Spirito
Saremo scomunicati?
Omelia pronunciata domenica 21 giugno 2026 nella chiesa di Saint-Nicolas-du-Chardonnet, a Parigi, da padre Denis Puga.
Cari fratelli,
Ci stiamo avvicinando a questo grande evento del 1° luglio, di così grande importanza per quella che mons. Lefebvre definì l’«operazione di sopravvivenza» della Tradizione.
Nove giorni ci separano da esso, e vedrete: le voci cominceranno a levarsi. I giornalisti, soprattutto in questo periodo dell’anno, spesso hanno poco da dire. Saremo quindi chiamati scismatici, eretici; forse saremo scomunicati, non lo so, non sono un profeta. Ma vi dirò semplicemente: rimanete in pace.
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Cos’è realmente la scomunica
Innanzitutto, dobbiamo ricordare cos’è la scomunica. La scomunica, ed è molto importante capirlo, non allontana qualcuno dalla Chiesa; la scomunica è una punizione. La Chiesa ha il potere – e noi rispettiamo queste regole – di punire con varie pene chi commette una grave offesa esteriore che lede il bene comune.
Un sacerdote che commette qualcosa di grave, ad esempio, può essere interdetto, per un certo periodo, dalla celebrazione della Messa; questa si chiama sospensione. Esistono altre pene, ma la scomunica è la più grave. Si tratta di sanzioni imposte dalla Chiesa; è normale, come qualsiasi altra organizzazione, che la Chiesa abbia il potere di punire.
Quindi, cosa comporta esattamente questa pena della scomunica?
La persona colpita da questa pena, la persona scomunicata, non può più ricevere i sacramenti; non può più ricevere la comunione, da qui il termine. L’assoluzione non può essere concessa finché non si pentono, finché non rinunciano alla causa di questa pena. La Chiesa, ufficialmente, non prega più per loro; la Chiesa li esclude dalle sue preghiere ufficiali. Questo è ciò che significa scomunica. È molto grave, certamente; è una pena molto severa, ma, come dicevo, non pone una persona fuori dalla Chiesa.
Permettetemi di fare un esempio: un sacerdote che viola il segreto confessionale. Rivela ciò che il signor tal dei tali o la signora tal dei tali gli hanno confidato durante la confessione. Questo è un peccato chiamato violazione del segreto confessionale. Questo sacerdote viene scomunicato, il che è molto grave, ma rimane cattolico, rimane membro della Chiesa. Deve pentirsi; la scomunica verrà revocata solo quando si sarà pentito del suo peccato, e non è nemmeno certo che la Chiesa gli restituirà la facoltà di ascoltare le confessioni.
Permettetemi di fare un altro esempio: sapete che il peccato di aborto comporta la scomunica. Chi provoca un aborto viene scomunicato, il che significa che non ha più il diritto di ricevere la comunione e di confessarsi, per ottenere l’assoluzione deve pentirsi del suo peccato. Eppure questa persona rimane cattolica, membro della Chiesa.
Quindi, è bene chiarire che la scomunica non esclude nessuno dalla Chiesa.
Vi dico questo perché non molto tempo fa qualcuno mi ha detto: «sono tornato alla Chiesa cattolica. Ero protestante. E non voglio essere escluso dalla Chiesa cattolica». Ma qualunque cosa accada, anche nei casi più gravi, nessuno viene escluso dalla Chiesa per questo; potreste sentire questa argomentazione.
E sappiate che, inoltre, nel caso delle consacrazioni episcopali, il diritto canonico specifica molto chiaramente – è scritto nero su bianco nel diritto canonico – che chi agisce per necessità non incorre nella pena della scomunica.
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Che cosa costituisce veramente uno scisma
Ma allora, che cos’è uno scisma? Saremo chiamati scismatici. Che cos’è dunque uno scisma, cari fratelli?
Uno scisma non è un atto di disobbedienza. Guardate: il vescovo chiede qualcosa e io non lo faccio. È un atto di disobbedienza, finché ciò che mi chiede è legittimo, ma non è uno scisma. Lo scisma consiste nel rifiutare l’autorità di coloro che occupano le sedi dei successori degli Apostoli: il Papa e i vescovi. Rifiutare la loro autorità significa non riconoscerli più come pastori legittimi, il che non è assolutamente il nostro caso.
Ecco un esempio di scisma: lo scisma ortodosso. Dall’XI secolo, la Chiesa orientale ha interrotto la comunione con Roma. Ciò significa che la Chiesa ortodossa non riconosce il Papa né i vescovi cattolici come legittimi pastori della Chiesa, e ha quindi istituito una gerarchia diversa.
Questa non è affatto la nostra situazione. Per noi, il Papa è davvero il papa. I vescovi in carica sono vescovi legittimi, istituiti per guidarci secondo la Tradizione della Chiesa, secondo il suo spirito, e per trasmetterci il deposito dellaFede. Ma ci sono cose a cui non siamo obbligati a obbedire, e questo non significa che ne mettiamo in discussione l’autorità. Per questo non possiamo essere accusati di scisma.
E la prova, cari fratelli, è che nel 2000 e di nuovo nel 2005, il Cardinale Castrillón Hoyos, che era a capo della Commissione Ecclesia Dei – ovvero l’organismo responsabile delle questioni relative ai tradizionalisti – ha chiarito che non c’era stato alcuno scisma, e questo dopo le consacrazioni del 1988. Perché? Perché mons. Lefebvre non voleva istituire una Chiesa parallela con una gerarchia parallela e vescovi paralleli.
Per questo mons. Lefebvre ha insistito tanto sul fatto che i vescovi da lui consacrati erano destinati semplicemente a conferire i sacramenti che solo un vescovo può amministrare – la cresima e il sacerdozio – ma non a governare, non a creare diocesi al posto di altre diocesi.
Inoltre, questa posizione, difesa dal cardinale Castrillón Hoyos, ha influenzato notevolmente quella di Papa Benedetto XVI. Nel 2009, Benedetto XVI ha ribadito che la Fraternità Sacerdotale San Pio X è soggetta alla giurisdizione della Congregazione per la Dottrina della Fede, ovvero una congregazione che si occupa di questioni interne alla Chiesa Cattolica, e non al Pontificio Consiglio per l’Ecumenismo, che si occupa di religioni non cattoliche o comunità separate. Se fossimo scismatici, come alcuni sostengono, non saremmo soggetti alla Congregazione per la Dottrina della Fede.
Ancora oggi, la questione delle consacrazioni è gestita dal cardinale Víctor Manuel Fernández, responsabile di tale materia, e qui sta il paradosso. Quando predichiamo una Chiesa aperta, caritatevole e misericordiosa, lo spettro della scomunica viene rievocato, perché credo che oggi, in tutta la Chiesa Cattolica, questa paura persista solo tra i tradizionalisti; gli altri sono completamente indifferenti.
Il cardinale Fernández, prima di essere nominato a Roma da Papa Francesco, era arcivescovo di La Plata, in Argentina, ed era noto per le sue dichiarazioni e i suoi scritti. In questi scritti, spiegava che oggi la Chiesa non condanna più, non esclude più, e paragonava questa situazione alla Chiesa del passato, quella pre-Concilio Vaticano II. Diceva: «Ma cos’era quella Chiesa che si permetteva di giudicare, di impedire alle persone di ricevere la comunione, di negare l’assoluzione a certi individui?». Per lui era scandaloso. In un testo, arrivò persino a paragonarla a una sorta di Gestapo.
Ed è lo stesso uomo che oggi evoca lo spettro della scomunica e minaccia lo scisma. È ridicolo, se non fosse così grave, sarebbe ridicolo. E non menzionerò nemmeno le accuse riguardanti la sua gestione, durante il suo ministero in Argentina, di gravissimi problemi morali nella sua diocesi. È una questione pubblica, ma non dirò altro.
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Già escluso di fatto
Come vedete, non dobbiamo prenderci in giro; dobbiamo rimanere fiduciosi. Capite che quello che stiamo facendo non è altro che quello che fece mons. Lefebvre nel 1988, e direi persino che è quasi più saggio.
Quando mons. Lefebvre consacrò quattro vescovi, quattro vescovi che erano sacerdoti con un sacerdozio relativamente breve, cinque o sei anni, e non si sapeva ancora come si potesse realizzare questa situazione paradossale: vescovi che, privi di una propria giurisdizione, avrebbero viaggiato per il mondo per amministrare la cresima e ordinare sacerdoti ovunque la Tradizione lo richiedesse.
Ora, coloro che vengono scelti per essere consacrati vescovi a volte hanno vent’anni di servizio sacerdotale, hanno ricoperto posizioni importanti all’interno della Fraternità, a volte anche molto importanti, e soprattutto, ora sappiamo, dopo quasi quarant’anni, come ha funzionato questo ruolo dei vescovi.
Lo avete visto voi stessi, sapete di cosa si tratta e vedete che funziona benissimo e che non costituisce assolutamente una Chiesa parallela, una Chiesa scismatica.
Quindi, vogliono proibirci i sacramenti? Vogliono proibirceli… ma è già stato fatto! È già stato fatto da tempo! Papa Francesco ha proibito la celebrazione dei sacramenti secondo il rito tradizionale in molti luoghi, per tutti i sacramenti, anche se il suo predecessore, papa Benedetto XVI, aveva chiaramente affermato che ogni sacerdote ha il diritto di celebrare la Messa tradizionale e che i fedeli hanno il diritto di ricevere i sacramenti secondo il rito tradizionale.
Quindi, può un papa contraddire un altro papa? Cosa dirà il prossimo? E cosa dirà quello che verrà dopo di loro?
Oggi, di fatto, siamo già scomunicati. Andate da qualche parte, volete celebrare la Messa e vi chiedono:
— «Da dove vieni?»
— «Vengo dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X».
— «Oh no! Non potete».
Siete fedeli, desiderate ricevere la Comunione in ginocchio e sulla lingua, come facevano i vostri genitori e nonni, e vi viene detto:
— «Oh no, no, no! Qui, la Comunione si riceve in piedi e sulla mano».
E la Comunione viene negata ad alcuni, i sacramenti vengono negati secondo il rito tradizionale; tutto questo già accade. I sacramenti vengono negati nel rito tradizionale, quindi, di fatto, le persone vengono già escluse. Ma non possiamo impedire alle persone di chiedere i sacramenti secondo il rito dei loro antenati, secondo quei riti che hanno preservato la fede.
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Non poterono fare nulla
Quindi, fratelli miei, non preoccupiamoci, la carovana passerà; ci saranno sicuramente latrati, ma passerà.
Ricordate, cari fratelli, che il Signore stesso, quando era a Nazaret, venne a predicare e lo ascoltarono. Poi gli abitanti della sua città vollero gettarlo giù da una collina. Perché? Poiché Gesù li aveva rimproverati per non aver ascoltato la parola di Dio, volevano gettarlo giù da quella collina. E l’evangelista san Luca ci dice semplicemente che Gesù passò in mezzo a loro e se ne andò; non poterono fare nulla.
E san Giovanni ci racconta che un giorno, mentre Gesù si trovava nel Tempio di Gerusalemme, i farisei gli dissero: «chi credi di essere?». E Gesù rispose: «prima che Abramo fosse, io sono». Vale a dire, si dichiarò Dio. Allora, pieni di furore, presero pietre, volevano lapidarlo, e san Giovanni ci dice che Gesù uscì dal Tempio e se ne andò; non poterono fare nulla.
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Quando Dio è con noi, chi può essere contro di noi?
E non dimentichiamo nemmeno quel bellissimo racconto evangelico della guarigione del cieco nato. Gesù guarì quest’uomo, e poi i capi della sinagoga lo interrogarono: «chi ti ha fatto questo? Come è successo?». Poi interrogarono i suoi genitori. I genitori intuirono che la situazione si stava facendo pericolosa e risposero: «sappiamo che è nato cieco. Ma come abbia riacquistato la vista, non lo sappiamo».
E san Giovanni aggiunge questa osservazione: I suoi genitori parlarono così perché avevano paura. Perché? Perché chiunque aderisse a Gesù Cristo era escluso dalla sinagoga. Escluso dalla sinagoga, cioè, in un certo senso, scomunicato. Coloro che riconoscevano Gesù Cristo non potevano più partecipare alle funzioni nelle sinagoghe; erano esclusi. Erano già, in un certo senso, scomunicati – non dimenticatelo mai.
Concludo con questo, cari fratelli. Santa Giovanna d’Arco fu giudicata dalla Chiesa, fu bruciata sul rogo, e sapete che nei suoi ultimi istanti chiese che le venisse portato un crocifisso. Contemplò questo crocifisso, invocando il santo nome di Gesù perché venisse in suo aiuto e la sostenesse in quella terribile sofferenza. E sul capo portava una mitra. Su questa mitra erano incise queste parole: «Strega, eretica, scismatica, scomunicata».
E oggi? Oggi la Chiesa venera Santa Giovanna d’Arco non solo come santa, ma anche come patrona di Francia.
Quindi, cari fratelli, manteniamo la fede.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Spirito
Papa Leone XIV celebra il motto massonico e rivoluzionario francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità»
Papa Leone XIV ha celebrato un motto della Rivoluzione francese usato dai massoni — il famigerato «Libertà, Uguaglianza, Fraternità» — come «imperativi etici universali” durante un discorso all’Eliseo venerdì scorso. Lo riporta LifeSite.
«La Francia ha contribuito in modo significativo al progresso del nostro mondo, compreso il riconoscimento dei diritti umani fondati sulla natura stessa della persona umana, in particolare la libertà religiosa», ha affermato Leo alla presenza del controverso presidente Emmanuel Macron e di alti funzionari francesi. Macron, si ricordi, ha da poco avviato l’eutanasia e suicidio assistito in Francia e piazzato l’aborto in costituzione.
«Questa costante attenzione alla dignità intrinseca di ogni persona trova eco nel vostro motto nazionale. Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplicemente parole impresse sulla facciata dei vostri edifici pubblici; si riferiscono a imperativi etici universali che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione», ha affermato il romano pontefice.
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Il riferimento di Leone a «Libertà, uguaglianza e fraternità» come «imperativi etici universali» è preoccupante perché, sebbene queste parole siano il motto nazionale della Francia, lo sono anche del Grande Oriente massonico e della Grande Loggia di Francia. Il motto deriva dalla Rivoluzione francese, che si oppose ferocemente alla Chiesa cattolica e che, durante il «Regno del Terrore», causò la morte per ghigliottina di migliaia di vescovi, sacerdoti, religiosi e laici cattolici.
Per secoli la vecchia chiesa, partendo dalle rivelazioni dell’abate Augustin Barruel (1741-1820), ha considerato la Rivoluzione francese come una grande operazione massonica per scardinare il cattolicesimo distruggendo al contempo trono (cioè l’autorità monarchica) ed altare (cioè l’autorita religiosa romana).
L’elogio di Leone della «libertà religiosa» che, a suo dire, è stata riconosciuta dalla Francia, è in contrasto con la tradizionale concezione cattolica dell’argomento. La Quanta Cura e il Sillabo degli Errori di papa Pio IX condannavano l’idea che «Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione che, guidato dalla luce della ragione, riterrà vera».
Nel discorso di venerdì il Papa sembra aver al contempo rimproverato il secolarismo francese, che a sua volta affonda le radici nella Rivoluzione francese.
«Il cristiano impegnato nella vita pubblica, che agisce alla luce della sua coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista né una minaccia all’unità della patria», ha detto Leone.
«Un giusto laicismo, dunque, non consiste nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le forze al servizio del bene comune», ha affermato il papa.
Sembrava che il suo intento fosse criticare apertamente la politica francese di «laicità», che impone la totale separazione tra Stato e religione. Tale politica fu codificata dalla Legge sulla separazione tra Chiesa e Stato del 1905.
L’anno scorso Macron ha pronunciato un discorso alla nazione elogiando la struttura laica del Paese, affermando che la «Repubblica laica» significa che la Francia non rappresenta «un’identità nata da origini culturali, religiose o particolari». Ha elogiato la legge del 1905 come «il compimento della Rivoluzione francese».
Papa Leone ha sottolineato venerdì le «profonde radici cristiane» della Francia, che risalgono a Sant’Ireneo di Lione e al battesimo di Clodoveo, re dei Franchi, nel 496, evento che sancì il titolo della Francia di «Figlia maggiore della Chiesa».
Leone ha inoltre sottolineato l’importanza del diritto alla vita e ha condannato l’aborto, il suicidio assistito e la maternità surrogata in presenza di funzionari francesi. In questo modo ha criticato le stesse leggi francesi a favore dell’aborto e del suicidio assistito. Il Paese ha recentemente approvato una legge che legalizza l’eutanasia e il suicidio assistito a determinate condizioni.
«La tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano», ha affermato il pontefice, sostenendo che è necessario «accogliere la vita incondizionatamente, di sostenere la fragilità con amorevole cura, di accompagnare ogni fase della vita con rispetto e fiducia reciproca e di difendere con coraggio e compassione coloro che non sono in grado di far sentire la propria voce e coloro che si sentono ignorati o trascurati».
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Leone ha inoltre espresso preoccupazione per le «tendenze sociali che rischiano di trasformare la scienza e la tecnologia in imprese a scopo di lucro, promuovendo la manipolazione genetica, la maternità surrogata, il traffico di organi umani o la possibilità di organizzare la propria morte».
«Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la protezione di ogni vita umana sono un dovere che incombe su ciascuno di noi», ha continuato Leone, ricordando che la «Dichiarazione universale dei diritti umani» fu proclamata per la prima volta a Parigi.
Prima del discorso alle autorità civili e al corpo diplomatico francesi, Leone ha incontrato privatamente Macron al Palazzo dell’Eliseo, nella prima tappa del suo viaggio in Francia. Il viaggio apostolico si svolge dal 25 al 28 settembre e comprende una visita alla sede dell’UNESCO, alla cattedrale di Notre Dame e al santuario di Nostra Signora di Lourdes.
Come riportato da Renovatio 21, inquietanti segni di avvicinamento del vaticano alla Rivoluzione francese, che uccise numeri immani di fedeli, suore, sacerdoti, si erano avuti di recente in una pagina del sito web ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi, l’organismo della Curia romana che si occupa di gestire tutti i processi di beatificazione e canonizzazione.
Nella scheda di beato Jean-Baptiste Souzy (1732-1794), sacerdote morto consunto dalla fame e dalla malattia in una carcerazione disumana inflitta dalle forze anticristiche della Rivoluzione francese.
Eppure, il sito vaticano scrive: «La Rivoluzione Francese ebbe dei grandi meriti nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna, ma come tutte le rivoluzioni, che in qualche modo presuppongono un capovolgimento violento delle classi al potere con i rivoltosi, lasciò dietro di sé un lago di sangue, morti ingiuste, delitti e violenze» (corsivo nostro).
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