Geopolitica
Victoria Nuland si dimette. La sua storia di morte e distruzione non verrà dimenticata
Si è dimessa Victoria Nuland, il sottosegretario del dipartimento di Stato USA considerabile come la grande pupara dietro alla catastrofe ucraina degli ultimi dieci anni sfociata nella guerra cruenta che ha ucciso centinaia di migliaia di persone. La notizia, che è di grande portata, è stata data pochi minuti fa da un comunicato firmato dallo stesso segretario di Stato Anthony Blinken comparso sul sito governativo del dicastero degli Esteri statunitense.
«Victoria Nuland mi ha fatto sapere che intende dimettersi nelle prossime settimane dalla carica di Sottosegretario di Stato per gli affari politici, un ruolo in cui ha incarnato l’impegno del presidente Biden a riportare la diplomazia al centro della nostra politica estera e a rivitalizzare l’economia e la leadership globale dell’America in un momento cruciale per la nostra Nazione e il mondo» scrive il Blinken, che attacca quindi a chiamare la Nuland (vero cognome «Nudelman») con l’affettuoso diminutivo «Toria».
«Il mandato di Toria corona tre decenni e mezzo di straordinario servizio pubblico sotto sei presidenti e dieci segretari di Stato. A partire dal suo primo incarico come funzionario consolare a Guangzhou, in Cina, Toria ha ricoperto la maggior parte dei lavori in questo dipartimento. Funzionario politico e funzionario economico. Portavoce e capo dello staff. Vice segretario aggiunto e vice segretario. Inviato Speciale e Ambasciatore. Queste esperienze hanno dotato Toria di una conoscenza enciclopedica di un’ampia gamma di questioni e regioni e di una capacità senza pari di utilizzare l’intero kit di strumenti della diplomazia americana per promuovere i nostri interessi e valori».
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«Ciò che rende Toria davvero eccezionale è la feroce passione che mette nel combattere per ciò in cui crede di più: libertà, democrazia, diritti umani e la capacità duratura dell’America di ispirare e promuovere quei valori in tutto il mondo. Questi erano i principi che guidavano Toria quando ci incontrammo per la prima volta più di 30 anni fa. Sono gli stessi principi che ha portato nel suo lavoro di Sottosegretario e di Vice Segretario di Stato ad interim – un ruolo che ha ricoperto senza interruzioni per sette mesi».
«Negli ultimi tre anni, Toria ha guidato questo Dipartimento su tutto, dall’affrontare le crisi complesse nel Sahel, ad Haiti e nel Medio Oriente, all’ampliamento e al rafforzamento delle alleanze e dei partenariati americani in tutta Europa e nell’Indo-Pacifico».
Le parole di circostanza, tuttavia, lasciano il posto al tema centrale della carriera di «Toria»: l’Ucraina, cioè la guerra alla Russia.
«È proprio la leadership di Toria sull’Ucraina che i diplomatici e gli studiosi di politica estera studieranno negli anni a venire» assicura Blinken, anche lui discendente di ebrei fuggiti dall’Ucraina.
«I suoi sforzi sono stati indispensabili per affrontare l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte di Putin, schierando una coalizione globale per garantire il suo fallimento strategico e aiutando l’Ucraina a lavorare verso il giorno in cui sarà in grado di reggersi con forza sulle proprie gambe – democraticamente, economicamente e militarmente».
«C’è così tanto da ammirare in Toria oltre la sua abilità diplomatica. Dice sempre quello che pensa, a mio vantaggio e a vantaggio della nostra politica estera. Lei difende e investe sempre nei diplomatici americani, facendo loro da mentore, incoraggiandoli e assicurando che loro e le loro famiglie abbiano ciò che meritano e ciò che la nostra missione richiede. Trova la luce nei momenti più bui, ti fa ridere quando ne hai più bisogno e ti copre sempre le spalle» dice Blinken, che non tenta nemmeno di nascondere quanto la Nuland, di fatto, fosse più importante di lui, chitarrista fallito, nelle decisioni vere della geopolitica americana e mondiale – decisioni che hanno incendiato il mondo.
«Siamo così grati per il servizio di Toria e per il segno duraturo che ha lasciato in questa istituzione e nel mondo». Il segno della Nuland, per quanto vediamo noi, è una scia di morte e distruzione della quale ancora non vediamo la fine.
La notizia delle dimissione della pupara della politica antirussa arriva nel momento in cui, bizzarramente, un articolo del New York Times con oltre 200 (duecento) fonti rivelava che la CIA ha poderose basi piazzate sul territorio ucraino dal 2014 – ossia dall’anno del colpo di Stato di Maidan organizzato con i famigerati 5 miliardi di dollari che la Nuland aveva dichiarato di aver investito a Kiev, dall’alto dei quali, nella famosa telefonata intercettata all’ambasciatore Pyatt, si permetteva di dire «Fuck the EU», ossia «fanculo all’Unione Europea».
Il video con l’intercettazione sta gradualmente sparendo da YouTube, ma su qualche canale ancora resiste.
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La tempistica farebbe quindi pensare all’ipotesi, già discussa sulle colonne di Renovatio 21, che stia per andare in atto un grande sbaraccamento: gli USA si potrebbero ritirare dall’Ucraina, oramai considerata per persa, anche rispetto ad un elettorato che a breve andrà al voto e non vuole assistere allo scialo ulteriore delle risorse nel grottesco teatro politico-militare di Kiev.
L’altra ipotesi, più inquietante, è quella per cui si tratta di una finta: fanno rivelazioni sul fatto che sostanzialmente Putin aveva ragione e allontanano la sua acerrima nemica «Toria» per poi procedere ad un attacco diretto – il famoso scontro diretto NATO-Russia di cui parlano i giornali europei e pure i presidenti, da avviarsi magari con un bel false flag fatto scattare magari proprio quando la Russia si ferma a tirare il fiato. Anche Mosca, come noto, a breve va alle elezioni…
Blinken dice che assieme a Biden ha già chiesto al sottosegretario alla gestione John Bass di ricoprire l’incarico di sottosegretario di Stato ad interim per gli affari politici fino alla conferma della sostituzione della Nuland. Chi prenderà certe decisioni, insomma, non è ancora noto. Di certo il Bass non potrà mai sostituire la Nuland, che, come ricordato, da decenni tirava i fili più oscuri e cruenti della trama mondiale.
A quanti sostengono che con chiunque verrà dopo di lei non cambierà nulla, anzi magari sarà peggio, diciamo che non conoscono la portata personale, famigliare, metafisica dell’odio che la Nuland cova verso la Russia.
La Nuland è una cosiddetta neoconservatrice. I neocon sono un gruppo di discepoli, in genere di origini ebraiche, del filosofo ebreo tedesco trapiantato in USA Leo Strauss. Si dice, professore all’Università di Chicago, lo Strauss aveva un lato essoterico – le sue lezioni pubbliche – ed uno esoterico, a cui impartiva un insegnamento segreto ad un gruppo di studenti scelti.
Lo Strauss insegnava, tra le altre cose, l’uso della «nobile menzogna». Secondo quanto riportato, il professore invitava gli studenti più vicini a lui ad organizzare azioni di disturbo nei confronti di professori avversari.
Un numero consistente di straussiani, riconducibili al movimento autonominatosi «neoconservatore» che ha derivazione originariamente trotskista, è riuscito ad infiltrarsi in amministrazioni sia repubblicane che democratiche sin dai tempi di Ronaldo Reagan: Paul Wolfowitz arrivò ad essere piazzato a capo della Banca Mondiale, William Kristol fu capo di gabinetto del vicepresidente Dan Quayle, Lews «Scooter» Libby fu considerato un’eminenza grigia dell’amministrazione Bush junior, dove anche l’onnipotente vicepresidente Dick Cheney si diceva essere influenzato da Strauss e dai neocon, che domandavano una guerra frontale e permanente con tutti i Paesi che non si genuflettevano del tutto all’egemonia della superpotenza americana: Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, Iran… Qualcuno fa notare che si trattava quasi sempre di Nazioni in conflitto con lo Stato Ebraico.
La Nuland è una neocon per formazione e matrimonio, avendo sposato Robert Kagan, attivissimo fulcro, con il fratello e il padre, dei think tank neocon che hanno stabilito la politica estera americana degli anni 2000, per esempio la guerra in Iraq. Sono gli stessi, che, all’interno di un gruppo chiamato Progetto per un nuovo secolo americano (PNAC) nel 2000 vergarono il rapporto Ricostruire le difese dell’America dove si parlava della necessità di «una nuova Pearl Harbor», poi per coincidenza concretatasi con il megaterrorismo dell’11 settembre 2001.
Ad ogni modo il marito Kagan, anche lui proveniente da una famiglia di ebrei fuggiti dalla Russia, è, teniamo a mente, un anti-trumpiano zelota che all’elezione di Biden scrisse per il Washington Post un editoriale in cui sosteneva che il fatto che Donald avesse perso le elezioni non era abbastanza e la società americana trumpizzata era il vero problema – il vero nemico? – a cui bisognava pensare.
Qualcuno sostiene che i neocon abbiano in odio almeno da quando mandò lo zio di Christian De Sica ad uccidere a colpi di ascia Leone Trotskij. Secondo alcuni teorie circolanti in ambienti americani, alcuni neocon godrebbero di fortune che Trotskij avrebbe portato con sé fuggendo dall’Unione Sovietica, e dell’aiuto di servizi segreti e di circoli di potere interessati ad utilizzare la rivoluzione permanente – divenuta, di fatto, per i discendenti neoconi, «guerra permanente» – come strumento di dissoluzione degli ordini sociali e nazionali necessaria all’instaurazione della sinarchia tecnocratica definitiva.
Va notato, tuttavia, che la «Toria» ha un conto aperto con la Russia a livello transgenerazionale, in quanto il nonno sarto ebreo fuggì dai Pogrom in Bessarabia a inizio Novecento, ma a rimanerne segnato fu essenzialmente il padre, il chirurgo e bioetico Shervin B. Nuland.
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Nato nel Brox come Shepsel Ber Nudelman, divenne medico e storico della medicina, con specializzazione in chirurgia, e cambiò il suo cognome nel più american sounding Nuland perché, disse, testimoniò episodi di discriminazione antisemita.
Agnostico dichiarato ma ebreo ortodosso praticante, nella sua carriera di esperto di bioetica e filosofia medica l’uomo dichiarò di aver un «rapporto unico» con la morte, dedicando specifici saggi.
Nuland senior è ricordato come, in verità, come vittima della malattia mentale. In un discorso TED del 2001, pubblicato nell’ottobre 2007, parlò della sua grave depressione e dei suoi pensieri ossessivi nei primi anni ’70, probabilmente causati dalla sua infanzia difficile (il nonno ebreo moldavo di Toria era forse molto severo) e dalla fine del suo primo matrimonio.
Poiché la terapia farmacologica risultava inefficace, fu suggerita una lobotomia, tuttavia il suo medico curante optò per una terapia elettroshock, la quale, assicura Nuland il vecchio, lo portò alla guarigione.
Curiosamente, Nuland padre morì nella sua casa di Hamden, nel Connecticut, di cancro alla prostata, il 3 marzo 2014, ossia proprio nei giorni in cui il golpe di Maidan, progettato dalla figlia Victoria, stava trovando sfogo tra rivolte di piazza e misteriosi cecchini che sparavano indiscriminatamente su manifestanti e polizia.
Oltre all’odio genetico, patologico, transgenerazionale – e atomico – per Mosca, possiamo ricordare altri punti salienti della recente carriera della straussiana.
Come riportato da Renovatio 21, è significativo anche il video in cui, mesi fa, annunziava in conferenza stampa che il Nord Stream 2 sarebbe stato terminato nel caso la Russia avrebbe invaso l’Ucraina.
Dopo la sua ammissione in udienza al Senato riguardo ai biolaboratori USA in Ucraina, la Duma – il Parlamento russo – l’ha invitata a Mosca a spiegarsi, tuttavia la Nuland-Kagan non pare aver accettato l’invito.
Ad agosto era volata in Niger per incontrare la giunta golpista e metterla in guardia contro l’arruolamento dell’appaltatore militare privato russo Wagner. Prigozhin, al sentirlo, gioì.
Lo scorso maggio aveva dichiarato che la Crimea costituiva un «obiettivo legittimo» dell’esercito ucraino. In Sudafrica aveva definito la titanica questione della de-dollarizzazione globale in corso «una chiacchiera».
Poche settimane fa era tornata a Kiev, facendo scattare, anche simpaticamente, la diplomazia del Cremlino, che disse che, come l’altra volta nel 2014, quando distribuì biscotti alla gente in piazza Maidan, la visita del vicesegretario per gli affari eurasiatici non portava nulla di buono.
Il nome di Victoria Nuland è stato fatto in messaggio di Donald Trump contro la prospettiva della Guerra Mondiale.
«Per decenni, abbiamo avuto le stesse persone, come Victoria Nuland e molte altre come lei, ossessionate dall’idea di spingere l’Ucraina verso la NATO, per non parlare del sostegno del Dipartimento di Stato alle rivolte in Ucraina… Queste persone hanno cercato lo scontro per molto tempo, proprio come nel caso dell’Iraq e di altre parti del mondo, e ora stiamo vacillando sull’orlo della Terza Guerra Mondiale. E molte persone non lo vedono, ma io lo vedo e ho avuto ragione su molte cose».
Ricordiamo, infine, il messaggio finale di Gonzalo Lira, registrato al confine tra Ucraina e Ungheria, dove stava cercando di scappare in moto per chiedere asilo politico. Negli ultimi attimi di libertà prima di essere catturato e messo in prigione – dove ha trovato la morte – Lira rivelò che lo avevano informato che Victoria Nuland conosceva bene il suo caso, e che lo odiava visceralmente.
La tragica morte di Gonzalo, è, in fondo, solo una delle tante, delle tantissime, che discendono da «Toria». Una generazione intera di ragazzi ucraini è stata spazzata via.
Di questo, non di altro, gli storici onesti scriveranno. Il giudizio finale, ad ogni modo, lo darà qualcun altro.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di pubblico dominio CCo via Flickr, modificata
Geopolitica
Gli USA si preparano ad allargare la guerra con l’Iran
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Geopolitica
Perché Israele tifa Argentina?
Molti osservatori hanno ipotizzato che nella finale del Campionati Mondiali di Calcio di stasera, l’ospite, cioè Donald Trump, tiferà per i sudamericani. Il presidente argentino Javier Milei non solo è stato definito come un epigono australe dell’ondata populista iniziata con Trump, ma è pure imbevuto di pensiero socioeconomico statunitense, in particolare l’ultraliberismo (o meglio l’anarco-capitalismo apertamente rivendicato dal nostro) di Milton Friedman e Murray Rothbard, suoi idoli intellettuali al punto che ai suoi cani clonati Milei ha dato il nome dei pensatori ultraliberisti.
Di fatto, con Milei si è avuto un cambio a Buenos Aires in senso filoamericano, una posizione che, nella terra del peronismo sempre strisciante, non può essere data per scontata, specie nell’epoca delle molteplici penetrazioni cinesi nel continente. Il feeling si è espresso esplicitamente nel piano argentino-statunitense di creare un’alternativa all’OMS.
Al contrario, Trump in questi mesi ha castigato il governo del Regno di Spagna, minacciandone l’espulsione dalla NATO e dichiarando l’interruzione di «tutti gli scambi commerciali». Come noto, quattro mesi fa Madrid aveva chiuso lo spazio aereo agli aerei USA coinvolti nelle operazione di guerra con l’Iran.
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È tuttavia molto più evidente, e denso di significato storico e geopolitico, il tifo mostrato dai vertici del governo israeliano per la squadra del Paese sudamericano.
Il premier dello Stato Ebraico Netanyahu si è mostrato con la maglia albiceleste. «Sosteniamo l’Argentina in tanti modi, anche domani. Non nascondo di fare il tifo per l’Argentina. Credo che la maggior parte dei cittadini israeliani tifi per l’Argentina. Buona fortuna! Vamos Argentina!» ha dichiarato il primo ministro israeliano, mostrando anche le sue capacità di colpo di testa.
A porgergli la palla e la maglietta è il rabbino Shimon Axel Wahnish, da sempre considerato come una grande influenza sul presidente argentino Javier Milei e ora ambasciatore presso lo Stato di Israele.
Prime Minister Benjamin Netanyahu met in his office with the Ambassador of Argentina to Israel, Rabbi Shimon Axel Wahnish, and wished great success to the Argentine national team in the World Cup final taking place tomorrow.
Ambassador Wahnish presented the Prime Minister with… pic.twitter.com/2x3pYAxA9b
— Prime Minister of Israel (@IsraeliPM) July 18, 2026
Netanyahu to Argentina’s Milei:
We support Argentina in so many ways, including tomorrow.
I don’t hide that I’m rooting for Argentina. I think most Israeli citizens are rooting for Argentina.
Good luck! Vamos Argentina!pic.twitter.com/NigTSDQAr8
— Clash Report (@clashreport) July 18, 2026
Non diverso il caso del controverso ministro delle Finanze, l’ultrasionista religioso Bezalel Smotrich, anche lui sorridentissimo in maglia futbolista argentina a favore di social.
🇮🇱 — VID: Finance Minister Betzalel Smotrich cheers on Argentina today in World Cup. pic.twitter.com/zTocN5KUoE
— Belaaz News (@TheBelaaz) July 19, 2026
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C’è da capire che recentemente la Spagna qualche sgarbo lo ha fatto pure allo Stato Giudaico, annullando ad esempio gli accordi per le forniture di armamenti per oltre un miliardo di dollari e chiedendo sanzioni internazionali contro Israele. Proprio Netanyahu tre mesi fa aveva accusato Madrid di aver «diffamato gli eroi dell’IDF». Due anni addietro la Spagna chiese alla UE di sospendere l’accordo di libero scambio con Israele accusando il premier per gli attacchi al suo contingente UNIFIL, preso di mira, come il contingente italiano, dai soldati israeliani. La Spagna si è quindi rifiutata di far attraccare in un suo porto una nave che trasportava armi verso Israele, per poi, assieme a Irlanda e Norvegia, coordinarsi per il riconoscimento dello Stato palestinese.
Tuttavia, vi sono molti altri fattori storici sono in gioco.
Cosa non saputa da proprio tutti, la quarta città al mondo per numero di cittadini di religione ebraica è Buenos Aires, dove la comunità giudea è fiorente, alla faccia della nomea dell’Argentina come Paese ospite dei gerarchi nazisti fuggiti dall’Europa.
Con l’ascesa di Milei, la conversione della politica estera argentina in senso filoisraeliano ha assunto toni grotteschi. Due anni fa, dopo aver offerto «chiaro e inflessibile sostegno a Israele» contro l’Iran, Milei ha invitato l’ambasciatore dello Stato Ebraico a partecipare a una riunione del «gabinetto di crisi» argentino. La mossa lasciò stupefatto tutto il personale diplomatico nazionale.
Come riportato da Renovatio 21, della conversione al giudaismo di Javier Milei si parla da tanto tempo, e abbondano immagini e video in cui il personaggio sventola in pubblico grandi bandiere israeliane, così come i festosi balli con gli ebrei hassidici. Il vessillo con la stella di David (in realtà, un simbolo cabalistico) sembra essere apparsa anche su monumenti pubblici nelle città del Paese sudamericano.
#ULTIMAHORA | 🇦🇷 | MILEI DESATA CRÍTICAS EN EL DÍA DE LA BANDERA
⚠️ Javier Milei vuelve a estar en el centro de la controversia tras aparecer en Rosario exhibiendo la bandera de Israel durante un acto por el Día de la Bandera, provocando una ola de críticas de quienes consideran… pic.twitter.com/VcUEgP20vb
— Quesdilla de Verdades Youtube (@QuesaVerdades) June 24, 2026
Patagonia burned & @JMilei opened his borders to 300k Israelis, to claim the burned land.
Milei is replacing Argentines with Israelis & creating Israel 2.0 in the western hemisphere.
Milei cares more about Zionist Jews than he does his own people. pic.twitter.com/WsMml26ACc
— Bryce M. Lipscomb (@BryceMLipscomb) July 15, 2026
🚨 EL SIONISMO AVANZA 🚨
Continuando con su plan de convertirnos en colonia de Israel, Milei mandó a poner la bandera sionista en el monumento a la bandera en Rosario.Sigan diciendo que es todo conspiranoia. Sigan nomás… pic.twitter.com/8C3bnFXavu
— M (@MConurbasic) April 22, 2026
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Sul Milei vi sarebbe l’influenza del rabbino Shimon Axel Wahnish, rabbino capo della comunità ebraica marocchina dell’Argentina (ACILBA), «un moderno dottore ortodosso in psicologia dell’educazione, Wahnish è stato direttore e professore presso un centro studi ebraico per giovani studenti universitari presso i Sucath David Programs» scrive Tablet Magazine, che riporta come dopo il loro incontro nel 2021, Milei abbia cominciato lo studio della Torah proprio sotto la guida di rabbi Wahnish, lo stesso che vediamo ora nei video calciofili con Netanyahu e Smotrich.
Secondo il sito ispanofono La Politica online, il rabbino Tzvi Grunblatt (anche lui della corrente dell’ebraismo Lubavitch) avrebbe accompagnato il presidente eletto «durante il Forum Economico Latam dove il libertario è stato il relatore principale. La Fondazione Chabab era co-organizzatrice dell’evento insieme a Dario Epstein, consigliere di Milei».
Secondo il sito ebraico Anash, i rapporti di Milei con il rabbinato andrebbero oltre la guida spirituale del rabbino Wahnish. «Secondo quanto riportato dalla stampa argentina, il rabbino Grunblatt ha contribuito a creare legami tra Milei e importanti uomini d’affari come Eduardo Elsztain». Elzstain, argentino di origine ebraica (il nonno fuggì dalla Russia sconvolta dalla rivoluzione del 1917) è considerato a capo del più grande impero economico del Paese, che spazia dagli immobili all’agricoltura, da settore minerario a quello bancario.
Devoto alla religione giudaica, si dice che il ricco Elzstain abbia costruito una sinagoga appena fuori da casa sua. Sua sorella vive in Israele. Il businessman sarebbe affiliato al movimento ebraico Chabad Lubavitch, corrente dello chassidismo nata nel XVIII secolo e ora avente come base principale Nuova York, in particolare nel quartiere di Crown Heights, a Brooklyn. Elsztain ha vissuto a Nuova York – seconda città più ebraica del pianeta dopo Tel Aviv – nel 1989-90. Durante quel periodo, nel 1990, «si presentò a un incontro con il leggendario investitore George Soros», secondo il quotidiano israeliano Haaretz.
Milei in Israele si è prodotto in danze e canti dinanzi al Netanyahu, oltre che alle ovvie lacrime dinanzi il Muro del Pianto – kippah d’ordinanza in testa.
Argentine President Javier Milei, still in Israel, literally dancing and signing for Netanyahu’s amusement:pic.twitter.com/Lt60T0dbAO
— Glenn Greenwald (@ggreenwald) April 22, 2026
Argentina’s president, Javier Milei, is still in Israel, hugging the Western Wall. pic.twitter.com/T3VRQKb3Xu
— Clash Report (@clashreport) April 22, 2026
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Tuttavia non si tratta solo della svolta filogiudaica del Milei, sedicente istruttore di sesso tantrico e membro del World Economic Forum.
Il sito Mintpressnews sostiene che le guardie del corpo del campionissimo Lionel Messi proverrebbero da Israele. «La sua sicurezza è affidata a un’élite di ex agenti israeliani, che pianificano ogni sua mossa, soprattutto a livello internazionale. Prende molto sul serio la sua sicurezza, tanto da aver saltato persino il matrimonio della cognata in Argentina per motivi di incolumità» scrive il sito americano. «Le stesse forze israeliane si occupavano della sicurezza anche al suo matrimonio nel 2017, sebbene la testata non abbia specificato se si trattasse di agenti del Mossad, dello Shin Bet o di un gruppo di commando d’élite».
Il calciatore argentino «ha visitato Israele più volte nel corso della sua carriera. Nel 2013, lui e la sua squadra, il Barcellona, si sono recati in Israele e Palestina per quello che è stato definito un “tour per la pace”. Durante il viaggio, ha incontrato e parlato con Netanyahu e il presidente Shimon Peres, e ha stretto la mano ai soldati delle Forze di Difesa Israeliane. Ha anche indossato la kippah e visitato il Muro del Pianto, il luogo più sacro dell’ebraismo».
Non solo: Messi, che ha per sponsor solo brand globali come Adidas, Pepsi, Mastercard, ha stupito molti quando nel 2020 ha annunciato una partnership con OrCam, una società israeliana di intelligenza artificiale relativamente piccola che produce dispositivi indossabili per la visione artificiale (simili ai Google Glass). OrCam si propone di aiutare le persone ipovedenti a vivere una vita più appagante. Messi è diventato il suo ambasciatore globale del marchio e il volto dell’azienda.
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«OrCam è una ramificazione dell’apparato di sicurezza nazionale israeliano e impiega decine di ex agenti dell’Unità 8200, l’agenzia di spionaggio militare israeliana, molti dei quali in posizioni di grande influenza» spiega MintPress. Membri dell’Unità 8200 sono dietro a tantissime delle startup della cosiddetta Silicon Wadi, la Silicon Valley israeliana – includendo soprattutto le società di spyware, come quelle che producono strumenti di spionaggio e hacking di Stato come Pegasus.
Forse per tutto questo, il Netanyahu ha dichiarato Messi il suo giocatore preferito. Siamo ad anni luce di distanza dal precedente campionissimo argentino, Diego Armando Maradona, che, all’apice del suo terzomondismo, arrivò a dire di essere «il numero uno tra i fan del popolo palestinese»: «nel mio cuore, sono palestinese».
Al di là di questi affetti che riguardano i vertici dell’Argentina e forse nemmeno tutta la sua grande comunità ebraica, l’amore del Paese sudamericano verso lo Stato Ebraico sembra non essere decollato, con sondaggi Pew che mostrerebbero una maggioranza degli argentini come critici di Israele con un 34% di intervistati che esprimerebbe una visione «molto sfavorevole» dello Stato Giudaico, contro un 5% di cittadini argentini che vedono Israele molto positivamente.
I motivi di questa scarsa popolarità dello Stato degli ebrei presso gli argentini possono avere cause anche più recenti – cause che possiamo dire inquietanti.
Nel corso dell’ultimo anno sono emerse con insistenza voci di incendi di migliaia di ettari della Patagonia che sarebbero appiccati da «turisti israeliani». Le autorità argentine avrebbero inoltre riferito di aver rinvenuto, nelle vicinanze del lago Epuyén, nella provincia di Chubut, alcune granate M26 IM, ordigni in dotazione alle forze armate israeliane.
Le accuse ai «piromani israeliani» avvengono nel contesto della riforma della legge antincendio e del suolo: il governo Milei ha proposto modifiche e parziali deroghe alla Ley de Manejo del Fuego (n. 26.815). Il progetto di legge prevede la cancellazione del divieto che impediva di cambiare l’uso dei terreni bruciati per 30 o 60 anni, un divieto precedentemente stabilito per evitare la speculazione immobiliare o agricola.
Israeli tourists were arrested for starting a fire in Los Glaciares National Park, a resource-rich forested area in Argentina’s Patagonia. Additionally, M26 IM grenades connected to the IDF were found near Lake Epuyén in the Chubut region.
Follow: https://t.co/7Dg3b41PJ5 pic.twitter.com/t16wGD6onk
— PressTV Extra (@PresstvExtra) January 13, 2026
🚨 The Milei government approved a law allowing protected lands in environmental reserves to be sold to FOREIGN companies if they suffer a fire.
The Argentine Patagonia was set on fire by Israeli TOURISTS.
Connect the dots!!!! pic.twitter.com/sjnSs4kpVx
— China pulse 🇨🇳 (@Eng_china5) January 12, 2026
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Secondo alcuni commentatori, saremmo quindi dinanzi ad un’operazione di accaparramento immobiliare di enormi fette di territorio argentino, forse, dicono alcuni utenti, come backup per il popolo ebraico nel caso la situazione in Medio Oriente diventi talmente grave da implicare una migrazione dell’intero Stato.
Ma si tratta certamente di teorie del complotto, come quelle, fiorite tra gli arabi specie dopo le vittorie contro Giordania, Egitto ed Algeria, per cui vi sarebbe una cospirazione che arriva sin dentro la FIFA per far vincere l’Argentina favorendola in ogni modo.
Favoritismo arbitrale pro-argentina sono stati denunziati poi anche dagli inglesi dopo la semifinale. Qualcuno ha messo in rete una compilation che, per qualche ragione, ha una colonna sonora klezmer, la notoria musica di coloro che parlano lo yiddish.
🚨 ÚLTIMA HORA: Acaban de filtrar un vídeo de 5 minutos sobre todos los robos de Argentina a Inglaterra.
Esto es un escándalo Mundial. pic.twitter.com/1W56lBqhVT
— LaVozGalactica (@Lavozgalactica) July 16, 2026
Renovatio 21 quattro anni fa aveva parlato del tifo esoterico, a suon di malefizi, portato avanti da una vera armata organizzata di streghe argentine – con il risultato della vittoria ai Mondiali del Qatar . Quest’anno è evidente il supporto, neanche tanto occulto, di un’intero Stato religioso messianico, e tutte le sue ramificazioni planetarie.
Vediamo come andrà a finire.
Roberto Dal Bosco
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Soldati statunitensi feriti negli attacchi iraniani
Footage from another angle shows two ballistic missiles impacting Muwaffaq Salti Air Base in Jordan. The second impact caused a much larger explosion, suggesting it may have hit an important target. https://t.co/Twk7SQthzq pic.twitter.com/jtJwampn6g
— OSINTWarfare (@OSINTWarfare) July 18, 2026
As seen from two different angles; 2 Iranian ballistic missiles bypass 6 Patriot air defense missiles and reach their target at the Muwaffaq airbase in Jordan. pic.twitter.com/rIkvvWgJv3
— ZAMAN (@zamannx) July 18, 2026
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