Civiltà
Il mulino di Amleto per la distruzione finale dell’Europa
Come sa il lettore di Renovatio 21, Amleto non è solo il principe di Danimarca di Shakespeare. Amleto è una figura mitica nordica antecedente. La storia di Amleth, o Amlóði attraversa tutto il Nord dall’Islanda alla Scandinavia.
Secondo alcuni, la figura di questo Amleto metastorico sarebbe portatrice di un messaggio immane per l’umanità. Tre equinozi fa, ricordammo il misterioso libro Il Mulino di Amleto (1969), dove lo storico della Scienza Giorgio De Santillana ritiene che vi sarebbe contenuto il segreto della precessione degli equinozi, carpito già da una sofisticata civiltà megalitica e trasmesso a noi tramite i miti.
Ma che cos’è questo «mulino di Amleto»?
Nella mitologia norrena, Amleto possiede un favoloso mulino che, nei tempi antichi, portava molta pace e prosperità. Più tardi, durante la decadenza, esso cominciò a macinare il sale. Caduto in fondo al mare, ora macina rocce e sabbia, creando un grande vortice identificato con il «Maelstrom, la corrente che macina». Un gorgo che tutto inghiotte.
Il mulino di Amleto è in pratica come Scilla e Cariddi. Un mostro marino, che sconvolge il mare e l’umanità che vi si affaccia, e minaccia di portare con sé l’intero universo.
Ho pensato al mulino di Amleto quando ho visto le immagini del gas fuoriuscito nel Baltico dal gasdotto Nord Stream. Un braccio di mare interamente divenuto canuto, forse una bolla larga un chilometro… no, non avevo mai visto niente del genere. Nessuno lo ha mai visto, perché credo che un gasdotto subacqueo mai sia stato bombardato.
È, decisamente, un mostro marino, un buco in fondo al mare in grado di far vorticare tutto quanto, la terra e gli uomini.
Siamo arrivati al momento della vertigine. Il mulino di Amleto ci parla, e ci dice qualcosa di indicibile.
Ci dice che l’Europa sarà devastata: se non dal freddo e dalla fame, dalla guerra. Ci dice che è stato deciso, da qualche parte in alto, che l’Europa sarà sacrificata.
Ci dice che in realtà questa non è una guerra in Ucraina, non è una guerra contro la Russia: è una guerra contro l’Europa tutta. La Terza, in poco più di un secolo.
Andiamo con ordine: non vi è dubbio che sia un attentato. I tedeschi ora parlano di una detonazione di almeno 500 chili di TNT. Le esplosioni sono state così forti da essere registrate dalla scala Richter – gli svedesi parlano di una scossa da 1,9 e una da 2,3. Era necessario: il tubo ha pareti di 4,1 cm rinforzata con 11 cm cemento armato. Ogni sezione del tubo pesa 11 tonnellate, che vanno a 24-25 tonnellate dopo l’applicazione del calcestruzzo.
Quindi no, non è stato l’urto di un capodoglio. Lo stanno ammettendo un po’ tutti: è un sabotaggio. Lo hanno confessato subito perfino i tedeschi, i veri beneficiari del Nord Stream 2: ed è curioso, perché il giorno prima in Germania vi era stata una protesta in strada per chiedere l’apertura del gasdotto (che ricordiamolo, doveva inaugurare bizzarramente proprio nei giorni dello scoppio del conflitto).
Renovatio 21 ha riportato i casi di sindaci e industriali che hanno chiesto, poche settimane fa, l’apertura del Nord Stream 2 per salvare il Paese. Ora non lo faranno più: parlano di «mesi» per le riparazioni. Alcuni dicono che il tubo è invece irreparabile.
Ricordando, sempre, che il danno è anche al tubo gemello, il Nord Stream. E che le esplosioni, al momento in cui scriviamo, sarebbero almeno tre, e le falle quattro.
Quindi, la domanda vera: chi è stato?
Non c’è dubbio per la stampa occidentale: sono stati i russi, non c’è dubbio. Hanno fatto saltare una infrastruttura in larga parte loro, costruita in anni, e dalle quale volevano avere i proventi della vendita del loro core business, le risorse naturale. Non una grinza.
Qualcuno dice: ci sarebbe il caso dei britannici che hanno addestrato gli ucraini all’uso di droni sottomarini e tecnologia per lo sminamento del Mar Nero… Non siamo molto convinti di questa tesi, perché bisogna stiracchiare non poco i dati a disposizione: dallo sminamento al piazzamento di esplosivi? Dal Mar Nero al Baltico?
La realtà è che un po’ tutti sanno che la gallina che canta ha fatto l’uovo.
La rivista tedesca Der Spiegel aveva scritto che la CIA aveva recentemente avvertito Berlino dei segnali crescenti di un possibile attacco pianificato al sistema di gasdotti Nord Stream.
Un ex ministro della Difesa polacco, l’europarlamentare Radek Sikorski – uomo attivo ai tempi del golpe di Maidan nonché marito della attivista neocon americana russofoba Ann Applebaum (di cui Renovatio 21 vi ha parlato) ha senza troppo indugio attribuito agli Stati Uniti il sabotaggio di ambedue i gasdotti, il Nord Stream 1 e 2, che trasportano gas naturale dalla Russia alla Germania. «Grazie, USA», ha scritto Sikorski su Twitter.
Se questi per voi non sono abbastanza per essere indizi, vi facciamo vedere un video della gallina che canta in primo piano. Joe Biden che dichiara, poco più di due settimane prima della guerra, che «se la Russia invade… allora non ci sarà più un Nord Stream 2. Porremo fine a tutto questo».
Alla giornalista che aveva giustamente chiesto come aveva intenzione di farlo, ha risposto non troppo vagamente: «Te lo giuro, saremo in grado di farlo».
Pres. Biden: “If Russia invades…then there will be no longer a Nord Stream 2. We will bring an end to it.”
Reporter: “But how will you do that, exactly, since…the project is in Germany’s control?”
Biden: “I promise you, we will be able to do that.” https://t.co/uruQ4F4zM9 pic.twitter.com/4ksDaaU0YC
— ABC News (@ABC) February 7, 2022
Vi è purtuttavia un momento «gallina che canta perché ha deposto» ancora più pazzesco.
A parlare è Victoria Nuland, alta funzionaria neocon del dipartimento di Stato, moglie di famiglia neocon (Kagan), discendente di profughi ebrei russi che si trasmettono geneticamente di generazione in generazione l’odio per lo Zar.
Victoria Nuland: “If Russia invades Ukraine, one way or another, Nord Stream 2 will not move forward”
Also this is the same Victoria Nuland who said fuck the EU, and she sure did it to you Germany.#NordStream2 #Nordstream #Nordstream1pic.twitter.com/GGMzrSbwT7
— Syrian Girl ???????????? (@Partisangirl) September 28, 2022
«Se la Russia invaderà l’Ucraina, in un modo o nell’altro, Nord Stream 2 non andrà avanti». Sì, lo aveva detto ufficialmente, davanti alle telecamere, nella sua solenne funzione di sottosegretario al Dipartimento di Stato per l’Eurasia – in pratica, considerando che il Segretario di Stato è un chitarrista fallito, di signora incontrastata della politica estera americana.
Non dobbiamo ricordare al lettore di Renovatio 21 il fatto che la Nuland è l’architetto del golpe di Maidan e di tutto ciò che è venuto dopo, compreso, crediamo, questa guerra.
Ricordate cosa disse la Nuland intercettata mentre parlava con il suo ambasciatore a Kiev? «Fuck the EU». Fanculo l’Europa.
Le sue parole ora assumono un senso maggiore. Perché, di fatto, ora l’Europa è fottuta.
La faccenda è questa: il sabotaggio impedisce, rende inutile un accordo tra Mosca e l’Europa – che rimane comunque al freddo.
Immaginate le prime ondate di anziani morti assiderati in casa, causa mancanza di riscaldamento: sappiamo che Berlino prepara la sua popolazione a questo scenario già dallo scorso inverno.
Immaginate: uno tsunami di disoccupati, tutte le imprese tedesche chiudono. Immaginate le conseguenti rivolte, che il governo tedesco si appresta dichiaratamente a reprimere.
Immaginate il governo Scholz che si frantuma: si sfilano i liberali (che vorrebbero pure tornare pienamente al nucleare), oppure parte del SPD: i Verdi sappiamo che nell’ora grottesca che stiamo vivendo sono il partito più pro-NATO dell’arco costituzionale germanico.
Immaginate un colpo di Stato: un militare, magari un generale illuminato (la Germania ne ha…) prende il potere promettendo elezioni quando la crisi energetica sarà superata.
Immaginate invece quello che chiamano il Tag X, il giorno X, con il collasso dello Stato federale e un network di fantomatici estremisti di destra che prende il potere – sempre, come in tutti gli scenari summenzionati, per fare la pace con Putin e riavere il gas.
Ebbene, nessuna di queste opzioni è ora percorribile. Perché anche se si decidesse di resettare la crisi col Cremlino (difficile…), il gas non arriverebbe. Hanno tagliato i ponti. Hanno reso materialmente inutile ogni riconciliazione.
I sabotatori angloidi, lo abbiamo scritto, avevano già disintegrato gli accordi di pace che sembravano raggiunti ad aprile, abbiamo appreso.
Ora il sabotaggio diviene materiale. Ora non si tratta più di diplomazia: si tratta della devastazione del Paese più importante dell’Unione Europea, e di conseguenza dell’Europa stessa.
C’è chi dice che questo atto sconsiderato – il più sconsiderato che si possa ricordare, peggio dell’affondamento del Lusitania – porterà giocoforza ad un’escalation. Ora i russi magari tranciano un po’ di cavi sottomarini transatlantici, buttando giù la rete americana e globale.
È possibile, la ritorsione è nell’ordine naturale delle cose. Da lì, a salire. Altri dispetti, che crescono sino a divenire termonucleari – e ipersonici…
Tuttavia, a noi interessa riflettere su ciò che il vortice di pazzia sul Baltico (un lago NATO, secondo i polacchi…) realmente significa in prospettiva.
Qualche settimana fa ho scritto su Renovatio 21 un pezzo che ha avuto molti lettori, intitolato «L’obiettivo di Putin siete voi». In esso ipotizzavo che la lunga durata dell’operazione militare speciale poteva spiegarsi solo con la volontà di fiaccare l’Europa riguardo al gas.
Il sabotatore ha capito esattamente questo discorso, e ha agito. Putin non ha più nessuna arma di ricatto verso i Paesi europei. Anche se volesse, non potrebbe vendere loro il gas, nemmeno regalandoglielo. Di più: anche qualora, come fantasticano sciagurati e perdigiorno, Putin fosse detronizzato, il governo fantoccio che salirebbe al Cremlino non potrebbe mandare idrocarburi al cliente principale, noi.
La mossa di cui stiamo parlando ha un prezzo: la rovina dell’Europa. L’Europa senza gas esploderà. Precipiterà nella povertà, nel caos. Ci saranno tensioni, morti. I sopravvissuti poi, affamati e sconvolti, decideranno di obbedire a qualcuno…
In pratica si tratta, davvero, di una guerra contro l’Europa. Siamo l’obiettivo dei padroni del mondo, che sono diventati spietati al punto da decretare il sacrificio del continente culla della Civiltà.
C’è questa battuta che circola: Washington è disposta a combattere la Russia fino all’ultimo ucraino, uomo, donna o bambino. La verità invece è che l’America vuole combattere la Russia fino all’ultimo europeo. Siamo noi, non i ragazzi di Kiev, l’ultima carne da cannone di questo conflitto.
O forse, ci viene in mente, non è nemmeno così. Non usano la devastazione dell’Europa per combattere la Russia: no, usano la Russia per la distruzione dell’Europa.
La cosa assume senso, se posta in una prospettiva storica e metastorica.
Chi non teme di guardare le cose per come sono sa che la Prima Guerra Mondiale è stata scatenata per distruggere l’Europa nei suoi imperi centrali, quello tedesco e soprattutto quello asburgico.
La Seconda Guerra Mondiale, oltre ad averla rasa al suolo, ha avuto come risultato – guarda guarda – la fine del potere europeo, divenuto condominio di Stati eunuchi alla corte delle due superpotenze (ricordate: tesi ed antitesi, i padroni del vapore sono hegeliani…).
Ed eccoci alla Terza, che annullerà definitivamente l’Europa e la renderà forse una «zona di barbarie», un continente intero che imploderà nella ferocia.
Del significato conflitti mondiali ne parlava, molto prima che essi avvenissero, l’americano Albert Pike nelle sue lettere a Mazzini, giudicate ovviamente da alcuni storici (fact-checker ante litteram) come un falso.
«Noi scateneremo i nichilisti e gli atei e provocheremo un cataclisma sociale formidabile che mostrerà chiaramente, in tutto il suo orrore, alle nazioni, l’effetto dell’ateismo assoluto, origine della barbarie e della sovversione sanguinaria» scrive il 15 agosto 1871 Pike in risposta all’agente della sovversione mondiale Giuseppe Mazzini.
Ma non bisogna nemmeno andare così indietro, né pescare nel torbido della storia massonica: la sottomissione dell’Europa perché potenziale avversario degli USA è concetto espresso dai neocon – sì, la famiglia di Victoria Nuland… – negli scritti del Project for New American Century («Progetto per un nuovo secolo americano: il famoso PNAC che, poco primo dell’11 settembre, si augurava «una nuova Pearl Harbor» e perfino in documenti strategici del Dipartimento della Difesa USA del 1992.
«La missione politica e militare dell’America nell’era del dopoguerra fredda sarà di assicurare che nessuna superpotenza rivale possa emergere nell’Europa occidentale, in Asia o nel territorio dell’ex Unione Sovietica» era scritto nelle 46 pagine passate per le mani, riportava all’epoca il New York Times, del solito Dick Cheney…
E se anche questo vi sembra cospiratorio, pensate solo alla famosa definizione della NATO che ne diede il suo primo segretario generale, il barone Hastings Ismay, nel 1953: «to keep the Soviet Union out, the Americans in, and the Germans down». L’Alleanza Atlantica, sin dalle sue origini, doveva «tenere l’Unione Sovietica fuori, gli americani dentro, e i tedeschi sotto».
In breve, la sottomissione della Germania – e dell’Europa.
Ebbene, ci siamo. Con le bombe sul fondo del Baltico il padrone non solo rinsalda le nostre catene, ma ci fa capire che non gli importa se ne moriremo strangolati, anzi forse se lo augura pure, quantomeno per una larga parte di noi, perché gli altri, coloro che sopravvivranno, saranno ancora più schiavi.
Sì, il mulino di Amleto ora è visibile sino in superficie.
Il suo gorgo trascinerà nell’abisso il nostro continente, e con esso una buona parte della Civiltà umana, o quel che ne resta.
Roberto Dal Bosco
Immagine da Twitter
Civiltà
Chi sono i fabiani?
Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore polacco Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, protagonista in rete di numerose riflessioni sullo stato delle cose da un punto di vista storico, filosofico, politico. Lo Szczawinski aveva trattato la Fabian Society tra i gruppi di controllo globale in un precedente intervento. L’analisi è, in superficie, buona, tuttavia impressiona l’assenza totale di una menzione della religione nella costruzione della Civiltà occidentale. Di qui qualche ingenuità, come quella di ritenere, in un finale che fa scendere la catena, la Dichiarazione dei diritti e Winstone Churchill un apice della nostra storia (!).
(…) La Fabian Society fu fondata a Londra nel 1884. Prende il nome da Quinto Fabio Massimo, il generale romano famoso per aver sconfitto Annibale non con uno scontro diretto, ma con pazienza, logoramento e la lenta disfatta del nemico. Il nome fu scelto deliberatamente. Era la strategia. Il loro emblema era un lupo travestito da agnello. Lo scelsero loro stessi.
Vale la pena soffermarsi un attimo su questo: un’organizzazione che scelse come proprio simbolo l’immagine di un intento predatorio mascherato da apparenza innocua – l’inganno come principio fondante, metodo operativo, ciò di cui andavano più fieri. Non imposto dai critici. Scelto autonomamente. Ne erano orgogliosi. La strategia era semplice e devastante: non assaltare le istituzioni. Infiltrarsi al loro interno.
Infiltrarsi – per usare le loro parole – gradualmente, pazientemente, nel corso delle generazioni, collocando persone formate secondo i principi fabiani in posizioni di influenza nel governo, nel mondo accademico, nei media e nella pubblica amministrazione, fino a quando le istituzioni non produrranno risultati fabiani senza che nessuno debba annunciare una rivoluzione.
La rivoluzione avverrà, ma lentamente, in modo invisibile, burocratico e democratico. Quando qualcuno se ne accorgerà, le istituzioni saranno già cambiate.
I’ll be honest with you: until recently I didn’t know much about the Fabian Society. Maybe it’s because the English know how to be smooth – so correct me if I am getting something wrong.
The Fabian Society was founded in London in 1884. Named after Quintus Fabius Maximus – the… https://t.co/jvd7MHLpsW pic.twitter.com/NWXYjatLs3
— Krzysztof Szczawinski 🇵🇱 (@Kristof_Poland) August 19, 2026
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Fondarono la London School of Economics nel 1895, l’istituzione che ha formato generazioni di politici, funzionari pubblici, economisti e giornalisti in tutto il Commonwealth e oltre. Furono determinanti nella creazione del Partito Laburista nel 1900. Diedero forma alla BBC. Progettarono lo stato sociale britannico.
George Bernard Shaw, H.G. Wells, Tony Blair, Gordon Brown, Keir Starmer: l’elenco dei fabiani che hanno plasmato la politica britannica e globale non è una nota a piè di pagina. È la storia della sinistra del ventesimo secolo, raccontata senza mezzi termini.
Starmer non è un caso fortuito né un’evoluzione del Partito Laburista. Egli rappresenta l’espressione attuale di un progetto in corso da centoquaranta anni: paziente, istituzionale e pienamente coerente con la strategia originaria.
La Fabian Society è la lunga marcia di Gramsci attraverso le istituzioni, ma inglese, quindi meglio vestita e meglio finanziata, e con cinquant’anni di anticipo. Gramsci teorizzò ciò che i fabiani stavano già facendo. I fabiani ne furono i praticanti.
La Scuola di Francoforte fornì la filosofia. La Fabian Society fornì il modello operativo. E la teoria francese fornì il confezionamento culturale. Tre progetti, origini diverse, destinazione identica: lo smantellamento delle fondamenta della civiltà occidentale attraverso la paziente occupazione delle sue istituzioni.
Ciò che rende il modello fabiano più pericoloso del socialismo rivoluzionario è proprio la sua fluidità. La rivoluzione è visibile. Si possono indicare le barricate. L’approccio fabiano non produce barricate: solo programmi di studio che cambiano gradualmente, linee editoriali che si modificano sottilmente, linee guida per la pubblica amministrazione riviste progressivamente e una successione di riforme apparentemente ragionevoli che, singolarmente, sembrano modeste, ma che nel loro insieme trasformano ogni cosa.
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Il lupo travestito da pecora non è solo un predatore mascherato, ma un predatore che ha imparato a parlare la lingua delle pecore, ad adottarne i modi, a mostrare preoccupazione per il loro benessere e a riscrivere gradualmente le regole del gregge dall’interno
Quando ve ne accorgete, il lupo è già nella stanza da decenni. Ha indossato le vesti di pecora così a lungo che alcuni si sono dimenticati che non lo era. L’inganno non è stato casuale. Era il metodo. Il lupo travestito da pecora è obłuda [termine polacco traducibile con l’italiano «doppiezza», ndt] con una strategia a lungo termine. Zakłamanie [«inganno», ndt] con un piano centenario. La menzogna sistemica con un think tank e un patrimonio.
Sono stati pazienti. Sono stati deliberati. Sono stati efficaci. E la civiltà che ha prodotto la Magna Carta, la Dichiarazione dei Diritti e Churchill se n’è accorta a malapena, finché non è stato troppo tardi.
Krzysztof Szczawinski
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George Soros e Open Society Foundations: il sistema capillare
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Civiltà
La devastazione prodotta dalla Scuola di Francoforte
Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, messosi in luce negli ultimi tempi per ul suo pensiero riguarda la civiltà e i suoi mali.
Il progetto intellettuale più distruttivo del XX secolo. La Scuola di Francoforte. Dovreste sapere cos’era, cosa ha costruito e perché ne subite ancora le conseguenze.
1. L’Istituto per la Ricerca Sociale fu fondato a Francoforte nel 1923 e trasferito alla Columbia University nel 1934, con l’ascesa al potere di Hitler. La civiltà che avevano deciso di smantellare offrì loro rifugio quando un’altra cercò di annientarli. Trascorsero i successivi cinquant’anni a elaborare l’infrastruttura teorica per quello smantellamento. La civiltà occidentale stessa era il problema: la ragione, l’Illuminismo, la famiglia, la tradizione, l’autorità. Non riformata. Smantellata.
2. La chiamarono Teoria Critica – e il nome è il programma. Tutto deve essere criticato; nulla deve essere costruito. Nella Dialettica dell’Illuminismo (1944), Adorno e Horkheimer sostenevano che la ragione occidentale – la ragione che ha prodotto Newton e lo Stato di diritto – conteneva i semi di Auschwitz. Non che la ragione fosse stata usata in modo improprio, ma che la ragione stessa, portata alle sue estreme conseguenze, producesse i campi di sterminio. Non si trattava di una critica alle istituzioni, bensì di un’accusa alla civiltà stessa.
The Most Destructive Intellectual Project of the Twentieth Century.
The Frankfurt School. You should know what it was, what it built, and why you are still living inside it.
1. The Institute for Social Research was founded in Frankfurt in 1923 and relocated to Columbia… https://t.co/tuqvEblLIN pic.twitter.com/hXnNKmqPrW
— Krzysztof Szczawinski 🇵🇱 (@Kristof_Poland) August 19, 2026
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3. Adorno fornì loro l’arma psicologica. In La personalità autoritaria (1950) classificava il conservatorismo, la fede religiosa, il patriottismo e la famiglia tradizionale non come posizioni politiche, bensì come sintomi di una personalità proto-fascista. Se credi nella nazione o nell’autorità paterna, sei pre-fascista. L’avversario non aveva più torto, era malato. Non si discute con una patologia, la si cura. Questo rendeva impossibile il dialogo. Non si persuade chi ha torto, si diagnostica una malattia. La politica diventa terapia e il disaccordo diventa patologia.
4. Marcuse fornì loro l’arma politica. In Critica della tolleranza (1965) sosteneva che tollerare idee sbagliate è di per sé oppressione. La vera tolleranza, quindi, richiede la soppressione delle idee intolleranti. La sinistra decide quali idee sono intolleranti. Tutti gli altri vengono messi a tacere, non nonostante la tolleranza, ma «in suo nome». Censura mascherata da linguaggio di liberazione.
5. La generazione che ha letto Marcuse alla Columbia, a Berkeley e a Yale è poi arrivata a dirigere università, media, fondazioni, ONG, dipartimenti di moderazione dei contenuti e l’apparato normativo dell’UE. Hanno applicato sinceramente le loro tesi perché le avevano apprese come filosofia. Questo è stato il più grande risultato della Scuola di Francoforte: ha prodotto veri credenti.
6. La teoria francese ha ripreso gli strumenti e li ha resi estetici. Foucault ha reso letteraria la critica del potere. Derrida ha reso filosofica la critica del significato. Deleuze ha reso elegante la critica dell’identità. Un programma politico è diventato una sensibilità culturale. Si può argomentare con un programma. Una sensibilità è nell’aria che si respira. Quando queste idee sono arrivate nei campus americani attraverso il canale francese, non erano più ideologia. Erano l’acqua. I pesci non sapevano di essere bagnati.
7. Una civiltà si fonda su tre pilastri: la verità esiste ed è accessibile alla ragione; il bene è distinguibile dal male; e c’è un patrimonio che vale la pena trasmettere. La Scuola di Francoforte ha attaccato tutti e tre – sistematicamente e con notevole raffinatezza intellettuale. Ha prodotto una generazione che sa decostruire e ha dimenticato come costruire. Che vede potere ovunque e bellezza da nessuna parte.
Il risultato finale è stato quello di far percepire la distruzione come progresso. Ogni istituzione ereditata è diventata sospetta; ogni vincolo è diventato oppressione; ogni atto di conservazione è diventato reazionario.
La decostruzione è diventata la norma, mentre la costruzione è diventata qualcosa che doveva giustificarsi. La risposta non è un’altra teoria. È ciò che la Scuola di Francoforte temeva di più: il costruttore che semplicemente costruisce, lo scienziato che segue le prove, il padre che trasmette ciò che gli è stato trasmesso.
La macchina della decostruzione funziona partendo dal presupposto che nulla valga la pena di essere costruito.
Dimostrate il contrario. Dite la verità, abbiate coraggio e costruite.
Krzysztof Szczawinski
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Immagine di Jjshapiro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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