Geopolitica
Zelens’kyj: la Russia ha fornito all’Iran immagini satellitari di basi USA. Vuole servirci la Terza Guerra Mondiale?
Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj afferma che la Russia sta fornendo all’Iran immagini satellitari delle basi statunitensi in Medio Oriente, dati che consentirebbero agli iraniani di colpire tali basi con maggiore precisione.
«Dall’inizio di luglio, abbiamo registrato un’intensa attività di sorveglianza satellitare russa sugli Stati del Golfo e sulle installazioni militari statunitensi ivi situate», ha scritto Zelens’kyj in un post su X. «Queste immagini sono poi apparse in Iran»
Lo Zelens’kyj ha dichiarato che la Russia sta monitorando due basi in Bahrein e basi in Giordania e Kuwait. «Esiste una chiara correlazione tra le immagini satellitari russe di questi siti e gli attacchi iraniani, sia prima degli attacchi, in preparazione ad essi, sia successivamente, per valutare i danni inflitti».
All’inizio di questa settimana il segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha dichiarato in un’audizione al Senato che esistevano alcune prove di un «allineamento con l’avversario», ovvero di un aiuto cinese o russo all’Iran, ma ha affermato di voler mantenere riservati i dettagli. «Ma ci sono modi in cui entrambi questi paesi, a livelli diversi, stanno agevolando alcune delle azioni che l’Iran sta compiendo», ha affermato.
Pochi giorni dopo, tuttavia, il presidente Trump ha dichiarato che sia la Russia che la Cina gli avevano comunicato di non star fornendo armi all’Iran.
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«Il presidente Xi, durante il nostro recente incontro a Pechino, in Cina, mi ha detto che non avrebbe, in nessuna circostanza, dato o venduto armi alla Repubblica islamica dell’Iran, e questa dichiarazione includeva anche le aziende cinesi», ha scritto Trump in un post su Truth Social venerdì.
«Allo stesso modo, il presidente Putin, nonostante la terribile guerra in corso in Ucraina (i rapporti rimangono, così come quelli con il presidente Zelens’kyj), mi ha detto che non avrebbe venduto armi all’Iran.»
Trump ha aggiunto che «sarebbe molto male per loro [Russia e Cina]» se vendessero armi all’Iran. «Certamente non è nel loro interesse», ha aggiunto.
Lo Zelens’kyj, a quanto sembra, sta cercando di esportare il prodotto più promettente dell’Ucraina attuale: la guerra. Kiev dispone infatti non solo del know how della guerra più moderna combattuta, ma anche tecnologie prodotte e sviluppate con gli occidentali (i droni) e tanta carne da cannone, presa per le strade del Paese dai famosi furgoncini.
Lo scatenarsi di una guerra mondiale è ciò che lo Zelens’kyj ha cercato di fare sin da subito, ben comprendendo che, nell’impossibilità di vincere il gigante atomico russo, solo un conflitto globale potrebbe permettere all’élite ucraina di sopravvivere, al prezzo di una strage planetaria.
Nell’impossibilità di far innescare la Terza Guerra Mondiale in Ucraina, ora Zelens’kyj sembra sperare che la scintilla arrivi in Iran. Ciò ricalca le teorie politologiche su un mega-conflitto internazionale scatenato da piccoli conflitti locali (la «guerra mondiale a pezzi» di cui parlava Bergoglio).
Un asse importante, con gli europei e gli Ucraini, è già presente ai confini della Russia; un ulteriore focolare è il Golfo Persico, dove gli USA e Israele combattono un alleato di Russia e Cina, l’Iran; non dimentichiamo, infineciò che sta accadendo, anche in queste ore, in Africa occidentale, dove la Francia si prepara ad operazioni (anche forse, dicono gli africani, con proxy islamisti) per riprendere la propria sfera di influenza coloniale e scacciare i russi che vi si sono impiantati.
Manca un tassello, quello di Taiwan, che toccherebbe giocoforza, oltre alle prime due potenze economiche mondiali, pure la terza, il Giappone – con reazioni prevedibili anche da altri Paesi che potrebbero sentirsi minacciati, cioè Filippine ed Australia.
In Asia centrale e meridionale, sappiamo che ci vuole pochissimo a far riesplodere lo scontro tra i Paesi atomici Pakistan ed India – con l’adentellato dell’Afghanistan, Paese armato fino ai denti grazie ai residui dell’abbandono americano, ora in conflitto con Islamabad e supportato da Nuova Delhi. Il Pakistan, ad ogni modo, gode a sua volta della protezione, in direzione anti-indiana, della Cina.
Il piatto della Terza Guerra Mondiale, se ci pensate, è già pronto. Chi vuole davvero servirlo?
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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine tagliata
Geopolitica
Trump chiede un risarcimento all’Iran
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Geopolitica
Netanyahu contro il piano di pace di Trump per Gaza
Israele ha rifiutato il piano di pace in 15 punti del presidente statunitense Donald Trump per Gaza e non ritirerà le proprie truppe dall’enclave palestinese finché Hamas non sarà completamente disarmato, ha dichiarato domenica il primo ministro israeliano Benjamino Netanyahu.
La tabella di marcia era stata resa pubblica il mese scorso nell’ambito delle iniziative del Board of Peace, guidato da Trump, per mettere fine al conflitto di Gaza. Essa prevede che Hamas abbandoni il controllo di Gaza e che le sue armi siano trasferite sotto l’autorità di un’amministrazione palestinese. Il processo sarebbe collegato a un ritiro progressivo di Israele e sottoposto a verifica indipendente prima dell’avvio di ogni nuova fase.
«Voglio essere chiaro: Israele respinge il documento in 15 punti», ha affermato Netanyahu durante una riunione con i membri del governo.
«Le Forze di Difesa Israeliane non si ritireranno in alcun modo finché Hamas non sarà disarmato… Stiamo parlando di un disarmo completo, non di un disarmo fittizio», ha dichiarato. Israele sta discutendo la questione con gli Stati Uniti e «si opporrà con fermezza» alle disposizioni che riterrà inaccettabili, ha aggiunto Netanyahu.
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Netanyahu ha inoltre ribadito che non consentirà la nascita di uno Stato palestinese, «né a Gaza né in Cisgiordania», che gli israeliani chiamano «Giudea e Samaria».
Trump aveva annunciato l’accordo il 30 luglio, definendolo un «accordo storico» sul disarmo di Hamas e sul ritiro delle forze israeliane dall’enclave. «Gaza sarà finalmente nelle mani di un nuovo governo palestinese che servirà il suo POPOLO», aveva scritto su Truth Social. Lo Stato Ebraico era tornato a colpire Gaza poco dopo.
Hamas ha dichiarato di aver raggiunto un’intesa di principio, ma ha insistito sul fatto che non si sarebbe disarmata finché le Forze di Difesa Israeliane non si fossero ritirate completamente dall’enclave.
La tabella di marcia in 15 punti intende portare avanti gli elementi ancora irrisolti del piano di pace originario di Trump, composto da 20 punti, che aveva portato al cessate il fuoco tra Israele e Hamas in ottobre, ma che successivamente si era arenato su questioni quali il disarmo del gruppo e ulteriori ritiri israeliani.
Il Consiglio per la Pace di Trump è stato istituito dopo l’annuncio del cessate il fuoco come organismo incaricato di sovrintendere alla ricostruzione di Gaza, di supervisionare il trasferimento del governo civile a un comitato tecnocratico palestinese e di coordinare il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione.
Tuttavia, secondo le autorità sanitarie locali, i continui attacchi israeliani hanno provocato la morte di almeno 1.258 persone a Gaza e il ferimento di oltre 4.100 da quando è stato annunciato il cessate il fuoco.
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Immagine generata artificialmente
Geopolitica
Elon Musk impedisce all’Ucraina di utilizzare Starlink per attacchi in profondità in Russia
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