Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Perché Israele tifa Argentina?

Pubblicato

il

Molti osservatori hanno ipotizzato che nella finale del Campionati Mondiali di Calcio di stasera, l’ospite, cioè Donald Trump, tiferà per i sudamericani. Il presidente argentino Javier Milei non solo è stato definito come un epigono australe dell’ondata populista iniziata con Trump, ma è pure imbevuto di pensiero socioeconomico statunitense, in particolare l’ultraliberismo (o meglio l’anarco-capitalismo apertamente rivendicato dal nostro) di Milton Friedman e Murray Rothbard, suoi idoli intellettuali al punto che ai suoi cani clonati Milei ha dato il nome dei pensatori ultraliberisti.

 

Di fatto, con Milei si è avuto un cambio a Buenos Aires in senso filoamericano, una posizione che, nella terra del peronismo sempre strisciante, non può essere data per scontata, specie nell’epoca delle molteplici penetrazioni cinesi nel continente. Il feeling si è espresso esplicitamente nel piano argentino-statunitense di creare un’alternativa all’OMS.

 

Al contrario, Trump in questi mesi ha castigato il governo del Regno di Spagna, minacciandone l’espulsione dalla NATO e dichiarando l’interruzione di «tutti gli scambi commerciali». Come noto, quattro mesi fa Madrid aveva chiuso lo spazio aereo agli aerei USA coinvolti nelle operazione di guerra con l’Iran.

Aiuta Renovatio 21

È tuttavia molto più evidente, e denso di significato storico e geopolitico, il tifo mostrato dai vertici del governo israeliano per la squadra del Paese sudamericano.

 

Il premier dello Stato Ebraico Netanyahu si è mostrato con la maglia albiceleste. «Sosteniamo l’Argentina in tanti modi, anche domani. Non nascondo di fare il tifo per l’Argentina. Credo che la maggior parte dei cittadini israeliani tifi per l’Argentina. Buona fortuna! Vamos Argentina!» ha dichiarato il primo ministro israeliano, mostrando anche le sue capacità di colpo di testa.

 

A porgergli la palla e la maglietta è il rabbino Shimon Axel Wahnish, da sempre considerato come una grande influenza sul presidente argentino Javier Milei e ora ambasciatore presso lo Stato di Israele.

 


Non diverso il caso del controverso ministro delle Finanze, l’ultrasionista religioso Bezalel Smotrich, anche lui sorridentissimo in maglia futbolista argentina a favore di social.

 


Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

C’è da capire che recentemente la Spagna qualche sgarbo lo ha fatto pure allo Stato Giudaico, annullando ad esempio gli accordi per le forniture di armamenti per oltre un miliardo di dollari e chiedendo sanzioni internazionali contro Israele. Proprio Netanyahu tre mesi fa aveva accusato Madrid di aver «diffamato gli eroi dell’IDF». Due anni addietro la Spagna chiese alla UE di sospendere l’accordo di libero scambio con Israele accusando il premier per gli attacchi al suo contingente UNIFIL, preso di mira, come il contingente italiano, dai soldati israeliani. La Spagna si è quindi rifiutata di far attraccare in un suo porto una nave che trasportava armi verso Israele, per poi, assieme a Irlanda e Norvegia, coordinarsi per il riconoscimento dello Stato palestinese.

 

Tuttavia, vi sono molti altri fattori storici sono in gioco.

 

Cosa non saputa da proprio tutti, la quarta città al mondo per numero di cittadini di religione ebraica è Buenos Aires, dove la comunità giudea è fiorente, alla faccia della nomea dell’Argentina come Paese ospite dei gerarchi nazisti fuggiti dall’Europa.

 

Con l’ascesa di Milei, la conversione della politica estera argentina in senso filoisraeliano ha assunto toni grotteschi. Due anni fa, dopo aver offerto «chiaro e inflessibile sostegno a Israele» contro l’Iran, Milei ha invitato l’ambasciatore dello Stato Ebraico a partecipare a una riunione del «gabinetto di crisi» argentino. La mossa lasciò stupefatto tutto il personale diplomatico nazionale.

 

 

Come riportato da Renovatio 21, della conversione al giudaismo di Javier Milei si parla da tanto tempo, e abbondano immagini e video in cui il personaggio sventola in pubblico grandi bandiere israeliane, così come i festosi balli con gli ebrei hassidici. Il vessillo con la stella di David (in realtà, un simbolo cabalistico) sembra essere apparsa anche su monumenti pubblici nelle città del Paese sudamericano.

 

 

Aiuta Renovatio 21

 

 

Sul Milei vi sarebbe l’influenza del rabbino Shimon Axel Wahnish, rabbino capo della comunità ebraica marocchina dell’Argentina (ACILBA), «un moderno dottore ortodosso in psicologia dell’educazione, Wahnish è stato direttore e professore presso un centro studi ebraico per giovani studenti universitari presso i Sucath David Programs» scrive Tablet Magazine, che riporta come dopo il loro incontro nel 2021, Milei abbia cominciato lo studio della Torah proprio sotto la guida di rabbi Wahnish, lo stesso che vediamo ora nei video calciofili con Netanyahu e Smotrich.

 

Secondo il sito ispanofono La Politica online, il rabbino Tzvi Grunblatt (anche lui della corrente dell’ebraismo Lubavitch) avrebbe accompagnato il presidente eletto «durante il Forum Economico Latam dove il libertario è stato il relatore principale. La Fondazione Chabab era co-organizzatrice dell’evento insieme a Dario Epstein, consigliere di Milei».

 

Secondo il sito ebraico Anash, i rapporti di Milei con il rabbinato andrebbero oltre la guida spirituale del rabbino Wahnish. «Secondo quanto riportato dalla stampa argentina, il rabbino Grunblatt ha contribuito a creare legami tra Milei e importanti uomini d’affari come Eduardo Elsztain». Elzstain, argentino di origine ebraica (il nonno fuggì dalla Russia sconvolta dalla rivoluzione del 1917) è considerato a capo del più grande impero economico del Paese, che spazia dagli immobili all’agricoltura, da settore minerario a quello bancario.

 

Devoto alla religione giudaica, si dice che il ricco Elzstain abbia costruito una sinagoga appena fuori da casa sua. Sua sorella vive in Israele. Il businessman sarebbe affiliato al movimento ebraico Chabad Lubavitch, corrente dello chassidismo nata nel XVIII secolo e ora avente come base principale Nuova York, in particolare nel quartiere di Crown Heights, a Brooklyn. Elsztain ha vissuto a Nuova York – seconda città più ebraica del pianeta dopo Tel Aviv – nel 1989-90. Durante quel periodo, nel 1990, «si presentò a un incontro con il leggendario investitore George Soros», secondo il quotidiano israeliano Haaretz.

 

Milei in Israele si è prodotto in danze e canti dinanzi al Netanyahu, oltre che alle ovvie lacrime dinanzi il Muro del Pianto – kippah d’ordinanza in testa.

 


Sostieni Renovatio 21

 

Tuttavia non si tratta solo della svolta filogiudaica del Milei, sedicente istruttore di sesso tantrico e membro del World Economic Forum.

 

Il sito Mintpressnews sostiene che le guardie del corpo del campionissimo Lionel Messi proverrebbero da Israele. «La sua sicurezza è affidata a un’élite di ex agenti israeliani, che pianificano ogni sua mossa, soprattutto a livello internazionale. Prende molto sul serio la sua sicurezza, tanto da aver saltato persino il matrimonio della cognata in Argentina per motivi di incolumità» scrive il sito americano. «Le stesse forze israeliane si occupavano della sicurezza anche al suo matrimonio nel 2017, sebbene la testata non abbia specificato se si trattasse di agenti del Mossad, dello Shin Bet o di un gruppo di commando d’élite».

 

Il calciatore argentino «ha visitato Israele più volte nel corso della sua carriera. Nel 2013, lui e la sua squadra, il Barcellona, ​​si sono recati in Israele e Palestina per quello che è stato definito un “tour per la pace”. Durante il viaggio, ha incontrato e parlato con Netanyahu e il presidente Shimon Peres, e ha stretto la mano ai soldati delle Forze di Difesa Israeliane. Ha anche indossato la kippah e visitato il Muro del Pianto, il luogo più sacro dell’ebraismo».

 

Non solo: Messi, che ha per sponsor solo brand globali come Adidas, Pepsi, Mastercard, ha stupito molti quando nel 2020 ha annunciato una partnership con OrCam, una società israeliana di intelligenza artificiale relativamente piccola che produce dispositivi indossabili per la visione artificiale (simili ai Google Glass). OrCam si propone di aiutare le persone ipovedenti a vivere una vita più appagante. Messi è diventato il suo ambasciatore globale del marchio e il volto dell’azienda.

Sostieni Renovatio 21

«OrCam è una ramificazione dell’apparato di sicurezza nazionale israeliano e impiega decine di ex agenti dell’Unità 8200, l’agenzia di spionaggio militare israeliana, molti dei quali in posizioni di grande influenza» spiega MintPress. Membri dell’Unità 8200 sono dietro a tantissime delle startup della cosiddetta Silicon Wadi, la Silicon Valley israeliana – includendo soprattutto le società di spyware, come quelle che producono strumenti di spionaggio e hacking di Stato come Pegasus.

 

Forse per tutto questo, il Netanyahu ha dichiarato Messi il suo giocatore preferito. Siamo ad anni luce di distanza dal precedente campionissimo argentino, Diego Armando Maradona, che, all’apice del suo terzomondismo, arrivò a dire di essere «il numero uno tra i fan del popolo palestinese»: «nel mio cuore, sono palestinese».

 

Al di là di questi affetti che riguardano i vertici dell’Argentina e forse nemmeno tutta la sua grande comunità ebraica, l’amore del Paese sudamericano verso lo Stato Ebraico sembra non essere decollato, con sondaggi Pew che mostrerebbero una maggioranza degli argentini come critici di Israele con un 34% di intervistati che esprimerebbe una visione «molto sfavorevole» dello Stato Giudaico, contro un 5% di cittadini argentini che vedono Israele molto positivamente.

 

I motivi di questa scarsa popolarità dello Stato degli ebrei presso gli argentini possono avere cause anche più recenti – cause che possiamo dire inquietanti.

 

Nel corso dell’ultimo anno sono emerse con insistenza voci di incendi di migliaia di ettari della Patagonia che sarebbero appiccati da «turisti israeliani». Le autorità argentine avrebbero inoltre riferito di aver rinvenuto, nelle vicinanze del lago Epuyén, nella provincia di Chubut, alcune granate M26 IM, ordigni in dotazione alle forze armate israeliane.

 

Le accuse ai «piromani israeliani» avvengono nel contesto della riforma della legge antincendio e del suolo: il governo Milei ha proposto modifiche e parziali deroghe alla Ley de Manejo del Fuego (n. 26.815). Il progetto di legge prevede la cancellazione del divieto che impediva di cambiare l’uso dei terreni bruciati per 30 o 60 anni, un divieto precedentemente stabilito per evitare la speculazione immobiliare o agricola.

 

 


Aiuta Renovatio 21

Secondo alcuni commentatori, saremmo quindi dinanzi ad un’operazione di accaparramento immobiliare di enormi fette di territorio argentino, forse, dicono alcuni utenti, come backup per il popolo ebraico nel caso la situazione in Medio Oriente diventi talmente grave da implicare una migrazione dell’intero Stato.

 

Ma si tratta certamente di teorie del complotto, come quelle, fiorite tra gli arabi specie dopo le vittorie contro Giordania, Egitto ed Algeria, per cui vi sarebbe una cospirazione che arriva sin dentro la FIFA per far vincere l’Argentina favorendola in ogni modo.

 

Favoritismo arbitrale pro-argentina sono stati denunziati poi anche dagli inglesi dopo la semifinale. Qualcuno ha messo in rete una compilation che, per qualche ragione, ha una colonna sonora klezmer, la notoria musica di coloro che parlano lo yiddish.

 

 

Renovatio 21 quattro anni fa aveva parlato del tifo esoterico, a suon di malefizi, portato avanti da una vera armata organizzata di streghe argentine – con il risultato della vittoria ai Mondiali del Qatar . Quest’anno è evidente il supporto, neanche tanto occulto, di un’intero Stato religioso messianico, e tutte le sue ramificazioni planetarie.

 

Vediamo come andrà a finire.

 

Roberto Dal Bosco

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

 

Geopolitica

Hegseth e Netanyahu hanno colloqui segreti

Pubblicato

il

Da

Il segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha effettuato una visita a sorpresa in Israele per colloqui con il primo ministro Benjamin Netanyahu, a pochi giorni dalle elezioni parlamentari del Paese. Lo riporta Axios.   L’incontro, di cui si è parlato, si svolge mentre Washington e Israele discutono di una possibile ripresa delle operazioni militari su larga scala contro l’Iran, e proseguono i negoziati indiretti sulla guerra iniziata a febbraio. Israele, uno dei principali beneficiari dei finanziamenti e delle forniture militari statunitensi, ha giustificato le sue offensive con motivazioni di sicurezza, nonostante il conflitto si sia esteso a tutta la regione, abbia interrotto la navigazione nello Stretto di Hormuz e fatto impennare i prezzi globali dell’energia.   Lo Hegseth ha incontrato il Netanyahu lunedì alla base aerea di Ovda, nel sud di Israele, dove sono di stanza caccia e aerei cisterna statunitensi, secondo quanto riportato martedì da Axios, che cita fonti a conoscenza della visita. Il capo del Pentagono ha anche incontrato le truppe americane dislocate nella struttura.

Sostieni Renovatio 21

Secondo quanto riportato, i colloqui si sono svolti a porte chiuse e nessuna delle due parti ha reso pubblico il contenuto della discussione. Il Pentagono si è rifiutato di commentare l’incontro, mentre Hegseth ha confermato la visita alle truppe statunitensi operanti sotto il Comando Centrale.   La visita a sorpresa ha fatto seguito all’appoggio pubblico del presidente statunitense Donald Trump a Netanyahu in vista delle elezioni parlamentari del 27 ottobre, le prime in Israele dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023 guidati da Hamas e la successiva devastante campagna militare israeliana a Gaza. Domenica, il presidente statunitense ha elogiato Netanyahu definendolo un «Grande Primo Ministro Guerriero» e gli ha offerto il suo «appoggio completo e totale».   Netanyahu ha governato Israele per oltre 18 anni, ricoprendo diversi mandati, più a lungo di qualsiasi altro primo ministro nella storia del Paese. Ora si trova ad affrontare una dura battaglia per rimanere al potere, con gli oppositori che lo incolpano dei catastrofici fallimenti in materia di sicurezza che hanno portato agli attacchi del 7 ottobre e lo accusano di aver prolungato la devastante guerra a Gaza per preservare la propria sopravvivenza politica. I sondaggi suggeriscono che la sua coalizione di destra potrebbe perdere la maggioranza parlamentare.   Il viaggio di Hegseth si svolgerebbe, a quanto pare, mentre Washington e lo Stato Ebraico discutono la possibilità di lanciare un’altra importante offensiva militare contro l’Iran. Trump ha paventato la prospettiva di nuovi attacchi dopo le elezioni di medio termine statunitensi di novembre.   Nel frattempo, Netanyahu ha chiarito che Israele è pronto ad attaccare l’Iran senza attendere l’approvazione o la partecipazione di Washington.   «Se dovremo agire da soli, agiremo da soli», ha dichiarato domenica, delineando una dottrina di sicurezza incentrata sull’azione militare preventiva.   Netanyahu ha anche chiesto il rovesciamento del governo iraniano, affermando che Teheran continuerà a ricostruire le sue capacità militari e nucleari finché l’attuale leadership rimarrà al potere. L’Iran ha ripetutamente negato di voler sviluppare armi nucleari, insistendo sul fatto che il suo programma nucleare sia a fini pacifici.

Aiuta Renovatio 21

Netanyahu sembra avere un ascendente forte non solo su Trump – che, era divenuto chiaro negli anni passati, in realtà lo disprezza – ma pure su singoli alti funzionari della Casa Bianca.   È il caso di Mike Waltz, il consigliere per la sicurezza nazionale che nel maggio 2025 fu rimosso dall’incarico e indicato come ambasciatore statunitense all’ONU. Le ricostruzioni giornalistiche dell’epoca, che Casa Bianca e interessati non hanno confermato, attribuivano la caduta a diversi fattori tra cui i suoi rapporti troppo diretti con Netanyahu.   In particolare si imputava allo Waltz di aver coordinato con l’entourage del premier israeliano le ipotesi di un attacco all’Iran, mentre Trump puntava su un negoziato. Waltz era considerato uno dei più saldi alleati di Israele nell’amministrazione.   Poche settimane dopo furono allontanate dal Consiglio di sicurezza nazionale anche altre figure da lui nominate, giudicate filo-israeliane.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
 
Continua a leggere

Geopolitica

Trump: Zelens’kyj non dovrebbe parlare a nome dell’Ucraina

Pubblicato

il

Da

L’Ucraina ha bisogno di un nuovo rappresentante per negoziare la pace con la Russia, poiché Volodymyr Zelens’kyj «non sa di cosa parla», ha affermato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ha aggiunto di essere pronto a discutere una soluzione al conflitto con Russia e Cina.

 

La dichiarazione giunge in un momento di crescente disaccordo tra Trump e Zelens’kyj riguardo ai continui attacchi dell’Ucraina contro le raffinerie russe, dopo che il presidente statunitense ha raggiunto un accordo con Mosca volto a contenere l’impennata dei prezzi globali dell’energia causata dalle esportazioni di diesel russo.

 

«Zelens’kyj è un uomo che avrebbe dovuto risolvere questa guerra molto tempo fa», ha detto Trump ai giornalisti lunedì, quando gli è stato chiesto delle critiche del leader ucraino all’accordo raggiunto con il presidente Vladimir Putin.

 

«Zelens’kyj non sa di cosa sta parlando», ha detto Trump. «A dire il vero, penso che sia ora che qualcun altro negozi per conto dell’Ucraina. Forse è ora che Zelens’kyj incarichi qualcun altro di negoziare».

Sostieni Renovatio 21

L’accordo raggiunto all’inizio di questo mese tra Trump e Putin prevede che gli Stati Uniti allentino le restrizioni sulle esportazioni di gasolio russo e rinuncino alle sanzioni «devastanti», tra cui dazi del 500% sulle importazioni dalla Russia e del 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas russi, in cambio della fornitura di gasolio russo al mercato globale e potenzialmente anche agli Stati Uniti.

 

L’Ucraina ha continuato a prendere di mira le infrastrutture petrolifere russe nonostante le ripetute richieste di Trump di fermare gli attacchi, che a suo dire sono la causa dell’impennata dei prezzi globali dell’energia. Lunedì, Trump ha ribadito che l’Ucraina si sta comportando in modo ingrato. «Abbiamo dato molto all’Ucraina, loro non ci hanno dato nulla… Abbiamo dato centinaia di miliardi di dollari», ha affermato il presidente statunitense.

 

Interrogato sulla sua disponibilità a negoziare una soluzione al conflitto in Ucraina con Russia e Cina anche in assenza di Zelensky, Trump ha risposto di volere solo la fine del conflitto e di essere pronto a fare «tutto il possibile per porre fine alla guerra, che ci sia o meno qualcuno presente».

 

Lunedì, il Cremlino ha dichiarato che Putin, Trump e il presidente cinese Xi Jinping potrebbero incontrarsi a margine del vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC) il mese prossimo.

 

Le dichiarazioni di Trump fanno seguito a una serie di affermazioni simili rilasciate nei giorni scorsi. Nel fine settimana, aveva affermato che Zelens’kyj «non vuole porre fine a questa guerra, e probabilmente non l’ha mai voluta».

 

Come riportato da Renovatio 21, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che Zelens’kyj non ha «alcun desiderio» di raggiungere un accordo perché il suo governo crollerebbe se l’Ucraina firmasse un accordo accettabile sia per gli Stati Uniti che per la Russia.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

 

Continua a leggere

Geopolitica

Israele supervisionava il flusso di denaro verso la Gaza di Hamas

Pubblicato

il

Da

Israele ha facilitato pagamenti dal Qatar a Gaza per quasi 2 miliardi di dollari in oltre un decennio e ha esortato Doha a mantenere i finanziamenti, anche mentre i funzionari israeliani accusavano pubblicamente il Paese di finanziare Hamas,. Lo riporta TIME Magazine, citando corrispondenza ufficiale e testimonianze di alti funzionari israeliani, statunitensi e arabi.   I pagamenti del Qatar a Gaza, da tempo fonte di controversie, sono tornati sotto i riflettori dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023. Il Qatar ha negato che i fondi fossero destinati ad Hamas e ha sostenuto che la responsabilità di qualsiasi somma di denaro pervenuta al gruppo fosse di Israele, poiché lo Stato Ebraico supervisionava il meccanismo di aiuti.   Secondo TIME, il ruolo di Israele andava ben oltre il semplice consentire al Qatar di inviare aiuti a Gaza. Funzionari israeliani avrebbero stabilito chi riceveva il denaro, facilitato le consegne di contanti nell’enclave e fatto pressioni su Doha affinché i pagamenti continuassero.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il rapporto evidenzia una contraddizione tra le accuse pubbliche dei funzionari israeliani secondo cui il Qatar finanziava Hamas e le loro richieste private a Doha di continuare i pagamenti. Tale discrepanza avrebbe irritato i funzionari del Qatar, stando a quanto riportato da una fonte della prima amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, citata da TIME.   La pubblicazione descrive anche in dettaglio come Israele abbia facilitato i pagamenti, tra cui consegne di contanti a Gaza in valigie e un meccanismo di pagamento sostenuto dalle Nazioni Unite. La rivista ha citato una lettera del 2020 in cui l’allora capo del Mossad, Yossi Cohen, ringraziava l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, per l’assistenza. Due settimane prima dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, l’allora capo del Mossad, David Barnea, si sarebbe recato a Doha chiedendo al Qatar di rinnovare i finanziamenti per altri due mesi.   Secondo un’analisi fornita ai ministri israeliani, entro il 2018 il Qatar aveva inviato a Gaza circa 1,1 miliardi di dollari. I fondi erano destinati all’assistenza umanitaria, al carburante e agli stipendi dei dipendenti pubblici. In base all’accordo, il Qatar pagava il carburante e l’elettricità acquistati dallo Stato Giudaico, finanziava progetti tramite le Nazioni Unite e forniva pagamenti mensili di 100 dollari ad alcune delle famiglie più povere di Gaza, distribuiti dal Programma Alimentare Mondiale dopo che le autorità israeliane avevano verificato i beneficiari.   Netanyahu ha difeso la politica, definendola necessaria per scongiurare una crisi umanitaria e mantenere i servizi essenziali a Gaza, ha osservato la rivista. L’ufficio del premier israeliano si è rifiutato di commentare gli ultimi risultati.   Il Qatar ha dichiarato a TIME che tutti i suoi aiuti erano destinati ai civili palestinesi e distribuiti attraverso meccanismi coordinati con Israele e partner internazionali. Allo stesso tempo, Doha ha sostenuto che Israele era responsabile qualora dei fondi fossero giunti ad Hamas, poiché aveva supervisionato la distribuzione e creato il meccanismo.   Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso era emerso che circa un mese prima che Hamas lanciasse l’attacco del 7 ottobre, Israele aveva chiesto al Qatar di aumentare la quantità di fondi trasferiti ad Hamas a Gaza, in seguito alle minacce di escalation di violenza da parte del gruppo.   Un anno fa Israele aveva attaccato un gruppo di palestinesi in un complesso residenziale a Doha.   Le elezioni israeliani sono questa settimana. Netanyahu, che ha appena ottento l’endorsement del presidente americano Trump, è alle prese con accuse come quella di essere stato a conoscenza dell’attacco di Hamas del 7 ottobre con giorni di anticipo.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Fars Media Corporation via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine ingrandita
 
Continua a leggere

Più popolari