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«Rimangono al potere…»: mons. Viganò commenta la morte di McCarrick
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato la morte dell’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick, potente figura del cattolicesimo americano e mondiale accusato di crimini osceni portati avanti nei decenni.
«La morte di Theodore McCarrick, del quale ho denunciato gli orribili crimini e le perversioni sin dal 2006 e che anche pubblicamente ho richiamato al pentimento e alla conversione, lascia dietro di sé decine, centinaia di vittime alle quali né i tribunali canonici né quelli civili hanno mai riconosciuto giustizia» scrive monsignor Viganò in un post su X.
La morte di Theodore McCarrick, del quale ho denunciato gli orribili crimini e le perversioni sin dal 2006 e che anche pubblicamente ho richiamato al pentimento e alla conversione, lascia dietro di sé decine, centinaia di vittime alle quali né i tribunali canonici né quelli…
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) April 5, 2025
«Rimangono tuttora al potere, in America e in Vaticano, quelli che McCarrick chiamava senza alcun pudore “i miei nipoti”, promossi all’episcopato e al cardinalato, corrotti e ricattabili come lui» accusa il prelato lombardo.
«Rimane impunito sul Trono di Pietro l’usurpatore del Papato, che a McCarrick deve l’elezione» continua l’arcivescovo. «Rimane dilagante la piaga della sodomia, principale causa del decadimento morale e della corruzione nella Gerarchia ecclesiastica».
Nella caduta dell’ex cardinale, che predava adulti e ragazzini, fu fondamentale la testimonianza dell’agosto 2018 dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, che ha accusato papa Francesco di essere a conoscenza della condotta sessuale inappropriata di McCarrick (e delle sanzioni impostegli da Benedetto XVI), ma di averlo riportato nelle grazie del Vaticano.
Di recente monsignor Viganò è tornato sulla questione dimostrando come anche le ultime nomine vescovili di Bergoglio in USA siano derivate dal giro dello scandaloso ex cardinale.
La Chiesa americana (grazie anche al ruolo preminente dei Gesuiti americani nel sovvertimento della Dottrina cattolica) si trova in una situazione disastrosa, pianificata deliberatamente negli ultimi decenni mediante un’infiltrazione sistematica che possiamo far risalire ad alcuni esponenti di spicco» ha dichiarato Viganò al New York Times. «Da questi prelati sono partite varie filiere di sacerdoti e vescovi corrotti, tra cui quella di Theodore McCarrick e dei suoi «nipoti» (…) Sono tutti uomini di Bergoglio, da lui protetti, promossi e forse sotto ricatto.
Come ripetuto da Renovatio 21, per lungo tempo il messo per l’accordo con Pechino fu il cardinale Theodore McCarrick. McCarrick quando andava in Cina a trattare per la normalizzazione dei rapporti tra Repubblica Popolare e Santa Sede, dormiva in un seminario della Chiesa Patriottica Cinese…
Secondo alcune ricostruzioni il McCarrick, oltre che essere il cardinale più influente degli USA, avrebbe gestito un sistema – una vera e propria filiera – di aspiranti sacerdoti che in altri tempi sarebbero stati scartati dai seminari. Un’investigazione di un sacerdote riportata anni fa dal giornale americano National Catholic Register parla della creazione da parte di McCarrick di una «”pipeline” omosessuale che incanalava i candidati latinoamericani vulnerabili in alcuni seminari statunitensi dove venivano sfruttati sessualmente, e successivamente ordinati come preti attivamente omosessuali in alcune diocesi americane». In pratica, da Paesi come Messico, Porto Rico, Costa Rica, Colombia, il sistema istituito dal cardinale avrebbe preso i candidati scartati per la loro omosessualità per inserirli nei seminari americani.
McCarrick, a cui è stata diagnosticata la demenza nel 2022, è stato dichiarato dai giudici sia nel 2023 che nel 2024 non idoneo a comparire di fronte ai tribunali civili per accuse di violenza sessuale su minori. Per i suoi crimini, quindi, non è passato per la Giustizia umana. Sulla Giustizia ulteriore, non osiamo pronunciarci.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Le riforme liturgiche post-Vaticano II hanno trasformato le messe in una «parodia»: parla il cardinale Rouco Varela
Il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid, ha dichiarato questa settimana in un’intervista che i dilaganti abusi liturgici successivi al Concilio Vaticano II hanno trasformato il Santo Sacrificio della Messa in una «parodia». Lo riporta LifeSite.
Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnuolo El Debate e pubblicata il 21 luglio, in cui discuteva della sacra liturgia e del suo recente appello per il ripristino del Summorum Pontificum, il prelato ottantanovenne ha sottolineato come l’attuazione delle «riforme liturgiche» del Concilio abbia portato a diffusi abusi.
Il cardinale Rouco Varela ha inoltre evidenziato che la «parodia» ha raggiunto un «livello così profondo» da ledere «la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità».
«Con il Concilio Vaticano II è stata attuata una riforma liturgica che, in molti e diffusi casi, si è trasformata in una parodia della liturgia», ha dichiarato al giornale.
«E, naturalmente, quando la parodia raggiunge un livello così profondo da intaccare la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità – di fronte all’indisciplina quasi anarchica della liturgia in molti casi e in molte parti della Chiesa durante gli anni Settanta – ha indotto gruppi di fedeli a tornare ancora una volta alla tradizione che precedeva la riforma del Concilio Vaticano II», ha aggiunto.
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Il porporato iberico ha espresso la convinzione che gli abusi liturgici seminino divisione tra i fedeli, e che alcuni reagiscano passando all’«altro estremo» ed «esagerando» la soluzione al problema, forse riferendosi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e ai sedevacantisti.
Il prelato ha poi ricordato diversi esempi di abusi della Messa e della Santa Eucaristia avvenuti negli anni Settanta dopo le riforme post-conciliari, sottolineando come tali abusi abbiano ridotto il Santo Sacrificio della Messa a un «gioco tra amici».
«Si assisteva a ogni sorta di comportamento, e, quel che era peggio, nelle case di formazione – per religiosi e religiose, nei seminari… Celebrare l’Eucaristia in salotto a un tavolino basso», ha detto Rouco Varela. «Seduti o accovacciati, prendendo il vino dal frigorifero, pane di chissà cosa, e poi ognuno diceva quello che gli veniva in mente… Quasi l’unica cosa che poteva essere ricondotta a una verità teologica erano le parole della consacrazione».
«In altre parole, siamo passati dalla celebrazione dell’Eucaristia istituita dal Signore – il sacramento della sua presenza sacrificale e sacrificata sulla croce che nutre le nostre anime; la sua carne e il suo sangue; la presenza del Divino in mezzo alla nostra vita e alla nostra storia – a una sorta di gioco tra amici, niente di più. C’è un abisso tra le due cose», ha aggiunto.
Non è chiaro come il cardinale, comprendendo l’estrema gravità della situazione con il sacrilegio eretto a rito, possa definire «estreme» le posizioni di coloro che non vi si sottomettono.
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Immagine di Barcex via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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