Economia
Il fondatore del banco di criptovalute FTX condannato: rischia 100 anni di carcere
Il fondatore di FTX Sam Bankman-Fried è stato giudicato colpevole di sette capi d’accusa di frode e cospirazione legati al suo sfortunato scambio di criptovaluta e ad un relativo hedge fund.
Il verdetto, emesso giovedì sera da una giuria federale di New York, rischia di condannare l’ex magnate a una pena detentiva di 100 anni. La sentenza è prevista per il 28 marzo.
Il giovane ex miliardario era accusato di aver truffato i clienti per circa 8 miliardi di dollari e di aver mentito agli investitori. Bankman-Fried ha indicato che farà appello contro il verdetto. Il giovane si era dichiarato non colpevole di tutte le accuse.
Il processo, che si è svolto molto più rapidamente rispetto al previsto, ha presentato una netta trasformazione del fondatore di FTX da un «genio delle criptovalute» a una presunta mente criminale, mentre pubblici ministeri e avvocati difensori discutono sulla verità dietro il crollo di FTX.
I giurati hanno emesso il verdetto dopo più di due settimane di testimonianze e quattro ore di deliberazioni. Il procuratore americano Damian Williams ha elogiato la decisione in una dichiarazione dopo l’udienza, affermando che il governo «non ha pazienza» per la criminalità dei colletti bianchi. «Questi giocatori come Sam Bankman-Fried potrebbero essere nuovi, ma questo tipo di frode, questo tipo di corruzione, è vecchio come il tempo», ha aggiunto Williams.
Bankman-Fried era stato arrestato lo scorso dicembre con una lunga lista di accuse di frode dopo che il suo exchange di criptovalute, FTX, un tempo di successo, ha improvvisamente dichiarato bancarotta. I pubblici ministeri hanno affermato che ha sottratto 8 miliardi di dollari di denaro dei clienti per effettuare investimenti, acquistare beni immobili e compensare le perdite in un hedge fund separato, tra le altre cose, per le quali ha dovuto affrontare un’accusa di frode telematica, due accuse di cospirazione per commettere frode, e un conteggio di associazione a delinquere per riciclaggio di denaro.
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Il governo ha inoltre affermato che Bankman-Fried aveva preso in prestito ingenti somme di denaro da FTX per conto del suo hedge fund, Alameda Research, e aveva mentito ai revisori dei conti sulla gestione del rischio dell’azienda. L’ex amministratore delegato del fondo ed ex fidanzata di Bankman-Fried, Caroline Ellison, ha dovuto affrontare accuse separate per il suo presunto ruolo nel piano e ha testimoniato contro Bankman-Fried durante il processo.
La Ellison, divenuta molto famosa in rete dopo il crack a causa di foto in cui non appare avvenentissima, è ricordata anche per post bizzarri sui social un suo elogio dell’anfetamina contro la «stupida (…) normale, non medicalizzata esperienza umana».
L’ex miliardario delle criptovalute sarà condannato il 28 marzo e nello stesso periodo potrebbe iniziare un secondo processo per cinque accuse aggiuntive. Il governo ha tempo fino al 1 febbraio per determinare se procederà con il caso, che include ulteriori capi di imputazione per frode e corruzione.
Bankman-Fried, 31 anni, è un laureato del prestigioso politecnico bostoniano MIT e figlio di due professori di legge di Stanford considerati vicini al Partito Democratico USA. Bankman-Fried era il più grande donatore del Partito Democratico USA dopo George Soros, ed è emerso che aveva fatto mettere una voce a bilancio riguardo la sconfitta di Donald Trump.
Come riportato da Renovatio 21, è emerso che FTX potrebbe aver finanziato anche studi che ritenevano che i trattamenti COVID a base di ivermectina e idrossiclorochina non erano efficaci. Un promemoria di una causa intentatagli contro suggerirebbe che Bankman-Fried e suo fratello Gabriel avessero persino discusso dell’acquisto di una piccola nazione insulare chiamata Nauru, in Micronesia, per costruirvi un bunker.
Come riportato da Renovatio 21, il Bankman-Fried, che gestiva l’operazione cripto da miliardi di dollari in una villa (ora in vendita per 40 milioni) nel paradiso fiscale delle Bahamas con altri giovanissimi come lui, alle ultime elezioni si è piazzato, con 40 milioni di dollari in donazioni, come secondo maggior donatore del Partito Democratico USA. Il primo, come sappiamo, è George Soros.
Speculazioni scrivono che avesse in realtà promesso 1 miliardo. In un video cringe ogni oltre possibile livello di tolleranza si vede il ragazzino capelluto che promette, tramite un tizio più estroverso di lui che parla in sua vece, di donare nel prossimo decennio 10 miliardi di dollari.
Worst Person of 2022 Finalist: Sam Bankman-Friedpic.twitter.com/cgqyi8swCZ
— Marion Smith (@smithmarion) November 12, 2022
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Dove sarebbero andati tutti questi soldi? Certo, al Cambiamento Climatico, alla risposta al COVID, al «benessere animale» etc. Ai «valori» rimasti ai progressisti per continuare a dominare le nostre vite in forma sempre più tirannica.
Più inquietante, per il lettore che segue da anni Renovatio 21, vedere che nel video sono citate anche, come destinazione dei miliardi del ragazzino-cripto, anche le «malattie tropicali neglette». L’immagine che usano è quella delle zanzare. Si tratta di un ulteriore spinta, a suon di miliardi, al progetto di bioingegneria CRISPR per creare zanzare sterili che stanno venendo rilasciate ancora ora nell’ambiente senza dibattito, lanciate dal soldo della Gates con il Pentagono e di altri con la scusa della lotta alla malaria?
Si sprecano video e foto del ragazzino in t-shirt e sguardo perso assieme ai vari Bill Clinton, Tony Blair e altre figure dell’oligarcato goscista globale. Nel 2020 il Bankmanno si piazzò come secondo maggior donatore della campagna elettorale di Biden, con 5,2 milioni di dollari.
Absolutely nothing to see in this video. Move along. SBF and Bill Clinton together just another Tuesday. pic.twitter.com/ezmaBefeTC
— Jason Cline ???? (@Jclineshow) November 15, 2022
In USA si sprecano le voci su un suo coinvolgimento nella guerra Ucraina in uno schema finanziario transatlantico. Osservatori di fede trumpiana parlano di un processo di lavaggio di danaro globale via Ucraina che darebbe conto dell’incredibile volontà USA di mandare miliardi a Kiev. Si tratta di illazioni smentite con sdegno da Alex Bornyakov, viceministro della trasformazione digitale dell’Ucraina, che su Twitter ha parlato teoria del complotto attorno al presunto sforzo di raccolta fondi di criptovalute del Paese.
Tuttavia, l’ex deputata delle Hawaii Tulsi Gabbard ieri ha detto alla TV americana che non capisce perché uno Stato in guerra si debba servire di criptovalute, che oltre che altamente volatili sono classicamente considerate murky, opache.
Su Reddit, il popolare forum di confronto online, negli ultimi mesi si è discusso delle voci secondo cui FTX sarebbe stato un «sex-cult», una setta sessuale. Erano saltate fuori speculazioni sulla pratica del «poliamore», molto in voga tra i lavoratori tecnologici millennial: in pratica, ti fai chi ti vuoi senza barriere morali, qualcosa che quindi non è nemmeno possibile chiamare poligamia.
Va ricordato qui che il Bankmann-Fried si descrive come effective altruist, «altruista effettivo», cioè seguace di una linea filosofico-filantropica portata avanti dal pensatore utilitarista Peter Singer, già noto per le sue posizioni su infanticidio (chiamato «aborto postnatale», e possibile sui bambini, che non sono «autonomi», ma non sugli scimpanzé, che alla nascita se la cavano meglio), eutanasia (anche «non-volontaria»), maternità surrogata, e diritti animali (comprese le zozzerie più rivoltanti).
Il secolo di gattabuia che potrebbe venire comminato al cripto-frodatore caro a tanta dell’élite politica americana e non solo, è tuttavia una passeggiata rispetto al rischio che nei tribunali sta correndo Donald Trump, che ha subito diecine di accuse che gli hanno fatto accumulare una possibile pena di 561 anni – più di mezzo millennio per chi è stato presidente del Paese; molto meno per chi ha vanificato i risparmi di tantissimi…
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Economia
Stabilimento automobilistico della Volkswagen verrà convertito per la produzione di armi israeliane
Il colosso automobilistico tedesco Volkswagen ha raggiunto un’intesa per la cessione di uno dei suoi impianti e per la sua riconversione in un polo di produzione militare, con il produttore israeliano di armi Rafael Advanced Defense Systems destinato a diventare il primo importante partner industriale.
Una valutazione dell’accordo era sta stata annunciato mesi fa. Lunedì Volkswagen ha comunicato di aver definito con lo Stato della Bassa Sassonia e la società di investimento israeliana Aurelius Capital i termini principali per la vendita dello stabilimento di Osnabrück. In base all’accordo, Aurelius diventerebbe l’azionista di maggioranza, mentre la Bassa Sassonia acquisirebbe una partecipazione nello stabilimento.
L’impianto sarebbe quindi stato convertito progressivamente dalla produzione di automobili in quello che Volkswagen ha definito un «centro di competenza per soluzioni di sicurezza e difesa». Il primo grande progetto avrebbe previsto la collaborazione con Rafael per la produzione di sistemi e componenti di difesa aerea destinati alla Germania e ad altri clienti europei.
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Rafael è l’azienda statale israeliana del settore della difesa che ha sviluppato il sistema missilistico Iron Dome. Lo stabilimento di Osnabrück dovrebbe realizzare componenti, tra cui veicoli militari, lanciatori e generatori impiegati dal sistema, sebbene i missili intercettori Tamir non vengano prodotti in loco, secondo quanto riportato dai media israeliani.
Per significativa coincidenza storica, anche il sito di Osnabrück vanta una storia di produzione militare che risale alla Germania nazista. In origine la fabbrica apparteneva alla carrozzeria Karmann, che realizzava componenti per aerei destinati allo sforzo bellico tedesco e che impiegò manodopera forzata durante la Seconda guerra mondiale.
Volkswagen ha rilevato le attività di Karmann a Osnabrück dopo il fallimento dell’azienda nel 2009 e nel 2024 ha deciso di cessare la produzione di veicoli entro l’estate del 2027. Il nuovo accordo dovrebbe garantire l’occupazione a oltre 1.200 lavoratori, mentre l’amministratore delegato del Gruppo Volkswagen, Oliver Blume, ha affermato che l’intesa aprirà un «nuovo futuro industriale» per il sito.
Nel frattempo il ministro-presidente della Bassa Sassonia, Olaf Lies, ha collegato il cambiamento al più ampio rafforzamento militare della Germania, sostenendo che si è verificato un «cambiamento fondamentale nella nostra situazione di sicurezza e nel nostro bisogno di protezione».
L’accordo avrebbe incontrato la resistenza del fondo sovrano del Qatar, uno dei maggiori azionisti di Volkswagen. La struttura finale prevede che Rafael non detenga la proprietà dello stabilimento, che verrà invece acquisito da Aurelius e dalla Bassa Sassonia.
La riconversione avviene dentro alla «situazione critica» (parole dell’assoindustria tedesca) dell’economia germanica, e nello specifico mentre la stessa Volkswagen sta affrontando una delle più vaste ristrutturazioni della sua storia.
Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi giorno l’azienda ha confermato i piani per eliminare fino a 100.000 posti di lavoro in tutto il mondo entro il 2030, a causa della debole domanda europea, degli elevati costi energetici legati alla perdita delle forniture russe a basso costo, dei dazi statunitensi e della crescente concorrenza dei produttori cinesi come BYD, Great Wall, Xpeng, Leapmotor, etc.
Anche altre case automobilistiche europee, tra cui Mercedes-Benz, hanno mostrato un interesse crescente per il settore della difesa. Questa conversione si inserisce in un più ampio rafforzamento militare in tutta l’UE, il piano ReArm lanciato dall’ex ministro della Difesa germanico, ora presidente della Commissione UE, Ursula Von der Leyen.
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Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che un progetto della Commissione Europea per un’«Unione del risparmio e degli investimenti», discusso nel 2025 e sostenuto personalmente dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ma non attuato all’epoca, sembra ora essere stato ripreso per rendere disponibili fondi aggiuntivi destinati a progetti di riarmo.
L’idea pare essere quella di attingere ai risparmi dei cittadini europei per un totale di circa 10.000 miliardi di euro – 3.400 miliardi dei quali nella sola Germania – inizialmente su base volontaria, per poi passare all’adesione obbligatoria.
Nell’ambito del riarmo totale europeo, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha avviato iniziative dedicate alla difesa nello spazio, qualificando l’iniziativa come «storica». Una delibera adottata dai suoi 23 Paesi membri riconosce che l’ente possiede le competenze necessarie per elaborare tecnologie spaziali «a fini di sicurezza e difesa». Di qui l’intenzione di creare un vero scudo spaziale contro la Russia.
Papa Leone XIV ha condannato l’aumento delle spese militari europee, avvertendo a maggio che il riarmo tradisce la diplomazia e alimenta le tensioni in un mondo già «devastato dalle guerre».
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha definito la nuova UE armata come «delirante» e «guerrafondaia», nonché prodromica al Nuovo Ordine Mondiale.
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Immagine di Kārlis Dambrāns via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
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