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Epidemie

Scuola, cosa ci aspetta a settembre

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C’è chi si diverte. Gioca con il telecomando che muove le masse a compiere gesti conformi e ha scoperto che funziona a meraviglia. Gli omini telecomandati si muovono secondo impulso da remoto, obbedienti, ligi, e contenti di essere cittadini modello. Per i riottosi basta sventolare la minaccia del TSO e anche loro, obtorto collo, si adeguano. In ogni caso, c’è sempre l’esercito pronto a schierarsi per mantenere l’«ordine», il nuovo ordine.

 

L’esperimento dunque dimostra che i terminali non soltanto rispondono, ma ormai già hanno introiettato la prima serie di comportamenti conformi, divenuti gesti rituali. 

 

Per entrare in un qualsiasi posto che non sia casa propria – ma presto nel grande panopticon digitale sarà controllata anche quella – ci si mette in fila per uno, socialmente distanziati, e si aspetta il proprio turno per disinfettare le mani, farsi puntare la pistola laser alla fronte, declinare le generalità, fornire i propri recapiti e autocertificare il proprio presunto stato di salute fino a prova contraria.

 

Il telecomando funziona così bene perché è alimentato dalle pile potenti della paura. Agitare lo spauracchio della malattia potenzialmente mortale risveglia il terrore atavico per la pestilenza e, specie in un popolo privato di ogni appiglio trascendente, riesce a ottenere uno stato di sudditanza perfetta, perché consenziente. Anzi, devota

Se il telecomandante inserisse altre funzioni – tipo fare una piroetta sul posto, cinque flessioni, tre salti su una gamba sola, intonare la prima strofe di bella ciao – il bravo cittadino eseguirebbe, grato a chi vigila sulla sua incolumità senza, bontà sua, trascurare il fitness. 

 

Il telecomando funziona così bene perché è alimentato dalle pile potenti della paura. Agitare lo spauracchio della malattia potenzialmente mortale risveglia il terrore atavico per la pestilenza e, specie in un popolo privato di ogni appiglio trascendente, riesce a ottenere uno stato di sudditanza perfetta, perché consenziente. Anzi, devota. 

 

Ora il telecomando lo stanno programmando per le scuole, che a settembre dovranno riaprire i battenti militarizzate a dovere. Così scolari e insegnanti, oltre a subire le misure sociali e sanitarie che saranno partorite per loro, si dovranno abituare a corrispondere agli ordini dell’autorità costituita o sedicente tale, a prescindere da ogni previo vaglio di legittimità e di ragionevolezza. Saranno educati a obbedire a qualsiasi idiozia venga contrabbandata come civicamente necessaria e guai a chi si manifesti refrattario a replicarla pedissequamente. Già i dirigenti annunciano che l’obbedienza alle regole emergenziali inciderà doppiamente sul rendimento, attraverso il voto in condotta e attraverso quello in educazione civica, e non è uno scherzo.

Riproducendo i connotati della società degli uguali, irenista e omogeneizzata, anche la comunità scolastica degli uguali in divenire non ammette dissidenze né di pensiero né di comportamento. Piccoli schiavi crescono. E mica da oggi

 

Riproducendo i connotati della società degli uguali, irenista e omogeneizzata, anche la comunità scolastica degli uguali in divenire non ammette dissidenze né di pensiero né di comportamento. Piccoli schiavi crescono. E mica da oggi, ma da ben prima della cosiddetta pandemia, anche se nessuno se n’era accorto.

 

 

Il Comitato Tecnico-scientifico e i suoi vaticini

I fenomeni al governo, centrale o locale, emettono suoni in libertà, in una gara di dissennatezza senza precedenti a memoria d’uomo, travolti dal proprio delirio di onnipotenza. La sindrome del kapò si trasmette a cascata ai gradi inferiori e si esprime in misura direttamente proporzionale all’ignoranza, all’opportunismo e alla piaggeria dei suoi portatori. Dunque, nella rete burocratica delle scuole, trova terreno fertile più che mai. 

La sindrome del kapò si trasmette a cascata ai gradi inferiori e si esprime in misura direttamente proporzionale all’ignoranza, all’opportunismo e alla piaggeria dei suoi portatori

 

Ma sopra questa gerarchia di opachi esecutori insiste un’entità intoccabile e sacra: un oracolo che, interpellato, dà segni, indica la direzione e legittima ogni levata di ingegno dei suoi adepti. Tutto infatti si riconduce, religiosamente, al Comitato Tecnico Scientifico, cioè alla accolita di aruspici che gravita tra l’Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della salute, l’OMS, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), il policlinico Gemelli (area vaticana), con anche qualcuno che detiene cariche di vertice in corporazioni professionali.

 

Appare subito evidente, quindi, l’assoluta indipendenza dell’organismo dalle istituzioni, la sua distanza dai centri di potere, la sua estraneità a interessi di parte o a compromissioni con, chessò, le multinazionali del farmaco. Davvero nessun dubbio può colpire chi legga nomi e qualifiche dei componenti del consesso che tiene in pugno le sorti di una nazione intera e dei suoi figli, senza peraltro patirne alcuna ricaduta in termini di responsabilità.

 

Ebbene, dopo il vaticinio dello scorso 28 maggio, l’oracolo si è pronunciato di nuovo il 7 luglio, rispondendo ai quesiti posti dal ministero dell’Istruzione. Se la cantano e se la suonano. Nel frattempo la titolare del dicastero è stata messa sotto tutela, oltre che delle due task force di «esperti» di cui già si era munita da sola, forse cosciente dei suoi limiti, anche di un commissario per la ripartenza, nominato attraverso il c.d. «decreto semplificazioni» nella figura di Domenico Arcuri, homo non novus ad incarichi di emergenza. Ne esce, insomma, un apparato di sostegno all’altezza (numericamente) della levatura della sostenuta. 

Tutto infatti si riconduce, religiosamente, al Comitato Tecnico Scientifico, cioè alla accolita di aruspici che gravita tra l’Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della salute, l’OMS, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), il policlinico Gemelli (area vaticana), con anche qualcuno che detiene cariche di vertice in corporazioni professionali

 

Arcuri – ci è detto – si occuperà delle forniture di mascherine (e ha già annunciato ce ne vorranno dieci milioni al giorno, mentre i seguaci della eco-minorenne scandinava tacciono), di gel, arredi scolastici e ogni altro bene strumentale alla riapertura in sicurezza e con ogni probabilità gli verrà affidata anche la gestione dei test che il Comitato tecnico-scientifico ritiene utili per la prevenzione del contagio. Anche lui, certo, segue l’oracolo e avrà a disposizione la forza pubblica, già allertata per assicurare che le operazioni si svolgano senza intralci, sia mai qualcuno non si sottomettesse volontariamente ai trattamenti sanitari prescritti (sempre dal Comitato dal quale tutto si muove e al quale tutto si riconduce).

 

Il nuovo responso riguarda in prima battuta la questione delle distanze di sicurezza e merita di essere riportato testualmente, almeno nel suo incipit: «Il previsto distanziamento di un metro è da intendersi, relativamente alla configurazione del layout delle aule, nel senso della necessità di prevedere un’area statica dedicata alla “zona banchi”. Nella zona banchi il distanziamento minimo di 1 metro tra le rime buccali degli studenti dovrà essere calcolato dalla posizione seduta al banco dello studente, avendo pertanto riferimento alla situazione di staticità. Con riferimento alla “zona cattedra”, nella definizione del layout resta imprescindibile la distanza di 2 metri lineari tra il docente e l’alunno nella “zona interattiva” della cattedra, identificata tra la cattedra medesima e il banco più prossimo ad essa […]». 

 

E uno non può nemmeno pensare di prenderla troppo sul ridere, considerando il tutto come una straordinaria prova di umorismo involontario perché, andando avanti nella lettura del documento, la voglia di ridere gli passa: dopo vari sproloqui, che tra le altre belle cose tornano a confermare l’uso obbligatorio della mascherina sopra i sei anni – salvo che per i pasti (sic!) e l’attività fisica – i tecnoscienziati del Comitato sottolineano «il ruolo degli esercenti la responsabilità genitoriale nel preparare e favorire un allenamento preventivo ai comportamenti responsabili degli studenti».

I tecnoscienziati del Comitato sottolineano «il ruolo degli esercenti la responsabilità genitoriale nel preparare e favorire un allenamento preventivo ai comportamenti responsabili degli studenti»

 

Cioè io «esercente», durante l’estate, dovrei «allenare» lo studente (figlio mio, dell’esercente) alle pratiche demenziali escogitate da venti signori intenti a divertirsi a pagamento sulla pelle degli italiani.

 

Da notare, peraltro, la beffarda insistenza sulla responsabilità altrui a fronte della propria totale irresponsabilità, sia giuridica sia politica.

 

 

Ri-educazione civica

Ma questa particolare «responsabilità» a cui tutti saremmo chiamati, e che costituisce conditio sine qua non per essere ammessi nel consesso sociale pacificato, non nasce dal nulla: è figlia della obbedienza a cui deve essere forgiato fin dalla prima infanzia lo scolaro programmato per diventare il «cittadino globale» (ovvero l’apolide cosmopolita) del terzo millennio. 

 

In tal senso, l’apparato pseudo-educativo preesistente nelle scuole di ogni ordine e grado, già intasato di diversivi ideologici trasportati dentro il carro delle «competenze trasversali», o della c.d. educazione alla cittadinanza, alla legalità, eccetera eccetera, si arricchirà dal prossimo settembre della nuova educazione civica di Stato.

Nessuno pare rendersi conto del processo prepotente attraverso il quale si sta svuotando la scuola italiana di ogni contenuto propriamente culturale, cannibalizzando tempo e spazio all’insegnamento e allo studio delle materie fondamentali, per incrementare correlativamente l’indottrinamento obbligatorio al pensiero unico e al suo incondizionato ossequio. 

 

Nessuno pare rendersi conto del processo prepotente attraverso il quale si sta svuotando la scuola italiana di ogni contenuto propriamente culturale, cannibalizzando tempo e spazio all’insegnamento e allo studio delle materie fondamentali, per incrementare correlativamente l’indottrinamento obbligatorio al pensiero unico e al suo incondizionato ossequio.

 

Tutto quanto serve (è sempre servito) a costruire le fondamenta per strutturare un patrimonio di conoscenze che permetta di sviluppare pensiero critico e autonomia di giudizio viene spazzato via dall’ammasso di paccottiglia beota, farcitura standard per il bravo ominide omologato. L’automa incolto, ma inconsapevole di esserlo perché «imparato» di tecnologia, di problem-solving e altre abilità, infatti, non è in grado di intralciare in nessun modo le simmetrie del potere. È il suddito perfetto.

 

Con la riforma che introduce la nuova educazione civica obbligatoria (legge 20 agosto 2019 n. 92) è stato ufficialmente creato uno straordinario ulteriore veicolo di propaganda. Sfruttando una etichetta familiare associata nel comune sentire a un significato buono e a un insegnamento edificante si introdurrà, di fatto, tutto il pacchetto di dogmi del vangelo globalista.

 

La nuova materia scolastica condivide solo il nome di battesimo con la vecchia educazione civica che era abbinata alla storia e riguardava i rudimenti del diritto costituzionale (forma di governo, poteri dello Stato, organi istituzionali): quel contenitore sarà riempito di tutt’altro contenuto, e si materializzerà in un polpettone ad alta carica ideologica.

Tutto quanto serve (è sempre servito) a costruire le fondamenta per strutturare un patrimonio di conoscenze che permetta di sviluppare pensiero critico e autonomia di giudizio viene spazzato via dall’ammasso di paccottiglia beota, farcitura standard per il bravo ominide omologato. L’automa incolto, ma inconsapevole di esserlo perché «imparato» di tecnologia, di problem-solving e altre abilità, infatti, non è in grado di intralciare in nessun modo le simmetrie del potere. È il suddito perfetto

 

Sarà articolato in tre filoni fondamentali: la Costituzione, lo sviluppo sostenibile, la cittadinanza digitale.

 

Quanto all’insegnamento della Costituzione, dal ministero ci spiegano che «l’obiettivo sarà quello di fornire a studentesse e studenti (rigorosamente così declinati) gli strumenti per conoscere i propri diritti e doveri, di formare cittadini responsabili e attivi che partecipino pienamente e con consapevolezza alla vita civica, culturale e sociale della loro comunità». I soliti ingredienti buoni per tutte le ricette della nuova pseudo-etica mondialista. Che la Costituzione, che è una legge positiva, sia scritta in un linguaggio tecnico (com’è quello giuridico) e che la sua comprensione richieda quantomeno una conoscenza, da parte di chi la insegna, delle categorie corrispondenti, al legislatore à la page, quello che verga capolavori come la “buona scuola”, non passa nemmeno per la testa. Per lui la Costituzione è un simpatico manualetto delle giovani marmotte, buono per tutte le età e per tutte le stagioni.

 

Quanto invece allo sviluppo sostenibile, «alunne e alunni (rigorosamente così declinati) saranno formati su educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio, tenendo conto degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Rientreranno in questo asse anche l’educazione alla salute, la tutela dei beni comuni, principi di protezione civile». 

 

Tutto ruota, appunto, intorno a quella Agenda ONU 2030 sullo sviluppo sostenibile alla quale i vari fu ministri della fu pubblica istruzione si sono tutti votati con inusitato trasporto. Già la signora Fedeli – che ora siede nel CdA della Fondazione Agnelli e da lì può continuare con profitto la sua opera su quella scuola da lei non troppo frequentata – aveva stanziato qualche centinaio di milioni di euro per il potenziamento della educazione alla cittadinanza globale all’interno della Agenda 2030, statuendo con solennità degna del tema che «l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite impegna tutte e tutti (rigorosamente così declinati) a correggere la rotta dello sviluppo […] Ci impegna a farlo non in un orizzonte nazionale, ma in un’ottica globale. Ci ricorda che, ben prima di essere cittadine e cittadini (rigorosamente così declinati) di una nazione, siamo cittadine e cittadini (ancora) del mondo. Questo investimento è un passo importante verso l’obiettivo di fare del sistema di istruzione uno dei principali agenti di cambiamento per la realizzazione degli obiettivi della Agenda 2030».

L’emergenza sanitaria oggi è il pretesto per consolidare un impianto già steso da decenni grazie a un’opera sistematica di annientamento culturale e di demolizione identitaria e per renderlo coercitivo, senza via di scampo, attraverso un nuovo potente ricatto sociale e terapeutico

 

Quanto infine alla«cittadinanza digitale», la locuzione parla da sé.

 

Quella di cui sopra, dunque, sarà la desolante cornice che connoterà insegnamenti e apprendimenti nella scuola che verrà, per ogni suo ordine e grado, ovvero dai tre anni in su, secondo la nota filosofia del Life Long Learning (cioè TreeLLLe). E sarà una nuova autostrada di accesso per una pletora di «esperti» esterni, personaggi senza arte né parte ma organici al sistema, a libro paga del contribuente, con licenza di entrare nelle classi e pontificare la propria «esperienza» rapinando ore alle materie curricolari (insegnanti, vi va bene così?).

 

L’emergenza sanitaria oggi è il pretesto per consolidare un impianto già steso da decenni grazie a un’opera sistematica di annientamento culturale e di demolizione identitaria e per renderlo coercitivo, senza via di scampo, attraverso un nuovo potente ricatto sociale e terapeutico. 

 

 

Catechesi e omiletica globalista

Inutile pensare che il mondo delle scuole paritarie sia in tutto o in parte al riparo da questa deriva. Anzi, ne è capofila. 

 

La saldatura tra tecnocrazie e neochiesa, da tempo perseguita e ormai ermeticamente compiuta, si manifesterà presto nel grande evento in programma per il prossimo 15 ottobre in Vaticano, il Global Compact on Education, ovvero il patto educativo globale espresso nella nuova lingua sacra che ha sostituito il latino. Esso non è altro che la copertina patinata di un lavoro certosino partito da molto lontano e che ha portato le gerarchie della chiesa che fu cattolica a professare pubblicamente, in toto, la religione dell’ONU e dei suoi magnati, a parlare la stessa lingua dei potentati sovranazionali e a spartire la stessa torta.

 

La saldatura tra tecnocrazie e neochiesa, da tempo perseguita e ormai ermeticamente compiuta, si manifesterà presto nel grande evento in programma per il prossimo 15 ottobre in Vaticano, il Global Compact on Education

Una bella cartolina di questa santa alleanza ritrae il segretario di stato Parolin al Bilderberg 2018, così come tante istantanee immortalano la corrispondenza di amorosi sensi tra Bergoglio e la Fedeli coltivata durante tutto il ministero della intraprendente signora diversamente istruita, autrice tra l’altro della prefazione del saggio di Bergoglio sulla educazione dal suggestivo titolo Imparare a imparare (edito dalla Marcianum Press fondata dal cardinale ciellino Angelo Scola).

 

Ecco che ora finalmente il capo della chiesa postcattolica mette a tema la necessità di «ricostituire il patto educativo globale per costruire il futuro del pianeta», come da decalogo mondialista risultante dal combinato disposto della Agenda ONU 2030 e della enciclica Laudato sì, due facce della stessa medaglia.

 

Egli invita dunque in Vaticano «i rappresentanti delle principali religioni, gli esponenti degli organismi internazionali e delle istituzioni umanitarie, scienziati e pensatori, economisti, educatori, sociologi e politici, artisti e sportivi», per sottoscrivere «un patto educativo globale che educhi alla solidarietà universale, a un nuovo umanesimo». «Per capire quanto urgente sia la sfida che abbiamo davanti – dice – bisogna puntare sulla educazione» poiché «dobbiamo fondare i processi educativi sulla consapevolezza che tutto nel mondo è intimamente connesso ed è necessario trovare altri modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso». E conclude: «Faccio appello a tutte le personalità pubbliche che a livello mondiale sono già impegnate nel delicato settore della educazione delle nuove generazioni, occupano posti di responsabilità e hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni. Ho fiducia che accolgano il mio invito. E faccio appello anche a voi giovani a partecipare all’incontro e a sentire tutta la responsabilità nel costruire un mondo migliore».

 

Con il Global Compact on Education – un nome, un programma – ci viene fornita ora una summa teologica ufficiale di quel pedagogismo globalista in salsa umanitaria che già da tempo pervade il sistema scolastico ed educativo italiano, garantendo agli scolari un sicuro e confortevole stato di analfabetismo, funzionale alla pacifica imposizione di qualsiasi comando sia diramato dalla centrale

A occhio accorreranno in molti a Roma, molti infatti hanno «a cuore» il futuro delle nuove generazioni, di sicuro anche noti filantropi pieni di buona volontà e tanto attivi sul fronte sanitario ed educativo.

 

Per inciso, il «nuovo umanesimo» è la stessa parola d’ordine, per combinazione, adottata dal tenutario di palazzo Chigi, che ci ha costruito intorno il discorso di insediamento in tenuta giallofucsia.

 

Di fatto, quindi, con il Global Compact on Education – un nome, un programma – ci viene fornita ora una summa teologica ufficiale di quel pedagogismo globalista in salsa umanitaria che già da tempo pervade il sistema scolastico ed educativo italiano, garantendo agli scolari un sicuro e confortevole stato di analfabetismo, funzionale alla pacifica imposizione di qualsiasi comando sia diramato dalla centrale.

 

La teologia globalista si presenta al mondo in veste egualitaria, pacifista, ecologista, scientista e genderista, e diventa un programma contro-culturale (e a-culturale) da imporre alle masse a uso e consumo del Potere; di qui, la sua implacabile vocazione fondamentalista, nel senso che quanti non vi si convertano sono ipso facto rigettati dal consesso civile.

 

Nel tempo di tutte le libertà, abbiamo felicemente conquistato un forziere pieno di obblighi inderogabili, primo tra i quali quello al monopensiero destinato a coprire ogni esigenza di ragione.

Nel tempo di tutte le libertà, abbiamo felicemente conquistato un forziere pieno di obblighi inderogabili, primo tra i quali quello al monopensiero destinato a coprire ogni esigenza di ragione

 

 

Modello autunno-inverno? 

A settembre dunque partirà un nuovo modello di scuola, o meglio si realizzerà nella sua forma compiuta il modello in cantiere da decenni e finalmente giunto, grazie all’evento incrociatore della epidemia, al capolinea programmato. 

 

La scuola della DAD, delle app e delle piattaforme; la scuola delle mascherine e dei corridoi a senso unico alternato; la scuola adibita a presidio sanitario in cui somministrare test a tappeto e magari farmaci obbligatori; la scuola della nuova educazione civica di Stato; la scuola degli «esperti» esterni muniti di patente a norma europea e di certificato di sana e robusta fede politica e religiosa; la scuola del voto in devozione ai dogmi del komitato tecnico-scientifico; la scuola dell’ONU e della cittadinanza globale; la scuola di Bergoglio, del suo culto e dei suoi affiliati; la scuola dei burocrati, dei nani e delle ballerine; questo carrozzone da circo che caricherà a bordo i nostri figli, semplicemente non è più una scuola: è un allevamento intensivo di umanoidi senz’anima, pronti per essere fagocitati dal dispositivo elettronico che viene loro graziosamente fornito in dotazione. 

Un allevamento intensivo di umanoidi senz’anima, pronti per essere fagocitati dal dispositivo elettronico che viene loro graziosamente fornito in dotazione

 

Da questo scempio si salvi chi può e salvi chi riesce. 

 

 

Elisabetta Frezza

 

 

 

 

 

 

Immagine di James Vaughn via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

 

 

 

 

  

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Epidemie

L’FBI di Biden ha bloccato l’interrogatorio di Daszak nella ricerca sulle origini del COVID-19

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L’FBI sotto l’amministrazione Biden è intervenuta per impedire che il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, venisse interrogato sulle origini del COVID-19 e sui suoi 15 anni di attività presso il laboratorio cinese da cui probabilmente è fuoriuscito il virus, secondo documenti resi pubblici dal senatore Rand Paul.

 

Il Paul, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha reso noto che i documenti descrivono in dettaglio come il National Targeting Center della US Customs and Border Protection (CBP) avesse identificato Daszak come «persona di estremo interesse» e intendesse interrogarlo nel febbraio 2021 sulle sue «attività in Cina, i suoi contatti presso il WIV [Istituto di Virologia di Wuhan, ndr] e se avesse raccolto o trasportato campioni biologici», vista la sua partecipazione alla controversa ricerca «gain-of-function», che prevede il potenziamento intenzionale dei virus per studiarne i potenziali effetti.

 

Tuttavia, tre giorni prima dell’arrivo previsto di Daszak all’aeroporto internazionale John F. Kennedy per il suo rientro negli Stati Uniti, «il CBP ha ricevuto una richiesta dall’ufficio dell’FBI di Nuova York: non fermare il soggetto», si legge nel comunicato. «L’ispezione non ha mai avuto luogo».

 

Il Daszak, che negli ultimi tempi ha annunciato anche di avere origini ucraine, è una figura fondamentale nella storia, ancora non scritta, della pandemia. Secondo il libro di Andrew Huff, ex vicepresidente Adell’organizzazione del Daszak, EcoHealth Alliance avrebbe avuto, legami con la CIA.

 

«Queste discussioni hanno portato a pubblicazioni che indicano che il dottor Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, stava lavorando con la CIA e che l’agente biologico comunemente noto come COVID-19 (SARS-CoV-2) era in fase di sviluppo presso EcoHealth Alliance da allora 2012 e altre prove suggeriscono che la SARS-CoV-2 sia iniziata prima del 2012» si legge nel libro di Huff The Truth about Wuhan.

 

Dopo che il SARS-CoV-2 è scoppiato nella stessa città in cui Daszak stava finanziando manipolazioni il coronavirus da pipistrello, la (un tempo) prestigiosissima rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato un documento firmato dallo stesso Daszak con oltre due dozzine di scienziati, in cui insisteva che il virus avrebbe potuto provenire solo da un evento di spillover naturale, probabilmente da un mercato di animali vivi e che gli scienziati «stanno uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».

 

Solo più tardi Lancet avrebbe notato gli evidentissimi conflitti di interessi di Daszak, che fu grottescamente immesso poi – su pressione anche cinese, si disse – nel gruppo di ispettori che a pandemia dilagante fece una visita-farsa al laboratorio virologico wuhaniano.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’organizzazione del Daszak EcoHealth Alliance aveva ricevuto ancora incredibilmente tre milioni di dollari dal ministero della Difesa dell’amministrazione Biden pure dopo la pandemia.

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«Questa non è tutta la storia. È solo l’inizio», ha anticipato il senatore Paul su X.

 


Le origini del COVID rappresentano uno dei numerosi scandali ancora ufficialmente irrisolti che persistono a cinque anni dalla pandemia. Pubblicamente, la teoria secondo cui il COVID sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhano, anziché essersi evoluto in natura, è stata ampiamente derisa e respinta sin da quando il senatore statunitense Tom Cotton l’ha avanzata nel febbraio 2020, e per mesi qualsiasi accenno a tale ipotesi è stato condannato come disinformazione. Solo a metà del 2021, ben dopo che i Democratici avevano riconquistato la Casa Bianca, i principali media hanno iniziato a considerarla una possibilità.

 

Come riportato da Renovatio 21, la svolta fu probabilmente quando nel 2021 uscì un articolo sul Bulletin of Atomic Scientists del noto e rispettato divulgatore scientifico Nicholas Wade.

 

Nel 2024, la Sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus del Comitato di supervisione e responsabilità della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato la sua tanto attesa analisi post-evento sul COVID-19 e sulla risposta del governo.

 

Lo studio ha concluso che il COVID è molto probabilmente «emerso a seguito di un incidente di laboratorio o legato alla ricerca», che il governo federale ha sostenuto la ricerca «gain-of-function» presso il WIV senza adeguata trasparenza o supervisione e che l’ex consigliere della Casa Bianca per il COVID e direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), il dottor Anthony Fauci, «ha giocato con la semantica della definizione di ricerca “gain-of-function”» per negarla, oltre ad aver promosso la creazione del controverso paper «Proximal Origins» nel tentativo di screditare la teoria della fuga di laboratorio, rilevando inoltre che i funzionari del NIAID hanno attivamente cercato di eludere le richieste di accesso agli atti FOIA (Freedom of Information Act) relative alla questione, ad esempio scrivendo intenzionalmente in modo errato vari nomi e termini per renderli più difficili da trovare nelle ricerche per parole chiave.

 

Due anni fa alcuni scienziati chiesero alla rivista che pubblicò «Proximal Origins», cioè Nature Medicine, di ritrattare l’articolo. A maggio 2025 era emerso che l’amministrazione Trump indaga sull’editore del documento sulle origini del COVID per corruzione, citando l’influenza di Fauci.

 

Come riportato da Renovatio 21, sulle responsabilità di Fauci nel finanziamento del gain-of-function a Wuhano disse di non aver alcun dubbio l’ex direttore del CDC Robert Redfield. Nel corso dello scorso anno è emerso che Fauci aveva detto ai colleghi di cancellare le prime comunicazioni relative al COVID; a ciò si aggiunge la notizia per cui un assistente di Fauci avrebbe distrutto e-mail sensibili ed utilizzato un account privato per nascondere ilegami con il laboratorio wuhaniano. Secondo documenti emersi nelle inchieste, il Fauci sapeva dell’origine laboratoriale del virus e sapeva pure che i vaccini mRNA non avrebbero funzionato.

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Il senatore Paul ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso a Fauci un’amnistia generale prima di lasciare l’incarico, rendendo altamente improbabile qualsiasi futura azione penale e ancor meno probabile che venga confermata.

 

Il Paul, che lavora da mesi e mesi a richieste di documenti di Intelligence su Fauci, il dottor Ralph Baric e il COVID, sostiene che il tentativo dovrebbe comunque essere fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno l’amnistia alla luce dei dubbi sulla capacità mentale e decisionale di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato. Già un lustro fa, il senatore aveva dichiarato pubblicamente che «Fauci potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’FBI era a conoscenza della possibile fuga da laboratorio già nel marzo 2020. Si discute oramai da anni anche del fatto che militari di tutto il mondo potrebbero aver contratto il coronavirus durante i Giochi sportivi militari di Wuhano nell’ottobre 2019, contribuendo quindi alla diffusione mondiale del COVID. L’Intelligence americana ancora nel 2021 aveva confermato che lavoratori del laboratorio di Wuhano erano già malati a novembre 2019.

 

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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Alimentazione

Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa

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Le autorità sanitarie statunitensi hanno identificato la lattuga iceberg tritata servita nella più grande catena di fast food di ispirazione messicana del Paese come la fonte di un’epidemia di ciclosporiasi, una malattia parassitaria che causa diarrea grave ed esplosiva.   Dall’inizio di maggio, a livello nazionale sono stati segnalati oltre 1.600 casi di ciclosporiasi confermati in laboratorio, con 94 persone ricoverate in ospedale. Non sono stati segnalati decessi, sebbene i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) abbiano avvertito che il numero effettivo di infezioni è probabilmente molto più elevato, poiché molti casi non vengono diagnosticati.   Venerdì scorso il CDC ha identificato la catena come Taco Bell e ha affermato che un’indagine di tracciabilità ha collegato i prodotti contaminati a un unico fornitore nel Messico centrale. L’ente epidemico ha esortato le persone a non consumare la lattuga iceberg tritata servita nei ristoranti Taco Bell in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia.   L’agenzia ha dichiarato che il fornitore coinvolto, Taylor Farms de Mexico, ha ritirato volontariamente tutta la lattuga iceberg dal mercato statunitense. Le autorità stanno continuando a indagare per accertare se i prodotti contaminati siano stati distribuiti ad altri ristoranti o rivenditori.

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La ciclosporiasi è causata dal parassita microscopico Cyclospora cayetanensis. La malattia si manifesta tipicamente con diarrea acquosa esplosiva, accompagnata da gonfiore, flatulenza, crampi addominali, nausea e vomito. Alcune persone presentano anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.   Secondo il CDC, l’infezione si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.   Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, il che rende difficile la diagnosi. Se non trattata, l’infezione può durare più di un mese, con episodi ricorrenti di diarrea come sintomo più caratteristico.   Il parassita è endemico nei Paesi tropicali e subtropicali. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo.   Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.   La crescente popolarità del cibo messicano presso la popolazione americana, che con Trump ha di fatto espresso la volontà di tenere i messicani fuori dagli USA, rimane un mistero.   La catena Taco Bell gode di un successo straordinario  che supera l’andamento generale del settore dei ristoranti a servizio rapido (QSR). La catena domina capillarmente il mercato statunitense della cucina di ispirazione messicana, controllando oltre il 26% dei ristoranti di categoria organizzati in catene.   La sua rete commerciale sul suolo americano conta oltre 7.600 pricipali punti vendita distribuiti in tutti gli stati, con una concentrazione record in California che supera gli 880 ristoranti, seguita dal Texas con più di 650. Questa massiccia presenza fisica consente al marchio di servire oltre due miliardi di clienti ogni anno a livello globale, la stragrande maggioranza dei quali concentrata proprio nel mercato domestico.

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I dati finanziari più recenti evidenziano una crescita straordinariamente solida e costante: nel primo trimestre del 2026, Taco Bell ha registrato un aumento dell’8% delle vendite a parità di negozi negli Stati Uniti, segnando l’ottavo trimestre consecutivo di crescita comparabile positiva. Questo incremento segue i già eccellenti risultati dell’ultimo trimestre del 2025, che si era chiuso con un +7% nelle vendite domestiche a parità di posizioni.   A livello di vendite complessive di sistema, il marchio ha registrato un balzo del 10% nello stesso trimestre del 2026, accompagnato da un incremento del 3% nelle transazioni totali e da una crescita dei profitti operativi pari al 39%. L’applicazione mobile di Taco Bell ha superato i 17 milioni di visitatori unici mensili negli Stati Uniti, scalzando giganti storici della ristorazione veloce e posizionandosi come la seconda app di fast food più utilizzata nel Paese.   I fattori chiave di questo successo poggiano sulla capacità di attrarre fasce demografiche trasversali, intercettando sia i consumatori a basso reddito sia le famiglie e i giovani della Generazione Z tra i 18 e i 24 anni.   Ora tutti costoro rischiano di dover correre alla toilette e starvi per lungo tempo – se va bene. Non è dato capire cosa accadrà alla finanze di Taco Bell e del suo gruppo di controllo Yum Brands, tuttavia è difficile pensare che gli americani invertano il loro crescente amore verso il cibo dello spesso diprezzato Paese limitrofo.

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Epidemie

Ebola, gli Stati Uniti impediscono ai cittadini americani residenti nella Repubblica Democratica del Congo di rientrare in patria

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Gli Stati Uniti hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese, a causa del peggioramento dell’epidemia di Ebola.

 

Le restrizioni, annunciate lunedì dall’amministrazione Trump, prevedono l’inserimento dei cittadini statunitensi attualmente nella Repubblica Democratica del Congo o che hanno recentemente lasciato il Paese in una lista di persone a cui è vietato l’imbarco, avvalendosi dei poteri federali in materia di trasporti, ha riferito Reuters, citando un funzionario della Casa Bianca.

 

Secondo quanto riferito dal funzionario, circa una ventina di americani si stavano preparando a volare negli Stati Uniti martedì, e il Dipartimento di Stato avrebbe fornito assistenza alle persone interessate durante il periodo di attesa.

 

Il provvedimento giunge nel contesto di una rapida diffusione dell’epidemia del ceppo Bundibugyo di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove, all’11 luglio, le autorità sanitarie hanno segnalato 1.926 casi confermati e 702 decessi.

 

Venerdì, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno annunciato che un cittadino americano che lavora per un’organizzazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Un altro cittadino statunitense, contagiato mentre lavorava nel Paese centroafricano, è stato ricoverato all’Ospedale Universitario di Francoforte, in Germania, come ha comunicato lunedì il suo datore di lavoro, l’organizzazione cristiana evangelica Samaritan’s Purse. Anche Peter Stafford, chirurgo e leader del gruppo missionario cristiano Serge, che aveva contratto il virus all’inizio dell’epidemia, è stato trasferito in Germania per ricevere cure.

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L’Uganda ha segnalato 20 casi confermati e due decessi. Un caso legato a un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è stato inoltre rilevato in Francia e riguarda un medico rientrato alla fine del mese scorso da una missione umanitaria.

 

Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continui a progredire più rapidamente della risposta all’emergenza, il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso.

 

Washington aveva già inasprito le regole di viaggio in risposta all’epidemia. A maggio, il CDC ha innalzato il livello di allerta per i viaggi in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha disposto che i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Uganda e dal Sud Sudan si sottoponessero a controlli più rigorosi negli aeroporti statunitensi designati.

 

Lunedì, il CDC ha annunciato di aver prorogato di altri 30 giorni la precedente sospensione dell’ingresso di alcuni cittadini non statunitensi che si erano trovati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.

 

Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.

 

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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