Persecuzioni
Kiev ordina la chiusura delle chiese ortodosse canoniche
Il sindaco di Kiev Vitaly Klitschko ha ordinato la chiusura di 74 chiese appartenenti alla Chiesa ortodossa ucraina canonica (UOC), citando i suoi presunti «legami diretti» con il Patriarcato di Mosca della Chiesa ortodossa russa. Lo riporta il sito governativo russo RT.
Il decreto dell’ex pugile primo cittadino della capitale ucraina è simile a quello utilizzato per il sequestro del monastero della Lavra di Kiev, che la polizia ucraina ha preso d’assalto il mese scorso dopo mesi di turbolenze. Il luogo sacro famoso in tutto il mondo, che ha quasi 1.000 anni, è stato consegnato alla Chiesa Ortodossa Ucraina (OCU), un’organizzazione rivale istituita dal governo nel 2018.
La Lavra è tecnicamente proprietà statale, ma la chiesa l’ha amministrata in base a un accordo del 2013, che Kiev ha dichiarato nullo all’inizio di quest’anno, sostenendo che l’UOC lo aveva violato avendo legami con la «Nazione nemica». I tribunali ucraini hanno respinto i ricorsi della UOC.
I nuovi siti sequestrati potrebbero essere consegnati alla Chiesa Ortodossa dell’Ucraina, o potrebbero addirittura essere demoliti come «oggetti illegali» visto l’annullamento dei contratti di locazione e utilizzo da parte del governo.
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Già a marzo, il presidente Zelens’kyj aveva definito il sequestro della Lavra «una mossa per rafforzare la nostra indipendenza spirituale» e aveva accusato la Chiesa ortodossa ucraina di essere uno strumento della Russia. Finora un terzo delle regioni dell’Ucraina ha completamente bandito l’UOC.
Mosca ha accusato Kiev di perseguitare la Chiesa ortodossa canonica e Washington di aver tacitamente approvato le azioni dell’Ucraina. Il Dipartimento di Stato americano, che produce un rapporto annuale sulla «libertà religiosa», non ha mai commentato la campagna di Kiev contro l’UOC.
I rapporti pubblicati finora contengono riferimenti solo a incontri con rappresentanti della OCU sostenuta dal governo. Significativo che i gerarchi la chiesa ortodossa creata artificialmente dall’ex presidente Petro Poroshenko siano stati incontrati, tra gli altri, dall’ex direttore della CIA Mike Pompeo.
Le autorità ucraine hanno accusato per mesi l’UOC di essere uno strumento russo, nonostante abbia interrotto i legami con Mosca poco dopo l’inizio del conflitto ucraino nel febbraio 2022. La Russia ha ripetutamente criticato la repressione religiosa di Kiev, suggerendo che sia stata alimentata dagli Stati Uniti.
Come riportato da Renovatio 21, Zelens’kyj a inizio anno aveva tolto la cittadinanza a sacerdoti della Chiesa Ortodossa d’Ucraina (UOC). Vi era stato quindi un ordine di cacciata dalla cattedrale della Dormizione dell’Abbazia delle Grotte di Kiev proprio per il Natale ortodosso. Una tregua di Natale sul campo di battaglia proposta da Putin era stata sdegnosamente rifiutata da Kiev.
Il regime di Kiev si è spinto a vietare le preghiere in russo.
Il regime Zelens’kyj da mesi sostiene la repressione religiosa, annunciando nuove misure volte a vietare le istituzioni religiose ritenute avere legami con la Russia nel tentativo di salvaguardare «l’indipendenza spirituale» della nazione.
A luglio il Patriarca di tutte le Russie Kirill aveva inviato un appello a papa Francesco, Tawadros II di Alessandria (leader della Chiesa copta ortodossa), all’arcivescovo di Canterbury Justin Welby (leader della Comunione anglicana), all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ad altri rappresentanti di organizzazioni internazionali, per chiedere il loro aiuto e porre fine alla persecuzione del vicegerente della Lavra, il metropolita Pavel, ora liberato con una cauzione di circa 820 mila euro.
Come riportato da Renovatio 21, poche settimane fa il metropolita Gionata della diocesi di Tulchin è stato condannato a cinque anni di carcere e alla confisca dei beni da un tribunale di Vinnitsa (città centro-occidentale del Paese) per vari presunti reati contro lo Stato ucraino.
Immagine di Aleksandr Zykov via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
Persecuzioni
Donna aggredita dopo aver detto al suo aggressore migrante di essere cristiana
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Cina
Cina: secondo un nuovo rapporto, la morsa si stringe attorno ai cattolici
Sottoposta alla costante pressione di un regime ossessionato dal controllo ideologico, la Chiesa «clandestina» cinese sta attraversando il suo periodo più buio. Un recente rapporto di Human Rights Watch (HRW) mette in guardia contro un’intensificazione della repressione, evidenziando i limiti evidenti dell’accordo diplomatico tra la Santa Sede e Pechino.
Sia nelle province più remote che nelle grandi città, la situazione è chiara: la libertà religiosa si sta erodendo a favore di una «sinizzazione» forzata. Secondo Human Rights Watch, le autorità cinesi stanno impiegando una serie di tattiche per costringere i cattolici fedeli a Roma ad aderire all’Associazione Cattolica Patriottica Cinese, l’organismo ufficiale sotto lo stretto controllo del Partito Comunista Cinese (PCC).
Una volta sotto sorveglianza elettronica
L’ultimo rapporto descrive un sofisticato arsenale repressivo. Il riconoscimento facciale all’ingresso de
i luoghi di culto, le drastiche restrizioni alla libertà di movimento del clero e la formazione politica obbligatoria sono ormai parte della vita quotidiana.
Per i sacerdoti che operano nell’ombra, la scelta è binaria: sottomettersi all’ideologia del Partito o rischiare l’arresto. Nel 2026, almeno dieci vescovi, riconosciuti dal Vaticano, risultano ancora in detenzione o agli arresti domiciliari per essersi rifiutati di giurare fedeltà a uno stato ufficialmente ateo.
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L’accordo tra Vaticano e Cina: uno «scudo» trafitto?
Firmato nel 2018 e rinnovato più volte, l’accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi mirava a unificare i due rami della Chiesa (ufficiale e clandestina). Tuttavia, per molti osservatori, questo accordo è diventato lo strumento della caduta della Chiesa clandestina.
I limiti di questo compromesso storico sono ormai palesemente evidenti:
1) L’asimmetria di potere: sebbene il Papa abbia teoricamente il diritto di veto sulle nomine, è spesso Pechino a dettare legge. In diverse occasioni, il governo cinese ha nominato unilateralmente dei vescovi, costringendo il Vaticano a porre rimedio retroattivamente alla situazione per evitare uno scisma.
2) L’illusione della protezione: lungi dal proteggere i fedeli clandestini, l’accordo è paradossalmente servito da copertura legale per le autorità per smantellare le strutture non ufficiali, sostenendo che qualsiasi pratica al di fuori del quadro statale è ora “illegale”.
3) Silenzio diplomatico: la Santa Sede, desiderosa di mantenere il dialogo, è accusata dagli attivisti per i diritti umani di essere troppo discreta di fronte alle persecuzioni. «L’accordo è stato trasformato in un’arma astuta per distruggere la Chiesa clandestina», confida un esperto citato da Human Rights Watch.
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Verso una scomparsa pianificata
La strategia di Pechino sembra chiara: attendere la naturale estinzione dei vecchi prelati clandestini, impedendo al contempo la formazione di nuovi. Vietando l’insegnamento religioso ai minori e imponendo sermoni in linea con i «valori socialisti», il regime spera di trasformare il cattolicesimo in mero folklore adattato alla cultura cinese.
Di fronte a questo pericolo, l’appello di Human Rights Watch è urgente: il papa deve rivalutare la situazione con la massima urgenza. Interpellato il 15 aprile 2026 sulle conclusioni del rapporto di HRW, Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, si è rifiutato di commentare.
Eppure, dietro la diplomazia dei sorrisi, l’anima stessa di una comunità millenaria rischia di estinguersi sotto il peso della sinizzazione.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di T.CSH via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0.
Persecuzioni
I vescovi della Terra Santa condannano la foto del soldato israeliano che distrugge la statua di Nostro Signore
🇮🇱🇱🇧 An Israeli soldier took a sledgehammer to a statue of Jesus in Debel, southern Lebanon. On camera.
The backlash came fast. What’s unusual is where it came from: the right. This is happening as 60% of Americans now view Israel unfavorably, up from 53% a year ago. Israel is… https://t.co/LEqVn9rPYU pic.twitter.com/17JFHh1jJR — Mario Nawfal (@MarioNawfal) April 20, 2026
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Molti civili, compresi i cristiani, hanno scelto di rimanere nelle proprie case nonostante i rischi, per timore che i militanti islamici si impossessino delle loro proprietà una volta che se ne saranno andati. Il mese scorso, un sacerdote cattolico maronita libanese è stato ucciso in seguito al bombardamento da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) della città a maggioranza cristiana di Qlayaam padre Pierre al-Rahi è deceduto a causa delle ferite riportate dopo essere stato colpito da un bombardamento di artiglieria israeliana che ha preso di mira un quartiere residenziale della città.The statue of Jesus Christ in Debel, Lebanon, before Israel found it. https://t.co/awia3fkutC pic.twitter.com/PD2nrj3q3U
— Robin Monotti (@robinmonotti) April 19, 2026
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