Oligarcato
Weinstein rinviato a giudizio per una nuova sentenza nell’ambito dell’appello contro la condanna per stupro
Una corte d’appello californiana ha ordinato una nuova udienza di condanna per l’ex produttore cinematografico statunitense Harvey Weinstein, confermando al contempo le condanne per stupro e violenza sessuale nei confronti della modella e attrice di origine russa Evgeniya Chernyshova. La condanna originale a 16 anni si basava «esclusivamente su una circostanza aggravante che non sussiste più», ha affermato la corte in una sentenza emessa venerdì.
Il magnate del cinema hollywoodiano caduto in disgrazia, accusato di molestie sessuali da decine di donne, è stato condannato nel 2023 per «copulazione orale forzata, penetrazione sessuale con oggetto estraneo e stupro» ai danni di un’attrice durante un festival cinematografico a Los Angeles nel 2013.
Durante l’udienza di condanna, Weinstein ha continuato a dichiararsi innocente, definendo la testimonianza dell’attrice di origini siberiane una «storia inventata» e affermando che lei «si era messa a piangere» quando ha pianto in aula.
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La sentenza di venerdì afferma che, sebbene Weinstein abbia sollevato «numerose contestazioni in appello, tra cui errori probatori, istruttori, processuali e di condanna», la corte ha respinto i suoi «tentativi di invalidare i verdetti di colpevolezza della giuria», pur concordando sul fatto che abbia diritto a una nuova sentenza «poiché la corte ha imposto una pena massima sulla base di una circostanza aggravante ora non più valida».
L’aggravante è stata la condanna di Weinstein nel 2020 a Nuova York, per la quale è stato condannato a 23 anni di carcere dopo essere stato riconosciuto colpevole di stupro ai danni dell’ex aspirante attrice Jessica Mann e di aver commesso un atto sessuale criminale ai danni dell’ex assistente di produzione Miriam Haley. Il giudice del processo si è basato su tale condanna per imporre la pena massima nel caso di Los Angeles nel 2023.
Tuttavia, nel 2024 la Corte Suprema di Nuova York ha ribaltato la sentenza del 2020, stabilendo che la testimonianza di donne le cui accuse non erano incluse nel procedimento penale aveva ingiustamente influenzato negativamente la giuria. I pubblici ministeri hanno quindi processato nuovamente Weinstein, ma i due successivi processi si sono conclusi con una giuria non unanime sull’accusa di stupro che coinvolgeva Mann.
In particolare, giovedì i procuratori di Nuova York hanno abbandonato l’intenzione di processarlo una quarta volta dopo che Mann ha dichiarato di non poter sopportare di testimoniare di nuovo. Weinstein è ancora in attesa della sentenza per la condanna per violenza sessuale nei confronti di Haley, con i procuratori che chiedono una pena detentiva di 20 anni.
La condanna originaria di Weinstein a 16 anni di carcere in California avrebbe dovuto aggiungersi immediatamente alla pena di 23 anni che stava già scontando a Nuova York. Tuttavia, con l’annullamento di tale condanna e la revoca della sentenza californiana, la sua pena detentiva complessiva non è ancora stata definita. Weinstein rimane detenuto a Riker’s Island, a Nuova York.
Il Weinstein, ebreo, durante le prime fasi dell’attacco si era servito esplicitamente di Black Cube, una nota agenzia di intelligence privata israeliana composta in larga parte da ex agenti del Mossad e delle forze di difesa israeliane (IDF). Il legame tra il produttore cinematografico e l’agenzia investigativa è emerso pubblicamente grazie alle storiche inchieste giornalistiche del 2017 firmate da Ronan Farrow sul The New Yorker ed è stato poi confermato da documenti legali presentati durante i suoi processi penali.
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Il Farrow è figlio dell’attrice Mia Farrow e (anche se è emersa una possibile paternità dell’ex marito di quest’ultima, Frank Sinatra) del controverso comico ebreo Woody Allen, che Ronan odia appassionatamente, e alcuni dicono che non è escluso che l’inchiesta del Farrow non avesse come fine quello di arrivare proprio alle malefatte padre.
Ingranaggio fondamentale dell’inchiesta di Farrow fu la modella italiana Ambra Battilana Gutierrez, già testimone, anni prima, nel caso delle cene di Silvio Berlusconi a Villa San Martino ad Arcore, conosciute anche con l’espressione, divenuta internazionale, di «Bunga-bunga». Secondo quanto riportato nel 2015 lo Weinstein molestò la modella nel suo ufficio nel quartiere neoeboraceno Tribeca. A differenza di altre vittime, la Battilana andò subito alla polizia e accettò di indossare un microfono per incastrare il produttore in un’operazione sotto copertura.
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Durante l’incontro registrato dalla Battilana, Weinstein ammise esplicitamente di averle toccato il seno il giorno prima. Nonostante questa prova schiacciante, il procuratore distrettuale di Manhattan, Cyrus Vance jr. (figlio dell’ex segretario di Stato USA Cyrus Vance sr.), decise incredibilmente di non incriminare il produttore, e la modella fu costretta a firmare un accordo di riservatezza (Nda) da un milione di dollari per non parlare
La commentatrice politica statunitense Candace Owens sostiene fermamente che Weinstein sia stato ingiustamente condannato e ha avviato una campagna mediatica per scagionarlo davanti all’opinione pubblica. Attraverso una serie di inchieste e interviste esclusive realizzate direttamente con il produttore in carcere, la Owens ha strutturato la sua difesa basandosi su tesi ben precise.
Per la Owens, il comportamento del produttore, già grande fiancheggiatore hollywoodiano del Partito Democratico, era immorale ma non criminale: bisogna distinguere nettamente tra l’abuso di potere o l’infedeltà coniugale e il reato di stupro. Candace definisce Weinstein un «uomo immorale», ma nega che sia un violentatore.
La podcaster riconosce quindi la natura transazionale dei rapporti tra lo Weinstein è le attrici, aspiranti o affermate che fossero: secondo la sua analisi, i rapporti tra il produttore e le attrici erano di tipo transazionale e consensuale, finalizzati a ottenere favori in cambio di avanzamenti di carriera a Hollywood – si tratterebbe quindi del grande classico del «divano del produttore», un tropo non solo di Hollywooddo.
Vi è poi, secondo la commentatreice, il fattore estetico: in talune dichiarazioni provocatorie rilasciate alla stampa, la Owens ha affermato che molte donne si sarebbero rivoltate contro di lui solo a posteriori perché Weinstein «non è un uomo attraente come Brad Pitt», trasformando rapporti consensuali in accuse di violenza.
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Si sarebbe trattato, quindi, di un processo mediatico e politicizzato: la Owens accusa il movimento #MeToo di aver creato un clima da «tribunale del popolo», dove il desiderio di giustizia sociale ha soffocato le prove fattuali, portando a processi fortemente politicizzati, in cui è stata vista l’incoerenza delle accusatrici – analizzando i documenti processuali e i messaggi privati, come le email tra Weinstein e un’accusatrice, la Candazza ha evidenziato come molte presunte vittime abbiano continuato a cercare affettuosamente il produttore, richiedendo favori lavorativi e biglietti aerei anche dopo i presunti abusi.
Si sarebbe avuta quindi una violazione del giusto processo: la Owens ha criticato aspramente la condotta dei giudici (esultando quando la prima condanna di Nuova York è stata ribaltata per vizi di forma), sostenendo che i processi si siano trasformati in «character assasination» piuttosto che in verifiche oggettive dei fatti contestati.
Alla base delle teorie della Owens – che ha intervistato il Weinstein dal carcere – vi è un’originale teoria, quella secondo cui a Hollywood opererebbe una cricca, di una certa estrazione socio-religiosa, che lavorerebbe alacremente per il controllo delle IP, la proprietà intellettuale, cioè i diritti sui film. Secondo questa suggestione, lo Weinstein sarebbe stato semplicemente «sacrificato» così da ottenerne poi i poteri.
La stessa cosa, sussurra la Owens, sarebbe successa a Michael Jackson: i grandi scandali che lo hanno colpito hanno reso aggredibili i diritti commerciali del catalogo di cui disponeva, che dal 1985 comprendeva anche quelli della società editoriale ATV Music Publishing, acquistata per 47.5 milioni di dollari e che deteneva i diritti di pubblicazione di circa 4.000 canzoni, tra cui oltre 250 brani storici dei Beatles scritti dal duo Lennon-McCartney.
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Immagine di David Shankbone via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
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Misteri
Il Senato USA contro la possibile grazia di Trump a Ghislaine Maxwell
Il Senato degli Stati Uniti ha esortato all’unanimità il presidente Donald Trump a non concedere la grazia a Ghislaine Maxwell, la trafficante di sesso condannata che ha aiutato Jeffrey Epstein a reclutare e abusare di ragazze minorenni.
Maxwell, figlia del magnate dell’editoria britannico ed ex parlamentare Robert Maxwell, caduto in disgrazia e sospettato di avere legami con il Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana, sta attualmente scontando una condanna a 20 anni di carcere federale dopo essere stata riconosciuta colpevole nel 2021 di traffico sessuale e reati correlati.
La risoluzione, presentata dalla senatrice democratica Jacky Rosen e approvata mercoledì senza obiezioni da parte di entrambi i partiti, afferma che Maxwell non dovrebbe ricevere «grazia, commutazione della pena o qualsiasi altra forma di clemenza presidenziale».
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Rosen ha dichiarato che era «orribile» che Trump avesse persino preso in considerazione la possibilità di una grazia, sostenendo che Maxwell non avrebbe mai dovuto ricevere la grazia per aver aiutato Epstein ad abusare di ragazze minorenni.
Trump ha ripetutamente rifiutato di escludere categoricamente la possibilità di graziare Maxwell. Interrogato sulla questione lo scorso anno, ha sottolineato di avere l’autorità per farlo, ma ha affermato che nessuno gli aveva fatto richiesta. In seguito, ha anche dichiarato che si sarebbe consultato con il Dipartimento di Giustizia statunitense dopo il rifiuto della Corte Suprema di esaminare il ricorso di Maxwell nell’ottobre del 2025.
Le speculazioni su una possibile grazia si sono ulteriormente intensificate dopo che Todd Blanche, all’epoca vice procuratore generale e ora candidato di Trump alla carica di procuratore generale, ha intervistato Maxwell per circa nove ore in due giorni, nell’ambito dell’indagine del Dipartimento di Giustizia sul caso Epstein.
Alla Maxwell è stata concessa un’immunità limitata per l’intervista ed è stata trasferita poco dopo in un carcere federale di minore sicurezza. Il suo avvocato ha negato che avesse chiesto qualcosa in cambio della sua collaborazione, ma ha ammesso che accoglierebbe con favore una riduzione della pena. Blanche ha dichiarato che non raccomanderà la grazia.
La mossa del Senato giunge in un clima di crescente indignazione per la gestione del caso Epstein da parte dell’amministrazione Trump. Il processo di divulgazione è stato criticato per i ritardi, le numerose omissioni e l’assenza di nuove importanti incriminazioni, deludendo i sostenitori che si aspettavano che i documenti avrebbero smascherato personaggi influenti legati a Epstein.
Trump e Maxwell frequentavano gli stessi ambienti sociali a Nuova York e in Florida tra gli anni Novanta e i primi anni 2000, periodo in cui il presidente conosceva anche Epstein. Dopo l’arresto di Maxwell nel 2020, Trump fu criticato per aver dichiarato: «Francamente, le auguro solo ogni bene».
Il presidente degli Stati Uniti ha negato qualsiasi illecito legato a Epstein e ha affermato di aver interrotto i rapporti con il finanziere anni prima del suo arresto nel 2019. Maxwell ha poi dichiarato ai funzionari del Dipartimento di Giustizia di non aver mai assistito a comportamenti inappropriati da parte di Trump.
Ghislaine Maxwell è una delle figlie del magnate dei media inglese Robert Maxwell, che aveva cambiato nome nascondendo le sue origini ebraico-carpatiche: vero nome Ján Ludvík Hyman Binyamin Hoch, nato a Slatinske Doly in Rutenia (ora Ucraina) in una famiglia povera e numerosa che praticava l’ebraismo ortodosso e parlava solo yiddish. Robert Maxwell è stato definito come una «superspia» dello Stato di Israele, per il quale avrebbe trafficato segreti atomici. Morto misteriosamente nell’Atlantico mentre era sul suo panfilo (chiamato Lady Ghislaine), al funerale in Israele erano presenti vari capi del Mossad e vertici dello Stato Ebraico.
La Maxwell stava scontando una pena di 20 anni presso l’Istituto correzionale federale di Tallahassee per traffico di ragazze minorenni a fini sessuali, dove ha adottato la «fede ebraica del defunto padre», ricevendo di conseguenza, con l’aiuto di un’organizzazione del movimento ebraico Chabad-Lubavitch, il beneficio di differenze nei pasti e nell’estensione del tempo libero.
Ghislaine è ritenuta essere un collegamento tra il caso Epstein e i servizi israeliani, sempre più sospettati di essere dietro l’immane operazione di ricatto dei potenti della Terra filmati mentre facevano sesso con ninfette nell’isola di San Giacomo piccolo nelle Isole Vergini britanniche o nelle magioni di Epstein (in Florida, in Nuovo Messico, a Parigi, a Nuova York aveva il più grande palazzo della città).
Come riportato da Renovatio 21, nel corso dello scorso mese la Maxwella si era detta «pronta» a testimoniare in un’audizione di una Commissione del Congresso a Washington.
La Maxwell, è emerso, ha fatto vari viaggi con Bill Clinton, di cui, secondo le voci, sarebbe stata pure amante.
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Ad un giornalista che nel giorno dell’arresto della Maxwell chiedeva un commento a Trump, che la conosce personalmente come figura costante nel mondo dei party altolocati a Nuova York ed in Florida, il presidente reagì augurando alla donna buona fortuna.
Ad agosto 2025 la Maxwell fu interrogata in carcere dal vice procuratore generale USA Todd Blanche. In quell’occasione, la donna ha affermato che molte delle accuse contro di lei e Epstein erano false e ha liquidato una serie di teorie e questioni in sospeso nel caso.
La Ghislaina ha anche insistito sul fatto che non esistesse una «lista clienti» dei ricchi e potenti associati all’Epstein, e ha negato qualsiasi piano per ricattare i suoi associati. Il Dipartimento di Giustizia e l’FBI avevano concluso a luglio che non esisteva una «lista clienti» specifica per la rete di trafficanti dell’Epstein, né prove credibili che «Epstein avesse ricattato personaggi di spicco nell’ambito delle sue azioni».
Negli stessi giorni un giornale neoeboraceno aveva scritto che soldati delle forza speciali sono stati dispiegati per proteggere la Maxwell in prigione, dopo che ha ricevuto una valanga di minacce di morte.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Modellaro legato ad Epstein è stato trovato morto nei pressi di Parigi
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