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Chimere

Bambina chimerica nata in Israele

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Lo scorso i medici di un ospedale israeliano sono stati allarmati da una bambina nata con uno stomaco insolitamente ingrossato.

 

Quando i medici hanno dato un’occhiata più da vicino, hanno trovato un embrione umano parzialmente sviluppato che giaceva all’interno, riporta il Times of Israel,

 

Quando i medici hanno dato un’occhiata più da vicino, hanno trovato un embrione umano parzialmente sviluppato che giaceva all’interno dello stomaco del neonato

Si tratta probabilmente di un segno di quello che avrebbe potuto essere un fratello gemello che è stato assorbito durante lo sviluppo prenatale.

 

Il fenomeno, chiamato nascita fetus in fetu, è, dicono, estremamente raro; tuttavia possiede un tasso di una nascita ogni 500.000. Proprio raro, quindi, non è.

 

«Siamo rimasti sorpresi nello scoprire che si trattava di un embrione», ha detto a The Times of Israel Omer Globus, capo della neonatologia presso l’Assuta Medical Center dove è nato il bambino .

 

«Pensiamo che ce ne fosse più di uno e lo stiamo ancora verificando», ha aggiunto, dopo aver spiegato che un team di medici ha finito per rimuovere due diverse macchie di tessuto dallo stomaco del bambino.

 

Le chimere umane, cioè esseri ottenuti dalla fusione di due embrioni , sono una realtà concreta e riconosciuta da diversi anni

L’embrione parzialmente sviluppato conteneva alcuni organi tra cui ossa e un cuore, spingendo i medici a sottolineare al quotidiano israeliano che non si era verificata alcuna brutalità tra fratelli: l’embrione era tutt’altro che completamente sviluppato e non era mai vivo nel significato convenzionale della parola.

 

«Non sembrava un embrione come lo immagini», ha garantito il dottor Globus.

 

Le nascite fetus in fetu , scrive la Live Science, sono una rara forma di parassitismo tra gemelli in via di sviluppo.

 

Crediamo che tecnicamente si possa parlare quindi di «Chimera»: in biologia, una chimera è una creatura che dispone di due o più popolazioni diverse di cellule geneticamente distinte, originate da diversi zigoti.

 

Chi come Renovatio 21 si occupa da tempo di chimere si stupisce dello stupore – anzi diciamo pure che questa sorpresa di dottori, scienziati giornalisti è quasi sospetta: le chimere umane, cioè esseri ottenuti dalla fusione di due embrioni , sono una realtà concreta e riconosciuta da diversi anni.

 

Alcuni individui-chimera hanno disfunzioni che si manifestano nel tempo: il «fratello» assorbito continua a crescere all’interno del corpo del gemello ospite più sviluppato. Tessuti come capelli, muscoli, e perfino occhi possono trovarsi dentro le carni di un individuo-chimera.

 

Si tratta di individui che dispongono quindi di due DNA

In altre occasioni l’embrione assorbito si sviluppa «armonicamente» (diciamo così) con il l’altro gemello, divenendo un organo preciso all’interno di un corpo.

 

Si sono così avuti i casi di persone che hanno figliato ma non hanno trasmesso il loro DNA ai figli, in quanto gli organi genitali (maschili o femminili) erano in realtà i «gemelli» assorbiti in fase embrionale. Quindi la loro prole è geneticamente figlia dei fratelli che mai hanno avuto, né sapevano esistere, e che invece esistono

 

Si tratta di individui che dispongono quindi di due DNA: il loro codice genetico non vale per tutte le cellule del loro corpo, perché una parte di esso è in realtà il fratello mai sviluppatosi, ma fusosi con il gemello nel grembo materno.

 

La provetta genera vere e proprie mostruosità, che ledono la dignità umana in modo sempre più aberrante

Le chimere umane sono in aumento a causa degli impianti multipli previsti dalla riproduzione artificiale: i medici inseriscono nella donna più embrioni sperando che qualcuno attecchisca. Si hanno così più parti gemellari e plurigemellari ma anche, fenomeno non sempre rilevato, casi di chimerismo.

 

La provetta non solo uccide milioni di embrioni ogni anno (decine e decine per ciclo, a seconda del Paese e del medico):  buttati nell’azoto liquido in attesa di chissà cosa, scartati, gettati via perché «non funzionali», impiantati e morti in utero.

 

La provetta genera vere e proprie mostruosità, che ledono la dignità umana in modo sempre più aberrante.

 

 

 

 

Chimere

Bambino chimerico nato in India

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Un neonato di 40 giorni è stato curato con successo dopo che i medici nello stato indiano del Bihar hanno trovato un feto che cresceva all’interno di un neonato di 40 giorni.

 

Secondo quanto riferito dal’agenzia indiana ANI, l’incidente è venuto alla luce dopo che i genitori del bambino hanno notato lo stomaco gonfio del bambino a causa del quale il bambino non era in grado di urinare correttamente.

 

Il dottor Tabrez Aziz del Rahmania Medical Center in Bihar ha prescritto una tomografia computerizzata (TC) dello stomaco del bambino, il cui risultato ha lasciato tutti scioccati poiché ha mostrato che un feto si era sviluppato all’interno dello stomaco del bambino.

 

Si tratta di un’evenienza medica rara chiamata fetus in fetu, che avrebbe una ratio di un caso su 500.000 nascite.

 

Il secondo feto, pare di capire, sarebbe stato quindi rimosso chirurgicamente.

 

In casi simili sono impiegate tecniche ardue ed è alto il rischio di incidenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2019 una donna in Israele ha dato alla luce una bambina nel cui addome cresceva l’embrione del suo gemello.

 

Questi casi possono rientrare nella categoria di «chimera»: in biologia, una chimera è una creatura che dispone di due o più popolazioni diverse di cellule geneticamente distinte, originate da diversi zigoti.

 

Le chimere umane, cioè esseri ottenuti dalla fusione di due embrioni , sono una realtà concreta e riconosciuta da diversi anni, anche se assai sottaciuta nonostante l’aumento vertiginoso di casi raccontato da alcuni dottori.

 

Gli  individui-chimera, dotati quindi di due DNA – in quanto risultato della «fusione» di due essere distinti, due fratelli – hanno disfunzioni che si manifestano nel tempo: il «fratello» assorbito continua a crescere all’interno del corpo del gemello ospite più sviluppato. Tessuti come capelli, muscoli, e perfino occhi possono trovarsi dentro le carni di un individuo-chimera.

 

In altre occasioni l’embrione assorbito si sviluppa «armonicamente» (diciamo così) con il l’altro gemello, divenendo un organo preciso all’interno di un corpo.

 

Si sono così avuti i casi di persone che hanno figliato ma non hanno trasmesso il loro DNA ai figli, in quanto gli organi genitali (maschili o femminili) erano in realtà i «gemelli» assorbiti in fase embrionale. Quindi la loro prole è geneticamente figlia dei fratelli che mai hanno avuto, né sapevano esistere, e che invece esistono

 

Si tratta di individui che dispongono quindi di due DNA: il loro codice genetico non vale per tutte le cellule del loro corpo, perché una parte di esso è in realtà il fratello mai sviluppatosi, ma fusosi con il gemello nel grembo materno.

 

Le chimere umane sono in aumento a causa degli impianti multipli previsti dalla riproduzione artificiale: i medici inseriscono nella donna più embrioni sperando che qualcuno attecchisca. Si hanno così più parti gemellari e plurigemellari ma anche, fenomeno non sempre rilevato, casi di chimerismo.

 

Questo per far capire anche agli scettici quale inferno biologico si sia spalancato con la riprogenetica, i bambini sintetici e le provette.

 

Camminano, in mezzo a noi, veri «mostri», nel senso etimologico del termine, dal latino monēre, «avvisare, ammonire».

 

Li ha creati il mondo moderno e la sua guerra alla legge naturale e alla riproduzione umana.

 

Li stiamo accettando, rubricandoli al massimo come bizzarie: sono invece un segno, un ammonimento del futuro mostruoso che stiamo costruendo.

 

 

 

 

Immagine di Nisreen M Khalifa et al via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0); immagine modificata

 

 

 

 

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Chimere

Topi di laboratorio prodotti via CRISPR da ovuli non fecondati

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Un gruppo di topolini da laboratorio è stato derivato da singoli ovuli non fecondati utilizzando l’editing mirato dell’epigenoma CRISPR-Cas9 . Lo riporta Bionews.

 

Un passo avanti della scienza verso la riproduzione che non necessità più del padre (e domani anche della madre), con buona pace dei cattolici che ancora credono che questo sia un argomento valido per fermare la Cultura della Morte.

 

Di fatto, in questo modo la riproduzione sessuale giunge al suo termine, lasciando spazio ad una sorta di regressione ideale della biologia: la partenogenesi – generare prole da un singolo uovo non fecondato – esiste ain natura in creature come i pidocchi e le api, dove uno dei due sessi deriva da uova non fecondate. Anche alcune specie di rettili ne sarebbero capaci.

 

La partenogenesi   di solito non è possibile nei mammiferi a causa di un fenomeno noto come imprinting genomico.

 

L’imprinting genomico descrive come la metilazione in alcune regioni del genoma silenzia un allele ereditato dalla madre o dal padre, ma non l’altro. Queste regioni sono spesso importanti per il controllo genetico dello sviluppo embrionale , che non può andare avanti senza un corretto imprinting.

 

Ora, gli scienziati della Shanghai Jiao Tong University in Cina hanno descritto come hanno raggiunto la partenogenesi in un topo che è sopravvissuto fino all’età adulta e in seguito ha dato alla luce una prole vitale prendendo di mira queste regioni.

 

Nello studio pubblicato sulla rivista Developmental Biology, gli autori hanno scritto:

 

«Insieme, questi dati dimostrano che la partenogenesi può essere raggiunta nei mammiferi mediante un’appropriata regolazione epigenetica di più regioni di controllo dell’imprinting. Ciò è coerente con la famosa ipotesi del conflitto genitoriale (nota anche come ipotesi di Haig), che propone che l’equilibrio mediato dall’imprinting tra il genoma paterno e quello materno sia fondamentale per lo sviluppo dei mammiferi».

 

Sette regioni di controllo dell’imprinting del DNA sono state prese di mira per la metilazione o demetilazione indotta nello studio.

 

In letteratura è stato dimostrato che queste regioni di controllo dell’imprinting mirate svolgono ruoli chiave nella regolazione della crescita fetale e postnatale, nonché supportano lo sviluppo di embrioni bimaterni e bipaterni.

 

Gli ovuli sono state rimossi da un topo donatore e iniettate con più RNA a guida singola attaccati a Cas9 o RNA messaggero che hanno indotto metilazione o demetilazione nella regione di controllo dell’imprinting, rispettivamente, in un allele di ciascun gene e non nell’altro.

 

Queste regioni modificate hanno mantenuto la metilazione durante le prime fasi di sviluppo.

 

«La PCR quantitativa in tempo reale è stata utilizzata per valutare l’ espressione del gene modificato negli embrioni e ha suggerito che le tecniche migliorassero significativamente lo sviluppo partenogenetico. Gli embrioni modificati sono stati quindi trasferiti negli uteri di diversi topi» scrive Bionews.

 

Dei 192 embrioni trasferiti allo stadio di blastocisti, 14 si sono sviluppati in gravidanza, tre hanno partorito e solo uno è sopravvissuto fino all’età adulta.

 

Dei due cuccioli morti entro 24 ore dalla nascita, ulteriori test hanno dimostrato che almeno una delle sette regioni di controllo dell’imprinting mostrava una perdita di metilazione, confermando che l’imprinting in tutte e sette le regioni era cruciale per lo sviluppo e la vitalità.

 

L’identificazione e la modifica di ulteriori regioni di controllo dell’imprinting potrebbe migliorare l’efficienza del processo partenogenetico, hanno suggerito gli autori.

 

Tuttavia, nota Bionews, «l’imprinting epigenetico può anche comportare effetti fuori bersaglio sconosciuti. Qui, l’analisi fuori bersaglio dei probabili siti non ha mostrato cambiamenti significativi, suggerendo un’elevata specificità della tecnologia. Ad ogni modo sono necessari studi futuri per valutare completamente eventuali effetti».

 

Il primo caso di esperimento per la partenogenesi umana risale al 1995. Alcuni scienziati scozzesi ottennero una partenogenesi parziale, riuscendo a creare solo alcune cellule a partire da un solo ovocita non fecondato da alcuno spermatozoo. Il risultato fu pubblicato sulla rivista Nature Genetics.

 

«Normalmente – continuano dissero gli scienziati di Edimburgo oramai 27 anni fa – nei mammiferi lo sviluppo di un ovulo non fecondato è impossibile, poiché i geni derivanti dal genoma paterno sono necessari fin dai primi stadi dello sviluppo dell’embrione dopo il suo impianto. Tuttavia – concludono – è stato già dimostrato che gli embrioni chimerici, nei quali solo una parte è partenogenetica, sono vitali».

 

La partenogenesi artificiale non renderà più necessario il padre, e l’esistenza dei maschi in generale.

 

Al contempo, il prossimo gradino di questo processo già in avanzata fase di studio – la gametogenesi, cioè la trasformazione di una qualsiasi cellula somatica in un ovulo o in uno spermatozoo – potrebbe rendere inutile anche la madre, e la donna in generale, specie pensando ai progressi che sta facendo, anche grazie a fondi dell’Unione Europea, l’utero artificiale.

 

Chiediamo al nostro lettore: piano piano, il disegno vi sta divenendo più chiaro?

 

 

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Scienziati sperimentano su topi paralizzati con impianti di midollo spinale umano

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Alcuni topi paralizzati operati con un nuovo tecnica sperimentale sono tornati a  camminare normalmente dopo aver ricevuto impianti di midollo spinale umano: si tratta quindi xenotrapianti sperimentali, previa bioingegneria, da uomo ad animale.

 

L’idea è quella di far camminare gli esseri umani paralizzati. I ricercatori hanno da poco pubblicato un nuovo studio sulla rivista Advanced Science e affermano che il lavoro potrebbe effettivamente avere implicazioni nella medicina umana.

 

«Se questo funziona negli esseri umani, e crediamo che lo farà, può offrire a tutte le persone paralizzate la speranza che possano camminare di nuovo», ha detto al Times of Israel il team di ricerca del Sagol Center for Regenerative Biotechnology, aggiungendo che l’equipe ha iniziato a discutere di sperimentazioni cliniche con la Food and Drug Administration, l’ente statunitense per la regolamentazione di farmaci e biotecnologie abbreviata generalmente in FDA.

 

L’esperimento ha avuto luogo presso l’Università di Tel Aviv, dove il team guidato dal professor Tal Dvir, ha ingegnerizzato il tessuto del midollo spinale da cellule umane e lo ha impiantato nei topi con paralisi a lungo termine. Dei 15 topi che sono stati operati, 12 erano in grado di camminare normalmente.

 

Il Dvir ha detto al Times of Israel che i topi hanno ricevuto impianti spinali da cellule di più persone, ma per i pazienti umani il piano sarebbe quello di far crescere una colonna vertebrale unica per ciascuno utilizzando le cellule del proprio corpo.

 

Se approvato, gli autori dello studio hanno scritto nelle loro conclusioni, sarebbe possibile creare un idrogel personalizzato da impiantare nei pazienti.

 

Naturalmente non è sempre chiaro se una terapia testata sugli animali possa funzionare negli esseri umani, ricorda Futurism.

 

Nel 2020 Harvard ha pubblicato un rapporto sulla moltitudine di motivi per cui i farmaci testati sui topi spesso falliscono nelle sperimentazioni sull’uomo. Parte del problema è che anche se esseri umani e topi condividono alcuni geni -– secondo il National Human Genome Research Institute – essi funzionano nelle cellule in modi diversi. Delle centinaia di trattamenti per l’Alzheimer che funzionano sui topi, afferma il rapporto di Harvard, nessuno funziona sulle persone.

 

«Se fossimo tutti topi il morbo di Alzheimer, il cancro, il diabete e la maggior parte dei disturbi ereditari sarebbero un ricordo del passato», si legge nel rapporto.

 

Questo tipo di sperimentazioni tra animali e esseri umani non è del tutto nuovo tanto che di recente alcuni scienziati hanno appena portato a termine un trapianto di cuore in cui un uomo ha ricevuto un cuore di maiale geneticamente modificato, che poi essere stato pure «dopato» con un mix di droghe con prevalenza di cocaina.

 

La ricerca in biomedicina sta sfruttando i maiali in maniera consistente, modificandone geneticamente gli organi per tentare esperimenti di trapianto negli uomini, come il caso di un rene di porco inserito nel corpo di un paziente ritenuto «cerebralmente morto».

 

Come riportato da Renovatio 21, anche la Cina ha creato maiali «umanizzati» con la bioingegneria CRISPR per utilizzarli nella ricerca sul COVID.

 

 

 

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