Spirito
Monsignor Viganò: noi, «pellegrini in terra straniera e nemica, in cammino verso la Patria celeste»
Renovatio 21 pubblica questa omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

«Sic veniet»
Omelia nell’Ascensione del Signore
Tu, Christe, nostra redemptio,
Tu nostra gloria, tu salus,
Tu nostra spes, tu nostra vita,
Tu nostra pax, tu nostra virtus.
Tu, o Cristo, sei la nostra redenzione,
Tu sei la nostra gloria, la nostra salvezza,
Tu la nostra speranza, la nostra vita,
Tu la nostra pace, tu la nostra forza.
Hymn. Æterne Rex altissime ad Mat.
Quaranta giorni dopo la gloriosa Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, la Santa Madre Chiesa contempla il Mistero dell’Ascensione del Verbo Incarnato che, dopo aver preso la nostra umanità mortale per redimerla, sale al cielo con la medesima carne glorificata, aprendo a noi le porte del Paradiso.
I grandi misteri della Rivelazione cristiana si compiono sempre con una solennità rituale, quasi che il Cielo stesso esiga un ingresso regale, un passaggio maestoso che segni il compimento dell’opera divina nella storia della Redenzione. Così è stato nell’Incarnazione, quando il Figlio di Dio entrò nel seno purissimo della Vergine Maria; così nella Nascita del Salvatore: Dominus dixit ad me: Filius meus es tu, ego hodie genui te (Ps 2, 7); così nell’Epifania quando il Salvatore riceve l’omaggio regale dei Magi provenienti dall’Oriente: Ecce advenit dominator Dominus: et regnum in manu ejus, et potestas, et imperium; così nella Passione, quando Cristo Re e Messia fece il suo ingresso solenne in Gerusalemme, acclamato dalle turbe con rami di palma e osanna; così nella Resurrezione: Resurrexi, et adhuc tecum sum. Così oggi nell’Ascensione, e infine nella venuta gloriosa del Giudice universale alla fine dei tempi, quando Egli tornerà per giudicare i vivi e i morti: cujus regni non erit finis.
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L’Ascensione eleva il nostro sguardo dalle cose terrene alle eterne, al seguito del Re che varca le porte della Gerusalemme celeste: Levate, o porte, i vostri fronti, e sollevatevi, o porte eterne: ed entrerà il Re della gloria. Chi è questo Re della gloria? Il Signore forte e potente, il Signore potente in battaglia… Il Signore degli eserciti, Egli è il Re della gloria (Sal 23, 7-10). Gli angeli stessi, stupiti dinanzi all’Uomo-Dio che ascende con la nostra carne redenta, si interrogano in quel dialogo celeste. Le porte del cielo, chiuse dal peccato di Adamo, si spalancano dinanzi a Colui che le ha vinte con la Croce e la Risurrezione: ut unde mors oriebatur, inde vita resurgeret, perché da dove veniva la morte, da lì rinascesse la vita.
È il Re della gloria che fa il Suo ingresso in Cielo, portando con Sé le primizie della nostra umanità santificata. Commenta dom Guéranger: Le angeliche gerarchie si preparano a ricevere il Capo già promesso, mentre i loro principi sono vigili alle porte, pronti ad aprirle, quando risuonerà il segnale del divino trionfatore. Le sante anime, liberate dal limbo già da quaranta giorni, attendono il felice momento in cui la via del cielo, chiusa per il peccato, si aprirà improvvisamente ed essi potranno percorrerla al seguito del loro Redentore.
Sant’Agostino nei suoi sermoni per l’Ascensione ci esorta a salire con Cristo: Oggi nostro Signore Gesù Cristo è asceso al cielo. Con lui salga pure il nostro cuore. (1) Gli fa eco San Leone Magno, che nel suo sermone proclama: L’Ascensione del Signore è la nostra stessa elevazione, e dove è preceduta la gloria del Capo, ivi è chiamata la speranza del corpo (2). San Gregorio Magno nella sua omelia sui Vangeli ci ammonisce: Dobbiamo con tutto il cuore seguire Gesù là dove sappiamo per fede che è salito con il suo corpo. Fuggiamo i desideri della terra. […] Anche se siete sballottati nel risucchio delle occupazioni, gettate fin da oggi nella patria eterna l’àncora della speranza. (3)
Fratelli dilettissimi, con l’Ascensione il Signore ci lascia una promessa, per bocca degli Angeli: Viri Galilæi, quid admiramini aspicientes in cælum? Hic Jesus, qui assumptus est a vobis in cælum, sic veniet quemadmodum vidistis eum euntem in cælum. Come lo avete visto salire, così tornerà: non più nell’umiltà della carne passibile, ma nella maestà del Giudice che discenderà cum gloria sulle nubi del cielo, per radunare gli eletti e condurli alla visione beatifica.
Noi ci troviamo in una situazione simile a quella delle anime sante del Limbo, liberate da Nostro Signore prima della Resurrezione ma che dovettero attendere la Sua Ascensione per entrare nella Gerusalemme celeste. Anche noi, come loro, sappiamo che Cristo è veramente risorto, e che il Suo ritorno al Padre e l’invio dello Spirito Santo sono la premessa per il trionfo finale. Anche noi viviamo in un mondo di mezzo, pellegrini in terra straniera e nemica, in cammino verso la Patria celeste che ci attende. Anche noi aneliamo di vedere il volto benedetto del Salvatore che ci dice: Intra in gaudium Domini tui (Mt 25, 23). Anche noi sappiamo dalla Sacra Scrittura di trovarci in tempi escatologici: Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina (Lc 21, 28).
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Attenzione, però: le parole degli Angeli possono suonare non solo come una consolazione per i giusti, ma anche come un terribile ammonimento per i malvagi: Sic veniet, come Lo avete visto ascendere, così scenderà, a riprendere, in virga ferrea, la Signoria sulla Chiesa oggi occupata da una Gerarchia apostata e ribelle. E sicut in cælo il Capo oggi trionfante nella Sua maestà si riverbera nella gloria dei Santi, così et in terra la Chiesa Militante si prepara, come le vergini prudenti, al ritorno dello Sposo, con l’olio nelle lampade e rivestita la veste nuziale, certa di raggiungere l’Agnello per il banchetto delle nozze.
Mentre celebriamo questo Mistero, chiediamo a Colui che ci ha preceduti nella gloria eterna del Padre di far abitare sin d’ora il nostro cuore in cœlestibus, come implora la Colletta: Concede, quæsumus, omnipotens Deus: ut, qui hodierna die Unigenitum tuum Redemptorem nostrum ad cælos ascendisse credimus; ipsi quoque mente in cælestibus habitemus. Concedi, o Dio onnipotente, te ne preghiamo, che mentre crediamo che il tuo Unigenito, nostro Redentore, è oggi asceso al cielo, possiamo già abitarvi con il pensiero.
Ci aiuti in questo Maria Santissima, Assunta in anima e corpo, Lei che è Janua cæli e Paradisi porta.
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
arcivescovo
Viterbo, 14 maggio MMXXVI
In Ascensione Domini
NOTE
1) Sant’Agostino d’Ippona, Sermo 263 de Ascensione Domini (PL 38, 1245): Hodie enim, sicut audistis, fratres, Dominus noster Jesus Christus ascendit in caelum: ascendat cum illo et cor nostrum.
2) San Leone Magno, Sermo 73 de Ascensione Domini (CCSL 138A, 453): Quia igitur Christi ascensio nostra provectio est, et quo præcessit gloria capitis, eo spes vocatur et corporis.
3) San Gregorio Magno, Homiliæ in Evangelia, Liber II, Homilia 29 (PL 76, 1218-1219): Sequamur ergo toto corde Jesum, quo scimus fide ascendisse corpore. Terrena desideria fugiamus […] Etiamsi in fluctibus occupationum circumferimur, jam nunc in patriam spem anchoram figamus.
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Immagine: Benvenuto Tisi detto il Garofalo (1476-1559), Ascensione (1525 circa), Gallerie Nazionali Barberini Corsini, Galleria di Palazzo Barberini, Roma.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine tagliata
Spirito
«Assunzione, rigenerazione, garanzia della nostra stessa risurrezione»: Omelia di mons. Viganò nella festa dell’Assunta
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa dell’Assunzione della Vergine Maria
TU HONORIFICENTIA POPULI NOSTRI
Omelia nell’Assunzione della Beatissima Vergine Maria
Signum magnum apparuit in cælo:
mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus.
Un segno grande apparve nel cielo:
una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.
Ap 12, 1
In questo giorno santo in cui la Chiesa — quella di sempre, non quella schiava del mondo, che ha creduto di poter riscrivere anche la lode dovuta alla Madre di Dio — innalza il suo canto dinanzi al mistero dell’Assunzione, permettetemi di condurvi non a una pia commozione passeggera, ma a quella roccia di dottrina sicura su cui i Padri, i Dottori e i Sommi Pontefici hanno edificato, per secoli, la nostra certezza.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Viterbo, 15 Agosto MMXXVI
In Assumptione Beatæ Mariæ Virginis
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Spirito
La Reja: 12 seminaristi FSSPX hanno preso la tonaca
Nella festa dell’Assunzione, il 15 agosto 2026, dodici seminaristi del Seminario Internazionale di Nostra Signora Corredentrice di La Reja, in Argentina, hanno ricevuto la tonaca da padre de Lassus, direttore del seminario. Provenienti da dieci paesi diversi, hanno così compiuto un passo significativo nel loro percorso di formazione al sacerdozio.
Oggi, 15 agosto, festa dell’Assunzione della Vergine Maria, il seminario La Reja è stato pervaso dalla gioia. In primo luogo per la festa che stavamo celebrando, ma anche, in stretta connessione con il mistero dell’Assunzione, in occasione dell’investitura di dodici seminaristi dell’anno di spiritualità, provenienti da diverse parti del mondo.
Un cileno, un peruviano, un colombiano, due messicani, tre brasiliani, un filippino, un argentino, un ecuadoriano e un cubano hanno ricevuto l’abito ecclesiastico dalle mani del reverendo padre de Lassus, direttore del seminario.
Questa cerimonia, che segna in modo chiaro, significativo e profondo ogni seminarista durante gli anni di formazione, manifesta e chiede a Dio la grazia di abbandonare il mondo e donarsi interamente al Signore. Come la talare ricopre tutto il corpo, così l’intera persona deve essere avvolta da Cristo per rivestirsi della vita di grazia, simboleggiata dalla cotta bianca che il seminarista indosserà sopra l’abito clericale nero.
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Questi seminaristi hanno ricevuto oggi un dono molto speciale, ma anche una grande responsabilità. Ovunque andranno, saranno d’ora in poi ambasciatori di Colui che hanno scelto. Non si tratta di un’investitura volta a mettere in risalto meriti personali o onori individuali: tutto è ordinato al Signore, alla Sua gloria e al Suo regno in mezzo al popolo. Questi seminaristi ricevono la missione di manifestare pubblicamente la loro offerta alla divina Volontà, come rivelata nella Rivelazione e nella Tradizione trasmesse dagli Apostoli.
Sono stati indetti tre giorni di ritiro spirituale per preparare le loro anime a ricevere questo dono; è stato un vero e proprio tempo di grazia. Santa Messa, adorazione eucaristica, preghiera liturgica e personale, silenzio, meditazione e riflessione su questa fase della loro vita da seminaristi hanno scandito questi giorni. Durante questo periodo, ciascuno ha anche beneficiato della guida e del sostegno dei professori. Infine, come grazia speciale, l’ultima conferenza è stata tenuta dal priore del priorato di Buenos Aires, padre Luiz Camargo.
Oggi, Nostro Signore, che si è degnato di rivestirsi della nostra umanità, ha benedetto, per mano del direttore del seminario, le tonache con cui questi seminaristi sono stati rivestiti: affinché si rivestano di povertà, innocenza e rinuncia, e muoiano a tutto ciò che si oppone al regno di Nostro Signore; affinché, con la santità della loro vita, gli uomini siano spinti a cercare le cose del Cielo e, con le loro azioni, glorifichino la grandezza, la giustizia e la bontà di Dio.
Nessun cattolico ben formato può negare i tempi bui che stiamo vivendo. Perciò affidiamo alle vostre preghiere la perseveranza di ciascuno dei seminaristi della nostra casa di formazione sacerdotale, e in particolare di coloro che oggi hanno compiuto questo importante primo passo. Possano rimanere sempre fedeli e trovare la loro gloria nella Croce del nostro Redentore.
«Mihi autem absit gloria in cruce Domini nostri Iesu Christi, per quem mihi mundus crucifixus est et ego mundo».
«Quanto a me, quanto a me, non sia mai che io mi vanti se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo è stato crocifisso per me e io per il mondo» (Galati 6,14).



Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine fa FSSPX.News
Occulto
Mons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa
A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama. È lo stesso… pic.twitter.com/VbRfyCpnFr
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) August 20, 2026
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