Politica
La polizia rumena lancia la repressione contro Georgescu
I procuratori rumeni hanno avviato una vera e propria repressione nei confronti dei sostenitori dell’oppositore Calin Georgescu, arrestando un importante influencer e conducendo retate legate a presunte tangenti agli elettori durante la campagna presidenziale del 2024.
Georgescu, critico della NATO, dell’UE e degli aiuti all’Ucraina, ha ottenuto un’inaspettata vittoria al primo turno nelle elezioni dell’anno scorso. I risultati sono stati prontamente annullati dalla Corte costituzionale rumena, citando irregolarità nei finanziamenti.
Non sono emerse prove di illeciti da parte di Georgescu, ma le autorità hanno accusato gli influencer dei social media di influenzare l’opinione pubblica.
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Un’indagine preliminare riportata dai media all’inizio di quest’anno ha suggerito che le «irregolarità» potrebbero essere state causate da una società di consulenza legata al Partito Nazionale Liberale (PNL) filo-occidentale che ha inavvertitamente aiutato Georgescu mentre cercava di far deragliare un altro candidato. All’inizio di questo mese, tuttavia, Georgescu è stato brevemente arrestato per sei accuse penali, tra cui la presunta «corruzione degli elettori». L’indagine contro di lui è in corso.
Venerdì, la Procura generale ha dichiarato di aver ordinato l’arresto preventivo dell’imprenditore e influencer Bogdan Peschir, accusato di aver finanziato la campagna di Georgescu con circa 900.000 dollari in regali e trasferimenti digitali.
Finantatorul campaniei lui Georgescu, obligat sa-si dea jos masca si ochelarii pic.twitter.com/QMvpvqxb0f
— aktual24.ro (@ak24ro) March 20, 2025
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I servizi segreti rumeni, in documenti declassificati citati dai media locali, tra cui g4media e RomaniaTV, hanno affermato che Peschir ha utilizzato l’account TikTok «bogpr» per effettuare donazioni ai creatori che promuovono Georgescu e hanno affermato che un «attore statale« straniero potrebbe aver coordinato l’operazione.
Peschir ha sostenuto che le sue donazioni erano personali e volontarie, simili a quelle di «Elon Musk che supporta [il presidente degli Stati Uniti Donald] Trump» durante le elezioni presidenziali dell’anno scorso, e ha negato di avere legami con la campagna di Georgescu. L’avvocato di Peschir ha criticato l’arresto, definendolo motivato politicamente.
Perchezitii in dosarul Georgescu pentru coruperea alegatorilor. Vizati sunt Peschir si Makaveli pic.twitter.com/qfwQXcweyX
— aktual24.ro (@ak24ro) March 20, 2025
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L’arresto di Peschir è seguito a 17 raid effettuati dalla polizia rumena a Bucarest e in nove contee giovedì, che hanno preso di mira influencer che presumibilmente hanno sostenuto Georgescu. Tra loro c’era la personalità di TikTok Makaveli (vero nome: Alexandru Virgil Zidaru), noto per le sue opinioni anti-mainstream e i suoi legami con l’eurodeputata di destra Diana Iovanovici-Sosoaca.
Sosoaca è stata esclusa dalle elezioni dell’anno scorso dopo che la Corte costituzionale ha stabilito che la sua retorica anti-occidentale e il suo sostegno a legami più stretti con la Russia violavano il quadro democratico della Romania.
Secondo quanto riportato dai media, le autorità hanno fatto irruzione nell’abitazione di Alin Borcan, l’autoproclamato «re di TikTok», il quale, dopo l’irruzione, si è presentato ai media con una pistola giocattolo e ha affermato che la polizia stava «cercando il signor Georgescu nei miei cassetti».
A fine febbraio, il Georgescu è stato incriminato per presunta istigazione ad azioni contro l’ordine costituzionale e per aver promosso un’ideologia fascista, razzista o xenofoba. Il candidato ha negato tutte le accuse, insistendo sul fatto che sono motivate politicamente.
Va ricordato che la NATO sta costruendo un’enorme base militare in Romania. A maggio è prevista in Romania un’esercitazione militare con migliaia di soldati francesi, una simulazione di combattimento contro la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, il Georgescu tre settimane fa ha definito il presidente ucraino Zelens’kyj un «semi-dittatore» e dichiarato in un podcast americano che la NATO usa la Romania come «porta della guerra».
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Politica
Gli USA hanno una nuova zona autonoma: ecco la TAZ di Madison
Attivisti di estrema sinistra con apparenti legami con i Democratic Socialists of America hanno recentemente istituito una propria «zona autonoma» a Madison, capitale del Wisconsin.
Le tendopoli sono diventate una presenza familiare nelle città di estrema sinistra, dove l’occupazione distruttiva e destabilizzante è apertamente incoraggiata dai funzionari governativi.
Il giornalista investigativo specializzato in antifa e trantifa Andy Ngo ha fatto notare che proteste simili si erano verificate a Minneapolis e Seattle, entrambe epicentri delle rivolte del movimento Black Lives Matter durante l’estate del 2020, ironicamente soprannominata «estate dell’amore».
La zona autonoma di Seattle istituita nel 2020, chiamata alternativamente CHAZ e CHOP, è diventata un rifugio per l’illegalità e, infine, per gli omicidi.
Protestors are preparing for rain here on Willy and Baldwin Streets but show no signs of packing up following a statement from @SatyaForMadison last night. pic.twitter.com/8e4WRBGngW
— Laura Schulte (@SchulteLaura) July 31, 2026
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Eric Bott, attivista conservatore del Wisconsin e vicepresidente regionale di Americans for Prosperity, ha affermato che i funzionari socialisti democratici a capo del governo municipale di Madison stavano «fornendo sostegno finanziario e protezione» all’attuale insurrezione.
Gli occupanti di estrema sinistra affermavano di manifestare in memoria di Corey Ruiz, un criminale seriale ucciso il 22 luglio dopo aver presumibilmente accoltellato un agente di polizia durante un alterco. La lunga fedina penale di Ruiz comprendeva otto precedenti condanne in un periodo di 17 anni per reati quali resistenza, ostruzione, minacce o lesioni a pubblici ufficiali.
A rafforzare ulteriormente la percezione che l’insurrezione fosse condotta con la benedizione e l’avallo delle autorità cittadine, contribuì una conferenza stampa tenutasi il giorno successivo alla morte di Ruiz, durante la quale un gruppo di attivisti, guidati dall’agente immobiliare locale Carlos LeMar Dixon, interruppe una conferenza stampa della polizia.
Dixon, che si ritiene stia conducendo una campagna elettorale basata sul voto per corrispondenza per la carica di governatore, ha precedentemente ammesso di aver rubato i cartelli elettorali dei candidati rivali.
L’emergere di «zone autonome» – che di fatto negano la sovranità dello Stato – è un tratto visibile nel contesto americano (con il caso di Seattle nel 2020) e, sia pure in versione islamica, anche in quello europeo, dove sono tollerate ovunque delle «no-go zone» musulmane, facendo pensare che si tratti di una cifra propria dell’anarco-tirannia che va caricandosi nei territori dello Stato moderno.
La filosofia della «zona autonoma» non è nuova. Il concetto di TAZ («zona temporaneamente autonoma») fu un’idea guida del cosiddetto mondo antagonista dei Centri Sociali negli anni Novanta anche in Italia, dove ebbe larga circolazione il libro T.A.Z. La Zona Autonoma Temporanea.
Il principale ideologo delle TAZ, i cui libri venivano diffusi nei circuiti di Centri Sociali e nei rave-techno («teknival»), è lo scrittore e poeta Hakim Bey, al secolo Peter Lamborn Wilson (1945-). La prima riga della pagina di Wikipedia inglese ricorda che Bey-Wilson «è una figura controversa nei circoli anarchici a causa della sua difesa della pedofilia».
Il teorico delle TAZ pubblicò scritti sul bollettino della NAMBLA (North American Man/Boy Love Association, «Associazione nordamericana per l’amore Uomo/ragazo), «per aver sostenuto quest’ultima organizzazione, il cui obiettivo era di legalizzare la pedofilia e la pederastia, Bey è stato fortemente attaccato da numerosi altri anarchici», scrive l’enciclopedia online.
Anche altrove, in oscuri episodi recenti, è stata visibile la possibile correlazione tra attivismo politico violento di estrema sinistra e pedofilia.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa ad una manifestazione antipedofilia a Dublino, in Irlanda, vi fu l’irruzione degli Antifa che attaccarono la protesta.
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Politica
L’Alta Corte britannica si appresta a vietare l’esposizione delle bandiere nazionali
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