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Vucic conferma: la Russia avvertì di una colpo di Stato in Serbia
La Russia ha informato la Serbia del rischio di un potenziale tentativo di colpo di stato, ha detto il presidente Aleksandar Vucic ai giornalisti venerdì. La sua dichiarazione è arrivata un giorno prima di una protesta prevista nella capitale della nazione. Secondo Vucic, l’agenzia per l’Agenzia di Sicurezza per l’Informazione (BIA) della Serbia sta già agendo in base alle informazioni.
«Abbiamo ricevuto informazioni ufficiali dalla Federazione Russa, informazioni trasmesse e portate attraverso canali ufficiali», ha detto il presidente serbo, aggiungendo che le autorità «se ne stanno occupando» e non c’è motivo di preoccuparsi.
Vucic non ha spiegato da dove potrebbe provenire la minaccia o chi potrebbe esserci dietro il presunto complotto di colpo di Stato, sostenendo comunque che coloro che «sognano» di ottenere qualcosa in questo modo dovrebbero sapere che «non lo faranno».
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«La Serbia sta andando avanti e non può e non vuole fermarsi», ha aggiunto.
In precedenza, alcuni organi di informazione serbi avevano riferito che i servizi di sicurezza russi avrebbero avvertito Vucic delle massicce rivolte che si stanno preparando in Serbia con l’obiettivo finale di rovesciare la leadership della nazione.
Un quotidiano serbo Vecernje Novosti ha scritto venerdì di aver ottenuto un «manuale sulla rivoluzione colorata» presumibilmente pubblicato per i partecipanti alle proteste ecologiste che si prevede si terranno sabato.
Il contenuto del «manuale» descrive metodi che ricordano le «rivoluzioni colorate» in altre nazioni, ha affermato l’organo di stampa, aggiungendo che è probabile che le proteste nel Paese siano coordinate da alcuni «centri di potere» all’estero, ma non ha accusato nessuno in particolare.
La notizia è arrivata mentre la nazione si prepara a possibili proteste ecologiste questo fine settimana. A luglio, la Serbia è diventata un’arena per uno scontro tra gruppi di eco-attivisti e il governo su un importante progetto di miniera di litio.
Il mese scorso, Belgrado ha concesso alla società mineraria anglo-australiana Rio Tinto una licenza per sviluppare una miniera di litio nella regione di Jadar nella parte occidentale del Paese, che è pronta a diventare la più grande in Europa, secondo Reuters.
Il progetto non è piaciuto ad alcuni contadini e abitanti del villaggio, che hanno sostenuto che la miniera avrebbe gravemente inquinato l’area circostante. La miniera avrebbe «liberato l’Unione Europea dalla dipendenza dalla Cina» in termini di litio a spese della salute dei serbi, ha detto a Reuters l’agricoltore Zlatko Kokanovic, uno degli attivisti.
Il governo considera il progetto di litio Jadar da 2,4 miliardi di dollari come un’importante spinta per l’economia nazionale. La miniera potrebbe coprire il 90% del fabbisogno di litio dell’UE, secondo Reuters. I manifestanti hanno chiesto al governo di vietare l’estrazione di litio a Jadar prima del 10 agosto e hanno giurato di annunciare i loro prossimi passi in una manifestazione di sabato.
La notizia è arrivata mentre la nazione si prepara a possibili proteste ecologiste questo fine settimana. A luglio, la Serbia è diventata un’arena per uno scontro tra gruppi di eco-attivisti e il governo su un importante progetto di miniera di litio. Il mese scorso, Belgrado ha concesso alla società mineraria anglo-australiana Rio Tinto una licenza per sviluppare una miniera di litio nella regione di Jadar nella parte occidentale del Paese, che è pronta a diventare la più grande in Europa, secondo Reuters.
Il progetto non è piaciuto ad alcuni contadini e abitanti del villaggio, che hanno sostenuto che la miniera avrebbe gravemente inquinato l’area circostante. La miniera avrebbe «liberato l’Unione Europea dalla dipendenza dalla Cina» in termini di litio a spese della salute dei serbi, ha detto a Reuters l’agricoltore Zlatko Kokanovic, uno degli attivisti.
Il governo considera il progetto di litio Jadar da 2,4 miliardi di dollari come un’importante spinta per l’economia nazionale. La miniera potrebbe coprire il 90% del fabbisogno di litio dell’UE, secondo Reuters. I manifestanti hanno chiesto al governo di vietare l’estrazione di litio a Jadar prima del 10 agosto e hanno giurato di annunciare i loro prossimi passi in una manifestazione di sabato.
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Come riportato da Renovatio 21, Belgrado lo scorso dicembre produsse evidenti segni di «maidanizzazione» in corso.
Il presidente serbo accusò le potenze occidentali di tentare di «ricattare» la Serbia affinché sostenga le sanzioni e di tentare di orchestrare una «rivoluzione colorata» – una sorta di Maidan belgradese –contro il suo governo a dicembre.
All’epoca il governo serbo in quel caso già ringraziava pubblicamente i servizi segreti russi per il loro aiuto.
Il Partito Progressista Serbo (SNS) del presidente ottenuto il maggior numero di seggi nell’Assemblea cittadina di Belgrado aveva ottenuto il maggior numero di seggi nell’Assemblea cittadina di Belgrado. Tuttavia, la cosiddetta alleanza di opposizione Serbia contro la violenza (SPN) ha sostenuto che il risultato è stato ottenuto attraverso brogli. Attivisti SPN avevano quindi fatto irruzione nel municipio, sostenendo che stavano cercando di «liberare le istituzioni». La polizia è intervenuta e li ha cacciati.
Il termine «rivoluzione colorata» viene spesso applicato alle rivolte di massa da parte di forze politiche apparentemente filo-democratiche negli anni ’90 e 2000, inclusa la Jugoslavia nel 2000. La Russia e alcune altre nazioni percepiscono l’ondata come architettata dall’Occidente per promuovere i propri obiettivi geopolitici, ed eseguito attraverso ONG, organi di stampa e partiti finanziati dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Julian Assange è tornato. La sua storia è complicata
Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha lasciato intendere che tornerà alla vita pubblica dopo una pausa successiva al suo rilascio dalla custodia britannica nel 2024.
L’attivista per la trasparenza ha trascorso cinque anni dietro le sbarre combattendo contro una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti, che avrebbe potuto comportare una lunga condanna in un carcere di massima sicurezza americano. Alla fine ha raggiunto un accordo che gli ha garantito la libertà, in seguito a una campagna globale che esortava Washington a ritirare le accuse contro di lui.
L’account WikiLeaks su X ha annunciato giovedì il «ritorno» di Assange, pubblicando una foto in cui posa davanti a un murale che lo ritrae a Sydney, in Australia.
Assange ha ricondiviso il messaggio, confermando il suo ritorno e affermando che si tratta del primo post scritto personalmente da lui in otto anni.
I’m back. https://t.co/2e58azeJkt
— Julian Assange (@JulianAssange) September 17, 2026
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Sua moglie Stella ha detto che seguiranno ulteriori notizie la prossima settimana.
WikiLeaks è diventato un fenomeno globale nel 2010 dopo aver pubblicato un video trapelato che mostrava un attacco aereo militare statunitense a Baghdad nel 2007, in cui persero la vita almeno una dozzina di persone.
Il soldato Bradley Manning, poi transessualizatosi in carcere come «Chelsea», è stato arrestato e successivamente condannata nel 2013 per aver fornito a WikiLeaks il filmato e altro materiale militare statunitense secretato.
Il caso di spionaggio statunitense contro Assange si concentrava sull’ottenimento dei file da Manning, mentre i primi tentativi della Gran Bretagna di arrestarlo derivavano da un caso non correlato che i suoi sostenitori definirono fabbricato ad arte.
Assange ottenne asilo politico dall’Ecuador nel 2012 e trascorse anni all’interno dell’ambasciata del Paese sudamericano a Londra. Un cambio di governo a Quito portò infine l’Ecuador a revocargli l’asilo e a consentire alla polizia britannica di arrestarlo nel 2019.
In base all’accordo raggiunto con gli Stati Uniti nel 2024, Assange si è dichiarato colpevole di un singolo reato, ovvero di cospirazione per ottenere e divulgare documenti riservati statunitensi. È stato condannato a una pena pari al tempo già trascorso nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh a Londra. In Gran Bretagna, è stato condannato per violazione delle condizioni di libertà su cauzione.
Come riportato da Renovatio 21, sui piani di assassinare Assange da parte della CIA un giudice spagnolo aveva aperto un’inchiesta convocando l’ex direttore del servizio di Intelligence Mike Pompeo.
Da quando ha riacquistato la libertà, Assange ha fatto diverse apparizioni pubbliche. Mesi dopo la sua liberazione, si è rivolto all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa a Strasburgo, in Francia, parlando della terribile esperienza che ha vissuto.
Nel 2025, ha partecipato a una marcia pro-palestinese a Sydney con circa 100.000 persone. Per qualche ragione, era in Piazza San Pietro pure nei giorni successivi alla morte di papa Bergoglio. Nel 2024 gli è stata pure formalmente conferita la cittadinanza onoraria di Roma Capitale.
🚨 Julian Assange attended Pope Francis’ funeral in St. Peter’s Square, Rome, with his family, expressing gratitude for the Pope’s support during his 14-year legal battle. Assange, freed in June 2024 after a U.S. plea deal, mingled among 400,000 mourners, including world leaders… pic.twitter.com/sjYzbfzV8P
— AɯƙɯαɾԃMαɱα™® (@AwkwardMamaNews) April 26, 2025
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Prima di fondare WikiLeaks nel 2006, Julian Assange ebbe una vita già estremamente movimentata. Nato nel 1971 a Townsville, in Australia, ebbe un’infanzia nomade: i genitori gestivano una compagnia teatrale itinerante e il ragazzo cambiò decine di scuole e abitazioni. Fu proprio durante l’adolescenza che si avvicinò all’informatica, diventando un hacker sotto lo pseudonimo di «Mendax» (dal latino «splendide mendax», un verso oraziano che significa «splendidamente bugiardo).
Insieme ad altri due giovani formò un gruppo chiamato «International Subversives», specializzato nel penetrare reti governative e militari particolarmente protette, tra cui sistemi della NASA, del Pentagono, della Nortel canadese e di varie università. Il gruppo seguiva un codice non scritto: osservare senza danneggiare né copiare i dati per fini personali, una sorta di etica hacker che Assange avrebbe poi rivendicato pubblicamente.
Nel 1991 la sua attività venne scoperta dalla polizia australiana, che lo incriminò con decine di capi d’accusa legati all’intrusione informatica; il processo si concluse nel 1996 con una condanna sostanzialmente simbolica, vista la giovane età e l’assenza di danni concreti. In quegli stessi anni Assange studiò fisica e matematica, lavorò come programmatore e cominciò a interessarsi di crittografia, ambito che lo portò più tardi a teorizzare i principi cardine di WikiLeaks.
Sui capelli bianchi, diventati un suo tratto distintivo, circolano diverse versioni mai confermate con certezza: la più diffusa è che siano il risultato di un incanutimento precoce dovuto allo stress accumulato durante l’adolescenza, quando la famiglia fu costretta a una vita fatta di continue fughe. Altre ricostruzioni, meno accreditate, parlano di un esperimento andato male con un tubo catodico o, più semplicemente, di una scelta estetica.
Proprio quella fuga era legata alla setta a cui la madre, Christine, si era legata tramite un compagno: «The Family», guidata dalla ex insegnante di yoga Anne Hamilton-Byrne (1921-2019), che si proclamava reincarnazione di Cristo e che il gruppo stesso definiva talvolta «Great White Brotherhood». La famiglia di Assange visse per anni nascosta proprio per sottrarsi all’influenza di quell’ambiente. Era circolata la notizia, propalata anche dal film The Fift State che i capelli bianchi di Julian potessero essere correlati all’usanza della setta «The Family» di tingere i capelli dei bambini di biondo platino o quasi bianco, una caratteristica quasi identificativa del gruppo, tanto che chi li vedeva li riconosceva a colpo d’occhio.
Alcuni articoli all’epoca avevano scherzato sul fatto che Assange abbia finito comunque per «copiare involontariamente» quel look.
«The Family» fu fondata a Melbourne negli anni Sessanta da Anne Hamilton-Byrne insieme al fisico e parapsicologo inglese Raynor Johnson, e i suoi due insediamenti principali, dove vivevano i bambini «adottati» illegalmente, si trovavano entrambi in territorio australiano, nella zona del Dandenong Ranges e sul Lago Eildon, in Victoria.
Tuttavia il gruppo ebbe anche una dimensione internazionale, seppure più limitata: secondo esperti di sette citati da diverse inchieste giornalistiche, «The Family» arrivò ad avere adepti e ramificazioni anche negli Stati Uniti e in altri paesi, e la stessa Hamilton-Byrne acquisì una proprietà a South Fallsburg, nello stato di New York, dove strinse legami con l’ambiente dello Yoga Siddha. Non a caso, quando fu infine arrestata nel 1993, dopo anni di latitanza, ciò avvenne proprio negli Stati Uniti, nelle Catskill Mountains, e non in Australia.
Il nucleo del movimento, il numero maggiore di adepti (circa cinquecento al suo apice, in gran parte professionisti come medici, avvocati e infermieri) e soprattutto i casi di abuso sui minori che portarono al crollo della setta restano un fenomeno essenzialmente australiano. La setta, come struttura organizzata e attiva, si è di fatto disgregata dopo il raid della polizia del 1987, quando le forze dell’ordine fecero irruzione nella proprietà di Lake Eildon e sottrassero sei bambini rimasti nella comunità; molti adulti membri se ne andarono nel periodo successivo, alcuni fuggendo all’estero insieme alla stessa Hamilton-Byrne, che rimase latitante per anni prima di essere rintracciata.
Anne Hamilton-Byrne e il marito Bill Hamilton-Byrne furono catturati nel giugno 1993 nelle Catskill Mountains, nello stato di New York, al termine di una lunga indagine della polizia del Victoria guidata dal detective Lex de Man. L’accusa penale che portò alla loro condanna non riguardava però gli abusi, le violenze o la somministrazione di droghe ai bambini, difficili da provare in tribunale a distanza di anni e con testimoni minorenni all’epoca dei fatti: i due furono condannati soltanto per frode, in relazione alla falsificazione dei documenti anagrafici usati per registrare illegalmente come propri figli naturali i bambini «adottati» in modo irregolare, spesso tramite medici e avvocati compiacenti all’interno della setta. La pena finale fu estremamente lieve rispetto alla gravità delle vicende raccontate dalle vittime: una multa di appena 5.000 dollari australiani a testa.
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