divorare persino le botteghe di alimentari in strada.

 

Quello dei Rockefeller è il casato che si trasmette geneticamente, da più di cinque generazioni, l’impellente necessità di ridurre la popolazione terrestre, e ora pure l’imperativo dell’accettazione del vaccino: del loro impatto sul mondo – dalla medicina al costume all’industria alimentare – abbiamo scritto tanto, e il loro uomo di fiducia, Henry Kissinger, è morto qualche giorno fa, riportandoci alla mente il documento NSSM-200, con il quale l’uomo dei Rockefeller impiantato nel cuore dello Stato americano programmava la depopolazione del pianeta come priorità occulta della politica estera americana.

 

La Trilaterale, che Mattarella onorò 8 anni fa a casa Sua (cioè la casa usurpata dai Savoia ai papi – il Quirinale), si dice sia stato un ulteriore parto dei Rockefeller per piazzarvi un altro dei loro intelligentoni fatti infiltrare nello Stato profondo: Zbig Brzezinski. L’uomo che odiava la Russia più di ogni altra cosa (forse era una questione personale: la sua aristocratica famiglia polacca regnava sul voivodato di Ternopoli, ma sarebbe stata scacciata dai sovietici) viene ricordato come la mente dietro all’Operazione Ciclone, ossia il sostegno agli islamisti (allora mujaheddin) contro l’invasione russa dell’Afghanistan. Il risultato, il lettore lo sa, è stato Al Qaeda.

 

Tuttavia il genio strategico di Brzezinski andava ben al di là delle contingenze geopolitiche. Letti oggi, i suoi libri dei primi anni Settanta come Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era («Tra due ere: il ruolo dell’America nell’era tecnotronica») lasciano a bocca aperta: parla della morte delle Nazioni da indurre programmaticamente con il consumismo, parla di istruzione telematizzata (anni prima di Zoom), di geoingegneria (sì), di sistemi di narcotizzazione delle masse come il tittytainment (cioè, letteralmente, l’intrattenimento a base di tette, politica evidente sulle TV quanto sui rotocalchi o su Instagram).

 

Brzezinski non aveva un vero interesse per il suprematismo americano: la sua idea è, più che altro, quella dell’inevitabile governo tecnocratico mondiale. Il che lo rende perfetto per l’oligarcato dei Rockefeller, che ora continua nell’oligarcato dei Gates e degli altri padroni del vapore che stanno infliggendo il biototalitarismo elettronico del XXI secolo, di cui abbiamo avuto un assaggio materiale con il COVID.

 

Ma non dobbiamo farla tanto complicata: magari non si tratta di politica spaziale, magari è una questione di politica più spicciola – che l’uomo più ricco del mondo scenda in Italia per partecipare ad un evento di partito non si era mai visto, e il PD schiuma di rabbia: eccoti l’onorevole gay Zan che si scaglia contro Musk e la Meloni adducendo che il bambino ha portato sul palco è fatto con la surrogata – cosa falsa, è figlio naturale della cantante Grimes, forse pure l’unico, da quando morì il primogenito per SIDS (che Elon si stia svegliando anche su quello?), a non essere fatto con la provetta. Lo ammettiamo, il fatto che l’unico bambino avuto naturalmente sia quello che si porti dovunque (a quanto pare, lontano dalla madre) è anche un po’ inquietante: ma non sono queste sottigliezze che stanno lanciando i piddini con le loro fake news, magari ripetute proprio su Twitter.

 

Si tratta quindi solo di uno schizzetto di politica interna, che per dare una stoccata al partito di governo (che, con Ignazio La Russa, aveva appena colpito il presidente riguardo al premierato) utilizzando fantascienza apocalittico-oligarchica?

 

In realtà, non lo sappiamo. Registriamo come tutta la questione intorno al discorso appaia superficiale, contraddittoria, a suo modo bizzarra.

 

Ma forse siamo gli unici a notarlo. Del resto, lo sapete, la maggior parte delle volte non stanno parlando a voi.

 

Roberto Dal Bosco

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



 

 

 

 

 

Oligarcato

Il primo ministro canadese menziona il «Nuovo Ordine Mondiale» mentre elogia la partnership con la Cina

Pubblicato

il

Da

I parlamentari conservatori stanno attaccando duramente il primo ministro canadese Mark Carney dopo che, durante un viaggio nella Cina comunista, ha dichiarato di essere «rincuorato dalla leadership» del presidente Xi Jinping e che la collaborazione tra le due nazioni prepara il terreno per un «Nuovo Ordine Mondiale». Lo riporta LifeSite.   Giovedì il Carney, insieme ai suoi principali ministri, ha incontrato il premier cinese Li Qiang e ha commentato che le due nazioni possono essere «partner strategici» su questioni come la «sicurezza».   «Credo che i progressi compiuti nella partnership ci preparino bene per il Nuovo Ordine Mondiale».  

Aiuta Renovatio 21

La reazione online ai commenti di Carney è stata immediata da parte dei conservatori canadesi. Barbara Bal, candidata conservatrice alle ultime elezioni, ha osservato come le osservazioni di Carney dimostrino che i teorici della «cospirazione» sul Nuovo Ordine Mondiale potrebbero aver avuto ragione fin dall’inizio.   Non si tratta ad ogni modo del primo politico che cita il Nuovo Ordine Mondiale in un discorso ufficiale.   Molti politici hanno pronunciato la locuzione «Nuovo Ordine Mondiale» («New World Order») nei loro discorsi, quasi sempre in senso geopolitico e non cospirativo.   Il caso più celebre resta George H.W. Bush (1990-91), che la usò ripetutamente per descrivere la cooperazione internazionale post-Guerra Fredda e la risposta all’invasione del Kuwait: «un mondo in cui le nazioni si riuniscono per difendere la legge».   In epoca recente l’ex segretario di Stato USA Henry Kissinger (1923-2023) ha dedicato libri e interventi proprio al tema del Nuovo Ordine mondiale, inteso come riorganizzazione degli equilibri tra grandi potenze.   Tra i leader europei e italiani l’espressione è apparsa sporadicamente, spesso legata a crisi globali o assetti post-1989. I primi ministri italiani Giuseppe Conte e Mario Draghi hanno parlato di «Nuovo Ordine Mondiale» in chiave economica-finanziaria durante la pandemia e la guerra in Ucraina, evocando la necessità di riformare governance globale e multilateralismo.   Anche il premier magiaro Viktor Orbán ha usato l’espressione in chiave critica, attaccando élite globaliste. In Italia la formula resta rara tra i big (Berlusconi, Renzi, Meloni, Prodi non risultano averla usata in modo centrale), ma circola nei dibattiti di politica estera.   Come riportato da Renovatio 21, di Nuovo Ordine Mondiale parlarono apertis verbis, usando proprio questa espressione in accezione chiaramente positiva, l’esponente del PD di origine ebraica Emanuele Fiano e pure il capo sindacalista Landini.  

Sostieni Renovatio 21

L’espressione fu usata, forse con significati opposti, anche da Joseph Ratzinger, sia quando era cardinale che quando poi divenne romano pontefice.   Di «Nuovo Ordine Mondiale» ha parlato di recente anche il servizio segreto estero tedesco (BND) per descrivere i piani della Russia «nostro nemico».   L’argomento è stato trattato in vari discorsi ed omelie dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che condanna il diabolico progetto arrivando poi a parlare di una chiesa di Roma «concubina del Nuovo Ordine Mondiale» e con una gerarchia divenuta sua serva per l’instaurazione di una Religione dell’Umanità massonica. Per il monsignore, la «sinodalità» della nuova chiesa è una menzogna al servizio del piano ordinovista.   «Opponiamo il Vangelo all’ideologia di morte del Nuovo Ordine Mondiale. Rifondiamo gli Stati sulla roccia che è Cristo Signore» ha detto due anni fa al al Secondo Congresso del Movimento Russofilo Internazionale. In altre occasione ha accusato «la Sinarchia massonica del Nuovo Ordine Mondiale» e la storica infiltrazione del Vaticano».   Viganò ha definito la vittoria elettorale di Trump come una «battuta d’arresto per il piano criminale del Nuovo Ordine Mondiale», una vera «controrivoluzione» contro la tirannide ordinovista, mentre l’Europa delirante e guerrafondai si muove verso il Nuovo Ordine.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Policy Exchange via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
 
Continua a leggere

Misteri

I Clinton si rifiutano di testimoniare nell’inchiesta su Epstein

Pubblicato

il

Da

L’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e l’ex segretario di Stato Hillary Clinton hanno rifiutato di ottemperare alle citazioni in giudizio emesse dalla Commissione di vigilanza della Camera per testimoniare nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione governativa del caso Jeffrey Epstein.

 

La commissione aveva fissato la deposizione di Bill Clinton per martedì e quella di Hillary Clinton per mercoledì. Tuttavia, attraverso una lettera legale di otto pagine e una dichiarazione pubblica firmata individualmente, i Clinton hanno definito le citazioni «invalide e legalmente inapplicabili».

 

«Ogni persona deve decidere quando ne ha abbastanza ed è pronta a combattere per questo Paese, i suoi principi e il suo popolo, indipendentemente dalle conseguenze», hanno scritto i Clinton.

 

Il presidente della commissione James Comer, repubblicano del Kentucky, ha lasciato simbolicamente una sedia vuota al tavolo delle deposizioni per rimarcare l’assenza dell’ex presidente, esprimendo delusione e annunciando che la prossima settimana la commissione procederà con un voto per dichiarare Bill Clinton in oltraggio al Congresso.

 

«Nessuno accusa Bill Clinton di alcun illecito. Abbiamo solo delle domande», ha dichiarato Comer ai giornalisti. Qualora l’intera Camera approvasse la risoluzione per oltraggio, spetterebbe al Dipartimento di Giustizia decidere se procedere penalmente.

Aiuta Renovatio 21

Il rifiuto giunge mentre il Dipartimento di Giustizia continua a rendere pubblici migliaia di documenti relativi all’indagine su Epstein. Il primo lotto, divulgato nel dicembre 2025, includeva numerose fotografie di Bill Clinton insieme a Epstein e alla sua collaboratrice Ghislaine Maxwell, prive tuttavia di contesto o date specifiche.

 

I legami documentati tra Clinton ed Epstein risalgono alla fine degli anni Novantae ai primi anni 2000. I registri di volo indicano che Clinton e il suo entourage hanno effettuato diversi viaggi internazionali a bordo del jet privato di Epstein, noto come «Lolita Express», verso destinazioni quali Bangkok, Brunei, Ruanda, Russia e Cina. Epstein ha inoltre visitato più volte la Casa Bianca durante la presidenza Clinton.

 

I Clinton hanno ribadito di non possedere informazioni rilevanti e si sono detti disponibili a fornire dichiarazioni scritte giurate, come avvenuto per altre figure di alto profilo esentate dalla testimonianza orale. Il loro team legale ha sostenuto che le citazioni rappresentano un tentativo politicamente motivato di molestarli e di distogliere l’attenzione dai presunti legami del presidente Donald Trump con Epstein.

 

La portavoce di Clinton, Angel Urena, aveva in precedenza chiesto la pubblicazione integrale di tutti i file su Epstein, accusando il Dipartimento di Giustizia di aver diffuso selettivamente materiali che menzionano l’ex presidente al solo scopo di insinuare illeciti inesistenti.

 

A novembre Trump aveva ordinato un’indagine sui legami di Epstein con Bill Clinton.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli anni sono emerse imbarazzanti foto di Bill Clinton assieme ad Epstein e il suo entourage. Ha fatto scalpore inoltre la foto al matrimonio di Chelsea Clinton che mostra Ghislaine Maxwell, che si dice pure fosse amante di Bill, tra gli invitati. È stato ricostruito dai registri che Epstein e la Maxwell avrebbe visitato la Casa Bianca dei Clinton decine di volte.

 

A gennaio 2024 erano uscite le parole dalla testimonianza in tribunale di Johanna Sjoberg, la quale ha riferito che Epstein «ha detto una volta che a Clinton piacciono giovani, riferendosi alle ragazze».

 

Come riportato da Renovatio 21, il caso più inquietante della Clinton-Epstein connection è tuttavia quello di Mark Middleton, ex consigliere di Bill Clinton considerato filo conduttore tra l’ex presidente e il miliardario pedofilo, trovato appeso a un albero con un colpo di fucile al petto all’inizio di maggio 2022 fuori da un ranch in Arkansas.

 

Mesi fa era emerso che l’ex presidente Clinton aveva scritto a mano una nota personale per l’album di compleanno del 2003 di Epstein, elogiandone in modo forse inquietante la «curiosità infantile»: «È rassicurante, non è vero? Essere sopravvissuti così a lungo, in tutti questi anni di apprendimento e conoscenza, avventure e [parola illeggibile], e avere anche la curiosità infantile, la spinta a fare la differenza e il conforto degli amici».

 

Tra i personaggi di spicco che hanno contribuito con i loro messaggi all’album figurano anche il miliardario Leon Black, la stilista Vera Wang e il magnate dei media Mort Zuckerman, si legge nel quotidiano.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Continua a leggere

Oligarcato

Trump sollecita la pubblicazione dei file di Epstein per «mettere in imbarazzo» il Partito Democratico

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sollecitato il Dipartimento di Giustizia (DOJ) a divulgare i documenti relativi a Jeffrey Epstein, chiedendo in particolare di rendere noti i nomi dei democratici che, secondo lui, erano legati al defunto finanziere.   La settimana scorsa, il dipartimento ha reso disponibili online migliaia di file in ottemperanza all’Epstein Files Transparency Act. La legge, firmata da Trump a novembre, obbliga alla pubblicazione di materiali connessi alle indagini penali federali sul condannato per reati sessuali, che secondo la versione ufficiale si è suicidato in una prigione di New York mentre era in attesa di processo per traffico di minorenni.   In un post pubblicato venerdì su Truth Social, Trump ha sostenuto che, con l’emersione di «un milione di pagine in più su Epstein», il dipartimento di Giustizia è obbligato a concentrare tutte le sue risorse su quella che ha definito «questa bufala ispirata dai democratici».

Sostieni Renovatio 21

«Sono stati i Democratici a collaborare con Epstein, non i Repubblicani. Rendete pubblici i loro nomi, metteteli in imbarazzo e tornate ad aiutare il nostro Paese!», ha scritto, senza indicare nomi specifici.   Tra i documenti giudiziari già diffusi in precedenza compaiono atti e deposizioni che menzionano diverse personalità di rilievo, tra cui Trump e l’ex presidente statunitense Bill Clinton, quest’ultimo apparso anche in foto in cui si rilassa in una vasca con donne e amici; ulteriori foto di Clinton massaggiato da ragazze del giro Epstein erano uscite da anni.     L’ex presidente marito di Hillary ha sempre affermato di ignorare le attività criminali di Epstein e di aver interrotto i rapporti con lui anni prima dell’arresto del finanziere. Tuttavia, due anni fa documenti del processo Epstein mostravano che una accusatrice avrebbe detto che «a Clinton piacciono giovani».     Trump, che ha riconosciuto di aver avuto in passato rapporti sociali con Epstein ma di essersi distaccato dopo la rivelazione dei suoi crimini, è citato nei documenti relativi a voli compiuti a bordo del jet privato di Epstein. I due sembrano aver interrotto i rapporti per un disaccordo su una proprietà immobiliare in Florida; secondo altre versioni Epstein importunava le lavoratrici di Mar-a-Lago, scatenando le ire di Trump.

Aiuta Renovatio 21

Virginia Roberts in Giuffre, la principale accusatrice di Epstein e Ghislaine Maxwell trovata pochi mesi fa morta (suicidio, per le autorità), lavorava appunto a Mar-a-Lag, e mai tra i tanti che ha accusato – in ispecie, il principe Andrea di Inghilterra e il principe del foro statunitense Alano Dershowitz – ha tirato in ballo Trump, di cui ha parlato solo sottolineandone la correttezza.   Trump in clip di dieci anni fa, prima dell’avventura politica, sembrava presagire la catastrofe che si sarebbe scatenata su Epstein e sullo Windsor. Al contempo, ai tempi delle indagini è stato detto che Trump si era dichiarato pronto a collaborare dicendo tutto quel che sapeva.   «L’isola di Epstein è un pozzo nero, non c’è dubbio a riguardo, chiedetelo al principe Andrea» aveva detto Trump ai microfoni di Bloomberg nel lontano 2015. Il dipartimento di Giustizia ha dichiarato che le accuse rivolte a Trump presenti nei file di Epstein erano affermazioni «false e sensazionalistiche» inviate all’FBI prima delle elezioni del 2020, aggiungendo che sarebbero state «già usate come armi contro il presidente Trump» se avessero avuto qualche fondamento.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Più popolari