Internet
Tony Blair chiede un accordo globale sulla censura dei social media
L’ex primo ministro britannico Tony Blair chiede nuove misure repressive sui social media, sostenendo che il mondo deve raggiungere un consenso su come limitare la libertà di parola.
Il Blair, il cui partito laburista di sinistra ha imposto alcune delle più dure misure repressive alla libertà di parola nella storia moderna della Gran Bretagna in seguito alle rivolte contro le frontiere aperte scoppiate il mese scorso, ha dichiarato questa settimana a LBC Radio che sono necessarie delle «regole» per determinare quali informazioni sono consentite sui social media.
«Il mondo dovrà unirsi e concordare alcune regole sulle piattaforme dei social media», ha affermato.
‘It’s really messing with their minds in a big way.’
Asked by @mrjamesob if other countries will follow Brazil’s lead in tackling social media disinformation, Tony Blair notes its impact on young people and stresses that ‘we can’t go on like this’. pic.twitter.com/KiClKz53q4
— LBC (@LBC) September 6, 2024
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«Non è solo il modo in cui le persone possono provocare ostilità e odio, ma penso… l’impatto sui giovani, in particolare quando hanno accesso ai telefoni cellulari da molto giovani e leggono un sacco di cose e ricevono un sacco di cose che penso stiano davvero confondendo le loro menti in modo significativo».
«Non sono sicuro di quale sia la risposta, ma sono certo che dobbiamo trovarne una», ha aggiunto.
Anche il presidente della Camera dei rappresentanti di sinistra, Sir Lindsay Hoyle, all’inizio di questa settimana ha chiesto al governo di imporre maggiori restrizioni alla libertà di parola online. «La disinformazione è pericolosa», ha detto Hoyle . «I social media sono buoni, ma sono anche cattivi quando le persone li usano in un modo che potrebbe causare una rivolta, una minaccia, un’intimidazione, suggerendo che dovremmo attaccare qualcuno, non è accettabile».
«Quello che dobbiamo fare è correggere nei fatti ciò che c’è lì, altrimenti penso che il governo debba riflettere a lungo e attentamente su cosa fare dei social media e cosa presentare al parlamento come proposta di legge».
«Credo che dovrebbe essere chiaro, non importa in quale Paese ti trovi, il fatto è che la disinformazione è pericolosa e nessuna disinformazione, minaccia o intimidazione dovrebbe essere consentita sulle piattaforme dei social media», ha aggiunto Hoyle.
Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime settimane il governo britannico, guidato dal primo ministro Keir Starmer, ha incarcerato cittadini per i loro post sui social media in cui denunciavano le frontiere aperte e i crimini violenti commessi dai migranti.
Negli ultimi tempi il Blair, ancora fortemente contestato in patria per la guerra in Iraq, si è dedicato alacremente al tema di microchip, ID digitale, passaporto vaccinale ed altre forme di sorveglianza globale. Si era ventilato, ad un certo punto, che il Blair potesse prendere il posto di Klaus Schwab come capo del World Economic Forum.
L’ex premier britannico aveva tentato di occuparsi negli ultimi anni della questioni israelo-palestinese. Quando era primo ministro si ricordano dure critiche all’esercito israeliano, che paragonò, come termine spregiativo, a quello della Russia – Paese con cui ora si augura una guerra, anche nucleare se necessario.
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Immagine di Lula Oficial via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic; immagine tagliata
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YouTube censura Emir Kusturica
Il regista serbo Emir Kusturica ha accusato YouTube di aver intrapreso una «guerra» contro le persone che pensano in modo indipendente e «dicono la verità», dopo che la piattaforma di proprietà di Google ha eliminato il suo canale senza alcun preavviso.
Secondo diverse fonti giornalistiche, YouTube ha rimosso mercoledì il canale «My Life» di Kusturica, senza fornire spiegazioni pubbliche sulla decisione. Il progetto, realizzato in collaborazione con il servizio serbo della testata governativa russa Sputnik (proibita anche quella sul sito video di Google), conteneva oltre 200 video e contava circa 30.000 iscritti. Alcuni video erano dedicati al destino della Jugoslavia, allo scontro di civiltà e alla contrapposizione tra valori cristiani e occidentali.
Commentando il blocco, Kusturica ha dichiarato all’agenzia di stato TASS che dietro la decisione c’è «una società totalitaria», aggiungendo che «per loro è normale che abbiano chiuso il canale su YouTube. Sono in guerra con noi, con le persone che pensano, che dicono la verità e la portano alle masse».
Inoltre, ha affermato che «non vogliono in quel coro nessuno che non canti una canzone in cui gli algoritmi riflettano ciò che vogliono i vertici, le persone più ricche del mondo, più i servizi segreti».
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Nato a Sarajevo nel 1954, Kusturica è uno dei cineasti più premiati d’Europa. Ha vinto la Palma d’Oro a Cannes per Papà… è in viaggio d’affari (1985) e di nuovo per il capolavoro Underground nel 1995, mentre il film hollywoodiano (con Johnny Depp e Jerry Lewis) Il valzer del pesce freccia (1993) e Gatto nero, gatto bianco (1998) hanno consolidato la sua reputazione di regista di cinema balcanico surreale e politicamente impegnato.
Segnaliamo al pubblico di Renovatio 21 il film Tempo di gitani, che racconta lucidamente la filiera dei campi nomadi dai balcani all’Italia, con scene che descrivono il racket dei bambini elemosinanti, i furti nelle case degli italiani, gli stupri delle ragazzine da avviare.
Consigliamo altresì di evitare il documentario Maradona di Kusturica (2008), realizzato in piena boria non global, se non per vedere il campione argentino che canta riguarda se stesso e tratta Kusturica malissimo.
Kusturica ha appoggiato la posizione di Mosca sulla crisi ucraina, sostenendo che il conflitto era stato «preparato da tempo con l’assistenza del Pentagono» e che si trattava di «una guerra contro l’ortodossia», definendo al contempo il governo ucraino «filo-nazista».
Come riportato da Renovatio 21, il regista serbo due anni fa ha presentato un documentario sui crimini di Kiev contro la Chiesa Ortodossa Ucraina (UOC).
Nel 2022 il Kusturica dichiarò di stare con i serbi del Kosovo, una posizione che non sorprende chi ricorda come si schierò con il presidente Slobodan Milosevic durante le manifestazioni di protesta di fine anni Novanta, ora riconosciute come il terreno di prova delle rivoluzione colorate sorosiane (in particolare, il segno del pugno, «otpor», poi veduto in molte altre rivolte fomentate dallo Stato profondo USA e dai suoi soci.
Va ricordato che altresì Kusturica è responsabile – assieme all’establishment culturale goscista che, allora, lo venerava – dell’iniezione nel nostro sistema della musica balcanica, che come giustamente detto in una canzone di denuncia di Elio e le Storie Tese, «ha rotto i coglioni».
Il suo partner musicale balcanizzante, Goran Bregovic, ha avuto anche lui i suoi problemi, venendo bandito dalla Moldavia per via delle sue posizioni filorusse.
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Immagine di Medija centar Beograd via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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