Geopolitica
Pedofilia globale: che cosa sta succedendo?
Si accalcano in questi giorni diverse notizie riguardanti il tema più raccapricciante: l’esistenza di network pedofili in tutto il mondo. Più a margine, altre notizie paiono riguardare altro ma di fondo, hanno lo stesso tema.
La sincronia tra tutte questi eventi – cioè, la sincronia di indagini e relative notizie – è disarmante. Tutto pare si stia concentrando in pochi giorni. Perché?
La sincronia tra tutte questi eventi – cioè, la sincronia di indagini e relative notizie – è disarmante. Tutto pare si stia concentrando in pochi giorni. Perché?
29 giugno: La polizia tedesca indaga su 30.000 sospetti pedofili. I soggetti si scambiavano informazioni in alcuni forum dandosi anche consigli su come rendere accomodanti i bambini.
4 luglio, si ha notizia dell’«Operazione 50 Community»: la Polizia Postale sgomina una rete online di pedofili residenti in ben 15 regioni diverse. Si sparge la voce che ci sarebbe di mezzo anche un personaggio famoso del web, ma nessuno fa il nome.
6 luglio, un tribunale sudcoreano respinge una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti per un cittadino sudcoreano condannato per la gestione di uno dei siti di pornografia infantile più grandi del mondo sul dark web. Son Jong-woo, 23 anni, ha operato il sito Welcome to Video da giugno 2015 fino a quando non è stato arrestato a marzo 2018. Le forze dell’ordine di tutto il mondo hanno lavorato insieme per tracciare gli utenti del sito e hanno arrestato centinaia di persone in una dozzina di paesi, la maggior parte dei quali sudcoreani. Hanno anche salvato almeno 23 vittime minorenni negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Spagna che erano state attivamente violentate dagli utenti del sito.
Un tribunale sudcoreano respinge una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti per un cittadino sudcoreano condannato per la gestione di uno dei siti di pornografia infantile più grandi del mondo sul dark web
11 luglio, ad un evento indetto a Dublino per combattere la pedofilia, la «March of Innocence», appaiono dei disturbatori Antifa. I manifestanti chiedevano le dimissioni del ministro Roderic O’Gorman. I manifestanti accusavano Gorman di essersi fatto fotografare con un famoso esponente LGBT inglese sospettato di contatti con membri del defunto Pedophile Exchange Network, un gruppo di attivisti pro-pedofilia inglese. Per motivi non facilmente spiegabili, qualcuno sente di dover interrompere la manifestazione per l’innocenza dei bambini issando uno striscione: «tutti voi fascisti siete destinati a perdere».
15 luglio: i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Siena, con il coordinamento della procura dei minori di Firenze, informano i media dell’«Operazione Delirio», avviata nell’ottobre scorso con 25 indagati (19 minorenni e 6 maggiorenni). Partita da una chat fra ragazzi chiamata «Shoah party», l’inchiesta rivela video indicibili scambiati dai minorenni. Non solo: si comincia a parlare di torture e persino uccisioni di bambini in diretta sul dark web, il tutto pagato con Bitcoin.
«L’esistenza di siti criptati dove assistere a sevizie di ogni tipo in diretta, che terminano quasi sempre con la morte del bambino, compiute verosimilmente nel sud est asiatico»
«A far scoprire l’esistenza di siti criptati dove assistere a sevizie di ogni tipo in diretta, che terminano quasi sempre con la morte del bambino, compiute verosimilmente nel sud est asiatico, sono state le perquisizioni eseguite oggi a carico di due minorenni piemontesi, un ragazzo e una ragazza entrambi 17enni, che ora sono anche loro indagati per istigazione a delinquere e pedo-pornografia» scrive La Nazione.
«Le attività investigative – proseguite dopo l’esecuzione di decine di perquisizioni nell’autunno scorso e in seguito con gli interrogatori – hanno fatto affiorare, spiegano gli investigatori, “la parte più oscura e drammatica delle risultanze indiziarie”, quella relativa al “deep web”, un contesto internet criptato, “dove circolano immagini di efferata violenza, anche in situazioni ‘live’, in cui agli utenti che sono riusciti ad accedere a questi ambienti reconditi, viene consentito di interagire in condotte di violenza sessuale e tortura su minori, attuate in diretta da adulti”» continua il quotidiano fiorentino.
Quando sembra essersi toccato il fondo, si chiudono i giornali e si aprono i social: ma qui va ancora peggio.
Per una vasta porzione di utenti social statunitensi, vi sarebbe un sito di e-commerce di mobili dove talvolta comparirebbero pezzi di mobilio stranamente costosissimi (anche decine di migliaia di dollari) con nomi esotici che talvolta corrispondono a quelli di persone scomparse
Gli utenti americani cominciano a mettere insieme le tessere di un collage allucinante. Non c’è stella di Hollywood che non sia sospettata di essere immessa nella rete malefica. Vengono riesumate le morti di attori e personaggi che, secondo la teoria, avrebbero voluto ribellarsi alla cospirazione. Viene inventata di sana pianta una implausibile intervista a Mel Gibson che avrebbe denunciato una cabala pedo-satanica che comanda segretamente la Mecca del cinema. Per condire il tutto, ecco la storia dell’adrenocromo: le élite si nutrirebbero di questa sostanza secreta dai bambini sacrificati.
Poi ci sono teorie che vorrebbero almeno portare qualche elemento che può sembrare concreto. Per una vasta porzione di utenti social statunitensi, vi sarebbe un sito di e-commerce di mobili dove talvolta comparirebbero pezzi di mobilio stranamente costosissimi (anche decine di migliaia di dollari) con nomi esotici che talvolta corrispondono a quelli di persone scomparse. Lo stesso sistema sarebbe filtrato anche in siti che vendono libri.
Dai social emerge di tutto: per esempio un vecchio video di Demi Moore che bacia in bocca un ragazzino quindicenne, tutto a favore di TV, una situazione che non sappiamo contestualizzare (un compleanno di un collega attore, forse), ma la cui visione comunque ci inquieta.
Chrissy Teigen, modella e personaggio TV famoso negli USA, ha ammesso di aver eliminato 60.000 tweet e di bloccare un milione di utenti di Twitter.
Chrissy Teigen, modella e personaggio TV famoso negli USA, ha ammesso di aver eliminato 60.000 tweet e di bloccare un milione di utenti di Twitter
Questo avviene dopo le accuse che la Teigen avrebbe una sorta di connessione con Ghislaine Maxwell. Alcuni dei tweet della Teigen pure destano inquietudine. A volte può essere suggestione, come quando twitta frasi come «andrò in galera per la pizza». Come noto, «pizza» è una parola chiave nel linguaggio delle reti pedofile, dove «cheese pizza» starebbe a significare «child pornography». Altre volte si rimane comunque colpiti, come quando chiede di poter vedere in TV un programma di teenager che partoriscono, o come quando in un altro tweet del 2012, la Teigen scherza sul sesso con tredicenni: «sono il miglior piacere».
Riemerge d’imperio il Pizzagate, lo scandalo – subito definito «teoria del complotto – in cui una pizzeria di Washington, Comet Ping Pong Pizza, venne considerata come il fulcro di un sistema para-satanico di traffico di bambini. Il Pizzagate partì nel fatale 2016, quando fu hackerata la mail di John Podesta, il capo-campagna elettorale di Hillary Clinton.
Del Pizzagate pareva non si parlasse più. E invece…
Fu bizzarro: persino le testate di controinformazione più complottiste improvvisamente smisero di parlarne, degradandola a bufala, mentre chiunque nei media osasse porre delle domande (secondo i sostenitori c’erano coincidenze, simboli pedofili che tornavano etc.). Poco dopo un uomo entrò nella pizzeria armato di fucile d’assalto; nessun morto, criminale arrestato. Del Pizzagate pareva non si parlasse più. E invece, la storia della pizza pare proprio non essere stata digerita, ed ero erompe in mille rivoli nuovissimi.
Ricorderete che nelle mail di John Podesta si faceva riferimento allo «spirit cooking» dell’artista serba Marina Abramovic: performance a metà tra l’arte e l’esoterismo con cui la donna intratteneva i potenti, una sorta di cena con il menu particolare. L’immaginario dell’Abramovic, tra teschi di capra e stelle a cinque punte, suggeriva a qualcuno un coté magico-satanico preciso.
L’artista ha detto di non curarsi di tutte le «teorie del complotto che la riguardano» in una recente intervista al New York Times. Tuttavia, è con somma sorpresa (oppure no) che il venerdì Santo 2020 è rispuntata in uno spot di Microsoft, l’azienda trilionaria di Bill Gates.
L’arresto di Ghislaine Maxwell, i cui segreti possono far tremare il mondo dei potenti della Terra, capita proprio al centro di questa tempesta
Ma è ovviamente il caso Maxwell quello su cui si sta concentrando in questo momento l’attenzione più intesa, cioè il caso Epstein. L’arresto di Ghislaine Maxwell, i cui segreti possono far tremare il mondo dei potenti della Terra, capita proprio al centro di questa tempesta.
Tuttavia, non manchiamo di notare come nel caso Epstein, almeno finora, non ci siano morti: ci sono tante ragazzine incatenate psicologicamente, la loro vita rovinata, certo. Ma, nonostante le minacce che secondo alcune vittime avrebbe proferito chirurgicamente la Maxwell a coloro che si allontanavano, gli scheletri veri e propri non sono ancora saltati fuori.
E se Epstein fosse solo la versione patinata del sistema pedofilo internazionale che ora vogliono ora mostrarci per sviare l’attenzione?
Questo per dire: e se Epstein fosse solo la versione patinata del sistema pedofilo internazionale che ora vogliono ora mostrarci per sviare l’attenzione?
E se tutta la storia della Maxwell (il cui arresto è quantomeno incoerente: aveva tre passaporti, molti milioni di dollari e contatti ovunque: cosa ci faceva ancora nell’unico Paese da cui doveva scappare) fosse solo una cortina di fumo? Epstein e la Maxwell con probabilità ricattavano una quantità immane di potenti della terra, di cui forse custodivano filmati mentre si facevano massaggiare o si accoppiavano (secondo qualcuno anche in vere orge) con ragazze minorenni tenute in soggezione.
Vi è una pedofilia fatta di crudeltà se possibile ancora più mortifiere; vi sono personaggi legati a dinamiche di potere che paiono perfino più intricate.
Vi è poi, come affiora da altre storie di cui sopra, una pedofilia fatta di crudeltà se possibile ancora più mortifiere – come quella del dark web di cui sopra –e ancora attorno a questo male totale vi sono altri personaggi legati a dinamiche di potere politico che paiono perfino più intricate.
Lo scorso 26 giugno George Nader, che è stato un testimone chiave dell’indagine del Russiagate, è stato condannato a 10 anni di carcere per accuse di sesso minorile.
Nader si è dichiarato colpevole a gennaio di possedere pornografia infantile e portare un ragazzo di 14 anni negli Stati Uniti per impegnarsi in attività sessuali. Il rapporto Mueller delineava come Nader fungesse da condotto tra i soci Trump e i russi. Lo scorso dicembre è stato anche incriminato per accuse di finanziamento della campagna per presunto utilizzo di donatori fittizi per nascondere i contributi a Hillary Clinton.
Lo scorso 26 giugno George Nader, che è stato un testimone chiave dell’indagine del Russiagate, è stato condannato a 10 anni di carcere per accuse di sesso minorile
Nader non è nuovo alle condanne: nel 1991 venne condannato a 6 mesi in Virginia perché beccato all’aeroporto Dulles con nascosti dentro a scatole di dolciumi (riporta Al Jazeera)i film pedofili tedeschi. A Praga, nel 2003, Nader è stato condannato dal tribunale municipale per ben 10 casi di minori abusati sessualmente e condannato a un anno di prigione. Il giornale israeliano Haaretz va nel dettaglio: «in un caso, Nader ha richiesto del sesso orale da un quattordicenne in una stanza all’Hilton Hotel di Praga (…) Dopo che il ragazzo si è rifiutato, Nader si è masturbato di fronte al ragazzo e gli ha pagato 2.000 corone ceche, un valore di circa 100 dollari di oggi».
Nader, di origine libanese, agiva da uomo di collegamento con i poteri del Medio Oriente, l’Occidente ed oltre.
Nel dicembre 2016 a New York organizza un incontro tra i funzionari degli Emirati Arabi Uniti e Jared Kushner, Michael Flynn e Steve Bannon.
Nader, di origine libanese, agiva da uomo di collegamento con i poteri del Medio Oriente, l’Occidente ed oltre.
Nel gennaio 2017 mette in piedi un meeting alle Seychelles tra gli Emirati e il fondatore della multinazionale dei mercenari Erik Prince (che all’epoca si dice fungesse da advisor diplomatico della squadra di transizione verso la Casa Bianca del presidente eletto Trump) facendo poi incontrare Prince ed i funzionari emiratini con Kirill Dmitriev, capo del Russian Direct Investment Fund (RDIF), fondo sovrano russo impegnato nel cercare altri coinvestitori per le attività economiche russe.
Si racconta persino che nel tardo 2015, su uno yacht al largo del Mar Rosso, il Nader riunì il principe degli Emirati Mohamed bin Zayed (quello che ha accolto Bergoglio a Braccia aperte) nonché l’uomo forte del Regno sauidta Mohamed bin Salman, Abdel Fattah al Sisi (il presidente dell’Egitto), il principe Salman (principe ereditario del Bahrain) e il re Abdullah di Giordania.
Si tratta di un potere diplomatico che non ha quasi nessuno. Nella rete di Nader, insomma, c’è tutta la geopolitica mondiale.
Si tratta di un potere diplomatico che non ha quasi nessuno. Nella rete di Nader, insomma, c’è tutta la geopolitica mondiale.
Come un pedofilo conclamato riesca ad avvicinarsi non solo al vertice di due monarchie del Golfo ma persino alla Casa Bianca (e il Cremlino!) resta un mistero.
Nader, dicevamo, è stato ora nuovamente condannato per pedofilia. Di questo caso, come vedete, non parla davvero nessuno.
Come un pedofilo conclamato riesca ad avvicinarsi non solo al vertice di due monarchie del Golfo ma persino alla Casa Bianca (e il Cremlino!) resta un mistero.
Come per anni, in questo Paese, non si è parlato del Forteto. Lo scorso mese, il sostituto procuratore Ornella Galeotti è stata scoltata dalla Commissione d’inchiesta parlamentare dove ha ricostruito gli anni dell’inchiesta Forteto riaperta nel 2011: «Ho ricevuto un genere di atteggiamenti e pressioni che non mi è mai più capitato».
«Ho detto in aula e lo direi ancora e lo ripeto in questa sede che in Toscana per 30 anni si è assistito alla sospensione di tutte le regole e leggi in questa materia».
Per anni, in questo Paese, non si è parlato del Forteto
Nella ricostruzione si parla dell’improvvisa comparsa di personaggi aventi relazioni con personale dei servizi, nonché, cosa assai bizzarra per una coperativa agricola, di un livello di sicurezza delle telecomunicazioni inaspettato:
« … Abbiamo fatto una valutazione, con la polizia giudiziaria, sulla possibilità di svolgere intercettazioni telefoniche e ambientali – ha aggiunto Galeotti – e abbiamo scoperto che il Forteto aveva un livello di sicurezza delle intercettazioni altissimo. Avevamo pensato a un “trojan” ante litteram ma non c’era proprio modo di intercettare».
Vedendo l’improvviso accalcarsi di indagini e notizie, non possiamo che chiederci: cosa sta succedendo?
Da Epstein in giù, in tutto il mondo, i misteri intorno all’internazionale pedofila si sprecano. Statene certi, è solo la punta dell’Iceberg. E quello che può esserci sotto è perfino peggio di un’isola dove si stuprano ragazzine.
Ciò detto, vedendo l’improvviso accalcarsi di indagini e notizie, non possiamo che chiederci: cosa sta succedendo?
Geopolitica
Bardella: la Francia non può finanziare l’Ucraina per sempre
La Francia non dispone di risorse proprie e non può finanziare l’Ucraina all’infinito, ha dichiarato Jordan Bardella, presidente del partito di destra Rassemblement National (NR) di Marine Le Pen.
Il principale partito di opposizione francese è stato oggetto di dure critiche da parte dei rivali all’inizio di questa settimana, dopo che il vicepresidente Louis Aliot ha affermato che NR «chiuderebbe i rubinetti» per Kiev qualora salisse al potere dopo le elezioni presidenziali del 2027. Si ritiene che Le Pen abbia ottime possibilità di successo alle elezioni del prossimo anno, indipendentemente da chi sarà il suo avversario al secondo turno.
Sabato, intervenendo al Forum Ambrosetti a Cernobbio, Bardella è tornato sulla questione, sostenendo che l’Ucraina ha bisogno del sostegno della Francia e delle altre nazioni occidentali nel conflitto con la Russia, ma che «il nostro obiettivo non dovrebbe essere quello di finanziare la guerra ad vitam æternam», espressione latina che significa «per sempre».
La Francia ha un debito pubblico di 3.500 miliardi di euro e non può «dare soldi che non abbiamo più» al governo di Volodymyr Zelens’kyj, ha sostenuto.
«La situazione estremamente grave e preoccupante delle finanze pubbliche francesi significa che non possiamo erogare denaro senza garanzie o assicurazioni che questo denaro verrà un giorno restituito», ha affermato il presidente del Rassemblement National.
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Parigi è stata uno dei più convinti sostenitori di Kiev nell’UE dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, erogando miliardi in aiuti militari e diverse armi sofisticate, tra cui obici semoventi CAESAR e aerei da combattimento Mirage.
Secondo il Bardella, gli americani erano «molto più furbi» degli europei nel fornire assistenza a Kiev, «perché i fondi che hanno dato all’Ucraina sono garantiti contro l’estrazione di terre rare». Si riferiva all’accordo raggiunto lo scorso anno tra Washington e Kiev, che assicura agli Stati Uniti un accesso preferenziale alle risorse minerarie ucraine.
Durante il secondo mandato del presidente statunitense Donald Trump, Washington ha inoltre ridotto in misura significativa gli aiuti all’Ucraina, costringendo i membri europei della NATO a pagare le armi di fabbricazione americana destinate al Paese.
All’inizio di questa settimana Trump ha avvertito che intende presentare all’Europa un conto, seppur tardivo, per i miliardi di dollari che Washington ha speso per armare l’Ucraina sotto la presidenza del predecessore Joe Biden. In precedenza aveva stimato che Biden avesse fornito a Kiev armi per un valore di oltre 300 miliardi di dollari «gratuitamente».
Giovedì Le Pen ha dichiarato che il Rassemblement National è scettico su ulteriori aiuti all’Ucraina perché ritiene che il conflitto con la Russia richieda una soluzione diplomatica.
Un sondaggio Harris Interactive di fine agosto indicava che Le Pen godeva del sostegno del 34% dell’opinione pubblica francese, risultato che dovrebbe garantirle l’accesso al secondo turno delle presidenziali, dove avrebbe probabilmente una vittoria agevole contro il rivale di sinistra Jean-Luc Mélenchon o il candidato centrista, l’ex primo ministro Édouard Philippe.
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Immagine di Thomas Bresson via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
La Bulgaria rifiuta di puntare il dito contro la Russia per l’incidente del drone tedesco
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Geopolitica
Putin parla dell’incontro con gli inviati di Trump Witkoff e Kushner
Gli emissari del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono usciti dal Cremlino al termine dei colloqui con il leader russo Vladimir Putin. L’incontro riservato si è protratto per circa tre ore e, subito dopo, nessuna delle due parti ha reso pubbliche dichiarazioni.
I due sono giunti a Mosca sabato mattina per trattative finalizzate a una soluzione del conflitto in Ucraina. Prima della visita, Trump aveva dichiarato che gli inviati avevano il compito di presentare «una proposta per porre fine alla guerra» a entrambe le parti. Witkoff e Kushner dovrebbero partire a breve per Kiev.
Prima della sessione a porte chiuse, i giornalisti sono stati ammessi per breve tempo nella sala. Erano presenti il consigliere presidenziale Yury Ushakov e il direttore generale del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), Kirill Dmitriev. Nell’introduzione, Putin ha manifestato gratitudine alla parte americana per l’impegno profuso negli sforzi diplomatici tesi a risolvere le ostilità in corso.
«Pur essendo consapevole della difficile situazione in cui si trova» Trump «non smette di impegnarsi per risolverla e contribuire alla soluzione del conflitto russo-ucraino. Oggi discuteremo di tutte le sue componenti e di tutti i suoi aspetti e, da parte nostra, siamo pronti a illustrarvi la nostra visione della situazione», ha dichiarato Putin.
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Witkoff ha espresso a Putin la profonda gratitudine della famiglia dell’ex marine statunitense Robert Gilman, detenuto in Russia dal 2022 e liberato il mese scorso per motivi «umanitari». «Dovrebbero ringraziare il presidente Trump; è stato lui a lanciare l’appello», ha replicato Putin.
Il presidente russo ha ribadito l’impegno di Mosca a sospendere gli attacchi contro Kiev per i tre giorni a partire dalla mezzanotte del 5 settembre. La pausa ha lo scopo di consentire agli inviati di Trump di recarsi in sicurezza nella capitale ucraina.
«Vorrei sottolineare che anche la parte ucraina ha ridotto significativamente – di un ordine di grandezza – gli attacchi sul territorio della Federazione Russa, Mosca compresa. Le autorità ucraine hanno pubblicato un appello per una tregua più ampia di tre giorni, ma non abbiamo mai raggiunto un accordo con loro», ha dichiarato Putin.
Dopo i colloqui, il corteo con a bordo Witkoff e Kushner si è diretto direttamente all’aeroporto di Vnukovo, nella zona Sud-Ovest della capitale russa. Dmitriev ha accompagnato personalmente gli inviati all’uscita, condividendo foto dall’aeroporto sui social media e descrivendo il loro viaggio come un «importante visita di pace».
L’incontro si è rivelato «sostanziale, costruttivo e caratterizzato da un alto grado di franchezza e fiducia reciproca», ha dichiarato Ushakov ai giornalisti poco dopo la partenza di Witkoff e Kushner dal Cremlino. Durante i colloqui, la parte russa ha espresso «fiducia nel raggiungimento degli obiettivi prefissati [dell’operazione contro l’Ucraina]» e ha ribadito «la necessità di affrontare tutte le cause profonde del conflitto», ha affermato il collaboratore presidenziale.
Gli inviati di Trump hanno preso «particolare nota» di una questione specifica sollevata dal presidente russo durante l’incontro, ovvero il fatto che «il regime di Kiev ha smesso di nascondere la sua vera natura, iniziando a seppellire nuovamente alcuni dei più noti criminali nazisti», ha affermato Ushakov. Di recente, i resti di due cofondatori dell’OUN (l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, un movimento politico e paramilitare di nazionalismo integralista fondato nel 1929 a Vienna e poi divenuto collaboratore della Germania nazionalsocialista), Andrey Melnik ed Evgeny Konovalets, sono stati riesumati in Europa e riportati in Ucraina per essere seppelliti con tutti gli onori, nell’ambito del progetto del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj di creare un presunto «Pantheon di ucraini illustri», operazione che ha scatenato proteste anche in Polonia.
Secondo Ushakov, i negoziati non si sono limitati esclusivamente alla crisi ucraina, ma le due parti hanno discusso in dettaglio di «questioni economiche e potenziali importanti progetti russo-americani di reciproco vantaggio».
È d’uopo notare che entrambe le famiglie Witkoff e Kushner hanno origini nell’ex Impero russo, in un contesto ebraico-ashkenazita — con lo stesso tipo di storia migratoria comune a molte famiglie ebraiche americane di quella generazione.
La famiglia di Jared Kushner discende da ebrei originari di Novogrudok, all’epoca in Polonia e oggi in Bielorussia. I nonni paterni, Joseph e Rae (Reichel) Kushner, erano sopravvissuti all’Olocausto arrivati negli Stati Uniti nel 1949 da Navahrudak.
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L’altro inviato ha legami genealogici ancora più diretti con la Russia: i nonni paterni di Steve Witkoff erano entrambi nati nell’Impero russo, ed è descritto come proveniente da una famiglia ebraica di origini russe.
Sul ruolo giocato dalla provenienza etno-religiosa nel conflitto ucraino si era espresso nel settembre 2023 lo stesso Putin, dichiarando che «i gestori occidentali hanno posto a capo dell’Ucraina moderna un ebreo etnico, un uomo di origine ebraica, con radici ebraiche – in questo modo, a mio avviso, nascondendo le basi antiumane dell’attuale situazione dello Stato Ucraino».
«Ciò rende l’intera situazione estremamente disgustosa, vedere un ebreo mascherare la glorificazione del nazismo e di coloro che all’epoca perpetrarono l’Olocausto in Ucraina, sterminando 1,5 milioni di persone», aveva aggiunto il presidente russo.
Riguardo alla questione degli «ebrei nazisti» suscitarono aspre polemiche internazionali le parole del ministro degli Esteri Sergej Lavrov alla TV italiana nel 2022. Come scritto da Renovatio 21, l’idea ha tuttavia radici storico-letterarie profonde.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
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