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Tutti i Paesi stanno riaprendo, tranne l’Italia. Perché?

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Lo avrete letto, anche qui da noi. Perfino l’Irlanda, perfino la Repubblica Ceca, annunciano, di botto, che le restrizioni pandemiche spariranno, che gli obblighi vaccinali verranno sospesi, etc.

 

La Spagna, un po’ sottotono, si era lanciata ancora giorni fa dicendo di voler trattare il COVID come un’endemia, cioè una malattia ciclicamente inevitabile, come l’influenza.

 

Poi è arrivata la Gran Bretagna, il Paese che più di ogni altro ha sofferto la follia del lockdown, con metà del 2021 passato dai sudditi di sua Maestà ai domiciliari. Avevamo registrato su Renovatio 21 la voglia di sbaraccare già dalla storia dei test PCR, che ora si devono evitare per ordine del governo.

 

Poi è arrivato Boris Johnson a dire che green pass, mascherine, telelavoro sono finiti, perfino è in dubbio l’obbligo vaccinale per i lavoratori sanitari. Tutto cadrà il 24 marzo, a poche ore dal solstizio di primavera. Non è la prima volta che Johnson fa un’inversione a U, ricorderete che due anni fa partì con lo spirito tragico e antico del «preparatevi a perdere i vostri cari»: lo intubarono, sia fisicamente, sia con le previsioni catastrofiche dell’Imperial College, lautamente pagato da Bill Gates, che adesso frequenta stabilmente BoJo.

 

Ora Johnson è nel mezzo di uno scandalo di cospicue dimensioni: sono uscite nel foto del party a Downing Street mentre il resto del Paese era in lockdown totale. Vero: ha chiesto scusa in Parlamento. Tuttavia, c’è pure la questione della figlia neonata, 6 settimane, risultata positiva. Un paio di mesi fa sarebbe stato un dramma internazionale, la prova provata che bisognava richiudere tutto e vaccinare forzatamente chiunque sino alla millesima dose. Invece Johnson procede dritto: apre tutto.

 

Il caso ancora più enigmatico è quello della Francia:  il presidente Macron non più di qualche giorno fa aveva detto di voler «emmerder» (che si traduce «rompere i coglioni», ma che semanticamente contiene l’idea del «riempire di feci») i non vaccinati. Giovedì scorso il primo ministro Castex, che fino a ieri si perdeva nei labirinti dei green pass ferroviari, dichiara urbi et orbi che le restrizioni nelle prossime settimane spariranno.

 

È pacchia: entro la metà di febbraio, quando il governo francese ha dichiarato di aspettarsi il picco dell’ondata Omicron, i locali notturni potranno riaprire e le persone potranno nuovamente mangiare e bere in ambienti come cinema e stadi.

 

Abbiamo capito bene, le discoteche? Eravamo rimasti alla pazzia, riportata da Renovatio 21, per cui le discoteche in Francia venivano chiuse, mentre i club per scambisti no: a dichiarare questa misura in conferenza stampa erano stati lo stesso premier Castex e il suo ministro della Salute Olivier Véran, lo Speranza francese. Anche questo paradosso è un ricordo, che svanisce per sempre. Puff! 

 

Forse è un ordine della Centrale delle Centrali, del manovratore in persona: «basta così, abbiamo già ciò che ci serve»

Addirittura, i ministri francesi giovedì hanno presentato una timeline di riapertura, anche se – nota bene – lasciano non detta la data della fine di divieto di ingresso nei luoghi pubblici per non vaccinati, che parte questo lunedì.

 

«Applicheremo il pass vaccinale per tutto il tempo necessario, ma non più del necessario», ha dichiarato in conferenza stampa il ministro della Salute Véran. Furbetti. Sul perché, più sotto ci arriviamo.

 

Aggiungiamo alla lista, sia pure con modalità differenti, gli USA. Gli obblighi vaccinali federali di Biden sono stati rigettati (con l’eccezione, codarda, dell’obbligo per i sanitari) dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. L’arzillo Biden non sembra voler farci sopra una guerra – la guerra, a dire il vero, ora vuole farla alla Russia, magari con le atomiche. L’obbligo riguardava le grandi aziende, che avrebbero dovuto costringere i dipendenti alla siringa sperimentale mRNA. Ebbene, oggi Starbucks, non certo un avamposto della destra trumpiana, ha rinunciato ad obbligare i dipendenti al siero genico. Ha 350 mila dipendenti.

 

Il castello di carte sta crollando, un po’ ovunque. È una demolizione controllata? Parrebbe di sì. Qualcosa è cambiato. Forse una presa di coscienza collettiva da parte di politici e amministratori: la situazione è sfuggita di mano, se continuiamo così casca tutto.

 

O forse è un ordine della Centrale delle Centrali, del manovratore in persona: «basta così, abbiamo già ciò che ci serve».

 

«Abbiamo iniettato sostanze nel corpo di miliardi di persone. Abbiamo capito che con l’emergenza possiamo prenderci tutti i loro diritti, ridurli in schiavitù – e la situazione rimarrà così. Abbiamo ucciso un numero congruo di anziani inutili, abbiamo spaventato a morte gli adulti, abbiamo compromesso per sempre la psiche di un’intera generazione di bambini, abbiamo sottomesso biologicamente e elettronicamente tutta la popolazione».

 

«Abbiamo compreso», dice sempre il padrone del vapore, «che dell’umanità possiamo fare quello che vogliamo, ora infatti la resetteremo, la sfoltiremo, la riprogetteremo. Quindi, adesso, per favore, riaprite un attimo le gabbie. E fateli respirare! Insomma, a tutto c’è un limite, pòre bestie»

«Abbiamo compreso», dice sempre il padrone del vapore, «che dell’umanità possiamo fare quello che vogliamo, ora infatti la resetteremo, la sfoltiremo, la riprogetteremo. Quindi, adesso, per favore, riaprite un attimo le gabbie. E fateli respirare! Insomma, a tutto c’è un limite, pòre bestie».

 

Sì, potrebbe essersi trattato di un attacco di pietà animalista nei nostri confronti da parte del Padrone del Mondo.

 

Fosse così, non si spiegherebbe comunque quello che sta succedendo in Italia. Perché, se è vero che tutto il mondo sta riaprendo, l’Italia va in direzione contraria. Ma perché?

 

Per rispondere, vogliamo ricordarci del 2008. Quando scoppiò la bolla dei subprime, crollarono una quantità di banche europee – in special modo, la catastrofe raggiunse le banche del Land tedeschi, quelle piccole e un po’ oscure, non dissimili dalle nostre vecchie popolari: ebbene, il disastro fece sì che lo Stato germanico tirasse fuori miliardate per salvare i suoi preziosi banchi locali, che, come in Italia, immaginiamo fossero una grande mangiatoia di voti con cui non scherzare.

 

Tutto il sistema bancario tedesco fu salvato con danaro del contribuente. Tanto, tanto danaro. «Hypo Real Estate, Commerzbank e altre grandi banche sono state salvate con massicci iniezione di capitale pubblico. Si calcola che lo Stato ha versato nelle casse degli istituti tedeschi circa 500 miliardi di euro», scriveva nel 2013 Il Sole 24 ore.

 

500 miliardi. Mezzo trilione.

 

Le stesse banche tedesche, e francesi, finirono invischiate nel collasso finanziario della Grecia, dove avevano investito senza tener conto della situazione.

 

È bene a questo punto ricordare che l’Italia, a differenza non solo della Germania, ma anche di tanti altri Paesi dell’Eurozona, non dovette intervenire con denaro pubblico per salvare le banche – al massimo, c’era il circo masso-piddino che ogni tanto buttava lì qualche miliardo per il Monte dei Paschi, ma sono storie diverse, e poi a quelle ci siamo abituati.

 

Il significato di tutto questo: le banche italiane, tutto sommato, sono solide. Gli italiani hanno ancora tanti risparmi messi via – e questo nonostante l’obliterazione delle popolari, peraltro anche quella, sussurra a denti stretti qualcuno, è una storia di subalternità italiana con un ordine partito da Francoforte.

 

Nel 2021 ha visto l’esplosione di un altro crack bancario tedesco. «Ora 50 città temono il collasso… timori su 500 milioni di euro di clienti istituzionali, principalmente Comuni, che potrebbero dover dire ai cittadini di aver perso i loro soldi».

 

Sempre di recente, la disintegrazione della società tecnologico-finanziaria Wirecard, che bloccò carte di credito anche in Italia. I parlamentari di opposizione al Bundestag accusarono l’allora ministro delle finanze, ora cancelliere, Olaf Scholz, che non per niente, vista la quantità di scandali finanziari in cui è incappato nella sua carriera (uscendone sempre miracolosamente indenne), viene chiamato «Scholzomat».

 

Del resto Germania, che fa la morale a tutti, nello scorso secolo ha fatto default tre volte…

 

E poi c’è la storia, più esoterica, dell’oro tedesco di Fort Knox, che dicevano potesse essere sparito: la FED si era rifiutata di mostrarlo ai tedeschi… La situazione negli anni forse si è risolta, Tuttavia ci preme dire che questi problemi l’Italia non li ha avuti, e rimane il terzo Paese al mondo per riserve auree: 2.451,8 tonnellate.

 

Insomma, avete capito dove vogliamo andare a parare.

 

L’Italia, indebolita, divisa, è un tesoro a cielo aperto senza più nessuno che faccia da guardia – né partiti, né sistemi industriali, né militari, nemmeno gruppi criminali seri e motivati, niente

L’Italia, indebolita, divisa, è un tesoro a cielo aperto senza più nessuno che faccia da guardia – né partiti, né sistemi industriali, né militari, nemmeno gruppi criminali seri e motivati, niente.

 

Da papparsi ci sono certo le banche. Ma non solo quelle. Tempo fa si è detto che Bill Gates voleva comprarsi l’hotel più antico di Venezia, il Danieli ma sembra che l’accordo sia sfumato. Tuttavia il pattern è quello: palazzi, pezzi di costa, intere città, potrebbero essere vendute a prezzo di saldo. Lo Stivale come grande outlet.

 

E poi ancora: pensiamo a gioielli industriali come Leonardo-Finmeccanica, che produce tecnologia, anche militare, di altissimo livello, quasi 14 miliardi di fatturato, utile nel 2020 a 243 milioni, 50 mila dipendenti, una produzione pazzesca di elicotteri, cannoni, aerei, satelliti, radar, un portafoglio clienti in 150 Paesi. Il maggior azionista è il MEF: il ministero dell’Economia e delle Finanze. Chi, nel mondo, non vorrebbe mettere le mani sopra ad un simile ben di Dio? Soprattutto, a prezzi di liquidazione – perché questo Paese, lo stata vedendo in real time, si sta liquefacendo.

 

C’è anche Fincantieri. 5 miliardi di fatturato, la produzione di transatlantici, traghetti, yacht, navi mercantili, petroliere, portacontainer,  navi da crociera, piattaforme petrolifere, e poi, soprattutto, navi militari, portaerei, sommergibili. È controllata 71,6% dalla Cassa Depositi e Prestiti.

 

Avete compreso: due aziende di valore immenso, finanziario e strategico. E non sono le uniche. Non ci soffermeremo a parlare di ENI, ENEL, SNAM. Una parte di esse è ancora dello Stato italiano.

 

Abbiamo, in Italia tesori immensi. A partire dal risparmio privato, per il quale anni e anni di tecnocrati hanno cercato di colpevolizzare le famiglie lavoratrici: avete risparmiato perché lo Stato intanto si indebitava… siete voi la causa del debito pubblico… siete colpevoli delle disgrazie del presente, piccoli risparmiatori!

Abbiamo, in Italia tesori immensi. A partire dal risparmio privato, per il quale anni e anni di tecnocrati hanno cercato di colpevolizzare le famiglie lavoratrici e risparmiatrici: avete risparmiato perché lo Stato intanto si indebitava… siete voi la causa del debito pubblico… siete colpevoli delle disgrazie del presente, piccoli risparmiatori! Sarete schiacciate, formichine italiane! Ce lo hanno detto in coro tanti ministri, economisti, tutti magari con un piedino a Bruxelles, a Londra, a Francoforte, a Nuova York. Cioè, da dove partono gli squali.

 

Ora, potremmo essere davanti esattamente a questo fenomeno.

 

Del resto, i personaggi sono gli stessi dell’ultima grande svendita italiana, quando il Paese era, come adesso, sprotetto, dopo che la politica era stata spazzata via dalle inchieste giudiziarie milanesi.

 

Un personaggio, in particolare. Mario Draghi. Quello che, senza voti, senza partito, è premier – con tutti i politici ai suoi piedi. Quello che diventerà forse Presidente della Repubblica. O forse no. È comunque indifferente: il lavoro lo porterà a compimento comunque.

 

Conoscerete la storia del Britannia, lo yacht della Regina Elisabetta, che arrivò il 2 giugno 1992 a Civitavecchia. Un gruppo di grandi player della finanza londinese erano a bordo: l’Italia aveva appena lanciato una serie di privatizzazioni per fare cassa in un momento disperato (erano i giorni, oltre che di Tangentopoli, della strage di Capaci e soprattutto della firma del Trattato di Maastricht).

 

A bordo del panfilo, a presentare la grande occasione dell’Italia in svendita c’era Mario Draghi.

 

«Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità. Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico» Mario Draghi sul panfilo Britannia, 1992

«Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità. Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico» esordì il futuro presidente BCE e premier. I British Invisibles erano un gruppo di investitori inglesi, con un nome francamente fichissimo.

 

«Lasciatemi sottolineare ancora che non dobbiamo fare prima le principali riforme e poi le privatizzazioni. Dovremmo realizzarle insieme. Di certo, non possiamo avere le privatizzazioni senza una politica fiscale credibile, che – ne siamo certi – sarà parte di ogni futuro programma di governo, perché l’aderenza al Trattato di Maastricht sarà parte di ogni programma di governo» disse il Draghi sul Britannia, concatenando la questione delle privatizzazioni, cioè delle svendite, con la cieca fede nell’Unione Europea, di cui anni dopo diverrà arconte finanziario nella Torre di Francoforte.

 

Nel 1992 il decreto 333 trasformò in Società per azioni le aziende di Stato IRI, ENI, INA ed ENEL.

 

Il 12 agosto dello stesso anno diventa una Spa anche Ferrovie dello Stato.

 

Nel 1993 venne quindi privatizzato il gruppo SME (che aveva in pancia aziende come Autogrill, Cirio, Supermercati GS e marchi come Pavesi, Motta, Alemagna).

 

Sempre nel 1993, Carlo Azeglio Ciampi (il mentore di Draghi) operò la dismissione della quota del Tesoro nei colossi nazionali Banca Commerciale Italiana, Credito italiano, IMI, STET, ENEL, AGIP, INA.

 

E quindi, si tratta di questo? Privatizzazioni? Svendite? Banche? Le grandi aziende semi-statali sopravvissute? Non ci molleranno fino a che qualche squalo – Paese, gruppo d’affari o singolo speculatore che sia – si papperà il boccone? Si tratta solo della solita rapina internazionale al contribuente italiano? Forse no

Nel 2000 l’ENI vendette i suoi immobili al fondo americano Whitehall per una cifra di 3000 miliardi di lire. Whitehall Street International, altro non era che il fondo immobiliare di Goldman Sachs, la grande banca di investimento di Nuova York che il giornalista Matt Taibbi definì con precisione come «un grande calamaro vampiro che avvolge il volto dell’umanità, incastrando incessantemente il suo becco di sangue in tutto ciò che odora di denaro».

 

È proprio in Goldman Sachs che il 28 gennaio 2002 il Draghi è nominato Vice Chairman e Managing Director. Non è il solo euro-burocrate finito poi a Palazzo Chigi a passare per gli uffici della discussa Banca d’affari USA: tra il 2005 e il 2011 ha lavorato per Goldman anche Mario Monti, la cui ascesa governativa del 2011 è sembrata a molti una prova generale di quello che stiamo vivendo nel 2021.

 

E quindi, si tratta di questo? Privatizzazioni? Svendite? Banche? Le grandi aziende semi-statali sopravvissute? Non ci molleranno fino a che qualche squalo – Paese, gruppo d’affari o singolo speculatore che sia – si papperà il boccone? Si tratta solo della solita rapina internazionale al contribuente italiano (stile Soros 1992: al Tesoro c’era sempre l’Obi-wan Kenobi di Draghi, Carlo Azeglio Ciampi)?

 

Forse no. Forse c’è molto di più.

 

L’Italia è il Paese in cui il nuovo sistema biopolitico ha fatto il passo più lungo: quel sistema dove i diritti sono subordinati all’obbedienza dell’individuo, dove il suo movimento è tracciabile, dove la Costituzione è stata quasi dichiarata pubblicamente superata, dove la democrazia si è rovesciata in schiavitù: stiamo parlando del green pass

L’Italia è il Paese in cui il nuovo sistema biopolitico ha fatto il passo più lungo: quel sistema dove i diritti sono subordinati all’obbedienza dell’individuo, dove il suo movimento è tracciabile, dove la Costituzione è stata quasi dichiarata pubblicamente superata, dove la democrazia si è rovesciata in schiavitù: stiamo parlando del green pass.

 

Come abbiamo ripetuto qui diverse volte, il green pass resterà ben oltre la pandemia, tanto che è stato preparato da ben prima di essa: sulla piattaforma del green pass correrà l’euro digitale.

 

Il green pass servirà a controllare che obbediate anche alle prossime emergenze. L’emergenza climatica. L’emergenza fiscale. L’emergenza informatica. L’emergenza inflattiva. L’emergenza energetica. La vostra libertà sarà contenuta nella piattaforma elettronica di cui il vostro telefonino è il terminale: cioè, di cui voi stessi siete i terminali.

 

Non è possibile buttare via una simile ricchezza: la popolazione si è sottomessa a questo censo digitale che limita i suoi diritti costituzionali (e oltre: quelli prepolitici, umani, biologici), la popolazione è schedata – tutta. La popolazione è pronta, sicuramente, ad accettare che nella stessa applicazione vi corra l’euro elettronico – cioè la propria schiavitù economica ed esistenziale più intima.

 

Con esso lo Stato neototalitarista – il Moloch biosecuritario digitale, la nuova realtà di sorveglianza elettronica continua, onnipervadente – sarà completo. Con esso il consorzio umano può essere resettato e riprogrammato a piacere: già lo è. Il Grande Reset è qui, da molti mesi.

 

Non è possibile buttare via una simile ricchezza: la popolazione si è sottomessa a questo censo digitale che limita i suoi diritti costituzionali (e oltre: quelli prepolitici, umani, biologici), la popolazione è schedata – tutta. La popolazione è pronta, sicuramente, ad accettare che nella stessa applicazione vi corra l’euro elettronico – cioè la propria schiavitù economica ed esistenziale più intima

Se vi lamentate per il nuovo DCPM in cui sarebbero inseriti i controlli a tampone su coloro che senza green pass potrebbero andare al supermercato a comperare «beni non essenziali», non avete capito cosa si potrà fare con l’euro digitale: semplicemente, non ve lo faranno acquistare.

 

Il non vaccinato non potrà comprare il quaderno per suo figlio. E non è detto che la birra, o il salmone, siano «beni essenziali». Non lo decidete voi, cosa è essenziale: e vi sarà specificato alla cassa, dove il vostro soldo, per quel prodotto, non funzionerà.

 

Domani, con il denaro digitale – il denaro «programmabile» il diabetico e l’obeso non potranno comperare la Nutella. Il numero di sigarette potrebbe essere contingentato attraverso un limite personale di spesa. L’alcol, pure. Potrebbero decidere che per emergenza – magari per il clima, non più per il virus – non potete più spostarvi, un altro lockdown.

 

Se riuscirete a trovare modo di andare in un’altra città, qui il vostro danaro non funzionerà, perché sarà geolocalizzato.

 

Le multe vi verranno prelevate direttamente dal conto – nel rovesciamento dello Stato di diritto, prima sei condannato, e poi, magari, se hai tempo e danaro, nel caso farai ricorso.

 

E, gran finale, ci sarà il momento in cui, magari su ordine di un algoritmo, il tuo danaro verrà «spento» e basta: perché hai trasgredito (in Cina, con il sistema del credito sociale, basta un commento critico del governo che ti scappa in rete…), perché hai fatto qualcosa che non va (per la salute, per l’ambiente, per il fisco, per la tolleranza verso le minoranze riconosciute ufficialmente), per qualsiasi motivo si inventeranno.

 

Quindi: l’esperimento Italia non può essere buttato così.

 

Possono riaprire tutto, anche lasciare che le persone si infettino (ricorderete le proposte toscane di non sospendere il green pass ai vaccinati positivi…), ma non possono mollare il green pass, che è l’elemento centrale della società del futuro che l’oligarcato sta costruendo: controllo e sottomissione

Possono riaprire tutto, anche lasciare che le persone si infettino (ricorderete le proposte toscane di non sospendere il green pass ai vaccinati positivi…), ma non possono mollare il green pass, che è l’elemento centrale della società del futuro che l’oligarcato sta costruendo: controllo e sottomissione. Costanti, onnipresenti.

 

È per questo motivo che fanno sorridere le parole dei ministri francesi che riportavamo sopra: dicono che riaprono tutto, perfino le discoteche, e proprio nel momento del picco. Ma il pass deve restare.

 

Finché l’Italia non si ribellerà al green pass, nessuna restrizione verrà veramente levata. Del resto, nessuno di voi in questo momento è libero. Né il vaccinato, né il bivaccinato, il trivaccinato, il guarito, l’esentato (rara avis). Nessuno lo è, perché la vostra libertà, che si traduce tristemente in un documento elettronico da film distopico, è a tempo determinato.

 

Riapriremo quando avremmo resettato – noi – il sistema

Immaginate di dovervi sposare con qualcuno che vi dice: «ti sposo, ma a giugno ci lasciamo, a meno che non ti sottometti, e fai quello che dico io, magari un’altra sprizza di mRNA nel deltoide, magari qualcos’altro che ti chiederò, e tu dovrai obbedire». La maggior parte delle persone ha accettato questo matrimonio. Lo Stato non è solo vostro sposo, è vostro padre, è vostra madre, è soprattutto, concretamente, vostro socio. Siete entrati in questa relazione tossica, da sottoni disperati, e state continuando, senza vergogna.

 

Del resto vi chiedono una cosa semplice: obbedire. E voi continuate ad obbedire, nella speranza di dimenticarvi di tutto, come un alcolizzato attaccato alla bottiglia. Dimenticate dove siete finiti. Dimenticate che siete diventati degli schiavi, che si è installato un nuovo totalitarismo.

 

«Nessuno è uscito dal totalitarismo continuando ad obbedire» dice Kennedy.

 

Vi diciamo di più. Vi diciamo che dovete mettervela via: bisognerà combattere, e soffrire tantissimo.

 

Riapriremo quando avremmo resettato – noi – il sistema.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

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L’uomo più ricco dell’Ucraina acquista l’appartamento più costoso della storia

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L’oligarca ucraino Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco del Paese, avrebbe battuto il record mondiale per la transazione immobiliare residenziale più costosa della storia. Lo riporta Bloomberg Businessweek.

 

Sebbene l’accordo non sia stato reso pubblico, la testata giornalistica ha citato documenti privati ​​che suggeriscono che Akhmetov abbia acquistato un lussuoso attico su cinque piani a Monaco per la cifra astronomica di 554 milioni di dollari. L’immobile, con 21 stanze e una superficie di 2.500 metri quadrati, affacciato sul mare e dotato di piscina privata, jacuzzi e almeno otto posti auto, si trova nell’edificio «Le Renzo» nell’esclusivo quartiere di Mareterra, di recente costruzione. La vendita sarebbe stata finalizzata nel 2024.

 

La holding di Akhmetov, System Capital Management (SCM), ha confermato di aver effettuato un investimento nel progetto «Le Renzo», ma si è rifiutata di rivelare dettagli sull’immobile o sul suo costo.

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Il prezzo riportato infrange i record precedenti, superando la vendita della villa di Chelsea del costruttore Nick Candy per oltre 350 milioni di dollari e l’attico newyorkese da 240 milioni di dollari acquistato dal gestore di hedge fund Ken Griffin.

 

Achmetov possiede l’attico più costoso di Londra a One Hyde Park, che è stato originariamente acquistato per 213 milioni di sterline come investimento di portafoglio e ha speso altri 120 milioni di sterline per sistemarlo.

 

Il magnate originario di Donetsk, il cui patrimonio supera i 7 miliardi di dollari secondo il Bloomberg Billionaires Index, ha costruito la sua ricchezza attraverso SCM, il più grande conglomerato industriale ucraino, con partecipazioni nei settori della metallurgia, dell’estrazione mineraria, dell’energia e del settore immobiliare.

 

L’acquisizione di Akhmetov a Monaco sembra essere avvenuta poco prima dell’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, che ha inflitto gravi danni al suo impero commerciale. Alcuni impianti energetici gestiti dal suo gruppo DTEK, il più grande fornitore privato di energia elettrica in Ucraina, sono stati distrutti, e ha perso alcune delle sue principali attività, tra cui l’intero impero mediatico, che è stato costretto a cedere allo Stato ucraino.

 

Ciononostante, è rimasto uno dei più importanti sostenitori di Kiev. Nel dicembre 2024, la Russia ha designato l’oligarca come estremista, accusandolo di finanziare l’esercito ucraino e gruppi terroristici come il reggimento Azov attraverso la sua rete di affari.

 

L’Achmetov, figlio di un minatore del carbone e di una commessa, di etnia tatara del Volga, è un musulmano sunnita praticante. È  stato a capo l’acciaieria Azovstal e della società di calcio Šachtar Donec’k. Secondo Forbes sarebbe il 785° uomo più ricco al mondo. Il suo gruppo ha investimenti di acciaeria in Toscana.

 

Un cablogramma diplomatico intercettato da WIkileaks sosteneva che nel 2006 il gruppo di Achmetov sosteneva il Partito delle Regioni di Yanukovich, considerato filorusso.

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La Casa Bianca ribattezzata «Isola di Epstein» sui telefoni Google

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La Casa Bianca è stata brevemente ribattezzata «Isola di Epstein» per alcuni utenti di telefoni Google Pixel. Lo riporta il Washington Post.   Il termine si riferisce all’isola caraibica di Little St. James, che era di proprietà del defunto pedofilo Jeffrey Epstein. Secondo l’accusa, l’isola è stata teatro di traffico sessuale e altri abusi che hanno coinvolto alcune figure di spicco del mondo degli affari e della politica.   In un articolo pubblicato sabato, il Washington Post ha riferito che, quando un suo giornalista ha provato a chiamare il centralino della Casa Bianca all’inizio di questa settimana, il nome visualizzato sullo schermo indicava che stava contattando «l’isola di Epstein».   Il problema si è verificato solo con i telefoni Pixel di Google. Per chi chiamava la residenza presidenziale da altri telefoni Android e iPhone, il nome non veniva visualizzato, si legge nel rapporto.   Il portavoce di Google, Matthew Flegal, ha poi dichiarato al giornale che si era verificata una «modifica errata» in Google Maps, rilevata «brevemente» dalla funzione di identificazione del chiamante di alcuni telefoni Android.

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L’utente responsabile è stato identificato e bloccato, impedendogli di apportare ulteriori modifiche poiché le sue azioni violavano le norme di Google, ha dichiarato Flegal.   Il nome della Casa Bianca è stato ripristinato sulla piattaforma cartografica, ha aggiunto.   A gennaio, il Dipartimento di Giustizia statunitense ha pubblicato l’ultima tranche di oltre 3 milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini relative al caso Epstein. I dettagli degli affari del finanziere di Wall Street con alcune delle persone più potenti degli Stati Uniti e del Regno Unito non hanno fatto altro che aggravare lo scandalo.   A novembre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ordinato all’agenzia di rendere pubblici i documenti, in seguito alle forti pressioni esercitate dai parlamentari e dai suoi stessi sostenitori. I documenti menzionano il nome di Trump oltre 5.000 volte, ma senza alcuna indicazione di attività criminali. Tuttavia, sono stati pesantemente censurati, lasciando molti critici scettici.   Il presidente ha ripetutamente negato di essere stato amico del finanziere caduto in disgrazia, affermando di «non essere mai andato sull’isola infestata di Epstein, ma quasi tutti questi democratici corrotti e i loro finanziatori sì».   Un sondaggio condotto all’inizio di questo mese dal sito web di sinistra Zeteo ha rilevato che il 52% degli intervistati riteneva che Trump avesse lanciato la guerra in corso contro l’Iran per distrarre l’opinione pubblica dal caso Epstein.

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Traffico sessuale, fratelli israeloamericani amici di Kushner condannati. Nei file Epstein il loro nome era censurato

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La scorsa settimana agenti immobiliari di alto profilo Tal e Oren Alexander, insieme al fratello Alon, sono stati condannati per traffico sessuale. I fratelli Alexander sono israelo-americani attiva tra Nuova York e Miami.

 

Gli agenti hanno collaborato con numerose celebrità, vendendo un appartamento da 15 milioni di dollari a Miami Beach a Kim Kardashian e Kanye West e un costoso attico a Manhattan al miliardario gestore di hedge fund Ken Griffin.

 

I due fratelli sono stati ritenuti colpevoli di aver drogato e violentato quasi una dozzina di donne conosciute tramite app di incontri ed eventi sociali di celebrità, tra cui una vittima che ha affermato di essere stata violentata da Tal, Alon e altri due uomini quando aveva solo 16 anni.

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I giurati hanno visionato un video di una ragazza di 17 anni sotto l’effetto di droghe che veniva violentata da Alon; la donna ha testimoniato di non essere a conoscenza del video finché i procuratori federali non l’hanno contattata e informata del filmato.

 

Il processo ha rivelato che i fratelli avevano aggredito sessualmente delle donne in alcune delle proprietà che stavano vendendo, come ville negli Hamptons, appartamenti nei grattacieli di New York e costosi luoghi di villeggiatura.

 

Ciascun fratello, tutti sposati, rischia una pena minima di 15 anni di carcere, con pene massime dell’ergastolo, per cospirazione ai fini del traffico sessuale, traffico sessuale con la forza, frode o coercizione e altri reati sessuali.

 

Il deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie ha sottolineato che i nomi dei fratelli erano presenti nei fascicoli di Epstein, ma il Dipartimento di Giustizia ha censurato ato i loro cognomi.

 

«Ma il direttore dell’FBI Kash Patel ha affermato che nei fascicoli non ci sono prove di traffico sessuale», ha scritto Massie.

 

Anche gli Alexander, i cui genitori emigrarono da Israele negli anni Settanta, hanno partecipato alla festa di Hanukkah alla Casa Bianca del 2020, su invito del genero del presidente Donald Trump, Jared Kushner.

 

Dopo essere immigrati dallo Stato Ebraico in America, Nel 1982, i loro genitori fondarono un’azienda di sicurezza, la Kent Security Services, e in seguito si espansero nel settore immobiliare.

 

Nel 2019 i fratelli Alexander hanno assistito congiuntamente Ken Griffin nell’acquisto dell’attico più caro mai venduto negli Stati Uniti: un appartamento di 24.000 piedi quadrati al 220 Central Park South, acquistato per 238 milioni di dollari. Questa transazione ha battuto il precedente primato di Barry Rosenstein, che nel 2014 aveva sborsato 137 milioni per una residenza negli Hamptons. Nello stesso anno, i due hanno chiuso la vendita record a Miami di una villa unifamiliare per 50 milioni di dollari, la più costosa nella storia della città. Tra i loro clienti di spicco figurano Leon Black, Lindsay Lohan, Liam Gallagher, Kim Kardashian, Kanye West, Steve Madden e Tommy Hilfiger.

 

Oren Alexander è stato inserito nella classifica Forbes 30 Under 30 nel settore immobiliare. Nel giugno 2022 i fratelli hanno lanciato propria agenzia, battezzata «Official». I gemelli erano noti come presenze abituali nel «vivace» circuito della vita notturna tra New York e Miami.

 

Più di 30 donne hanno accusato Oren e il suo fratello gemello, Alon, di aggressione sessuale nel giugno 2024. Tal è stato anche implicato in molteplici aggressioni. Il primo organo di stampa a riportare le cause legali è stato The Real Deal, una pubblicazione del settore immobiliare. Diverse delle accuse, alcune risalenti a decenni fa, sono state corroborate da «decine di ex compagni di classe, dipendenti di agenzie immobiliari e agenti».

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Il processo fu presieduto dal giudice Valerie E. Caproni. Il vice procuratore degli Stati Uniti Madison Smyser, nelle dichiarazioni di apertura, affermò: «i fratelli hanno usato qualsiasi mezzo necessario, a volte droghe, a volte alcol, a volte forza bruta, per compiere i loro stupri». Durante il processo, la giuria ha ascoltata la testimonianza di una donna che disse di aver incontrato i fratelli e di essere stata drogata da loro prima di svegliarsi nuda nel letto con loro.

 

Gli avvocati dei fratelli hanno sostenutoche erano playboy e donnaioli, ma non criminali, e che le vittime erano motivate da «vergogna, rimorso e avidità». Sostenevano che il rapporto sessuale fosse consensuale e mettevano in dubbio l’attendibilità dei ricordi delle accusatrici. Durante il processo, la pubblicazione di documenti provenienti dagli archivi di Epstein che contenevano riferimenti ai fratelli Alexander ha indotto i loro avvocati a sostenere che ciò costituiva un motivo per l’annullamento del processo.

 

Il processo è durato cinque settimane, durante le quali più di una dozzina di donne hanno testimoniato di essere state drogate e aggredite sessualmente dai fratelli.

 

Ulteriori donne si sono fatte avanti in questi mesi per denunciare di essere state aggredite sessualmente.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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