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Epidemie

Scuola, cosa ci aspetta a settembre

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C’è chi si diverte. Gioca con il telecomando che muove le masse a compiere gesti conformi e ha scoperto che funziona a meraviglia. Gli omini telecomandati si muovono secondo impulso da remoto, obbedienti, ligi, e contenti di essere cittadini modello. Per i riottosi basta sventolare la minaccia del TSO e anche loro, obtorto collo, si adeguano. In ogni caso, c’è sempre l’esercito pronto a schierarsi per mantenere l’«ordine», il nuovo ordine.

 

L’esperimento dunque dimostra che i terminali non soltanto rispondono, ma ormai già hanno introiettato la prima serie di comportamenti conformi, divenuti gesti rituali. 

 

Per entrare in un qualsiasi posto che non sia casa propria – ma presto nel grande panopticon digitale sarà controllata anche quella – ci si mette in fila per uno, socialmente distanziati, e si aspetta il proprio turno per disinfettare le mani, farsi puntare la pistola laser alla fronte, declinare le generalità, fornire i propri recapiti e autocertificare il proprio presunto stato di salute fino a prova contraria.

 

Il telecomando funziona così bene perché è alimentato dalle pile potenti della paura. Agitare lo spauracchio della malattia potenzialmente mortale risveglia il terrore atavico per la pestilenza e, specie in un popolo privato di ogni appiglio trascendente, riesce a ottenere uno stato di sudditanza perfetta, perché consenziente. Anzi, devota

Se il telecomandante inserisse altre funzioni – tipo fare una piroetta sul posto, cinque flessioni, tre salti su una gamba sola, intonare la prima strofe di bella ciao – il bravo cittadino eseguirebbe, grato a chi vigila sulla sua incolumità senza, bontà sua, trascurare il fitness. 

 

Il telecomando funziona così bene perché è alimentato dalle pile potenti della paura. Agitare lo spauracchio della malattia potenzialmente mortale risveglia il terrore atavico per la pestilenza e, specie in un popolo privato di ogni appiglio trascendente, riesce a ottenere uno stato di sudditanza perfetta, perché consenziente. Anzi, devota. 

 

Ora il telecomando lo stanno programmando per le scuole, che a settembre dovranno riaprire i battenti militarizzate a dovere. Così scolari e insegnanti, oltre a subire le misure sociali e sanitarie che saranno partorite per loro, si dovranno abituare a corrispondere agli ordini dell’autorità costituita o sedicente tale, a prescindere da ogni previo vaglio di legittimità e di ragionevolezza. Saranno educati a obbedire a qualsiasi idiozia venga contrabbandata come civicamente necessaria e guai a chi si manifesti refrattario a replicarla pedissequamente. Già i dirigenti annunciano che l’obbedienza alle regole emergenziali inciderà doppiamente sul rendimento, attraverso il voto in condotta e attraverso quello in educazione civica, e non è uno scherzo.

Riproducendo i connotati della società degli uguali, irenista e omogeneizzata, anche la comunità scolastica degli uguali in divenire non ammette dissidenze né di pensiero né di comportamento. Piccoli schiavi crescono. E mica da oggi

 

Riproducendo i connotati della società degli uguali, irenista e omogeneizzata, anche la comunità scolastica degli uguali in divenire non ammette dissidenze né di pensiero né di comportamento. Piccoli schiavi crescono. E mica da oggi, ma da ben prima della cosiddetta pandemia, anche se nessuno se n’era accorto.

 

 

Il Comitato Tecnico-scientifico e i suoi vaticini

I fenomeni al governo, centrale o locale, emettono suoni in libertà, in una gara di dissennatezza senza precedenti a memoria d’uomo, travolti dal proprio delirio di onnipotenza. La sindrome del kapò si trasmette a cascata ai gradi inferiori e si esprime in misura direttamente proporzionale all’ignoranza, all’opportunismo e alla piaggeria dei suoi portatori. Dunque, nella rete burocratica delle scuole, trova terreno fertile più che mai. 

La sindrome del kapò si trasmette a cascata ai gradi inferiori e si esprime in misura direttamente proporzionale all’ignoranza, all’opportunismo e alla piaggeria dei suoi portatori

 

Ma sopra questa gerarchia di opachi esecutori insiste un’entità intoccabile e sacra: un oracolo che, interpellato, dà segni, indica la direzione e legittima ogni levata di ingegno dei suoi adepti. Tutto infatti si riconduce, religiosamente, al Comitato Tecnico Scientifico, cioè alla accolita di aruspici che gravita tra l’Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della salute, l’OMS, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), il policlinico Gemelli (area vaticana), con anche qualcuno che detiene cariche di vertice in corporazioni professionali.

 

Appare subito evidente, quindi, l’assoluta indipendenza dell’organismo dalle istituzioni, la sua distanza dai centri di potere, la sua estraneità a interessi di parte o a compromissioni con, chessò, le multinazionali del farmaco. Davvero nessun dubbio può colpire chi legga nomi e qualifiche dei componenti del consesso che tiene in pugno le sorti di una nazione intera e dei suoi figli, senza peraltro patirne alcuna ricaduta in termini di responsabilità.

 

Ebbene, dopo il vaticinio dello scorso 28 maggio, l’oracolo si è pronunciato di nuovo il 7 luglio, rispondendo ai quesiti posti dal ministero dell’Istruzione. Se la cantano e se la suonano. Nel frattempo la titolare del dicastero è stata messa sotto tutela, oltre che delle due task force di «esperti» di cui già si era munita da sola, forse cosciente dei suoi limiti, anche di un commissario per la ripartenza, nominato attraverso il c.d. «decreto semplificazioni» nella figura di Domenico Arcuri, homo non novus ad incarichi di emergenza. Ne esce, insomma, un apparato di sostegno all’altezza (numericamente) della levatura della sostenuta. 

Tutto infatti si riconduce, religiosamente, al Comitato Tecnico Scientifico, cioè alla accolita di aruspici che gravita tra l’Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della salute, l’OMS, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), il policlinico Gemelli (area vaticana), con anche qualcuno che detiene cariche di vertice in corporazioni professionali

 

Arcuri – ci è detto – si occuperà delle forniture di mascherine (e ha già annunciato ce ne vorranno dieci milioni al giorno, mentre i seguaci della eco-minorenne scandinava tacciono), di gel, arredi scolastici e ogni altro bene strumentale alla riapertura in sicurezza e con ogni probabilità gli verrà affidata anche la gestione dei test che il Comitato tecnico-scientifico ritiene utili per la prevenzione del contagio. Anche lui, certo, segue l’oracolo e avrà a disposizione la forza pubblica, già allertata per assicurare che le operazioni si svolgano senza intralci, sia mai qualcuno non si sottomettesse volontariamente ai trattamenti sanitari prescritti (sempre dal Comitato dal quale tutto si muove e al quale tutto si riconduce).

 

Il nuovo responso riguarda in prima battuta la questione delle distanze di sicurezza e merita di essere riportato testualmente, almeno nel suo incipit: «Il previsto distanziamento di un metro è da intendersi, relativamente alla configurazione del layout delle aule, nel senso della necessità di prevedere un’area statica dedicata alla “zona banchi”. Nella zona banchi il distanziamento minimo di 1 metro tra le rime buccali degli studenti dovrà essere calcolato dalla posizione seduta al banco dello studente, avendo pertanto riferimento alla situazione di staticità. Con riferimento alla “zona cattedra”, nella definizione del layout resta imprescindibile la distanza di 2 metri lineari tra il docente e l’alunno nella “zona interattiva” della cattedra, identificata tra la cattedra medesima e il banco più prossimo ad essa […]». 

 

E uno non può nemmeno pensare di prenderla troppo sul ridere, considerando il tutto come una straordinaria prova di umorismo involontario perché, andando avanti nella lettura del documento, la voglia di ridere gli passa: dopo vari sproloqui, che tra le altre belle cose tornano a confermare l’uso obbligatorio della mascherina sopra i sei anni – salvo che per i pasti (sic!) e l’attività fisica – i tecnoscienziati del Comitato sottolineano «il ruolo degli esercenti la responsabilità genitoriale nel preparare e favorire un allenamento preventivo ai comportamenti responsabili degli studenti».

I tecnoscienziati del Comitato sottolineano «il ruolo degli esercenti la responsabilità genitoriale nel preparare e favorire un allenamento preventivo ai comportamenti responsabili degli studenti»

 

Cioè io «esercente», durante l’estate, dovrei «allenare» lo studente (figlio mio, dell’esercente) alle pratiche demenziali escogitate da venti signori intenti a divertirsi a pagamento sulla pelle degli italiani.

 

Da notare, peraltro, la beffarda insistenza sulla responsabilità altrui a fronte della propria totale irresponsabilità, sia giuridica sia politica.

 

 

Ri-educazione civica

Ma questa particolare «responsabilità» a cui tutti saremmo chiamati, e che costituisce conditio sine qua non per essere ammessi nel consesso sociale pacificato, non nasce dal nulla: è figlia della obbedienza a cui deve essere forgiato fin dalla prima infanzia lo scolaro programmato per diventare il «cittadino globale» (ovvero l’apolide cosmopolita) del terzo millennio. 

 

In tal senso, l’apparato pseudo-educativo preesistente nelle scuole di ogni ordine e grado, già intasato di diversivi ideologici trasportati dentro il carro delle «competenze trasversali», o della c.d. educazione alla cittadinanza, alla legalità, eccetera eccetera, si arricchirà dal prossimo settembre della nuova educazione civica di Stato.

Nessuno pare rendersi conto del processo prepotente attraverso il quale si sta svuotando la scuola italiana di ogni contenuto propriamente culturale, cannibalizzando tempo e spazio all’insegnamento e allo studio delle materie fondamentali, per incrementare correlativamente l’indottrinamento obbligatorio al pensiero unico e al suo incondizionato ossequio. 

 

Nessuno pare rendersi conto del processo prepotente attraverso il quale si sta svuotando la scuola italiana di ogni contenuto propriamente culturale, cannibalizzando tempo e spazio all’insegnamento e allo studio delle materie fondamentali, per incrementare correlativamente l’indottrinamento obbligatorio al pensiero unico e al suo incondizionato ossequio.

 

Tutto quanto serve (è sempre servito) a costruire le fondamenta per strutturare un patrimonio di conoscenze che permetta di sviluppare pensiero critico e autonomia di giudizio viene spazzato via dall’ammasso di paccottiglia beota, farcitura standard per il bravo ominide omologato. L’automa incolto, ma inconsapevole di esserlo perché «imparato» di tecnologia, di problem-solving e altre abilità, infatti, non è in grado di intralciare in nessun modo le simmetrie del potere. È il suddito perfetto.

 

Con la riforma che introduce la nuova educazione civica obbligatoria (legge 20 agosto 2019 n. 92) è stato ufficialmente creato uno straordinario ulteriore veicolo di propaganda. Sfruttando una etichetta familiare associata nel comune sentire a un significato buono e a un insegnamento edificante si introdurrà, di fatto, tutto il pacchetto di dogmi del vangelo globalista.

 

La nuova materia scolastica condivide solo il nome di battesimo con la vecchia educazione civica che era abbinata alla storia e riguardava i rudimenti del diritto costituzionale (forma di governo, poteri dello Stato, organi istituzionali): quel contenitore sarà riempito di tutt’altro contenuto, e si materializzerà in un polpettone ad alta carica ideologica.

Tutto quanto serve (è sempre servito) a costruire le fondamenta per strutturare un patrimonio di conoscenze che permetta di sviluppare pensiero critico e autonomia di giudizio viene spazzato via dall’ammasso di paccottiglia beota, farcitura standard per il bravo ominide omologato. L’automa incolto, ma inconsapevole di esserlo perché «imparato» di tecnologia, di problem-solving e altre abilità, infatti, non è in grado di intralciare in nessun modo le simmetrie del potere. È il suddito perfetto

 

Sarà articolato in tre filoni fondamentali: la Costituzione, lo sviluppo sostenibile, la cittadinanza digitale.

 

Quanto all’insegnamento della Costituzione, dal ministero ci spiegano che «l’obiettivo sarà quello di fornire a studentesse e studenti (rigorosamente così declinati) gli strumenti per conoscere i propri diritti e doveri, di formare cittadini responsabili e attivi che partecipino pienamente e con consapevolezza alla vita civica, culturale e sociale della loro comunità». I soliti ingredienti buoni per tutte le ricette della nuova pseudo-etica mondialista. Che la Costituzione, che è una legge positiva, sia scritta in un linguaggio tecnico (com’è quello giuridico) e che la sua comprensione richieda quantomeno una conoscenza, da parte di chi la insegna, delle categorie corrispondenti, al legislatore à la page, quello che verga capolavori come la “buona scuola”, non passa nemmeno per la testa. Per lui la Costituzione è un simpatico manualetto delle giovani marmotte, buono per tutte le età e per tutte le stagioni.

 

Quanto invece allo sviluppo sostenibile, «alunne e alunni (rigorosamente così declinati) saranno formati su educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio, tenendo conto degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Rientreranno in questo asse anche l’educazione alla salute, la tutela dei beni comuni, principi di protezione civile». 

 

Tutto ruota, appunto, intorno a quella Agenda ONU 2030 sullo sviluppo sostenibile alla quale i vari fu ministri della fu pubblica istruzione si sono tutti votati con inusitato trasporto. Già la signora Fedeli – che ora siede nel CdA della Fondazione Agnelli e da lì può continuare con profitto la sua opera su quella scuola da lei non troppo frequentata – aveva stanziato qualche centinaio di milioni di euro per il potenziamento della educazione alla cittadinanza globale all’interno della Agenda 2030, statuendo con solennità degna del tema che «l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite impegna tutte e tutti (rigorosamente così declinati) a correggere la rotta dello sviluppo […] Ci impegna a farlo non in un orizzonte nazionale, ma in un’ottica globale. Ci ricorda che, ben prima di essere cittadine e cittadini (rigorosamente così declinati) di una nazione, siamo cittadine e cittadini (ancora) del mondo. Questo investimento è un passo importante verso l’obiettivo di fare del sistema di istruzione uno dei principali agenti di cambiamento per la realizzazione degli obiettivi della Agenda 2030».

L’emergenza sanitaria oggi è il pretesto per consolidare un impianto già steso da decenni grazie a un’opera sistematica di annientamento culturale e di demolizione identitaria e per renderlo coercitivo, senza via di scampo, attraverso un nuovo potente ricatto sociale e terapeutico

 

Quanto infine alla«cittadinanza digitale», la locuzione parla da sé.

 

Quella di cui sopra, dunque, sarà la desolante cornice che connoterà insegnamenti e apprendimenti nella scuola che verrà, per ogni suo ordine e grado, ovvero dai tre anni in su, secondo la nota filosofia del Life Long Learning (cioè TreeLLLe). E sarà una nuova autostrada di accesso per una pletora di «esperti» esterni, personaggi senza arte né parte ma organici al sistema, a libro paga del contribuente, con licenza di entrare nelle classi e pontificare la propria «esperienza» rapinando ore alle materie curricolari (insegnanti, vi va bene così?).

 

L’emergenza sanitaria oggi è il pretesto per consolidare un impianto già steso da decenni grazie a un’opera sistematica di annientamento culturale e di demolizione identitaria e per renderlo coercitivo, senza via di scampo, attraverso un nuovo potente ricatto sociale e terapeutico. 

 

 

Catechesi e omiletica globalista

Inutile pensare che il mondo delle scuole paritarie sia in tutto o in parte al riparo da questa deriva. Anzi, ne è capofila. 

 

La saldatura tra tecnocrazie e neochiesa, da tempo perseguita e ormai ermeticamente compiuta, si manifesterà presto nel grande evento in programma per il prossimo 15 ottobre in Vaticano, il Global Compact on Education, ovvero il patto educativo globale espresso nella nuova lingua sacra che ha sostituito il latino. Esso non è altro che la copertina patinata di un lavoro certosino partito da molto lontano e che ha portato le gerarchie della chiesa che fu cattolica a professare pubblicamente, in toto, la religione dell’ONU e dei suoi magnati, a parlare la stessa lingua dei potentati sovranazionali e a spartire la stessa torta.

 

La saldatura tra tecnocrazie e neochiesa, da tempo perseguita e ormai ermeticamente compiuta, si manifesterà presto nel grande evento in programma per il prossimo 15 ottobre in Vaticano, il Global Compact on Education

Una bella cartolina di questa santa alleanza ritrae il segretario di stato Parolin al Bilderberg 2018, così come tante istantanee immortalano la corrispondenza di amorosi sensi tra Bergoglio e la Fedeli coltivata durante tutto il ministero della intraprendente signora diversamente istruita, autrice tra l’altro della prefazione del saggio di Bergoglio sulla educazione dal suggestivo titolo Imparare a imparare (edito dalla Marcianum Press fondata dal cardinale ciellino Angelo Scola).

 

Ecco che ora finalmente il capo della chiesa postcattolica mette a tema la necessità di «ricostituire il patto educativo globale per costruire il futuro del pianeta», come da decalogo mondialista risultante dal combinato disposto della Agenda ONU 2030 e della enciclica Laudato sì, due facce della stessa medaglia.

 

Egli invita dunque in Vaticano «i rappresentanti delle principali religioni, gli esponenti degli organismi internazionali e delle istituzioni umanitarie, scienziati e pensatori, economisti, educatori, sociologi e politici, artisti e sportivi», per sottoscrivere «un patto educativo globale che educhi alla solidarietà universale, a un nuovo umanesimo». «Per capire quanto urgente sia la sfida che abbiamo davanti – dice – bisogna puntare sulla educazione» poiché «dobbiamo fondare i processi educativi sulla consapevolezza che tutto nel mondo è intimamente connesso ed è necessario trovare altri modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso». E conclude: «Faccio appello a tutte le personalità pubbliche che a livello mondiale sono già impegnate nel delicato settore della educazione delle nuove generazioni, occupano posti di responsabilità e hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni. Ho fiducia che accolgano il mio invito. E faccio appello anche a voi giovani a partecipare all’incontro e a sentire tutta la responsabilità nel costruire un mondo migliore».

 

Con il Global Compact on Education – un nome, un programma – ci viene fornita ora una summa teologica ufficiale di quel pedagogismo globalista in salsa umanitaria che già da tempo pervade il sistema scolastico ed educativo italiano, garantendo agli scolari un sicuro e confortevole stato di analfabetismo, funzionale alla pacifica imposizione di qualsiasi comando sia diramato dalla centrale

A occhio accorreranno in molti a Roma, molti infatti hanno «a cuore» il futuro delle nuove generazioni, di sicuro anche noti filantropi pieni di buona volontà e tanto attivi sul fronte sanitario ed educativo.

 

Per inciso, il «nuovo umanesimo» è la stessa parola d’ordine, per combinazione, adottata dal tenutario di palazzo Chigi, che ci ha costruito intorno il discorso di insediamento in tenuta giallofucsia.

 

Di fatto, quindi, con il Global Compact on Education – un nome, un programma – ci viene fornita ora una summa teologica ufficiale di quel pedagogismo globalista in salsa umanitaria che già da tempo pervade il sistema scolastico ed educativo italiano, garantendo agli scolari un sicuro e confortevole stato di analfabetismo, funzionale alla pacifica imposizione di qualsiasi comando sia diramato dalla centrale.

 

La teologia globalista si presenta al mondo in veste egualitaria, pacifista, ecologista, scientista e genderista, e diventa un programma contro-culturale (e a-culturale) da imporre alle masse a uso e consumo del Potere; di qui, la sua implacabile vocazione fondamentalista, nel senso che quanti non vi si convertano sono ipso facto rigettati dal consesso civile.

 

Nel tempo di tutte le libertà, abbiamo felicemente conquistato un forziere pieno di obblighi inderogabili, primo tra i quali quello al monopensiero destinato a coprire ogni esigenza di ragione.

Nel tempo di tutte le libertà, abbiamo felicemente conquistato un forziere pieno di obblighi inderogabili, primo tra i quali quello al monopensiero destinato a coprire ogni esigenza di ragione

 

 

Modello autunno-inverno? 

A settembre dunque partirà un nuovo modello di scuola, o meglio si realizzerà nella sua forma compiuta il modello in cantiere da decenni e finalmente giunto, grazie all’evento incrociatore della epidemia, al capolinea programmato. 

 

La scuola della DAD, delle app e delle piattaforme; la scuola delle mascherine e dei corridoi a senso unico alternato; la scuola adibita a presidio sanitario in cui somministrare test a tappeto e magari farmaci obbligatori; la scuola della nuova educazione civica di Stato; la scuola degli «esperti» esterni muniti di patente a norma europea e di certificato di sana e robusta fede politica e religiosa; la scuola del voto in devozione ai dogmi del komitato tecnico-scientifico; la scuola dell’ONU e della cittadinanza globale; la scuola di Bergoglio, del suo culto e dei suoi affiliati; la scuola dei burocrati, dei nani e delle ballerine; questo carrozzone da circo che caricherà a bordo i nostri figli, semplicemente non è più una scuola: è un allevamento intensivo di umanoidi senz’anima, pronti per essere fagocitati dal dispositivo elettronico che viene loro graziosamente fornito in dotazione. 

Un allevamento intensivo di umanoidi senz’anima, pronti per essere fagocitati dal dispositivo elettronico che viene loro graziosamente fornito in dotazione

 

Da questo scempio si salvi chi può e salvi chi riesce. 

 

 

Elisabetta Frezza

 

 

 

 

 

 

Immagine di James Vaughn via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

 

 

 

 

  

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Epidemie

Nuova York dichiara lo stato di emergenza per il morbillo

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Lunedì la governatrice Kathy Hochul ha dichiarato lo stato di emergenza a livello statale, citando 108 casi registrati finora quest’anno in uno stato con una popolazione di circa 20 milioni di abitanti. L’ordinanza conferisce maggiori poteri ai funzionari sanitari statali e allenta le norme relative a chi può somministrare i vaccini contro il morbillo. Mary Holland e Brian Hooker del CHD hanno criticato l’ordinanza definendola dettata da ragioni politiche e affermando che lo stato non fornisce alcuna informazione sui trattamenti o sui rischi dei vaccini.

 

Lunedì, la governatrice di Nuova York, Kathy Hochul, ha dichiarato lo stato di emergenza per il morbillo in tutto lo stato, citando l’aumento dei casi di morbillo nelle zone rurali di Nuova York e degli stati limitrofi.

 

Hochul ha emesso la dichiarazione tramite un decreto esecutivo, che le consente di sospendere o modificare temporaneamente leggi e ordinanze che potrebbero ostacolare le azioni che i funzionari sanitari ritengono necessarie per far fronte a un’emergenza.

 

Il provvedimento allenta le norme relative a chi può prescrivere test per il morbillo e somministrare vaccini, facilitando la somministrazione delle vaccinazioni contro il morbillo a un gruppo più ampio di professionisti sanitari, tra cui paramedici, operatori dei servizi medici di emergenza avanzati, farmacisti e ostetriche.

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Sospende inoltre l’obbligo per gli adulti di dare il proprio consenso all’inserimento del proprio stato vaccinale in un registro statale al momento della vaccinazione.

 

«Dopo aver esaminato gli ultimi dati sui casi di morbillo nello Stato di Nuova York, dichiaro lo stato di emergenza per rafforzare i nostri sforzi in corso per contrastare questa malattia», ha affermato Hochul. «Nessuno dovrebbe ammalarsi gravemente o morire a causa di una malattia prevenibile con un vaccino».

 

Secondo l’ufficio del governatore, al 3 ottobre erano stati segnalati 108 casi di morbillo nello stato, di cui 92 da metà luglio in «comunità rurali con bassi tassi di vaccinazione». Lo stato di Nuova York ha una popolazione di circa 20 milioni di abitanti.

 

L’ordinanza incoraggiava inoltre i cittadini a partecipare al tracciamento dei contatti e a vaccinarsi contro il morbillo e l’influenza, e annunciava che la governatrice si era sottoposta al vaccino antinfluenzale.

 

L’ordinanza è stata pubblicata insieme a una dashboard online sui casi di morbillo, che indicava 102 casi fino a martedì pomeriggio, un numero leggermente inferiore ai 108 citati nell’ordinanza.

 

Il comunicato stampa che annunciava l’ordinanza affermava che il numero di casi nel 2026 è il più alto dal 2019. A livello statale, l’anno scorso si sono registrati 48 casi confermati.

 

Sempre lunedì, Nuova York si è unita ad altri 15 stati che hanno intentato causa contro il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti per le modifiche apportate al calendario vaccinale infantile, chiedendo al tribunale di invalidarle.

 

Nuova York è stato uno dei tanti stati che si sono rifiutati di adottare le modifiche. Lo stato di emergenza per calamità naturale rimarrà in vigore fino al 4 novembre, il giorno successivo alle elezioni di metà mandato.

 

«Con il suo ordine esecutivo del 5 ottobre, la governatrice Hochul segue l’esempio del governatore Shapiro della Pennsylvania, unendosi al coro delle misure di emergenza contro il morbillo», ha dichiarato Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense.

 

«Il suo decreto esecutivo conferisce allo stato ampi poteri per vaccinare quasi chiunque con il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, comprese le ostetriche, nonostante il fatto che il vaccino non sia raccomandato per i neonati e possa essere estremamente pericoloso per i bambini di età inferiore a un anno» ha aggiunto Holland.

 

«L’ordinanza è stata emanata in concomitanza con il calendario elettorale statale, rendendo palese il collegamento con la politica. Come nel caso del COVID, la politicizzazione della salute pubblica danneggia tutti, e in particolare i bambini».

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Il dibattito sul morbillo si intensifica a livello nazionale.

A livello nazionale, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno confermato finora quest’anno 3.887 casi di morbillo in 47 giurisdizioni, rispetto a un totale di 2.289 casi nel 2025.

 

Il CDC raccomanda due dosi del vaccino MMR, la prima tra i 12 e i 15 mesi di età e la seconda tra i 4 e i 6 anni.

 

L’ordinanza esecutiva di Hochul citava l’epidemia di morbillo in Pennsylvania come giustificazione, rilevando che lo stato stava «affrontando una rapida diffusione del morbillo con 977 casi e cinque decessi» al 2 ottobre nelle contee rurali al confine con Nuova York.

 

Nel comunicato stampa, il senatore dello Stato di Nuova York Gustavo Rivera ha attribuito l’aumento alla «disinformazione», che a suo dire ha portato a una diminuzione dei tassi di vaccinazione infantile.

 

Le dichiarazioni di Rivera fanno eco a quelle rilasciate all’inizio di quest’anno dal governatore Josh Shapiro, il quale aveva attribuito l’epidemia di morbillo e i decessi per morbillo registrati in Pennsylvania al calo dei tassi di vaccinazione, che aveva collegato al Segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr. e alla comunicazione delle agenzie di sanità pubblica.

 

Kennedy ha replicato che il calo dei tassi si è verificato durante l’amministrazione Biden. Shapiro e Kennedy hanno inoltre contestato se i decessi in Pennsylvania potessero essere attribuiti al virus del morbillo, a infezioni secondarie o ad altre cause.

 

Le epidemie di morbillo sono state utilizzate da molti politici per attaccare Kennedy e l’amministrazione Trump, sebbene la serie di focolai degli ultimi due anni sia iniziata prima dell’insediamento dell’amministrazione Trump.

 

Nel settembre 2025, durante un’audizione al Senato degli Stati Uniti, il senatore della Georgia Raphael Warnock aveva citato i primi decessi infantili per morbillo in vent’anni, definendo Kennedy «un pericolo per la salute del popolo americano» e affermando che Trump avrebbe dovuto licenziarlo se non si fosse dimesso.

 

Kennedy è stato inoltre aspramente criticato per aver affermato che i decessi causati dal morbillo possono essere evitati con un trattamento adeguato e per aver sollevato preoccupazioni circa gli effetti collaterali associati al vaccino contro il morbillo.

 

Tuttavia, persino gli esperti critici nei confronti di Kennedy ammettono che le epidemie non possono essere ricondotte al calo dei tassi di vaccinazione avvenuto da quando Kennedy si è insediato.

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Le autorità sanitarie non forniscono informazioni sul trattamento e sulla prevenzione del morbillo.

Il responsabile scientifico del CHD, Brian Hooker, ha affermato che le agenzie di sanità pubblica dovrebbero informare le persone anche sui rischi della vaccinazione e su altri metodi di prevenzione, ma lo Stato di Nuova York si è rifiutato di farlo.

 

Hooker ha anche affermato che lo stato non fornisce informazioni adeguate alle persone che contraggono la malattia.

 

«Il sito web dello Stato di Nuova  York è assolutamente inadeguato per chiunque contragga il morbillo, in quanto non fornisce alcuna informazione su trattamento e prevenzione, a parte la vaccinazione di qualsiasi cosa si muova», ha affermato.

 

«Esistono diversi protocolli consolidati e validi che possono limitare la gravità dell’infezione e prevenire la progressione verso la polmonite, che può verificarsi in circa il 5% dei casi».

 

Hooker ha affermato che i funzionari sanitari di Nuova York non forniscono alcuna informazione sui rischi e i benefici della vaccinazione per aiutare le persone a prendere decisioni consapevoli.

 

«Viene presentata un’immagine rosea e ottimistica del livello di protezione offerto, ma al di là delle apparenze, il vaccino MMR è stato collegato ad anafilassi e decessi. Inoltre, il vaccino MMRII attualmente disponibile non è mai stato testato per la sicurezza».

 

Una causa intentata nel 2023 ha rivelato che la Merck aveva fornito informazioni false e fuorvianti alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense in merito al componente contro la parotite del suo vaccino MMRII. L’azienda aveva compensato la scarsa efficacia del vaccino sovradosando la dose del componente contro la parotite. Secondo i documenti del tribunale, tale dose eccessiva di vaccino non era stata sottoposta a test di sicurezza.

 

Brenda Baletti

Ph.D.

 

© 6 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Immagine di Metropolitan Transportation Authority of the State of New York via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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Epidemie

Virus della peste fuggito da un laboratorio in Siberia?

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La notizia di una possibile fuga di laboratorio russo di un virus terribile – nientemeno che la peste – sta venendo rilanciata in tutto il mondo. Non è facile capire quanto vi sia di vero   Secondo il Moscow Times, quotidiano indipendente con sede ad Amsterdam critico del Cremlino che per primo ha riportato la notizia, «le autorità sanitarie della regione di Irkutsk, in Siberia, hanno posto quasi 200 persone sotto osservazione medica dopo la morte per peste di un tecnico di laboratorio».   Le autorità locali hanno descritto la malattia che ha ucciso la dipendente solo come un’«infezione particolarmente pericolosa». Alexei Tsydenov, capo della vicina repubblica di Buriazia, ha negato che vi fosse stata un’epidemia di peste.

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La vittima è stata identificata come Daria Shipilova, 28 anni, dipendente dell’Istituto anti-peste di Irkutsk. Secondo alcune fonti, avrebbe riferito al personale medico di aver rotto una provetta contenente batteri vivi mentre raccoglieva campioni durante una spedizione vicino al confine con la Mongolia.   La donna era stata ricoverata con una grave polmonite ed è morta entro 48 ore. La peste polmonare è una forma particolarmente virulenta della malattia, con un tasso di sopravvivenza estremamente basso. L’ospedale distrettuale in cui era ricoverata è stato messo in quarantena e circa 200 persone che potrebbero essere entrate in contatto con lei sono state poste in isolamento medico, almeno 100 delle quali in reparti ospedalieri. Anche gli eventi pubblici a Irkutsk sono stati annullati.   Il Servizio federale russo per la tutela dei diritti dei consumatori e il benessere umano, noto come Rospotrebnadzor, ha rilasciato una dichiarazione in cui descrive la causa della morte unicamente come una «polmonite di eziologia indeterminata», affermando che le analisi non avevano rilevato agenti patogeni collegati al suo lavoro e che non si era verificata alcuna emergenza nel suo laboratorio.   Notizie allarmanti corrono su internet riguardo a San Pietroburgo in lockdown: al momento, si tratta di storie prive di fondamento.   Il governatore regionale Igor Kobzev ha esortato la popolazione a mantenere la calma. «Tutte le persone che sono entrate in contatto con i soggetti contagiati sono state poste sotto osservazione medica. Ad oggi, i contatti non mostrano alcun sintomo e i risultati dei loro test di laboratorio sono negativi», ha scritto venerdì su Telegram. Non ha fatto alcun cenno alla morte del tecnico di laboratorio.   L’affermazione di Kobzev secondo cui Shipilova è morta a causa di un’«infezione particolarmente pericolosa» riecheggia il linguaggio del sito web del laboratorio, che descrive la sua missione come quella di lavorare al «controllo delle epidemie di infezioni batteriche e virali particolarmente pericolose». Il sito web afferma inoltre che il laboratorio studia colera, brucellosi, tularemia, antrace e infezioni da arbovirus. Il laboratorio ospita 1840 ceppi della peste, o Yersinia pestis.

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Diversi ospedali cittadini sarebbero stati posti in quarantena per tre settimane, tra cui un ospedale pediatrico e un ospedale di maternità, secondo quanto riportato dal canale Telegram Baikal People. L’ospedale pediatrico ha smentito questa informazione sui suoi account social il 4 ottobre. Il servizio stampa del governo regionale di Irkutsk ha dichiarato il 5 ottobre che gli ospedali sono operativi normalmente.   Secondo Baikal People, l’emittente REN TV, allineata al Cremlino, avrebbe cancellato cinque articoli sull’incidente. La testata americana Daily Caller avrebbe individuato un link non funzionante a un articolo di REN TV precedentemente disponibile.   Sarebbero giunte segnalazioni di carenza di antibiotici nella regione di Irkutsk. Tuttavia alcuni esperti mettono in dubbio la versione ufficiale sul contagio.   «È ridicolo», ha affermato l’epidemiologo russo Mikhal Favorov, secondo la BBC. «Qualcuno che lavora presso l’Istituto per la lotta alla peste di Irkutsk indossa una tuta protettiva. Se si rompe una provetta, la probabilità di contagio è in realtà molto bassa. Insomma, al pubblico non importa: crederanno alla storia della “provetta caduta”».   Anna Popova, a capo dell’agenzia russa per la salute pubblica, avrebbe percorso 2.600 miglia da Mosca a Irkutsk. Favorov sostiene che il suo coinvolgimento dimostra che la situazione è significativamente peggiore di quanto comunicato al pubblico.   Le osservazioni di Favorov sono state riprese dal dottor Simon Clarke dell’Università di Reading sentito dalla BBC. «Una delle ipotesi che sta attirando l’attenzione è che un tecnico di laboratorio potrebbe essere stato contagiato dopo aver rotto una provetta in laboratorio», ha affermato. «Non è raro che agenti patogeni fuoriescano dai laboratori, ma dev’essere successo davvero di tutto perché un tecnico di laboratorio venisse infettato da una provetta rotta».   «Avendo lavorato in laboratori ad alto livello di contenimento, so che la manipolazione di agenti patogeni pericolosi implica molteplici livelli di protezione, procedure rigorose, cabine di sicurezza, sistemi di ventilazione e procedure accurate eseguite da personale altamente qualificato. Le infezioni contratte in laboratorio sono eventi rari e la rottura di una provetta non comporta automaticamente un’esposizione o un’infezione. Inoltre, non utilizziamo molto le provette».   «Fino a quando non emergeranno ulteriori dettagli, è difficile valutare se si tratti di un caso isolato, di un’esposizione professionale o di una prova di una trasmissione più ampia».

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Secondo il Centro per le Malattie Infettive Emergenti dell’Università di Boston, un’esposizione a Yersinia pestis avrebbe richiesto diverse violazioni delle norme di biosicurezza, tra cui dispositivi di protezione individuale inadeguati e la mancata somministrazione di antibiotici dopo l’esposizione, scrive il Daily Caller..   La peste, di fatto, può essere curata con gli antibiotici. Se non trattata, la malattia è solitamente fatale.   Come la Cina e gli Stati Uniti, anche la Russia ha intensificato la sua partecipazione alla corsa globale alla ricerca di nuove funzioni e alla creazione di laboratori di biodifesa da quando la pandemia di COVID-19 è emersa vicino all’Istituto di Virologia di Wuhano nel 2019.   Il dipartimento di Stato USA sostiene che la Russia abbia riavviato il suo programma di armi biologiche. «Ovviamente non sappiamo tutto ciò che ci hanno fornito i russi, secondo i quali sembra che un lavoratore di un laboratorio sia stato infettato e c’è il timore che il virus possa essersi diffuso», ha dichiarato lunedì il Segretario di Stato Marco Rubio.   «I viaggi tra Stati Uniti e Russia sono ovviamente molto limitati. Ma come qualsiasi altra cosa, se il virus dovesse fuoriuscire, potrebbe diffondersi rapidamente, quindi lo stiamo monitorando attentamente. Non credo ci sia motivo di allarmarsi, ma è un motivo di attenzione e lo stiamo tenendo d’occhio».   Di contro, la Federazione Russa ha lanciato accuse contro gli Stati Uniti in merito ai laboratori biologici in Ucraina.   Come riportato da Renovatio 21, all’inizio di quest’anno, l’ex direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha desecretato documenti che descrivono il sostegno degli Stati Uniti ai laboratori di biodifesa che conducono ricerche ad alto rischio in Ucraina tramite la Defense Threat Reduction Agency (DTRA).   In mezzo a questo quadro intricato, difficile capire se siamo dinanzi a pura, classica propaganda antirussa ad un possibile nuovo corso pandemico o ad un terrificante nuovo ingrediente per il conflitto globale in corso.  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
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Epidemie

Ebola, il numero di morti si avvicina a quota 3.000

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Secondo i dati governativi pubblicati lunedì, più di 6.000 persone sono state contagiate dal virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) dall’inizio dell’ultima epidemia, e quasi la metà dei pazienti confermati è deceduta a causa della malattia.

 

L’epidemia si è diffusa in 60 zone sanitarie distribuite in sei province: Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu, Haut-Uele, Bas-Uele e Tshopo. L’Ituri rimane la regione più colpita, con 28 delle sue 36 zone sanitarie che segnalano casi, seguita dal Nord Kivu con 15. Il Paese ha registrato 6.041 casi confermati e 2.911 decessi, con un tasso di mortalità del 48,2%.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito venerdì che l’epidemia continua a peggiorare. «Sebbene la sorveglianza sia stata ampliata, il numero di casi e di decessi continua ad aumentare a causa della trasmissione sostenuta e dell’espansione geografica», ha affermato l’agenzia in un post su X.

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Secondo l’Istituto Nazionale di Sanità Pubblica, un totale di 1.366 pazienti sono guariti, mentre 619 rimangono in isolamento o ricoverati in ospedale. Il ministero ha affermato che le squadre di intervento restano attive in tutte le province colpite, con particolare attenzione alle regioni di Ituri, Nord Kivu e Haut-Uele.

 

L’epidemia, dichiarata a maggio, è causata dal ceppo Bundibugyo del virus Ebola ed è diventata la più grande mai registrata nella storia della Repubblica Democratica del Congo, superando l’epidemia del 2018-2020. Attualmente non esistono vaccini approvati o trattamenti specifici per il ceppo Bundibugyo.

 

Anche le organizzazioni internazionali hanno intensificato il loro supporto nella risposta all’epidemia. Lunedì, a Kisangani, capoluogo della provincia di Tshopo, sono stati consegnati veicoli alle autorità sanitarie e alle squadre della Croce Rossa per contribuire al contenimento dell’epidemia. «L’attenzione e le risorse costanti per la risposta all’Ebola nella RDC rimangono essenziali», ha dichiarato Ariel Kestens, capo della delegazione della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC), il giorno X.

 

La scorsa settimana, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha definito l’epidemia di Ebola una «tragedia umana che colpisce famiglie e comunità su una scala straordinaria».

 

Anche l’OMS e i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) avevano precedentemente richiesto un maggiore sostegno internazionale per contenere l’epidemia.

 

Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.

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Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

Gli USA due mesi fa hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese

 

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Immagine di UNMEER via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0

 

 

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