Pensiero
Il Corriere e Lavrov, apice del cringe giornalistico italiano
In un episodio imbarazzante come pochi altri per la stampa nazionale italiana, il Corriere della Sera ha rifiutato di pubblicare un’intervista esclusiva con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.
L’incredibile sviluppo è stato ridicolizzato dal portavoce del ministero degli Esteri di Mosca Maria Zakharova, che, facendo ridere i presenti ad un briefing a Mosca, ha raccontato che quando il ministero russo ha chiesto come mai l’intervista non fosse stata pubblicata il Corriere avrebbe risposto che non c’era spazio; la Zakharova ha proseguito dicendo che, visiti i «problemi con la Carta che deve avere l’Italia», era stato proposto dal Cremlino di pubblicarla sul sito, ma sarebbe stato risposto da via Solferino che non c’era spazio nemmeno su internet. Infine, non si sa quanto scherzando, la portavoce dice che è stato ulteriormente proposto all’antico quotidiano italiano di pubblicare un link ad una pagina esterna, ma sarebbe stato detto che non c’era spazio nemmeno per quello.
È finita che l’intervista la ha pubblicata il sito del ministero degli Esteri russo e dell’ambasciata russa in Italia.
Il video fantastico (tradotto in italiano) della #Zakharova che smerda i giornalai del Corriere della Serva per aver ridotto l’intervista a #Lavrov con la scusa che “non c’era sazio sul giornale” (e neanche sul sito web… e neanche lo spazio per un link da cui fosse possibile… pic.twitter.com/KfyimUl3du
— Sabrina F. (@itsmeback_) November 13, 2025
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Se le parole della Zakharova non fossero per ischerzo saremmo davanti ad un fatto di gravità – professionale, diplomatica, umana – sconcertante. Il racconto della portavoce racconta di una vetta di cringe giornalistico senza precedenti.
Nelle scorse ore il giornale della borghesia italiana ha tentato di rispondere, giustificando la mancata pubblicazione di uno dei vertici della massima superpotenza atomica planetaria (possiamo dire «censura»?) con i contenuti dei discorsi del Lavrov, che con evidenza il giornale ed i suoi padroni non condividono – ma dei quali i lettori dovrebbero essere informati.
«Le risposte del ministro contenevano anche molte affermazioni del tutto discutibili e dal chiaro intento propagandistico» scrive il Corriere in un articolo. Come, ad esempio, il passaggio sul «cruento colpo di Stato anticostituzionale a Kiev del febbraio 2014, organizzato dall’amministrazione Obama» (in via Solferino forse erano in vacanza quando uscì l’audio di Victoria Nuland che oltre che a parlare degli investimenti USA e decidere il premier di Kiev proclamava in maniera indimenticabile «Fuck the EU»), oppure quello sul «regime di Kiev» che definisce «subumani» o «terroristi» gli abitanti delle quattro regioni ucraine annesse illegalmente dalla Russia» (anche qui, forse il giornalone era in letargo negli anni dal 2014 al 2022, e quanto alle annessioni illegali, magari ricordare che ci sono stati dei referendum in zone quasi totalmente russofone sarebbe stata una cosa bella e «giornalistica»)
Il Corriere mica desiste: ha cancellato la pubblicazione dell’intervista al decano della diplomazia mondiale perché «in altre parti, Lavrov arriva a sostenere che, “a differenza degli occidentali”, l’esercito russo protegge “le persone, sia civili che militari” e che le “nostre forze armate” agiscono “con massimo senso di responsabilità, sferrando attacchi di precisione esclusivamente contro obiettivi militari e relative infrastrutture di trasporto ed energetiche”».
Qui sarebbe bello che il giornalissimo dimostrasse che non è così, facendoci vedere, chessò, Kiev e Kharkov ridotte in macerie come Baghdad e Beirut – perché non è che ci voglia un genio per vedere quanto la guerra condotta dalla Russia sia diversa da quelle fatte da USA, NATO e compagni in Iraq, Libano, Afghanistan, Siria, Libia e pure in Serbia… Diverso è il caso di Donetsk, città che dicono essere ucraina, ma che l’Ucraina, per qualche ragione, bombarda, anche a Natale e a Pasqua vicino alle chiese, nei mercati, nei centri commerciali, con le ondate di sangue civile che conosciamo: ma guarda chi li fa, i massacri degli innocenti.
Al Corrierone, come a tutte le testate occidentali possedute da camerieri atlantici o peggio, brucia ancora che Bucha non sia riuscita col buco, e di questa presunta «strage» che doveva fungere da casus belli per mandare i nostri soldati a morire in Ucraina non se ne è fatto più nulla. Voi avete più sentito nulla? Chissà perché.
Ma non basta: il Corriere è disturbato assai dal fatto che il Lavrov «dichiara che «il nazismo sta rialzando la testa in Europa». Lo scrive il giornale dove in prima pagina, con corsivi non esattamente imperdibili, scrive per qualche ragione uno che in TV andò a dire che un generale vicino al Battaglione Azov è «giusto» come Schindler e Perlasca. Lo scrive il giornale il cui inviato a Kiev riprese un militare nazi-odinista dichiarare la sua fede pagana dinanzi all’assedio dei monaci della Lavra. È stato detto, giustamente, che il Corriere in quell’occasione era riuscito, senza volerlo, a realizzare l’apice della propaganda ucraina e pure russa nello stesso momento.
L’inviato del Corriere a Kiev va davanti al Monastero delle Grotte e produce un documento che segna contemporaneamente il culmine sia della propaganda occidentale che di quella russa. pic.twitter.com/miLeXY85EG
— Marco Bordoni (@bordoni_russia) April 4, 2023
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Ma non è finita. Il giornalone nelle mani del venditore di pubblicità proprietario del Torino calcio alza il ditino con boria e pervicacia: «il ministero degli Esteri russo ha risposto alle domande inviate preliminarmente dal Corriere della Sera con un testo sterminato pieno di accuse e tesi propagandistiche. Alla nostra richiesta di poter svolgere una vera intervista con un contraddittorio e con la contestazione dei punti che ritenevamo andassero approfonditi il ministero ha opposto un rifiuto categorico».
Un’intervista scritta con il contraddittorio? Ma di cosa stanno parlando? Il compito dell’intervistatore è sentire quello che dice il più alto diplomatico della superpotenza oppure salvaguardare la mente dei lettori dalla possibilità di sentire l’altra campana – cioè il lavoro che dovrebbe fare il giornalismo?
Lavrov, accusa il Corrierissimo, «Evidentemente pensava di applicare a un giornale italiano gli stessi criteri di un Paese come la Russia dove la libertà d’informazione è stata cancellata». A questo punto non è più possibile trattenere le risate. «Quando il ministro Lavrov vorrà fare un’intervista secondo i canoni di un giornalismo libero e indipendente saremo sempre disponibili».
Il Corriere «libero e indipendente»? Eccerto. Ce lo ricordiamo in pandemia, quando, dopo decenni di abbonamento (chi scrive ha letto quel giornale quotidianamente da quando aveva praticamente 15 anni) abbiamo mollato il colpo, ché le menzogne (per esempio sull’ivermectina farmaco per cavalli) erano divenute intollerabili. Anche dopo, con la guerra ucraina e la lista dei putiniani italiani, con per soprammercato la stupenda affermazione che la stampa russa avrebbe usato come manifesto un articolo di Manlio Dinucci: le giornalistissime in cima al massimo quotidiano italiano non si era ovviamente peritata di comprendere o approfondire nulla – Dinucci riprendeva uno studio della Rand Corporation, citato varie volte anche da Renovatio 21, dipingendo quindi l’84 geografo italiano come faro della politica di Putin… eh?
Vabbè, qualche lettore lo sa: con il Corriere per Renovatio 21 ci può essere stata qualche screzio in passato. Come quando un video un po’ minaccioso di Bill Gates e consorte (col COVID stavano ancora assieme) trovato e sottotitolato da Renovatio 21 comparve per magia, senza credito alcuno, talis et qualis sul sito del Corriere.
Faccia il lettore il confronto. L’unica vera differenza e che noi – che abbiamo realizzato i sottotitoli, sistemato l’audio e finalizzato – non ci abbiamo messo la pubblicità.
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O quella volta che, ci segnalarono tanti lettori, c’era nelle pagine di cultura quella lenzuolata della celeberrima romanziera Susanna Tamaro sulla scuola che sembrava, a detta di molti, un pochino somigliante ad un articolo di Elisabetta Frezza pubblicato sulle colonne di Renovatio 21.
Pressati dal nostro pubblico, scrivemmo all’altezza del Natale 2022 alla redazione di via Solferino. Siamo in grado qui di riprodurre la missiva.
Gentili signori della redazione del Corriere,
Secondo voi i colleghi del Corriere dei grandi ci risposero? Maddeché – neppure agli auguri di Natale.
Gli auguri a questo punto glieli facciamo noi: perché, se continuano così, quanto avanti potrà andare ancora avanti il giornalismo italiano?
Roberto Dal Bosco
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Arte
Sorrentino, Mattarella, eutanasia, Pulcinella
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Geopolitica
Ecco l’articolo censurato di Lavrov
Lo scorsa settimana il ramo europeo della testata Politico ha rifiutato un articolo vergato dal ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov. Renovatio 21 ne pubblica qui la traduzione del testo poi apparso sulla stampa russa. Non si è trattato della prima volta che era una simile censura si è abbattuta sulle parole del Lavrov: l’anno passato era stato il Corriere della Sera a rifiutare la pubblicazione di un’intervista al ministro russo che via Solferino aveva chiesto ed ottenuto. Anche in quel caso, Renovatio 21 aveva tradotto il testo una volta rilasciato dal Cremlino.
Alcune riflessioni sulla risoluzione della crisi ucraina, sull’Europa e sulla sicurezza globale
In un incontro tenutosi a Londra il 7 giugno 2026, i leader di Gran Bretagna, Francia e Germania, insieme a Volodymyr Zelens’kyj, hanno delineato cinque precondizioni affinché la Russia possa garantire una «pace giusta e duratura» in Ucraina. Europa Unita presenta ora questo elenco di richieste come base per il dialogo con Mosca.
Sfondo
Oltre vent’anni di negoziati con l’Europa, in quanto parte dell’Occidente collettivo, portano a un’unica conclusione: il dialogo con la Russia è servito da cortina fumogena diplomatica per l’espansione geopolitica delle istituzioni occidentali, soprattutto NATO e Unione Europea, verso est, fino ai confini della Russia.
La complicità dell’Europa nell’alimentare la crisi ucraina è innegabile. Insieme agli Stati Uniti, i paesi europei hanno orchestrato la Rivoluzione Arancione a Kiev nel 2004. Per creare una testa di ponte anti-russa in Ucraina, hanno trascorso anni a corrompere politici e interi partiti, a riscrivere la storia e i programmi scolastici, a coltivare e alimentare il nazionalismo ucraino e a fare di tutto per allontanare l’Ucraina dalla Russia.
Nel 2013, l’Unione Europea ha respinto categoricamente la nostra proposta di compromesso sull’accordo di associazione, un accordo che Bruxelles premeva da tempo affinché Viktor Yanukovich firmasse. Vale la pena ricordare che all’Ucraina era stata offerta un’apertura unilaterale del mercato senza impegni reciproci, condizioni che si sarebbero rivelate incompatibili con la permanenza di Kiev nella zona di libero scambio della CSI. Quando Viktor Yanukovich chiese un rinvio, gli europei fomentarono disordini di piazza che sfociarono rapidamente nel colpo di stato di Kiev del febbraio 2014.
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Germania, Francia e Polonia si sono poi dimostrate altrettanto sleali. Dopo aver garantito il rispetto dell’accordo raggiunto tra l’opposizione e Viktor Yanukovich, se ne sono lavate le mani nel momento stesso in cui quella stessa opposizione, da loro stessi creata, è salita al potere. «La democrazia», hanno affermato con una scrollata di spalle, «prende svolte inaspettate».
L’Europa ha quindi dato il suo appoggio alle nuove autorità. A Odessa, il 2 maggio 2014, il rogo di decine di innocenti sostenitori di legami più stretti con la Russia non ha suscitato una sola parola di condanna da parte delle capitali europee.
In qualità di co-garanti degli accordi di Minsk del 2015, Francia e Germania hanno di fatto incoraggiato il regime ucraino a sabotare i propri impegni. Come ammisero in seguito Angela Merkel e François Hollande – dopo l’inizio dell’operazione militare speciale – l’attuazione da parte di Kiev degli accordi di Minsk, approvati all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non era mai stata realmente prevista. L’obiettivo, ammisero, era semplicemente quello di guadagnare tempo: rafforzare le forze armate ucraine e inondarle di armamenti occidentali.
La Russia, dal canto suo, ha esplorato ogni via diplomatica per disinnescare la crisi di sicurezza europea. Tuttavia, nel gennaio 2022, gli Stati Uniti e la NATO hanno respinto la proposta russa di garanzie di sicurezza reciproca giuridicamente vincolanti. I membri europei della NATO hanno appoggiato attivamente tale rifiuto.
In seguito all’avvio dell’operazione militare speciale, l’Europa unita ha appoggiato gli sforzi del primo ministro britannico volti a sabotare i negoziati di Istanbul tra Russia e Ucraina. L’appello di Boris Johnson a Kiev – «non firmate nulla, combattete e basta» – ha chiuso la porta a qualsiasi forma di diplomazia autentica per il prossimo futuro.
Situazione attuale
Cosa ha spinto i leader europei a cambiare improvvisamente retorica e a iniziare a parlare di negoziati, e cosa si prefiggono di ottenere con queste dichiarazioni? Ad esempio, l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha affermato che lo scopo di qualsiasi dialogo con la Russia è quello di dettare le condizioni all’Europa. Queste includono il pagamento di «risarcimenti» all’Ucraina; il ritiro delle truppe dalla Transnistria e dal Caucaso meridionale; l’abolizione della legge sugli «agenti stranieri»; e l’accettazione di limiti rigorosi alle dimensioni delle forze armate della Federazione Russa.
Secondo la sua interpretazione, «non può esserci una pace giusta e duratura senza che la Russia risponda delle proprie azioni». Durante la sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 19 maggio 2026, un rappresentante dell’UE ha ribadito il concetto in modo inequivocabile: «Sostenere militarmente l’Ucraina non contraddice la ricerca della pace, ma rappresenta piuttosto un prerequisito fondamentale per qualsiasi negoziato credibile e in buona fede».
Il piano dell’Europa è quello di dialogare con la Russia, portando avanti al contempo una campagna di azioni legali orchestrata attraverso il Consiglio d’Europa. All’interno di quest’organizzazione, un tempo rispettata, si sta creando un’intera infrastruttura con lo scopo esplicito di «chiedere conto alla Russia»: un registro dei danni, una Commissione per i risarcimenti e un Tribunale speciale.
Anche l’Unione Europea ha dato il via libera al fermo di navi mercantili in alto mare. Diversi episodi si sono già verificati nel Mar Baltico e nell’Atlantico. Allo stesso tempo, l’Occidente distoglie accuratamente lo sguardo dagli atti terroristici di sabotaggio perpetrati dalle Forze Armate ucraine nel Mar Nero e nel Mar Mediterraneo.
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Il vero obiettivo dei leader europei, quindi, non è negoziare con la Russia. È piuttosto quello di consolidare il regime di Zelens’kyj e preservarlo come trampolino di lancio per un continuo confronto con la Russia. Con questo in mente, i leader europei si affannano per ottenere un cessate il fuoco il più rapidamente possibile e per un’unica ragione: impedire il collasso delle Forze Armate ucraine sul campo di battaglia. Il piano è quello di «congelare» il conflitto senza affrontarne le cause profonde, per poi schierare rapidamente sul suolo ucraino contingenti militari della «coalizione dei volenterosi» anglo-francese.
È risaputo che le élite europee hanno investito il loro «capitale politico» nello scontro con la Russia, stanziando centinaia di miliardi di dollari per sostenere il regime di Kiev e incrementare i bilanci militari degli Stati membri dell’UE e della NATO. L’Europa punta ora a raggiungere la «prontezza difensiva» contro la Russia entro il 2030. Fino ad allora, intende guadagnare tempo con ogni mezzo a disposizione. In una dichiarazione sorprendentemente schietta rilasciata lo scorso aprile, il capo di stato maggiore belga ha affermato senza mezzi termini: «abbiamo ancora qualche anno. Grazie al coraggio e al sangue degli ucraini, che ci stanno dando questo tempo».
L’Europa unita continua a sognare l’espansione. Intende assorbire l’Ucraina e la Moldavia, trascinando al contempo l’Armenia nella sua sfera d’influenza. La NATO si è già espansa verso est, inglobando Finlandia e Svezia. Quanto all’Ucraina, viene sempre più considerata come il «pugno d’arme» di una futura forza militare europea, indipendente dagli Stati Uniti e dalla NATO.
Rischi per la sicurezza globale
Questa situazione rappresenta una seria minaccia per la sicurezza globale. Uno scontro diretto tra la NATO e la Russia potrebbe rapidamente degenerare in uno scambio di attacchi nucleari, con conseguenze catastrofiche.
Sotto la bandiera dell’ «autonomia strategica», l’Europa sta assistendo a un significativo rafforzamento delle proprie capacità militari, anche in ambito nucleare. L’intenzione di Parigi di estendere il suo «ombrello nucleare» a diversi Stati membri dell’UE e della NATO è fonte di profonda preoccupazione. Ciò non contribuirà in alcun modo a rafforzare la sicurezza della Francia stessa né dei beneficiari della sua cosiddetta protezione.
Nonostante tutto, l’establishment politico e militare europeo continua ad attribuire alla Russia piani aggressivi, piani che, a loro dire, si estendono ben oltre l’Ucraina. Il presidente russo ha affermato in numerose occasioni che tutto ciò è una sciocchezza, una provocazione e disinformazione, finalizzata unicamente a ottenere fondi di bilancio per la lotta contro la Russia. Questo non è certo il clima adatto per un dialogo costruttivo.
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La posizione della Russia
Per quanto riguarda i negoziati, Vladimir Putin ha ribadito al Forum economico internazionale di San Pietroburgo che la Russia non è contraria ai contatti con nessuna parte. Consideriamo tuttavia l’Europa come una parte intenzionata a sconfiggere la Russia – una posizione che gli stessi europei dichiarano apertamente. Il dialogo con l’Europa, pertanto, non può essere condotto come se fosse un osservatore terzo e imparziale.
La Russia preferirebbe raggiungere gli obiettivi dell’operazione militare speciale attraverso la diplomazia.
Ciò richiede di garantire in modo affidabile la sicurezza lungo i confini occidentali della Russia e di assicurare rispetto e dignità ai nostri cittadini e compatrioti, compreso il diritto di parlare la propria lingua madre, il russo, e di praticare la fede cristiana ortodossa. Un’ulteriore espansione militare, politica ed economica da parte dell’Occidente è inaccettabile: è contraria agli imperativi di un mondo multipolare.
I leader europei dovrebbero riconoscere che il modello di sicurezza regionale costruito in Europa nel corso dei decenni, sin dall’adozione dell’Atto finale di Helsinki nel 1975, è stato distrutto dalle loro stesse mani. E non potrà mai essere ricostruito. Dobbiamo ora muoverci verso la creazione di un’architettura di sicurezza continentale aperta a tutti i paesi eurasiatici e che rispecchi l’odierna realtà multipolare.
Il principio di sicurezza uguale e indivisibile, calpestato dagli euro-atlanticisti, può trovare incarnazione in una nuova architettura eurasiatica. Quando i tempi saranno maturi, anche l’Europa potrà unirsi a questo grande sforzo.
Il punto cruciale è che un dialogo significativo richiede il ripristino della fiducia, infranta dalle azioni anti-russe dell’Occidente, e dell’Europa in quanto parte di esso, nell’era post-Guerra Fredda. La fiducia può essere recuperata solo attraverso passi concreti che dimostrino un sincero impegno ad abbandonare l’uso della diplomazia come copertura per ambizioni espansionistiche. La fiducia non può essere ripristinata, né il dialogo può essere ripreso, attraverso ultimatum come quello rivolto alla Russia a Londra il 7 giugno 2026.
PS È degno di nota che l’ultimatum di Londra sia stato riaffermato inequivocabilmente dagli ambasciatori di Gran Bretagna, Francia e Germania durante l’incontro al Ministero degli Esteri russo l’11 giugno 2026, un incontro che avevano richiesto con tanta insistenza. Questo era l’unico scopo della loro visita al ministero.
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Immagine di Duma.gov.ru via Wikimedia Creative Commons Attribution 4.0 International
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— あお (@yuritotsubasa37) June 16, 2026
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