Persecuzioni
La storica chiesa cattolica di San Paolo a Montreal distrutta da un incendio
La storica chiesa cattolica di San Paolo Montréal, in Canada, è stata ridotta quasi in macerie da un enorme incendio, la cui causa gli inquirenti non hanno ancora determinato. Lo riporta LifeSite.
La chiesa cattolica di Saint-Paul a Montréal, in Quebecco, risalente a oltre 100 anni fa, è andata a fuoco il 23 febbraio. Anche una banca alimentare adiacente è stata ridotta in cenere. La chiesa è stata costruita nel 1910 e ha un significato storico significativo per la comunità locale.
Sebbene la chiesa sia rimasta vuota per un po’ di tempo, circa 148 persone hanno dovuto abbandonare la zona a causa delle fiamme, tra cui oltre 70 anziani che vivevano in una casa di cura vicina.
⛪️ A major fire has destroyed the historic Saint-Paul Church in Montreal’s Sud-Ouest borough — another church lost to flames in Canada.
Fortunately, no one was inside the church when the fire broke out.
As a precaution, 148 people were evacuated from the surrounding area,… pic.twitter.com/x3cPtNrlxa
— Alexandra Lavoie (@ThevoiceAlexa) February 23, 2026
ANOTHER CHURCH BURNED TO A CRISP
Saint-Paul Church in Montreal was historic. It’s now history.
I wonder what will replace it…
🎥TT Katana pic.twitter.com/hXwZq5tGhy
— dahlia kurtz ✡︎ דליה קורץ (@DahliaKurtz) February 23, 2026
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Secondo gli inquirenti, la causa dell’incendio della chiesa non è ancora nota; tuttavia, l’incendio avviene in un momento in cui gli attacchi incendiari alle chiese cattoliche in Canada hanno raggiunto proporzioni epidemiche.
Il sindaco del comune di Saint-Paul, Véronique Fournier, in una dichiarazione sui social media ha affermato che l’incendio è «una sfida per i residenti di Côte-Saint-Paul» poiché la chiesa ha un «significato speciale» per coloro che vivono nella comunità.
Fournier ha affermato che si attendono ancora notizie dai vigili del fuoco di Montreal in merito alla causa dell’incendio.
Gli attacchi motivati dall’odio contro i cristiani sono in aumento in Canada. Nel 2021 e nel 2022, i media mainstream hanno pubblicato affermazioni false e provocatorie secondo cui centinaia di bambini sarebbero stati sepolti e ignorati da preti e suore cattolici che gestivano alcune scuole residenziali canadesi. La realtà è che, dopo quattro anni, non sono state scoperte fosse comuni nelle scuole residenziali.
Tuttavia, con la diffusione di queste affermazioni infondate, dalla primavera del 2021 in Canada oltre 120 chiese, la maggior parte delle quali cattoliche, molte delle quali su terreni indigeni al servizio della popolazione locale, sono state rase al suolo, vandalizzate o profanate.
I media canadesi sono rimasti piuttosto silenziosi sugli incendi delle chiese, così come il governo federale liberale al potere.
Di fatto, il ministro canadese della Pubblica Sicurezza Gary Anandasangaree ha ammesso di non aver ancora incontrato nessuno delle oltre 123 chiese cristiane, per lo più cattoliche, che sono state ridotte in cenere o gravemente vandalizzate negli ultimi quattro anni.
A inizio 2024 due storiche chiese cristiane in Canada sono state date alle fiamme intenzionalmente.
Dalla primavera del 2021, ben oltre 100 chiese, la maggior parte cattoliche, sono state bruciate o vandalizzate in tutto il Canada. Tali attacchi alle chiese sono avvenuti poco dopo la scoperta di tombe anonime in scuole residenziali ora chiuse, un tempo gestite dalla Chiesa in alcune parti del Canada, nella primavera dello scorso anno, uno scandalo anticlericale in realtà già smontato come bufala da tempo, al quale tuttavia ha dato nuova vita la visita di Bergoglio nel Paese con annesse scuse e riti di negromanzia pagana con i First Nation, gli indigeni canadesi.
Nonostante gli incendi delle chiese, il governo federale sotto il primo ministro Justin Trudeau non ha fatto nulla di sostanziale per assicurare i responsabili alla giustizia, né per arginare la causa principale degli incendi. Tuttavia, i parlamentari liberali hanno respinto una mozione del Partito conservatore canadese che avrebbe condannato episodi di incendi di chiese e atti di vandalismo.
Nell’ottobre 2024, il giudice in pensione del Manitoba Brian Giesbrecht ha affermato che i canadesi vengono «deliberatamente ingannati dal loro stesso governo» dopo aver attaccato l’ex governo federale di Justin Trudeau per aver «perseguito attivamente» una politica che incolpa la Chiesa cattolica per le infondate «morti e sepolture segrete» di bambini indigeni.
A inizio 2024 uno degli assalitori era stato filmato mentre tentava di appicare un incendio in una storica chiesa cattolica a Regina, nella provincia canadese del Saskatchewan, la parrocchia del Santissimo Sacramento.
Another church been burned by some scum.
This is the historic Blessed Sacrament Parish church in Regina, Saskatchewan.
That’s over 80 churches in Canada now. pic.twitter.com/Quw4cVKDpE
— Kirk Lubimov (@KirkLubimov) February 11, 2024
Nello stesso periodo altre due storiche chiese cristiane in Canada erano state date alle fiamme intenzionalmente.
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Immagine screenshot da YouTube
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Il cardinale Zen perde l’appello contro la condanna per il fondo di aiuto ai manifestanti di Hong Kong
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Persecuzioni
Predicatore espulso dal Burning Man: diffondeva il Vangelo di Gesù Cristo
Un predicatore di strada ed evangelista attivo sui social media, di nome Joshua McCormick, stava prendendo parte al festival Burning Man in Nevada quando il suo gruppo è stato allontanato con la forza dall’evento mentre tentava di diffondere il Vangelo tra i partecipanti.
In un video diventato virale in rete, il McCormick ha raccontato che gli organizzatori del raduno avevano concesso loro tre ore per lasciare il posto, pena lo sgombero forzato e l’arresto. Le immagini mostrano i ranger del parco confrontarsi con i 25 cristiani che formavano l’accampamento.
Il McCormick ha accusato Burning Man di venir meno ai propri stessi principi, tra cui quello della «inclusione radicale». Prima che il gruppo religioso venisse fatto allontanare, diversi frequentatori del festival si erano fatti battezzare, e un membro del campo ha dichiarato che circa 600 persone avevano abbracciato la fede in Gesù.
Have you seen this story. Joshua McCormick and his friends had been baptizing ppl at burning man, before he kicked out by rangers.
So you can watch satanic rituals at burning man but not be washed clean. Got it pic.twitter.com/EUs9z0NRiM— Rolltiderissa78 (@rolltiderissa) September 2, 2026
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Il McCormick ha inoltre ripreso con la telecamera la celebre effigie del «Burning Man», bruciata come da tradizione al termine di ogni edizione del festival, affermando di aver potuto «percepire l’energia demoniaca» sprigionata dalla scultura di legno.
Diffondere il messaggio evangelico al Burning Man rappresenta un’esperienza fuori dal comune, poiché l’evento è notoriamente intriso di depravazione sessuale e drogastiche e pratiche dichiaratamente di stampo pagano e neopagano.
Il McCormick ha osservato infine che alcuni funzionari del festival e gli stessi ranger che avevano intimato loro di andarsene apparivano a disagio per quanto stava accadendo, mostrando perplessità per il fatto che ai cristiani non fosse stato consentito di proseguire la loro predicazione durante il raduno.
Dietro l’immagine patinata di comunità radicale, arte e libertà che il Burning Man proietta all’esterno, si nasconde un lato molto più problematico, denunciato negli anni da giornalisti, ex partecipanti e persino da alcuni dei suoi organizzatori storici.
Il primo paradosso riguarda i costi: nato come esperimento anti-consumista basato sul dono e sul rifiuto del denaro all’interno del perimetro del festival, il Burning Man è diventato negli anni un evento per privilegiati. I biglietti costano centinaia di dollari, mentre i «campi» più esclusivi — spesso finanziati da miliardari della Silicon Valley — offrono servizi di lusso, staff pagato e persino aria condizionata, tradendo patentemente lo spirito egualitario originario e trasformando il deserto del Nevada in un terreno di networking per l’élite tecnologica.
Poi c’è il problema ambientale: nonostante la retorica del «Leave No Trace», ogni edizione lascia dietro di sé tonnellate di rifiuti, polvere tossica dispersa dai generatori diesel, e un impatto ecologico crescente su un ecosistema fragile, aggravato dalle enormi installazioni artistiche che finiscono bruciate.
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Non mancano poi le criticità legate alla sicurezza: nel corso degli anni si sono verificati decessi, overdose, abusi sessuali e casi di violenza mai adeguatamente affrontati da un’organizzazione che fatica a garantire tutela in un contesto dove regole sociali e legali sembrano sospese.
Il tema delle violenze sessuali al Burning Man è emerso con forza a partire dal 2019, quando un’inchiesta di Salon condotta dalla giornalista Nicole Karlis ha raccolto testimonianze di donne che dichiaravano di essere state aggredite sessualmente durante il festival e poi ignorate o liquidate dagli organizzatori. L’inchiesta ha rivelato anche un contrasto istituzionale: il Bureau of Land Management (BLM), l’ente federale che gestisce il terreno pubblico su cui sorge l’evento, ha accusato l’organizzazione Black Rock City LLC di aver usato la privacy delle vittime come pretesto per non riportare sistematicamente ogni caso di aggressione sessuale alle autorità con data, ora e luogo — dati necessari per individuare pattern ricorrenti.
Sul piano dei numeri, la situazione appare contraddittoria. Il dipartimento interno per i reati sessuali riceve ogni anno tra le 5 e le 20 segnalazioni, ma le forze dell’ordine hanno storicamente registrato pochissimi arresti: zero o uno all’anno tra il 2007 e il 2018 (due nel solo 2017). Questo scarto enorme tra segnalazioni e arresti riflette in parte un fenomeno generale di sotto-denuncia dei reati sessuali, ma anche le difficoltà specifiche del contesto: l’oscurità del deserto, il caos della folla, l’uso diffuso di droghe e alcol, e un’estetica di nudità e provocazione che secondo alcune attiviste della comunità stessa viene talvolta scambiata per consenso implicito, che però non esiste.
Negli anni più recenti la questione non si è attenuata: nel 2025 un uomo è stato arrestato per aggressione sessuale e violazione di domicilio proprio nei giorni immediatamente precedenti l’apertura del festival, e un altro caso di stupro con arresto si è verificato al termine dell’edizione dello stesso anno. In risposta alle critiche, l’organizzazione ha istituito un «Survivor Advocacy Center» attivo per tutta la durata dell’evento, per assistere le vittime nel dialogo con le forze dell’ordine — un tentativo di rispondere a un’accusa ricorrente: che dietro la retorica di «spazio sicuro» e comunità radicale, il Burning Man abbia per anni gestito male, se non minimizzato, le denunce di violenza sessuale.
Come riportato da Renovatio 21, in alcune edizioni vi è anche scappato il morto. Un conteggio ufficioso dice che si tratterebbe di una dozzina di decessi nei 30 anni di storia della festa nel deserto. Il caso forse più noto è quello di Aaron Joel Mitchell, 41 anni, morì dopo essere riuscito a superare le barriere di sicurezza e a lanciarsi tra le fiamme durante il rogo rituale del «Man». Venne portato in eliambulanza al centro ustionati dell’UC Davis, l’Università fuori San Francisco. dove morì il giorno successivo. Le autorità non confermarono se fosse un gesto intenzionale o legato a droghe.
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Il Burning Man nasce nel 1986 su una spiaggia di San Francisco (Baker Beach), quando Larry Harvey e Jerry James costruirono un effigie di legno alta circa due metri e mezzo e la bruciarono durante il solstizio d’estate. L’occasione era personale — pare legata a una rottura sentimentale di Harvey — e si ispirava a raduni analoghi che una loro amica scultrice, Mary Grauberger, organizzava già da anni sulla stessa spiaggia a San Francisco. Successivamente, il collettivo Cacophony Society, poi portò l’evento nel deserto del Nevada nel 1990.
Il fondatori negano nessi diretti con il paganesimo, raccontando che questi siano un caso che anzi essi volevano evitare: nel 1988, quando lo Harvey battezzò ufficialmente l’evento «Burning Man» sui volantini, lo fece proprio per allontanarsi dai riferimenti al «wicker man» — la pratica celtica attribuita ai Druidi di bruciare sacrifici in gabbie di vimini a forma umana, resa celebre dal film horror cult del 1973 The Wicker Man, che si conclude appunto con un sacrificio umano per rogo dentro l’effigie ligna antropomorfa. Lo Harvey ha dichiarato di non aver visto il film se non molti anni dopo, e che comunque non fu fonte d’ispirazione per l’evento.
Nonostante le dichiarazioni passate del fondatore, nel corso dei decenni il festival ha sviluppato una propria estetica quasi rituale attorno al rogo finale della figura umana, e alcuni critici religiosi o osservatori esterni (compresi ambienti cristiani conservatori) hanno tracciato parallelismi con celebrazioni pagane pre-cristiane legate ai solstizi e ai fuochi sacrificali.
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Immagine di Carnaval Studios via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
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Trapelato il memorandum dell’FBI contro i cattolici tradizionalisti
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Nel trattare i cosiddetti Centri di Formazione Religiosa , con particolare riferimento alla Società di San Pio X (FSSPX) e alle sue ramificazioni, le diapositive si concentravano su questioni dottrinali e politiche.
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