Necrocultura
Deindustrializzare per deumanizzare
Il direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini ha dichiarato in estrema tranquillità che, pur essendo d’accordo con le misure dei governi «per mitigare l’impatto immediato dei rialzi eccezionali dei prezzi energetici», bisogna pur ricordare che «tali prezzi devono crescere per raggiungere i nostri obiettivi di lungo termine nella transizione climatica, obiettivi che l’attuale transizione rende ancora più vitali».
«I relativi segnali di prezzo dovrebbero, in linea di massima, essere mantenuti, anche per bilanciare la domanda e l’offerta nelle attuali circostanze».
Potete rileggere, stropicciarvi gli occhi, rileggere ancora, il senso è chiaro. Gli aumenti non vanno cancellati – come si dovrebbe fare per mandare avanti un Paese già da anni in crisi sistemica – ma vanno «mitigati». Anzi, no, vanno mantenuti e basta: perché così il mondo diventerà più verde. Le vostre bollette impagabili hanno la funzione di cambiare il clima terrestre.
Quindi, le bollette assassine servono eccome. Per questo non si toccano.
Uscite come queste sono espressione di una linea di pensiero, e soprattutto di una ineludibile azione governativa transnazionale, che esiste da decenni.
Il succo è: deindustrializzare il pianeta per renderlo un posto più ecologico, che vuol dire più inospitale per la popolazione. Meno industria, uguale meno civiltà, uguale meno vita umana.
Gli esseri umani sono il cancro del pianeta, di cui l’ecologismo è la terapia, e il controllo della popolazione è invece la rimozione chirurgica della massa infetta.
Quindi: deindustrializzare significa deumanizzare.
Non ci vuole un genio a capirlo. Chi vi propina la chiusura della fabbrica (e del bar, del negozio, di tutto intorno a voi), magari indossando la maschera verde, lo fa eseguendo gli ordini degli arconti che odiano la riproduzione umana.
Chi parla di ecologia e di decrescita, chi gode dei consumi energetici divenuti insostenibili, in realtà odia voi e soprattutto i vostri figli: di qui il culto alimentato per gatti e cagnolini, oggi perfino titolari di «diritti». Loro. Un cane, in Occidente, rischia di essere più al sicuro di un bambino: basti pensare da un lato alle battaglie contro la sperimentazione sugli animali, dall’altro all’uso di feti squartati vivi per ricerche biomediche e farmaceutiche, e anche, come sappiamo, per qualche vaccino (tra parentesi, ci chiediamo ancora: a cosa servivano quei barili di feti ritrovati a Granarolo? Qualche movimento prolife si sta occupando di capirlo?).
Mentre si sostituiscono i bambini con gli animali, si sostituiscono le industrie con il niente, in attesa che non vi sia più nessun essere umano a chiedere conto di qualcosa.
Tuttavia, bisogna anche capire come il Padrone del Mondo non avanzi contro il lavoro moderno per tramite del luddismo. No. Non vuole distruggere la tecnologia: semplicemente, punta a ridurne l’impiego utile per la prosecuzione della vita (che consuma, che necessita di energia) implementandola e affinandola invece, sempre più mostruosamente, per modificare la vita, per manipolarla, se non per crearla addirittura ex novo.
Mentre chiudono le fabbriche, in varie parti del mondo procedono furiosamente gli esperimenti di bioingegneria CRISPR, che ci daranno bambini OGM più-che-hitleriani, in attesa che il superbebé certificato divenga obbligatorio come il calendario vaccinale.
Mentre falliscono le imprese, in varie parti del mondo continuano le ricerche sull’utero artificiale, magari con mega finanziamenti UE, in un processo che è ormai in dirittura di arrivo.
Mentre il prezzo della benzina rende insostenibile viaggiare in automobile, in varie parti del mondo si lavora alla gametogenesi, cioè la creazione di gameti a partire da qualsiasi cellula: così da avere uno spermatozoo da una donna e un ovulo da un uomo, o da un eunuco, o da persone a caso che nemmeno sanno che qualcuno sta generando una loro discendenza a partire da tracce lasciate nella camera d’albergo. Un urrà per le coppie monosessuali, e per tutto quel mondo reso sterile e ipotestosteronico da farmaci e sostanze chimiche.
Mentre le nazioni parlano di razionamenti e di blackout, in varie parti del mondo si fabbricano ibridi uomo-animale, con la nobile scusa dei «trapianti» (ovvero della predazione degli organi a cuore battente) e dello studio delle malattie.
Potremmo continuare: gli scienziati del mondo in decrescita lavorano senza tregua sulla biologia sintetica, sognano i mirror-humans, umanoidi artificiali dalla biochimica completamente invertita.
Quando diciamo deumanizzare, non stiamo parlando solo di una riduzione della quantità di vita umana presente sulla superficie terrestre. È la sostanza della vita, cioè la sua natura, che vogliono cambiare materialmente. Vogliono sostituire l’essere umano.
Il mondo deindustrializzato e deumanizzato è quello in cui più parte dei sopravvissuti non sarà più nemmeno umana. Questo è il programma. Questo è, forse, ciò di cui parla San Giovanni nell’Apocalisse, quando scrive di coloro «il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato» (Ap 13, 8).
La nostra società va a pezzi con la nostra economia, e i vertici ne gioiscono, invocando dinanzi alla catastrofe il ruolino di marcia di Agenda 2030, ESG e altre meraviglie ONU.
Di fatto, ha ragione chi dice che questa è una nuova Holodomor: una fame artificiale sterminatrice creata dalle élite contro la popolazione.
In Ucraina, in realtà si gioca di nuovo questo gioco qui.
Anche qualora l’Europa facesse la pace con Mosca, il gas non sarebbe più possibile averlo – e questo dovrebbe dirci tutto su chi ha bombardato i Nord Stream.
Il risultato non cambia. Anzi, forse il progetto è ancora peggiore.
Distruggere la Russia significherebbe tappare le sue infinite risorse energetiche, quelle che fanno andare avanti le industrie, cioè l’economia, di tanta parte del mondo. Di nuovo, ciò dovrebbe indicarci con chiarezza perché il potere occidentale non voglia la pace in Ucraina, ma spinga sempre più per una guerra calda con i russi.
Distruggere la Russia per disumanizzare il pianeta.
Come non vedere da che parte della guerra sta il nemico dell’uomo?
Roberto Dal Bosco
Elisabetta Frezza
Necrocultura
Serial killer a piede libero in Michigan
La polizia di Lansing, nel Michigan, sta indagando per capire se un serial killer sia responsabile della morte di cinque uomini, i cui corpi sono stati trovati lungo un breve tratto di sentiero fluviale in città nell’ultimo anno.
Le vittime, di età compresa tra i 22 e i 70 anni, erano tutte presumibilmente senzatetto. I loro corpi sono stati rinvenuti lungo un tratto di sentiero di 2,4 km vicino al centro di Lansing tra l’ottobre 2025 e l’agosto 2026.
«Una delle domande che ci vengono poste è: “Abbiamo un serial killer a Lansing?”», ha dichiarato il capo della polizia Robert Backus ai giornalisti durante una recente conferenza stampa. «Quello che vogliamo che il pubblico sappia è che stiamo indagando su tutti questi casi. Sono tutti oggetto di indagine attiva e stiamo valutando l’ipotesi che possano essere casi collegati».
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Quattro vittime presentavano apparenti lesioni al volto da corpo contundente, mentre la quinta è stata accoltellata. Tre decessi sono stati classificati come omicidi, uno resta di natura indeterminata e la causa del quinto non è ancora stata accertata.
Edward Smith è stato accusato di omicidio per l’accoltellamento di Daniel Lusk, 22 anni, avvenuto il 20 agosto, ma la polizia non lo ha ancora collegato agli altri decessi. Un’altra vittima, Louis Woodruff, 57 anni, è stata trovata ferita il 30 agosto, dopo l’arresto di Smith, ed è deceduta il 1° settembre.
Gli inquirenti sospettano che alcuni degli uomini possano essere stati aggrediti di notte mentre erano sdraiati o dormivano, anche se la polizia sottolinea che l’ipotesi non è ancora confermata.
La mancanza di testimoni e la scarsità di filmati di sorveglianza hanno ostacolato le indagini. La polizia ha intensificato i pattugliamenti e ha dispiegato telecamere mobili lungo il percorso, mentre gli assistenti sociali stanno contattando i senzatetto per aiutarli a trovare un alloggio.
Negli Stati Uniti gli omicidi seriali sono rari e rappresentano meno dell’1% di tutti gli omicidi, secondo l’FBI. Uno dei casi più noti degli ultimi anni ha riguardato Rex Heuermann, arrestato nel luglio 2023 in relazione agli omicidi di Gilgo Beach, nello Stato di Nuova York. A giugno è stato condannato all’ergastolo dopo aver ammesso di aver ucciso otto donne.
Il numero di omicidi seriali è calato in modo marcato rispetto al picco tra gli anni Settanta e Novanta, quando negli Stati Uniti si stimavano decine di serial killerri attivi ogni anno. Secondo i database più usati, come quello curato da Radford e Florida Atlantic University, gli episodi sono diminuiti di molto dopo il 1990, e oggi i casi accertati sono una frazione di allora.
Le spiegazioni sono diverse e probabilmente concorrenti. Le tecniche forensi, a partire dal DNA e dalla genealogia genetica, hanno reso molto più rischioso commettere più omicidi senza essere identificati, e hanno permesso di risolvere casi vecchi di decenni. Telecamere, telefoni, pagamenti tracciabili e banche dati condivise tra le polizie hanno ridotto lo spazio per muoversi inosservati. Sono diminuite anche le vittime facili, come autostoppisti e persone che frequentavano luoghi isolati, e c’è stato un calo generale della criminalità violenta, legato in parte a fattori sociali e ambientali.
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Tuttavia, altri osservatori hanno teorie diverse: i serial killer deriverrebbero da programmi psicologici militari attivi durante conflitti come quello del Vietnam, come il Phoenix program, che di fatto rendeva i soldati mostri assetati di sangue.
Per questo, ipotizza Renovatio 21, una nuova ondata di assassini seriali è prevedibile con la guerra ucraina.
Nel frattempo dobbiamo avere a che fare con il tempio dei serial killer odierni, cioè l’ospedale: come ripete Renovatio 21, la professione sanitaria è la meta prediletta per l’infiltrazione di serial killer nella società, sia come medici che come infermieri. Nei nosocomi essi, coperti dalla professione ippocratica, possono uccidere quantità di persona a cui l’assassino seriale «di strada» mai può aspirare.
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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Eutanasia
Eutanatizzata dopo essere stata vittima di stupro di gruppo: ecco l’Europa moderna
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Necrocultura
Volontà politica e Stato moderno: Renovatio 21 saluta Bossi il disintegratore
È morto Umberto Bossi. Con lui se ne va qualcosa di più di un pezzo di storia italiana: sparisce assieme all’uomo anche una volontà politica rarissima, quella di riformulare lo Stato italiano dalle fondamenta – se è necessario anche distruggendolo.
Prima di «populista», l’insulto contorto e contraddittorio per chi sfidava i ranghi della burocrazia politica era «anti-politica», o ancora «anti-Stato»: espressione in teoria dispregiativa che Bossi e la Lega dei primordi si beccarono dai politici e dai giornali dell’establishment, che, immersi nella palude fatta di corruzioni e salari (e tanta mediocrità), non si possono rendere conto che questo è un complimento – e non è un caso se agli esordi Bossi si alleò con il più fine politologo studioso dello Stato, Gianfranco Miglio.
Essere anti-Stato significa avere una visione politica radicale: non si vuole «entrare» nel giuoco della politica, ma rifondarlo, cambiarlo integralmente, riprogrammare la realtà a partire dalla volontà propria e del popolo che ti dà il voto – una concezione umana, attiva dello Stato lontana anni luce da quella, comune a tutti i partiti del mondo (Lega Nord odierna compresa), per cui semplicemente i politici devono adeguarsi, integrarsi allo Stato-macchina.
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Il lettore di Renovatio 21 sa che proprio qui sta il cuore del problema della nostra Civiltà: se allo Stato bisogna conformarsi, lo Stato può fare a meno di noi, può fare a meno non solo dell’etica, ma del suo stesso popolo. Lo Stato moderno diventa quindi assassino e genocida, e, sapendo della morte dispensata nei suoi ospedali da aborti ed espianti a cuor battente, riconosciamo che questa sua funzione sterminatrice antiumana è già all’opera da tempo, in attesa di sviluppare altre forme, anche più spudorate, di strage degli esseri umani.
Ecco perché la carica del primo Bossi era unica: perché metteva in dubbio l’essenza stessa dello Stato, quantomeno su base popolare. «La Lombardia è una nazione, l’Italia è solo uno Stato (…) Tutti i milanesi sono stufi grazie al potere romano che ci ha imposto sistemi di vita che noi non vogliamo» diceva nel 1985 ad un giornalista di Repubblica. Umberto aveva compreso tanto, e cominciato ad intuire di più…
Si tratta di una comprensione che va ben al di là della rottura, ottenuta con i successi elettorali clamorosi della Lega nel 1992 e nel 1994, della Prima Repubblica e del pentapartito soggiacente: la differenza tra Stato e nazione, tra supermacchina burocratica e popolo (cioè, essenza biologica umana di un Paese) era non solo elaborata, ma pure agita politicamente, ed elettoralmente.
Se lo Stato prevarica il popolo, la conseguenza è giocoforza la perversione della società. Perché lo Stato anti-umano deve, per preservare se stesso, sradicare psicologicamente, culturalmente e financo fisicamente i propri abitanti. L’immigrazione, in apparenza il grande, sempiterno cavallo di battaglia del leghismo, è solamente uno degli strumenti per ottenere la corruzione del popolo.
Lo aveva detto apertis verbis nel discorso di apertura del Congresso della Lega Lombarda nel 1989: «se la portata dei cambiamenti etnici e culturali supera la velocità di integrazione della società allora essa interrompe la consapevolezza della identità collettiva che si fonda sul sentire dei cittadini che c’è una componente di continuità nella società che convoglia attraverso i tempi un patrimonio di valori culturali: dagli atteggiamenti spirituali alle forme della cultura materiale».
«In quest’ultimo caso la società va incontro alla disgregazione, sviluppa comportamenti patologici dell’omosessualità, della devianza giovanile, della droga, crea condizioni psicologiche che favoriscono ad esempio la sterilità per cui non nascono più figli. Si realizza in altre parole la “società deviata”, asociale, egoista». Sì, Umberto quaranta anni fa aveva compreso l’origine della Necrocultura.
Realizzare lo Stato-pervertitore lo aveva portato necessariamente oltre, al piano planetario. In un discorso a Crema del 1999 alludeva alle dinamiche dell’ordine mondiale: «Il progetto mondialista americano è chiaro: vogliono importare in Europa 20 milioni di extracomunitari, vogliono distruggere l’idea stessa di Europa garantendo i propri interessi attraverso l’economia mondialista dei banchieri ebrei e attraverso la società multirazziale. Ma noi non lo consentiremo. (…) Il disegno dei 20 potenti americani non passerà, anche se usano armi potenti come droga e televisione».
Poco dopo cominciò a parlare del piano per creare «lo Stato unico mondiale, un’ unica razza, un’ unica religione, un unico utero, una sola lingua e magari una sola taglia per i vestiti». Nel 2000 si scagliò contro «i comunisti e i massoni che hanno in mano l’Europa, insieme alla lobby dei gay, hanno teso una trappola […] Hanno cercato di far passare in Europa l’assegnazione dei bambini alle coppie omosessuali (…) Se passano le famiglie omosessuali che non fanno figli, è necessaria l’immigrazione e con essa l’ideologia che riesce a scardinare l’identità dei popoli. (…) Se invece ritorna la famiglia eterosessuale, e con essa i figli, vincono i popoli e la democrazia».
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È ricca di significato, oggi che il PD è incontrovertibilmente divenuto quello che Augusto Del Noce chiamava «Partito Radicale di massa», l’idea di Bossi, proferita sempre al volgere del millennio, tra PCI e decadenza civile: «Io vedo una relazione tra il paese che aveva il più forte partito comunista dell’Occidente e il basso coefficiente di fertilità che oggi ci relega nell’abisso. Dai oggi e dai domani, un’ideologia come quella comunista che aveva come obiettivo primario quello di scardinare la società occidentale, ha cominciato a sferrare colpi contro la famiglia».
Viviamo, diceva Bossi in un’era in cui «gli uomini abbandonano la famiglia, le coppie divorziano per motivi egoistici e superficiali, gli interessi dei figli diventano incompatibili con quelli dei genitori». Sappiamo che, divorziato, a travolgerlo anni dopo sarebbero stati proprio scandali sui figli.
Appunto, sappiamo che questa carica, questa lucidità politica e metapolitica, si stinsero. Bossi si romanizzò. Con lui la Lega, e tutti gli altri: da qualche parte Andreotti aveva predetto che i barbari calati dal Nord sarebbero, ad un certo punto, stati digeriti dal Palazzo.
Non è la cosa peggiore, non è la cosa che davvero rimpiangiamo: abbiamo nostalgia, e bisogno, di quella volontà politica radicale, quella’idea di poter riscrivere da capo lo Stato, rifiutandone i meccanismi e le origini massoniche, di poter avere uno Stato a misura del suo popolo, che ne possa garantire la libertà, la prosperità, la vita.
Nessuno oggi ha una simile idea: qualsiasi potere vuole procedere con l’integrazione, allo status quo, Stato vigente, al super-Stato europeo, al super-Stato NATO, al super-Stato globale, e a tutte le sue burocrazie.
Non ne possiamo più di politici integratori . Noi vogliamo qualcuno in grado di parlare di disintegrazione. Vogliamo tribuni disintegratori.
Bossi ne è stato capace, per un po’. Questa era la sua cifra unica, virile come nient’altro. Questo è il Bossi che, tra il diluvio di coccodrilli inutili, salutiamo ora.
Onore ad Umberto il disintegratore. E pace all’anima sua.
Roberto Dal Bosco
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Immagine © European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni; modificata
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