Pensiero
Iperinflazione e vaccino: la grande razzia
In pratica ci troviamo dinanzi alla più grande ondata inflattiva degli ultimi decenni.
Oggi abbiamo scritto ancora della Germania, uno dei Paesi che, assieme al nostro, sarà più sconvolto nei prossimi mesi: i prezzi alla produzione in Germania aumentati del 31%. Il costo dei beni alimentari al supermercato aumentato possibilmente del 20-50%.
In Italia abbiamo visto il fenomeno devastante delle bollette anche più che raddoppiate. Non sono poche le persone che conosco che hanno rateizzato, e che ti confidano, a bassa voce, che forse non possono più permettersi la casa o l’appartamento in cui vivono.
Nessuna crisi che possiamo ricordare ha potuto godere di una simile congiunzione di fattori. Lockdown pandemico biennale, collasso del sistema dei trasporti navali mondiale, aumento sbalorditivo del costo della materie prime, crollo dell’agricoltura, guerra, sanzioni al più grande esportatore di energia e risorse del pianeta. Nessuna soluzione in vista. Neanche l’ombra: anzi, la demenza politica occidentale, che dalla mente senile di Biden si riversa giù giù sino ai nostri maggiordomi locali, sembra muoversi volontariamente verso il suo aggravamento.
Nessuno ha mai visto una cosa del genere. Se gli economisti, i giornalisti, i politici non vi dicono niente è perché non hanno capito, o se hanno capito, stanno facendo l’unica cosa che gli pare sensata: tacere ed arraffare lo stipendio. È proprio di questo che vorremmo qui scrivere: della razzia che stiamo vedendosi consumare sotto i nostri occhi a opera di coloro che ci hanno traditi.
La realtà è che non sono solo gli elementi della vita quotidiana (il cibo, il carburante, la bolletta) si sono impennati sino a prezzi proibitivi. A diventare molto più costose sono diventate, e diventeranno sempre più, le cose grandi.
Ad esempio, il mercato immobiliare. Negli USA, Paese piagato come e più di noi dallo tsunami inflattivo, gli investitori stanno correndo a mettere i soldi nel mattone. Qualcuno già dice che c’è una nuova bolla. Tutti però continuano a investire lì, quindi il settore sta volando.
Perché? Molto semplice, chi ha denaro comincia a capire che il dollaro disintegrerà tutto il suo valore – grazie alle sanzioni, l’harakiri economico dell’Occidente.
Con il dollaro che perde il suo ruolo di riserva monetaria mondiale, gli investitori corrono a convertire i loro danari in prodotti che possono mantenere il loro valore nel tempo. Ad esempio, case e palazzi. Ma anche qualsiasi altro bene tangible. Se lo puoi toccare, sembra essere il pensiero di fondo, avrà certamente più valore del dollaro.
Ecco perché qualsiasi cosa materiale, dal super-attico fino agli oggetti di consumo, è destinato a crescere di prezzo.
Non è un ragionamento esoterico. Tutti lo conoscono: quando stampi tanto danaro e lo metti in circolo (whatever it takes) è in genere quello che succede. La gente vuole liberarsi dei soldi che valgono meno, e comprano case.
USA o UE, dollaro o euro, le differenze sono poche. La meccanica è scientifica, universale.
Qualcuno può dire che i ministri delle Finanze occidentali, con l’aumento dei tassi di interesse o con qualsiasi altra cosa si vogliano inventare, possono aggiustare la situazione. Chi pensa così dimentica che sono gli stessi ad averci messo in questa situazione, e a questo punto, vedendo il disastro quotidiano delle sempre più impossibili, suicide sanzioni alla Russia, non è che sia evitabile il pensiero del dolo programmatico.
Va bene, ma ora cosa succederà? Semplice: ad un certo punto i consumatori non avranno soldi da spendere. E i prodotti, al contempo, diventeranno ancora più cari. Le tasse, giocoforza, aumenteranno con questa bolla, e colpiranno anche chi non ha comprato la casa, o la ha persa.
Il consumatore medio smetterà semplicemente di consumare. Ridurranno drasticamente ciò che acquistano. Ecco il crollo dei consumi, ecco la decrescita.
E quando il popolo non può più permettersi niente – aggiungete per soprammercato, magari, qualche problema alla filiera alimentare – cosa potrebbe succedere?
La fase successiva è il collasso del sistema. In che modalità, non sappiamo: magari in modo incruento, come uno di quei Paesi del Terzo Mondo che ha interiormente accettato la sperequazione sociale, l’oligarcato, l’ingiustizia e la fame.
Magari invece, succedono altre cose. Più rapide e pericolose. Uno scenario di barbarie è dietro l’angolo, lo sappiamo.
Tuttavia non volevamo scrivere del collasso, ma di cosa stanno facendo coloro che abbiamo in plancia di comando, e perché.
Innanzitutto, sanno dove stiamo andando?
Sì, certo che lo sanno. Tutti. Guardateli: nessuno di essi, dal capo partito all’editorialista di grido, crede davvero nel Paese. E questo è evidente dal fatto che non hanno nessuna idea concreta per esso, nessuna vera innovazione da proporre, nessuna visione da condividere. La prova provata di quanto dico è la presenza di un semi-alieno a Palazzo Chigi, il tecnocrate Draghi, e tutta una palude intorno conservata con zelo da tutti i partiti che hanno rivotato il Mattarella.
Lo sanno da anni, da decenni, dove stiamo andando. Chi vive in zone come il Veneto lo ha potuto percepire da più di venti anni o forse perfino trenta anni: interi comparti produttivi, un tempo ricchissimi, venivano spazzati via da un anno all’altro, tra imprenditori suicidi e operai costretti a reinventarsi dimenticando la loro arte.
È stato l’effetto della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che qualcuno ha fatto generosamente entrare dando il via alla globalizzazione terminale, e cioè alla deindustrializzazione del Paese e al suo orrido impoverimento, alla distruzione della classe media.
Quindi, lo sanno, sì. Da decenni. Ma non hanno fatto niente. Anzi. Alcuni di essi, ci hanno venduti ulteriormente, liquidando quanto avevamo risparmiato. Ricordate le banche popolari, ad esempio? Ora potete osservare lo spettacolo dello Stato che ancora una volta versa miliardi ai Benetton.
No, non un progetto di rilancio, non una prospettiva concreta: nulla. Non hanno pensato a niente per uscire dalle sabbie mobili in cui già da lungo tempo eravamo finiti.
E quindi, cosa hanno fatto? Semplice: hanno continuato a fare girare i soldi, magari dove volevano loro, finché qualche moneta è ancora sul tavolo.
Eccoti i miliardi annui per mantenere gli immigrati africani a fare nulla (o meglio, talvolta, a delinquere).
Eccoti la pioggia di gettoni d’oro per le associazioni amiche, LGBT etc.
Eccoti il Superecobonus 110%: fiumi di milioni ad aziende inesistenti, e un bella fetta che finisce ai principali produttori dei pannelli solari, i cinesi.
Eccoti il bonus monopattino (incredibile), che pare essere stato assai sfruttato soprattutto dai mantenuti africani. Anche qui, una bella fetta, finisce, chissà perché, ai cinesi.
Eccoti le miliardate che finiscono a destra e a manca, in luoghi che nemmeno sappiamo, per manovre che non osiamo immaginare.
Il danaro sul tavolo deve essere fatto girare finché ce n’è. Perché lo sanno bene che prima o poi finirà.
Come possiamo definire questo atteggiamento? Razzìa, ad esempio. La realtà è che la gestione della barbarie (quella di cui parla l’ISIS nel suo manuale), per le nostre élite è iniziata prima ancora che la società sia collassata del tutto.
Sanno come finirà, quindi arraffano come possono.
E quando il danaro sul tavolo finirà? Non crediamo abbiano progetti concreti per la situazione. Al massimo hanno elaborato scenari individuali. Alcuni di loro hanno già piani B in altri Paesi, case all’estero, docenze in università straniere, etc.
Al momento, quindi, mentre dirottano le ultime sostanze prima che le aziende italiane vengano tutte uccise dalla carestia del gas, è meglio tenervi occupata la mente. Armi di distrazione di massa. La Russia! L’Ucraina! Slava Ucraini! Il virus! La nuova variante del virus! La transizione ecologica! Il cambiamento climatico! L’emergenza umanitaria! Il razzismo! L’omotransfobia!
Vi drogano. Vi narcotizzano. Mentre voi dormite, la razzia avanza. Fino a che non avrete niente.
Però tranquilli. Anche quello potrebbe essere programmato da qualcuno che vi vuole bene: «non avrete niente e sarete felici».
È il Vangelo secondo Davos, a cui si attaccheranno prima o poi anche quelli che al club non sono mai stati invitati
Cercheranno di farlo amare anche a voi, vi diranno che dovete amare la pozza di stagflazione dove annegherete. Vi diranno che il veleno che vi stanno dando (che vi ferisce, sterilizza, uccide) è un nettare meraviglioso.
Ora avete capito a cosa è servito sottomettervi con i vaccini. Hanno solo verificato quanto a fondo potevano andare con il saccheggio, e voi gli avete detto che siete pronti a farvi razziare anche il DNA, possono puntarvi una pistola giù giù sino al livello biomolecolare, e sparare, e portare via tutto. A noi va bene.
Abbiamo accettato la razzia biologica. Ora che continuino con quella economica è, in fondo, un dettaglio minore.
Roberto Dal Bosco
Pensiero
L’antico incidente dietro la Tesla volante
Lo spettacolo è, come spesso accade, vedere le reazioni della gente. Solo che stavolta la cosa è talmente incredibile, talmente storica che è chiaro che non si trovano le parole per definire quello che è accaduto. Elon Musk ha presentato una macchina volante – tutto qui. Anzi no: la macchina si arrampica pure sui muri. E viaggia da uno a cento chilometri all’ora in meno di un secondo.
È pazzesco, mai visto. È grottesco sentire i commentatori cercare di razionalizzare la demo della nuova Tesla Roadster dell’altro giorno. Minimizzare è impossibile, ma qualcuno ci prova: la tecnologia, borbottano, non sarà mai sulle auto in produzione. Con evidenza, nessuno è pronto per un salto del genere – perché è un vero salto di paradigma. È nel giusto chi pensa che non si tratti più di un’automobile, ma dell’antenato di una nuova specie.
Turns out the future does have flying cars pic.twitter.com/6fexPp6SXI
— Elon Musk (@elonmusk) October 16, 2026
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È ancora più triste guardare la concorrenza. Tipo, la Porsche: nello stesso giorno, ha presentato una sua nuova auto, in teoria bella pure, lo stesso giorno – notizia sparita nel giro di due ore, nonostante i tedeschi si fossero fatti un leak da soli, facendo fuggire in rete le immagini in anteprima.
Mission S.
Authentic. Consistent. Timeless.
A glimpse into the future – shaped by our heritage. Mid-engine architecture. A focus on the driver and the driving experience.
Call it a love letter. https://t.co/R2BKMUzcyA
— Porsche (@Porsche) October 15, 2026
E chissenefrega di Porsche, e Ferrari, e chiunque altro, dinanzi ad una macchina volante? È, di fatto, una magia. Nel senso in cui lo scrittore Arthur C. Clarke (quello di 2001 Odissea nello spazio, figuro non esattamente raccomandabile) la definiva come indistinguibile dalla tecnologia arrivata ad un certo livello. Musk ha pure raccontato di come, negli anni in cui viveva a Los Angeles tra divi del cinema e personaggi vari, sentisse spesso parlare di magia, di potere di «manifestare» la realtà secondo la volontà – come da pensiero di Aleister Crowley –, ma di non aver mai trovato nessuno che gli rispondesse quando chiedeva come la magia potesse portare le persone su Marte. (Va ricordato, brevemente, che Los Angeles è la città del satanista crowleyano e padre della missilistica NASA Jack Parsons, ma questa è un’altra storia)
Il segmento di mercato dovrebbe essere quello, le auto sportive. La forma della Tesla Roadster sembra attinta dal design che Marcello Gandini esprimeva nelle Lamborghini degli anni Settanta e Ottanta. Ma è davvero importante? No, la cosa che conta è che quello che si è visto è qualcosa che neanche nei film di Hollywood – pre e post effetti speciali digitali – si era mai realizzato.
La macchina si attacca ai muri perché ha un sistema di ventole che schiaccia verso la superficie – come accade per certe auto giocattolo recenti, anche economiche, che compri dai cinesi. Era saltato fuori pochi giorni fa che Tesla aveva depositato il brevetto, cosa rara perché Musk ha sempre dichiarato la sua avversione per i patent, dicendo che un brevetto è un biglietto della lotteria per il tribunale. Tutti avevano immaginato che la suzione dell’aria servisse per rendere più aderente il veicolo in velocità, magari in curva: invece eccoti che la macchina si attacca al muro, sale su una grande pista a C, sfida apertamente la gravità. Inverosimile.
La mossa tuttavia non è la più memorabile della serata: è quando questa atterra da grandi altezze usando dei razzi stabilizzanti, che eiettano il contenuto di due cisterne da 600 litri di aria compressa (nessuna sostanza speciale: anche qui si fa tutto l’energia elettrica, cioè il sole, e l’aria) e permettono all’auto di arrivare al suolo perfetta dopo salti spaventosi. Chi si chiede quando mai possa servire, può pensare al Ponte Morandi. O a qualsiasi situazione in cui si viene buttati fuori da una strada di montagna, un viadotto, un’altezza percorsa in auto, e ce ne sono. Esageriamo a pensare a quante vite può salvare un sistema di sicurezza del genere?
Highlights of all four stunts Tesla showed off with the new Roadster today. pic.twitter.com/chP6QEuVMk
— Oli (@CARN0N) October 16, 2026
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La tecnologia viene da SpaceX, l’azienda spaziale di Musk, creata quasi due decadi fa attorno alla grande, ostinata trovata – allora ritenuta idiota da tutti i soloni dell’aerospazio, tra cui alcuni che conosciamo personalmente – di rendere riusabili i razzi spaziali. Il rientro atmosferico, e atterraggio (o ammaraggio), di veicoli alti 124 metri, cioè di palazzi da 40 piani, ha creato, credo anche con una proporzionale facilità, la conoscenza tecnica necessaria per far saltare ed atterrare un’auto sportiva. Tale fenomeno, sconosciuto ai più ma fondamentale per lo sviluppo di un’azienda, di un Paese, di una Civiltà, si chiama trasferimento tecnologico.
Ciò agisce, da un punto di vista finanziario, come una grande leva visiva per il merge tra le aziende Tesla e SpaceX, di cui si è vociferato – e non è la prima fusione di Musk, che aveva già unito con Tesla nel 2016 la sua ulteriore azienda fotovoltaica SolarCity e, più di recente, l’azienda di Intelligenza Artificiale xAI con X (il vecchio Twitter).
Elon, con il suo tono vagamente Asperger, dal palco ha ricordato che dietro all’auto volante vi è una profezia fallita, quella del suo «amico» Peter Thiel. «Volevamo le auto volanti, e invece abbiamo avuto i 140 caratteri» («We wanted flying cars, instead we got 140 characters») è la celebre massima di Thiel, miliardario e investitore della Silicon Valley ora ritenuto come una sorta di eminenza grigia, o nera, dietro l’amministrazione Trump con la sua società di data intelligence Palantir.
La frase, nata nel 2011 come sottotitolo del manifesto «What Happened to the Future?» del suo fondo d’investimento Founders Fund, è diventata l’emblema della sua critica alla stagnazione tecnologica, concetto che il Thiel ha ripetuto per anni dai primi Duemila, lamentando che l’estrema libertà del mondo dei bit – cioè dell’innovazione digitale – non è parallela a quella del mondo degli atomi, cioè della tecnologica fisica.
Al posto di grandi progetti («le auto volanti»), le menti e i capitali della Silicon Valley si sono concentrati su tecnologie di comunicazione incrementali e social media, simboleggiati dal vecchio limite dei «140 caratteri» di Twitter.
Elon ha lavorato con Thiel in PayPal, che costituiva la fusione della società di Thiel Confinity con X di Musk, due società di danaro virtuale di fine anni Novanta che stavano a Palo Alto a poca distanza l’una dall’altra, e che se si vedevano a pausa pranzo nello stesso ristorante della zona si guardavano in cagnesco. Thiel, tedesco nato in Germania con studi prima legali e poi filosofici come allievo diretto del pensatore del sacrificio René Girard, è ritenuto l’unico uomo che ha saputo tener testa a Musk in un’azienda: creato PayPal, organizzò un piccolo golpe interno per estrometterlo da CEO proprio mentre Elon era in viaggio di nozze.
È davvero ironico notare che ora Musk non solo ha comprato l’azienda dei 140 caratteri, cioè Twitter, ora X (che è il nome di suo figlio e appunto della prima azienda: il dominio x.com se lo è fatto dare da eBay che aveva comprato PayPal per una cifra simbolica), ma ha realizzato pure, nel totale rovesciamento della massima di Thiel, le auto volanti.
I due hanno un rapporto strano, dove tuttavia è visibile la continua grande stima reciproca. In particolare Thiel racconta che, divenuto investitore dopo aver venduto la sua quota di PayPal, aveva rifiutato di investire in Tesla giudicandola l’ennesima startup di questo tipo, per poi pentirsene, ma aveva poi finanziato SpaceX e le sue aspirazioni multiplanetarie. Dice che, assieme a David Sacks (un altro della cosiddetta PayPal Mafia, il gruppetto di mente dietro la nascita del sito di pagamento) David Sacks, ora cooptato alla Casa Bianca trumpiana come zar delle criptovalute, aveva compreso che Musk era un uomo che conosceva qualcosa rispetto al rischio che gli altri uomini ignoravano. «Sottovalutate Elon a vostro pericolo» aveva detto.
Ora, l’amciizia tra Musk e Thiel fa venire in mente che dietro la Tesla volante potrebbe esserci un fatto biografico, raccontato più volte da entrambi, in genere tra le risate del pubblico.
In pratica, con i soldoni arrivati per la vendita della società, Elon si era concesso l’auto più prestigiosa, e veloce (380 km/h), al mondo: aveva ordinato una McLaren F1 di colore argento, 627 cavalli e sedile di guida centrale, era all’epoca l’auto di serie più veloce del mondo (oltre 380 km/h). La consegna della vettura con la bisarca davanti a casa venne persino ripresa dalle telecamere della CNN in un filmato diventato poi storico.
Nel filmato si vede Elon allora giovane è già assai stempiato (le malelingue parlano di un trapianto riuscitissimo) e la prima moglie, la bellissima, dolcissima, Justine, madre del primogenito morto in culla e degli altri cinque avuti con la provetta. Il filmato traspira dell’affetto che la donna ha per il marito – pur accusandolo dinanzi alle telecamere di decadenza – e pare lampante come varie femmine successive del ragazzo (l’attrice Talulah Riley, la geniale cantante Grimes) siano in vario modo un calco della prima.
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La storia di quest’auto è legata a un aneddoto incredibile che coinvolge proprio Thiel. Nel 2000, mentre si trovava in auto proprio con Peter Thiel per andare a un incontro di lavoro cruciale per la fusione che avrebbe dato vita a PayPal, Musk cercò di mostrare le capacità di accelerazione della vettura. Senza controllo di trazione, perse il controllo: l’auto decollò, si schiantò contro un terrapieno e andò totalmente distrutta.
Poco prima dell’impatto, Thiel aveva chiesto a Musk provocatoriamente cosa potesse fare quell’auto tanto costosa, e Musk rispose con quelle che definisce essere le più celebri ultime parole in tanti casi: «Watch this», «Guarda questo». Thiel racconta che davanti a loro viaggiava l’auto di una signora, che dallo specchietto retrovisore dice di aver visto una specie di UFO volare in aria.
Nonostante il disastro, nessuno si fece male. Tra le lamiere, Musk disse a Thiel, con un umorismo inspiegabile: «non sai qual è la parte migliore: la macchina non è assicurata!» Thiel non rinunziò all’appuntamento di lavoro, e fece l’autostop fino all’ufficio del Venture Capitalist che dovevano vedere. Musk arrivò dopo.
È arduo non pensare che quella macchina volante sia bizzarramente una delle basi della macchina che si capovolge in aria e atterra perfettamente. Una risposta definitiva ad una domanda postagli dall’esistenza con un incidente bello consistente – per quanto innocuo e perfino divertente.
Scrivo di questa connessione per tentare di comprendere quanto sia profondo quello che sta facendo Elon Musk, giustamente salutato ora come l’uomo che tutto solo, single-handedly, sta avvicinando il futuro al presente.
Renovatio 21, il lettore lo sa, avvisa da anni del pericolo della figura, che, abbiamo scritto in passato, potrebbe pure essere l’anticristo. Produce auto magnifiche che si guidano da sole, ma che possono controllare ogni spostamento. Ha manopole sul discorso mondiale con X, unico spazio dove si incubano le idee fuori dai media dell’establishment e dai social bolsi e censurati. Crea serque di figli in provetta – e li presenta al papa. Dispone di capitali (di borsa, certo) senza precedenti storici: un trilione e più di dollari.
Tuttavia, è innegabile la forza dell’uomo e della sua opera. O meglio, la sincerità fattiva con cui affronta le sue ambizioni immense. SpaceX effettua da sola più lanci orbitali di tutto il resto del pianeta messo insieme, detenendo un monopolio di fatto nel settore aerospaziale grazie alla tecnologia dei razzi riutilizzabili: nel 2025 Musk ha realizzato 170 lanci totali, tutto il mondo messi insieme (cioè gli Stati-superpotenza di USA, Russia, Cina, etc.) meno di 150. (L’Europa Unita vale un totale di 8 lanci orbitali…)
Quindi sì, Musk è il signore dello spazio, e ora la scelta di chiudere le sue ubique costellazioni di satelliti Starlink agli ucraini probabilmente farà finire la guerra. Quindi, oltre che del cielo questo è il padrone anche della terra…
Non possiamo dire, anche dopo aver visto questa auto sportiva con i razzi, che il ragazzo ci sta antipatico. Quantomeno perché la sincerità l’ha avuta anche, ad esempio, per attaccare gli psicofarmaci SSRI e la pillola anticoncezionale, Fauci e la bioingegneria gain-of-function, i neocon, l’immigrazione e la balla della bomba demografica – in una parola la Necrocultura.
Un uomo che vive le sue visioni con onestà e sacrificio estremo può arrivare a risultati incredibili. Questa è, di mio, la lezione che mi porto a casa guardando le macchine che volano.
Questo è quello che ogni uomo dovrebbe tenere a mente per tenere in piedi la Civiltà umana.
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
La lettera di Charles Dickens contro le esecuzioni pubbliche
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Pensiero
La Nuova Destra: il paganesimo salverà l’Europa?
Di fronte alla crisi della civiltà occidentale, la Nuova Destra esercita un fascino su una gioventù alla ricerca di radici, grandezza e trascendenza. Tuttavia, dietro la difesa dell’identità europea si cela un paradosso: pretendere di salvare una civiltà rifiutando al contempo il cristianesimo che l’ha plasmata.
Pubblicato il 9 luglio 2026 dalle edizioni Via Romana, La Nouvelle Droite en question («La Nuova Destra in discussione») di Jean-Pierre Maugendre propone un’analisi storica e dottrinale di una corrente di pensiero la cui influenza va ben oltre i circoli intellettuali che l’hanno vista nascere. Direttore di Renaissance catholique, ex presidente del Mouvement de la jeunesse catholique de France (MJCF) e conduttore della trasmissione Terres de mission su TV Libertés, l’autore conosce bene gli ambienti politici e culturali ai quali dedica questo studio.
All’origine, il rifiuto del cristianesimo
La Nuova Destra prende forma all’indomani della guerra d’Algeria, in un clima di disillusione per una parte della gioventù nazionalista francese. Nel 1963, Dominique Venner partecipa alla creazione di Europe-Action, movimento che intende promuovere una coscienza nazionale europea, ma che si caratterizza fin dalle origini per un anticristianesimo militante e per ricorrenti riferimenti al paganesimo.
Dopo il fallimento della candidatura di Jean-Louis Tixier-Vignancour alle elezioni presidenziali del 1965, diversi di questi militanti abbandonano progressivamente l’azione politica diretta a favore di un lavoro intellettuale e culturale di lunga lena. Questo orientamento sfocia, nel 1968, nella fondazione del GRECE, il Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne.
L’obiettivo è ormai agire sulle mentalità per trasformare, alla fine, la società stessa. Sotto l’impulso di Alain de Benoist e di diversi collaboratori, la Nuova Destra ottiene un’audience considerevole alla fine degli anni Settanta, grazie in particolare alla sua presenza sulle colonne del Figaro Magazine, allora diretto da Louis Pauwels.
Jean-Pierre Maugendre ripercorre anche i prolungamenti di questa influenza nel Club de l’Horloge e poi all’interno del Front national, in particolare tra il 1984 e il 1998. Mostra così come un movimento inizialmente marginale sia riuscito a diffondere alcuni dei suoi temi in una parte della vita politica francese.
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Dietro l’identità europea, un’altra visione dell’uomo
Dietro la difesa dell’identità europea si delinea una concezione dell’uomo, della religione e della morale che si oppone su punti essenziali alla filosofia cristiana. È quanto mette in luce Jean-Pierre Maugendre risalendo alle fonti intellettuali della Nuova Destra.
L’autore studia in particolare l’influenza di Friedrich Nietzsche, Julius Evola, René Guénon e Louis Rougier. Nonostante le loro differenze, questi autori hanno contribuito a nutrire un pensiero segnato dal rifiuto dell’universalismo cristiano, dall’esaltazione della forza, dal relativismo morale e dal fascino per certe tradizioni religiose precristiane od orientali.
In questa prospettiva, ogni popolo sarebbe portatore di una propria concezione del mondo e di una propria religione. Il cristianesimo, con la sua pretesa di annunciare una verità destinata a tutti gli uomini, appare allora come un elemento estraneo all’identità europea originaria, o addirittura come una causa del suo indebolimento.
Una simile concezione entra direttamente in contraddizione con la fede cattolica, che riconosce in Gesù Cristo il Salvatore di tutti gli uomini e afferma l’esistenza di una legge morale naturale universale. Misconosce inoltre il ruolo decisivo della Chiesa nella formazione della civiltà europea.
L’autore rileva inoltre le conseguenze morali di questa antropologia: esaltazione della volontà di potenza, concezione permissiva della sessualità, giustificazione dell’aborto per motivi eugenetici e rifiuto di una morale trascendente.
Un’influenza che supera i circoli intellettuali
Lungi dal considerare la Nuova Destra un fenomeno concluso, Jean-Pierre Maugendre ne esamina i prolungamenti contemporanei. Cita in particolare i lavori dell’Institut Iliade, fondato sulla scia di Dominique Venner, le pubblicazioni della rivista Éléments, nonché l’azione di personalità provenienti da questa famiglia intellettuale nei media alternativi.
L’Institut Iliade, in particolare, si è dato la missione di trasmettere la memoria della civiltà europea attraverso conferenze, convegni e corsi di formazione destinati soprattutto alle giovani generazioni.
Queste iniziative incontrano interesse presso chi rifiuta l’individualismo, il materialismo e la scomparsa delle eredità nazionali. Jean-Pierre Maugendre non nega né la qualità intellettuale di alcuni rappresentanti di questa corrente né il coraggio che dimostrano nella loro opposizione alle ideologie dominanti.
Riconosce diverse convergenze con le preoccupazioni dei cattolici legati alla Tradizione: difesa dallo sradicamento, rifiuto del livellamento egualitario, attaccamento al bene comune, senso dell’onore, fedeltà alla parola data e volontà di trasmettere un’eredità di civiltà.
Ma questi avvicinamenti non possono nascondere le divergenze dottrinali. In un’intervista concessa a Boulevard Voltaire il 25 settembre 2026, l’autore insiste su questo punto: «l’anticristianesimo resta un marcatore forte della Nuova Destra».
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Difendere la civiltà senza rinnegare Cristo
È nell’ultima parte che l’opera trova la sua portata più rilevante. Sotto il titolo «Né irrigidimento né ingenuità», Jean-Pierre Maugendre invita a non confondere l’opposizione agli errori moderni con l’adesione alla verità. La critica del materialismo, dello sradicamento o della cancellazione delle identità non basta a costituire una dottrina giusta.
Il successo incontrato da queste idee presso una parte della gioventù invita inoltre a interrogarsi sull’indebolimento della trasmissione della fede e della cultura cristiana, particolarmente incisivo nei decenni successivi al Concilio Vaticano II. Questa rottura ha lasciato campo libero a correnti che pretendono di ritrovare le vere radici dell’Europa in un passato precristiano, relegando in secondo piano l’opera civilizzatrice della Chiesa.
Ma al di là di questa crisi di trasmissione, la divergenza fondamentale riguarda la natura stessa dell’uomo. Dove certe filosofie della Nuova Destra esaltano l’individuo forte, creatore dei propri valori, la dottrina cattolica insegna che l’uomo è una creatura di Dio, ferita dal peccato originale e chiamata alla vita soprannaturale dalla grazia.
Questa opposizione si ritrova nella concezione stessa della società. Jean-Pierre Maugendre ricorda allora una distinzione cara a Jean Madiran: se la fede è un dono di Dio, la cristianità è anche il frutto dell’azione degli uomini, quando si sforzano di stabilire un ordine sociale conforme alla legge divina. È proprio su questa nozione di cristianità che si rivela una delle opposizioni più profonde tra il pensiero cattolico tradizionale e la Nuova Destra.
Il libro si conclude con una nota di speranza, con l’evocazione della conversione di Guillaume Faye, uno degli intellettuali di spicco di questo movimento. Il suo ritorno alla fede cattolica, alla fine della vita, ricorda che gli smarrimenti filosofici e morali non chiudono mai definitivamente la strada della grazia.
Con La Nouvelle Droite en question, Jean-Pierre Maugendre offre un’opera breve, documentata e accessibile, particolarmente utile ai giovani cattolici attratti dai movimenti di difesa dell’identità europea. Ricorda loro che il vero risollevamento di una civiltà non può costruirsi contro i princìpi cristiani che l’hanno plasmata.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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