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Geopolitica

La Serbia ha sventato un complotto per bombardare il gasdotto Russia-Ungheria: parla il presidente di Belgrado Vucic

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Le autorità serbe hanno scoperto esplosivi di «potenza devastante» piazzati vicino a un importante gasdotto che trasporta energia russa in Ungheria, ha annunciato il presidente Aleksandar Vucic, aggiungendo di aver informato il primo ministro ungherese Viktor Orban in merito. La notizia giunge dopo che l’Ucraina ha di fatto interrotto le forniture di petrolio russo all’Ungheria attraverso il suo territorio.

 

Parlando con i giornalisti domenica, Vucic ha affermato che «due grossi pacchi di esplosivo con dei bastoncini» sono stati trovati nel comune di Kanjiza, a circa 10 km dal confine ungherese.

 

La città di Kanjiza si trova vicino al gasdotto Balkan Stream, l’estensione regionale del TurkStream. Il Balkan Stream attraversa Turchia, Bulgaria, Serbia, Ungheria e attualmente termina al confine con la Slovacchia. L’Ungheria importa annualmente 7,4-7,6 miliardi di metri cubi di gas attraverso la Serbia.

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Il presidente Vucic ha affermato che i servizi segreti serbi «per fortuna hanno fatto un buon lavoro» e ha promesso di rafforzare la sicurezza energetica nella zona. «Tratteremo senza pietà chiunque pensi di mettere in pericolo le infrastrutture vitali della Repubblica di Serbia», ha dichiarato.

 

Il presidente non ha attribuito la colpa a nessuno, ma ha affermato di aver parlato con Orban della situazione, sottolineando che un’esplosione avrebbe causato interruzioni nella fornitura di gas in Ungheria e nella Serbia settentrionale.

 

Orban ha confermato la telefonata, affermando che «l’indagine è in corso» e di aver «convocato un consiglio di difesa d’emergenza per questo pomeriggio».

 

Anche il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto è intervenuto, affermando che Budapest «respinge fermamente quest’ultimo attacco, poiché minare la sicurezza del nostro approvvigionamento energetico è un attacco alla nostra sovranità».

 

Come riportato da Renovatio 21, durante un’intervista a Tucker Carlson nell’agosto 2023, Orban aveva dichiarato significativamente che Ungheria e Serbia erano pronte ad entrare in guerra contro chiunque facesse saltare il loro gasdotto.

 

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha suggerito che le menti dietro il complotto stiano cercando di «privare l’Ungheria della sua sovranità». «Lo stanno facendo in vari modi: politicamente, cercando di interferire negli affari interni e nelle elezioni; economicamente, costringendo il Paese a prendere decisioni sotto pressione che danneggiano l’economia e il benessere degli ungheresi; e nel settore energetico, cercando di impedire all’Ungheria di ottenere risorse di qualità a prezzi ragionevoli».

 

Da mesi Ungheria e Ucraina si scontrano per le forniture di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba. A gennaio, Kiev ha chiuso l’oleodotto, adducendo come motivazione un attacco di droni russi contro l’infrastruttura. Mosca ha respinto l’accusa; Ungheria e Slovacchia hanno accusato Kiev di mentire e di usare il presunto attacco come pretesto per un ricatto politico.

 

L’Ucraina ha tentato in numerose occasioni di attaccare le infrastrutture del TurkStream. La Russia ha accusato sabotatori ucraini di aver fatto saltare in aria i gasdotti Nord Stream nel 2022, suggerendo che l’attacco sia stato supportato dai servizi segreti occidentali.

 

Come riportato da Renovatio 21, Belgrado nel dicembre 2023 produsse evidenti segni di «maidanizzazione» in corso. Già allora presidente serbo accusò le potenze occidentali di tentare di «ricattare» la Serbia affinché sostenga le sanzioni e di tentare di orchestrare una «rivoluzione colorata» – una sorta di Maidan belgradese –contro il suo governo a dicembre.

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All’epoca il governo serbo in quel caso aveva ringraziato pubblicamente i servizi segreti russi per il loro aiuto, come confermato in seguito dal Vucic.

 

Come riportato da Renovatio 21, il ministro degli Esteri Pietro Szijjarto ha dichiarato che l’Unione Europea sta tentando di rovesciare i governi di Ungheria, Slovacchia e Serbia perché danno priorità agli interessi nazionali rispetto all’allineamento con Bruxelles.

 

Come riportato da Renovatio 21, Vucic ha accusato le potenze occidentali di aver cercato di orchestrare il suo rovesciamento. In un’intervista su Pink TV trasmessa lunedì, il presidente serbo aveva affermato che le «potenze straniere» hanno speso circa 3 miliardi di euro nell’ultimo decennio nel tentativo di estrometterlo dal potere.

 

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Immagine di Chief, National Guard Bureau via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic


 

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Geopolitica

La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev

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Il 5 ottobre il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha ribadito un avvertimento già rivolto alle ambasciate straniere dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa russi sui rischi che corrono mantenendo le proprie sedi a Kiev.   Peskov ha richiamato le dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui ci saranno ulteriori attacchi contro le infrastrutture economiche ucraine, e ha sottolineato i possibili pericoli per le missioni diplomatiche straniere presenti in Ucraina.

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Tuttavia, pochi Paesi occidentali abbiano preso una decisione in merito. Interpellato sulla questione il 5 ottobre, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto: «Guardate, abbiamo una presenza diplomatica lì, e decideremo noi se è sicuro per loro rimanere o meno… Loro [i russi, ndr] avvertono i diplomatici di andarsene da mesi, e non credo che sia una sorpresa per nessuno che Kiev sia sotto attacco. Penso che sia una cosa risaputa».   Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime ore il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha registrato un videomessaggio in cui avverte di un attacco massivo su Kiev che sarebbe in preparazione da parte di Mosca, domandando, al solito, aiuto a USA ed Europa.   In settimana era emerso che l’Estonia si preparava a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo.   Come riportato da Renovatio 21, la Lituania ha segnalata la volontà legislativa di ospitare armi atomiche.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)   
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Geopolitica

Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo

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Friedrich Merz, cancelliere tedesco e figura molto impopolare, si trovava negli scorsi giorni a Kiev, dove ha annunciato un ulteriore stanziamento di 1 miliardo di euro in aiuti militari al regime del presidente ad interim ucraino Volodymyr Zelens’kyj.

 

Nel corso di una conferenza stampa accanto al presidente ucraino, Merz ha sostenuto che Mosca tenta di logorare il morale della popolazione ucraina e ha inoltre previsto 350 milioni di euro per il ripristino delle infrastrutture energetiche. Secondo l’agenzia Reuters, il cancelliere ha ribadito che la Germania resta il principale sostenitore dell’Ucraina.

 

«Lo facciamo non solo per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina, ma anche nel nostro profondo interesse, poiché si tratta di una questione di sicurezza europea», ha dichiarato Merz, affermando che la Russia conduce attacchi informatici e campagne di disinformazione rivolti contro l’ordine democratico europeo.

 

«Questo dimostra che non ci lasceremo intimidire», ha aggiunto. Funzionari tedeschi hanno riferito che i dirigenti d’azienda al seguito di Merz hanno siglato 14 accordi con il governo e con imprese ucraine per un valore complessivo di circa 6,6 miliardi di euro. Tra questi figuravano una fornitura di missili di difesa aerea IRIS-T e una di droni intercettori.

 

«L’aspetto importante di questa visita è che non solo la Germania sta aiutando l’Ucraina, ma anche l’Ucraina sta condividendo le proprie conoscenze, la propria esperienza e i propri ordini», ha dichiarato Zelens’kyj. «Si tratta di posti di lavoro per la Germania».

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Nel frattempo Merz continua a perdere consensi di giorno in giorno. Il sondaggio Infratest-Dimap del 2 ottobre attribuiva all’opposizione AfD il 27% e ai cristiano-democratici di Merz solo il 20%; quello dell’INFAS, pubblicato domenica, vedeva già l’AfD al 30% e la CDU-CSU al 18%. Il «miglior» risultato personale di Merz è un misero 10% di consensi, a fronte di un’opposizione dell’88% secondo Infratest. I socialdemocratici (SPD), partner di coalizione della CDU-CSU al governo, hanno ottenuto il 13% venerdì scorso e il 14% domenica. I due sondaggi assegnano all’esecutivo appena il 32-33% dei consensi.

 

Ciononostante Merz si dice determinato a restare cancelliere, sostenendo che non esiste alternativa né a lui né alla politica di governo che, a suo dire, garantirebbe la stabilità della Germania e dell’Europa, riporta EIRN. Una serie di proteste di massa e le crescenti tensioni interne all’esecutivo indicano però che quella stessa politica sta rendendo la Germania instabile e ingovernabile.

 

La coalizione è così fragile che la scorsa settimana il presidente federale Frank-Walter Steinmeier ha telefonato separatamente al ministro delle Finanze e vicecancelliere Lars Klingbeil (SPD) e al ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) per esprimere la preoccupazione di un imminente crollo del governo.

 

Un necessario cambio di linea dovrebbe includere anche un cambio di cancelliere, ma finora nessun esponente dei cristiano-democratici di Merz si è fatto avanti. Un primo giro di sondaggi sui possibili sostituti, due settimane fa, ha mostrato che tutti e tre i potenziali candidati — Hendrik Wüst (presidente del land del Nord Reno-Westfalia), Daniel Günther (presidente dello Schleswig-Holstein) e Markus Söder (presidente della Baviera) — non sono disposti ad accettare l’incarico.

 

L’AfD ha offerto, dietro le quinte, tolleranza e sostegno caso per caso alla CDU-CSU per un governo di minoranza senza Merz. Da solo, però, questo non renderebbe la Germania più governabile e stabile, soprattutto se i cristiano-democratici intendessero proseguire con le stesse politiche che li hanno portati al declino nei sondaggi e nelle tre elezioni regionali in Sassonia-Anhalt (tenutesi lo scoso 6 settembre), Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino (entrambe avutesi  il 20 settembre).

 

La caduta di Merz dovrebbe avvenire in modo sinergico, insieme alla fine delle sue politiche contro la Russia e a favore dell’Ucraina, contro l’austerità di bilancio e il riarmo eccessivamente costoso, e contro le scelte che hanno portato alla crisi energetica, che, ha ammesso lo stesso cancelliere, è causata dalla mancanza di gas russo.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso mese AfD ha querelato Merz per sue dichiarazioni.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Geopolitica

Zelens’kyj avverte: imminente attacco russo massivo. Chiede aiuto a Stati Uniti ed Europa

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Ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha pubblicato un video sui social network in cui afferma che la Russia potrebbe presto lanciare un attacco «massiccio» contro il suo Paese.   «Abbiamo ricevuto informazioni aggiornate sui preparativi della Russia per un attacco massiccio», ha scritto su 𝕏. «Vi chiedo, per favore, di prendervi cura di voi stessi e di rispondere agli allarmi di minaccia missilistica. Le forze armate ucraine e la nostra aeronautica sono pronte a rispondere, per quanto le nostre difese lo consentano. E molto dipende dai nostri partner: ogni Paese al mondo che possiede le capacità difensive di cui abbiamo bisogno e che può fornircele.   «È fondamentale che ci sia la volontà politica di farlo, in particolare negli Stati Uniti e in Europa».  

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L’avvertimento di un presunto attacco imminente arriva pochi giorni dopo l’avvertimento del presidente russo Vladimir Putin alla NATO: se necessario, Mosca ricorrerà alla guerra nucleare per difendere il territorio russo di Kaliningrad.   Nel frattempo, in Siberia, secondo una certa stampa, sarebbe in corso una presunta epidemia di peste polmonare: martedì una seconda persona sarebbe morta per la malattia nella regione di Irkutsk.

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