Spazio
Astronauti cinesi bloccati dopo un presunto impatto con detriti
Il rientro sulla Terra di tre astronauti cinesi dalla stazione spaziale Tiangong è stato rinviato dopo che la loro capsula sarebbe stata colpita da detriti.
L’equipaggio della Shenzhou-20 – composto dal comandante Chen Dong, dall’astronauta veterano ed ex pilota da caccia Chen Zhongrui e da Wang Jie – avrebbe dovuto lasciare la stazione e atterrare nella Mongolia Interna mercoledì. La China Manned Space Agency (CMSA) ha però annunciato la cancellazione con un breve comunicato online, ordinando al trio di rimanere a bordo. Gli astronauti sono in orbita dal lancio del 24 aprile.
L’agenzia ha riferito che si sospetta un impatto della navicella con piccoli detriti spaziali e sta valutando le conseguenze, senza indicare una nuova data di rientro.
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La CMSA non ha fornito particolari sulle modalità del presunto impatto né ha menzionato la Shenzhou-21, agganciata alla Tiangong la settimana scorsa per il previsto cambio di equipaggio. Secondo i protocolli standard, in caso di insicurezza del veicolo di rientro, è possibile utilizzare una capsula di riserva come la Shenzhou-21 per riportare a casa gli astronauti.
Il programma Shenzhou è incaricato di trasportare gli equipaggi da e verso Tiangong per rotazioni semestrali, durante le quali gli astronauti svolgono esperimenti scientifici e manutenzione della stazione.
Stando ai rapporti ufficiali cinesi, nel corso della missione la Shenzhou-20 ha effettuato quattro EVA per installare scudi antidetriti e altre apparecchiature esterne sulla Tiangong.
L’episodio evidenzia la crescente minaccia dei detriti spaziali per le operazioni orbitali. Frammenti di satelliti dismessi, stadi di razzi esauriti e altri residui orbitano a velocità elevate, rappresentando un rischio di collisione per i moduli vitali della stazione e per gli altri veicoli.
Se missioni Shenzhou precedenti erano state posticipate per maltempo, questa è la prima volta che un rientro con equipaggio cinese viene rimandato per un sospetto impatto con detriti.
L’incidente richiama recenti prolungamenti di missione: lo scorso anno, problemi tecnici su un Boeing Starliner hanno costretto due astronauti NASA a rimanere sulla ISS per nove mesi prima di rientrare con un’altra capsula.
Come riportato da Renovatio 21, anche aereo passeggeri Boeing 737 MAX 8 della United Airlines è stato colpito in volo da detriti spaziali due settimane fa.
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Come riportato da Renovatio 21, a gennaio un razzo SpaceX era esploso in una pioggia di detriti spaziali. Sette mesi prima un video che mostrava apparentemente i detriti di un veicolo spaziale che colpisce il suolo in un’area popolata era stato caricato sulla piattaforma di social media cinese Weibo. Altre volte la Repubblica Popolare Cinese ha avuto problemi con detriti spaziali precipitati sulla Terra.
Anche l’India, Paese che spinge per divenire potenza spaziale (sfruttando anche il settore privato), ha incontrato inconvenienti simili.
Come ripetuto da Renovatio 21, il problema dei detriti è fondamentale per le sorti dell’uomo: il loro affastellarsi potrebbe provocare quella che chiamano la sindrome di Kessler, una condizione di pericolo costante a causa di spazzatura cosmica che renderebbe impossibile per l’umanità di uscire dall’atmosfera per secoli o perfino per millenni.
Una guerra spaziale, va ricordato, potrebbe impedire all’umanità l’accesso allo spazio per secoli o millenni, a causa dei detriti e della conseguente sindrome di Kessler. Tuttavia, pare che gli eserciti si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.
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Immagine di Shujianyang via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Militaria
La Germania vuole i laser spaziali
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Intelligenza Artificiale
Musk annuncia una fusione record tra SpaceX e xAI: verso i data-center AI in orbita
Elon Musk ha annunciato che SpaceX ha completato l’acquisizione della sua startup di intelligenza artificiale xAI. Con una valutazione combinata di circa 1,25 trilioni di dollari, si tratterebbe della fusione aziendale più grande di sempre, sia tra entità pubbliche che private.
L’operazione punta a creare una piattaforma tecnologica altamente integrata, che unisca intelligenza artificiale, razzi, internet satellitare, comunicazioni dirette ai dispositivi e infrastrutture di calcolo in tempo reale, come indicato nella dichiarazione pubblicata da SpaceX lunedì.
Musk ha evidenziato in particolare il potenziale dei data center orbitali come soluzione futura per soddisfare gli enormi fabbisogni energetici delle strutture di elaborazione intensive richieste dai servizi di intelligenza artificiale, sebbene il concetto rimanga per ora teorico e non ancora dimostrato.
«La domanda globale di elettricità per l’IA non può essere soddisfatta con soluzioni terrestri, nemmeno nel breve termine», ha affermato il miliardario.
Fonti citate da Bloomberg attribuiscono a SpaceX una valutazione di 1 trilione di dollari e a xAI un valore di 250 miliardi, portando l’entità risultante dalla fusione a un valore potenziale di 1,25 trilioni di dollari, con azioni valutate a 526,59 dollari ciascuna.
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La mossa giunge mentre SpaceX si prepara a quella che si prospetta come una delle maggiori offerte pubbliche iniziali (IPO) della storia, prevista entro la fine dell’anno. Secondo fonti vicine alla questione riportate da Reuters lunedì, la società post-fusione potrebbe superare i 1,5 trilioni di dollari di valutazione una volta quotata in borsa. Gli investitori di xAI riceveranno azioni SpaceX in cambio, secondo termini non ancora resi pubblici.
Nonostante le critiche rivolte al chatbot Grok di xAI per aver promosso contenuti razzisti e diffuso immagini deepfake sessualizzate non consensuali che coinvolgono donne e minori, l’azienda ha continuato ad attirare forti investimenti durante il boom globale dell’intelligenza artificiale. A gennaio xAI ha annunciato di aver raccolto 20 miliardi di dollari in un round di finanziamento Serie E (termine del gergo del venture capital che indica un investimento di fase avanzata) guidato da importanti investitori come Valor Equity Partners, Stepstone Group, Fidelity Management & Research Company, MGX e Baron Capital Group.
Ha investito anche la Qatar Investment Authority, fondo nazionale del piccolo Paese gasiero del Golfo, sewmpre più rilevante anche all’interno della politica USA.
L’idea di Musk è quella di spostare i data center – ingombranti ed energivori – nello spazio, dove non solo c’è spazio, senza rischi ambientali (i colossi che stanno costruendo centrali IA stanno incontrando resistenze da parte dei locali e delle autorità ambientali), ma soprattutto c’è energia, data dal sole senza la schermatura dell’atmosfera.
L’idea dei data-center orbitali è stata discussa apertamente, per qualche ragione con John Elkann a Torino, da un altro miliardario imprenditore spaziale, il Jeff Bezos di Amazon.
La quantità di energia richiesta dai grandi impianti AI è tale che Google e Microsoft stanno costruendo o riattivando centrali atomiche che coprano il fabbisogno di singoli data-centri. In particolare l’azienda di Bill Gates sta riaprendo la centrale di Three Miles Island in Pennsylvania, luogo di uno spaventoso incidente atomico negli anni passati.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spazio
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