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Colao e l’uomo senza fili (cioè, wireless)

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La montagna non ha partorito neanche il topolino. La task force di Vittorio Colao, chiamata a dare il proprio parere sulla fase due, non dirà né quando né come in Italia si riaprirà.

 

Ce lo comunica il Corriere – cioè la testata pro Colao, ex uomo RCS (anche) – di domenica 19 aprile, riferendo della videoconferenza tra Conte e Colao, cioè tra il capo del governo ufficiale e il capo del governo ombra, o (forse) tra il premier di oggi e quello venturo.

 

La montagna non ha partorito neanche il topolino. La task force di Vittorio Colao, chiamata a dare il proprio parere sulla fase due, non dirà né quando né come in Italia si riaprirà

In pratica, ci viene detto che la task force «per la ricostruzione» (è bene specificare quale task force, perché le task force sono diventate di moda e ormai tutti se ne fanno una) nel concreto non serve a una cippa. Se non a farci digerire il suo capo, un carneade per il quivis de populo, come nuova figura di riferimento nel nome del Sacro Progresso Tecnologico.

 

Ce lo spiega apertis verbis proprio il principale quotidiano nazionale: il Presidente del Consiglio dei ministri, cioè una figura istituzionale di vertice prevista dal nostro ordinamento costituzionale, deve interpellare il capo della task force, una “cosa” che non si sa da dove venga, a che titolo operi, con quale legittimazione si esprima, talmente fittizia che nemmeno si definisce in lingua italiana.

 

È il sottotesto di articoli come questo – dove il testo non dà alcuna notizia, se non quella di un mesto fallimento – ad essere importante. Anche le non-azioni di Colao vanno riportate sui giornali, perché non si deve muovere foglia che Colao non voglia. Il messaggio, neanche tanto subliminale, è solo questo. 

 

 

L’affare d’oro da 130 miliardi

Perché l’ex supermanager che nel 2013 vendette le quote di Verizon Wireless per 130 miliardi (all’epoca una delle operazioni finanziarie più grandi di sempre) non è messo lì per la riapertura dell’Italia: quella continuerà ad esserci sventolata come un miraggio che dipende da una agognata immunità, di cui però nessuno sa niente.

 

Sono altre le imprese che Colao, l’amico di Bill Gates, deve concludere in Italia con urgenza, approfittando della magica congiuntura. Tipo: il 5G; il tracciamento delle persone; le smart cities totalitarie; la digitalizzazione totale del contante.

 

Come si può ascoltare con le proprie orecchie in questo brevissimo video di un suo intervento pubblico:

 

 

L’affare supermiliardario di cui sopra, a firma del Nostro, rende bene l’idea di chi Mattarella, ultimamente non troppo loquace, abbia imposto come decisore dei destini di una Nazione paralizzata da un virus sfuggito a chissà chi.

 

Quello che per l’uomo della strada fino a ieri era un illustre sconosciuto, per il sottomondo manageriale globalista è un mito: «an exemplary leader and strategic visionary», «un leader esemplare e un visionario strategico», lo definiscono nel suo ambiente.

 

Verizon – che è la futura azienda di Colao, nel senso che egli la dirigerà a partire dal 2018 – si compra da Vodafone – che nel 2013 è l’azienda di Colao, nel senso che ne è l’amministratore delegato fino al 2018 –  la joint-venture Verizon Wireless, che era al 45% di Vodafone. Per 130 miliardi di dollari

In sostanza,«I consigli di amministrazione di Vodafone e Verizon hanno approvato l’operazione, che dovrebbe chiudersi nel primo trimestre 2014. La transazione concederà a Verizon il 100% di Verizon Wireless».

 

Per capirci: Verizon – che è la futura azienda di Colao, nel senso che egli la dirigerà a partire dal 2018 – si compra da Vodafone – che nel 2013 è l’azienda di Colao, nel senso che ne è l’amministratore delegato fino al 2018 –  la joint-venture Verizon Wireless, che era al 45% di Vodafone.

 

La quale Vodafone (Colao), nell’operazione si porta a casa 130 miliardi. Il bonus di Colao non siamo riusciti a capire quanto sia, ma di sicuro qualche bruscolino lo avrà intascato anche lui.

 

Per avere una vaga percezione degli ordini di grandezza esistenti su quei pianeti, basta sfogliare Il Sole 24 ore, che nel maggio 2018 celebra l’addio di Colao alla Vodafone con un panegirico a tutto tondo, nel quale affronta anche il “problema” dei suoi emolumenti: «nel 2011 il manager guadagnò circa 17 milioni di euro».

 

Il Sole 24 ore celebra l’addio di Colao alla Vodafone con un panegirico a tutto tondo, nel quale affronta anche il “problema” dei suoi emolumenti: «nel 2011 il manager guadagnò circa 17 milioni di euro»

E continua riferendo dell’imbarazzo del malcapitato: «Colao non si sottrasse alle critiche e raccontò in un’intervista al Telegraph di averci riflettuto», con il seguente risultato: «Non posso negare che 17 milioni di euro siano una cifra enorme. Non è facile, per me, trovare la risposta. La cosa fondamentale è capire di essere un privilegiato ed essere certo che i tuoi familiari e gli amici, a loro volta, sappiano che ne sei consapevole».

 

Commossi dalla magnanimità dimostrata dal manager, ci viene solo da sommessamente suggerirgli che magari potrebbe mettere qualcosa del suo patrimonio a disposizione degli italiani (invece potremmo supporre che siano gli incolpevoli italiani a pagarlo per la sua consulenza non richiesta).

 

Colao insomma è l’uomo wireless, cioè – letteralmente – l’uomo senza fili, epperò pieno di fili collegati ai gangli vitali del mondo etereo della tecnofinanza globale. 

 

Colao insomma è l’uomo wireless, cioè – letteralmente – l’uomo senza fili, epperò pieno di fili collegati ai gangli vitali del mondo etereo della tecnofinanza globale

Il suo motto è «Trace, Test, Treat»: traccia, testa, tratta. Lavora nella segretezza (ricordiamo che la sua accolita ha firmato l’impegno di non far trapelare nulla di quanto viene discusso e deciso al suo interno, come da Chatham house rule in voga anche alle riunioni del Bilderberg) e nella pretesa dell’immunità civile e penale: una pretesa non si sa quanto velleitaria nonostante l’istituto della immunità sia coperto dalla riserva di legge, poiché già abbiamo visto come la legge marziale possa travolgere senza colpo ferire qualsiasi prerogativa dello Stato di diritto.

 

 

La rivoluzione pan-cibernetica del 5G

Esattamente un anno fa, all’Università di Verona, il futuro taskforzista capo parlava a ruota libera della base di tutta la società a venire, ovvero il famigerato 5G.

 

 

 

«Sul tema del 5G prima bisogna fare chiarezza nel dire che cosa permetterà di fare il 5G rispetto ad oggi (…) che è sostanzialmente avere molta più velocità, molta più banda, quindi poter trasmettere più dati più rapidamente».

 

Con il 5G «si potrà collegare oggetti, si potrà collegare robot, si potrà collegare tutto, e avere una remotizzazione di tutti i controlli, dalle serrature delle porte che diventeranno elettriche, alle macchine che leggeranno ovviamente chi attraversa la strada»

«Questo nei fatti vuol dire che si potrà collegare oggetti, si potrà collegare robot, si potrà collegare tutto, e avere una remotizzazione di tutti i controlli, dalle serrature delle porte che diventeranno elettriche, alle macchine che leggeranno ovviamente chi attraversa la strada, se posso girare o no…».

 

Non è mancato nemmeno un riferimento prodromico al tema del momento, la salute globale, e alla sua rilevazione ai tempi della peste, laddove il relatore auspicava «sistemi medici [per] avere in tempo reale le condizioni di una persona e iniettare o magari rilasciare una sostanza medica che è necessaria per le condizioni della salute… cioè si potrà fare tutto in remoto quasi istantaneamente».

 

Tutto, insomma, nella proiezione e nei desideri di Colao, sarà travolto dalla rivoluzione digitale. Uomini e oggetti, case e fabbriche, comportamenti e automobili: «ovviamente ci saranno delle trasformazioni profonde, le fabbriche cambieranno completamente, il sistema di trasporti cambierà completamente, il sistema di gestione degli edifici cambierà completamente».

Colao con il 5G auspica «sistemi medici [per] avere in tempo reale le condizioni di una persona e iniettare o magari rilasciare una sostanza medica che è necessaria per le condizioni della salute… cioè si potrà fare tutto in remoto quasi istantaneamente»

 

La pan-cibernetica del mondo, in tempo reale, con scarti di controllo infinitesimali, genererà la robotizzazione delle attività umane. L’uomo diverrà, letteralmente, un terminale. La rete replicherà le sue maglie nel mondo reale, come nella grezza eccitazione del primo Casaleggio, inventore della formula di Internet of Things, l’«Internet delle cose».

 

 

Nuovo Ordine Comunale

Il programma di riforma digitale integrale della realtà, di cui Colao discetta e di cui il 5G è solo una parte, da vari anni porta un nome bonario ed invitante: smart cities. Che significa informatizzare i parcheggi, la rilevazione della qualità dell’aria, la gestione del traffico urbano, i lampioni “intelligenti” e le telecamere di sorveglianza dotate di computer vision.

 

La pan-cibernetica del mondo, in tempo reale, con scarti di controllo infinitesimali, genererà la robotizzazione delle attività umane. L’uomo diverrà, letteralmente, un terminale. La rete replicherà le sue maglie nel mondo reale

Tutto, attraverso la connettività a spettro completo degli ambienti urbani, guidata da reti 5G, dove gli esseri umani potranno operare e sopravvivere soltanto diventando più “robotici”, cioè prevedibili, ubbidienti, aderenti macchinalmente al sistema. 

 

Più controllo, meno libertà: è lo scambio necessario di cui Colao parla nel suo famoso manifesto sul Corriere, che abbiamo preso in esame su Ricognizioni qualche giorno fa.

 

Il cittadino e il suo habitat saranno capillarmente controllati, senza più alcuno spazio di libertà: negli spostamenti, nei consumi, nello stato di salute, negli umori, persino nei pensieri, pure quelli che non ancora compiuti: le Intelligenze Artificiali, infatti, servono proprio a quello, a eseguire predizioni. 

 

Nessun metro quadro dello spazio umano sarà libero da registrazione e processamento dei dati. L’ambiente totalmente sensorizzato guiderà la creazione di algoritmi e prodotti di analisi sempre più sofisticati da parte delle grandi multinazionali che vogliono incassare la nuova frontiera del potere più penetrante e invasivo che si possa immaginare. 

Con le smart cities il cittadino e il suo habitat saranno capillarmente controllati, senza più alcuno spazio di libertà: negli spostamenti, nei consumi, nello stato di salute, negli umori, persino nei pensieri, pure quelli che non ancora compiuti: le Intelligenze Artificiali, infatti, servono proprio a quello, a eseguire predizioni

 

Ci viene detto che le smart cities – e tutto il totalitarismo elettronico in arrivo – renderanno le nostre vite più sicure, ma queste entità macchinali, alla fine, prenderanno le decisioni per noi: e così diventeremo uomini terminali, nel senso letterale di terminazioni di un sistema. 

 

Vade retro Big Data

 Invitiamo alla lettura del monito accorato e autorevole di Stefania Maurizi, una giornalista ex Espresso ora Repubblica con trascorsi di collaborazione con Julian Assange e la sua Wikileaks.

 

Il Coronavirus è il pretesto ideale per realizzare il sistema di tracciamento e sorveglianza globale in cui potremo improvvisamente precipitare a causa della distrazione e disperazione generali.

 

Il Coronavirus è il pretesto ideale per realizzare il sistema di tracciamento e sorveglianza globale in cui potremo improvvisamente precipitare a causa della distrazione e disperazione generali

«I dati sanitari in mano alle aziende telefoniche – mette in guardia la reporter –  rappresentano l’ultima frontiera della distruzione delle libertà individuali e della distruzione del Sistema Sanitario Pubblico».

 

«Il povero politico non è che un fuscello, di fronte a manager che in un minuto possono sapere tutta la tua vita: morte, miracoli, salute di tutti noi. Politici inclusi».

 

Chi di Colao ferisce, si potrebbe dire, di Colao perisce.

 

Siamo stati in gabbia, buoni, con guinzaglio e museruola. Abbiamo obbedito agli ordini, convinti di soffrire di un sacrificio necessario per il bene nostro e della collettività. Abbiamo tollerato il balletto indecente dei notabili dell’epidemia, banderuole incompetenti e confuse, ma depositarie per decreto di una verità mutevole capace di escludere ogni pensiero difforme.

«I dati sanitari in mano alle aziende telefoniche rappresentano l’ultima frontiera della distruzione delle libertà individuali e della distruzione del Sistema Sanitario Pubblico».

 

Ma non è possibile non vedere, oggi, come il potere – ammesso per ipotesi che sia estraneo alla diffusione del contagio – abbia approfittato dell’emergenza per impadronirsi materialmente delle nostre vite, speculando sulla paura.

 

C’è da sperare che il popolo italiano, fiaccato da una quarantena di propaganda e di terrore, abbia ancora la forza fisica e morale di ribellarsi al panopticon digitale che vorrebbero imporgli i pupazzi senz’anima del padrone del mondo.

 

Altro che wireless, altro che senza fili.

 

 

Non è possibile non vedere, oggi, come il potere abbia approfittato dell’emergenza per impadronirsi materialmente delle nostre vite, speculando sulla paura

Roberto Dal Bosco

Elisabetta Frezza

 

 

 

Articolo apparso anche su Ricognizioni

 

 

Immagine di Sergio Uceda tratta da Flickr e pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

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Facebook, Twitter, Google: Trump annuncia una class action contro Big Tech sulla censura

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Il presidente Trump ha annunciato di aver intentato una class action contro Google, Facebook e Twitter e i loro amministratori delegati.

 

«In America, riconosciamo la libertà di dire ed esprimere la verità… non ci è concessa dal governo, ci è data da Dio e nessuno dovrebbe avere il potere di togliercela», ha detto Trump alla folla a Bedminster, nel New Jersey.

 

«In America, riconosciamo la libertà di dire ed esprimere la verità… non ci è concessa dal governo, ci è data da Dio e nessuno dovrebbe avere il potere di togliercela»

«Sto presentando un’importante azione legale collettiva contro i colossi della Big Tech tra cui Facebook, Google e Twitter, nonché i loro amministratori delegati quali Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e Jack Dorsey».

 

«Chiediamo la fine dello shadow banning, lo stop al silenzio e lo stop al blacklisting, ai ban e alle cancellazioni che tutti conoscete bene».

 

Lo shadow banning è la riduzione nella distribuzione di un contenuto imposta segretamente su un utente dei social: la polemica, prima del COVID, riguardava questa censura algoritmica applicata alle visioni più conservatrici. Con la pandemia e la lotta per le controverse elezioni presidenziali USA 2020, non solo lo shadow banning e il blacklisting (esisterebbero vere e proprie liste di proscrizione di account da cesurare) ma la censura vera e propria sono diventata il pane quotidiano di centinaia di milioni di persone del pianeta: basta non essere allineati con il pensiero unico progressista globale, il bacio della pantofola senile di Biden e soprattutto il confiteor indiscutibile sulla bontà di vaccini e lockdown.

 

Come noto, Trump stesso – un miliardario che è stato eletto pure presidente del più potente Paese della Terra – è ora bandito per sempre dai social. La qualcosa, in tempi normali, avrebbe dell’incredibile.

 

«Sto presentando un’importante azione legale collettiva contro i colossi della Big Tech tra cui Facebook, Google e Twitter, nonché i loro amministratori delegati quali Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e Jack Dorsey»

«Stiamo chiedendo alla corte distrettuale degli Stati Uniti, per il distretto meridionale della Florida, di ordinare un arresto immediato alla vergognosa censura illegale del popolo americano da parte delle società di social media» ha rilanciato con determinazione l’ex presidente, aggiungendo che ha chiesto alla corte di imporre danni punitivi.

 

«Sarà una battaglia fondamentale per la difesa del Primo Emendamento. E alla fine, sono fiducioso che otterremo una vittoria storica per la libertà americana e, allo stesso tempo, per la libertà di parola», ha continuato Trump, aggiungendo che sarà «un punto di svolta molto importante per il nostro Paese».

 

Dobbiamo ricordare che Twitter, Facebook e YouTube hanno bandito permanentemente Trump dalle rispettive piattaforme dopo la protesta del Campidoglio del 6 gennaio, sostenendo che il presidente avrebbe «incitato alla violenza», anche se poi i fatti sembrano andare in una direzione diversa da quella della vulgata corrente – compreso un intollerabile oscuramento del dibattito scientifico.

 

Il presidente Trump non è nuovo a queste esternazioni esplicite contro i social media in particolare contro il fondatore di Facebook, come riportato da Renovatio 21.

Oramai i social non sono solo enti di parte, ma veri e propri agenti di una separazione ideologica e biologica nella popolazione, che hanno bene in mente che un segmento della loro utenza potrebbe andare sacrificato per far regnare l’armonia bovina di un Nuovo Ordine Mondiale fatto di popoli mansueti e narcotizzati – e di un oligarcato quindi privo di ogni freno nel controllo del pianeta

 

L’uomo di Nuova York aveva altresì invitato le nazioni della Terra a vietare Facebook e Twitter: «Tutte le voci dovrebbero essere ascoltate». Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas, già noto per i suoi trascorsi non amichevoli con Joe Biden trenta anni fa, ha poi dichiarato che Facebook e Twitter potrebbero essere regolamentati come enti pubblici.

 

Come abbiamo scritto, oramai i social non sono solo enti di parte, ma veri e propri agenti di una separazione ideologica e biologica nella popolazione, che hanno bene in mente che un segmento della loro utenza potrebbe andare sacrificato per far regnare nei loro siti e nei sistemi dei loro padroni – come riportato da Renovatio 21, Facebook ha origini militari… – l’armonia bovina di un Nuovo Ordine Mondiale fatto di popoli mansueti e narcotizzati – e di un oligarcato quindi privo di ogni freno nel controllo del pianeta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ci risiamo: Facebook ha bloccato Renovatio 21 un’altra volta. Ecco la guerra contro il Logos

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Ieri notte, abbiamo avuto notizia del fatto che Facebook ha bloccato per l’ennesima volta Renovatio 21.

 

La pagina in questo momento non può essere aggiornata, e ci è stato comunicato pure che già presentava «una distribuzione ridotta» nonché, a causa delle «continue violazioni degli standard della community» le erano state inflitte «altre restrizioni».

 

Ieri notte, abbiamo avuto notizia del fatto che Facebook ha bloccato per l’ennesima volta Renovatio 21.

 

Che ci fosse uno shadow ban (che qui chiamano con eufemismo orwelliano «distribuzione ridotta») ce ne eravamo accorti da un pezzo: il traffico sul sito da Facebook negli ultimi mesi è crollato del 90%

 

Che ci fosse uno shadow ban (che qui chiamano con eufemismo orwelliano «distribuzione ridotta») ce ne eravamo accorti da un pezzo: il traffico sul sito da Facebook negli ultimi mesi è crollato del 90%, e vi basta vedere quanti like e condivisioni abbiamo agli articoli che rinviano a renovatio21.com.

 

Troviamo davvero spassosa la dicitura «altre restrizioni»: in pratica, ci è comminata una condanna che neppure ci viene ben specificata.

 

Siamo ben oltre il kafkiano: non solo non sappiamo bene di cosa siamo stati accusati, non solo non possiamo difenderci: ora pure non sappiamo nemmeno esattamente quale sia la nostra condanna.

 

Siamo ben oltre il kafkiano: non solo non sappiamo bene di cosa siamo stati accusati, non solo non possiamo difenderci: ora pure non sappiamo nemmeno esattamente quale sia la nostra condanna.

In questo, dobbiamo dire, Facebook rappresenta già l’esperimento dei tribunali del futuro, dove la violazione del Pensiero Unico sarà punibile per direttissima, senza giusto processo (uno stupido retaggio di millenni di civiltà giuridica occidentale) con estrema umiliazione del reo – il tutto gestito quasi interamente dalle macchine.

 

Infatti, iersera Facebook ci ha tenuto a ricordare che i sistemi di controllo a cui sono sottoposti i post sono solo in parte umani, e che le nostre proteste (in pratica, schiacci un tasto e che dice «non sono d’accordo») potrebbero non essere visionate, causa COVID-19 dal loro team di Intelligenze Artificiali e di umani.

 

Ad ogni modo, ci è stato comunque accennato, in uno dei messaggi in cui era comunicata la messa al bando, l’ultima violazione (le altre, stranamente, no) era citata: si tratta dell’articolo in cui davamo notizia del fatto che Robert Redfield, l’ex direttore del Centro per il controllo epidemiologico americano (il mitico, onnipotente CDC) accreditava l’idea per cui il virus sarebbe fuggito dal famoso Istituto di virologia di Wuhan.

 

L’ultima violazione citata: l’articolo in cui davamo notizia del fatto che Robert Redfield, l’ex direttore del CDC accreditava l’idea per cui il virus sarebbe fuggito dal famoso Istituto di virologia di Wuhan

Di fatto noi non abbiamo fatto altro che riportare la notizia della CNN

 

Avrete visto l’articolo: abbiamo messo a corredo del pezzo la foto di Redfield che pare ricevere un’occhiataccia da Fauci – abbiamo trovato perfetta questa immagine, anche se datata.

 

Il fatto che si tratti di una notizia riportata da molte altre testate di tutto il pianeta non importa nulla. Di fatto noi non abbiamo fatto altro che riportare la notizia della CNN, il canale che per il mondialismo rappresenta la verità incarnata: «Former CDC director believes virus came from lab in China». «L’ex direttore del CDC ritiene che il virus provenga da un laboratorio in Cina».

 

C’è il video, pure.

 

 

Su certi argomenti, il silenzio deve essere totale. Per esempio, sulle responsabilità della Cina

L’ex capo di una delle più grandi istituzioni virologiche mondiali accredita una teoria considerata di frangia (e Renovatio 21 già è stata punita per averne parlato più di un anno fa). Si tratta quindi di una notizia nel vero senso della parola: come si insegna, la notizia non è mai «cane morde uomo», ma «uomo morde cane».

 

Invece, neppure riportare la CNN è ora consentito. Su certi argomenti, il silenzio deve essere totale. Per esempio, sulle responsabilità della Cina: e capiamo, lo Zuckerberg si è sposato una cinese, per poi imparare il mandarino (sospettiamo che non serva molto in famiglia: i sino-americani parlano per lo più il cantonese) per sfoggiarlo ad eventi nella Cina Comunista e farsi trovare la biografia del presidente cinese Xi Jinping sulla scrivania quando la delegazione diplomatica di Pechino andò a farsi il giretto nella sede californiana di Facebook.

 

Lo Zuckerberg si è sposato una cinese, per poi imparare il mandarino da sfoggiare ad eventi nella Cina Comunista e infine farsi trovare la biografia di Xi Jinping sulla scrivania dalla delegazione diplomatica di Pechino

Ah, se non lo sapete, Facebook in Cina è proibito, anche se esistono in zona Shenzhen uffici-showroom nei quali le industrie cinesi possono interagire con la piattaforma per comprare pubblicità per i profilatissimi mercati occidentali e mondiali in mano al social media.

 

E allora: via la notizia, censura totale non solo sul pezzo in sé, ma su tutto il resto che hai detto e potrai dire: tutta la pagina è bloccata, oscurata. Vedete, anche qui siamo in un sistema giudiziario non-europeo, il sistema giudiziario del futuro: non viene colpito il crimine, ma la persona. L’ideale è la riforma del pensiero, quello che, esattamente, succedeva nella Cina di Mao.

 

Chi dirige Renovatio 21 ha il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti da 16 anni secchi. Si tratta, voi capite, anche di un’offesa professionale non di poco conto.

 

Uno già dovrebbe sbigottito e offeso da tutto questo. Poi però si scopre (scusate, ci si ricorda: non è la prima volta) che mica finisce lì: ecco che Facebook comunica che l’utente stesso per tre giorni non può commentare né postare né mettere like (!) in nessun contenuto di Facebook. Né nelle bacheche dei suoi amici, né nelle foto dei suoi nipotini, né alle comunicazioni (nel caso vi fossero) dei suoi rappresentati, né a commenti di persone che poniamo li stiano diffamando, e neppure cancellare commenti di altri con il rischio che questo comporta.

Siamo in un sistema giudiziario non-europeo, il sistema giudiziario del futuro: non viene colpito il crimine, ma la persona. L’ideale è la riforma del pensiero, quello che, esattamente, succedeva nella Cina di Mao

 

Facebook rappresenta già l’esperimento dei tribunali del futuro, dove la violazione del Pensiero Unico sarà punibile per direttissima, senza giusto processo (uno stupido retaggio di millenni di civiltà giuridica occidentale) con estrema umiliazione del reo – il tutto gestito quasi interamente dalle macchine

 

Se l’utente colpito gestisse un eCommerce, o avesse un’attività di social media management (cioè, tiene per lavoro pagine di aziende), immaginate a quale danno andiamo incontro.

 

Si tratta di una condanna al silenzio che definiamo pericolosa non solo idealmente, ma soprattutto materialmente.

 

Si tratta di un’ingiustizia indegna del consorzio umano in generale. Anche se sono in «casa tua» (come sostengono i «debunker» più o meno pidioti che fanno il tifo per la censura elettronica), non mi puoi mettere il bavaglio, o chiudermi in una stanza per non farmi parlare con gli altri invitati. E, attenzione, la metafora della casa e degli invitati è profondamente sbagliata: noi tutti paghiamo per stare su Facebook, paghiamo con il petrolio del XXI secolo, i nostri dati. Accettando di entrare in Facebook, noi di fatto paghiamo con le informazioni sulla nostra esistenza, che vengono impacchettate e vendute come pubblicità a qualcuno – ricordate sempre il dogma del consumatore nella nuova economia, «se è gratis il prodotto sei tu».

 

Gli ebeti che dicono «ma Facebook è privato, siete liberi di scegliere un altro social network» ricordiamo la storia di Parler, il social conservatore che, una volta capito che minacciava davvero Twitter e pure Facebook attraendo l’esodo degli utenti esasperati dai soprusi dei grandi social,  è stato depiattaformato dal cartello di Big Tech: tolto dall’Apple Store e dall’Android Store (che significa: eliminato da tutti i telefonini della terra) e poi addirittura cancellato dai server dove il sito girava – server che erano di un altro monopolista mondiale del settore, Amazon.

 

Ci riserviamo di reagire in qualche modo, perché, ribadiamo, la cosa danneggia noi e tutti: bloccare la circolazione delle notizie non solo lede i diritti costituzionali, ma pure libertà ancora più fondamentali di cui dovrebbe godere la società. Abbiamo pubblicato già diversi articoli di Children Health Defense, di cui siamo autorizzati a distribuire le traduzioni, dando conto della querela a Facebook che sta portando avanti Robert Kennedy jr., al quale hanno chiuso pure la pagina di Instagram (per chi non lo sapesse: come Whatsapp, un’altra proprietà di Facebook) senza preavviso pochi giorni fa.

 

Nel frattempo, vi chiediamo di seguirci sul nostro canale Telegram.

Nel frattempo, vi chiediamo di seguirci sul nostro canale Telegram.

 

https://t.me/Renovatio21

 

A breve sarà approntata anche la newsletter di Renovatio 21, e il sito subirà un restyling: ci stiamo mettendo tanto non solo per il costo, ma anche perché in un altro segno eccezionale dei nostri tempi, ben due webmaster hanno negato la loro collaborazione (retribuita, ovviamente) per «incompatibilità con i valori aziendali» delle loro partite IVA con i contenuti nel sito. Abbiamo pensato che se si fosse trattato di un sito con video pornografici, probabilmente non avremo avuto problemi.

Questa censura, come tutte le altre (vogliamo ricordare che anche il presidente Trump è bandito dai social ad vitam?) sono già indice di una strategia terrificante. In queste azioni non esiste, infatti, nemmeno l’ombra di un’idea di compromesso

 

Per cui, stiamo facendo tutto da soli. Dateci tempo, non riceviamo danaro da questo sforzo immenso che è diventato Renovatio 21, una testata che pubblica articoli (che riteniamo fondamentali) ogni giorno che manda in terra e che ha in archivio qualcosa come 2.000 pezzi, per lo più scritti in questo ultimo anno di follia, dove i media tradizionali, e il loro corollario di partiti falsamente anti-sistema con i loro onorevoli influencer su social e TV, hanno perso ogni credibilità residua.

 

Abbiate pazienza, restate con noi, magari evitando il social di Zuckerberg: fate la fatica di controllare i nuovi contenuti sul nostro sito ogni giorno, perché avete capito che Facebook quei contenuti non ve li distribuirà più, o se lo farà ve li filtrerà, di modo che vediate solo quella parte del mondo che interessa a loro – cioè, al sistema unico che si sta impadronendo della mente del mondo.

 

Non crediate che saranno tempi facili: questa censura, come tutte le altre (vogliamo ricordare che anche il presidente Trump è bandito dai social ad vitam?) sono già indice di una strategia terrificante. In queste azioni non esiste, infatti, nemmeno l’ombra di un’idea di compromesso.

 

Un tempo si facevano prodotti mass-market: doveva andare bene a tutti, si sceglieva una via di mezzo nelle cose, le aziende (e i partiti…) non ci tenevano a insultare o molestare chi non comprava il loro prodotto, anzi, questi andavano blanditi, sedotti, strappati alla concorrenza… convertiti, è la parola giusta, oramai desueta anche per la religione della conversione per eccellenza, il Cattolicesimo romano, con i suoi millenni perduti di missionari e martiri.

Qui si va in cerca dell’annientamento dell’altro: perché fanno il calcolo, e hanno tutti i dati per farlo  e capiscono che possono andare avanti anche senza la minoranza di facinorosi che mettono in dubbio la narrazione principale

 

No, qui si va in cerca dell’annientamento dell’altro. Il perché è semplice: fanno il calcolo, e hanno tutti i dati per farlo (hanno, grazie ai Big Data e agli algoritmi, la profilazione psico-sociale ed economica perfetta di ognuno di voi) e capiscono che possono andare avanti anche senza la minoranza di facinorosi che mettono in dubbio la narrazione principale.

 

Il pericolo esistenziale di persone che pongono questioni val bene la loro segregazione e la perdita dei loro danari – accettano che non diventino clienti, possono tranquillamente, grazie al calcolo, rinunciare ai loro soldi. Perché possono continuare, e bene, con tutti gli altri utenti soddisfatti: quelli che si bevono le storie della TV, dei giornaloni e degli algoritmi, quelli che fanno la fila per vaccinarsi, quelli che non mettono in discussione le mascherine anche in casa, quelli a cui magari la pandemia ha slatentizzato la cattiveria. Sono gli stessi, spesso, la cui narcotica tranquillità è stata aiutata dal fatto che in questo anno mostruoso loro, a differenza di molti comuni mortali, lo stipendio lo hanno portato a casa. Con i loro soldi, e con il loro consenso, i social, i media, le aziende, i partiti, i governi, possono andare avanti indefinitamente.

 

L’altra fetta della popolazione – la nostra – è divenuta sacrificabile

Ragionateci: l’altra fetta della popolazione, quindi, è divenuta sacrificabile.

 

Questa, signori, è la ricetta per una guerra civile, legale, economica, cognitiva. Che, di fatto, è già in atto.

 

Da cristiani, lo sapevamo già: se sopprimi il Logos, cosa pensi di ottenere?

Da cristiani, lo sapevamo già: se sopprimi il Logos, cosa pensi di ottenere? Se strozzi la parola, la razionalità umana, come puoi pensare che non ne uscirà un’irrazionalità bestiale?

 

Se strozzi la parola, la razionalità umana, come puoi pensare che non ne uscirà un’irrazionalità bestiale?

 

Che sia quello che in realtà vogliono veramente?

 

 

 

 

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5G

5G, tatuaggi a distanza. Quando i vaccini?

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Come parte di una trovata di marketing per le telecomunicazioni T-Mobile Netherlands, la bella conduttrice televisiva olandese Stijn Fransen si è fatta tatuare in modo speciale:  il tatuatore operava a distanza attraverso l’uso di un robot abilitato dal 5G.

 

Il tatuatore Wes Thomas ha tatuato la Fransen da remoto attraverso l’uso di un braccio robotico che ha utilizzava il machine learning per apprendere la posizione del braccio della Fransen e mappare la posizione sul suo corpo.

 

Il tatuatore Wes Thomas ha tatuato la Fransen da remoto attraverso l’uso di un braccio robotico che ha utilizzava il machine learning

Il robot è stato costruito e programmato dal tecnologo londinese Noel Drew per diverse settimane.

 

«Ogni parte della costruzione è stata presa in considerazione e appositamente acquistata o progettata, sviluppata e fabbricata internamente da zero», ha detto Drew alla rivista PCMag.

 

«Molte zucche sono state danneggiate nel ciclo di prova prima che fossero raffinate e pronte per la realtà», ha detto Drew, sottintendendo di aver testato l’hardware su verdure prima di provarlo sulla signora neerlandese.

 

Non possiamo non pensare alla commistione «5G+aghi» sottointesa dall’ora ministro Colao in una video-intervista

«Era così incredibilmente calma su tutta la faccenda», ha detto l’ingegnere a proposito della Fransen. Fortunatamente, secondo il tecnologo, c’erano sistemi di sicurezza «in tutto il progetto». Un potenziometro ha monitorato la superficie del braccio di Fransen, ad esempio, per assicurarsi che l’ago non entrasse troppo in profondità.

 

Nessuno si è fatto male durante l’esperienza, tuttavia non possiamo non pensare alla commistione «5G+aghi» sottointesa dall’ora ministro Colao in una video-intervista all’Università, in cui asseriva chiaramente il ruolo del 5G per la distribuzione di medicine a distanza.

 

L’ex CEO di Vodafone ora in forze al governo Draghi parlava di ««sistemi medici [per] avere in tempo reale le condizioni di una persona e iniettare o magari rilasciare una sostanza medica che è necessaria per le condizioni della salute… cioè si potrà fare tutto in remoto quasi istantaneamente»

 

 

Con un sistema robotico simile, abilitato dalla banda e dalla velocità del 5G, potrebbe, per esempio, non esserci più bisogni di personale vaccinatore: un chiosco con braccio robotico e via

Con un sistema robotico simile, abilitato dalla banda e dalla velocità del 5G, potrebbe, per esempio, non esserci più bisogni di personale vaccinatore: un chiosco con braccio robotico e via.

 

Oppure ancora più a fondo: in qualsiasi abitazione, anche sul cucuzzolo di una montagna non raggiunto dai cavi in fibra, ecco che ognuno potrà disporre di un dispositivo domestico pronto a dispensare farmaci – come quelli visti in The Giver-Il mondo di Jonas – o, perché no, richiami vaccinali.

 

L’idea alla base di Theranos, la startup poi rivelatasi la truffa più cocente della storia della Silicon Valley, era di fatto la medesima: un apparecchio domestico in grado di fornire assistenza medica domestica continua attraverso la lettura delle analisi del sangue.

 

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da Youtube

 

 

 

 

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