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Pensiero
State vedendo anche voi l’aggressività degli automobilisti?
Qualche settimana fa Renovatio 21 ha chiesto ai suoi lettori se avevano notato questo fenomeno che ci sembrava inedito quanto inquietante, quello dei campi lasciati incolti.
In tanti ci avete scritto confermandoci quasi tutti quanto sospettavamo: sì, la questione esiste, non è solo una vaga percezione. Il fenomeno c’è, concretamente.
Vogliamo quindi sottoporre un altro quesito, su un altro fenomeno sul quale ci stiamo stropicciando gli occhi, dandoci pizzicotti, perché temiamo sia solo un’impressione soggettiva.
Siamo in molti oramai a pensare che qualcosa sia cambiato nel comportamento degli automobilisti. Sono diventati più spregiudicati, invadenti – in una parola, sono divenuti più aggressivi.
Chi scrive lo ha notato nelle città del Nord dove lavora. Il clacson è un fenomeno rarissimo, al punto che un colpetto singolo fa partire l’adrenalina su per la schiena. Un colpo prolungato, invece, è una dichiarazione di guerra, un invito alla rissa via PEC.
Ebbene, ora pare invece capita di sentire varie volte nello stesso viaggio i colpi di clacson.
Abbiamo poi notato ripetuti comportamenti che prima non avevamo visto su tratti di strada che conosciamo bene: tallonamenti in tratti di tangenziale un tempo noiosi, sorpossi a 100 all’ora in stradine di campagna… Tutta roba che in decenni di guida mai avevamo esperito, almeno non con questa frequenza.
Una cosa del genere, ci rendiamo conto, non è rilevabile. Non siamo in grado di valutare se vi sia stato un aumento degli incidenti, e non sappiamo nemmeno come, qualora vi fosse, reagirebbero le istituzioni e i media.
Non si tratta di un dato emblematico ed eclatante – per cui da occultare subito – come quello delle morti in eccesso. Si tratta di qualcosa che potrebbe portare a conclusioni non immediate.
Un caso del genere lo si è appena avuto negli USA. Secondo una statistica, dopo il 2020 sono aumentate considerevolmente le morti su strada della popolazione afroamericana. L’amministrazione federale ha fischiettato senza dare una spiegazione: il segretario dei Trasporti Pete Buttigieg, inquietante personaggio del quale non sappiamo se Renovatio 21 vi ha parlato abbastanza (ex intelligence militare, ex McKinsey, figlio del traduttore statunitense di Gramsci, candidato vincitore del primo turno delle primarie presidenziali con sospetti di hackeraggio russo a suo favore, gay dichiaratosi dopo essere stato eletto sindaco, padre di figli surrogati) aveva detto prima che l’intero sistema stradale americano era «razzista», come lo è ogni cosa per il nuovo corso che vuole che ogni cosa in America dopo il 1619 è razzista, NBA inclusa.
Ebbene, la spiegazione più semplice riguardo l’aumento delle morti su strada dei neri americani non è difficile da intendere: i poliziotti non fermano più gli automobilisti di colore perché temono di essere tacciati di race-profiling, cioè di razzismo: non fermano i neri perché poi possono dire che li hanno fermati perché neri.
Risultato: più neri morti.
Ora, se provassimo un aumento della violenza stradale in Italia, quale potrebbe essere il motivo?
Quale ingrediente è stato messo in circolazione che prima non c’era?
Certo, sappiamo come il lockdown abbia aumentato abusivi e violenze, specie all’interno delle famiglie. È naturale: cabin fever, il principio per cui più persone costrette in uno spazio esiguo finiscono per litigare, e di lì a peggio.
Il lockdown ha frustrato le persone, che in qualche modo quindi avrebbero pure dovuto sfogarsi, magari con l’arena stradale, dove forti di un’armatura metallica (un’estensione del sé, come voleva McLuhan) si possono lasciar andare a prepotenze.
Tuttavia, il lockdown è sempre più distante nel tempo.
Quale altro componente è stato aggiunto a tutta la popolazione italiana ed europea? La risposta sapete darvela da voi.
Vi è solo aneddotica in materia, o quasi. Si sentono amici che dicono sottovoce: da quando si è vaccinato, non lo riconosco più… ecco racconti su repentini cambi di personalità, su irascibilità prima inesistenti, su umori sconosciuti.
A dire il vero non solo racconti. Nell’ottobre 2021 uscì uno studio psichiatrico che, ancorché si occupava di un unico caso, conteneva elementi preziosi.
«L’infezione da COVID-19 è associata a una serie di sintomi neuropsichiatrici, inclusa la psicosi, anche in individui senza precedenti malattie mentali. La reazione dell’ospite ai vaccini COVID-19 può ricreare una versione lieve dell’infezione reale» scriveva lo studio apparso su Psychiatric Res intitolato «Can new onset psychosis occur after mRNA based COVID-19 vaccine administration? A case report» («Può una psicosi di nuova insorgenza verificarsi dopo la somministrazione del vaccino COVID-19 basato su mRNA? Un caso clinico»).
Veniva così trasmessa la vicenda di «un uomo ispanico di 31 anni, single, senza precedenti medici o psichiatrici, (…) portato al pronto soccorso dalla polizia a causa di comportamenti irregolari e bizzarri. Fu trovato ansioso, superficiale e con manie di grandiosità. Ha riferito di essere diventato “chiaroveggente”, di essere in grado di parlare con i morti, di sentire “persone che tamburellavano fuori casa sua” e la voce costante di un collega che credeva essere un amante – è stato successivamente confermato che non c’era alcuna relazione romantica».
«Tutti questi sintomi sono iniziati un mese fa, dopo aver fatto la prima dose di un vaccino COVID-19 a base di mRNA, e sono notevolmente peggiorati tre settimane dopo aver ricevuto la seconda dose. In precedenza era asintomatico e lavorava a tempo pieno come responsabile di ufficio. Sebbene funzionale nell’adolescenza e nell’età adulta, si descriveva come un solitario, incline a idee eccessivamente spirituali e in grado di comunicare direttamente con Dio. Aveva alcuni amici intimi e relazioni sentimentali».
I dottori incuriositi gli hanno fatto ogni sorta di test: PCR COVID, risonanza magnetica (MRI), elettroencefalogramma (EEG). Tutto più o meno nei limiti, a parte il fatto che ad un certo punto ha cominciato a dire che la macchina dell’EEG aveva cominciato a parlargli.
L’uomo sembra aver risolto il problema delle allucinazioni in pochi giorni. Medicato psicofarmacologicamente a dovere, una settimana dopo era già tornato al lavoro.
I dottori cercano di fornire qualche misera spiegazione: «a gennaio 2021 sono stati segnalati 42 casi di psicosi associati all’infezione da COVID-19. È stato ipotizzato che una tempesta di citochine innescata da COVID-19 possa aumentare il rischio di psicosi. Per coincidenza, la schizofrenia è stata collegata a uno stato pro-infiammatorio».
Anche loro si rendono conto di quanto brancolino nel buio:
«La spiegazione più parsimoniosa è che il vaccino, innocuo per i milioni di persone che lo hanno già ricevuto, potrebbe aver innescato sintomi psicotici in un individuo con una vulnerabilità intrinseca, probabilmente attraverso uno stato iperinfiammatorio».
«Probabilmente». Il paper scientifico non ha certezze: è certo invece che il tizio dopo il vaccino è, letteralmente, impazzito. E non sappiamo quanti casi simili non siano stati riportati, per paura dei medici di essere additati come no-vax, nemici del popolo vaccinando, oscurantisti, etc. La stessa classe medica che certifica in autopsia che una signora morta una manciata di minuti dopo l’iniezione mRNA è spirata per «cause naturali» (uccisa dalla «nessuna correlazione») se la sentirebbe per caso di dire che il paziente è divenuto psicotico dopo il siero?
Ci sarebbe pure un po’ di letteratura su cui appoggiarsi:
«Lo sviluppo di psicosi dopo la somministrazione di vaccini è estremamente raro. È stato segnalato solo a seguito di una manciata di vaccini: febbre gialla (Romeo et al., 2021), rabbia (Bhojani et al., 2014), vaiolo, tifo e pertosse (Hofmann et al., 2011), con anti-NMDA encefalite recettoriale come probabile meccanismo (Hofmann et al., 2011)».
«Kuhlman e colleghi hanno esaminato 41 individui in età universitaria dopo aver ricevuto il vaccino antinfluenzale e hanno scoperto che quelli con livelli più elevati di interleuchina-6 sierica mostrano sintomi depressivi più gravi».
Sì, i vaccini possono toccare la psiche.
Ma a chi importa?
Il mondo sa già che, ad esempio, il vaccino COVID altera il ciclo della donna. E quindi: alterando le mestruazioni, volete dirci che non altera anche la psiche della donna?
Per non parlare delle proteine spike che pare arrivino anche nel cervello. Creando cosa? Portando a quale cambiamento di comportamento?
È lecito chiederselo. Soprattutto nel caso che non è detto che l’alterazione psicologica sarà un parametro che sarà incluso alla fine del grande esperimento genetico universale chiamato vaccino COVID.
Quindi, è impossibile che il traffico sia impazzito perché ad impazzire sono stati gli uomini?
E se è così, cosa ha fatto impazzire gli uomini?
Cosa altro potranno fare queste persone alterate, oltre che guidare aggressivamente? A quale violenza potrebbero essere portati?
Ci rendiamo conto, sono domande che non si fa nessuno – perché tutti hanno paura di dover nominare la prospettiva per la quale tutto questo accade per trasformare la Terra in un inferno, con le persone che si massacrano a vicenda senza più rispetto per la dignità umana, come da comandamento del Signore dei cristiani.
Sappiamo che è tanto da digerire.
Allora è meglio se torniamo alla domanda: state vedendo anche voi l’incremento di automobilisti stronzi?
Attendiamo, come sempre, le vostre opinioni.
Specie su quelli con le Audi/BMW famigliari.
Roberto Dal Bosco
Pensiero
Satanisti plurivaccinati, mascherinati e greenpassati: spiegazione semplice
Ha suscitato clamore, e ilarità, la storia del Satanic Temple, un’organizzazione statunitense sedicente satanista che vorrebbe organizzare a Boston dal 28 al 30 aprile la Satancon 2023, un megaevento satanofilo, e delle sue stringenti richieste sul versante sanitario.
«I partecipanti a Satancon devono avere almeno 18 anni e avere la prova della vaccinazione COVID. I partecipanti devono indossare una maschera chirurgica N-95, KN-95 o usa e getta. Non saranno ammesse ghette, bandane e mascherine di stoffa» afferma perentorio il sito del gruppo.
I molti che hanno sghignazzato, perché effettivamente la storia è gustosa assai, forse ignorano la storia del Satanic Temple e non vedono il disarmante significato di questo sviluppo.
Il gruppo del «Tempio di Satana» – di cui è fatta l’agiografia in un documentario in streaming chiamato Hail Satan – cerca pubblicamente il suo spazio come «religione non teistica», lottando semiseriamente per un proprio status religioso riconosciuto.
Gli attivisti nerovestiti chiedono le stesse protezioni offerte ai cristiani nelle speranze di evidenziare la ridicolaggine delle eccezioni basate sulla fede. Chiedono, la preghiera satanica nelle scuole, per esempio. Poi cercano di piazzare in luoghi di importanza pubblica mega-statue del Bafometto – avete presente, il caprone alato col pentacolo – che si intrattiene con dei bambini.
Se vedete il film potete farvi un’idea della loro lugubre sede e dei loro party – che sono poco più di rave indoor locali – dove ad una maldestra adepta del movimento, al microfono di un festone, scappa qualche parola di troppo sul presidente degli Stati Uniti, di cui per una ferrea legge certe cose non si possono dire, neanche per scherzo, perché il Paese di presidenti colpiti ne ha avuti abbastanza.
Non mancano, poi, teatrali attacchi ai prolife, con scenette non immediatamente comprensibili in cui i satanici attivisti si cospargono di litri di latte dinanzi a sbigottiti antiabortisti in pena per lo spreco alimentare.
In pratica, si stratta di una sigla atea di troll di sinistra, e poco più. Dove trovino tuta questa forza, non lo sappiamo. Il capo della banda è un guercio non particolarmente effervescente che finisce talvolta sulle TV nazionali, partendo a volte col sorrisetto, a volte nemmeno quello, e senza poi approdare a nulla.
Non è più, quindi, un satanismo «razionalista», come si definiva il culto ottocentesco di Lucifero come signore della modernità «illuminata» (quello, ad esempio, dell’Inno a Satana del massone premio Nobel Giosuè Carducci). È un Satanismo «liberale», un Satanismo «progressista».
Notiamo che in mainstreaming di un satanismo progressista non è cosa solo americana, ma perfino italiana: ricordiamo un articolo, forse ora sparito, di un giornale per il pubblico giovane che sostanzialmente diceva: ma insomma, i satanisti vogliono l’aborto libero, libertà di culto, libertà sessuale… Che c’è di male? Anzi, a pensarci bene, possono essere il vero volto della sinistra di oggi, spavaldo e senza compromessi.
Vice, la portaerei globalista della necrosi millennial arriva a definire i satanisti «eroi». E il Guardian, bibbia britannica della sinistra mondiale: «i satanisti ora sono i bravi ragazzi nella lotta contro la destra evangelica?». Come ha scritto la BBC, questi satanisti «stanno combattendo per la libertà religiosa». La loro è una «battaglia per i diritti umani».
L’identità tra il nuovo satanismo e la modernità e il suo establishment – proiettato politicamente, praticamente in ogni Paese, nella sinistra – è quindi divenuta totale.
Ci stanno dicendo apertamente che chi inneggia a Satana, oggi è virtuoso. Perché, essenzialmente, il punto a cui siamo arrivati è quello per cui il satanista aderisce al mondo moderno molto meglio di chiunque altro.
Il mondo moderno vuole la libertà sessuale totale, vuole la perversione, anche la più belluina: anche il satanista.
Il mondo moderno vuole consumatori che vivano solo per la titillazione dei sensi: i satanisti non chiedono altro, perché non credono a niente che non siano i sensi terreni – e la filosofia che segretamente si è impadronita del sistema operativo degli Stati oggi, l’utilitarismo, predica essenzialmente questo, la massimizzazione del piacere degli individui nella società.
Il mondo moderno vuole che vi iniettate un composto ottenuto da feti sacrificati: musica per le orecchie dei satanisti, che si vogliono eredi di quelle streghe che nei secoli, ci insegna il Malleus Maleficarum (1487), facevano pozioni con gli aborti che procuravano con le loro erbe maledette.
Il mondo moderno odia la vita umana, vuole ridurla, sterminarla: così il satanista, servo di colui che fu «assassino fin dal principio», che odia il genere umano sin dai tempi dell’Eden.
Il mondo moderno corre verso il ritorno del sacrificio umano: e come può, anche solo in linea teorica, anche solo per finzione umoristica, non essere d’accordo un adoratore di Satana?
Il mondo moderno non può non premiare questi suoi figli: attaccando il cristianesimo, essi intaccano l’ultima barriera che rimane alla società della dignità umana; e senza più quello, ogni uomo diviene sfruttabili, schiavizzabile, stuprabile, spendibile, sterminabile a piacimento. L’uomo come commodity, in mano a profittatori e a sadici, così come possiamo definire gli oligarchi globali che stiamo vedendo prendersi pezzi delle nostre esistenze, ogni giorno di più.
L’espressione biblica princeps huius mundi («principe di questo mondo») è più precisa che mai. Chi si asservisce al mondo, si asservisce a Satana. Chi dall’esistenza terrena nel mondo chiederà solo il piacere fisico e lo stipendio non può non ritrovarsi a fare da cameriere al suo padrone.
E quindi, ben venga il green pass, il baratto della libertà e della purezza dell’uomo con la continuità del salario e l’edonismo «senza rogne». In questo senso ci vien da dire che sì, il green pass è satanico, perché sottomette gli uomini al mondo privandoli di ogni aspirazioni extramondane.
Riguardateli, questi seguaci del Demonio: aborto libero, mascherina FFP2, libertà religiosa, certificato vaccino mRNA, magari pure obbligo di pochette con la bandiera Ucraina. Ma in cosa si discostano dall’ultimo sinistroide covidiota che avete dovuto subire in questi mesi?
In sintesi, satanismo è conformismo. La spiegazione è davvero semplice-semplice.
Più che i posseduti, le legioni dei demoni, il Bafometto e il caprone, dovete temere il vostro concittadino che ha fatto la fila all’hub vaccinale: se ha fatto quello, è pronto a qualsiasi sabba in cui gli ordinino di ballare per la fine del mondo.
Dal codice QR al Tempio di Satana il passo, per la massa vaccina, è oggi, incontrovertibilmente, breve assai.
Roberto Dal Bosco
Pensiero
Volodymyr Zelensky e l’etnopolitica
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Time Magazine ha proclamato Volodymyr Zelensky «uomo dell’anno 2022»; scelta ovvia per la redazione del settimanale: il presidente ucraino è l’incarnazione del coraggio pervasivo che ha consentito al popolo di resistere all’invasore russo.
Ma, a cominciare dal 25 luglio scorso, il potere in Ucraina si è trasferito dalle mani di Zelensky a quelle del vicepresidente del Consiglio per la Sicurezza e la Difesa nazionale, Oleksiy Danilov. Zelensky si concentra sul compito di portavoce del regime, delegando a Danilov la stesura dei decreti che poi il presidente firma. I due hanno instaurato un regime di terrore.
Il 17 e 25 luglio tre membri del Consiglio sono stati silurati per diversi fatti di tradimento, riportati da funzionari ai loro ordini:
– il diplomatico Ruslan Demchenko;
– il capo del servizio d’intelligence, lo SBU, Ivan Bakanov, amico d’infanzia di Zelensky;
– infine, l’ex consigliera giuridica di Zelensky, la procuratrice generale Irina Venediktova.
A proposito di questi giorni cruciali, Rinat Akhmetov, prima della guerra l’uomo più ricco dell’Ucraina, ha dichiarato che Zelensky si è impadronito del potere, di tutti i poteri, sotto l’apparenza di riforme.
Il 26 agosto, sul canale NTA, Oleksiy Danilov ha rivelato che il Consiglio per la Sicurezza e la Difesa a novembre 2021, vale a dire quattro mesi prima dell’intervento militare russo, aveva adottato un piano per la difesa del Paese.
Il documento è stato preparato dopo che Zelensky aveva respinto il piano per un Minsk III, proposto l’8 e 9 dicembre 2019 da Parigi. «È un documento fondamentale, nonché voluminoso, che descrive le attività di tutti i corpi delle forze armate, senza eccezioni: chi deve agire e come in una situazione di legge marziale», ha precisato Danilov il 7 settembre a Left Bank.
Assassinio gli oppositori politici
Gli assassinii politici sono in genere prerogativa dei nazionalisti integralisti, non di organismi governativi. In ogni momento possono sequestrare e fare sparire, persino giustiziare nella pubblica via sotto gli occhi di tutti, gli oppositori politici. Le vittime sono innanzitutto giornalisti e politici eletti. Non si tratta di un’innovazione: queste uccisioni hanno cadenzato la guerra civile iniziata nel 2014.
Si pensi al deputato Oleg Kalashnikov, ucciso nel 2015 sulla soglia della sua abitazione con undici pallottole alla testa. La polizia non ha mai accertato né l’esecutore né il mandante dell’assassinio.
In alcuni casi sono azioni dello SBU (servizio d’intelligence). Come, per esempio, l’esecuzione del negoziatore ufficiale Denis Kireev, di ritorno da Gomel [in Bielorussia], dove aveva partecipato agli incontri, infruttuosi, con la Russia. È stato ucciso per strada il 6 marzo 2022 perché durante i negoziati aveva osato menzionare i legami storici tra Kiev e Mosca.
I dirigenti politici non si assumono la responsabilità di queste operazioni, ma le fomentano. Affermano che il Paese deve essere «epurato»; che si devono uccidere non solo gli agenti della Federazione di Russia, ma chiunque diffonda la cultura russa o ne riconosca il valore.
Procedimenti penali sono stati avviati contro alti funzionari di Stato, come il deputato Yevhen Murayev, l’ex ministro degli Esteri Arsen Avakov, l’ex primo ministro Arseni Iatseniouk, l’ex segretario del Consiglio per la Sicurezza e la Difesa Oleksandr Truchynov, nonché contro l’ex presidente Poroshenko.
Lo SBU ora arresta anche molti civili, accusati di aver collaborato con i russi.
Vietare la lingua russa
Secondo gli Accordi di Minsk II (articolo 11, nota esplicativa) (1) del 12 febbraio 2015, spettava alle regioni del Donbass scegliersi la loro lingua ufficiale.
Il 1° settembre 2022 Danilov ha invece dichiarato: «Sono loro [gli abitanti del Donbass] che devono trovare una lingua comune con noi, non noi con loro. Abbiamo dei confini e se qualcuno non è soddisfatto delle leggi e delle norme che regolano il territorio del nostro Paese, noi non tratteniamo nessuno»,
Il 21 ottobre ha precisato meglio: «La lingua russa dovrebbe sparire completamente dal nostro territorio perché strumento di propaganda ostile e di lavaggio del cervello della nostra popolazione».
Controllare i media
Il 20 luglio, in piena crisi del Consiglio per la Sicurezza e la Difesa, Danilov ha dichiarato che molti personaggi, che prima dell’«aggressione russa» comparivano abitualmente in televisione, ora non si vedono più. «Non si sa dove siano finiti. Lo SBU farà dichiarazioni pesanti su di loro».
Danilov li ha accusati di riferire il punto di vista russo: «Da noi inculcare le versioni russe è una cosa molto, molto pericolosa. A quanto pare dovremmo sforzarci di capire. Sapete cosa vi dico? Non abbiamo bisogno di loro. Lasciate che se ne vadano, che tornino nei loro acquitrini a gracchiare nella loro lingua russa.»
Il Consiglio per la Sicurezza e la Difesa aveva già assunto la sorveglianza di tutti i media sia scritti sia radiotelevisivi. Aveva inoltre vietato un centinaio di canali Telegram, definendoli «filorussi».
Distruggere 100 milioni di libri russi
Il 19 maggio, ossia prima della crisi del Consiglio per la Sicurezza e la Difesa, l’Istituto del Libro Ucraino, ente che sovrintende alle biblioteche pubbliche, è stato incaricato di distruggere 100 milioni di opere. (2)
Tutti i libri di autori russi, oppure pubblicati in lingua russa, oppure stampati in Russia dovevano essere distrutti.
È stata nominata una Commissione parlamentare per la verifica dell’attuazione di questa epurazione intellettuale. È emerso che la stragrande maggioranza dei libri delle biblioteche erano manuali di cucina, di cucito e così via.
Queste pubblicazioni hanno dovuto attendere prima di andare al macero, perché la priorità è stata riservata ad autori perniciosi come Aleksandr Puskin e Lev Tolstoj.
Vietare partiti politici
Uno alla volta, tutti i 12 partiti politici di opposizione sono stati dichiarati illegali. L’ultimo è stato sanzionato il 22 ottobre (3). Gli eletti sono stati destituiti dai loro incarichi.
Solo l’oblast’ di Transcarpazia, vicino all’Ungheria, rifiuta di estromettere gli eletti locali provenienti dai partiti politici ora fuori legge.
Confiscare i patrimoni degli oppositori e dei russi
Da fine febbraio l’Agenzia Ucraina di Ricerca e Gestione degli Averi (ARMA), organo della lotta alla corruzione voluto dall’Unione Europea, ha sequestrato beni per 1,5 miliardi di grivnia, ossia 41 milioni di dollari.
Gli oligarchi proprietari di media sono stati costretti uno dopo l’altro a cederli. Si è trattato dell’esecuzione di un piano deliberato, finalizzato a sottrarre il Paese alla loro influenza. Conservano però il diritto di possedere altri tipi di società.
Secondo una legge ucraina del 2021, gli oligarchi sono gli 86 cittadini che hanno un patrimonio di almeno 80 milioni di dollari, nonché un ruolo nella vita pubblica, e che esercitano grande influenza sui media. Secondo Danilov, a guerra finita non dovrebbero più esserci oligarchi.
Il 7 novembre il Consiglio per la Sicurezza e la Difesa ha deciso di nazionalizzare le imprese che appartengono agli oligarchi, tra i quali anche Igor Kolomojskji, finanziatore di Volodymyr Zelensky. Ora sono amministrate dal ministero della Difesa e alla fine della legge marziale dovrebbero essere «restituite al popolo ucraino».
La norma si applica anche alla società costruttrice ucraina di motori di aereo, Motor Sich, già in contenzioso con investitori cinesi davanti a una Corte di arbitraggio dell’Aia (affare Beijing-Skyrizon) [Nel 2017 il 41% della Motor Sich è stato rilevato dalla cinese Beijing’s Skyrizon Aviation, ndt].
La Cina, che chiede 4,5 milioni di dollari, ha definito la nazionalizzazione un «furto». Secondo Beijing, «Dal 2020 il governo ucraino ha creato continui problemi, criticato, imbrigliato e perseguitato senza ragione gli investitori cinesi, persino imposto sanzioni economiche speciali senza motivo, nell’intento di nazionalizzare Motor Sich PJSC con mezzi illegali e saccheggiare spudoratamente i beni cinesi all’estero».
Il 20 ottobre il Consiglio di Sicurezza e Difesa ha sequestrato sul territorio ucraino beni di 4.000 società e persone russe.
Il provvedimento riguarda anche personalità ucraine trasferitesi in Russia prima della guerra, per esempio i cantanti Taisiya Povaliy, Ani Lorak, Anna Sedokova, nonché la presentatrice televisiva Regina Todorenko.
Vietare la Chiesa ortodossa
Il 1° dicembre il Consiglio per la Sicurezza e la Difesa ha deciso di «vietare alle organizzazioni religiose, affiliate a centri d’influenza della Federazione di Russia, di operare in Ucraina», ha annunciato il presidente Zelensky, firmando il decreto 820/2022. (4)
Al Servizio di Stato per l’Etnopolitica e la Libertà di Coscienza è stato affidato il compito di sequestrare gli edifici della Chiesa ortodossa che fanno riferimento al patriarcato di Mosca.
Due settimane fa il servizio d’intelligence ucraino (SBU) ha brutalmente perquisito un monastero, accusando dei pope di aver chiamato la Russia «Madre Patria».
Il presidente Zelensky ritiene di rispettare le norme occidentali dei Diritti dell’Uomo. È un fatto che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non potrà più accettare denunce della Russia perché Mosca è uscita dal Consiglio d’Europa.
Tagliare tutte le relazioni con la Russia
Il 4 ottobre il presidente Zelensky ha firmato un decreto che vieta ogni nuovo negoziato con la Russia.
Il 1° dicembre Danilov ha esortato a «distruggere la Russia», precisando così il concetto:
«Devono solo essere distrutti per cessare di esistere in quanto Paese, all’interno delle frontiere dove ora esistono… Sono solo dei barbari. E quando dite che ci si deve sedere allo stesso tavolo con questi barbari e parlare con loro, ritengo che sia indegno del nostro popolo».
Thierry Meyssan
NOTE
1) «Paquet de mesures en vue de l’application des Accords de Minsk», Réseau Voltaire, 12 febbraio2015.
2) «Il governo Zelensky ordina la distruzione di 100 milioni di libri», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 16 giugno 2022.
3) «L’Ucraina vieta l’ultimo partito di opposizione», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 1 novembre 2022.
4) Decreto 820/2022 della presidenza dell’Ucraina, 1° dicembre 2022.
Fonte: «Volodymyr Zelensky e l’etnopolitica», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 13 dicembre 2022.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Necrocultura
Benedetto muore. Il mistero rimane. Il danno globale pure
Benedetto XIV è morto. Il mistero di quel che ha fatto rimane invece qui con noi – anzi su tutti noi. Il mistero, e il danno.
Gli inviati del New York Times, nel necrologio istantaneo, lo hanno definito «tradizionalista», probabilmente senza sapere cosa significhi. Il Ratzinger era, invece, un conservatore – al punto che taluni vedevano in lui il massimo filosofo conservatore vivente.
La storiella che si racconta, di solito, è questa: il giovane Ratzinger aveva lavorato al Concilio Vaticano II, sul fronte modernista. Più avanti avrebbe avuto una sorta di pentimento, tornando su posizioni più conservatrici, con le quali avrebbe portato avanti la Congregazione della Dottrina della Fede dell’era Woytila.
Bisogna ricordarlo, quel tempo, in cui i giornali ce lo descrivevano come spavaldo e financo aggressivo: lo chiamavano «il Panzer della Curia». Da cardinale e supremo teologo della Santa Sede, si scagliava contro l’ingresso della Turchia in Europa e indicava la chiesa ortodossa e quella anglicana come sorelle minori di quella cattolica. I laici – parola che all’epoca significava in semplicità «nemici della Chiesa» – si scandalizzavano e godevano a dipingere l’immagine del carrarmato teutonico della Fede, utile al fumetto della Chiesa granitica ed intollerante, incompatibile con la modernità.
Abbiamo visto, dopo l’elezione al Soglio di Pietro, altre cose: la Turchia in Europa era la benvenuta, e riguardo ai diversamente cristiani, scavalcò gli scismatici ed andò direttamente dagli eretici, facendo un bel pellegrinaggio nei luoghi di Martin Lutero, quello che i tradizionalista, quelli veri, ancora chiamano Porcus Saxoniae, il maiale della Sassonia. Di lì all’incredibile statua dell’eretico montata in Vaticano da Bergoglio, il passo è brevissimo.
Tuttavia, in alcune occasioni, Ratzinger aveva proferito parole misteriosamente lucide, profetiche – parole vaticinanti, come da Re del Vaticano, il Re più vicino a Dio di tutta la terra, tecnicamente. Su Renovatio 21, negli anni, ne abbiamo ricordato qualcuna.
Poche settimane prima di divenire papa, il cardinale Ratzinger aveva fatto un discorso ai preti e seminaristi di Palermo (15 marzo 2000).
«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione».
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri».
Chiunque abbia dinanzi agli occhi la mutazione della nostra società – cioè un incubo di biosorveglianza elettronica massiva, dalla Cina comunista al green pass – non può che sentire la profondità di queste parole, che parlano del nostro presente, del futuro, dell’eternità.
Quella volta Ratzinger andò oltre, e unì questo pensiero all’Apocalisse.
«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata».
Nel 2000 il teologo belga monsignor Michel Schooyans (deceduto a maggio, nel silenzio assordante ed imbarazzatissimo del Vaticano) pubblicò il libro Nuovo disordine mondiale. La grande trappola per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità. Il volume trattava quell’argomento che ora è, per i recenti eventi, ora ben presente a tutti: la spinta da parte di potenze supernazionali per la riduzione della popolazione del pianeta. Monsignor Schooyans aveva dedicato molti testi sull’argomento, accusando direttamente l’ONU, e dimostrando come tutti i Summit sulla popolazione (Cairo, Pechino, etc.) finissero automaticamente per essere un assedio di tutti gli Stati «avanzati» contro il Vaticano, per imporre contraccezione e aborti; a difendere lo Stato Pontificio rimanevano solo i Paesi africani… Abbiamo visto, per esempio a Parigi sei mesi fa, quanto ciò sia cambiato.
Tutto questo oramai è rovesciato: fautori della depopolazione come Paul R. Ehrlich sono ora invitati alle conferenze in Vaticano, e il mondo onusiano stravede per la chiesa bergogliana, di fatto trasformatasi in una grande ONG della sinistra globale e in cinghia di trasmissione del Grande Reset.
Ebbene, il Nuovo disordine mondiale dello Schooyanas, veniva introdotto da un testo del cardinale Ratzinger, che anche qui, faceva uscire parole potenti, senza curarsi di nominare quell’espressione innominabile – «Nuovo Ordine Mondiale».
«Ci sono i tentativi di costruire il futuro attingendo, in maniera più o meno profonda, alle fonti delle tradizioni liberali» scrive il cardinale tedesco. «Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre più definita, che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale; trovano espressione sempre più evidente nell’ONU e nelle sue Conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo».
«Una filosofia di questo tipo non ha più la carica utopica che caratterizzava il sogno marxista; essa è al contrario molto realistica, in quanto fissa i limiti del benessere, ricercato a partire dai limiti dei mezzi disponibili per raggiungerlo e raccomanda, per esempio, senza per questo cercare di giustificarsi, di non preoccuparsi della cura di coloro che non sono più produttivi o che non possono più sperare in una determinata qualità della vita».
«Questa filosofia, inoltre, non si aspetta più che gli uomini, abituatisi oramai alla ricchezza e al benessere, siano pronti a fare i sacrifici necessari per raggiungere un benessere generale, bensì propone delle strategie per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità, affinché non venga intaccata la pretesa felicità che taluni hanno raggiunto».
«La peculiarità di questa nuova antropologia, che dovrebbe costituire la base del Nuovo Ordine Mondiale, diventa palese soprattutto nell’immagine della donna, nell’ideologia del “Women’s empowerment”, nata dalla conferenza di Pechino. Scopo di questa ideologia è l’autorealizzazione della donna: principali ostacoli che si frappongono tra lei e la sua autorealizzazione sono però la famiglia e la maternità».
«Per questo, la donna deve essere liberata, in modo particolare, da ciò che la caratterizza, vale a dire dalla sua specificità femminile. Quest’ultima viene chiamata ad annullarsi di fronte ad una “Gender equity and equality”, di fronte ad un essere umano indistinto ed uniforme, nella vita del quale la sessualità non ha altro senso se non quello di una droga voluttuosa, di cui sì può far uso senza alcun criterio».
Ratzinger condannava il pensiero gender – prevedendo come si sarebbe trasformato – e senza problema, attaccava l’ONU – e il Nuovo Ordine Mondiale, che qualcuno stava costruendo a partire dalla distruzione della donna, un programma antico dei nemici di Cristo, come sappiamo.
Tuttavia, c’è ancora un discorso sconosciuto, ma fondamentale, che vale la pena di ricordare qui. Perché, se quella fosse rimasta la linea della Chiesa (cioè, magari, immaginiamo, se lui fosse rimasto papa, non «emerito»), il biennio pandemico, con i vaccini mRNA, il green pass, etc., sarebbe stato molto diverso.
Enciclica Caritas in Veritate, capitolo IV, punto 50.
«Il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale».
Rileggiamo. L’ambientalismo è niente, «se si sacrificano embrioni umani alla ricerca». La ricerca scientifica non può utilizzare embrioni assassinati, perché cioè distrugge il tessuto morale della società.
«La fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilità della clonazione e dell’ibridazione umana nascono e sono promosse nell’attuale cultura del disincanto totale, che crede di aver svelato ogni mistero, perché si è ormai arrivati alla radice della vita. Qui l’assolutismo della tecnica trova la sua massima espressione. In tale tipo di cultura la coscienza è solo chiamata a prendere atto di una mera possibilità tecnica» (Caritas in Veritate, VI, 75)
La ricerca sugli embrioni come attività permessa dal «disincanto totale». Anche questo è un tema che, negli ultimi anni, abbiamo imparato a conoscere. Così come, l’«assolutismo della tecnica», cioè la dittatura della supposta «scienza», la tecnocrazia che ci ha feriti in ogni modo, e si prepara a privarci di ogni residuo di libertà.
Ecco che Benedetto parlava di una società che è proprio come la nostra attuale: la coscienza dell’individuo serve solo come approvazione di ciò che è stato deciso sopra di lui. La coscienza è valida solo se afferma la propria sottomissione. È esattamente il tempo che stiamo vivendo.
È il trionfo della Cultura della Morte, che era pienamente visibile al papa poi dimissionario.
«Non si possono tuttavia minimizzare gli scenari inquietanti per il futuro dell’uomo e i nuovi potenti strumenti che la “cultura della morte” ha a disposizione. Alla diffusa, tragica, piaga dell’aborto si potrebbe aggiungere in futuro, ma è già surrettiziamente in nuce, una sistematica pianificazione eugenetica delle nascite. Sul versante opposto, va facendosi strada una mens eutanasica, manifestazione non meno abusiva di dominio sulla vita, che in certe condizioni viene considerata non più degna di essere vissuta. Dietro questi scenari stanno posizioni culturali negatrici della dignità umana». (Caritas in Veritate, VI, 75)
Rileggendo tutti questi virgolettati, insabbiati negli anni dai media anche cattolici, il lettore può capire come il mistero della rinuncia di Benedetto si infittisce ancora di più.
Il papa si dimise per far posto ad un altro papa – che convive con lui, ci viene fotografato assieme, come se vi fossero due soli, due lune, due cieli – che, invece che parlare di scienza e sacrificio di embrioni, portò tutti i dipendenti del Vaticano a sottomettersi ad un vaccino che proveniva esattamente da quello: da un essere umano innocente ammazzato per il «progresso» biomedico e per il lucro delle farmaceutiche.
Ma non c’è solo il vaccino Battesimo di Satana, e la sua forsennata divulgazione da parte del papato in combutta con Big Pharma.
Lo abbiamo evidenziato tante volte: nel Vaticano capovolto del dopo-Ratzinger, si invitano a corte esperti in eugenetica, si apre alla contraccezione e alla fecondazione in vitro (che era, come visto, attaccata direttamente nelle encicliche ratzingueriane).
Ci sono pochi dubbi: la Necrocultura pare essersi presa la Santa Sede. Il Dio che vi si adora, non è più il Signore della Vita. Questo, davvero, è evidente.
Tuttavia, vogliamo qui considerare qualcosa di più concreto.
Se i discorsi contro il sacrifizio degli embrioni per la ricerca scientifica e la «tenuta morale della società» fossero rimasti – in quanto infallibili parole ex cathedra di un papa regnante – vi sarebbe stata, di sicuro, la possibilità di avere quello per cui Renovatio 21 si è battuta sin dal primo giorno della sua esistenza: l’obiezione di coscienza vaccinale.
Se il papa condanna i farmaci ottenuti con gli embrioni uccisi, allora sarà ben possibile, in ogni Paese con presenza cattolica, rifiutare. E se è lecito, per via del primato della coscienza ricordato dal papa religioso, respingere farmaci contaminati dal male, allora capite bene che anche il green pass sarebbe stato impossibile da instaurare – e con esso tutta l’architettura di sorveglianza che ne seguirà.
Sarebbe bastata una parola del papa per far crollare l’obbligo vaccinale in ogni Nazione del mondo: è una cosa che si sente dire da mesi. Come vedete, possiamo dire che quella parola già c’era, solo offuscata dalla congiunzione mostruosa della presenza di un altro papa a ricoprire il papato del pontefice ancora vivente.
E quella parola, sottolineiamo, avrebbe cambiato tutto: quanti sarebbero sfuggiti alla coercizione del siero genico? E quindi, quanti malori non avremmo visto?
Con probabilità, quella vostra zia sarebbe ancora lì, e non avrebbe lasciato distrutta la famiglia.
Con probabilità, ci sarebbero stati meno incidenti di scuolabus – dove muoiono gli autisti e magari pure i bambini.
Meno morti improvvise, sui campi di calcio, sui palchi, e ovunque.
Nessun eccesso statistico dei decessi, di cui pure qualcuno sta provando a parlare. Nessun misterioso aumento di neonati morti, bambini nati morti, di aborti spontanei, etc.
Con l’obiezione di coscienza, coperta dalle parole di un papa, avremmo potuto salvare il cuore di chissà quanti ragazzi, e il sistema immunitario di tanti che ora si stanno ammalando. Non solo: sto pensando alle storie dei soldati USA, che si sono presentati a migliaia con documenti per l’obiezione di coscienza (contenenti, più o meno, quello che diceva Benedetto su scienza e sacrificio di embrioni), scritti di anche 40 pagine, per vederseli, tutti, respinti. Le ramificazioni potrebbero essere esiziali: in una guerra contro la Russia o contro la Cina, i militari americani rischiano di essere decimati, più che dalle armi ipersoniche, dalle miocarditi.
E poi ancora: i giovani, tantissimi, che si spengono d’improvviso. Vite distrutte da una crudeltà indicibile. E non stiamo nemmeno a parlare di quanto sta succedendo all’obbiettivo ultimo del Serpente Antico, la riproduzione umana, con la minaccia del disastro genetico che si abbatte sulla fertilità di uomini e donne, quest’ultime già notoriamente con l’ovulazione compromessa.
Il computo della strage, presente e futura, è immane. È ancora incalcolato, forse incalcolabile.
Per cui, davvero: c’è nessuno che riesca a fare il pensierino che, dietro al mistero inspiegato della sua rinuncia, vi sia quanto vi stiamo dicendo?
Qualcuno che voglia dire ad alta voce che l’abdicazione di Benedetto era per realizzare il danno globale?
Sia come sia, è finita. E, nel disastro, perfino la saggezza proverbiale è stata contaminata: morto un papa non se ne fa un altro.
Per cui, caro Benedetto, Requiescat in Pace. Noi invece ci restiamo nel luogo in cui ci hai lasciati, un mondo inquietante, un mondo in guerra, un mondo lasciato preda dei lupi.
Un mondo consegnato al principe di questo mondo.
Roberto Dal Bosco
Immagine di Sergey Kozhukhov via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0); immagine modificata
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