Connettiti con Renovato 21

Internet

Facebook etichetta lo scoop di Hersh sul Nord Stream come «falsa informazione»

Pubblicato

il

Facebook avrebbe apposto agli articoli del giornalista investigativo statunitense premio Pulitzer Seymour Hersh l’etichetta «falsa informazione».

 

Come noto, secondo documentati articoli-rivelazione di Hersh vi sarebbe stato un coinvolgimento della Casa Bianca nel sabotaggio degli oleodotti Nord Stream. Più di recente, Hersh ha scritto di presunti furti di aiuti statunitensi da parte dei gerarchi del regime Kiev.

 

Il colosso dei social media afferma che il fact-checking da parte di testate connesse a Norvegia e Ucraina giustifica l’uso dell’etichetta censoria.

 

Si tratterebbe quindi di un palese conflitto di interessi, visto che Hersh aveva affermato a febbraio che il sabotaggio dello scorso anno dei gasdotti Nord Stream, costruiti per trasportare il gas dalla Russia alla Germania, era stato ordinato dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden ed eseguito da un team congiunto USA-Norvegia. (Entrambi i Paesi hanno negato ogni responsabilità).

 

L’articolo di Hersh sul sabotaggio del gasdotto, che ha pubblicato sulla piattaforma Substack, è ora contrassegnato come «falsa informazione» da Facebook, ha osservato giovedì il giornalista Michael Shellenberger.

 

Facebook utilizza terze parti, che considera «fact-checkers», verificatori di fatti indipendenti, per prendere decisioni sull’opportunità di avvisare gli utenti del contenuto dei collegamenti pubblicati sulla piattaforma.

 

 

 

Le affermazioni di Hersh sono contestate, tuttavia Facebook «ha deciso di schierarsi» e sta «censurando» il giornalista premio Pulitzer, ha affermato Shellenberger, già coinvolto nei cosiddetti Twitter Files che mostrano il livello di censura e penetrazione nei social da parte di agenzie statali e perfino di Intelligence.

 

Il fact-checker in questo caso è stato l’emittente pubblica norvegese NRK. Il 14 marzo, l’organizzazione ha ristampato un articolo di Faktisk.no, un osservatorio dei media che annovera NRK tra i suoi partner, che aveva affermato che, sulla base di dati open source, Hersh si era sbagliato sul presunto coinvolgimento delle navi della Marina norvegese nel sabotaggio del Nord Stream.

 

«Che Hersh abbia torto o ragione, i suoi articoli dovrebbero essere dibattuti pubblicamente, non censurati», ha insistito lo Shellenberger. «Le azioni di Facebook sono antitetiche alla tradizione americana di dibattito libero e aperto e al suo rifiuto della censura segreta e autoritaria».

 

«Hersh è infinitamente più indipendente del fact-checker norvegese di Facebook. L’organizzazione di factchecking è una partnership con una società di media di proprietà del governo norvegese, NRK, che ha un interesse personale diretto nel censurare la storia» puntualizza il giornalista americano.

 

«Il popolo americano ha concesso a Facebook ampie protezioni di responsabilità ai sensi della Sezione 230 che altre società di media non ottengono» scrive Shellenberg, citando la normativa che permette alle piattaforme online di non essere perseguibili per ciò che gli utenti vi postano sopra. «Eppure Facebook si comporta come una media company, non come una piattaforma. Pertanto, Facebook sta mettendo a rischio la sua protezione della Sezione 230. E censurare Hersh può solo attirare più attenzione su di esso».

Hersh ha da poco pubblicato un altro articolo-bomba la scorsa settimana in cui affermava che l’Intelligence statunitense era a conoscenza dell’appropriazione indebita su larga scala del denaro degli aiuti americani da parte della leadership ucraina. Allo stesso modo, Facebook lo ha etichettato «falso», citando l’opinione di StopFake.org, un organo di controllo dei media con sede in Ucraina e finanziato dall’Occidente, creato per combattere la «disinformazione russa».

 

StopFake contesta le accuse di Hersh perché Substack è una piattaforma di autopubblicazione, piuttosto che una testata tradizionale. Il Fact-checker fa poi riferimento a dichiarazioni di funzionari statunitensi, che hanno affermato di non aver visto prove di aiuti americani dirottati in Ucraina. Se le accuse di Hersh fossero vere, la corruzione «sarebbe nota ai revisori dei conti americani e avrebbe avuto un impatto negativo sull’assistenza all’Ucraina». Il livello degli argomenti è questo.

 

Hersh ha paragonato la situazione in Ucraina a quanto accaduto in Afghanistan durante i due decenni di presenza militare statunitense. I rapporti degli ispettori americani hanno messo in luce la corruzione dilagante anno dopo anno, ma ciò non sembra aver influito in modo significativo sulla spesa statunitense per gli sforzi di «ricostruzione».

 

In Italia lo scoop sul sabotaggio del Nord Stream pubblicato da Hersh – decano del giornalismo investigativo con una carriera di decenni di rivelazioni clamorose che gli sono valse i massimi premi – era passato ovviamente per i fact-checker nostrani di Open, sito creato dall’ex dirigente della Federazione Giovanile Socialista Italiana Enrico Mentana.

 

Quivi compare un pezzo di David Puente che bolla l’articolo del Premio Pulitzer come «Teoria del complotto», sostenendo che «Seymour Hersh basa la sua argomentazione su un’unica fonte anonima» e che «gli stessi dettagli smentiscono la narrazione», senza contare che «Hersh pubblica il suo articolo su una piattaforma gratuita e senza alcun controllo, soprattutto editoriale. Un editore avrebbe richiesto più informazioni di quelle raccontate nell’articolo per corroborare la tesi e passare alla pubblicazione. Ciò non è avvenuto». Insomma, a Hersh manca una supervisione, magari quella di Open, di Puente, o del Mentana.

 

In fondo all’articolo di Open una segnalazione in corsivo: «questo articolo contribuisce a un progetto di Facebook per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social». Dal 12 ottobre 2021 Open è infatti partner di Facebook nella lotta alla «disinformazione», entrando nel suo network mondiale di fact-checkers.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Puente aveva fatto aveva fatto un fact-checking ad una notizia, poi risultata falsa, pubblicata dal suo stesso sito riguardo le code chilometriche di persone in fuga dalla Russia verso la Finlandia.

 

 

 

 

 

Immagine di Institute for Policy Studies via Wikimedia pubblicato su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0); immagine modificata

 

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Internet

Il fondatore di Telegram: l’UE si sta trasformando in una «repubblica delle banane»

Pubblicato

il

Da

Secondo il co-fondatore di Telegram Pavel Durov, l’Unione Europea si è abbassata a utilizzare dubbie scappatoie procedurali, solitamente impiegate dai regimi dei Paesi in via di sviluppo, per approvare leggi controverse.

 

Il Durov si riferiva alla controversa normativa che consente alle aziende tecnologiche di scansionare i messaggi dei propri utenti, apparentemente per individuare materiale pedopornografico.

 

In un post pubblicato venerdì su X, l’imprenditore ha scritto: «Un tempo tipici delle repubbliche delle banane, questi stratagemmi vengono ora utilizzati dall’UE per far passare leggi sulla sorveglianza».

 

Il commento di Durov è arrivato poco dopo che il Parlamento europeo ha votato giovedì per riproporre quella che i critici hanno soprannominato la legislazione sul «controllo delle chat». Le linee guida temporanee che autorizzavano lo spionaggio erano scadute ad aprile, dopo che i deputati non erano riusciti a trovare un punto d’incontro a fronte delle proteste per le preoccupazioni relative alla privacy.

 

Tuttavia, la presidente del Parlamento europeo, la maltese Roberta Metsola, ha chiesto ai leader dell’UE di riavviare i negoziati sul regolamento, e il Consiglio europeo ha accolto la sua richiesta, il che significa che la proposta è stata nuovamente sottoposta al voto plenario del parlamento europeo.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Anche le forze dell’ordine, tra cui la direttrice esecutiva di Europol Catherine De Bolle, hanno espresso il loro sostegno al controverso quadro normativo, definendolo uno strumento fondamentale «per la protezione dei minori».

 

Secondo quanto riportato da Euractiv, anche quattro commissari europei avrebbero esercitato pressioni sui legislatori affinché approvassero la legge.

 

Il Partito Popolare Europeo (PPE), di centro-destra, di cui Metsola è membro, ha fatto in modo che la votazione fosse soggetta a una procedura legislativa raramente invocata, che richiede la maggioranza assoluta di almeno 361 eurodeputati per abrogare o emendare una proposta. La votazione si è tenuta il giorno prima della pausa estiva, quando la piena partecipazione era altamente improbabile. Di conseguenza, il provvedimento è stato approvato nonostante l’opposizione della maggior parte dei parlamentari presenti.

 

Nel frattempo, secondo alcune indiscrezioni, si starebbe preparando un quadro normativo più ampio, denominato «Chat Control 2.0», che obbligherebbe le aziende tecnologiche a monitorare le comunicazioni crittografate end-to-end, attualmente esenti da controlli.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa l’UE aveva ritirato il voto sulla legge su app di chat e abusi sessuali sui minori. Nel frattempo l’Europol ha pubblicizzato sue potenti retate contro reti pedofili, di cui ha smantellato piattaforme informatiche.

 

Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa anche Apple aveva affermato l’intenzione di scansionare le foto degli utenti in cerca di materiale pedopornografico da segnalare. Secondo quanto riportato, anche Google – e i telefoni Android – lo starebbe già facendo, con casi di errore agghiaccianti: il sistema (fatto da algoritmi, o da persone, o da un combinato dei due, vallo a sapere) avrebbe segnalato alla polizia e cancellato gli account di genitori che avevano immagini dei figli nudi, magari anche dettagli delle parti intime richieste dai pediatri come forma di telemedicina durante i lockdown.

 

Nel frattempo, il colosso Meta (che gestisce Facebook, Instagram, Whatsapp) avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. Ne aveva scritto in dettaglio nei giorni scorsi il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no,

 

Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social. Lo Stato del Nuovo Messico ha fatto causa a Meta allo Zuckerberg per aver facilitato il traffico sessuale minorile.

Iscriviti al canale Telegram

Fuori dai social, non è diverso: nel maggio 2023 il presidente francese Emmanuel Macron aveva destato scalpore condannando il vandalismo di un’opera d’arte esposta a Parigi che era accusata di promuovere la pedofilia. Il fatto avveniva sull’onda dello scandalo che travolse la casa di Alta Moda Balcenciaga, nelle cui pubblicità ad alcuni sono sembrati celati significati pro-pedofiliaci.

 

Quindi, ricapitoliamo: pedofili che si connettono in rete senza problemi, ed immagini di tendenza pedopornografica tranquillamente esposte nella pubblicità e nei musei, a costo di essere difese dal vertice di una potenza nucleare. Invece, sorveglianza totale per i vostri telefonini.

 

Non ci vuole molto a capire a che cosa serve, davvero, questo disegno di legge. E chi ne non sarà mai toccato. Costoro pur persevereranno nelle loro attività. E nella continua apertura della Finestra di Overton sulla pedofilia inflitta alla società.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Intelligenza Artificiale

Instagram rende i post pubblici disponibili a Meta AI per impostazione predefinita

Pubblicato

il

Da

L’ultimo aggiornamento di Instagram rende i reel, i video e le foto dei profili pubblici disponibili per impostazione predefinita a Meta AI, permettendo agli strumenti di intelligenza artificiale dell’azienda di generare contenuti a partire da essi, a meno che i creatori non decidano di disattivare questa opzione.   Martedì, Meta ha introdotto il suo nuovo modello Muse Image, entrando in un settore dominato da generatori di immagini come GPT Image di OpenAI, Google Gemini e Midjourney. Lo strumento è stato reso disponibile integrato in Instagram, con gli utenti iscritti automaticamente alle sue funzionalità basate sull’iIA.   «Se il tuo account è pubblico, chiunque su Instagram può riutilizzare in tutto o in parte i tuoi reel, i video del feed e le foto condivise dopo che la funzionalità di riutilizzo è diventata disponibile», afferma Instagram nella pagina del suo Centro assistenza. «Inoltre, è possibile che altri utenti creino contenuti utilizzando i tuoi contenuti Instagram grazie alle funzionalità di intelligenza artificiale di Meta».

Sostieni Renovatio 21

Secondo Instagram, i contenuti dei minorenni con account pubblici saranno resi disponibili in questo modo solo alle persone che seguono. Inoltre, gli utenti non riceveranno alcuna notifica se qualcuno crea contenuti utilizzando Meta AI con le loro foto o i loro video pubblici.   Queste impostazioni predefinite possono essere disattivate nella sezione Condivisione e riutilizzo del profilo Instagram.   Tuttavia, anche se un utente sceglie di non condividere o elimina le foto pubbliche già utilizzate per generare contenuti tramite intelligenza artificiale, le immagini create in precedenza da altri utenti non verranno rimosse, secondo quanto dichiarato da Instagram.   L’approccio di Meta, che prevede la possibilità di disattivare alcune funzionalità, rispecchia le pratiche adottate da altre aziende tecnologiche, tra cui Google, Microsoft e OpenAI, che abilitano determinate funzioni di intelligenza artificiale per impostazione predefinita, consentendo al contempo agli utenti di disattivarle.   Ciò avviene mentre i contenuti generati dall’intelligenza artificiale, inclusi i deepfake, sono alla base di una quota crescente di truffe che costano agli americani decine di miliardi di dollari ogni anno, secondo una nuova ricerca di Gallup.   Secondo un sondaggio pubblicato la scorsa settimana da Gallup, gli americani hanno perso circa 68 miliardi di dollari a causa di truffe lo scorso anno, ovvero circa 186 milioni di dollari al giorno. Circa il 12% delle vittime ha dichiarato che i propri casi coinvolgevano intelligenza artificiale o deepfake, sebbene la cifra reale potrebbe essere significativamente più alta.   Come riportato da Renovatio 21, un anno fa erano emerse polemiche in merito agli aggiornamenti di Instagram, tra cui una nuova «Friend Map»: si tratta un sistema di tracciamento in tempo reale che ti consente di condividere la tua posizione esatta con i contatti scelti e di vedere a tua volta la loro. In molti hanno accusato gli update del software di costituire una grande minaccia per la privacy dell’utente.

Aiuta Renovatio 21

In passato inchieste giornalistiche hanno mostrato la presenza su Instagram di network pedofili, che paiono aver goduto più libertà di coloro che si sono opposti alle restrizioni pandemiche o al vaccino – anche se è un candidato presidente come Robert Kennedy jr.. Secondo il Wall Street Journal, Meta avrebbe lottato «per allontanare i pedofili da Facebook e Instagram», cosa di cui poi sarebbe stata chiesto conto da senatori americani durante una tesa udienza a Washington con il CEO Marco Zuckerberg.   Come riportato da Renovatio 21, a marzo Meta è stata condannata a pagare 375 milioni di dollari per aver consapevolmente danneggiato la salute mentale dei bambini e per aver occultato prove di sfruttamento sessuale minorile sulle proprie piattaforme di social media.   Considerato il comportamento dimostrato da Facebook, con la censura che si è abbattuta su dissidenti o anche semplici conservatori (ma non sui pedofili di Instagram o i donatori di sperma su Facebookné sui neonazisti dell’Azov), la collusione con lo Stato profondo americano e le sue agenzie, la volontà di chiudere gli account di organizzazionipartiti premier e presidenti, la raccolta massiva di dati anche biometrici (con il riconoscimento facciale che ha generato denunce di Stati come il Texas) nonché la possibilità di agire sul vostro telefono perfino scaricandone la batteria, c’è da domandarsi cosa la potente Intelligenza Artificiale su cui Meta sta lavorando possa fare alla vostra vita.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine generata artificialmente
Continua a leggere

Internet

Gli Stati americani chiedono 1,4 trilioni di dollari a Meta

Pubblicato

il

Da

Meta potrebbe dover affrontare sanzioni fino a 1.400 miliardi di dollari dopo che quattro stati americani hanno accusato l’azienda di aver progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza nei giovani utenti, secondo quanto riportato dai media, citando documenti giudiziari.

 

Le potenziali multe sono quasi pari all’attuale capitalizzazione di mercato dell’azienda, che si aggira intorno a 1.500 miliardi di dollari.

 

California, Colorado, Kentucky e New Jersey accusano Meta di aver progettato deliberatamente le sue piattaforme per tenere incollati allo schermo bambini e adolescenti, fuorviando al contempo il pubblico sulla sicurezza delle app, ha dichiarato la società in un documento depositato in tribunale lunedì.

 

Nel corso di un’udienza tenutasi il mese scorso, i quattro stati hanno dichiarato di aver calcolato le sanzioni proposte stimando il numero di giovani utenti coinvolti e applicando le multe previste dalla legge statale. La cifra di 1.400 miliardi di dollari è stata resa nota da Meta in una risposta legale alla richiesta degli stati su come dovessero essere calcolati i danni.

 

Meta ha respinto la stima definendola giuridicamente infondata. «Una sanzione di tale entità non ha precedenti nella storia dell’applicazione delle norme a tutela dei consumatori», hanno scritto gli avvocati dell’azienda nel documento depositato in tribunale, riporta l’agenzia Reuters.

 

La società di Mark Zuckerberg ha definito infondati i «calcoli stravaganti» dei querelanti e ha promesso di continuare a combattere la causa.

Sostieni Renovatio 21

Un portavoce dell’ufficio del procuratore generale della California ha difeso il caso, affermando che si sostiene che Meta «abbia dato priorità ai profitti rispetto alla sicurezza dei bambini e abbia alimentato la crisi di salute mentale che stiamo vedendo colpire una generazione di bambini americani». L’ufficio ha dichiarato di essere fiducioso di «ritenere Meta pienamente responsabile».

 

Meta deve inoltre affrontare cause legali intentate da altri 29 stati, non incluse nella richiesta di risarcimento di 1.400 miliardi di dollari. La maggior parte di queste accuse riguarda la violazione del Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA) per aver raccolto dati di minori senza il consenso dei genitori. Il giudice distrettuale statunitense Yvonne Gonzalez Rogers esaminerà queste accuse insieme al caso intentato dai quattro stati nel mese di agosto, mentre una causa separata, promossa da altri 14 stati, è prevista per febbraio 2027.

 

Questo caso è uno delle migliaia di cause legali intentate contro Meta e altre società di social media, tra cui TikTok, YouTube e Snapchat, con l’accusa di aver progettato deliberatamente funzionalità che creano dipendenza per bambini e adolescenti. A marzo, una giuria di Los Angeles ha ritenuto Meta e Google responsabili per negligenza in un caso separato riguardante prodotti che si presume abbiano danneggiato i giovani utenti.

 

A marzo Meta era stata condannata a pagare 375 milioni di dollari per aver consapevolmente danneggiato la salute mentale dei bambini e per aver occultato prove di sfruttamento sessuale minorile sulle proprie piattaforme di social media. Un altro processo di grande risonanza è stato avviato a Los Angeles, dove famiglie e istituti scolastici hanno intentato causa contro i principali giganti dei social media – Meta, TikTok e YouTube – nel primo caso di responsabilità da prodotto: le piattaforme sarebbero state progettate consapevolmente per indurre dipendenza nei bambini e compromettere la loro salute mentale.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli anni si sono accumulate varie accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.

 

Due anni fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.

 

Secondo il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento, Meta avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no,

Aiuta Renovatio 21

Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social. Lo Stato del Nuovo Messico ha fatto causa a Meta allo Zuckerberg per aver facilitato il traffico sessuale minorile.

 

Come riportato da Renovatio 21, una tornata di documenti del tribunale aveva mostrato anche che Meta avrebbe insabbiato le ricerche sulla salute mentale degli utenti Facebook.

 

Come riportato da Renovatio 21, quest’anno il governo ungherese ha accusato Facebook di interferire nelle elezioni parlamentari.

 

Il mese scorso Meta è stata accusata di aver tratto profitto da truffe ai danni di pensionati.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di InvadingInvader via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Continua a leggere

Più popolari