Stragi
L’attacco ucraino al centro commerciale di Donetsk provoca un incendio e undici feriti
Le forze ucraine hanno bombardato il centro commerciale Galaktika, appiccando un incendio al suo interno. Lo riporta il sito governativo russo Sputnik.
L’attacco diretto dell’Ucraina al centro commerciale Galaktika nel quartiere Petrovsky della città, l’unico grande magazzino della zona, ha causato 11 feriti.
«Oggi a partire da mezzogiorno, il nemico ha effettuato attacchi massicci mirati sul distretto di Petrovsky della capitale della regione [Repubblica Popolare di Donetsk]. A seguito dell’attacco ucraino, il centro commerciale Galaktika ha preso fuoco. [L’attacco] ha anche danneggiato l’edificio dell’Ospedale Centrale della Città №14 di Donetsk. Secondo le informazioni preliminari, sette civili sono rimasti feriti, tra cui un adolescente», ha affermato Denis Pushilin , capo ad interim della Repubblica Popolare di Donetsk, ha riferito Telegram.
BREAKING: Ukrainian bomb sets Donetsk shopping center on fire..
Up to 100 people are believed to have been inside.
Make Peace You Fools! pic.twitter.com/nZYD89QMDf
— Douglas Macgregor (@DougAMacgregor) August 16, 2024
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Secondo dati successivi del Ministero della Salute della DPR, il numero dei feriti è salito a 11 .
Pushilin ha chiarito che l’area dell’incendio è di oltre 10.000 metri quadrati.
Il distretto di Petrovsky si trova nella periferia occidentale di Donetsk, è la parte più remota del centro città.
Dal 2014, quando la DPR ha dichiarato la sua indipendenza da Kiev, questa zona è stata regolarmente bombardata e bombardata dall’Ucraina.
Come riportato da Renovatio 21, nei mesi di conflitto abbiamo visto, in più occasioni, attacchi ucraini uccidere diecine di civili al mercato di Donetsk, così come bombardamenti sull’ospedale alla vigilia del Natale ortodosso. Le forze ucraine presero di mira il centro della città del Bacino del Don anche durante la celebrazione della Pasqua. Due anni fa l’Ucraina bombardò Donetsk nel primo minuto di quella che era stata proposta da Putin come tregua natalizia.
Kiev è stata accusata di attaccare Donetsk – che pure rivendica come suo territorio – non solo con missili ma anche con bombe a grappolo.
Oltre ai civili – con pure le scuole usate come bersaglio – sono state inflitte alla regione anche stragi di militari russi, come quella di due anni fa a Makivka.
Il sindaco Aleksej Kulemzin ha dichiarato nel 2022 che l’Ucraina sta utilizzando nell’area mine antiuomo.
Rimane scioccante il video che ha catturato gli ultimi momenti dell’attrice russa Polina Menshikh, uccisa sul palco da un attacco ucraino mentre si esibiva ad un evento nella zona.
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Immagine da Twitter
Stragi
Strage di scolari in una città della Repubblica Democratica del Congo controllata dai ribelli
A major accident occurred on Thursday in the eastern Congolese city of Bukavu. A fire broke out in two schools here, killing 26 students. Dozens of people were injured in this incident.#Bukavu #Congo #SchoolFire #SchoolTragedy #Students #TragicIncident #FireAccident #Breaking pic.twitter.com/IuyzcxxNMw
— VIRAL VOLT (@ViralVolT1) September 11, 2026
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Politica
Sì, vogliamo i funerali di Stato per Emma Bonino
Vogliamo i funerali di Stato per Emma Bonino, esattamente come ha detto il presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni.
Ci teniamo, perché deve essere significato un concetto di fondo: lo Stato moderno, basato sulla Necrocultura, non può che onorare eroi come Emma, 11 mila e passa aborti fatti con le sue proprie mani, più diversi milioni indirettamente cagionati dalla legge che aveva lottato per ottenere.
Lo sappiamo, non è solo l’aborto. C’è l’eutanasia, c’è un po’ di geopolitica oscura, c’è molto altro nella storia della cocca di Soros e Bergoglio. La sostanza rimane la stessa: sappiamo quali padroni, forse un livello ancora più su, i radicali italiani hanno servito in tante decadi.
Un po’ di storia.
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La giovane Bonino, si racconta, ad un certo punto va in cerca di qualcuno che le procuri un aborto illegale per un prezzo minore di quello che le hanno chiesto in precedenza. Si troverà in Toscana, dove in una bella villa sui colli un ginecologo, Giorgio Conciani esegue, contra legem, «innumeri interruzioni di gravidanza». È qui che la ragazza apprende i principi del Partito Radicale: ma, una volta aderito completamente alla cultura feticida, non si farà bastare la propaganda della dottrina del libero aborto: passa all’azione con i compagni radicali.
Così, in questa bella villa toscana si istituisce – per volere di Marco Pannella e di Adele Faccio -–il CISA, Centro Italiano Sterilizzazione e aborto.
In un articolo sul settimanale Oggi del 1976, la Bonino spiega che «tra il febbraio e la fine di dicembre del 1975, gli interventi per aborto del CISA sono stati 10.141». Alle operazioni la Bonino provvede di persona. Come testimoniato da una famosa fotografia, per il feticidio delle carovane di madri che attira nella villa si serve della pompa di una bicicletta. Il bambino abortito prima di finire nella spazzatura veniva aspirato dentro un vasetto della marmellata svuotato per la bisogna: «Alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi, è un buon motivo per farsi quattro risate» assicurò Bonino a Neera Fallaci, giornalista sorella di Oriana.
Per dare un’idea dell’ambientino delle mammane radicali a metà anni Settanta si può leggere un’intervista fatta da un’altra sorella Fallaci, Paola, a Eugenia Roccella, attuale ministro della Famiglia del governo Meloni: «la pompa di bicicletta è soltanto lo strumento che può utilizzare chi non ha I’aspiratore elettrico, difficile da procurarsi e molto costoso. Non c’è nulla di stregonesco in questo, né di anti-igienico, né di agghiacciante
Il dottor Conciani, dopo aver espanso le sue attività anche nel campo delle eutanasie illegali, finirà suicida, impiccato in cantina.
La Bonino invece, farà una carriera politica folgorante: le vengono dati incarichi di massimo prestigio, compreso quello di Commisario Europeo. Di lei si parlò varie volte come figura ideale per la presidenza della Repubblica, con campagne infinite che arrivarono a stampare immensi cartelli pubblicitari nelle città italiane e pure costosissimi spot TV («Una come Emma…»).
Il suo ruolo nella trasformazione dell’Italia in Stato abortista non può essere sottovalutato, perché non è fatto solo di propaganda e referendum.
Il programma di dissoluzione non poté che attrarre l’interesse del distruttore globale Giorgio Soros. Nel 1976, cioè due anni prima che arrivasse la 194, la deputata del Partito Repubblicano Italiano (notoriamente, il partito della massoneria) Susanna Agnelli chiese al Ministro della Sanità l’autorizzazione all’aborto per le madri di Seveso, cioè quelle donne incinte al tempo del disastro chimico che colpì la cittadina lombarda.
L’iniziativa di Suni Agnelli coniugata Rattazzi – che, volto e erremoscia copincollati geneticamente dal fratello inventore dell’orologio sopra il polsino, avrebbe poi dato il meglio di sé come ministro degli Esteri del governo Dini (1995-1996) – si univa, ovviamente ad una proposta lanciata dalla conterranea piemontese Bonino. Riteniamo profondamente ingiusto vedere come oggi il mondo pro-life si scagli quasi unicamente contro la ciclo-abortista radicale e non contro la erremosciata infanta industrialista.
Tanto per concludere la storia della psy-op abortista di Seveso, furono poi fatti degli studi sui poveri resti dei bambini massacrati. I resti degli aborti furono inviati in un laboratorio di Lubecca, in Germania, per essere analizzati; nella relazione stilata nel 1977 dai tedeschi si dice che in nessuno di quei resti umani fosse evidente un segno di malformazione. Altre donne di Seveso portarono a termine le loro gravidanze senza problemi, i loro figli, che vivono tutt’oggi non mostrarono segni di malformazioni evidenti. Qualcuno magari sta pure leggendo queste righe.
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La Bonino, mandata da Berlusconi a fare il Commissario Europeo negli anni Novanta – con i suoi coraggiosi viaggi nell’Afghanistan dei Talebani sparati in copertina dai settimanali – dovette sembrare a Soros anche l’interlocutore ideale per entrare nelle stanze dei bottoni di Bruxelles e Strasburgo. In quegli anni si segnalarono numerosi viaggi dell’Emma a Nuova York per incontrare il magnate.
Al matrimonio di Soros del 2013 (il terzo), senza che lo si dicesse a nessuno (se lo lasciò scappare Pannella in una diretta di Radio Radicale da Nuova York), tra gli invitati vi erano Giacinto detto Marco ed Emma. La Bonino in particolare era ministro degli esteri: ogni suo spostamento produce un lancio stampa, per il voletto su Nuova York a mangiare la torta nuziale dell’amico miliardario palindromo neanche un rigo. E sì che con Emma c’era un bel parterre: il premier albanese Edi Rama (vecchia conoscenza di Soros, nuova amicizia della Meloni), la presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf, il Presidente dell’Estonia Hendrik Toomas Ilves, la leader democratica Nancy Pelosi, l’allora governatore di Nuova York Andrew Cuomo (poi malamente spodestato, e non per le stragi COVID), il governatore della California Gavin Newsom (che molti ora vedono come futuro candidato presidente per il Partito Democratico USA), la direttrice del FMI Christine Lagarde, il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, i finanzieri Paul Tudor Jones e Julian Robertson, e il cantante degli U2 Bono.
Di più Soros prese addirittura la tessera della Rosa nel Pugno, e sostenne il Partito Radicale Transnazionale. È lecito interrogarsi sulla possibilità che la mano di Soros vi sia anche negli affari che nel dopo-muro i radicali intrattenevano nei paesi orientali: lo speculatore vi investiva miliardi di euro in affari filantropici, i radicali aprivano uffici nelle capitali slave, e gli toccherà persino di vedere la triste morte di uno dei loro missionari, probabilmente assassinato dagli eredi del KGB.
Se nella sua storia di pasionaria dello strano partito radicale italiano – attivistico come un partito di sinistra, ma filoamericano, filoisraeliano, anticinese, antisindacale, antistatalista – è possibile vedere con chiarezza che il suo nemico è sempre stato l’autorità cattolica e la morale cristiana in generale («No Vat», «Vatican Taliban», «decidi tu o il Vaticano»?) solo fino ad un certo punto.
Ad un certo punto, cominciò a vedersi la foga dei vertici della DC, e della Chiesa stessa, per associarsi ai radicali. Il segnale che molti sottovalutarono probabilmente è la laurea honoris causa che fu assegnata dall’Università di Bologna di Romano Prodi a George Soros nel 1995. Appena due anni prima, Soros aveva effettuato una manovra di gargantuesca speculazione internazionale che aveva messo in ginocchio l’Italia (e la Gran Bretagna, e la Malesia, etc.) svalutandone la moneta, la lira. Ministro degli Esteri era all’epoca Beniamino Andreatta, figura democristiana la cui oscurità è misconosciuta, che nel governo precedente, l’Amato I, aveva ricoperto il ruolo di ministro del Bilancio e della programmazione economica.
Un retropensiero sugli alleati democristiani di Soros – o peggio, wannabe alleati – confesso che mi è venuto anche quando ho visto la Bonino invitata a presentare il meeting di CL nel 2013. Forse che il movimento di Don Giussani, che le mani in pasta in diversi paesi (Sud America compreso) le ha, immagini di bussare alla porta di George?
A questo punto un ricordo personale: accadde a quel tempo che dovetti andare al Meeting ciellino di Rimini, perché era stato dato appuntamento in una saletta appartata per un ritrovo di un’iniziativa pro-life che finì, come tutte, nel nulla rivoltante contornato da salamelecchi a qualche stronzo politico di passaggio. C’erano due amiche da accompagnare, e allora dissi che sì, sarei andato, ad una condizione: epperò avrei, un po’ stile radicale, lo ammetto, solcato la Woodstock del Ciellistan con al collo la copertina di Tempi (rivista cielloide che non sappiamo se esista ancora) che aveva pensato bene di mettere la Bonino in prima pagina.
E quindi eccomi, con una fotocopia della prima del giornale, primissimo piano di Emma, cui forse, nello stile grafico che conoscete bene in Renovatio 21, avevo fatto gli occhi rossi: sì, ero divenuto un sandwich umano antiboninico. In mezzo ai ciellini. Il risultato fu quello atteso: gente che mi guardava imbarazzata, preoccupata, irritata, rassegnata… La dissonanza cognitiva era tanta anche per quanti, col giussanismo, avevano messo il cervello in gestione conto terzi (cit. Mario Palmaro).
Tuttavia un avventore, alto e con la pelle ambrata, mi si avvicinò durissimo: «è colpa sua il casino che sta succedendo a casa mia» disse. Era un egiziano cristiano copto, il popolo che colpevolmente – come in Libano, Siria, Iraq – l’Europa post-cristiana ha definitivamente abbandonato. Non ho mai capito cosa volesse dirmi, perché non riuscii a fermarmi a parlarci. Erano gli anni post-primavera araba, cioè rivoluzioni colorate parasorosiane indette dal potere profondo americano, che, apertis verbis, voleva provare a piazzare con Mohammed Morsi un movimento terrorista (i Fratelli Musulmani: il capostipite del jihadismo globale, come ammette perfino il manuale dell’ISIS La gestione della barbarie) a capo di un grande Stato Arabo – manovra che infine è recentemente riuscita, meglio che in Egitto dove l’islamista è stato spodestato dal «laico» al-Sisi, nella Siria del tagliagole ricercato al-Jolani.
Sì, la Bonino era conosciuta in Egitto, vi si era trasferita. Non è mai stato chiaro cosa abbia fatto al Cairo la Bonino, ma finì per essere nominata professore all’Università. Più di così non sappiamo.
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Questo per dire che la figura della Bonino è andata molto oltre il tema dell’aborto, dell’eutanasia, delle droghe, etc. E pure oltre l’Italia. Tipo anche, in Vaticano.
Sì perché il papato Bergoglio portò la Bonino nel Sacro Palazzo, col pontefice di origini piemontesi che la salutava con un bel «Cerea!» e si complimentava con lei come una «grande figura italiana dimenticata».
Chi ha fatto negli anni la battaglia contro l’aborto poteva anche rimanerne sconvolto, ma doveva farci l’abitudine. Il sottoscritto ricorda bene come, all’indomani di una Marcia per la Vita a Roma (tanto per dire quanto servivano…) il papa la ospitò in Vaticano in un’iniziativa a caso che riguardava, eccerto, i bambini. Via con la photo-opportunity, con la tizia che definiva il Vaticano «talebano» a stringere le mani grata, sorridentissima, al romano pontefice.
Il favore del vecchio si arricchì di un ulteriore episodio due anni fa, appena dopo la rielezione di Trump: il papa, in carrozzella, va a trovare l’Emma, in carrozzella. La foto, con i due che sorridono pacifici, è scattata sul terrazzo di Casa Bonino.
Niente di tutto questo ha tuttavia veramente importanza ora, se dobbiamo pensare ai funerali di Stato: esequie organizzate e finanziate dallo Stato italiano per onorare personalità che hanno ricoperto cariche istituzionali di massimo rilievo o che si sono distinte per meriti eccezionali nei confronti della Nazione.
Lo Stato premia la donna che ha avviato e avallato il genocidio di milioni di suoi cittadini. Se la Nazione è tale perché prevede, come dall’etimo latino, la nascita, la Bonino rappresenta la figura più antinazionale possibile.
E se pensate che il nazionalismo professato (a parole, mentre lascia che milioni di immigrati ci invadano, a spese del contribuente) dai partiti al potere possa capirlo, non sapete nulla: ricordate l’inchino a Moloch del 2022, la dichiarazione ripetuta, per interposta persona, della Meloni – che viene dall’MSI, partito che si oppose frontalmente all’aborto di Pannella e Bonino – che no, una volta al governo non avrebbe toccato il feticidio di Stato. Come se per prendere le redini dello Stato moderno, si dovesse fare prima questa professione di sudditanza all’autogenocidio, al sacrificio di massa, al Male: l’inchino a Moloch, appunto.
Niente di nuovo sotto il Sole: con le leggi abortiste, lo Stato moderno ha rivelato la sua natura intima, cioè la profonda, massiva ostilità assassina verso l’essere umano.
È giustissimo quindi che la Bonino entri nel Pantheon dell’Italia moderna. Non scandalizzatevi: è un segnale di chiarezza, di cui dovremmo essere grati.
Lo Stato moderno è lo Stato anticristiano. Comprendiamolo, una volte per tutte.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Intelligenza Artificiale
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“NAZA”, a documentary about Israel’s AI-powered mass killing in Gaza, received a 25-minute ovation at the Venice Film Festival.
It features Israeli intelligence personnel and whistleblowers discussing how Palestinians were targeted. Al Jazeera’s Dmitry Medvedenko reports. pic.twitter.com/6aGRX8w4Ab — Al Jazeera English (@AJEnglish) September 11, 2026
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