Persecuzioni
L’Ucraina riarresta il vescovo ortodosso rilasciato per motivi medici
Un alto prelato della Chiesa Ortodossa Ucraina (UOC) è stato nuovamente arrestato dai Servizi di sicurezza ucraini (SBU) poche ore dopo il rilascio dalla custodia cautelare per motivi di salute. Lo riporta la stampa ucraina.
Il metropolita Arsenio, 57 anni, responsabile del monastero di Svjatogorsk Lavra – situato nella porzione controllata da Kiev della regione di Donetsk – era detenuto dall’aprile 2024 con l’accusa di aver diffuso informazioni militari riservate. Gli inquirenti sostengono che durante un sermone in chiesa il vescovo abbia rivelato dettagli sui posti di blocco ucraini.
Secondo il sito del monastero, Arsenio soffre di una patologia cardiaca che potrebbe richiedere un intervento chirurgico e durante la detenzione le sue condizioni sono peggiorate sensibilmente.
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All’inizio della settimana, un tribunale di Dnepr ha disposto il suo rilascio temporaneo dietro cauzione di 35.000 dollari per consentirgli cure mediche, ha riportato martedì sera l’Unione dei giornalisti ortodossi. Tuttavia, dopo un breve controllo ospedaliero, gli agenti dell’SBU lo avrebbero nuovamente fermato nell’ambito di un procedimento separato aperto diverse settimane prima. Il tribunale potrebbe pronunciarsi sulla prosecuzione della detenzione già mercoledì.
Il governo Zelens’kyj ha intensificato la repressione contro la Chiesa ortodossa ucraina, accusando i suoi membri di collaborazionismo con Mosca e di altri reati legati alla sicurezza. I rappresentanti della Chiesa hanno respinto ogni capo d’imputazione, definendo i procedimenti una persecuzione a sfondo politico.
La Chiesa Ortodossa Ucraina (in acronimo inglese, UOC), la principale confessione cristiana del Paese, conserva legami con la Chiesa ortodossa russa. Dal 2018 Kiev promuove la concorrente Chiesa Ortodossa dell’Ucraina (OCU), istituita sotto l’ex presidente Petro Poroshenko durante la sua infruttuosa campagna di rielezione.
Organizzazioni per i diritti umani hanno condannato le azioni del governo ucraino contro la UOC – inclusa l’approvazione di una legge che ne minaccia il bando totale – come violazione della libertà religiosa fondata su pretestuose motivazioni di sicurezza.
Come riportato da Renovatio 21, quattro mesi fa lo Zelens’kyj aveva revocato la cittadinanza al vescovo più anziano della UOC, l’ottantenne Metropolita Onofrio.
l regime Zelens’kyj a inizio 20233 aveva tolto la cittadinanza a sacerdoti della Chiesa Ortodossa d’Ucraina (UOC). Vi era stato quindi un ordine di cacciata dalla cattedrale della Dormizione dell’Abbazia delle Grotte di Kiev proprio per il Natale ortodosso. Una tregua di Natale sul campo di battaglia proposta da Putin era stata sdegnosamente rifiutata da Kiev.
La repressione religiosa, nel corso di questi mesi, si è presentata con nuove misure volte a vietare le istituzioni religiose ritenute avere legami con la Russia nel tentativo di salvaguardare «l’indipendenza spirituale» della nazione.
Dall’inizio del conflitto tra Mosca e Kiev, le autorità e gli attivisti ucraini hanno sequestrato i luoghi di culto della Chiesa Ortodossa Ucraina e li hanno consegnati alla «Chiesa ortodossa dell’Ucraina», sostenuta dal governo. L’esempio più doloroso è quello dei monaci della Chiesa ortodossa ucraina sono stati sfrattati dal luogo ortodosso più sacro del Paese, la Lavra di Kiev, teatro dell’eroica resistenza dei fedeli e dei religiosi dell’OCU.
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A fine 2023 il Patriarca di tutte le Russie Kirill aveva inviato un appello a papa Francesco, Tawadros II di Alessandria (leader della Chiesa copta ortodossa), all’arcivescovo di Canterbury Justin Welby (leader della Comunione anglicana), all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ad altri rappresentanti di organizzazioni internazionali, per chiedere il loro aiuto e porre fine alla persecuzione del vicegerente della Lavra, il metropolita Pavel, poi liberato con una cauzione di circa 820 mila euro.
Nello stesso periodo il metropolita Gionata della diocesi di Tulchin è stato condannato a cinque anni di carcere e alla confisca dei beni da un tribunale di Vinnitsa (città centro-occidentale del Paese) per vari presunti reati contro lo Stato ucraino.
Il sindaco di Kiev Vitalij Klitschko, recentemente postosi come avversario di Zelens’kyj e forse candidato pure a sostituirlo, ha ordinato mesi fa la chiusura di 74 chiese appartenenti alla Chiesa Ortodossa Ucraina canonica.
Come riportato da Renovatio 21, il Parlamento ucraino ha approvato una legge che consentirebbe alle autorità di vietare la Chiesa ortodossa ucraina (UOC), che Kiev ha ripetutamente accusato di avere legami con la Russia.
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Immagine di Konstantin Brizhnichenko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Persecuzioni
Sacerdote tradizionalista arrestato dopo aver benedetto una chiesa destinata alla demolizione
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Persecuzioni
Cristianofobia: il Parlamento Europeo infrange il tabù
Il 21 gennaio 2026, il Parlamento europeo ha adottato la sua risoluzione annuale su «Diritti umani e democrazia nel mondo». Ma per la prima volta, l’istituzione riconosce esplicitamente il termine «cristianofobia» e denuncia la portata globale della persecuzione dei cristiani.
Si tratta di un importante passo avanti per la diplomazia europea. Adottando la risoluzione TA-10-2026-0014, i deputati hanno scelto di denunciare una realtà rimasta a lungo nell’ombra dei resoconti ufficiali: la discriminazione sistemica e la violenza mirata contro le popolazioni cristiane in tutto il mondo. Il testo sottolinea che il cristianesimo rimane «la religione più perseguitata al mondo», con oltre 380 milioni di persone vittime di abusi o discriminazioni a causa della loro fede.
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Un testo sostenuto da una coalizione di centro-destra
Mentre la relazione annuale sui diritti umani è tradizionalmente coordinata da un relatore principale – quest’anno, l’eurodeputato portoghese Francisco Assis (Gruppo S&D, Socialisti e Democratici) – la sezione specifica sulla cristianofobia è stata il risultato di un’intensa battaglia sugli emendamenti. Queste disposizioni sono state sostenute principalmente dal Partito Popolare Europeo (PPE) e dai gruppi Conservatori e Riformisti Europei (ECR).
Tra i principali esponenti di questa iniziativa c’erano l’eurodeputato olandese Bert-Jan Ruissen (ECR) e l’eurodeputato croato Davor Stier (PPE), che lavoravano da mesi con organizzazioni come Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) per sancire questo riconoscimento nel diritto europeo. A loro si è unito il gruppo Patrioti per l’Europa (PfE), i cui membri francesi hanno ampiamente sostenuto il testo.
Nella votazione finale, è emersa un’ampia maggioranza. Oltre alla destra e ai conservatori, una parte significativa del gruppo Renew Europe (liberali) ha aderito al testo, ritenendo che la difesa della libertà religiosa sia un pilastro indivisibile dei diritti umani. Al contrario, i gruppi della sinistra radicale e alcuni Verdi hanno espresso riserve, temendo che questa specifica menzione avrebbe creato una «gerarchia» tra le vittime dell’odio religioso.
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Verso la nomina di un coordinatore europeo
L’articolo 83 della risoluzione è inequivocabile: chiede che alla lotta contro la cristianofobia siano concesse le stesse risorse istituzionali della lotta contro l’antisemitismo. Il Parlamento deplora un’«asimmetria istituzionale» e invita la Commissione europea a nominare con urgenza un coordinatore dedicato alla lotta contro la cristianofobia.
Il testo pone particolare enfasi sulla difficile situazione dei «cristiani orientali». Il considerando «N» specifica che queste comunità, tra le più antiche del mondo, subiscono «gravi persecuzioni, sfollamenti forzati e restrizioni alla loro libertà di credo». Per gli osservatori, questo chiarimento costringe l’Unione Europea ad adottare una posizione più dura nelle sue relazioni bilaterali con alcuni paesi del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia, dove la pratica del cristianesimo può portare alla prigione o alla morte.
Un segnale forte per il futuro
Questo voto segna la fine di un tabù. Secondo l’indice 2026 pubblicato dalla ONG Open Doors, un cristiano su sette è attualmente perseguitato in tutto il mondo. Riconoscendo la cristianofobia, il Parlamento europeo non si basa più semplicemente sulle statistiche, ma fornisce un quadro giuridico e politico per l’azione. Questa risoluzione servirà ora da base per l’azione esterna dell’UE per il 2026.
Resta da vedere se la Commissione Europea seguirà queste raccomandazioni e se oserà finalmente fare della protezione dei cristiani una priorità della sua diplomazia.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Persecuzioni
Palestina, coloni israeliani attaccano una famiglia cristiana: donna ferita gravemente
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