Politica
Crosetto in ospedale per un malore improvviso. Forza, ministro, l’Italia ha bisogno della sua guarigione. E della verità
Il malore lo ha colpito durante il Consiglio supremo di Difesa, al Quirinale, presente il presidente della Repubblica. Dopo aver ricevuto un subitaneo consiglio medico, il ministro della Difesa Guido Crosetto è stato portato in ambulanza all’ospedale romano San Carlo di Nancy, alcuni scrivono «per accertamenti».
Crosetto era stato già ricoverato nello stesso nosocomio lo scorso febbraio, dove era arrivato a piedi avvertendo forti dolori al petto. Si parlò all’epoca di una coronarografia che avrebbe evidenziato una sospetta pericardite. Non vi erano stati versamenti di liquido nella membrana, spiegarono i dottori, e le analisi non avevano mostrato la presenza di danni cardiaci.
Non vi sono al momento, aggiornamenti sulla sua situazione.
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Ora, sapendo quanto consideriamo questo governo come ostile alla vita, lasciateci dire che davvero ci dispiace di quanto stia accadendo. Che abbiamo voglia di dirgli: forza ministro.
Lo abbiamo criticato, certo: perché la fornitura di armi che passano dal difendere l’Italia allo spingere la strage di ragazzi ucraini e russi è qualcosa al limite dell’imperdonabile.
Abbiamo pubblicato un articolo con la presa per i fondelli che Medvedev fece di lui, con l’intraducibile gioco di parole volgari in lingua russa, e gli attacchi che l’ex presidente della Federazione Russa fece riguardo la carriera scolastica di Crosetto.
Abbiamo idea che potrebbe aver iniziato a capire cosa sta succedendo, non solo in Russia – con la sonora presa di distanze dalla ripetuta isteria di Macron sulla NATO in Ucraina – ma anche e soprattutto riguardo al programma di vaccinazione mondiale via siero genico sperimentale, cui il ministro dice di essersi sottoposto avendone in cambio, sembrerebbe da suo tweet, qualche dubbio e perfino «reazioni avverse anche pesanti».
Nell’estate 2021 aveva spiegato di esseri preso la variante Delta COVID-19 e tuttavia essersi ammalato. «A grande richiesta. Ho fatto 2 dosi Pfizer. Seconda l’11/4. Dopo mesi, con anticorpi, ho preso la variante Delta. Sono stato malissimo. Poiché diabetico e cardiopatico, mi hanno fatto monoclonali. Sono guarito. Non avrò GP [green pass, ndr] per settimane. Se mi faccio domande, mi danno del novax» aveva scritto su Twitter.
A grande richiesta.
Ho fatto 2 dosi Pfizer.
Seconda l’11/4.
Dopo mesi, con anticorpi, ho preso la variante Delta.
Sono stato malissimo.
Poiché diabetico e cardiopatico, mi hanno fatto monoclonali.
Sono guarito.
Non avrò GP per settimane.
Se mi faccio domande, mi danno del novax.— Guido Crosetto (@GuidoCrosetto) August 5, 2021
In un tweet del 15 aprile 2021 Crosetto pare parlare esplicitamente di danni causati dalla sierizzazione.
Io ho avuto e sto avendo reazioni avverse, anche pesanti, ma non le segnalo….
— Guido Crosetto (@GuidoCrosetto) April 15, 2021
Lasciateci ripeterlo: forza ministro Crosetto. L’Italia ha bisogno che lei guarisca. Così come ha bisogno, davvero, di verità – tanta verità, tutta la verità.
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Immagine di U.S. Secretary of Defense via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Politica
«L’establishment ha perso il controllo della politica USA». O è che gli americani non sostengono più Israele?
Mike Allen, co-direttore di Axios, una delle principali testate «insider» di Washington che si spacciano per «agenzie di informazione» – nonostante discussi legami della testata con l’Intelligence israeliana – ha lanciato un drammatico avvertimento giovedì pomeriggio, dichiarando che l’élite politica ed economica americana ha perso il controllo politico sui cittadini degli Stati Uniti.
Un editoriale firmato dall’Allen mette in luce il panico che sta avvolgendo l’establishment, ormai non più così potente, i cui interessi Axios tutela. Il pezzo si intitola «La grande implosione politica americana».
«Tutto è in bilico, e l’incertezza è estrema. Il controllo della Camera e del Senato è in bilico nelle elezioni di midterm di novembre, le elezioni presidenziali del 2028 sono apertissime, ed entrambi i partiti sono ugualmente disprezzati dall’elettorato», esclama Allen. «Un crollo generazionale del sostegno a Israele sta rimodellando entrambi i partiti, mentre l’aumento dell’antisemitismo offusca un dibattito sempre più tossico» lamenta il giornalista. «I numeri sono impietosi: il Pew Research Center ha rilevato che il 60% degli americani ora ha un’opinione sfavorevole di Israele, compreso l’80% dei democratici e il 57% dei repubblicani sotto i 50 anni».
Tra le numerose prove di questo crollo politico, ha citato i seguenti punti: «Le forze populiste risvegliate da Trump stanno divorando l’establishment, alimentate da una miscela trasversale di guerre senza fine, prezzi alle stelle e impunità delle élite (…) A destra, una spaccatura storica sul significato di ‘America First’ ha ridotto in frantumi l’ampia coalizione di Trump per il 2024».
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«A sinistra, i democratici dell’establishment temono l’arrivo di un “Tea Party” socialista, che rovescia i politici in carica, umilia i leader del partito e trasforma i seggi democratici sicuri in laboratori per una politica più conflittuale (…) Trump è profondamente impopolare. Ma i cambiamenti epocali che stanno trasformando i due partiti – e il Paese – rendono impossibile prevedere l’esito del 2026 e del 2028».
Lo stupore dell’Allen riflette istericamente un dato di realtà: la politica americana sta cambiando profondamente soprattutto nel sostegno allo Stato Ebraico, l’alleato di ferro che una quantità oramai sterminata di elettori non vede più come tale, ma come lo Stato perpetratore del genocidio di Gaza e dei massacri in Libano, nonché padrone neanche più tanto occulto dei politici USA, i quali ricevono tutti con pochissime eccezioni (una era il deputato Thomas Massie, appena votato fuori dal Congresso, con una campagna per favorire l’avversario nell’elezione locale che aveva in pancia la cifra mai vista di 35 milioni di dollari provenienti dai grandi donatori ebrei e sionisti) i danari dell’AIPAC, la lobby israeliana che piazza per ogni deputato o senatore uno o due handler, cioè maneggiatori.
Se per «establishment» intendiamo il dominio politico e cognitivo di Israele sulle cose americane, allora sì, Axios ha ragione – ma non si tratta di un cambiamento epocale e morfologico, ma solo dell’espulsione di influenze straniere, contro le quali i padri fondatori degli USA un quarto di millennio fa avevano architettato la Costituzione USA (la legge per cui il presidente deve essere nato in USA viene da qui).
Quindi, non è tanto la politica americana che sta implodendo, ma la politica israeliana in America, finita in un vicolo cieco fatto di stragi mediorientali e chuzpah, la hybris giudaica per cui si pensava che le devastazioni degli ultimi due anni non potessero produrre effetti lesivi dell’alleanza con Washington: Israele pensava di appianare tutto con strategia di influenza sui media e sui social, impossessandosi (tramite il miliardario sionista Larry Ellison) di TikTok e pagando influencer e deputati e senatori.
Non sta andando esattamente così. Come ha ammesso il presidente del Congresso Ebraico Mondiale due mesi fa, Ronald Lauder, Israele sta perdendo la guerra per le menti. «Dal 7 ottobre tutte le organizzazioni ebraiche negli Stati Uniti hanno speso oltre 600 milioni di dollari per combattere questa valanga di antisemitismo» ha dichiarato l’erede della società di cosmetici Estée Lauder. «Ho una domanda: è servito a qualcosa? Tutti questi soldi hanno fermato, hanno rallentato l’odio contro di noi? La risposta è no».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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